lunedì, marzo 02, 2009

Chi cerca trova.

Ci sono tre cose che puntualmente perdo nella mia casa.
E sono:
-gli occhiali
-il cellulare
-le chiavi di casa e/o della macchina

gli occhiali
Gi occhiali quando li perdo, vivo un dramma perchè io sono un pò miope e quindi senza occhiali ho un raggio d'azione limitato, perchè poi tutte le cose mi sembrano occhiali e non è che se sono sulla porta della sala posso buttare l'occhio, scusate il gioco di parole, sul tavolino. No io ci devo andare vicino al tavolino per vedere se c'è qualcosa sopra. E così mi devo passare le mensole, il tavolo della cucina, il tavolino all'ingresso, il poggiatutto in bagno, in cucina, dopo di che mi toccano i posti piu' assurdi tipo le mensole altissime, dentro i mobili della cucina, dentro i cassetti e dentro l'armadio...
Perchè oltre a essere miope sono distratta e questo binomio è la cosa peggiore.

il cellulare
Quando ero a casa vecchia era un attimo, prendevo il telefono fisso e mi chiamavo. Poi vabbè magari 5 minuti dopo richiamavo mia mamma e le dicevo "mamma ma mi hai chiamata?" ma questa è un'altra storia.
Se invece avevo il vibracall inserito (perchè a me la suoneria in realtà da un pò sui nervi, soprattutto quando sono in treno) allora dicevo a tutti "ora dovreste fare silenzio che devo percepire da dove arriva la vibrazione". E tutti ovviamente continuavano a fare casino.
A casa nuova non ho il fisso e così quando perdo il telefono devo iniziare a pregare che qualcuno mi chiami. O se magari sono in bagno e mi arriva l'sms e il telefono sta indicativamente nei pressi della cucina, porcamiseria oramai ho perso l'attimo. Io ci provo a tenerlo in un posto fisso, ma il telefono si sposta da solo, lo giuro. Si mette sotto la roba da stirare, dentro al letto, sotto il letto, in bagno dove ci sono le forcine, nel divano, in mezzo ai telecomandi, dentro ai cassetti, ...
Sarà colpa del vibracall...

le chiavi di casa e/o della macchina
Con le chiavi ho un pessimo rapporto. Ne sono consapevole, tant'è vero che tutte le mie chiavi sono fornite di portachiavi da collo lunghissimo.
Le mie chiavi sono compari del telefono. Si vanno a inziccare (verbo siciliano che significa "infilare con ostinatezza") ovunque tranne che nel porta-chiavi che c'è all'ingresso. Una volta sono state dietro la tv per giorni e giorni; qualcuno si ricorderà delle chiavi della macchina ritrovate dopo quasi un anno dietro la cassettiera dell'ufficio...
Oggi la mia amica ha trovato quelle di casa attaccate fuori dalla porta.
A volte mi devo girare tutti i cappotti, tutte le giacche, tutti i portaoggetti, sul letto, sotto il letto, sul divano, in cucina, tra la biancheria da stirare, prima di trovarle.

Il problema sorge poi quando sto per uscire e nell'ordine non trovo gli occhiali, il telefono e le chiavi. E questo non è per giustificarmi dei miei ritardi. Diciamo che contribuiscono.

Quindi io volevo chiedere al signor Beghelli:
Signor Beghelli, per cortesia, per favore, io la prego davvero...può costruire un aggeggio con tre pulsantoni di plastica collegati rispettivamente al telefono, agli occhiali e alle chiavi, che premendoli mi fanno suonare i tre oggetti?
Poi vabbè se volesse fare la versione multipla io ci collegherei anche il portafoglio, la borsa il cappotto, le scarpe, il caricabatterie del telefono, la borsa da lavoro, le forbici, la matita per gli occhi, le bollette, la carta d'identità, il portafoglio, la crema per le mani, i calzini...

domenica, marzo 01, 2009

Basket case

Do you have the time
to listen to me whine
About nothing and everything
all at once
I am one of those
Melodramatic fools
Neurotic to the bone
No doubt about it

Sometimes I give myself the creeps
Sometimes my mind plays tricks on me
It all keeps adding up
I think I'm cracking up
Am I just paranoid?
Or I'm just stoned

I went to a shrink
To analyze my dreams
She says it's lack of sex
that's bringing me down
I went to a whore
He said my life's a bore
So quit my whining cause
it's bringing her down

Sometimes I give myself the creeps
Sometimes my mind plays tricks on me
It all keeps adding up
I think I'm cracking up
Am I just paranoid?
Uh, yuh, yuh, ya

Grasping to control
So I better hold on

Sometimes I give myself the creeps
Sometimes my mind plays tricks on me
It all keeps adding up
I think I'm cracking up
Am I just paranoid?
Or I'm just stoned

Ieri notte avrei voluto scendere in strada in pigiama a sentire la pioggia cadere sul mio viso.
La pioggerellina fitta e fine sulle guance.
Braccia larghe, credo che sarei stata li un bel pò. Sarei tornata a casa una volta zuppa d'acqua.
MannaggiA ho perso l'attimo, oRa mi tocCherà aspettare la prOssima pioggia.
E così per rimediare, stamattina sotto suggerimento di "in due è piu' facile", mi sono sparata sta canzone a volume alto e ora arriva Elisa coi cannoli di Zoccola. Che sono dei dolci, n.d.r.
Buona domenicaaa, passata a casa ad aspettareeee:)

venerdì, febbraio 27, 2009

Un giovedì sera


"Vuoi sapere qual è la verità sul tuo conto? Sei una fifona. Non hai un briciolo di coraggio. Neanche quello semplice e istintivo di riconoscere che...che a questo mondo ci si innamora. Che si deve appartenere a qualcuno. Perchè questa è la sola maniera di poter essere felici .Tu ti consideri uno spirito libero, un essere selvaggio, e temi che qualcuno voglia rinchiuderti in un gabbia. E sai che ti dico? Che la gabbia te la sei già costruita con le tue mani, ed è una gabbia dalla quale non uscirai, in qualunque parte del mondo tu cerchi di fuggire. Perchè non importa dove tu corra, finirai sempre per imbatterti in te stessa..."

