lunedì, febbraio 18, 2008

I cinque sensi: l'olfatto

Io non sono una che usa tanto profumo. Quelle sono cose da femmina.
Tipo quando entro nelle profumerie non riesco a resistere tantissimo.
L'unico profumo che mi piace è il muschio bianco. Ma non tutti i muschio bianco sono buoni. E poi il muschio bianco costa poco:)
Invece c'è un altro profumo che mi sballa completamente: è il profumo delle chiese. Non so perchè mi piace così tanto, ma quell'odore misto a vecchio e incenso lo annuserei tutto il giorno. Mi ricordo che quando andavo in chiesa, da piccola, mi sedevo davanti nella speranza che il prete prendesse quel coso e cospargesse tutti i banchi della prima fila di incenso. Ma non lo faceva sempre e quindi me ne andavo via delusa. Mi piaceva talmente tanto che quando metteva l'incenso col cucchiaio dicevo “carica, carica”.
Quando mi sono accorta che nella mia cantina c'era un odore simile, dicevo a mia mamma di mandarmi sempre in cantina, e appena aprivo la porta davo un annusata fortissima. A volte mi soffermavo di più guardando negli scaffali le conserve e i barattoli di pomodori secchi e peperoncini piccanti, solo per annusare un po'.
Poi c'è un altro profumo che invece mi è rimasto dentro la testa. Più che un profumo è un odore. Uno di quegli odori che ti porti dietro per sempre e non sai perchè. E' il profumo della hall dell'albergo dove dormivamo quando andavamo in gita in settimana bianca. Anzi solo della zona dove c'era l'ascensore. Non so spiegarlo quest'odore, tipo come si fa per i vini, che poi per me quella è una cosa troppo soggettiva. Però a volte mi capita di sentirlo in giro e allora rivedo la bacheca dove c'era lo zaino che poi avevo vinto giocando a tombola; rivedo l'ascensore rosso con i tastoni arancioni tutti consumati e risento il profumo che arrivava dalla sala da pranzo e quello di legno misto a neve del portone d'ingresso. Sento anche i rumori degli scarponi che la gente si portava in stanza anche non si poteva. E se stringo ancora un po' gli occhi, sento anche le pareti bianche ruvide pitturate a buccia d'arancio.
Con l'olfatto ho un rapporto particolare. Forse perchè ho dovuto dare un ruolo importante e una motivazione al mio naso.
A volte sento i profumi della Sicilia. Anzi solo della colazione che facevamo nella veranda della casa al mare. L'odore del latte con lo zucchero nelle ciotole di plastica, che faceva un casino quando mescolavi. (eravamo sempre tanti cugini e per fare prima si usava tutto monouso).
Quando sento quei profumi però, divento malinconica, e allora vado in cerca di odori che mi riportino subito alla realtà.

venerdì, febbraio 15, 2008

post del mattino

Stamattina guardavo delle coppette di gelato, quelle che una volta costavano 1500 lire, ma col gelato dentro. Le guardavo perchè erano veramente brutte. Tutte colorate forzatamente. Tutte tremendamente colorate. A volte penso che c'è qualcuno che come lavoro ha il compito di fare la grafica delle coppette. Allora da lì ho iniziato a pensare a tutti quegli oggetti che hanno delle "grafiche assurde". Tipo i pigiami. Perchè, mi chiedo, perchè i pigiami, soprattutto quelli da uomo, hanno quei colori indecenti? Bluette, bordeaux, grigiolino con quei rombi assurdi. Poveri uomini, sono sempre costretti a dormire mezzi nudi. Beh nemmeno quelli delle donne scherzano. A me fanno spaccare quelli che hanno i fiocchetti ovunque. O quelli con le scritte "Buonanotte". O con gli animali. Fortuna che adesso nella nostra città stanno nascendo come funghi i negozi che vendono intimo/pigiami. Certo te li fanno pagare perchè magari sono un pò più sexy. Altimenti ti attacchi e ti metti quelli con le fragole.
Poi la mia attenzione è passata agli ombrelloni. Quando da piccola andavo in spiaggia, c'erano certi ombrelloni. Noi avevamo sempre quelli più brutti. dico quelli perchè ne avevamo sempre due o tre. PErò certe fantasie. Infatti a volte pensavo, magari se faccio la grafica di ombrelloni faccio i soldi.
Anche certe tovaglie per pranzare. e anche per cenare vabbè. A casa mia ce n'è una con le righe verdi e una torta disegnata al centro. Ma disegnata come la potrei disegnare io che no so fare nemmeno un cerchio a mano libera e non ho la minima idea di cosa sia la prospettiva. E' la "tovaglia compleanni". A me fa venire l'ansia. Poi hanno inventato l'ikea e allora ci siamo salvati tutti. Anche se mia mamma è affezionatissima alla tovaglia compleanni. A volte la usiamo anche quando non è il compleanno di nessuno. E allora mi fa venire ancora di più l'ansia.

Stamattina guardavo le coppette. Erano proprio brutte.
E il marocco del bar m'è rimasto sullo stomaco.

lunedì, febbraio 11, 2008

cose da matti

Io credo che siamo tutti un pò matti. Non so come spiegare questo concetto. E' che ognuno di noi ha delle fissazioni e dei modi di fare che per gli altri sono considerati non normali, innaturali, e quindi "da matti". A me lo dicono spesso che sono matta, e forse finirò per crederci. Io dico solo che per l'esperienza di vita che ho accumulato fino ad ora ho sviluppato un certo tipo di comportamento. Ho le mie manie, i miei atteggiamenti poco chiari, che spesso vanno a cozzarsi con quelli di chi mi sta intorno. Ma non vuol dire che quello che faccio io è meno giusto di quello che fanno gli altri. Alla fine i matti, quelli "veri", ho sempre pensato che fossero persone che nel bene e spesso purtroppo nel male, fanno tutto quello che gli viene in mente, senza osservare le regole. Hanno le loro regole e rispettano solo quelle. Anzi infrangono pure quelle. A me ogni tanto viene voglia di fare così, ovviamente nel piccolo piccolo. Però se tipo vedo uno sconosciuto con l'etichetta che spunta dalla maglia non resisto e devo mettergliela a posto. Lo faccio sempre. Prima cerco di trattenermi, ma poi non resisto. Altre volte nel quotidiano, quando la gente mi parla, o interagisce con me, mi vengono in mente mille cose che vorrei fare o dire, come tante strade parallele che potrebbe prendere quella situazione se facessi o dicessi...qualche volta lo faccio, come spinta da una forza misteriosa, per vedere come va a finire.
Quando vivrò da sola, la prima cosa che farò in casa mia sarà una cosa da matti. Non so ancora cosa. Magari incollerò una sedia al soffitto. O forse, semplicemente metterò la biancheria intima in bagno, che trovo sia assolutamente comodissimo. Forse siamo troppo abituati a comportarci come ci si dovrebbe comportare, senza seguire quello che invece vorremmo davvero fare. Ma come si fa quando devi interagire con milioni di persone. Rischi di isolarti, di rimanere solo.
Questi concetti mi fanno uscire di testa.

Post bignami

Il lunedì non si dovrebbe chiamare lunedì.
Si dovrebbe chiamare post-domenica. Suonerebbe meglio: giovedì, venerdì, sabato, domenica, post-domenica, martedì, mercoledì...fff.

domenica, febbraio 10, 2008

Cose che capitano.

Onde evitare scocciature e per non fare pubblcità gratuite o simili, utilizzerò dei nomi puramente inventati per narrarvi quanto accadutomi.

Ieri pomeriggio ho avuto la malsana idea di andare a restituire il decoder di Spy, visto che il 31 gennaio mi hanno finalmente staccato l'abbonamento, e conoscendomi avrei rischiato di dimenticarmene e pagare poi i 150 euro di multa.
Ovviamente ce l'avevo in comodato d'uso ma, se quando te lo attivano ti mandano una squadra di montatori e tecnici a istallare parabola, decoder, pile nel telecomando, ecc.., al momento della disattivazione sono tutti cazzi tuoi.
Per disdire l'abbonamento ho dovuto fare una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno da inviare via fax e poi via posta e per conoscenza alla mia banca, solo 3 mesi prima.
A me sembrava una cosa semplice.
Ti mando una lettera, ti dico che non voglio più l'abbonamento, punto.
No. Mica si sono subito rassegnati quelli di Spy. Hanno iniziato a tempestarmi di telefonate chiendomi stupiti come mai avessi deciso ciò. Semplice, gli rispondevo sempre io, non ho il tempo di guardare la tv; a casa mia nessuno guarda la tv e la sera mia mamma preferisce "chi l'ha visto".
Vabbè a parte questo, ieri mi sono recata in un qualunque centro Spy, perchè i 45 centralinisti sottopagati mi avevano detto che sarebbe andato bene un qualunque centro Spy. In maniera molto logica, sono andata dove ho stipulato il contratto.
Arrivo nel negozio Iuroncs, nella zona dove si fanno i contratti.
2 sportelli, uno di telefonia, uno di Spy. L'omino vestito di Blu stava servendo una gentile Signorina, che qualche momento dopo si èrivelata un'autentica sfracellacoglioni.
Attendo. Mi appoggio al banco, mi sposto, mi siedo, mi rialzo. I minuti di attesa sono diventati 10. Arriva un altro cliente. Ci guardiamo. Io gli faccio capire che la signora non ha la minima intenzione di schiodarsi dal ragazzo che la serve. Anche se dopo capisco che è il ragazzo che serve che non ha intenzione di staccarsi dalla signorina.
La osservo. Scarpa a punta con tacco affilato che si muove in maniera provocante; collant nero, gonna corta gessata più lunga su un lato (era così il modello). Capello fresco di parrucchiere, frangia trucco vistoso.
Inizio a sbuffare e guardo l'omino blu sbuffando.
Poi inizio a pensare che forse questa femmina non è capace a leggersi le sue cazzo di istruzioni del telefono, un Tokia per intenderci, quello che ti oramai ti regalano al battesimo, perchè continua a fare domande.
I minuti son diventati 25.
Il nervoso inizia a impossessarsi del mio cervello. Il tipo si muove lentamente. Lo fa apposta cazzo.
30 minuti. Io devo solo restituire un fottuto decoder e un telecomando (al quale ovviamente ho levato le mie pile).
In coda siamo in tre. Ci guardiamo in maniera solidale. Penso di andare dal direttore a lamentarmi, se non fosse che pure lui s'è messo a far e il coglione con la tipa frangettata.
35 minuti. Si libera finalmnte.
La sua voce mi irrita. Respiro."Senta. Io devo ridarvi sto coso di Spy"
E lui con molta calma:"Questo non è il posto giusto, deve andare a Tortona"
"A TORTONAAAAAAAAAAAAAAAAAA"(n.d.r. Tortona è una città a 20 minuti da Alessandria)
"Si, mi dice lui, e guardi , l'indirizzo se lo deve far dare all'Assistenza Clienti la in fondo, ma non c'è coda come qui"
La tentazione di saltare dall'altra parte del bancone e scassargli un pugno sulla faccia è forte, se non fosse che il bancone è troppo alto.
E poi, Gran pezzo di cretino, qui la coda l'hai fatta venire te.
Sono senza parole.
E poi mi chiedono perchè non voglio rimanere abbonata.
-_-
Non mi stupirei se andando a Tortona mi chiedessero la scatola del decoder.

