mercoledì, luglio 09, 2008

Aggiornamenti

Regola n.3
Stirare con la pancia scoperta e usare il vapore quando hai il ferro da stiro vicino a quest'ultima provoca piccole ustioni.

Regola n.4
Lavare in lavatrice capi arancioni e bianchi, fa diventare i capi bianchi color "bibita del Lidl al gusto di arancia senza zuccheri aggiunti"

Regola n.5
I ragni maledetti preferiscono la parete rossa della camera da letto.
Maledetti, perchè il soffitto è troppo alto e ho bisogno di un bastone lunghissimo che non ho.


Regola n.6
Mangiare lo yogurt scaduto da 2 giorni perchè "vabbè due giorni che vuoi che sia, mi spiace buttarlo" nuoce gravemente alla salute

Nel frattempo credo che mi iscriverò "Corso di sopravvivenza domestica" sul sito http://www.lacasalingaideale.com.......

lunedì, luglio 07, 2008

Bluvertigo Vs Cristina D'avena














Week end di concerti.
Io so chi è Morgan perchè l'ho visto a X-Factor una volta facendo zapping.
Vale invece lo conosce bene, anzi lo ama. Continuava a dirglielo. Si è anche giocata la sua unica occasione incrociandosi con lui mentre mangiavamo un panino salamino e crauti. Lui passa in macchina salutando i fan e noi a sbranare un panino.
Conoscevo solo il ritornello di una canzone.
Mi sono anche trovata appollaiata in un wc chimico a fare il bilancio della mia vita mentre una canzone di quelle da "bilancio della tua vita" si intrufolava nel contenitore rosso. Non avevo mai visto dei wc chimici così romantici.
Gli stessi wc che c'erano da Cristina.
Lei invece la conosco bene. E' un pò come una sorella maggiore. Anche se io ne ho già una e mi basta. Abbiamo cantanto a squarciagola tutte le canzoni, tra una goccia e l'altra di pioggia.
Tutti bambini. Bambini degli anni 80. Memole, I Puffi, Johnny è quasi magia, Magica Magica Emy, Georgie (io amavo in gran segreto Abel), Jem e le Ologram, Occhi di gatto un'altro colpo è stato fattoo...tutte bellissime.
E poi l'incontro.
E l'autografo.
Io ero già stata a un concerto di Cristina. Facevo le elementari. Mio papà a me e ai miei cugini ci fece l'autografo finto sul biglietto d'ingresso senza farsi vedere.
Stamattina l'ho chiamato e gli ho detto"Papà, stavolta l'autografo ce l'ho vero"

Grazie Beppe.


Un cuore matto,matto da legare...

Che sono maldestra, si sa. Devo aver preso da mia mamma, che rompe tutto e poi cerca di far finta di niente incollando i pezzi e rimettendo a posto le cose rotte magari girate di schiena:)

Mi cade tutto dalle mani. Tutto.
Una volta di tanti anni fa ad esempio, m'è caduto il cuore per terra e si è frantumato, come un Oro Saiwa (veramente quella volta mi avevano spinta..).
Così ho dovuto rincollarlo tutto, ma in casa avevo solo la Pritt...
E tutti a vedere che avevo il cuore coi pezzi che non combaciavano perfettamente. Così gli ho dato una passata di colore rosso, ma forse non è servita a molto.
Ogni tanto si scollano dei pezzi, ma tuttosommato regge bene. Diciamo che si solleva qualche punta qua e la, ma il Super Attack per ora è troppo pericoloso da usare.
Più che altro perchè non lo so davvero usare e mi sono già incollata le dita tante volte:)
Due sere fa è di nuovo venuto giù un pezzo.
Ma stavolta mi sono rotta e c'ho dato una bella graffettata con la pinzatrice.
Mi sono fatta male, ma alla fine sono sicura che ora non verrà più giù. Di solito succede che i pezzi si staccano quando mi arrabbio. Anzi, quando mi fanno arrabbiare.
E' un cuore strampalato. Se lo guardi ti fa quasi tenerezza.
Forse dovrei decidermi e comprarne uno nuovo, ma quelli nuovi costano un botto.
Magari adesso che è periodo di Saldi, uno a poco lo trovo.
Oppure cerco al Lidl, che lì ogni tanto escono le offerte...:)

venerdì, luglio 04, 2008

Problemi morali

Ieri sono arrivata in ufficio e davanti alla porta dell'ingresso ho visto uno scarafaggino.
Dopo aver allertato tutti, sono tornata a riesaminarlo. Era a pancia in su e muoveva tutte le zampine. Credo che fosse in fase di premorienza, anche se non mi spiego perchè tutte le bestioline quando stanno per morire si cappottano.
L'ho lasciato nella sua sofferenza e sono andata a lavorare.

Al pomeriggio, prima di uscire, mi è ricaduto l'occhio sullo scarafaggino. Era ancora lì dove lo avevo trovato. Si muoveva un pò più lentamente ma era ancora vivo.
Allora per quanto schifo mi facesse, ho recuperato un giornale e l'ho rigirato di schiena. Ho pensato "boh magari s'è solo cappottato, poverino"
Ma quando l'ho girato è rimasto tutto storto e si muoveva male. Sono andata a posare il giornale e tornando era di nuovo a pancia in su.
Stava soffrendo. Era palese.
Allora sono andata a riprendere il giornale e con tutta la forza che avevo gli ho dato tre colpi.
Ho pensato che non poteva soffrire ancora così tanto.
Ma era ancora vivo. Allora l'ho finito con altri due colpi.
Poi ho abbandonato il giornale sul termosifone, come per liberarmi in fretta dell'arma del delitto e sono scappata via.
Forse non avrei dovuto ammazzarlo, avrei dovuto lasciarli lì.
Ma io faccio un lavoro che mi fa vedere tutti i giorni la sofferenza e io credo di avergliela levata, la sofferenza.
Così ho deciso per lui.
Oppure ho deciso per me?

giovedì, luglio 03, 2008

La semplicità

Non so come io e Gecco siamo diventati amici.
Siamo ai tempi di mirc. Quando ci si connetteva col modem 56 k e quando per chattare di notte mettevo un telo sulla porta a vetri della mia cameretta per non far passare la luce dello schermo del pc, e un cuscino sopra il modem per non far sentire il collegamento in atto.
Gecco sa tutto di me.
Mi viene spontaneo dirgli tutto, ma non solo i fatti, anche i pensieri. Anche quelli che per orgoglio magari di solito non dici. Mi viene facile perchè scrivo, perchè a parlare non so se ce la farei.
La prima volta l'ho visto a Lucca forse, alla fiera del fumetto. Allora andavo a Lucca alla fiera del fumetto per vedere i miei amici di chat tutti in una volta sola. Loro guardavano i fumetti, e io guardavo loro.
Brava gente, un pò strani, ma bravi.
Gecco parlava poco.
Mi ricordo di una corsa fatta col carrello. Funzionava che mettevano uno dentro al carrello poi lo spingevano e quando arrivava al marciapiede si ribaltava.Non l'ho mai detto ma avrei voluto farlo pure io:)
A Gecco dico tutto, anche quei pensieri che magari ti farebbero prendere per matta se li dicessi ad alta voce. Invece lui no, non mi prende per matta.
Mi risponde con cose sensate.
Una volta l'ho fatto arrabbiare un sacco e non ci siamo parlati/scritti per piu' di un anno. Ogni tanto faccio arrabbiare le persone in questo modo:)
Un giorno mi ha spedito una scatola con dentro due cose: un drago che se gli davi la corda camminava e sputava le scintille, e le stelle da mettere sul soffitto della camera, perchè sapeva che avevo paura del buio.
Mi fa ridere un sacco quando mi racconta le sue "avventure".

Gecco mi ha insegnato la semplicità.
Forse lui non lo sa ma è così.

E mi ha anche insegnato a dire "Fa basta eh.." che significa "smettila"

martedì, luglio 01, 2008

L'ultimo giorno


E’ come l’ultimo giorno di scuola.

Guardavo i miei compagni. A volte odiati, a volte amati, alcuni ero sicura che non li avrei piu’ rivisti, altri li avrei ritrovati per le vie del centro, magari a malapena un saluto, magari sposati e con figli o piu’ probabile, eterni studenti. Li guardavo e ripensavo alle avventure passate assieme, ai litigi, agli insulti, alle incazzature, ai turni saltati, al panico da interrogazione, ai suggerimenti ricevuti e dati durante i compiti in classe, alle merende condivise, ai biglietti del fantacalcio che quelli della prima fila mi chiedevano di passare a quelli dell’ultima e io che modificavo le formazioni, alle sigarette fumate in bagno…
Vestiti estivi leggeri, gonne, canottiere che già anticipavano le vacanze al mare, qualcuno abbronzato, qualcuno bianco da studio.

Poi respiravo l’aria profondamente. Per intrappolare per sempre l’odore inconfondibile delle aule: quel profumo misto a gomma-mina di matita, colla, gesso e cancellino. Quell’odore fatto di persone diverse, a volte sudate, a volte rivestite di profumi variegati; quell’odore di banchi scritti, di sottobanchi pieni di cartacce, di zaini pieni di libri, di fogli protocollo, di libri sottolineati..