Che cazziata pazzesca ci siamo prese da Fred stasera.
Seduta in macchina, lei,
impassibili ci guardavamo,
con le lacrime che scendevano sulle guance
e dei fazzolettini di carta kids tra le mani, io
.

Già, Fred... proprio come il maggiordomo di cui ho parlato l'altro giorno.
E una casa. Che dopo un anno quasi che ci vivi dentro ancora non hai sistemato metà della roba, e continui a spostare tutto, ogni giorno.
E poi il gatto. Già come ho scritto qualche giorno fa.
Una volta averlo
(Vorrei un gatto. Un gatto ruffiano che venga a coccolarmi la mattina solo perché ha fame. Che si metta sopra al frigorifero e stia lì ore e ore e ore, che mi giri sotto la sedia mentre scrivo, che giochi con le mosche, con le ombre, coi fili, con le palline di carta. Che si metta sul balcone a guardare la gente che passa per strada...),
una volta esserlo
(Ma a me piace essere gatto, (...). Libero e selvaggio. Ruffiano e menefreghista. Mi piace girare da sola, muovermi liberamente, cambiare rotta improvvisamente, saltare su un albero e non scendere, correre via, fuggire, osservare la preda e farmi distrarre da un moscerino, . Mi piace snobbare e poi cercare, guardare dalla finestra, spiare, muovermi sul davanzale con il rischio di cadere. Stare ore e ore raggomitolata su un letto. A pensare.)
E la gabbia, quella che ho messo nella "mia testa"
E le chiavi perse in continuazione, che a volte mi chiedo come la mia vicina non mi abbia mandata al diavolo tutte le volte che le suonavo dicendo "Non trovo le chiavi, puoi aprirmi?"
E la macchina da scrivere arancione. Senza nastro. La mia macchina da scrivere arancione. La sua macchina da scrivere arancione.

Non avevo mai visto "Colazione da Tiffany"
In pigiama a casa della mia amica, coi pop corn fatti al microonde, la Sambuca e un fratello, il suo, ho deciso di vedere questo film un giovedì.
Già...giovedì, il giorno in cui inizia la storia.

Ma non sono Audrey e nemmeno Holly, tantomeno Lulamae.
A volte vorrei non essere nemmeno Patty
Mi piacerebbe chiamarmi Chiara, per un giorno...
Ma non posso, io sono Patty.

giovedì, febbraio 26, 2009

La dieta perfetta

Questo post è stato scritto dopo aver letto le prime righe del post di Luz.
Perchè nella disperazione generale, c'è ancora qualcuno che cerca di distrarsi e sorridere :))
Spero possa essere di aiuto...

Io ci provo a fare la dieta.
Che poi non è dieta vera e propria. E' mangiare in modo corretto e sano senza esagerare con le porcherie o gli alimenti troppo grassi e unti equilibrando il tutto con una buona dose di verdure cereali e affini frutta e bere tanto.
A parte che io posso stare due giorni senza bere che manco me ne accorgo.
Dicevo, ci provo.
In quanto figlia di meridionali questa impresa è resa nulla da mia mamma.
Mia mamma è siciliana.
Pensa sempre che io stia morendo di fame, che siano giorni, se non settimane, se non mesi, se non anni che non tocco cibo. Mi vede sempre sciupata pure se mi metto due prugne in bocca per fingere che sono ingrassata. Guarda sempre se i pantaloni mi cadono.
Ogni santa volta che le dico: "Mamma solo verdure oggi, per favore", lei fa le verdure: melanzane alla parmiggiana, peperoni ripieni, zuccchine farcite, frittata di cipolle, purè di patate ...tutto contemporaneamente.
Se le dico: "Mamma oggi niente pasta per favore", il profumo delle lasagne o della pasta al forno mi viene a prendere fino nella strada.
Se le dico: "Mamma cavolo non mi entrano piu' i jeans." lei mi fa la torta di mele per stare leggera, quella di crema alla ricotta se vuole fare la carognata.
Da piccola mi lamentavo che mi faceva mangiare troppo e quindi ingrassavo. Lei mi diceva: "no tu hai le ossa grosse" e io sono cresciuta con la convinzione di avere le ossa ripiene di cemento.
Oppure quando per qualche causa aliena (magari m'ero appena scassata 80 tartine all'aperitivo) le dicevo "non ho fame, non ceno", ecco la tragedia greca al primo atto.
A tutto questo aggiungo la mia forza di volontà. Che è nulla. Nel mio vocabolario non esistono queste parole. Come dire "tavolo cane bicchiere" o "armadio dvd chiavi". Io le leggo così.

Da quando vivo sola riesco a gestire meglio la mia alimentazione.
Tipo che mangio tanto quando sono da mamma. Agli altri pasti ci pensano gli amici che cucinano per me. Altrimenti mi viene un pò l'orticaria, ma mi cucino qualcosa io.

Il problema ora è l'ufficio.
Nel mio ufficio ogni giorno arrivano quantità inspiegabili di roba da mangiare.
Oggi nell'ordine:
-focaccia e pizzette per il compleanno di un ragazzo disabile
-tiramisù di una mamma di una ragazza disabile
-cannoli siciliani rpieni di crema e di ricotta, fatti in casa da mia mamma (e che poteva rimanere a guardare?)
E ogni giorno così. Ogni. giorno.
Io sono la prima che dice che la donna italiana deve essere fatta a anfora.
Sono la prima che non si priva di un cioccolatino.
Sono la prima che mangia pane e nutella. Anzi toast e nutella.
Sono la prima che mangia tutto tranne i carciofi.
Sono la prima che va in palestra per mangiare quanto vuole (ok questa è una balla).

Però volevo sapere:
è possibile avere ogni tanto della focaccia al formaggio in ufficio?
:)))

P.S.: Mentre scrivevo queste righe è arrivata una fetta di torta di mele dalla logopedista...

mercoledì, febbraio 25, 2009

Il fine giustifica i mezzi-aggiornamento

Io ci ho pensato.
Ho pensato al momento della botta. Al momento in cui io mi sono trovata per terra con le mani sulla faccia. Io non ho visto cosa ho colpito. O cosa mi ha colpito. Mi pare un ginocchio. Poi ho ricostruito e la tipa m'è proprio volata tutta sulla faccia. Io credo di aver visto come nei fumetti lo "stumpf". E dopo le stelline. Il silenzio dopo lo stumpf e poi, poi il male che cresceva in maniera catastroficamente esponenziale. Poi ho sentito le voci. No le voci dei matti. Le voci di tutti. Quelli che avevo intorno. E avevo talemente sonno che devo essere sincera ci ho messo 5 minuti in piu' per alzarmi.
Una scossa di adrenalina. Una scarica elettrica. Il momento prima di addormetarsi.
Ho la testa dura. Ma anche di fatto.
Ci voleva una botta così.