venerdì, febbraio 08, 2008

Paure


Quello che ho trovato su google sotto la voce "buio" :)))
Ieri sera sono andata a dormire con una mucca.
Non una mucca vera per intenderci. Una mucca di pelouches. L'ho trovata sul letto insieme al pupazzo azzurro delle olimpiadi, quello con la testa quadrata, che i miei si ostinano a non capire che deve rimanere sigillato nella scatola dei ricordi (belli o brutti che siano). Credo che li abbiano usati per far giocare il mio piccolo vicino di casa. Li ho trovati sul letto. Si guardavano. Quando ero piccina avevo tanti pelouches, e siccome non volevo sceglierne uno solo da tenere vicino a me durante la notte, per non fare rimanere male gli altri, li mettevo tutti in fondo al letto (tanto ero corta, ci stavamo tutti) e poi li coprivo con i fazzoletti di stoffa per non fargli prendere freddo. Al mattino li trovavo tutti mescolati e qualcuno svenuto per terra.
Così prima di andare a dormire ho messo la mucca vicino a me e il pupazzo che inizialmente volevo buttare a terra l'ho messo sul letto, ma fuori. Poi durante la notte è caduto per terra. A volte mi addormento con qualunque cosa sul letto: telecomandi, chiavi della macchina o di casa, foglietti, monetine...Tutto che poi durante la notte cade per terra facendo un baccano nero. E' che mi capita di essere talmente stanca e pigra e di avere talmente tanto spazio nel letto che lascio tutto lì.
L'altra notte invece ho dormito col cellulare in mano. Avevo una paura nera. Hem, mi duole ammetterlo ma io ho paura del buio e siccome ero sola a casa, dovevo trovare qualche escamotage per soppravvivere alla lunga notte. Così ho pensato che se fosse entrato qualcuno e se non fossi riuscita a chiamare la polizia, almeno gli avrei tirato la mia mattonella nera tecnologica in faccia. Poi mi passa, però subito subito no.
Stamattina l'ho cercata un pò, la mucca, ma non l'ho trovata. In realtà non ho trovato nemmeno il pupazzetto facciacubettodighiaccio.

Forse sono scappati insieme. Magari per sfuggire alla scatola dei ricordi.

martedì, febbraio 05, 2008

Protesta

Si chiama "Sindrome pre-mestruale".
In realtà non so se esiste davvero o se è solo un modo che noi femmine utilizziamo per poterci lamentare e arrabbiarci più del solito. Io, comunque, per quando mi dispiaccia ammetterlo, ne soffro. Come le femmine vere. Succede che un minuto prima piangi, un minuto dopo ridi, che odi quello stronzo che ti ha suonato al semaforo, spaccheresti la faccia alla commessa che ti ha guardato male, poi piangi di nuovo, odi il mondo, vorresti che la tua tv prendesse fuoco quando trasmettono il grande fratello, poi ripiangi, poi ridi tantissimo, poi ti fa cagare come ti stanno i pantaloni e la gonna e la maglia, i capelli non ti piaccioni, rispondi male anche al panettiere che ti da il buongiorno, non accetti critiche e tutte le osservazioni le prendi come attacchi personali.
E se per caso decidi di intestardirti su qualcosa, è la fine.
Prendiamo oggi per esempio.
Ho deciso di fare l'università.
Un pò per finta e un pò per davvero.
Prima di tutto non ho il tempo da dedicare a questa ricerca e già sta cosa mi fa incazzare. So la facoltà che vorrei fare, ma nella mia città, inalessandria (qui si dice così, tutto attaccato), meglio che non lo scrivo se no provoco le ire di mezza popolazione. Comunque qui non c'è quella che voglio fare io, perchè non è giurisprudenza, né scienze politiche, né scienze mfn (già dato - 6 mesi, un esame, 28).
La trovo a Torino. Perfetto è a numero chiuso. E già mi incazzo perchè io lavoro e la farei lavorando. Voglio vivere da sola,perchè oltre a essere una femmina sono anche una donna, quindi dovrei lavorare, mantenermi e studiare. Tre cose che fanno a pugni tra di loro.
Adesso credo che mi fermerò perchè le lacrime della sindrome pre-mestruale bruciano più del sale sulle pellicine morsicate e ti fanno sentire stupida.
E oggi non mi va di sentirmi stupida.
Almeno per oggi:)

Bozza

Ieri ho scritto la mia prima pagina del Grezzo Book. Il Grezzo Book è un quaderno fatto coi fogli di carta da pacchi a quadretti rossi. Si scrive bene, solo che poi ero scomoda nel mio letto e così mi sono addormentata a pancia in giù, sul GrezzoBook. Non so se ci sarà un seguito. La mia camera è piena di quaderni iniziati e mai finiti. Ovviamente non vi dirò cosa ho scritto, perchè scrivere su un foglio è diverso che scrivere sul computer. Dico solo che ero seduta sul letto, stavo lavorando a maglia, guardando un programma inutile di politica, mentre sorseggiavo la tisana "Dolce notte", che, come al solito, mi ha tenuta con gli occhi sbarrati fino alle 02.00. Io non so perchè mi ostino a farmi le tisane o la camomilla che so che non mi fanno dormire. Così sono stata in compagnia dei miei pensieri fino a tardi.
Volevo fare un bilancio della mia vita, ma i miei pensieri spaziano troppo e sono passata dagli scout, all'arredamento della camera, ai muri tutt'ora bianchi senza quadri, al senso di soffocamento che mi provoca stare in casa, al fatto che è da 27 anni che affaciandomi alla finestra, (ma no facciamo 20 dai, alla fine avrò iniziato ad affacciarmi a 7 anni) vedo sempre lo stesso palazzo marrone e beige. Brutto. Un paio di giorni fa mi sono accorta che riesco a vedere anche uno scorcio di collina. Ero tutta felice, non ci avevo mai fatto caso.
Ma non basta a farmi apprezzare il posto in cui vivo.

giovedì, gennaio 31, 2008

De gustibus

Mia mamma mi diceva di non toccarmi la testa appena sveglia se volevo ricordare i sogni. Di solito cerco di ricordarmi perchè sogno un sacco, ma al mattino appena sveglia, non riesco a ricordarmi tutte ste cose. Quindi la prima cosa che faccio è toccarmi la testa.
Ieri stavo pranzando a casa dei miei (inizio ad abituarmi a dire così), quando a un certo punto, al pronunciare di una parola da parte di mio papà, ho avuto un momento di isolamento spaziale e sono stata proiettata dentro al sogno della notte prima. Vedevo la mia casa in bianco e nero, anche mio papà che in quel momento mi stava parlando, e io, invece, dentro al mio sogno a colori. E' stato allora, che con gli occhi socchiusi e una mano sulla testa, il mio sorriso è diventato uno dei sorrisi più grandi che io abbia mai fatto.
Ero a un concerto. Anzi, il Concerto, ma questo l'ho realizzato dopo. Ho dei flash, ma ricordo perfettamente le emozioni provate. Un corridoio lunghissimo e in fondo il palcoscenico rosso scuro. C'erano tante ragazze. Poi sono salita sul palco. Il cantante mi ha teso la mano e con lo sguardo sono risalita, dalla mano al braccio...alla spalla...al collo e finalmente il volto.
Ero emozionatissima e senza parole. Lui mi ha abbracciata, proprio come fanno i cantanti con i fan e mi teneva lì vicino a lui. Era alto, con le spalle larghe. Sento ancora il suo abbraccio forte. Poi ha iniziato a cantare insieme a un altro cantante biondo che però non ricordo chi era perchè la bellezza del mio cantante oscurava tutto. Avrei voluto dirgli un sacco di cose, ma lui doveva cantare, giustamente. Nel sogno però non sentivo le canzoni, solo la voce. E' una cosa strana ma è così. Alla fine era un sogno. Mi ha pure chiesto una pastiglia per il mal di testa, che stava male poverino.
Poi l'invidia delle ragazze rimaste sotto. Si chiedevano come mai io potessi stare lì. Dicevano che non era giusto, con la stessa cattiveria che avevano le mie compagne di scuola quando io prendevo i voti più alti dei loro. E io stavo lì fiera, abbracciata al Mio cantante. E ho anche pensato "Fanculo oche di mmerda" con la stessa cattiveria con cui lo dicevo sottovoce alle mie compagne. Ma forse non l'ho solo pensato. Devo averlo detto.
Non ricordo com'è finito il sogno.
Quando ho riaperto gli occhi ero ancora a tavola. E con me, il mio sorriso perchè sentivo ancora le sue braccia sulle mie spalle.
Poi un sospiro e il ritorno violento alla realtà con un boccone di broccoli.

domenica, gennaio 27, 2008

Passavo di qui

Passavo di qui per salutare. E' un pò che non scrivo, vuoi la mancanza di tempo, vuoi che non ho nulla da dire..in realtà non scrivo soprattutto per non andare fuoritema. per lasciare al blog quell'aria fanciullesca e frivola di pensieri passati per caso nella testa e volati via un secondo dopo.
Sento la necessità di fare un piccolo bilancio. Torno a gennaio dell'anno scorso dalla cronologia. Si parla spesso di infanzia in questo blog, io mi sono un pò stufata. Ci sono tantissime cose belle da vivere da grandi. L'anno scorso ero ancora una ragazza alle prese con un mondo nuovo, dovevo riporre i libri. Piena di ambizioni, straparlavo. Era anche l'entusiasmo della novità.
Ora navigo un pò di meno, vagheggio e mi lamento sempre (ed è un buon segno). Sono incazzata con la politica e ricatto di andarmene. So un pò di più cosa voglio diventare. Un solo proposito per l'anno nuovo, tanto non li rispetto mai. Non diventerò l'artista che speravo un anno fa, ma non mi frega neanche. Ho undici uscite del corso di fumetto da studiare.. Ho una nuova occasione ed ora penso solo a quella. L'insicurezza mi rassicura, l'idea di avere una vita già stabilita mi destabilizza. Continuo a scoprire quanto sia grande il mondo e quante cose ci siano da fare.
Che sia la volta buona?