Poi toccavo gli oggetti, accarezzavo il banco liscio e freddo che mi aspettava tutte le mattine.
E l’attaccapanni ruvido riverniciato di grigio fumo; toccavo il legno scheggiato delle sedie su cui mi si impigliavano sempre i vestiti; passavo lentamente le dita sopra le pagine dei quaderni scritti, quelli con i fogli sottili, su cui si sente il segno della biro.
Toccavo la lavagna, i gessetti bianchi e sentivo le mie mani fastidiosamente impolverate…

E poi chiudevo gli occhi e ascoltavo il suono delle voci. Qualcuna l’ho dimenticata, qualcun'altra la sento tutt’ora echeggiare nella mia testa, altre, le più importanti, le sento quotidianamente. Ascoltavo il brusio provenire dai corridoi, le risa, le voci gracchianti dei prof.
E l’inconfondibile campanella, che a volta salvava le giornate da interrogazioni dell’ultimo momento.

Poi spariva tutto, e vedevo la scuola vuota.
Le sedie un po’ spostate dai banchi; la carta per terra, le scritte sulla lavagna, qualche libro dimenticato, il registro sulla cattedra, i corridoi vuoti.
Vedevo gli odori e i rumori di quell’ultimo anno svanire, dissolversi.
Il vuoto. Il silenzio.

Con la consapevolezza che non sarei più tornata tra i banchi di scuola. Solo i ricordi.

Ecco, è proprio come l’ultimo giorno di scuola.

giovedì, giugno 26, 2008

Scoperte

L'altro ieri ho scoperto che il mio forno ha uno scomparto, sotto. Tipo un nascondiglio segreto. Anche se adesso non è più segreto perchè l'ho detto. v_v
Ero felicissima. Uno scomparto in più è fondamentale. Non so ancora cosa ci metterò dentro.
Però ho uno scomparto in più.
Ho solo un problema. Che continuo a mettere le cose in posti diversi e a cercarle in altri.
Tipo che cerco sempre il Nesquik dove ho messo le padelle. O gli Oro Saiwa dove c'è la pasta.
O cerco i sacchi dell'oraginico sotto il lavandino e invece sono nel mega-ripostiglio.
Allora li ho spostati sotto il lavandino. E ora li cerco sempre nel ripostiglio.

Il mio ripostiglio è magico. Inghiotte le cose e le fa comparire in altri posti in casa.
Ieri ero sicurissima di aver messo su una mensola lo scothc di carta e toh, m'è comparso in sala.
Misteri...

mercoledì, giugno 18, 2008

ritorno nella blogosfera.

Che titolo. classico da articolo di bassa qualità in qualche sito pubblicitario.
però. ogni tanto ripasso.

Sicuramente patty ha riempito il vuoto della mia mancanza. poi con l'avvento della (nostra) nuova casa ha un sacco di cose da raccontare:) Io la chiamo la casa della salvezza. Potrebbe essere anche il nome della prossima coalizione berlusconiana..

In questo periodo fantastico molto. Me ne sono accorta ieri.
Stavo guidando a un certo punto ho sentito la testa che girava verso sinistra. e il collo si è piegato un pò da un lato. Un ghigno e lo sguardo allinsù.
E li sono scoppiata a ridere. da sola, ovvio. a pat capita sempre. Quando le parlate, state attenti. a volte da anche risposte azzeccate. ma in realtà lei è a casa sua che fa il bucato, al vespa club, nel letto..

Saluto punzy e sotti. Ah sotti, io e bepi ti abbiamo vista in giro..;)

giovedì, giugno 12, 2008

Faccende domestiche: Cap. I - La lavatrice

Ieri ho fatto amicizia con la mia nuova lavatrice.
Dopo aver letto e studiato tutte le istruzioni, e deciso che userò sempre gli stessi due programmi per tutti i lavaggi, ho pensato che, per evitare di inziare a vestirmi con i colori casuali e con i vestiti invernali, era ora di fare il primo lavaggio.
I capi scuri.
Detersivo Sole, Ammorbidente Felce Azzurra, Acchiappacolore, Anticalcare Esselunga (il Calfort per ora costa troppo). Seleziona programma, temperatura 40°. Avvio, incrociando le dita.
Poi di corsa al lavoro...

h. 18,00
Regola n.1.
Lasciare il bucato troppo tempo in lavatrice non va bene. La roba si stropiccia e prende odore di cane bagnato.

Decido di fare un risciacquo con ammorbidente.
Ammorbidente Felce Azzurra, seleziona Programma. Avvio.
Nel frattempo inizio a cucinare la cena. Piselli con uovo fritto (n.d.r. io amo le uova)
Finisce la lavatrice, aspetto i minuti canonici per poter aprire l'oblò, ma dopo 10 minuti niente.
Spengo la lavatrice. Apro l'oblò.

Regola n.2
Il ciclo del risciacquo non fa lo scarico dell'acqua.

Un'onda anomala ha invaso il mio cucinino.
Mentre con un occhio vedevo i piselli scoppiettare come pop-corn e con una mano cercavo di abbassare il gas, con l'altra ho rittappato l'oblò, cercando subito di asciugare il pavimento prima che il mobile di legno si gofiasse come una spugna.
Tutto fatto con le finestre spalancate.
Credo che i miei dirimpettai, avranno una nuova sit-com da guardare:)

martedì, giugno 10, 2008

Pensieri volanti

Quando faccio determinate scelte, anche solo un capo d'abbigliamento, o una tazzina da caffè, o un paio di scarpe, o un posto dove andare in vacanza, come parlare a una persona, come rapportarmi con la gente, come muovermi nello spazio, mi chiedo cosa mi spinga a comportarmi in un determinato modo piuttosto che in un altro.
Si voglio dire, in base a che cosa decido.
Cosa mi influenza.
Cosa mi ha portato a essere quella che sono.
Tipo perchè io scelgo le scarpe da ginnastica marroni, anzi le stan smith marroni con gli strappi, piuttosto che un bel paio di scarpe col tacco.
A volte mi piacerebbe rivedere tutti i momenti in cui un determinato evento ha "deviato"il mio carattere.
Oggi mi è capitata tra le mani una foto.
Una vecchia foto.
Oggi ho capito perchè sono distratta:)
Curiosa di sapere chi o cosa stavo guardando..

Scuola Materna E.De Amicis. Anno 1985-86 - foto della Sezione Gialla

giovedì, giugno 05, 2008

La formica e la cicala

Le formiche sono degli animali che mi fanno troppo schifo.
Anche se sono piccole, le temo un sacco.
Non so se si può chiamare formicofobia, ma quando ne vedo una che cammina mi vengono i brividi di quelli che arrivano al collo e riscendono giù dalla schiena. E la nusea.
Se poi le formiche sono tantissime, vado fuori e mi sento come se dovessi svenire.
Vabbè forse ho esagerato:) però mi fanno davvero senso.
Da piccola non ero così. Una volta, al mare, mia mamma mi aveva lasciata con mia sorella perchè doveva andare a prendere le chiavi della casa in affitto e mia sorella fece una strage di formiche. Io piansi un sacco e così per farmi calmare facemmo un gran funerale, con foglie secche come bare e preghierina finale.
Da lì si comprese subito la mia fine sensibilità.
Il mio odio credo che sia nato a causa di mia nonna che una volta al mare (quando aveva iniziato a non starci più dentro con la testa), aveva nascosto delle brioches sotto il cuscino. Mia nonna nacondeva tutto sotto il cuscino. Se non c'era da mangiare c'erano le buste della spesa. Se non c'erano le buste, c'era la biancheria intima.
Le formiche che mi fanno piu' paura sono quelle grosse e lucide, che quando si muovono sembra che scricchiolino tutte; se poi camminano velocissime impazzisco.
Quando ne vedo tante insieme mi piace soffiarCi sopra e vedere che si agitano tutte. Poi si calmano, soffio e si riagitano. Però poi smetto perchè ho paura che si vendichino:)
E poi la formica è troppo laboriosa per andare d'accordo con me.
Quasi preferisco le cicale.

giovedì, maggio 29, 2008

Sincronismo

Ieri pomeriggio mi è successa una cosa strana.

Ero in ritardo.
No, non è questa la cosa strana:)
Camminavo con passo sveltissimo, per quanto possa essere svelto il passo di una persona alta 1.64 -non mento c'è scritto sulla carta d'identità:)-
Assorta nei miei pensieri, con le cose da fare che si prendevano a pugni per prevalere l'una sull'altra, avevo appena salutato la mia amica Elisa. Il semaforo è diventato verde per i pedoni. Ho attraversato sulle strisce. Ma non dalla solita strada, di solito passo sulle strisce che si trovano più avanti, perchè non c'è il semaforo e faccio prima.
A un certo punto da un palazzo si è staccata una pietra (praticamente un pezzo di muro), è rimbalzata su un cornicione, mi è passata davanti al viso e si è frantumata a un centimetro dai miei piedi.
Un sincronismo perfetto.

Sono rimasta immobile trenta secondi, tra gli sguardi increduli e sbalorditi dei passanti.
Uno da una macchina mi ha pure gridato"eh, ti è andata bene"
In quei trenta secondi pure i miei pensieri si sono fermati a guardare la pietra, per terra, appuntita, arancione.
Ora non so perchè quella pietra abbia deciso di non frantumarsi sulla mia testa.
Forse perchè sapeva di non avere speranze.
Ho pensato a quanto è strano il destino.
A cosa sarebbe successo un secondo dopo.