Il fine giustifica i mezzi

A volte le cose vanno come devono andare.

Ho un occhio nero.
Non importa come me lo sono fatta, non importa da dove è arrivato il colpo, non importa la situazione, non importa un bel niente.
Importa che me lo sono meritata.
Una bel colpo secco, inaspettato, a viso aperto, senza scuse, senza ghiaccio, senza possibilità di reagire.
Solo un pò di pomata gialla a complementare il viola di sotto.
Capisco che in tempi di violenza sulle donne, un viso segnato non passi inosservato, ma no, nessuno mi ha picchiata.
Per questo non metto gli occhiali da sole. (Vabbè anche perchè a me fanno venire la nausea e poi non riconosco le cose. Non so credo sia una specie di malattia. Se metto gli occhiali da sole non riconosco le persone e vado a sbattere contro tutto e tutti)

Un colpo che mi ha lasciato un segno.
Fuori e anche dentro.
Carnevalesco direi. Se volessi vestirmi da Panda.
Ma a me piace essere gatto, non panda. Libero e selvaggio. Ruffiano e menefreghista.
Mi piace girare da sola, muovermi liberamente, cambiare rotta improvvisamente, saltare su un albero e non scendere, correre via, fuggire, osservare la preda e farmi distrarre da un moscerino, .
Mi piace snobbare e poi cercare, guardare dalla finestra, spiare, muovermi sul davanzale con il rischio di cadere.
Stare ore e ore raggomitolata su un letto.
A pensare.

lunedì, febbraio 23, 2009

Una single e un maggiordomo

Io vorrei il maggiordomo.
Ci ho pensato. Non la donna delle pulizie, non la cuoca, non la baby sitter, niente.
Io vorrei il maggiordomo.
Una specie di nonno gentile che però mantiene il distacco dovuto dalla professione.
Vorrei arrivare a casa e non avere tutte le volte lo sclero di cercare le chiavi nella borsa che con tutto il casino che c'è dentro ci metto sempre tre ore e devo magari svuotarla davanti al portone quando sono di corsa con tutto per terra e la gente mi guarda e io dico fatevi i cazzi vostri e vorrei sapere perchè nelle borse non c'è la luce.
Vorrei avere invece qualcuno che mi apre la porta e con un sorriso gentile e la voce pacata mi dice: "Bentornata a casa, Signora"
Vorrei che mi togliesse il cappotto e ci pensasse lui, che io non ho ancora l'attaccapanni e non so mai dove appoggiarlo e tutte le volte lo appoggio in un posto diverso e mi dimentico e poi quando devo riuscire mi viene lo sclero che non lo trovo mai.
Vorrei entrare in sala e sentirmi dire: "Signora gradisce una tazza di the, l'ho appena messo su, l'Earl grey con essenza di rosa"
E vorrei sedermi e veder apparire davanti a me un vassoio d'argento con una tazza di the, di quelle antiche coi riccioli nel manico, e le paste secche.
Vorrei sentirmi dire "Signora, per cena le ho preparato del brodo di carne leggero e la crema catalana"
E poi vorrei sentirmi dire "Qui c'è il bollo pagato, la multa pagata, le ho attaccato i quadri, la sua roba stirata è sul letto, visto che preferisce sistemarsela lei, ho bagnato le piante e fatto la spesa. Siccome non c'erano le arance rosse ho preso dei kiwi"
Vorrei che poi a fine giornata mi dicesse "Signora se non le dispiace ora io andrei perchè la mia fidanzata mi aspetta che la porto a cena, sa oggi sono 15 anni che ci conosciamo"
"Ok Fred, vai pure, tanto io ora ceno e poi mi preparo per uscire"
"Lasci pure i piatti da lavare. Ah Signora, mi sono permesso di farle il pieno di benzina e di lavarle la macchina."
"Fred sei un angelo"

domenica, febbraio 22, 2009

Domenica "bestiale"

A me la coloreria italiana me fa 'na pippa.
Oggi sono riuscita a far uscire tutto il bucato giallo. Giallo pallido per l'esattezza.
Come il sole che in questi giorni spunta timido a scaldare le giornate e il cuore.
Quest'anno la primavera è arrivata in anticipo pure sul mio bucato.
Vabbè per lo meno le cose della cucina si intonano coi pezzi di muro giallo.
La mia lavatrice ed io abbiamo un rapporto molto conflittuale.
Dovrebbero inventare una lavatrice dove te ci metti dentro la roba sporca man mano che la sporchi e lei già te la divide per tipo, colori, tessuti ecc. Carichi tutti i detersivi per ogni genere di bucato compreso ammorbidenti, additivi, cendeggine varie e quando raggiunge in livello massimo di biancheria parte da sola. Poi quando ha finito se sei in casa, in automatico ti blinda la porta d'ingresso e finchè non hai steso tutto fino all'ultimo calzino non ti lascia uscire. Se invece sei fuori, appena rientri ti blinda lo stesso in casa e vale come sopra.
Voglio dire, se vogliamo fare le cose facciamole bene.

Ieri ho spaccato un pezzo della macchina. La leva del sedile che lo tira su e giù.
Mi s'è impigliato al laccetto dello stivale solo perché sono scesa di corsa che ero in ritardo.
La mia macchina ha un fanale rotto. E quando ci siamo specchiate nella vetrina della Lidl me l'ha fatto notare. Quindi il gioco del reality ha le sue conferme.
Adesso posso fare solo due cose: o guidare solo di giorno e/o se mi fermano dire : “guardi mi si è rotta ora. La stavo giusto portando ad aggiustare”. E se invece sono le tre di notte usare la carta del: “Fanale rottooo? O cielo, e ora come faccio? Io non so nemmeno cos'è un fanale...sa sono una femmina...”
Non per il fatto dei soldi. E' che...non ora cazzo.
Non la dovevo pescare io la carta degli imprevisti.
Avrei preferito quella delle probabilità...