venerdì, gennaio 25, 2008

Capricci

Rivoglio il mio divano di velluto blu scuro, di quelli morbidi, che se lo accarezzi in un senso, diventa blu chiaro, e se lo accarezzi nell'altro diventa blu scuro.
Rivoglio il pane con la nutella e il succo di frutta alla pesca dell'A&O come merenda (eh oh, non esisteva ancora il Lidl..) e tutte le briciole tra le pieghe delle gambe.
Rivoglio Bim Bum Bam alle quattro del pomeriggio e i cartoni che mi facevano piangere.
Rivoglio fare i compiti in cucina con mamma che lava i piatti e con il profumo del detersivo al limone che mi fa pizzicare il naso.
Rivoglio le mie barbie con i vestiti fatti con i pezzi di stoffa cuciti da mia mamma e la casa fatta con i libroni dell'enciclpedia usati come pareti.
Rivoglio le feste di compleanno, dove per i regali spendevi al massimo 10.000 lire e il regalo te lo comprava la mamma, e la festa si faceva a casa, con la torta fatta in casa e i bigliettini scritti a mano dal festeggiato.
Rivoglio giocare a rialzo, a sardina, al lupomangiafrutta, a 1,2,3 stella, a l'orologio di milano fa tictac, a gavettoni, a ce l'hai.
Rivoglio i vestiti comprati all'Oviesse, anzi all'Upim.
Rivoglio "se non la smetti, non ti sto più amica"
Rivoglio "se fai la brava, ti faccio le trecce"
Rivoglio "specchio riflesso, buttati nel cesso" e "Chi fa la spia, non è figlio di Maria"
Rivoglio "Mamma io vado in piazza genova a giocare...prendo la bici"
Rivoglio i pattini a rotelle, quelli di metallo, che per allungarli dovevi avere il cacciavite e così ti usciva un pò la punta del piede"
Rivoglio mia sorella che mi insegnava a leggere e a scrivere prima del tempo e io le dicevo "dai fammi andare a giocare"
Rivoglio guardare il mago di Oz e avere paura dello spaventapasseri e dell'uomo di latta e della strega dell'Est e non capire perchè il leone chiedeva il coraggio.
Rivoglio la maestra dell'asilo che mi faceva giocare a memory e io perdevo sempre. Anche a domino. Anche a chi correva più veloce.
Rivoglio "Tra rose e fioooor, si videro arrivaaaar, Patrizia e Tizio si vanno a sposaaaar" "no dai , non è vero che mi piace Tiziooo"
Rivoglio sapere a memoria tutte le sigle dei caroni animati.
Rivoglio "pimperepettennusapimperepettepam".
Rivoglio il mio vicino di casa che mi chiamava dal balcone "Tataaaaaaaaaa" e che butta la scopa nel terrazzo al primo piano.
Rivoglio i cuscini sotto al sedere perchè se no non arrivo al tavolo(vabbè ogni tanto lo faccio pure adesso).
Rivoglio i pastelli a cera che ti lasciano le mani unte.
Rivoglio l'uovo sbattuto, il latte col nesquik, lo yo-yo motta, il soldino e il tegolino.
Rivoglio mia mamma che va dalla parrucchiera Angela e io devo andare con lei perchè a casa da sola non posso stare.
Rivoglio "che schifooo il minestroneee".
Rivoglio mio zio che tirava un pizzico sotto il collo in segno di affetto e mi faceva un male cane.
Rivoglio "non scendere dal marciapiede".
Rivoglio "mia figlia non ha potuto studiare per motivi di salute".
Rivoglio il cono gelato da 1500 lire e "se prendi il gelato oggi, non lo prendi stasera"

Rivoglio che la decisione più difficle da prendere sia "un pacchetto di figurine o l'estathe"?

E poi vorrei chiudere gli occhi forte, fortissimo...riaprirli e vedere di fronte a me Paolo Bonolis e Uan che leggono le letterine dei bambini come me, mentre io, seduta sul divano blu, mangio la mia merenda e le briciole del pane mi pungono le gambe che rimangono a penzoloni, perchè non arrivo a toccare a terra.

mercoledì, gennaio 23, 2008

mare, profumo di mare

La sento:)
Un pò lontana, ma inizio a percepirne la presenza.
Coi suoi colori caldi, con la sua spensieratezza, la sua voglia di fare festa tutte le sere, il cielo stellato, la via lattea che si vede proprio lì,...lì dove sto puntando il dito.
In queste giornate di sole, respiro a pieni polmoni un aria frizzante mista a smog e a qualche fiocco di neve. Vedo le bollicine scoppiettare nell'aria. Una, due, al massimo tre, ma ci sono.
Sento il sole che timidamente cerca di riscaldare la mia pelle. E allora tiro un pò giù la cerniera della giacca. Tocco l'aria e sfioro la salsedine. Eppure, non pensavo potesse arrivare così presto quest'anno.
Mi piace pensare che mancano "solo" 6 mesi:)
Sento il profumo della crema al cocco, il sapore del gelato, i capelli legati a coda di cavallo, la spallina del vestito che cade. E mi sembra anche di sentire in lontanza della musica allegra e un pò sdolcinata.
Di solito non mi piace aspettare. Invece questa volta è diverso.
La aspetto con ansia, e se ci penso un sorriso colora il mio volto ingrigito dall'inverno.

Or la squilla dà segno
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
su la piazzuola in frotta,
e qua e là saltando,
fanno un lieto romore;
e intanto riede alla sua parca mensa,
fischiando, il zappatore,
e seco pensa al dí del suo riposo.

......

Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l'ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Garzoncello scherzoso,
cotesta età fiorita
è come un giorno d'allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo'; ma la tua festa
ch'anco tardi a venir non ti sia grave.

Il Sabato del Villaggio - G. Leopardi

lunedì, gennaio 21, 2008

minuti contati

ho cinque minuti per scrivere un post, mentre l-altra muffin controlla i suoi 456 indirizzi di posta elettronica. non avevo mai scritto un post a tempo. e soprattutto i simboli sulla tastiera sono un po' diversi.
dieci minuti di collegamento - un euro e non ho intenzione di lasciare minuti vuoti.
in irlanda piove sempre. e se non piove c-e- il vento. e se non c-e il vento piove. ma il vento quello serio, tipo la bora di trieste. in irlanda mangiano molto unto e fritto infatti posso vedere dentro il mio stomaco senza fare una radiografia. io c-ero gia' stata qui. le cse sono strane. scricchiolano tutte.
in ostello avevamo l-acqua a ore. dalle cinque del mattino e sera alle undici del mattino e sera. la signora padrona dell-ostello sembrava una protagonista di derrik. parlava un inglese tedeschizzato.e aveva i capelli sempre attaccati alla testa, che seguivano la posizione del cuscino. io non ho capito niente. non solo di quello che diceva lei. capivo solo se mi chiedevano come stavo. e salutavo :) e sorridevo.
la mia amica non mi faceva da interprete. mi diceva : "parla te". e io parlavo in italiano a tutti.
tipo: "devo pagare quel biscotto. non non lo voglio l-ho gia' preso. lo devo solo pagare. ha capito? non lo voglio mangiare se mi dice quant"e" per favore. cazzo valeee mi vuoi aiutare per favore?"
e- bello vedere posti nuovi, ma se non riesci a comunicare ti sembra di stare in una boccia di vetro.
come i pesci.
ho finito i minuti.
ah abbiamo vissuto per 4 giorni senza sapere mai che ora era. mangiavamo quando avevamo fame, dormivamo quando avevamo sonno. meraviglioso.
ho finito i minuti.

martedì, gennaio 15, 2008

Similitudini

Ma come fai a dimenticarti che tutti i lunedì sera c'è il tuo telefilm preferito? Stai a casa apposta per vederlo, non esci, non prendi impegni: hai tagliato fuori tutti gli sport, gli inviti, le conferenze (beh faceva figo dirlo), tutto. Poi a te che non piace guardare la tv, vuol dire veramente tanto avere un telefilm preferito. Non hai mai avuti tanti, preferiti. Uno o due, e cerchi di non perderti mai il tuo appuntamento fisso. Un giorno, un'ora. Non è difficile.
E invece, T-U-T-T-I i lunedì sera, verso le 22,30, tua mamma dall'altra stanza ti grida(hem a casa mia funziona che ci si grida dalle stanze):"Guarda che c'è Lost"
"Porcacc@!è_é "
E così inizi a guardarlo da metà, come sempre. Non capisci niente, ma è uguale, ci sono talmente tanti colpi di scena che ti piace lo stesso guardarlo. Tanto che passi tutto il tempo al telefono col tasto "Mute" attivato e cerchi di leggere il labiale. Peccato che loro parlano inglese, ma ti ricordi solo dopo mezz'ora, e quindi hai fatto nascere una storia d'amore tra due personaggi che in realtà si odiano o sono fratello e sorella:) beh oddio sarebbe normale.
Forse è lo stesso motivo per cui quando vai dal giornalaio gli dici:"Prendo questo...no no quest'altro..no no questo...no no ci ho ripensato..ma no vabbè meglio questo che costa meno" E poi fai cadere le monete di resto tra i giornali. E il Signor giornalaio ti darebbe fuoco, se non fosse che poi gli si brucia tutta l'edicola. E la stessa cosa ti succede quando vai in pizzeria, al supermercato, a comprare un vestito o un paio di stivali. Il bello è se li prendi a 100 km e poi ti accorgi che il numero è sbagliato. E devi ritornare li, a 100 km di distanza. E alla fine gli stivali ti sono costati 30 euro in più.
Forse è per lo stesso motivo per cui ti cadono le chiavi della macchina dalla tasca 7 volte nel giro di 3 minuti, o perchè ti dimentichi il copripiumino nell'asciugatrice per due giorni. O perchè sbagli sovente giorno e ora di un appuntamento e nell'agenda di tuo cognato inserisci appuntamenti inesistenti.
Forse è perchè so che fra 4 minuti inizia la mia detestata lezione di acquagym, e io ce ne metterò almeno 10 per cambiarmi.
Forse è perchè semplicemente sei Patty.
Ma non potresti anche essere Vale, è uguale :)

mercoledì, gennaio 09, 2008

Fine 2007

venerdì, dicembre 28, 2007

Misteri a Villa Figoli

Villa Figoli è proprio strana.
Quando di notte c'è il vento, se dormi da sola in stanza, ti spaventi.
Circolano molte leggende sul conte e la contessa che prima abitavano lì.
Dicono che di notte la contessa si trasformi in gatto e giri per la Villa. In effetti ogni tanto si incontrano dei gatti. In realtà anche qualche topo, ma forse non dovrei dirlo. (ndr. è solo perchè la Villa è circondata da un grosso parco)
Dicono che di notte si sentono spostare dei mobili, anche se magari sopra la tua stanza c'è il terrazzo.
Villa Figoli ha un sacco di passaggi segreti. A Villa Figoli, inoltre, cigola tutto: le porte, gli armadi, le finestre, i letti, il pavimento. Tutto.
Quando varchi il cancello della Villa, cambi.
Tu non te ne accorgi, ma cambi. Succede qualcosa dentro di te di inspiegabile.