Forse ha solo ragione il passante...

il palazzo, poche ore dopo

martedì, maggio 27, 2008

La clef

Che in francese significa:"la chiave".
Alle scuole medie avevo un libro che si intitolava così.
Mi ricordo che c'era il disegno di una serratura e da quel buco si poteva vederere uno scorcio di Parigi.
Il mio prof. di francese era uno matto. Mi fece leggere subito in francese il primo giorno di scuola. Mi i vergognavo da morire. Improvvisai tutto e da quel giorno entrai nelle sue grazie. Una volta ci fece rimanere su una lettura per più di un mese.Era un dialogo di 4 tipi che andavano al ristorante. Oramai la sapavamo a memoria.

Ieri mi sono chiusa fuori casa. E' stato un attimo. Sono uscita sulle scale per aspettare la mia amica Elisa, da buona padrona di casa, e con un polpo d'aria la porta si è chiusa alle mie spalle. Non ci potevo credere. Così ho suonato, mentre Elisa rideva. Stavolta mi è andata bene perchè c'erano mia sorella e mio cognato dentro.

Stamattina ho fatto fare due copie delle chiavi. :)

venerdì, maggio 23, 2008

Momenti Decisivi

Il rapporto con la mia quasi padrona di casa è iniziato bene.

Mentre lei mi diceva quanti sacrifici le è costato quell'alloggio, quanto ci tiene, quanto ha curato i particolari.. ecc.. con gli occhi lucidi, io ho pensato bene di sedermi con la gamba sotto il sedere (se no ero troppo bassa rispetto al tavolo) e di strappare il laccetto del cuscino verde della sedia della cucina.
Mi domando come mai in questi momenti imbarazzanti e drammatici non si possa bloccare il tempo sbattendo gli occhi, come faceva Jinny la strega. Meno male che mio cognato, che gentilmente mi ha scortata in questa nuova avventura, non è scoppiato a ridere.
Comunque direi che ho posto le basi per un rapporto di estrema fiducia.

La mia quasi futura casa è bella. Le voglio già bene.
E' la prima "cosa" importante e grande, tutta mia. Cioè quasi mia.
Prima di essa ho avuto solo la macchina di grande, di mio.
Non è tanto difficile gestire una macchina. Oltre all'assicurazione(che per fortuna ci pensava il mio assicuratore a ricordarmi di pagarla inseguendomi per la città) e alla benzina (la mia macchina ha una riserva potentissima, praticamente io vado a riserva), ci sono solo quelle robe accessorie tipo bollo, tagliando, revisione, bollino blu (che io mica ancora ho capito la differenza) ecc.
Vabbè che vuol dire che il bollo l'ho pagato dopo 4 mesi che era scaduto?? :)

Una casa è diversa. Intanto è grandissima. Ieri guardavo il soffitto alto e pensavo:" E io che ci faccio con tutto sto spazio vuoto sopra la mia testa??"
Beh almeno non devo farle il bollo o la revisione. O meglio ci penserà la signora Padrona di casa a ste cose.

Devo aspettare ancora qualche giorno prima di avere un mazzo di chiavi in più da perdere.
Per adesso non vedo l'ora di comprare il portaspazzolino a forma di omino stilizzato che è da due anni che vedo al Self e tutte le volte che lo vedo lo prendo dallo scaffale, lo abbraccio e gli dico:"Verrò presto a prenderti" ;)

mercoledì, maggio 21, 2008

Estratto di questo periodo

Mare di Acireale + mio atto di vandalismo Colazione siciliana: granita di mandorla macchiata pistacchio con brioche
Special Olympics - Toccata e fuga a Parigi :(

giovedì, maggio 15, 2008

A me non piacciono i canditi.

Ho fatto una cagata.
Una di quelle, il cui pensiero speri possa essere al più presto sommerso e inghiottito da tutte le cagate un po’ meno impegnative che quotidinamente fai, o dai mille impegni, dagli incontri, dall’andare in posta, in banca, gli occhiali da rifare, il lavoro.
Ora però è li. Presente. Mi lampeggia nello schermo del cervello. Anzi ha il led fisso.
La cagata è simile a quando a Natale, dopo che hai smesso di credere (forzatamente nel mio caso) a Babbo Natale, ti arrivano i regali e tu li apri prima. Cioè non è che proprio li apri completamente. Sbirci un po’. Togli il nastro e apri un lato, e vedi cosa ti è arrivato. E ti rovini la sorpresa. Magari rimani anche delusa, perché quello che ti hanno regalato non è quello che speravi. Poi richiudi la carta e rimetti i regali a posto. Nessuno se ne accorge, ma ogni volta che passi davanti al regalo e vedi quella carta un po’ stropicciata, con lo scotch sollevato e non più limpido, ti ricordi che hai fatto una cagata e pensi che forse era meglio farsi i cazzi propri e aspettare il 25. E quando arriva il 25 speri anche che nel frattempo il regalo si sia miracolosamente cambiato:) E invece quando lo apri e vedi che è lo stesso, sei doppiamente delusa.
E’ come leggere la fine di un libro.
O uscire dal cinema e sentire lo stronzo dello spettacolo delle otto che, passandoti vicino, ti dice chi è l’assassino. Con la differenza che questa volta sei stato tu a chiederglielo. Eppure io non sono una persona curiosa. Non lo sono, maledizione.
Adesso ho capito realmente cosa intendeva Forrest Gump con la storia dei cioccolatini.
E da oggi credo proprio che non leggero più il gusto del cioccolatino scritto in piccolo. Mai più.

P.S.: sicuramente mi capiterà quello ripieno di canditi v_v

venerdì, maggio 02, 2008

Pensieri difettosi

Stamattina sono andata in ufficio a piedi.
Dopo una intensa attività onirica, è la cosa migliore per deviare le idee.
Di solito cerco sempre di cambiare strada. Mi stufo facilmente io. E poi c'era scritto pure su Focus. Serve per tenere allenato il cervello. Io lo faccio solo perchè mi stufo a fare tutti i giorni la stessa strada. Poi non è che abbia molta scelta visto che ci metto 10 minuti a piedi(5 in bici).
Sono passata da una via centrale, ma niente, il mio cervello continuava a rimuginare, a macinare. A volte vorrei farmi fare una tac per vedere quali aree della testa uso.
Era come stare su una strada deserta, tutta bianca. Io, eterna distratta, concentrata sui miei pensieri. Pensavo che sarebbe bastato sentire l'odore del pane fresco per portarmi altrove e invece un cavolo.
Ho continuato a camminare con la fronte aggrottata.
A un certo punto ho alzato la testa, ed ecco la distrazione salvavita:)
Un piccione su un cornicione inseguiva e mandava via tutti i piccioni che si posavano vicino a lui.
Si posava un piccione e lui caricava col becco. Ha liberato tutto il cornicione.
Poi si è avvicinato a un altro piccione. Ha visto che stava male e l'ha lasciato lì. I piccioni che stanno male mi fanno una pena. Quando li trovo per strada, suono sempre per farli spostare. L'altro giorno ho fatto un casino perchè mio papà non s'era accorto che ne aveva uno sotto la macchina.
Sta di fatto che mi sono chiesta come mai volesse stare da solo, questo piccione.
Forse era arrabbiato con tutti.
Poi s'è girato verso di me. Ci siamo guardati.
Però prima che si incazzasse pure con me, ho fatto finta di niente e sono andata via.
Ancora non mi spiego perchè volesse stare da solo...

Vorrei avere il becco
Per accontentarmi delle briciole
Concentrato e molto attento
Si, ma con la testa fra le nuvole
Capire i sentimenti quando nascono e quando muoiono
(...)
Più o meno come fa un piccione
E mica come le persone che a causa dei particolari
Mandano per aria sogni e grandi amori
Camminerò come un piccione a piedi nudi sull'asfalto
Chi guida crede che mi mette sotto
Ma io con un salto all'ultimo momento
Volerò ma non troppo in alto
Perché il segreto è volare basso
E un piccione vola basso
(...)

giovedì, aprile 24, 2008

Paura n.2

Legata alla paura del letto-cassettiera, ho un'altra paura.
Forse è meglio definirla "fissa".
Quella di spegnere tutti i televisori prima di andare a letto, perchè non riesco a dormire col pallino rosso acceso dello standby.
Questa paura è nata per aver visto "Il Silenzio degli Innocenti" quando ero troppo piccola (avevo circa 10-12 anni)
Ho subito un trauma con le scene in cui quello matto che scuoiava le donne, segue la detective, che ora non ricordo come si chiama, al buio, con la maschera a infrarossi.
Ecco, siccome mia nonna voleva dormire al buio pesto, io quella notte, oltre a dormire nel letto-cassettiera che già mi faceva paura di per sè, avevo associato al pallino rosso dello standby, la maschera a infrarossi dello scuoiatore. Cavolo, sentivo pure il suo respiro...(Solo alcuni anni dopo capii che il respiro era semplicemente quello di mia nonna).
Così, da quel giorno, oltre a non dormire più al buio pesto, spengo sempre tutte le tv.
Pure quando non sono a casa mia. Anzi se proprio evitano di mettermi la tv in camera, meglio. Anche perchè dopo aver visto The Ring, questa mia teoria della Tv, si è avvalorata.

Non voglio trovarmi bambine che escono dai pozzi, nè cannibali che mi entrano in camera di notte :)

Paura n.2

mercoledì, aprile 23, 2008

Il letto-cassettiera.