Vorrei un gatto. Un gatto ruffiano che venga a coccolarmi la mattina solo perché ha fame.
Che si metta sopra al frigorifero e stia lì ore e ore e ore, che mi giri sotto la sedia mentre scrivo, che giochi con le mosche, con le ombre, coi fili, con le palline di carta. Che si metta sul balcone a guardare la gente che passa per strada.
Che raschi la sabbietta nelle giornate di silenzio.
E che quando lo prendo in braccio si ribelli come un bambino di dieci anni che non vuole ricevere il bacino da mamma perche non fa piu' maschio.

venerdì, febbraio 20, 2009

Per l'Italia che piace


Ho pensato a un nuovo Reality.

Praticamente parteciperebbero 20 politici di un certo calibro.
Ogni politico, che dovrà superare comunque una dura prova di cultura generale (i provini saranno disponibili gratis per tutti), verrà dotato del seguente pacchetto:

1. appartamento di 90 mq in città di media grandezza, con rata del mutuo da pagare, zona periferica poco illuminata, mal servita dai mezzi pubblici, con traffico di spacciatori nella via di fronte
Composto da: cucina non abitabile, sala, 2 camere da letto, un bagno.
Piano terra, senza porta blindata, senza antifurto, senza sbarre alle finestre, con vicini pericolosi e aggressivi, ma con riscaldamento autonomo.

2. un nucleo familiare composto da:
-moglie casalinga senza patente, per la quale dovrà versare la quota dell'assicurazione;
-figlio di anni 16, rigorosamente bullo, con poca voglia di studiare, a cui piace fumare e bere.
-figlia di anni 14, in conflitto con i professori, molto sveglia a cui piace frequentare la discoteca e andarci in minigonna
- a scelta figlio di anni 4 giustamente ingenuo o figlio di anni 32 , studente universitario in ritardo con gli esami in cerca di un lavoretto anche part-time (possibilità di rinunciare a questa opzione pena la sottrazione di €150,00)
-un cane o gatto
-una suocera o suocero
-un parente in fin di vita

3. un' autovettura 5 porte di cui una mal funzionante, euro ZERO emissioni....di aria pulita, di seconda mano, ammaccata lato guida, con un fanale rotto, senza acqua nel tergicristallo

4. un lavoro di 40 ore settimanali organizzato su turni, presso catena di montaggio di azienza non nota, famosa per non avere i requisiti di sicurezza sul lavoro (possibilità di fare 20 ore di straord. settimanali)- contratto a progetto

Sarà concesso:

-n.1 viaggio in treno tratta Milano-Roma, Intercity 2^classe (se non lo sopprimono prima), compreso di ritardi, sovraffolamenti, malfunzionamenti della carrozza, scippi, e sporcizia varia.

- n.1 viaggio in aeromobile tratta Milano Malpensa- Roma Fiumicino con valigia finta (in caso di furti e/o smarrimenti il soggetto sarà così tutelato) piena di vestiti, compreso di ritardi, scioperi dei piloti, degli addetti di volo e degli addetti dell'aeroporto

Ai partecipanti verrà consengato un budget di € 1000,00 (euro mille/oo), corrispondenti alla retribuzione mesile che verrà accreditato su un c/c aperto appositamente presso banca in via di fallimento, indicativamente entro il 5 del mese successivo (a seconda della disponibilità di cassa)

Difficoltà: ****
Ogni tre mesi verrà estratta a sorte una carta dal mazzo Imprevisti
Esempio:
-visita specialistica da passare rivolgendosi alle varie aziende ospedaliere e rispettando i tempi di attesa
-rottura del motore della macchina
-multa per eccesso di velocità con utovelox truccato
-sostituzione occhiali ecc...

Scopo del gioco:
Riuscire a gestire un anno di vita familiare, lavorativa, sociale, con il budget a disposizione e far quadrare i conti (senza l'uso della calcolatrice), riuscendo a mettere da parte un minimo di 50 € al mese.

Vincitore:
al partecipante che si classificherà al primo posto verrà consegnato un bel calcio nel culo con stivale a punta di ferro.

Sarà assolutamente proibito l'uso di
-antidepressivi
-consulenza psicologica
-proteste
-raccolta firme
-certificato medico per malattia

Io, se me lo approvano,...quasi quasi mi faccio Sky...

(si ringrazia ASTOR per la consulenza (v. IMPREVISTI ad esempio), l'assitenza tecnica e la sempre pronta disponibilità e collaborazione a queste proposte:)

DIRITTI RISERVATI

giovedì, febbraio 19, 2009

Once upon a time..

Le favole dove stanno?
Ce n'è una in ogni cosa:

nel legno, nel tavolino,

nel bicchiere, nella rosa.
La favola sta lì dentro
da tanto tempo, e non parla:
è una bella addormentata
e bisogna svegliarla.
Ma se un principe, o un poeta,

a baciarla non verrà

un bimbo la sua favola

invano aspetterà.