A me c'è una cosa che piace un sacco di questa Villa.
Un bagno con una doccia. Cioè, c'è solo il locale doccia. Anche se mi mettono in una stanza lontana io vado sempre li a fare la doccia. Mi piace perchè c'è il getto dell'acqua grande e forte. Il getto che ti avvolge tutta. Di quelli che se ti metti sotto con la testa,al centro, l'acqua che cade, ti tappa le orecchie e ti isola dal mondo. Io ci sto sempre un sacco con la testa isolata sotto l'acqua. Sto ferma, immobile, con l'acqua incandescende che scivola sui miei capelli e sulle orecchie. Mi piace questa sensazione. Chiudo gli occhi e penso. Starei lì delle ore, se non fosse che tutte le volte c'è qualcuno che va nel bagno a fianco e tirando l'acqua mi fa ustionare. Allora mi devo spalmare contro la parete per non bruciarmi. Poi mi si appiccica tutta la tenda addosso e puntualmente allago il pavimento.
E così il momento magico si dissolve con le mie parolacce.
E con quelle delle persone fuori che gridano perchè esce l'acqua da sotto la porta:)

sabato, dicembre 22, 2007

Maledette emozioni incontrollabii


Io detesto il natale. Infatti lo scrivo pure minuscolo.
L'ho già detto un sacco di volte. Lo detesto quasi come i carciofi.
E' una delle cose, che insieme a tutto il resto(babbi natali appesi, lci, negozi pieni, musica triste e panettone con i canditi) mi fa tristezza, sono quelli che con costumi poco riusciti e barbe fatte con interi pacchi di cotone idrofilo, cercano di emulare "il vecchio"
Oggi ne ho visto un altro.
Solo che era diverso. Due bambine gli sono corse incontro e io, curiosa mi sono avvicinata. Era diverso davvero..
Le sue scarpe non erano dei mocassini o delle scarpe da ginnastica ricoperte di stoffa nera. Erano dei veri stivaletti neri.(dalle scarpe di una persona si capiscono un sacco di cose)
E il suo vestito era rosso. Con un mantellone che lo avvolgeva tutto. Ma un rosso autentico, rosso rubino.
E poi era veramente grasso. Allora mi sono avvicinata di più. Prima un passo timido, poi passi più decisi, noncurante neanche delle macchine che avrebbero potuto farmi su. Perchè avevo visto una cosa strana. Questo uomo aveva la barba vera. E non era una barba qualunque. Era una barba lunga, bianchissima e morbida. (vabbè non è che l'ho toccata però si vedeva che era morbida) E aveva pure i capelli come il Babbo Natale della Coca Cola. E mi sono avvicinata ancora.
E poi è salito sulla slitta parcheggiata da un paio di giorni davanti al comune (ma non era zona a traffico limitato?) e io pure sono salita con lui. E poi gli ho detto "Ma tu sei un Babbo Natale vero?" E lui ha sorriso e mentre sorrideva strizzava gli occhi. Occhi color delle nevi del Polo Nord. Erano di ghiaccio, e mi guardavano da dietro agli occhiali rotondi, dorati, anche quelli come gli occhiali del Babbo Natale della Coca Cola.
E poi l'ho abbracciato, e vi giuro che era veramente grasso. E morbido.
Poi abbiamo fatto la foto.

Poi sono scesa e mi sono ricomposta, perchè nemmeno le bambine che erano lì vicino due minuti prima avevano fatto tutti sti versi. Un pò mi sono vergognata, però oh, è stata una cosa che non ho saputo controllare.
Poi ho anche un pò pianto,lo ammetto. Di gioia.
Io non so se era vero o finto quel Babbo Natale.
In realtà non lo voglio nemmeno sapere, per una volta preferisco rimanere col dubbio.
E con un lacrima che, maledizione, se ripenso a sta cosa continua ad affacciarsi sulla mia guancia.

venerdì, dicembre 21, 2007

La prima volta

A volte mi vengono in mente le cose e sorrido da sola. Si anche per strada. Mentre cammino. Perchè quando cammino mi annoio e allora penso a un sacco di cose e molte di queste cose mi fanno sorridere. Spesso anche ridere. E sembro matta, ma poco mi importa.
Ieri, ad esempio, mi è venuto in mente il mio primo contatto con la tecnologia. Io me lo ricordo ancora la prima volta che mi è arrivato un sms. Mi duole dirlo, ma credo di essere stata una delle prime ad avere un cellulare. Mio padre me lo portò da Livigno. Io non lo volevo, lo voleva mia sorella. Io volevo l'orologio e mi arrivò il Motorola. Mi vergognavo tantissimo ad avere un cellulare a 14 anni.
Un giorno avevo lasciato il Motorola sul tavolo rotondo della cucina, e dalla camera sentii un suono lento, anomalo. tiritì tiritì tiritì. Ah quanto rimpiango le suonerie monofoniche.
Mi avvicinai un pò intimorita e vidi una scritta:"Un nuovo messaggio ricevuto" No vabbè, forse non ci stava nemmeno tutta la scritta. Il fatto è che non sapevo cosa dovevo fare.
Guardai il Motorola dubbiosa per circa dieci minuti. Poi lo aprì. Non il cellulare, il messaggio.
Rigorosamente scritto tutto maiuscolo.
Mi pare dicesse una roba tipo:

"CI VEDIAMO
TUTTI
AL BAR
IN
VICOLO

DELL'ERBA" (eh oh non ci stava tutto su una riga)

Ovviamente non veniva fuori il mittente, quindi dovetti scorrere tutta la rubrica per capire che me l'aveva mandato Stefano C. (non so se si possono fare cognomi). Ricordo ancora il mio immenso stupore. Mi sentii come se avessi fatto io il primo passo sulla Luna.
Era una nuova era.

La stessa cosa avvenne con il mio primo contatto con il collegamento a internet.
Mia sorella aveva un fidanzato di Roma, e quindi lui ci mise su tutto l'ambardan per poter chattare con lei.
Una sera mia sorella mi chiamo dalla cameretta(a casa nostra si usa chiamarci gridando da una stanza all'altra): "Corri, corri guarda che figata!" Io camminai, non corsi, perchè mia sorella mi faceva correre pure per prenderle il telecomando, che quando trovava la posizione comoda sul divano non si poteva alzare.
Mi disse: "Scrivi ciao". Io scrissi "c i a o" e dopo due secondi apparve: "Ciao sono Leonardo"

Le dissi "Perchè il nostro computer ci parla?"
E fu li che feci amicizia con il Mirc.
Mirc era un programma per chattare. Molto elementare credo. C'erano i canali e quando entravi nel canale, a destra, c'era l'elenco della gente collegata.
Lei chattava su un canale dal nome #slayers dove c'era gente appassionata di fumetti giapponesi. Quindi c'erano Gigilatr8la, Ryoko, Ali3no, Astor, Gecco, Saeba79, Ryuuno.
Io non li conoscevo i fumetti però mi dava noia entrare con "Patty" e così mi presi il nome del mio temperino a forma di pinguino che stava sopra lo schermo, "Badtzmaru" (così ora sapete l'origine della mia mail. Che tutte le volte mi dicono "badtzche???!?!?") Come quando non capiscono il mio cognome che lo storpiano e io mi incavolo.
Mi ricordo anche, che quando attaccavo il modem, faceva un casino nero e siccome chattavo molto spesso la notte (allora per notte si intendeva le undici di sera), dovevo mettere un cuscino sopra il modem se no faceva casino e mia madre si svegliava e mi gridava dietro.


Mi è venuta in mente tutta sta storia per vie della faccine, che erano molto più fighe di quegli smile orribili di adesso. C'erano ^_^ ^_^" ¬_¬" oppure :P e poi v_v " e poi O_o oppure O_O
E poi le uniche abbraviazioni consentite erano :"da dove dgt?" e "m o f?" :)

Il Mirc


martedì, dicembre 18, 2007

le mille luci di Natale

L'altro giorno credevo di seguire la stella cometa. O meglio, che la stella cometa mi indicasse la strada. Ed effettivamente sono arrivata alla meta, solo seguendo il fascio di luce.
Poi un'altra striscia luminosa. Poi tre. Poi quattro.

Ieri sera era già buio. Ero in giardino. Casa mia è un pò fuori città, quindi la sera è sera davvero e le stelle si vedono tutte da Orsa a Orione.
Questa volta però a far compagnia alle stelle 3 punti di luce.
Gli alieni.
Ecco, ci attaccano.
La mia fervida immaginazione apre uno spaccato di cielo dove flotte di UFO radono la città a zero.
Poco male, mi spiace solo per Pat che abita in centro.

Poi il lampo di genio: Piercarlo il sindaco.
Effettivamente la città è davvero bella sotto Natale. Quest'anno non ci siamo sprecati.
Nel tragitto casa-città, guidata dalle luci stroboscopiche (ci sono 4 installazioni da 4 luci ciascuna a circondare la city in 4 punti), penso al perchè quest'anno Piercharles si sia dato questo gran da fare.
1. Sta partecipando a nostra insaputa alla gara di installazioni natalizie (e qui mi tocca citare i due mega alberi spartitraffico in centro e una slitta in scala 1:1 fatta completamente di luci);
2. Il piccolo Pier nella sua infanzia non ha mai avuto un albero di Natale;
3. Charley vuole comunicare con gli alieni;
4. E' un alieno.