Credo che quasi ogni paura abbia un nome.
Tipo l'agorafobia, la claustrofobia, l' aracnofibia, la scotofobia (un pò ne soffro anche io forse), l'emofobia...
Io ho una paura strana ma non credo che abbia un nome.
E' la paura di quei letti pieghevoli che per "bellezza" sono celati da una finta cassetttiera di legno.
Quando ero piccola e andavo in Puglia da mia nonna, mi toccava sempre dormire in uno di questi letti. E nonostante facessi carte false per non dormirci, mi toccava per forza.
Ogni volta che dovevo aprirlo, iniziava a battermi forte il cuore.
Forse mi dava solo l'idea che stavo per mettermi a letto in una cassettiera.
Non so, era come se stesse per mangiarmi. Vedevo chiaramente gli occhi e la bocca famelica. Pensavo che se fossi andata a dormire lì dentro non mi sarei più svegliata, che il letto mi avrebbe ripiegata dentro i cassetti e che nessuno si sarebbe accorto della mia assenza.
E quando un pò di giorni fa, ho trovato il letto-cassettiera nascosto dietro una porta, mi sono ricordata di questa paura. Adesso che so che è vicino a me, sono un pò preoccupata.

Da piccola mi ricordo che era uscita la notizia di un bambino che dormiva in un letto di quelli che stanno dentro gli armadi. Probabilemente era difettoso. Sta difatto che il letto si chiuse e il bambino morì soffocato. E i genitori se ne accorsero al mattino.

Giuro che non me la sono inventata questa storia.

Di quando io e Vale ci siamo conosciute...

Guardando la foto da sinistra: Valentina, Io, Lisa.
Questa foto è stata scattata l'estate che io e Vale ci siamo conosciute. (l)

sabato, aprile 19, 2008

Segnalazione urgente.

Scusate, ma devo assolutamente segnalare questo sito:

http://www.beehive.it

(thanks to my cousin Dany)

mercoledì, aprile 16, 2008

Sposerò Max Pezzali- confessioni di una sedicenne

Già immaginavo sentire suonare il citofono e una voce dall'altra parte dire:
"Tu sei Patrizia?! C'è posta per te"
Già mi immaginavo in pigiama zebrato comprato all'Oviesse e infradito fuxia, maglietta dei tempi di Arenzano, matita tra i capelli e occhi gonfi di sonno, con una telecamera puntata sulla faccia e un finto postino a fare domande.
Già immaginavo di vederti dentro il bustone di Maria De Filippi e immaginavo i miei occhi rigonfiarsi di lacrime di gioia. Vedevo anche la mia famiglia meridionale seduta vicino a te sul divanetto, con mia conseguente goccia sulla fronte, proprio come nei cartoni animati.
Poi un messaggio sul cellulare"Presenta il suo libro al Thunder. Vai lì"
E nel giro di pochi attimi ero di fronte a te. Tu firmavi degli autografi e io lasciavo passare le tue fans per poter condividere per più tempo possibile lo stesso spazio. Ferma, col tuo libro tra le mani, e un sorriso di quelli che mi affiorano sulle labbra quando sogno ad occhi aperti. Cioè sempre.
Ricordo quando quell'estate chiesi a mio cugino un walkman e una musicassetta per non sentire il russare di mia zia, dato che dormivo con lei.
Mi diede una cassetta, proprio come gli avevo chiesto. E io imparai a memoria tutte le canzoni di quella cassetta. Tutte. Non sapevo nemmeno chi fossi. Ma cantavo felice al sole della Sicilia.
Ora invece so chi sei. Una passione inspiegabile, perchè non so nemmeno quando sei nato e non so nulla di te in realtà.
Sarebbe come spiegare perchè mi piace il gelato crema e nocciola, o la pizza panna e speck senza pomodoro, o perchè mi piace il colore marrone.
Certo, mi fossi ricordata di controllare se la macchinetta digitale aveva la batteria carica, sarebbe stato meglio...
Quando conobbi Carmen Consoli, avevo messo male il rullino e non venne nemmeno una foto.

Vale ti ordino di non divulgare nulla di ciò che hai visto e delle parole che hai sentito uscire dalla mia bocca:)

Grazie Minnie e Vale per avermi fatto realizzare un sogno.
Almeno uno.

giovedì, aprile 10, 2008

La macchina del tempo

La Sardegna.

Il mare della Sardegna.

La spensieratezza di 5 ventenni.

I capelli biondi di ValeBionda che ora non è più bionda e i suoi occhiali tondi;
ValeBionda che suona il pianoforte, per finta;
Francesca che si vergogna della telecamera;
Francesca che si dimena nella sabbia e poi scappa per non farsi buttare in acqua;
i polpacci di Patty e i suoi piedini cicciotteli da bambina;
Patty che si commuove per la sabbia;
Vale mora con la maglia rossa con il maialino;
Vale mora che fa finta di pulire;
Elisa che balla Y.M.C.A.;
Elisa che pettina il petto di Vladimiro;
il bagno nell'acqua gelida del mattino;
la tequila sale e limone;
il nostro amico immaginario Ugo e le sue storie con tanto di scenette recitate;
"a chi tocca lavare i piatti?";
"a chi tocca lavare il bagno?";
il nokia 3210 e il Motorola-cabina verde ;
i messaggi egli ex fidanzati;
il vento;
il motoscafo che si incaglia oltre il limite della spiaggia rosa;
qualcuno vomita;
la pioggia incessante;
gli amici di Rivoli con la sorella minorenne
che ha imparato più da quella vacanza che in tutta la sua vita;
le gambe di Luca;
Vladimiro, il buddista;
Daniele il vicino sardo sardo col vestito da cinese;
Alex l'altro vicino coi capelli lunghi, rossi;
Daniele di Orbassano che non si vede, ma che c'è.
La videocamera, sempre accessa...


Sei anni dopo ci si riguarda. Tutto uguale e tutto diverso.
I nostri capelli non sono più gli stessi, i sorrisi sono diversi, ma le risate si. E con le lacrime agli occhi.
Eccoci sedute di fronte alla televisione, mentre scorre il nastro nel videoregistratore. Sullo schermo delle ragazzine senza pensieri, che fanno le stupide, che fanno le scenette, che giocano... Oltre il vetro quattro ragazze quasi donne, che parlano di lavoro, di vite un pò cambiate, di situazioni sentimentali vecchie e nuove, del mondo che non funziona più.

Cavolo se è bello avere delle amiche. Amiche vere.

mercoledì, aprile 09, 2008

Vivere con la testa fra le nuvole - parte 2^

L'altro giorno sono stata complice di un furto.

Quello del mio portafoglio.
E' stato molto semplice. Vi spiego come si fa:
Si va in giro in bicicletta, con una borsa a tracolla e la vostra borsa appesa alla bici come un qualunque sacchetto della spesa. Si parla al telefono e allo stesso tempo si pensa ad altre cose, magari rischiando anche di essere presi sotto da una macchina.
Si arriva a casa, continuando sempre a parlare al telefono. Si chiude la bici, ma non si mette via che tanto "ora non c'ho voglia".
Sempre continuando a parlare al telefono, si entra nel portone, ascensore e poi casa.
Ci si leva la giacca (no questo non parlando al telefono). Poi si cena, e dopo sole due ore si cerca la borsa per mettere dentro un regalo.

Ci si ricorda che la borsa ERA appesa alla bici...
(come già era accaduto per la giacca di renna beige-sob)

Si corre giù dalle scale e non si trova la borsa appesa alla bici.
Non ci si dispera che tanto oramai si è rassegnati ancora prima di perdere le cose.
Poi si trova la borsa in mezzo alla strada. Per fortuna, che ero tanto affezionata.

Ora, Signori ladri, vi vorrei dire solo queste cose:
1. I miei 2,50 euro spero vi siano serviti almeno per prendere il caffè.
2. Sulla mia patente ci sono 22/24 punti. Dubito vi serviranno per ritirare qualche premio al supermarket. Potete comunque provarci.
3. La foto del mio ex moroso, (tanto per intenderci, quello che aveva i capelli lunghi) che manco sapevo di avere nel portafoglio, potevate tenervela.
4. Le pastiglie che avete trovato sfuse nel portafoglio, non sono ecstasy. Erano sfuse perchè sono uscite dalla confezione. Sono per l'emicrania. Ecco magari potete rivendervele, visto che costano parecchio.
5. Il portafoglio, no, non è di cavalli. C'era solo scritto sopra "cavalli cavalli" (eh oh era di mia mamma), ma vi assicuro, non è di Cavalli.
6. Il tesserino delle donazioni del sangue, no, neanche quello serve per ritirare premi.
7. Il bancomat, la carta di credito e la postepay, beh quelli non mi fate essere volgare, comunque potete provare a farli strisciare nel vostro posteriore.

Se avete bisogno di altri suggerimenti su come smarrire oggeti importanti contattemi.