-G. Rodari-

martedì, febbraio 17, 2009

i miei secondi 15 anni

E'come se a un certo punto, senza un motivo, avessi tirato un inchiodata, e tutta la mia vita fosse finita sui sedili davanti della mia macchina.
Improvvisamente mi ritrovo tutto qui. Compagni d'asilo, compagni delle medie, compagni delle superiori, amiche di una vita, che magari avevi perso perchè qualche fidanzato scemo ti ci ha fatto allontanare, scelte importanti, persone importanti, altri un pò meno, morosini infantili, morosini lasciati, amori platonici, persino il sacco a pelo degli scout che da una settimana mi riprometto di portare in casa.
Tutto sulle tue gambe, tra i sedili e il parabrezza. In mezzo ci sono tante carte, tante foto, tante parole. E tu che sei disordinata pensi che sia ora di mettere un pò le cose a posto perchè così non si può andare avanti. Perchè non puoi rishiare di fare un botto. E non puoi scendere dalla macchina se no rischieresti di perdere qualcosa. Come fai sempre quando ti dimentichi il cellulare sulle gambe, scendi spedita e il cell si ammacca di nuovo contro l'asfalto.
Ora ho tutto qui tra le mani ma non riesco a dare un ordine alle cose. No, semplicemente ne aggiungo altre. Devo mettere in ordine casa? nossignore, vado all'ikea a comprare altra roba. Così ci si distrae, si toglie l'attenzione. E poi insieme al profumo dei fiori, qualcosa accade.
Non ricordavo cosa fosse una sorpresa. L'ho aspettata tanto e quand'è arrivata mi ha fatto piangere. di gioia. Ritrovare un'amichetta che non senti da 25 anni, ma che hai sempre cercato, perchè a volte non importa la quantità delle ore passate con una persona, ma la qualità. Avevi tre anni, ma i suoi occhi non li hai mai dimenticati, nemmeno il fatto che non volevi mai tornare a casa e nemmeno lei quando veniva a giocare da te. Ora siamo grandi. Grandi e diverse. Ma con lo stesso sguardo di 25 anni fa.
Poi succede altro.
E ti ritrovi ad sentire la musica con le cuffiette, nel letto, come facevi da ragazzina.
Ti ritrovi a parlare per ore e ore al telefono, ad ascoltare, a vedere l'alba tra i palazzi per la prima volta, e vorresti dire a chi inizia a lavorare prima di te: "venga le offro un caffè"; ti ritrovi a sorridere, a pensare al colpo di testa che non hai mai fatto, a pensare che forse puoi ancora permetterti di sognare, a occhi aperti e a occhi chiusi. E non capisci piu' dov'è sta la realtà e dove l'assurdo.
Ma ti piace e te lo godi. E te ne fotti del resto.
D'altronde hai solo da sperare che non facciano una legge che vieti di sognare.
In tal caso mi spiace, ma trasgredirò.

E' solo che poi ti chiedi: ma tutto questo è giù successo e sto sognando, o sto sognando che succeda?

lunedì, febbraio 16, 2009

Anteprima

"....respiriamo l'aria aspettando primaveraaaaaaa,
siamo come i fiori prima di vedere il sole a primaveraaaaaaaa..."

aaaaahnn (sospiroo...)

sabato, febbraio 14, 2009

Anniversari

La rabbia delle cose non dette.
E' un attimo.
Vedi un immagine e ti piglia allo stomaco.
Non sono tanto brava a spiegare le cose a voce.
Preferisco scrivere. Ho scritto lunghe lettere per spiegare i miei stati d'animo. Ne ho scritte tante.
Tante per chiedere scusa.

Eh si, sono una pasticciona coi sentimenti: ne provo tanti, tutti assieme, vanno d'accordo,mi rendono felice, felicissima, troppo felice,
mi confondono, si contrastano, si prendono a pugni, mi prendono a pugni, si mimetizzano, mi illudono, mi fanno stare male, e molti, molti mi fanno arrabbiare.
Ora ho la rabbia dentro. Sta nello stomaco.
Non ho potuto spiegare. Non ho potuto parlare.
La voce non è mai uscita quando doveva uscire. Ricadeva nella gola e poi dentro allo stomaco. Un tonfo secco. Tutte le lettere mischiate, tutto da rifare.
Sono lì tutte le parole che avrei dovuto tirare fuori quando era il momento.
E invece c'era la paura di dire, di gridare, di dire un pensiero che era mio, mio solo.
Ma io non so parlare, non so dire, sono come i bambini quando vogliono qualcosa, un giocattolo, un bicchiere d'acqua, ma no sanno chiamare le cose con il loro nome. E ti chiedono il cane di pelouches e tu gli dai il trattore. E poi piangono, o alla meglio mettono il muso.

Forse non parliamo la stessa lingua, ecco perchè non ci capiamo.
Io parlo francese, tu inglese.
Io parlo spagnolo, tu tedesco.
Io parlo siciliano, tu piemontese.
Io parlo d'amore, tu di sesso.
Io di cioccolata calda, tu di gelato.
Io di gatti, tu di cani.
Io di sinonimi, tu di contrari.
(Provare a usare un dizionario no eh?)

Io dimentico le cose, le lascio per strada, tu ricordi tutto, persino i miei giorni.
Io sono disordinata, tu ordinato, quasi simmetrico.

Io arrivo tardi, tu sei puntuale.
E' andata così. Tu puntuale, io in ritardo, come al solito.

E intanto la rabbia cresce, si alimenta, in silenzio.
E sta li a macerare nello stomaco.
Sono stata crudele col tuo cuore, e ora tu lo sei col mio.
Effettivamente cosa potevo pretendere.
La storia si ripete.
La Bella e la Bestia.

Ma non sono io la bella.
E nemmeno tu la bestia.


venerdì, febbraio 13, 2009

Ci manchi, all'uomo focaccina e a me.

In questo blog scrive anche la mia amica Vale.
Cioè prima scriveva, ora ha tante cose da fare(??!?).
Oggi è il suo compleanno.
E così ho deciso di dedicarle una canzone, con qualche correzione, che m'è venuta in mente stamattina appena mi sono svegliata.

C'era una volta un giorno normale
che adesso è un giorno speciale
c'era una stella sospesa nel cielo
leggera come un pensiero
e quella stella da allora
brilla soltanto per te...

Buon compleanno bambina
oggi tu sei la regina
regina di nessun re (in realtà il re c'è)
la più importante che c'è.

Lì nella cesta, i gatti di stoffa (insieme a Blitz)
tutti invitati alla festa
e tra i regali, di tutti i colori
chissà chi ha mandato quei fiori
e tu soltanto lo sai, ma è un segreto
e non lo dirai...