Però per una volta ci distinguiamo in qualcosa...

lunedì, dicembre 17, 2007

Spazio avverso

Cosa succede quando sei costetto a dover cambiare cellulare da una settimana all'altra, perchè magari non hai soldi per comprarlo e allora raccatti in giro per la casa tutti i rimasugli di telefoni vecchi che hai e ce ne fosse uno che funziona interamente. No, una ha la batteria a scaricamento veloce, uno non si carica proprio, uno non suona, uno non si sente, uno beh uno risale agli anni 90. Allora chiedi a tutti i tuoi parenti entro il terzo grado che magari hanno un cellulare che non usano.
Ma pazienza, ti adatti.
Succede che quando scrivi i messaggi, passando così velocemente da cellulare all'altro "di ogni marca e modello"(cit.), ci metti un mese a memorizzare il posto del tasto SPAZIO.
Uno può pensare che sia una cavolata, ma ricordarsi dove sta lo SPAZIO, che una volta sta nello Zero, una volta sta nel Cancelletto, una volta nell'Asterisco e addirittura nel tasto Uno è la cosa mentalmente più difficile e snervante che possa capitare. Soprattutto quando hai fretta.
Ma cosa vi costa lasciarlo sempre nello stesso posto?? E' come se i produttori di tastiere per computer, si mettessero a distribuire il tastone spazio su e giù per la tastiera: una volta al posto del tasto Esc, una volta al posto dell'invio, una al posto di bloc num...Pensa che bel casino verrebbe fuori.
Questa semplice cortesia eviterebbe di far disattivare t9 con conseguente apparizione di sequenze illogiche di lettere maiuscole: "CiaoSHDUAIJSD " Porccc cancella tutto V_V. O eviterebbe di far inserire ottanta bozze, o risparmierebbe di inviare messaggi alla persona sbgliata, solo perchè si trova al primo posto nella rubrica. Eh si, perchè poi questo cavolo di tasto Spazio ti porta , come il domino, a compiere una serie di atti illogici causati dall'agitazione di aver sbagliato tutto il messaggio.

Allora che fai?
Ti decidi a prendere un telefono nuovo. Tutto tuo. Così finalmente il tuo cavolo di tasto spazio sarà sempre in un posto. Lo compri (ovviamente con i punti guadagnati grazie alle gentili concessioni del signor Vodafone) bello, nuovo, luccicante. E per una settimana ci tieni attaccata quell'odiosa plastica trasparente che io li picchierei tutti quelli che lo fanno. Io l'ho levata subito, anche perchè se no non sentivo chi mi parlava :)
Oggi il mio telefono ha festeggiato una settimana e io per premiarmi, ho pensato bene di farlo volare sull'asfalto e farlo strisicare sotto il piede di mio cognato per circa o,5 m.

Oro possiedo un telefono griffato.
E graffiato ¬_¬"
Potrei chiamarlo "modello meteorite"
Seguiranno immagini.

venerdì, dicembre 14, 2007

C'era una volta il dépliant

Volevo citare Gramellini.

"C’era una volta un dépliant dell’università di Manchester. Forse qualcuno lo aveva ricevuto per posta e, non sapendo che farsene, lo aveva buttato nella spazzatura. Ma mica in una spazzatura qualunque. Nella spazzatura del quartiere più spazzatura di Nairobi. Un bambino di nome Sammy rovistò dentro quel cassonetto per cercare del cibo e pescò il dépliant. Il suo stomaco non ne fu felice, ma il suo cuore sì. Sarà stato per il nome, che gli ricordava il Manchester United, o perché fra i pochi nomi che riuscì a compitare riconobbe quello della sua patria: Kenya. Sammy lo mise in tasca, ammesso che ne avesse una, e non se ne separò più. Nemmeno quando il padre morì assassinato durante una guerra per bande. Nemmeno quando cominciò a fare lo spacciatore per sfamare la madre e i dieci fratellini. Nemmeno quando entrò in coma per una overdose di cocaina.

Fu guardando il dépliant, al risveglio, che comprese come un’altra vita sia sempre possibile. Si mise a lavorare per un'associazione di beneficenza. Conobbe un inglese che, colpito dalla sua conversione, volle conoscerne la molla. Sammy si toccò la tasca, ammesso che ne avesse una: il dépliant era lì, ingiallito e stropicciato, ma l’indirizzo si leggeva ancora bene. Nonostante il ragazzo fosse sprovvisto di diplomi, l'inglese riuscì a iscriverlo all’università di Manchester. E stamattina, dopo anni di studio duro, Sammy si laurea. Mandandoci a dire che per tutti esiste un dépliant. Il guaio è che molti camminano lungo la vita senza sapere di averlo in tasca o, peggio, senza mai trovare il coraggio di tirarlo fuori. "

Invenzioni geniali

Resti lì, inebetita, davanti al forno a microonde come se fosse una prima visione che aspettavi da tempo. Seduta sulla sedia di legno della cucina, col viso perfettamente allineato con lo "schermo". Trepidante attendi. Il piatto gira come se fosse dentro a un mangia dischi. All'inizio senti solo un ronzio. Tamburelli con le dita sul ginocchio.
Poi all'improvviso qualcosa si muove. E sussulti.
E' come sentire i fuochi d'artificio. Iniziano a scoppiettare uno alla volta. Due, tre, dieci, e poi un colpo dentro l'altro. Ma nel forno tutto in ordine. Non vedi nulla.
Solo un sacchetto che, esplosione dopo esplosione, si gonfia sempre di più, sempre di più. Poi sparisce tutto dietro il vetro appannato, e quando il vapore si asciuga, ecco che il tuo pacchetto di pop corn caldi e salati, pronti per essere mangiati.
E io che odiavo il forno a microonde...

giovedì, dicembre 13, 2007

...e luce fu...


Per tre giorni hanno circolato sulla mia scrivania dell'ufficio.
Le ho spiate da dietro allo schermo del mio pc, e loro sempre li, ferme, immobili, chiuse dentro una scatolina di cartone blu.
Ho pensato a un segno del destino.
E così ieri ho deciso di portarle via con me. E di rendere il mio Natale e la mia stanza, un pò più romantici. Quello che vedete addobbato nella foto è un lavamani d'altri tempi. Uno di quegli oggetti che ha fatto la sua comparsa misteriosa nella mia camera tempo fa.

C'è solo un problema. Fino a che qualcuno non mi insegna a girare i video (non nel senso cinematografico, nel senso da sinistra a destra), dovrete girare la vostra testa verso sinistra :D

Buona visione.

martedì, dicembre 11, 2007

Puff!


Occhi a mandorla e naso all'insù. Iperattivo. Un cappello verde e un ciuffo spettinato... no non è un folletto. Neanche Peter Pan. Beh..si forse lo identifico in lui.
ma se mi si parla di fanciullino Puff! ecco che da una nuvoletta spunta danzando uno scricciolo verde.
per me il fanciullino non esiste se non in veste di folletto. Non è una critica al commento di ieri, anzi, mi ha fatto riflettere. Il problema della società moderna sta proprio nel fanciullino.
Si cresce prima, si cresce presto.
Il fanciullino che intendo io è ingenuo, il fanciullino è curioso. ha dei sogni, sa cosa vuole fare da grande. è un illuso ma non lo sa.
Si emoziona per le piccole cose, ride, piange, gioca.

Al giorno d'oggi si tende a fare i “grandi” e a tirare fuori il bambino che vive dentro di noi solo quando c'è una giustificazione. Quando gli usi te lo concedono.
Chi gioca ancora? Chi ha il coraggio di piangere davanti agli altri? Chi riesce a raggiungere i propri sogni, se è riuscito a conservarli?

Puff!

lunedì, dicembre 10, 2007

Natale è alle porte. Solito post banale prenatalizio.

Io non lo sento il Natale. Già da qualche anno.
Ieri osservavo i miei genitori, conservano ancora il puerile entusiasmo nel fare l'albero. Mi hanno tirato in mezzo. "Quest'anno niente catene, mi piace semplice!" "Mettiamo la punta? Noooooo, la punta no, mi rifiuto!"
Ecco. Se c'è un modo per coinvolgermi nella preparazione dell'albero basta infilare la punta. Quella panciuta, anni '8o, rossa con i luccichini dorati.
Anche quest'anno ho vinto, niente punta..

Per il resto il Natale è ormai una festa consumista, la gente pensa ai regali, alle ferie, a cosa cucinare. I nostri occhi vengono coperti da nastri rossi e gialli, come bende.
Per le strade, un banchetto in pieno centro cerca di sciogliere questi nastri. Non chiedono niente, solo ceri accesi davanti ad una tv che mostra scene crude, inimmaginabili di violenze ad animali. Eh si, il mondo è anche questo. Anzi. Il mondo è soprattutto questo. E quelle pellicce morbide che avvolgono i nostri colli, la nostra corsa ai regali, l'ignoranza della gente (involontaria?) hanno alle spalle animali scuoiati vivi per un pelo più morbido, per un acquirente più felice.
Beh, se davvero crediamo ancora che "il Natale renda tutti più buoni" forse dovremmo rinunciare ad uno dei nostri regali e cederlo a chi ne ha più bisogno.

mi hanno suggerito un link. http://www.desideri.savethechildren.it/, ma ce n'è tanti altri.
Quest'anno noi rinunciamo alle mutande rosse e regaliamo un maialino!

giovedì, dicembre 06, 2007

Uno strano 6 dicembre.