P.s. per una volta il mio insano disordine mi è stato di aiuto in quanto avevo distribuito equamente nelle borse che uso di solito, tutto il contenuto di una bora, comprese chiavi di casa ufficio e vespa.

venerdì, aprile 04, 2008

Sospiri

Io, di risposte non ne ho
mai avute mai ne avrò
di domande ne ho quante ne vuoi
e tu, neanche tu mi fermerai
neanche tu ci riuscirai
io non sono
quel tipo di uomo e non lo sarò mai
Non so se la rotta é giusta o se
mi sono perduto ed é
troppo tardi
per tornare indietro così
meglio che io vada via
non pensarci, é colpa mia
questo mondo
non sarà mio

Non so, se é soltanto fantasia
o se é solo una follia
quella stella lontana laggiù
Però, io la seguo e anche se so
che non la raggiungerò
potrò dire , ci sono anch'io

Non é, stato facile perché
nessun' altro a parte me
ha creduto
però ora so
che tu vedi quel che vedo io
il tuo mondo é come il mio
e hai guardato
nell'uomo che sono e sarò
Ti potranno dire che
non può esistere
niente che non si tocca o si conta o si compra perché
chi é deserto non vuole che qualcosa fiorisca in te

E so
che non é una fantasia
Non é stata una follia
quella stella
la vedi anche tu
perciò
io la seguo ed adesso so
che io la raggiungerò
perché al mondo
ci sono anch'io
perché al mondo
ci sono anch'io
ci sono anch'io
ci sono anch'io

N.d.R. Eh oh, a me piace(cantante e canzone) :) e l'ho ascoltata con quel sole della foto di fianco.

lunedì, marzo 31, 2008

Cumulus congestus

Vivere con la testa fra le nuvole è un problema.
E' un problema prima di tutto per chi ti sta vicino.
Perchè anche se non vuoi, anche se non lo fai con l'intenzione, alla fine ferisci le persone che quotidianamente hanno a che fare pazientemente con la tua sbadataggine.
La mia credo sia una malattia. Qualcosa di patologico. Il mio cervello macina pensieri in continuazione. Tipo che mentre sto scrivendo questo post, sto pensando a quello che devo fare oggi. E a chi ho detto cosa avrei fatto.
Io provo a concentrarmi su una cosa sola alla volta, ma poi i miei pensieri si depositano su una nuvoletta e viaggiano, si disperdono. E se si considera quanto è grande il cielo...
Vivere con la testa fra le nuvole, provoca una serie di disagi, che puntualmente vanno a interferire con l'altro. Poi magari la cosa si risolve, ma solo dopo aver trascorso dei momenti di panico, incazzatura, delusione, tristezza, rassegnazione.
Perchè cerchi di migliorare, ma non ce la fai. Pensi di averlo fatto, ma un secondo dopo ti basta perdere l'auricolare del cellulare per capire che tutto è tornato come prima.
Vivere con la testa fra le nuvole vuol dire:
-perdere le chiavi di casa tre volte e due quelle della macchina;
-accavallare 3 o 4 impegni lo stesso giorno alla stessa ora e cercare di conciliarli in una cosa sola e quindi magari ti trovi ad andare dal dentista con la tua amica che non vedevi da tempo e il bambino a cui devi fare da babysitter;
-dimenticare puntualmente gli appuntamenti;
-perdere tutto quello che si può perdere di importante, come documenti, gioielli, soldi, scarpe, biciclette, giacche;
-lasciare la borsa nella scritta fatta di piante "SAN MARINO" e un attimo dopo trovare i gendarmi che cercano di capire se c'è una bomba dentro;
-dire "ti richiamo fra un attimo...", attimo che dura magari anche 3 giorni.
Vuol dire parlare con una persona, e non ricordarsi cosa ti ha detto nello stesso momento in cui te lo dice, perchè tu eri intenta a guardare le sue labbra e a pensare come poter sistemare quella spaccatura che ha proprio lì, sul labbro inferiore, e quando poi ti ripete quello che ha detto, rimanere stupita come se fosse la prima volta che te lo dice.
E non serve a niente scriversi tutto, perchè o vai in giro con una lavagnetta appesa al collo, o ti rassegni, perchè tanto perderesti pure quella. Come perdi tutti i foglietti su cui appunti le cose da fare.
Io sono piena di questi foglietti. Ogni tanto li raduno in unico foglio per comodità. E poi raduno i fogli, in un altro unico foglio gigante. Un foglio protocollo.

Il poeta non chiede altro
di avere la testa fra le nuvole.
Il logico cerca di mettere le nuvole

nella propria testa.
Ed è la sua, di solito,
quella che si rompe.

G.K. Chesterton - Padre Brown

martedì, marzo 18, 2008

Istantanea

Io non so fare le foto. Mi dispiace tantissimo, ma proprio non le so fare. Riesco sempre a immortalare il momento dopo a quello che vorrei fermare per sempre. E il momento dopo non è quello giusto. Non rappresenta le stesse emozioni di un secondo prima.
E' un limite, e in quanto tale ho dovuto accettarlo. Una volta feci un corso perchè credevo che avrei imparato a fare le foto benissimo. Ma il problema è che non ho l'occhio fotografo.
Ho pure comprato una macchina fotografica digitale, nonostante io ami le reflex.
Allo stesso tempo mi piace fotografe le cose stupide.
Anche se a dire il vero le fotografie non mi piacciono. Mi fanno stare male. Spesso guardo quelle di quando ero piccola. A casa mia ci sono degli album che non sono veri e propri album. Le foto sono messe tutte sparse, ci sono dei salti temporali pazzeschi. Però a me piace così. Non sopporto quelli che mettono con precisione maniacale l'ora il posto e la data, e magari il commento scritti a penna con le guide fatte a matita e poi cancellate.
A volte però delle foto le faccio.
E questa è una. Si chiama "Sole nella tazza" L'ho fatto io.
:)

venerdì, marzo 14, 2008

TooLate

Non ho mai avuto un buon rapporto con il tempo che passa.
Non so da dove sia iniziato questo conflitto, ma il tempo ed io non ci capiamo.
Forse è inziato tutto il giorno della mia nascita, Domenica, giorno di riposo.
La mia famiglia mi dice sempre "sei nata stanca", oltre a dirmi che non sono figlia loro perchè sono "diversa". Peccato che io e mia sorella siamo uguali.
Però un dubbio mi sorge visto che ho il gruppo sanguigno diverso da tutti.
Non ho un buon rapporto nemmeno con gli orologi.
In casa mia non c'è un'orologio che segna la stessa ora. Si copre un arco temporale di 20 minuti. Forse c'è un fuso orario che passa sul mio palazzo. Se in cucina sono le 08.00, in sala sono le 08.05 in bagno le 08.10 e per finire in camera mia le 08.20. Ho provato a metterli a posto, ma tanto ogni orologio ritorna alla sua ora.
Se metto la sveglia, sbaglio puntualmente e quindi suona a orari improbabili.
Non porto l'orologio da polso. Non lo sopporto, mi fa sentire come se ci fosse una morsa che mi ricorda che il tempo passa e devi sbrigarti. Sempre.
Arrivo sempre in ritardo ovunque. Io li calcolo i tempi, giuro, ma poi le lancette prendono a correre per conto loro. E se un minuto prima erano le 20.00, un minuto dopo sono le 20, 25. Io non capisco come possa succedere :)
Il tempo ed io siamo talmente in conflitto, che mi capita di non essere capace a leggere l'ora.
Se voglio dire le 19.45 dico le 18.45 e così via. Sono gli "un quarto alle ..." che mi mettono in crisi. A volte mi sembra di essere una bambina alle prese con le prime letture delle elementari.

Oggi però è successa una cosa. Ho comprato un orologio. Un altro. L'ho preso perchè non stringe. E non mi ricordo di averlo. E segna l'ora. E basta.
L'unica cosa è che è un oggetto di moda, e quindi so già che fine farà.

N.d.R.: ovviamente questo non vuol dire che ora arriverò puntuale, scusatemi.

www.too2late.com

lunedì, marzo 10, 2008

Ricomincio da zero. Forse anche da -3.

Era la prima volta che lavoravo a un Progetto.
Prima di allora non sapevo nemmeno cosa fosse, un Progetto.
Mi piaceva vivere alla giornata. Beh, mi piace tutt'ora, ma provare l'emozione di vedere un traguardo, quello no, non mi era mai capitato. In effetti ero molto emozionata all'idea di costruire qualcosa con le mie mani.
Ero partita da un foglio di carta e una biro. Come si fa per i veri Progetti. Tanti conti, tante cifre. Incastri perfetti di soldi e lavori. Sembrava di giocare a tetris, ma tutto doveva andare a incastro. Perfettamente. Nulla lasciato al caso.
Poi una lunga ricerca. Proprio come nei Veri Progetti. Valutate esigenze, necessità, posizioni, piani, illuminazione. Tutto studiato nei minimi dettagli con un briciolo di adattamento.
Tanti passi avanti, ma anche qualcuno indietro. A volte l'obiettivo sembrava quasi raggiunto, ma poi, come nei veri Progetti, bisognava ricalcolare, riconteggiare e allora ci si fermava un attimo.
A volte avrei voluto mandare all'aria tutto: prendere i fogli che avevo in mano e buttarli per terra, come si fa nei film con allegato un bel "aahh, al diavolo".
Ma la cosa bella dei Progetti è che hai un punto di arrivo.
Quando andavo in montagna con gli scout, non mi piaceva camminare, mi lamentavo sempre. Ma la volta che facemmo la mare- monti e sapevo che sarei arrivata ad Arenzano, ero sempre in testa alla fila, e incitavo tutti a proseguire, perchè ero ansiosa di arrivare. Non mi riconoscevo quasi.
Io, il mio punto di arrivo lo vedevo, lo sfioravo. Leggevo chiaramente la scritta "TRAGUARDO". Io, che alla corsa campestre, arrivavo sempre ultima (eh, oh, non siamo mica nati tutti sportivi).
Ingenuamente mi sono anche fatta scappare un "Sono felice".