Buon compleanno bambina
oggi tu sei la regina
regina di nessun re
la più importante che c'è
...e tu regina
più bella che mai
per me sarai sempre bambina
anche se hai, se hai un
anno di più... Buon
compleanno bambina...
Oh Happy Birthday to you!
(E.Bennato)

giovedì, febbraio 12, 2009

Siesta

Oggi ho fatto pausa pranzo a casa vecchia.
In realtà la faccio tutti i giorni, ma oggi ci ho aggiunto un microriposino pomeridiano.
Anzi in realtà anche quello lo faccio quasi tutti giorni, tipo quindici-venti minuti mi stendo sul mio ex letto. A volte crollo secca, di traverso, altre volte fisso il soffitto, spesso guardo dalla finestra il palazzo di fronte.
Ma oggi ho deciso di fare il microriposino nel lettone, con mamma.
A casa mia il riposino pomeridiano è sacro. Quando andavo a scuola si staccava pure il telefono. Mia mamma mi chiede ancora adesso se può staccare il telefono e io le dico: "mamma sono almeno 3 anni che non mi cerca piu' nessuno al telefono fisso"
Da piccola mi capitava di dormire nel lettone con mia mamma e mia sorella ogni volta che mio papà andava via. Se dovessi dire perchè andava via non lo saprei dire, ma credo per lavoro o dalla nonna in Puglia.
Io stavo sempre in mezzo. Nella riga tra i materassi. E puntualmente mia sorella tirava le coperte da un lato, mia mamma dall'altro e io rimanevo con lenzuolo teso sopra e morivo di freddo.
Il lettone di mamma e papà è magico.
Non ricordo da dove arrivi ma è molto, molto antico. E' un lettone a tre piazze perchè sono due lettini da una piazza e mezzo. Io che sono corta ci sto in tutti i versi.
Ha il materasso come la panna montata. Anzi come le nuvole.
Infatti quando ci salgo sopra mi dimentico del resto.
Qualunque sia il mio stato emotivo, appena sfioro il materasso sto bene.
Mi sento al sicuro.
Sento che nessuno mi può fare niente, che tutto scompare, persino il mal di denti, che ogni male è cancellato, mi viene il sorriso, mi stiracchio anche un pò, mi stropiccio gli occhi, mi raggomitolo e mi metto a stella, la paura passa. Anche quando da piu' grande mi capitava di rimanere a casa da sola, dormivo nel lettone. Quando mi veniva la febbre con le placche e tutto il resto, andare nel lettone era d'obbligo, faceva parte della cura con le medicine.
E poi ho fatto interminabili telefonate con le amiche del cuore, sdraiata sul lettone.
Mio papà si arrabbiava sempre e mi gridava: "Stacca il telefonoooo. E soprattuttooo toglitiii dal lettoooneee"
Era geloso del suo letto.
Adesso capisco perchè.

Oggi ho proprio sentito la necessità di dormire nel lettone. Con mamma.

mercoledì, febbraio 11, 2009

Recidiva

L'ho rifatto.Non ho resistito.

E' che me l'ha consigliato una mia amica. Mi ha detto che a lei ha fatto bene, e io ci credo alle amiche.

Oggi dopo pranzo sono andata di nuovo a piedi verso l'ufficio.
Cambio strada tutte le volte quando vado a piedi, perchè mi stufo a fare sempre le stesse cose.
Ne sa qualcosa la mia padrona di casa che tutti i mesi mi dice sorridendo: "Aah, ma hai di nuovo cambiato l'ordine dei mobili??!" "Eh si, mi stufo io". (Un paio di sere fa ho tirato una ginocchiata contro il tavolo perchè non mi ricordavo di averlo messo al centro della sala...)
Dicevo.
Sono andata a piedi a lavorare, via del centro, occhiata furtiva ai negozi chiusi, passaggio vicino al tipo che vende la roba vecchia, carcere, ospedale, vialone trafficato con strisce pedonali blu, e poi.. e poi un parco. Che chiamarlo parco è educato.
C'era il sole tiepido, quasi caldo. C'era l'erba. C'era il profumo della terra umida. Gli alberi.... e c'erano le giostrine.
Non ho resistito e sono salita ancora sull'altalena.

Quando ero piccola e mia mamma mi portava ai giardinetti mi piaceva solo l'altalena.
La giostrina che gira proprio no perchè mi veniva il vomito. Adesso mi viene il vomito anche solo a guardarla. Sulla ruota mi ricordo che c'era sempre il bambino figo che si metteva in mezzo mentre gli altri giravano.
Lo scivolo mi faceva un pò paura perchè a me non piace la velocità.
...ne sa qualcosa chi mi aspetta tutte le volte per ore...
Invece l'altalena mi piaceva eccome, ma non riuscivo mai ad andarci tanto perchè puntualmente c'erano i bimbi che aspettavano il loro turno che mi facevano pena e così scendevo e facevo salire loro.
Mia mamma poi mi gridava dalla panchina:"non passare davanti all'altalena che ti fai male"
Io questa cosa l'ho capita subito, ma qualche bambino mi pare che si sia dovuto prendere un paio di calci in faccia prima di imparare.
Dicevo.
Sono salita, e ho iniziato a spingermi.
Ho sentito il vento sulla faccia. Ho sentito il vuoto nella pancia ogni volra che sono tornata indietro. Ho pure buttato indietro la schiena per spingermi piu' forte, e ho quasi toccato il cielo. Lo giuro.
E poi ho sorriso.

C'è solo stato un problema.
Che io mica mi ricordo come si scende dall'altalena e così prima di spaccarmi una gamba ho dovuto aspettare che finisse da sola di muoversi...

domenica, febbraio 08, 2009

Pubblicità occulta

Un chilo di paste della pasticceria piu' famosa della città:
30 euro.

Fare i biscotti con gli amici, la domenica pomeriggio, con il primo sole che cerca di entrare dalla finestra e in casa la dolce fragranza che si diffonde nell'aria:
NON HA PREZZO...