Svegliarsi con il profumo dolciastro del finocchietto selvatico che si mescola con l'odore del latte bollito, credo che possa far capire perfettamente che genere di giornata andrai ad affrontare.
Il tutto diventa più chiaro, quando il catalogo Ikea 2007, abbandonato sugli scaffali e mimetizzato tra i libri, con la sua semplice filosofia svedese, mi fornisce il mio haiku giornaliero che mi fa venire voglia di ributtarmi sotto le coperte e fingere una febbre improvvisa. Non posso: il mio datore di lavoro e mio padre sono la stessa persona. Non ci crederebbero mai :) Forse dovrei recarmi nel negozio a cercare qualche consiglio tra i mobili. O chiamare il call center e chiedere spiegazioni: "Senta signorina, il suo catalogo dice così: io ora che cosa dovrei fare?!?!?"
Mi alzo.
Dopo un tragitto con la fronte aggrottata e l'aria fredda sulle guance, arrivo in ufficio e trovo un pacchetto blu con il nastro bianco sul mio tavolo: è il mio primo regalo di Natale. Che emozione, ma solo per un secondo. Lo apro. Io non apro i regali di Natale a Natale. Non l'ho mai fatto. Anzi si, da piccola. Dovrei essere contenta. Infatti faccio un sorriso. Scartare i regali mi piace alla fine. E infatti mi piace solo scartarlo.
Sono le 9.37. e 38. Mi stiro e comincio a lavorare.
....

ore 11.29
odore pungente di plastica bruciata si spande nel corridoio vicino al mio ufficio. ma non sta andando a fuoco niente. credo. il telefono dell'ufficio continua a suonare. credo che a fine giornata lo metterò fuori dalla finestra a sentire pure lui il freddo sulle guance. l'odore di plastica bruciata è entrato nel mio ufficio. ora nella mia testa.

mercoledì, dicembre 05, 2007

Cose stupide

Qualche giorno fa mi è successa una cosa divertentissima. Una di quelle cose che mi ero dimenticata potessero succedere. E quando mi è successa ho riso tantissimo.
Mi sono infilata la giacca e mi si sono tirate su le maniche della maglia fino al gomito.
Come quando da piccolo la mamma ti infilava il giubbottino, e il grembiule e il maglione di lana con sotto la maglia di cotone a maniche lunghe si arricciavano fino al gomito. E te stavi li, imbalsamato con le braccia larghe e non sapevi come fare a liberarti da questo blocco al gomito che ti impediva i movimenti. E poi iniziavi subito a sentire l'elastico che stringeva, stringeva e bruciava, bruciava e stringeva. Ma non facevi niente e non dicevi niente. Stavi li fermo.
Qualche giorno fa mi è succesa la stessa cosa e sono stata li con i miei gomiti bloccati.
Ho riso un sacco.
Perchè anche io sono rimasta li senza fare e dire niente.
Ma ho riso tantissimo.

martedì, dicembre 04, 2007

sfogo#2

Cercherò di non finire nello specifico perchè non voglio utilizzare questo blog per fare polemica. Anche se un pò in realtà lo sarà. E chiedo scusa per questo.
Io odio le "giornate nazionali di.."
Un giorno solo all'anno in cui si pensa intensamente a qualcosa. Mi dispiace, ma io le ho sempre vissute così. Tante parole e pochi fatti. Non ho scritto questo post ieri perchè ero arrabbiata. E quindi sarebbe stato più polemico.
Ieri era la giornata nazionale del disabile. La chiamo così perchè non mi ricordo la dicitura esatta. Non mi frega nemmeno ricordarla, tanto il concetto è lo stesso.
Quando l'ho sentito per radio, m'è venuto un pò da ridere e ho pensato:-per me tutti i giorni è la giornata del disabile- Non so se scatenerò una polemica, ma quello che ha detto il Presidente della Repubblica non mi è sembrato niente di nuovo. Anzi, dalle "mie parti" si sostiene tutti i giorni. E' che non ti ascolta nessuno. E quando nessuno ti ascolta è brutto. Già lo è di solito. E mi arrabbio perchè capisco che ogni realtà ai margini è così, e il giorno dopo, cioè oggi, è tutto uguale a ieri e all'altro ieri, e sarà uguale a domani e a dopodomani.
Io ho la "fortuna" di vederle tutti i giorni queste cose di cui tanto s'è parlato ieri. Ma nemmeno troppo se n'è parlato.
Più che vederle di viverle.
Fine.

venerdì, novembre 30, 2007

Trasgressioni

Avere dei genitori meridionali può avere dei grandi vantaggi.
Uno fondamentale è decisamente il cibo.
A casa mia non puoi nemmeno dire per scherzo che hai intenzione di fare la dieta, perchè il giorno dopo sulla tavola ti torverai il pane fatto in casa, le melanzane alla parmiggggiana (eh è verdura alla fine), la torta di mele(eh c'è la frutta dentro) e i ravioli ripieni di ricotta col sugo di carne di maiale. Diciamo che ti prendono un pò psicologicamente.
A me piace, il cibo stracondito e strasaporito delle terre del sud.
Ad esempio, quando andavo a scuola, le mie colazioni erano assolutamente fatte in casa: panini al prosciutto o salame, o formaggio o olio-origano e sale,o nutella o cioccolato o la torta. E non potevo uscire di casa se la tasca sotto del mio zainetto non conteneva la merenda del mattino. v_v Quando mi compravano la focaccia dal panettiere era giorno di festa. Ma a dire il vero a me non piaceva nemmeno tanto. A volte toccava anche alle merendine preconfezionte, ma quel sacchetto scricchiolante mi faceva sentire in colpa verso la genuinità delle mie merende fatte in casa. E' questione di abitudine. Non ho mai invidiato le merende degli altri, quelle "serie", di marca. Anzi, ero molto gelosa del mio spuntino. Tant'è che una volta la mia vicina di banco Melania mi aprì il succo di frutta alla pesca senza dirmi niente e ne bevve circa metà. Ecco, io le feci una scenata memorabile. hem ero in 5^ superiore. Poi però le chiesi scusa:)
Con questa cultura non sono mai stata attratta da quelle merendacce unte e piene di grassi.
ne da cocacole o estathe. ne da patatine o kinderqualunquecosa.
L'altro giorno però è successa una cosa inspiegabile. Mi trovavo in macchina, erano circa le 14,45. Al mio fianco un mezzo pacchetto di patatine Dixi (le mie preferite). In una circostanza qualunque le avrei riportate a casa. Erano le 14,45 sottolineo, fuori pasto e fuori posto. Beh ho aperto il pacchetto e ho affondato la mano destra in quel cumulo soffice e formaggioso, ho tirato fuori una manciata di patatine e me la sono cacciata tutta in bocca. C'erano briciole dappertutto: sul sedile sul cambio, sulle mie gambe, sul volante., sui tappetini. Quello che ho provato non si può descrivere.
Avevo la bocca circondata di briciole, e mi sono pulita la mano sui pantaloni. E poi ho cercato di torligere le briciole dal sedile e invece ho fatto un pasticcio di briciole:D
Però ero felice. E l'odore di formaggio si è diffuso per la macchina. E io ero ancora più felice.
E volevo dirlo a tutti.

giovedì, novembre 29, 2007

Piccole manie

martedì, novembre 20, 2007

La scimmietta sbuffante

PROLOGO di The Muffin Woman Vale
Vorrei un mondo senza tecnologia. Come una volta. Chi l'ha detto che il progresso e “l'evoluzione” debbano correre in questo verso? Vorrei un mondo senza tv, senza computer, per quanto mi sfami. Vorrei passare serate nei pagliai, a scaldarsi tra le bestie e la paglia ma dove tutti sono felici comunque. Vorrei produrre il mio cibo, sapere che è sano, trovare i vermetti nella frutta. Scambiarlo col grano la legna, i vestiti. Vorrei conoscere un solo uomo e quello è per sempre. Un rapporto di fedeltà e rispetto reciproco. E tanti figli. Sicuramente non esisterebbero le persone depresse, in questo mio mondo. la gente non avrebbe tanto tempo libero per pensare. Non ci sarebbe “Buona Domenica”. Ne qualcuno che controlla la società, il pensiero comune. Nessuno standard. D'inverno farebbe freddo anche nelle case, ognuna avrebbe un camino. Niente macchine, niente inquinamento. Sembra impossibile ma questo mio mondo immaginario esisteva. Ora conosciamo gli errori da evitare.
Si potrebbe tornare indietro.
E non è detto che non succeda.

CAPITOLO ZERO di The Muffin Woman Pat
Io invidiavo Laura Ingless. E anche Heidi e Annette.
Le invidiavo perchè potevano correre nei prati, perchè facevano un sacco di strada a piedi, strada sterrata, quando c'era, se no su e giù per le colline, per i campi e le montagne.
Le invidiavo perchè avevano le guance sempre rosse, e i vestitoni larghi.
Perchè facevano colazione e merenda con il latte appena munto. E la torta fatta nel forno a legna.
Perchè andavano a dormire quando era buio e si svegliavano quando sorgeva il sole, con il gallo che cantava.
Le invidiavo perchè giocavano in strada, potevano accettare passaggi dai carretti sconosciuti (una volta lo feci anche io in Sicilia) per farsi dare "uno strappo" a casa. E poi giocavano con gli animali, ma non quelli da appartamento. Quelli un pò più ingombranti, come le mucche e i cavalli.
Le invidiavo perchè cucinavano sul fuoco. Quello vero. :D Perchè mangiavano le minestre. Perchè in casa erano sempre tantissimi e si aggiungeva un posto a tavola. Le invidiavo perchè quando si innamoravano diventavano rosse. Ancora di più.
Perchè per parlarsi si dovevano vedere faccia a faccia e poi giocavano al laghetto e si arrampicavano sugli alberi. Perchè la sorella grande pettinava quella piccola. Perchè esisteva il "ti do la mia parola" e quella era.
Anzi non le invidiavo, le invidio.

Vorrei andare avanti potendo tornare indietro. Vorrei sentire il profumo della frutta attaccata agli alberi. Anzi, vorrei poter sentire il profumo della frutta e basta.

E sembra assurdo, ma dobbiamo usare un blog per dirlo.


Explicit
pat scrive:come lo titoliamo
pat scrive:come mai hai la musica francese
pat scrive:titolo
pat scrive:-_-
pat scrive:fff
Vale. scrive: ..
pat scrive:cosa
Vale. scrive: titolo..
Vale. scrive: mmh
Vale. scrive: la scimmietta sbuffante
pat scrive: ma non c'entra
Vale. scrive: c'entra
pat scrive:perchè
Vale. scrive: perche io e te siamo insoddisfatte
Vale. scrive:
e quando siamo insoddisfatte di qualcosa ci appelliamo alla scimmietta sbuffante
pat scrive::D
Vale. scrive: fila liscio.

La scelta giusta

Denti bianchi o gengive sane? Antitartaro o antiplacca? Menta o Salvia? Gel o microgranuli? Dosatore o tubetto? Bianco o a strisce? Tubetto da 50 ml, da 100, o 150? Con il colluttorio o senza?
Ogni volta che mi trovo di fronte all'immenso scaffale dei dentifrici tutte le mie certezze crollano e decisamente troverei utile un consulente piazzato li apposta per i consumatori incerti come me. Come quelli che ti offrono il caffè.
Quando devo comprare il dentifricio vado in crisi. E mi ritrovo davanti allo scaffale a mangiucchiarmi le unghie, con lo sguardo smarrito e la fronte aggrottata. Prendo, poso, riprendo, riposo, Metto nel cestello, due passi, torno indietro.. Tutto questo per almeno 10 volte. A volte cambio, a volte no. Dentifricio, pane, cambio dentifricio, latte, cambio dentifricio, frutta.
E' una cosa che mi ha sempre creato moltissima difficoltà.
Ma non posso affidare questo compito al resto della famiglia, perchè la scelta del dentifricio è una cosa seria. Troppo importante per farsi guidare solo dalle offerte speciali. E loro non capiscono.