Poi però mi sono svegliata da questo sogno. Di colpo. Come quando stai sognando che stai per mangiare un gelato buonissimo e improvvisamente suona la sveglia e sai che devi andare a lavorare. Sono stata riportata alle realtà, e ho scoperto che la vecchina buona che mi offriva la mela rossa luccicante era la strega cattiva che voleva avvelenarmi. A volte, le fiabe....
E non gliene frega un cazzo (concedetemela) se tu ce la stavi mettendo tutta.
I tuoi Progetti??!

Ma svegliati va, il mondo gira intorno ai soldi!! Quando crescerai?!?!

Eh, appunto, era proprio quello che stavo cercando di fare....

martedì, marzo 04, 2008

Il tritapane

Il rumore del tritapane.
Sembra un lamento. Mi ricordo che avevo cinque anni. Mia nonna tritava spesso il pane.
Mi trovavo più o meno come ora a disegnare. Il tritapane è ancora quello di allora, di quelle plastiche sul marroncino classiche degli anni '80. C'è un tubo marrone. Mi sono sempre chiesta come la plastica non venisse maciullata con il pane. Ad ogni spinta del tubo corrisponde un lamento. L'urlo del pane che si spezzetta.
Io scappavo e mi nascondevo sotto il tavolo. Non lo volevo sentire quel lamento.
Li mi sentivo al sicuro. Protetta da quelle gambe non più giovani ma forti.
Lei sorrideva.
Non l'ho mai vista perchè stavo sotto il tavolo ma so che sorrideva.
Quando la nonna sorrideva le si alzavano le guance, quelle guance pienotte e liscissime. E le rughe degli occhi si facevano ancora più profonde e gli occhi a mezzaluna.

“Ninin, vieni!” . e la paura passava.

Ora è buffo, sono nell'altra stanza e il pane piange ancora. Io non scappo più, ma dovremmo cambiarlo questo tritapane.
Ma un tritapane nuovo non lo fa più parlare, il pane.

lunedì, marzo 03, 2008

Gita#1: Montecastello

A volte basta poco.
A 5 minuti da Alessandria.

Persone.











domenica, marzo 02, 2008

Punto.

Nella vita di una macchina ci sono due momenti particolarmente importanti.
Il Primo è quando la compri.
Anzi per l’esattezza quando la vai a ritirare dal concessionario. Quando ci sali sopra per la prima volta e l’odore degli interni nuovi ti penetra nelle narici e non serviranno arbremagique e gled a farlo andare via per almeno un mese. In realtà a me si sente ancora adesso l’odore della macchina nuova.
Ricordo ancora quando salii sulla mia nuova Punto che da li a poco sarebbe diventata la “punto vecchia” perché giustamente hanno pensato bene di fare subito il restyling.
Pensai anche che da li a 4 anni il mio stipendio sarebbe stato quasi dimezzato, ma preferii non dare retta a quelle voci.
Mi ricordo che quando uscii dalla cancello del concessionario ero terrorizzata. Credo che sia l’incubo di tutti uscire con la macchina nuova di pacca e trovare un coglione qualunque che ti cilindra in pieno dopo nemmeno un metro. Guardavo tutti gli specchietti, primo incrocio, specchietti, frena, secondo incrocio, specchietti, semaforo, curva. Il cuore ti batte forte ma cerchi di non pensarci, ma cazzo hai appena lasciato 12.000 euro in piccole rate e non puoi permettere che qualche stronzo infranga il tuo sogno di Donna autonoma (mi fa sempre un certo effetto scrivere il mio cognome all’interno delle frasi)
Sta di fatto che riuscimmo ad arrivare a casa sane e salve.

Poi c’è un momento intermedio. La prima riga.
In realtà la prima non l’ho fatta io. L’ho trovata. Ho subito pensato a una vendetta trasversale. Forse avevo mandato a cagare qualcuno e si era vendicato…
La prima riga che ho fatto io invece me la ricordo eccome. Beh riga…magari serie di righe. Paraurti contro muretto di cemento. Ecco, da lì mi sono sentita più tranquilla. Infatti un paio di mesi dopo ho replicato nello stesso punto contro un muretto di Genova.

Il secondo momento è quando finisci di pagarla. Io finirò ad Aprile. In questi due mesi, so già che mi sentirò come il giorno dal concessionario. Solo che per due mesi sarà dura. Il fatto è che proprio non posso permettere che qualche coglione interferisca nei miei 12.000 euro.
Questo pensiero mi sta agitando da un po’ di giorni. Sto limitando gli spostamenti da una via all’altra nei giorni di pulizia strade.
D’altronde 12.000 euro sono 12.000 euro. Peccato che a oggi me la rivalutano 4.000. Maledetti.

martedì, febbraio 26, 2008

Una favola cattiva

Quando ero piccola avevo paura del buio.
In realtà ce l'ho ancora adesso, ma meno. Ora ho paura anche di altre cose. Cose più da grandi.
Mi ricordo che la cosa che mi terrorizzava di più era addormentarmi nel mio lettino e risvegliarmi in un posto buio che non conoscevo. Una volta feci un sogno così: mi trovavo in un posto semi buio, immobilizzata e non mi usciva la voce per gridare.
Per un certo periodo mi papà mi mise pure una lucina di quelle notturne, ovviamente fai da te, non dell'Ikea.

Non parlo mai di attualità sul blog perchè non credo di esserne capace. Ma la storia dei due fratellini di Gravina mi ha lasciato un buco nel cuore.
Ieri sono rimasta a casa. Ho guardato la tv. SanRemo. Mi è sembrato assurdo eppure è stato così. Mentre guardavo le canzoni d'amore, nella mia testa sentivo le voci di quei bambini. Di tutti e tre, pure quella del bambino caduto nel pozzo. Sentivo l'eco rimbombare e risalire dalla terra. Riflettori da entrambe le parti.
Dicono che siano loro quelli trovati in fondo al pozzo. E allora io prego che siano stati uccisi prima. In qualunque modo. Ma che siano stati uccisi. E poi buttati morti.
Ma non può essere possibile che due bambini siano finiti vivi là dentro. Perchè a un bambino non può succedere una cosa tanto orribile. A un bambino non dovrebbe succedere niente che ha a che fare con l'orrore. Credo che sia una vicenda che non può avere spiegazioni. E' come cercare di capire il perchè della vita e dell'esistenza umana.
Ho appena letto sul sito dell'Ansa che presumibilmente erano vivi.
Forse sceglierò di non sentire telegiornali e di non leggere i giornali.
Come si fa a spiegare a un bambino questa cosa? Cosa gli dici? Prova a dirgli che non deve avere paura del buio, adesso.
Mi viene da pensare solo che quel bambino non sia finito per caso lì.
Spero che i giornalisti, questa volta, abbiano l'intelligenza e la decenza di fare un pò di silenzio.
Perchè è lo stesso silenzio che hanno ascoltato quei bambini. Tutti e tre.
E forse dovremmo sentirlo pure noi.

Alessandria - Cap. 2 Campagna elettorale


Sto pensando a come riutilizzare quell'assurdo manifesto. penso alle facce degli inquilini al palazzo di fronte, la mattina.
Rialzati, Italia!
"Eccheccazzo.
Buongiorno anche a te, Silvio."
Un manifesto troppo grande per una città piccola. ci stiamo tutti e 100.000, li sopra.

venerdì, febbraio 22, 2008

Alessandria. Cap.1 - Il lavoro.

Rifletto sempre mentre lavo i piatti. Pensieri veloci.
Oggi pensavo al lavoro.
eh si. Alessandria nella sua monotonia è monotona anche nel lavoro.
Perche ad Alessandria le figure disponibili sono:
- segretaria
- impiegata
- commessa
- praticante avvocato
- rappresentante
- studente mantenuto
- call center
e, per i più fortunati
- figlio di medico
- figlio di imprenditore (le classifico professioni in quanto la paghetta mensile è pari ad uno stipendio dei precendenti)

Se tu hai ambizioni SCORDATELO.
Diciamo che il mio diploma da ragioniera calza a pennello.
Se tutto va bene ho uno stipendio di 900 euro al mese assicurato.
perchè cambiare? Ieri mia madre ha riassunto tutto alla perfezione: perchè Alessandria è una città di m***a.

martedì, febbraio 19, 2008

Post-icipato

Un computer portatile ha un bel po' di vantaggi. Ovviamente non mi riferisco al costo.
Per esempio puoi scrivere un post proprio mentre ti vengono in mente le cose, magari quando sei in treno che torni da un viaggio.
Non me ne volere Punzy, ma nonostante le lacune di Trenitalia, io adoro viaggiare in treno.
Il tun, tu-tutun-tutun mi culla da ormai un sacco di tempo. Ogni viaggio in treno, anche solo per salire a Torino, per me è un Viaggio. L'odore del treno, la calca, lo sbattere tra una poltrona e l'altra dell'omino dei panini. Una volta forse passavano fuori, al binario. E tu ti dovevi affacciare e urlare: “ Scusiiiiiiiii, un paninoooooooo (daiiii che parte il trenoooo)”.
Beh, ora siamo qui, sul Bologna – Torino, in ritorno da un piccolo week-end per la rrooomagnna. Ottimo cibo. Patty fa la maglia. La fa e la disfa, come Penelope. Magari aspetta che il belloccio a fianco a lei si giri.
La stazione di Bologna. Chi non c'è mai passato? Per andare in Puglia, per un MTV Day, per un incontro clandestino. Bologna è il collegamento tra il nord e il sud. Ogni volta che passo di li, è sempre un po' presto. Allora esco dalla stazione, giro a sinistra, imbocco i portici e prendo il caffè in uno dei bar che ci sono. E' come calpestare un prato più volte sullo stesso punto. Rivedo i miei passi precisi precisi di un anno, due, tre fa.
Solo che poi si torna sempre, su quel regionale delle 17.27 che ci mette tre ore giuste giuste. Soliti lamenti, solita tristezza. Solita promessa di partire presto. Dai, ancora 5 giorni..