...per tutto il resto c'è Mastercard...
(eh, avercela...possibilmente coi soldi dentro)

venerdì, febbraio 06, 2009

A.A.A. cercasi scorta armata per girare nel quartiere nuovo:)

Oggi sputo fuoco.
A parte i problemi lavorativi che quelli non si possono tirare in causa.
Sputo fuoco per una multa.
38 o 36 euro non si capicse bene perchè il vigile ha pasticciato. Per pulizia strade.
Adesso, fin da piccola io sono sempre stata contro le ingiustizie.
Io la multa la pago anche, ma solo se ci sono le motivazioni valide per farlo.
Perchè siamo in un paese democratico, credo, e io dico la mia.
Perchè porcavacca, perchè fai la multa a me e non allo stronzo, che per evitare la pulizia strade ha parcheggiato sul maricaipiede? Io sono in torto e ci sta (anche se su questo ho da sindacare). Ma lui, lui, che si è messo sul marciapiede per evitare palesemente e dico PALESEMENTE la multa , fai finta di non vederlo?
Ma se io picchio una per strada e un metro piu' avanti stanno scippando una, il vigile o chi per esso che fa? Fa finta di non vedere una delle due cose perchè quella è la Giornata Mondiale contro la violenza sulle rincoglionite che non sanno parcheggiare????
Protesto perchè tu mi metti il divieto dalle 00,00 alle 07,00. Ma perchè la multa non me la fai se effettivamente intralcio quella cazzo di macchina delle pulizie che, fra parentesi, non ha pulito proprio una bella merda perchè c'era A) la neve B) non ha levato nemmeno una cartaccia (si ho ripreso tutta la scena).
E' come se io dicessi, ti punisco anche se non hai picchiato quello, intanto ti punisco che non si sa mai. Metti che ti viene voglia di farlo.
Adesso si sa, nel mio nuovo quartiere c'è un tacito accordo che si parcheggia sul marciapiede nelle sere di pulizia strade. Allora o la legge la fai rispettare, o non la fai rispettare. Non c'è la via di mezzo. Perchè allora io mi metto la P di puttana (scusate la volgarità del post) e tutte le sere di pulizie strade giro sui marciapiedi e chiamo i vigili e gli contesto l'art 158 n. 24 sostava con il veicolo sul marciapiede.
Fino a esaurimento.

Loro ovviamente.

giovedì, febbraio 05, 2009

La crisi del martedi' sera.

Stasera sono uscita.
Di solito non esco quasi mai di martedi' sera.
Perchè il giorno dopo si lavora.
Quindi le cose sono due: o tutta la gente che ho visto ieri sera domani non lavora, o io devo rivalutare la mia idea di settimana. Di martedì sera la crisi nei locali sembra che sia una cosa appartenente a un'altra epoca. Dicono che c'è, la crisi, c'è eccome, dicono. A scuola, nella vita lavorativa, adesso pure in quella sentimentale, c'è al supermercato, nei negozi, nelle vacanze, dal dottore, dal giornalaio, dall'estetista, in palestra...

E invece ieri sera vi assicuro che non c'era. Sono andata in un locale in centro. Erano tutti felici, sorridenti, luccicanti, profumati. Bevevano tutti, seduti ai tavolini, si scherzava con gli amici, chi ballava, chi ci provava, chi sorrideva, chi mostrava le autoreggenti, chi guardava le autoreggenti, e chi non se ne accorgeva, c'era chi bisbigliava.
A me non pareva martedì, mi sembrava sabato, infatti quasi quasi domani non vado a lavorare e poi se mi chiederanno dirò: “eh ma non era sabato ieri?”
C'era il tributo ai Beatles. Tutti cantavano, tutti applaudivano, tutti schiacciati, tutti brillanti.
Credo che uscirò più spesso di martedì.
Per un attimo ho creduto di non essere nella mia città.
Ci ho anche un po' sperato a dire il vero.
Ho pensato, adesso esco di qui e non trovo piu' il solito corso.
Non so però se corso inteso come strada o còrso inteso come corso delle cose...

martedì, febbraio 03, 2009

CORAGGIO

Il coraggio (dal latino coraticum, aggettivo derivante da cor, cordis cuore) è la virtù umana, spesso indicata anche come fortitudo o fortezza, che fa' si che chi ne è dotato non si sbigottisca di fronte ai pericoli, affronti con serenità i rischi, non si abbatta per dolori fisici o morali e, più in generale, affronti a viso aperto la sofferenza, il pericolo, l'incertezza e l'intimidazione.

In linea di massima, si può distinguere un "coraggio fisico", di fronte al dolore fisico o alla minaccia della morte, da un "coraggio morale", di fronte alla vergogna e allo scandalo.


da Wikipedia-l'enciclopedia libera

lunedì, febbraio 02, 2009

Sorridi che ti passa.

"Quello che giovanotti dire e quello che giovanotti pensare essere due cose diverse". Mamy

E' un po' come quando guardi Via col vento, e sai già che Ashley non lascerà mai Melania, ma tutte le volte speri che succeda.
Speri che lasci la buona Melania per la capricciosa, egocentrica e romantica Rossella.
Ma lo sai che non andrà mai così, l'hai già visto mille volte.
Ti senti già triste, quando guardi Via col Vento, perché sai che ci sarà la guerra e cambieranno tante cose...ma resterà tutto uguale.
E ti chiedi se è il corso delle cose a dettare legge. Se è il destino, se esiste il destino, se sono le coincidenze, gli sliding doors, gli attimi fuggenti, gli attimi fuggiti, si vive una volta sola, cogli la palla al balzo, ogni lasciata è persa e tutte quelle specie di seghe mentali che ti fai, anche se si tratta solo di scegliere un dentifricio. Questa volta ho ceduto per quello che costava meno. C'è la crisi.
E così ti ritrovi a mangiarti tutte le unghie che farle crescere era il proposito del 2009; e ti ritrovi a fumare, che pure smettere di fumare era il proposito del 2009 e pensi che forse hai esagerato con i propositi del 2009.
Ti ritrovi a stare seduta sulla punta della sedia, anche per un pranzo di due ore.
Poi ridi, piangi e ridi, ridi e piangi. Non capisci nemmeno piu' la differenza fra una cosa e l'altra. Soprattutto quando stai ridendo con la tua amica, a cena, e intanto scendono le lacrime nel piatto. Ma è la tua Amica, lei capisce.
Vorresti che qualcuno ti dicesse come andrà a finire e come inizierà e viceversa.
Poi cancelli. Si perchè oramai la gente non si manda a fanculo, si cancella.
Da messenger, da facebook, dalla rubrica del cellulare. Basta un click e non fa piu' parte della tua vita. Basta un “Cancellare?” “Ok” e si elimina il tempo passato insieme.
Prima ci si mandava a cagare a di persona, si litigava. A me manca litigare. Gridarsi in faccia un vaffanculo sentito, alzare la voce e rovesciare il tuo stato d'animo guardandosi negli occhi. Dirsi le cose come stanno e non come sembrano. Dirsi le cose.
Io lo faccio sempre in macchina. Se uno mi fa un torto in macchina gli grido dietro. La volta che mi sentirà qualcuno, finirà mica bene:)
Penso che la prima persona con cui litigherò, si caricherà di tutti i litigi mancati, di tutti i vaffanculo non detti. E di tutti i pianti non fatti.
Poi senti male allo stomaco. E sei certa che non sono la peperonata o le melanzane alla parmigiana non digerite che ti ha fatto mamma perché ti vede sciupata.
Vorresti solo fermare la lancetta del metronomo che batte il tempo.
Anzi sfasciarlo direttamente.
Vai a dormire tardi la sera, ti svegli rincoglionita alla mattino. Anche se nessuno vede la differenza da quando vai a dormire presto.
Dormi con le persiane aperte per vedere la neve che cade.
Sembra zucchero a velo per le strade. Vorresti scendere nella via sotto casa in pigiama e aspettare i fiocchi sulla faccia. E sentire il profumo del freddo.
C'è chi mette la maschera sugli occhi. C'è chi la mette su tutta la faccia.
Chi invece, per fortuna, la fa cadere.
Speriamo che domani un raggio di sole entri dalla finestra e svegliandomi sussurrerà: ”Dai, che sta arrivando la primavera...”