Lavarsi i denti è la prima cosa che si fa al mattino e l'ultima prima di andare a dormire. A me sono sempre venute le idee migliori lavandomi i denti. Oppure giro per casa, faccio altre cose, mi vesto, cammino, a volte rispondo anche al telefono:"schhhssahhaa mhhi ssthho lavvhanhdooo i dennccttthi"

Meno male che nelle altre cose non ho tutta questa difficoltà.........

giovedì, novembre 15, 2007

Caro Babbo Natale,...

Caro Babbo Natale,

...scusa se ti prendo un pò d'anticipo, ma sai coi tempi che corrono in Italia....
Il fatto è che ieri ho trovato nella cassetta delle lettere condominiale(ora va di moda così)la pubblicità di Toys e così un brivido mi ha attraversato la schiena e una lacrimuccia mi si è appesa all'occhio destro. Ho provato a fare finta di niente evitando di aprire il foglio, ma quando poi ho visto alla Tv la pubblicità della CocaCola, ho capito che dovevo muovermi. Scusa se non ti ho più scritto, ma mi hanno fatto credere che non esistevi più. In effetti i miei regali degli ultimi 18 anni devono essere stati spediti alla persona sbagliata. Ma di questo non mi meraviglio...

Sai che io non ho mai avuto grandi pretese. Non ho mai chiesto la villa di Barbie con terrazza, tantomeno la Ferrari di Barbie (anche perchè ce le aveva già mia cugina); non ti ho mai chiesto Ken (rimediato con una barbie vestita da uomo a cui ho tagliato i capelli, poverina); non mi interessava avere ne il Dolce Forno, ne la macchina del gelato, ne il gameboy, ne Nouvelle Cuisine. Non mi fregava di avere tutte le videocassette originali di Walt Disney, nemmeno Babymia(anche perchè avevo una ottima imitazione, un pò limitata nel vocabolario e un pò più grassa), non volevo niente di tutto ciò.

Io ti ho sempre chiesto solo ed esclusivamente due cose:
E cioè: i pattini a rotelle a stivaletto, quelli bianchi da principessa (cazzo ce li ha pure la mia amica Vale), ma oramai ho comprato i roller al Lidl a 19euroe90. (usati n.2 volte)
E poi la cosa che ho sempre desiderato in assoluto, che sarei pure venuta a prendermela a casa tua, che forse non ti sarebbe nemmeno costata tanto, eraaaa....
....il Kit per fare le pulizie.


Oh che ti devo dire, ma quel mini mocho, con quella mini scopetta, la mini paletta, e le mini spugnette, e il mini carrello, e il mini secchiello, mi hanno sempre fatto impazzire.

Poi uno si domanda perchè non mi piace tenere in ordine la mia camera....
Ti metto anche una foto, così non puoi sbagliarti.



Con affetto,

lunedì, novembre 12, 2007

Se fosse un fiore..?

Il lunedi mattina e il venerdi ci si sente giustificati ad essere stanchi e di cattivo umore. Se qualcuno osa chiederti che hai, alla risposta "è lunedi" nessuno può obiettare. Anzi, alle spalle sento vociferare: "lasciatela stare poverina, sai, oggi è lunedi!" "aaaah cavolo, non ci pensavo...". E cosi con questa banale scusa mi guadagno un pò di tranquillità. Non che ne abbia bisogno. Io sono di indole tranquilla, rasento lo scazzo, tantevvero che in molti si chiedono cos'abbia. Niente, è il mio rasentare lo scazzo.
E poi solitamente al lunedi si è reduci dal weekend. e i miei week end sono tranquilli, solitamente rifiuto l'inutile "giro in centro a far 2 passi" per chiudermi in casa, tranquilla.
Se poi, come questa domenica si tratta del "giro in centro a far 2 passi che è S. Baudolino e ci son le bancarelle e vediamo un pò di gente" allora prendo chiodi e martello e chiudo la porta con le travi. Come nei cartoons. Oddio, amo la gente e il casino, la città diventa anche un pò più colorata e ciò è un tesoro raro da queste parti. Ma quando ci sono le bancarelle si aprono le gabbie. Si è costretti a camminare per le vie col passo del gambero (di lato, possibilmente con le gambe un pò piegate molleggianti) ma quel che è peggio è il saluto obbligato e ripetuto. Perchè è in queste occasioni che rivedi i compagni delle superiori, delle medie, delle elementari, degli scout, del catechismo, che non ti cagano tutto l'anno ma che qui invece hanno tantissime cose da dire. E ci si ferma. In mezzo ai granchi, cosicchè ti devono girare intorno.
Finito l'estenuante colloquio prosegui per la tua via, ma lo incroci molteplici volte e per ogni singola volta lui ti saluta. E così per gli altri 50 compagni di infanzia.
Per questo evito.

Così ho trascorso il tempo a pensare e sono giunta ad un interessante pensiero sulla vita, che è non è altro che un se con un ma con un però. Ed è qui che mi è tornato alla mente il gioco del "se fosse..." di qualche anno fa a Domenica In, mi sembra.
Personaggi famosi a quel tempo (potrei osare una Sandra Milo con una Serena Grandi o una Debora Caprioglio o una Jo Squillo per esempio) che dovevano indovinare chi fosse il personaggio misterioso con delle domande che iniziassero con "se fosse..". Ricordo divenne il gioco dell'estate ma ancora mi chiedo come fosse possibile identificare una persona in questo modo. bel gioco comunque.



venerdì, novembre 09, 2007

Album di famiglia

Sicilia.
Provincia di Siracusa. Villaggio San Lorenzo.
Anno 1986


Ogni volta che guardo questa foto sento il profumo acre dei pomodori stesi al sole ad asciugare.
Voi non potete vederli ma erano proprio di fronte a me e a mia sorella.
Ricordo tutto di quella mattina. Il sole aveva già riempito di luce la stanza dove dormivamo io e mia sorella. Lei era pronta da mezz'ora. Come al solito doveva fare la figlia precisa.
Io avevo scampato il vicino che ogni mattina veniva ai piedi del mio letto col biberon attaccato alla bocca e punzecchiandomi i piedi pretendeva che giocassi con lui.
Ero piccola ma avevo già un brutto rapporto col sonno.
Mia mamma entrò gridando nella camera. Ma non per sgridarmi...per dirmi che dovevo correre in terrazza. "Correre??Alle 8 del mattino??"

Sopra il tetto della "nostra" casa, rigorosamente in affitto nella 5^ strada del Villaggio San Lorenzo, come oramai si faceva da almeno 5 anni e come avremmo fatto per altri 10 , c'era una terrazza gigantesca. Non ho mai capito che utilità potesse avere una terrazza a cielo aperto considerando che d'estate, in Sicilia è impensabile stare al sole senza un pò di ombra intorno.

Così mi trascinai sulle scale.
Il pavimento della terrazza era rosso sbiadito.
E solo allora capìi l'utilità di un terrazzo gigante.
Su delle tavole di legno c'erano una quantità industriale di pomodori tagliati a metà, che avrebbero fatto invidia all'uomo Del Monte. Erano li a seccare. L'odore pungente mi entrò nelle narici. Certo...uno la mattina spera di svegliarsi col profumo di brioches e cornetti, anche se in quel caso sarebbe stato più corretto dire "con l'odore della granita di mandorla e della brioches di pasta gialla". E invece no.(ma questa è una cosa che a casa mia succede tutt'oggi, quando la domenica ci si sveglia con l'odore della parmigiana di melanzane)
Rimasi un pò perplessa alla vista di quel tappeto rossiccio.

Fortuna che mio papà aveva la fissa delle foto ricordo :)

giovedì, novembre 08, 2007

Cosa vuoi fare da grande?

Da piccola non ho mai pensato a un unico lavoro che avrei voluto fare da grande. Di solito tutte le bambine sognano di fare le ballerine. Ma mia mamma solo per portarmi a ginnastica artistica/ritmica faceva una fatica ("no c'è una nuvola fra poco piove" "dai che poi dimagrisci troppo" "E' così lontano") che mi ha fatto subito passare la voglia di sperare in un futuro col tutu. Eppure potrò sempre vantarmi di essere stata scelta dall'insegnate per fare il saggio di fine anno col gruppo delle grandi (ok ok insieme a un'altra bambina e ho le prove)
Poi improvvisamente il mio fisico si è evoluto, e così un giorno decisi che avrei fatto il medico. Nel terzo mondo. Ne ero certa, tanto che un mio morosino degli anni 90 mi disse che non me l'avrebbe permesso e io lo lasciai.
Non ricordo di altri lavori. Beh sono sempre stata una forte sostenitrice del lavoro da Casalinga.

Oggi faccio tutt'altro, però ho pensato che non è giusto che uno non possa provare a fare tutti i lavori che vorrebbe fare.
Nell'ordine i lavori che vorrei provare a fare sono:
- la benzinaia
- la maestra d'asilo
- la cartolaia
- la cameriera (francese) o la signorina della reception nell'albergo
- il controllore delle ferrovie dello stato
- la voce delle ferrovie dello stato, quella che annuncia i treni (scusate ma mi sento già:"e' in arrivo sul 3° binario..no no sul 4°...no no scusate cazzo sul 1°...e tutta la gente su è giu per le scale :D)
- il falegname
- la sarta
- la casalinga
- il dermatologo
- il muratore
-l'inventrice di sondaggi (oggi vediamo quanta gente si lava prima di colazione e viceversa; oggi vediamo quanti chattano su msn e per quanto tempo )
Tutti lavori prettamente manuali. Non sono fatta per i lavori di mente, anche perchè la mia mente è già impegnata a fantasticare, quindi non ci sarebbe spazio per altro.
Invece i lavori che non potrei proprio fare sono:
-la commessa
-la bancaria
-la manager
-l'attrice
-la dj
-l'impiegata di un ufficio pubblico
-l'autista (mi faccio già un sacco di viaggi per conto mio)
-la giornalista
-la cassiera

Dovrebbero inventare la settimana internazionale dello scambio del lavoro: io ti presto il mio lavoro e tu mi presti il tuo. Non credo che ci sarebbero troppe conseguenze negative per l'economia italiana. Tanto peggio di così.