Sfogo2 - Pillole contro l'odio

Quanto mi piacerebbe certe volte agire di impulso.
Ma l'impulso quello serio, che non è scegliere un gusto di gelato diverso dal solito o rispondere male.
E' l'impulso che nasce dalla bocca dello stomaco e si propaga a tutti i nervi del corpo. Che ti stritola la pancia, l'attorciglia e la lascia contorta per il resto della giornata. Quello che pian piano inonda di veleno tutti i muscoli, e che sarebbe in grado di far diventare pietra tutto quello che guardi. L'impulso che scaturisce dalla rabbia, che ti farebbe dire le cose peggiori, quelle che sarebbero in grado di rovinare o per lo meno ferire, offendere, per poi godere dell'espressione stupita di chi hai di fronte. Lo stesso impulso che poi ti fa guardare allo specchio e ti fa vedere un pò giallina (anche se pensi che almeno quello può essere risolto con una bella lampada)
E invece non ci riesci e ti tieni tutto dentro, e ti avveleni. Come se un serpente si mordesse da solo. Il tuo cervello si ingarbuglia, le tue mani sbriciolerebbero i diamanti.
Automobilista che oggi hai intenzione di tagliarmi la strada, o di suonarmi il clacson al semaforo, ti consiglio di starmi lontano. Oggi.

lunedì, febbraio 18, 2008

I cinque sensi: l'olfatto

Io non sono una che usa tanto profumo. Quelle sono cose da femmina.
Tipo quando entro nelle profumerie non riesco a resistere tantissimo.
L'unico profumo che mi piace è il muschio bianco. Ma non tutti i muschio bianco sono buoni. E poi il muschio bianco costa poco:)
Invece c'è un altro profumo che mi sballa completamente: è il profumo delle chiese. Non so perchè mi piace così tanto, ma quell'odore misto a vecchio e incenso lo annuserei tutto il giorno. Mi ricordo che quando andavo in chiesa, da piccola, mi sedevo davanti nella speranza che il prete prendesse quel coso e cospargesse tutti i banchi della prima fila di incenso. Ma non lo faceva sempre e quindi me ne andavo via delusa. Mi piaceva talmente tanto che quando metteva l'incenso col cucchiaio dicevo “carica, carica”.
Quando mi sono accorta che nella mia cantina c'era un odore simile, dicevo a mia mamma di mandarmi sempre in cantina, e appena aprivo la porta davo un annusata fortissima. A volte mi soffermavo di più guardando negli scaffali le conserve e i barattoli di pomodori secchi e peperoncini piccanti, solo per annusare un po'.
Poi c'è un altro profumo che invece mi è rimasto dentro la testa. Più che un profumo è un odore. Uno di quegli odori che ti porti dietro per sempre e non sai perchè. E' il profumo della hall dell'albergo dove dormivamo quando andavamo in gita in settimana bianca. Anzi solo della zona dove c'era l'ascensore. Non so spiegarlo quest'odore, tipo come si fa per i vini, che poi per me quella è una cosa troppo soggettiva. Però a volte mi capita di sentirlo in giro e allora rivedo la bacheca dove c'era lo zaino che poi avevo vinto giocando a tombola; rivedo l'ascensore rosso con i tastoni arancioni tutti consumati e risento il profumo che arrivava dalla sala da pranzo e quello di legno misto a neve del portone d'ingresso. Sento anche i rumori degli scarponi che la gente si portava in stanza anche non si poteva. E se stringo ancora un po' gli occhi, sento anche le pareti bianche ruvide pitturate a buccia d'arancio.
Con l'olfatto ho un rapporto particolare. Forse perchè ho dovuto dare un ruolo importante e una motivazione al mio naso.
A volte sento i profumi della Sicilia. Anzi solo della colazione che facevamo nella veranda della casa al mare. L'odore del latte con lo zucchero nelle ciotole di plastica, che faceva un casino quando mescolavi. (eravamo sempre tanti cugini e per fare prima si usava tutto monouso).
Quando sento quei profumi però, divento malinconica, e allora vado in cerca di odori che mi riportino subito alla realtà.

venerdì, febbraio 15, 2008

post del mattino

Stamattina guardavo delle coppette di gelato, quelle che una volta costavano 1500 lire, ma col gelato dentro. Le guardavo perchè erano veramente brutte. Tutte colorate forzatamente. Tutte tremendamente colorate. A volte penso che c'è qualcuno che come lavoro ha il compito di fare la grafica delle coppette. Allora da lì ho iniziato a pensare a tutti quegli oggetti che hanno delle "grafiche assurde". Tipo i pigiami. Perchè, mi chiedo, perchè i pigiami, soprattutto quelli da uomo, hanno quei colori indecenti? Bluette, bordeaux, grigiolino con quei rombi assurdi. Poveri uomini, sono sempre costretti a dormire mezzi nudi. Beh nemmeno quelli delle donne scherzano. A me fanno spaccare quelli che hanno i fiocchetti ovunque. O quelli con le scritte "Buonanotte". O con gli animali. Fortuna che adesso nella nostra città stanno nascendo come funghi i negozi che vendono intimo/pigiami. Certo te li fanno pagare perchè magari sono un pò più sexy. Altimenti ti attacchi e ti metti quelli con le fragole.
Poi la mia attenzione è passata agli ombrelloni. Quando da piccola andavo in spiaggia, c'erano certi ombrelloni. Noi avevamo sempre quelli più brutti. dico quelli perchè ne avevamo sempre due o tre. PErò certe fantasie. Infatti a volte pensavo, magari se faccio la grafica di ombrelloni faccio i soldi.
Anche certe tovaglie per pranzare. e anche per cenare vabbè. A casa mia ce n'è una con le righe verdi e una torta disegnata al centro. Ma disegnata come la potrei disegnare io che no so fare nemmeno un cerchio a mano libera e non ho la minima idea di cosa sia la prospettiva. E' la "tovaglia compleanni". A me fa venire l'ansia. Poi hanno inventato l'ikea e allora ci siamo salvati tutti. Anche se mia mamma è affezionatissima alla tovaglia compleanni. A volte la usiamo anche quando non è il compleanno di nessuno. E allora mi fa venire ancora di più l'ansia.

Stamattina guardavo le coppette. Erano proprio brutte.
E il marocco del bar m'è rimasto sullo stomaco.

lunedì, febbraio 11, 2008

cose da matti

Io credo che siamo tutti un pò matti. Non so come spiegare questo concetto. E' che ognuno di noi ha delle fissazioni e dei modi di fare che per gli altri sono considerati non normali, innaturali, e quindi "da matti". A me lo dicono spesso che sono matta, e forse finirò per crederci. Io dico solo che per l'esperienza di vita che ho accumulato fino ad ora ho sviluppato un certo tipo di comportamento. Ho le mie manie, i miei atteggiamenti poco chiari, che spesso vanno a cozzarsi con quelli di chi mi sta intorno. Ma non vuol dire che quello che faccio io è meno giusto di quello che fanno gli altri. Alla fine i matti, quelli "veri", ho sempre pensato che fossero persone che nel bene e spesso purtroppo nel male, fanno tutto quello che gli viene in mente, senza osservare le regole. Hanno le loro regole e rispettano solo quelle. Anzi infrangono pure quelle. A me ogni tanto viene voglia di fare così, ovviamente nel piccolo piccolo. Però se tipo vedo uno sconosciuto con l'etichetta che spunta dalla maglia non resisto e devo mettergliela a posto. Lo faccio sempre. Prima cerco di trattenermi, ma poi non resisto. Altre volte nel quotidiano, quando la gente mi parla, o interagisce con me, mi vengono in mente mille cose che vorrei fare o dire, come tante strade parallele che potrebbe prendere quella situazione se facessi o dicessi...qualche volta lo faccio, come spinta da una forza misteriosa, per vedere come va a finire.
Quando vivrò da sola, la prima cosa che farò in casa mia sarà una cosa da matti. Non so ancora cosa. Magari incollerò una sedia al soffitto. O forse, semplicemente metterò la biancheria intima in bagno, che trovo sia assolutamente comodissimo. Forse siamo troppo abituati a comportarci come ci si dovrebbe comportare, senza seguire quello che invece vorremmo davvero fare. Ma come si fa quando devi interagire con milioni di persone. Rischi di isolarti, di rimanere solo.
Questi concetti mi fanno uscire di testa.

Post bignami

Il lunedì non si dovrebbe chiamare lunedì.
Si dovrebbe chiamare post-domenica. Suonerebbe meglio: giovedì, venerdì, sabato, domenica, post-domenica, martedì, mercoledì...fff.

domenica, febbraio 10, 2008

Cose che capitano.

Onde evitare scocciature e per non fare pubblcità gratuite o simili, utilizzerò dei nomi puramente inventati per narrarvi quanto accadutomi.

Ieri pomeriggio ho avuto la malsana idea di andare a restituire il decoder di Spy, visto che il 31 gennaio mi hanno finalmente staccato l'abbonamento, e conoscendomi avrei rischiato di dimenticarmene e pagare poi i 150 euro di multa.
Ovviamente ce l'avevo in comodato d'uso ma, se quando te lo attivano ti mandano una squadra di montatori e tecnici a istallare parabola, decoder, pile nel telecomando, ecc.., al momento della disattivazione sono tutti cazzi tuoi.
Per disdire l'abbonamento ho dovuto fare una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno da inviare via fax e poi via posta e per conoscenza alla mia banca, solo 3 mesi prima.
A me sembrava una cosa semplice.
Ti mando una lettera, ti dico che non voglio più l'abbonamento, punto.
No. Mica si sono subito rassegnati quelli di Spy. Hanno iniziato a tempestarmi di telefonate chiendomi stupiti come mai avessi deciso ciò. Semplice, gli rispondevo sempre io, non ho il tempo di guardare la tv; a casa mia nessuno guarda la tv e la sera mia mamma preferisce "chi l'ha visto".
Vabbè a parte questo, ieri mi sono recata in un qualunque centro Spy, perchè i 45 centralinisti sottopagati mi avevano detto che sarebbe andato bene un qualunque centro Spy. In maniera molto logica, sono andata dove ho stipulato il contratto.
Arrivo nel negozio Iuroncs, nella zona dove si fanno i contratti.
2 sportelli, uno di telefonia, uno di Spy. L'omino vestito di Blu stava servendo una gentile Signorina, che qualche momento dopo si èrivelata un'autentica sfracellacoglioni.
Attendo. Mi appoggio al banco, mi sposto, mi siedo, mi rialzo. I minuti di attesa sono diventati 10. Arriva un altro cliente. Ci guardiamo. Io gli faccio capire che la signora non ha la minima intenzione di schiodarsi dal ragazzo che la serve. Anche se dopo capisco che è il ragazzo che serve che non ha intenzione di staccarsi dalla signorina.
La osservo. Scarpa a punta con tacco affilato che si muove in maniera provocante; collant nero, gonna corta gessata più lunga su un lato (era così il modello). Capello fresco di parrucchiere, frangia trucco vistoso.
Inizio a sbuffare e guardo l'omino blu sbuffando.
Poi inizio a pensare che forse questa femmina non è capace a leggersi le sue cazzo di istruzioni del telefono, un Tokia per intenderci, quello che ti oramai ti regalano al battesimo, perchè continua a fare domande.
I minuti son diventati 25.
Il nervoso inizia a impossessarsi del mio cervello. Il tipo si muove lentamente. Lo fa apposta cazzo.
30 minuti. Io devo solo restituire un fottuto decoder e un telecomando (al quale ovviamente ho levato le mie pile).
In coda siamo in tre. Ci guardiamo in maniera solidale. Penso di andare dal direttore a lamentarmi, se non fosse che pure lui s'è messo a far e il coglione con la tipa frangettata.
35 minuti. Si libera finalmnte.
La sua voce mi irrita. Respiro."Senta. Io devo ridarvi sto coso di Spy"
E lui con molta calma:"Questo non è il posto giusto, deve andare a Tortona"
"A TORTONAAAAAAAAAAAAAAAAAA"(n.d.r. Tortona è una città a 20 minuti da Alessandria)
"Si, mi dice lui, e guardi , l'indirizzo se lo deve far dare all'Assistenza Clienti la in fondo, ma non c'è coda come qui"
La tentazione di saltare dall'altra parte del bancone e scassargli un pugno sulla faccia è forte, se non fosse che il bancone è troppo alto.
E poi, Gran pezzo di cretino, qui la coda l'hai fatta venire te.
Sono senza parole.
E poi mi chiedono perchè non voglio rimanere abbonata.
-_-
Non mi stupirei se andando a Tortona mi chiedessero la scatola del decoder.

venerdì, febbraio 08, 2008

Paure


Quello che ho trovato su google sotto la voce "buio" :)))
Ieri sera sono andata a dormire con una mucca.
Non una mucca vera per intenderci. Una mucca di pelouches. L'ho trovata sul letto insieme al pupazzo azzurro delle olimpiadi, quello con la testa quadrata, che i miei si ostinano a non capire che deve rimanere sigillato nella scatola dei ricordi (belli o brutti che siano). Credo che li abbiano usati per far giocare il mio piccolo vicino di casa. Li ho trovati sul letto. Si guardavano. Quando ero piccina avevo tanti pelouches, e siccome non volevo sceglierne uno solo da tenere vicino a me durante la notte, per non fare rimanere male gli altri, li mettevo tutti in fondo al letto (tanto ero corta, ci stavamo tutti) e poi li coprivo con i fazzoletti di stoffa per non fargli prendere freddo. Al mattino li trovavo tutti mescolati e qualcuno svenuto per terra.
Così prima di andare a dormire ho messo la mucca vicino a me e il pupazzo che inizialmente volevo buttare a terra l'ho messo sul letto, ma fuori. Poi durante la notte è caduto per terra. A volte mi addormento con qualunque cosa sul letto: telecomandi, chiavi della macchina o di casa, foglietti, monetine...Tutto che poi durante la notte cade per terra facendo un baccano nero. E' che mi capita di essere talmente stanca e pigra e di avere talmente tanto spazio nel letto che lascio tutto lì.
L'altra notte invece ho dormito col cellulare in mano. Avevo una paura nera. Hem, mi duole ammetterlo ma io ho paura del buio e siccome ero sola a casa, dovevo trovare qualche escamotage per soppravvivere alla lunga notte. Così ho pensato che se fosse entrato qualcuno e se non fossi riuscita a chiamare la polizia, almeno gli avrei tirato la mia mattonella nera tecnologica in faccia. Poi mi passa, però subito subito no.
Stamattina l'ho cercata un pò, la mucca, ma non l'ho trovata. In realtà non ho trovato nemmeno il pupazzetto facciacubettodighiaccio.

Forse sono scappati insieme. Magari per sfuggire alla scatola dei ricordi.

martedì, febbraio 05, 2008

Protesta

Si chiama "Sindrome pre-mestruale".
In realtà non so se esiste davvero o se è solo un modo che noi femmine utilizziamo per poterci lamentare e arrabbiarci più del solito. Io, comunque, per quando mi dispiaccia ammetterlo, ne soffro. Come le femmine vere. Succede che un minuto prima piangi, un minuto dopo ridi, che odi quello stronzo che ti ha suonato al semaforo, spaccheresti la faccia alla commessa che ti ha guardato male, poi piangi di nuovo, odi il mondo, vorresti che la tua tv prendesse fuoco quando trasmettono il grande fratello, poi ripiangi, poi ridi tantissimo, poi ti fa cagare come ti stanno i pantaloni e la gonna e la maglia, i capelli non ti piaccioni, rispondi male anche al panettiere che ti da il buongiorno, non accetti critiche e tutte le osservazioni le prendi come attacchi personali.
E se per caso decidi di intestardirti su qualcosa, è la fine.
Prendiamo oggi per esempio.
Ho deciso di fare l'università.
Un pò per finta e un pò per davvero.
Prima di tutto non ho il tempo da dedicare a questa ricerca e già sta cosa mi fa incazzare. So la facoltà che vorrei fare, ma nella mia città, inalessandria (qui si dice così, tutto attaccato), meglio che non lo scrivo se no provoco le ire di mezza popolazione. Comunque qui non c'è quella che voglio fare io, perchè non è giurisprudenza, né scienze politiche, né scienze mfn (già dato - 6 mesi, un esame, 28).
La trovo a Torino. Perfetto è a numero chiuso. E già mi incazzo perchè io lavoro e la farei lavorando. Voglio vivere da sola,perchè oltre a essere una femmina sono anche una donna, quindi dovrei lavorare, mantenermi e studiare. Tre cose che fanno a pugni tra di loro.
Adesso credo che mi fermerò perchè le lacrime della sindrome pre-mestruale bruciano più del sale sulle pellicine morsicate e ti fanno sentire stupida.
E oggi non mi va di sentirmi stupida.
Almeno per oggi:)

Bozza

Ieri ho scritto la mia prima pagina del Grezzo Book. Il Grezzo Book è un quaderno fatto coi fogli di carta da pacchi a quadretti rossi. Si scrive bene, solo che poi ero scomoda nel mio letto e così mi sono addormentata a pancia in giù, sul GrezzoBook. Non so se ci sarà un seguito. La mia camera è piena di quaderni iniziati e mai finiti. Ovviamente non vi dirò cosa ho scritto, perchè scrivere su un foglio è diverso che scrivere sul computer. Dico solo che ero seduta sul letto, stavo lavorando a maglia, guardando un programma inutile di politica, mentre sorseggiavo la tisana "Dolce notte", che, come al solito, mi ha tenuta con gli occhi sbarrati fino alle 02.00. Io non so perchè mi ostino a farmi le tisane o la camomilla che so che non mi fanno dormire. Così sono stata in compagnia dei miei pensieri fino a tardi.
Volevo fare un bilancio della mia vita, ma i miei pensieri spaziano troppo e sono passata dagli scout, all'arredamento della camera, ai muri tutt'ora bianchi senza quadri, al senso di soffocamento che mi provoca stare in casa, al fatto che è da 27 anni che affaciandomi alla finestra, (ma no facciamo 20 dai, alla fine avrò iniziato ad affacciarmi a 7 anni) vedo sempre lo stesso palazzo marrone e beige. Brutto. Un paio di giorni fa mi sono accorta che riesco a vedere anche uno scorcio di collina. Ero tutta felice, non ci avevo mai fatto caso.
Ma non basta a farmi apprezzare il posto in cui vivo.