LA PROVA:
Nella foto Patty che fa il saggio con quelle "grandi" (facilmente distinguibili grazie ai collant neri 20 denari)

martedì, novembre 06, 2007


A casa mia periodicamente compaiono degli oggetti misteriosi ma nessuno sa perchè vengono comprati. Arrivano e basta. Di solito si tratta di oggetti della più moderna tecnologia.
Come la volta di Sky (è durato meno di un anno, ho mandato la disdetta poco tempo fa)....o del lettore DVD, acquistato a 19 euro e 90 da Mediaword, voluto, desiderato (come fai senza al giorno d'oggi??) e poi abbandonato sulla cassettiera bianca e diventato un ottimo portagioie.
Per non parlare del MochoVileda che possiamo considerare tecnologico visto che a casa mia siamo gli affezionatissimi del rastrello e dello straccio.
Vorrei citare anche i numerosi cordless che sono stati come meteore in casa mia. Nel senso che sono passati alla velocità della luce, sono caduti e deceduti sul pavimento.

Un giorno di qualche mese fa è arrivata nell'appartamento al 5° piano, la famosa "poltorna vibrante".
Ricordo un pò confusamente un catalogo delle poste, una specie di poltrona molto semplice e l'idea che senza di essa la nostra vita non avrebbe avuto più un senso. Già ci immaginavamo interminabili sedute di massaggi grazie ai quali saremmo stati più tonici e rilassati.
Dopo aver spinto mio papà all'acquisto indispensabile, la poltrona vibrante si è materializzata nella mia camera (materializza un cazzo, 5 piani a piedi per metà sulla mia schiena)
Dopo un primo momento di stupore, in meno di 24 ore è diventata un ottimo appendi abiti.
I miei.
Anche perchè sfido chiunque a trovare 20 minuti di nullafacenza durante l'arco della giornata.

Ieri guarda caso li ho trovati e ho trovato anche la poltrona stranamente svestita (cioè Sprovvista di vestiti messi sopra a torre di pisa)
Mi sono seduta e ho attivato il tasto "On". Prima che la vicina del piano di sotto cominciasse a battere la scopa contro il soffitto, ho prontamente diminuito la potenza. :) Mentre un rullo mi ridistribuiva le ossa e i muscoli a suo piacere, le vibrazioni sotto le gambe mi hanno fatto subito crescere il nervosismo accumulato da sabato.

Morale: alla fine della seduta il dolore alla schiena che non avevo mi è venuto e a questo si è aggiunto il mal di gola.
(eh oh state voi a lamentarvi dal dolore per venti minuti)

venerdì, novembre 02, 2007

Il Gatto e la Volpe

Vale e Patty al lavoro ad Arenzano




"La figlia di Rosella fa la prima comunione" "E chi se ne frega" risposi io, quando mio papà mi disse che dovevamo farle il regalo.

Questo è il primo ricordo che ho della mia amica Valentina. Immaginata un pò cicciottella,
dentro un vestito rosa confetto, con gli occhiali spessi un dito, viziata e capricciosa.
Poi dopo un buco di una decina di anni, improvvisamente "la figlia di Rosella" mi si materializza davanti agli occhi, in quel di Arenzano: Alta più di me, magra, timida e silenziosa.
Un'occhiata dall'alto al basso e viceversa e l'idea di distruggerla.

Pensai che non sarebbe durata un'ora. Ho iniziato a farle l'elenco di tutto quello che avrebbe dovuto fare, esagerando anche un pò: "Sveglia alle 7, poi colazione, cambia i ragazzi(..), spiaggia, strada lunga, stress, ritorna, nervoso, pranzo, lava denti, riposino, di nuovo spiaggia, docce, cena, uscite(..)fatica, tanto sonno"

Non ricordo come era vestita, ne come aveva i capelli (oddio forse come ce li ha ora).

Non ricordo nemmeno cosa mi disse quando si presentò.
Dava le spalle alla finestra.
Ricordo però, che dopo la mia spiegazione, pensavo che non l'avrei più rivista.

La stessa sera i nostri vestiti erano già mescolati nell'unico simil-armadio che avevamo in comune.

Alla fine della vacanza, hem della colonia, avevamo una complicità che nemmeno dopo anni di duro allenamento si guadagna.


Oggi ci aggiorniamo come si aggiorna una pagina di posta elettronica.



Io la figlia di Di Donna non la conoscevo, nonostante facesse la mia stessa scuola. Vedendola per i corridoi immaginavo fosse lei, aveva qualcosa di vagamente familiare… Suo padre invece me lo ricordo bene, quando andavo alla fiera di San Giorgio mi dava sempre i biscotti. Non mi interessava conoscere le figlie. Mi bastavano i biscotti una volta l’anno.

Quando mi proposero il lavoretto estivo in colonia (con tanto di colloquio) mi dissero che se non avessi retto potevo tornare a casa.

Era il novantanove.

La colonia era bellissima. Ad attendermi non c’era nessuno, tanto per mettermi a mio agio. Le mie colleghe erano già arrivate e credo avessero deciso di ignorarmi. Reduci da una vacanza in famiglia come solo loro possono fare passarono il loro tempo a fare i balli del villaggio.
Patty racconta spesso di avermi cercato di spaventare dandomi un sacco di mansioni. In realtà mi disse solo: “lei è Michela, svuotale la valigia!”. “…ok…”.
E questo fu il nostro primo dialogo.
Penso mi avesse dipinto nel suo variopinto cervello come la spocchiosa ragazzina che va bene a scuola ed che fa ogni cosa alla perfezione. Ed è cosi, ma le feci credere il contrario.

La leggenda narra che bastò il tempo di finire la valigia di Michela per far sbocciare l’amore.

Non tornai a casa.
Ressi a fatica quei giorni. Con due ore di sonno ogni notte.

Suggestione

Ieri credo di aver provato quello che prova Braccio di ferro tutte le volte che mangia gli spinaci.


Ho un pessimo rapporto con il sonno, nel senso che quando mi attacca, difficilmente riesco a resistergli. E' così affascinante con me, gentile...non ci mette molto a conquistarmi di solito. Sopratutto quando siamo in macchina. Mi cattura in un secondo. E infame perchè a volte mi paicerebbe rifiutare le sue avance, ma come si fa a resistergli?
Beh dicevo, ieri mi trovavo in macchina, ovviamente seduta dietro, come in tutti i viaggi di ritorno. Ho cercato di non farlo entrare ma devo aver lasciato un finestrino aperto. Poco prima mi era stata donata una lattina magina dai colori e le scritte poco comprensibili. L'ho presa perchè i regali fanno sempre piacere e l'ho messa in tasca. Da piccola ero affascinata dalla storia della cicala e la formica. Ho pensato "magari mi può tornare utile"
Sta di fatto che in macchina, quello stronzo, comincia ad attaccarmi e io, dietro a resistergli. Ho lottato con tutte le mie forze, ma poi all'improvviso il primo segno di cedimento. La testa va giù.
Allora inizio a guardare la tasca rigonfia. Accarezzo la lattina " no dai non posso...solo in caso di necessità"La testa va di nuovo giù. Riguardo la lattina. "resisti" la tiro fuori, la rimetto in tasca,"lascia perdere dai" la ritiro fuori.
Rumore di lattina stappata.
La macchina viene inondata da un profumo di fragola e tutto si colora di rosa.

Ho ceduto ai superpoteri. Due golate al big babol. I miei occhi si sono spalancati. Tipo così O_O
Mi sono sentita come un super eroe:)


Effetti collaterali: mi sono addormentata alle 4,30 O_o

lunedì, ottobre 29, 2007

Zoom

Non ci posso fare niente, mi piace troppo. Mi piace osservare le persone. Studiare il particolare che fa la differenza. Ingrandire il dettaglio: un sopracciglio che si inarca, un angolo della bocca che si tende, una mano che gioca con la collana cercando di proteggersi, uno sguardo che insegue facendo attenzione a non farsi vedere, unghie rosicchiate o curate...
Ieri, serata in discoteca. Non importa dove, una qualunque, va bene lo stesso.
Attenta a non incrociare lo sguardo di nessuno, ho osservato, tra sudori scintillanti, profumi nauseanti e abiti neri (credo per la festa delle streghe)(ok non so bene come si scrive hallow. o meglio mi manca l'ultimo pezzo e con una connessione a 56k non posso cercare sul dizionario on line, tanto mi sta pure sulla palle come festa)(io ero fuori tema, ero vestita di marrone)
E' stato un lavoro pericoloso, perchè se solo la tua pupilla attraversava la traettoria di un'altra pupilla era la fine.
Con le luci psicadeliche mi sembrava di giocare a "un due tre stella".Mi faceva ridere. ERa come avere tante istantanee fresche di stampa. ( Hem no, non era la prima volta che andavo a ballare.)
La discoteca è un ambiente dove non mi sento proprio a casa.

Ringrazio la direzione per averci graziate con la musica Revival.

mercoledì, ottobre 24, 2007

I gemelli del destino

Non capisco proprio come possa accadere, non me ne capacito, non me ne faccio una ragione. Eppure sembra che non vogliano stare proprio insieme. Forse litigano, non so. Forse cercano un modo per evadere, ognuno la propria strada e in un attimo mi ritrovo a dialogare solo con uno di loro. Eppure non faccio differenze. Li tratto nello stesso identico modo. Non so forse non li curo abbastanza, eppure non posso sare con loro 365 giorni all'anno. Ammetto a volte di essere un pò pigra con loro, certe volte mi tocca divederli, ma solo per questioni di spazio e comodità. Ma alla fine uno di loro se ne va sempre. Qualche volta sono riuscita a riunirli. Ma accade raramente. Ma tutte le volte uno di loro se ne va, senza preavviso, così all'improvviso. Oramai non ci rimango nemmeno piu° male. Anche perchè non faccio proprio in tempo ad affezionarmi. Nell°ultimo anno ho dovuto ricominciare da capo almeno 5 volte.
L°ultima fuga ieri. Forse é rimasto in stazione...forse é rimasto sulla metro quando sono scesa io...o é scappato quando sono scesa dalla macchina. Ci ha lasciati senza troppe spiegazioni. Gli volevo davero bene. Piu delle altre volte.

I guanti nella mia vita hanno vita breve :)

Thanks to:
-mio cugino Daniele che mi ha permesso col suo Mac o Mec o Mc :) di scrivere questo post. (Vale togli il simbolo grado e metti l'apostrofo per favore?)
-mia cugina Alessia che col su Pc mi ha permesso di ringraziare mio cugino Dany