mercoledì, gennaio 28, 2009

Ufficio reclami

Io odio il freddo.

Lo odio con tutta me stessa. Lo odio perchè mi blocca, mi paralizza, mi disturba il movimento, ma soprattutto mi fa perdere le cose. Si perchè devi mettere i guanti e coi guanti perdi la sensibilità, e se perdi la sensiblità TI cadono le cose dalle mani che è un piacere. Anzi Mi cadono. Già a me cadono normalmente e non me ne accorgo. Mi cadono pure i guanti. E perdo pure quelli. Anzi uno solo. E così ho una collezione di guanti spaiati.

Odio il freddo perchè devo mettere un sacco di vestiti, uno sopra l'altro, la canottiera, la maglietta di cotone, la maglia di lana misto acrilico perchè la pura lana vergine costa un botto, e il giaccone gonfissimo, e il cappello e la sciarpa che poi penzola da un lato si impiglia dappertutto.

Odio il freddo perchè mi fa colare il naso e io non ho mai i fazzoletti di carta. Non ce li ho mai soprattutto quando ne ho bisogno. Ci sono di quelle ragazze che in borsa hanno tutto. Come fanno? Gli chiedi un fazzoletto, ce l'hanno. Il burrocacao, ce l'hanno. I Cicles, ce li hanno. Un assorbente interno o.b. mini, ce l'hanno. Uno con le ali. Hanno pure quello. Una biro, idem. Un Aulin, si ce l'hanno. Un foglio, la lima per le unghie, lo smalto, la crema per le mani, un paio di calze, una pentola, un letto, una cucina a gas, cazzo hanno tutto.
Io ho la borsa che pesa due tonnellate, che mi si rompe sempre la tracolla che c'era talmente tanto casino che pure i ladri, quando me l'hanno rubata, si sono messi le mani nei capelli e me l'hanno mollata in mezzo alla strada con tutta la roba dentro. Senza portafoglio ovviamente. Anzi mi hanno rovesciato tutto quello che avevo dentro, dentro alla borsa.

Odio il freddo perchè quando entri in macchina fa piu' freddo che fuori.
Perchè sbaglio sempre a regolare l'ora del riscaldamento in casa e appena entro fa freddo. E se anticipo l'ora poi non torno a casa fino alle 23. E la caldaia è li che macina da tre ore.
Odio il freddo perchè a me piace tenere le finestre aperte, che dico, spalancate, e ora non posso.
Odio il freddo perchè mi fa venire sete, e se ho sete bevo e se bevo devo fare la pipì duecento volte, e io sono pigra e non ho voglia di alzarmi duecento volte.
Odio il freddo perchè non puoi mangiare il gelato, e c'è la minestrina "così ti riscaldi un pò", e io invece vorrei il melone.
E l'anguria.

martedì, gennaio 27, 2009

Il giro del mondo in 80 click

Oggi mi sono fatta un viaggio.
In realtà dovevo solo arrivare ad Asti possibilmente senza perdermi.
E invece mi sono persa. Mi sono ritrovata in un'isoletta sperduta vicino all'Australia. Quest'isola è talmente piccola che manco si vede nel mare. Così mi sono avvicinata, avvicinata, avvicinata e scoperto che c'erano delle case che pensato: "Come cavolo fanno a starci tutte quelle case in un puntino nel mare??"
Ho iniziato a girare per le strade, giuro che non le avrei dato 100 lire. Quando poi ho visto le baracche sull'acqua, quelle che vedo sempre nell'agenzia di viaggi vicino casa vecchia e ogni volta mi fermo davanti alla vetrina, sospiro, e mi chiedo se esisterà davvero un posto così, ecco quando le ho viste davvero, mi sono quesi commossa.
Sono ritornata a Santorini, a Oia, anche se non ho visto il tramonto; sono andata in Sicilia, nella casa dove ho trascorso le vacanze per tanti anni. L'ho trovata perchè di fronte c'era un campo bruciato (??!), mamma come si sentiva l'odore di bruciato. Ho fatto un salto a Gaza, a New York, a Barcellona, Madrid, in Mongolia, in Egitto, nello Sri Lanka, poi a Shangai, sono andata a Sarajevo. Volevo passare anche da Roma, ma lì, lì si che ci sono stata un sacco di volte.
So che il mondo è grande, ma porcamiseria, così grande no.

Certe volte quando sto seduta sul mio divanetto scomodo, in un angolo, in silenzio, in quei momenti mi accorgo di essere piccolissima. Ma non solo di statura dico.
Come quando sono alle feste dei miei disabili, con l'orchestra per esempio, e loro che ballano, in quei momenti vedo una festa newyorkese, con i modelli, nei locali che vedo sempre a C.S.I. dove puntualmente muore qualcuno.

Io credo che non avrò mai abbastanza soldi per girare tutti sti posti.

Forse nemmeno per andare ad Asti, stasera :)))


giovedì, gennaio 22, 2009

Sniff

Non so se questo post l'ho già pubblicato. L'ho trovato mentre vagava sul mio pc e siccome non ho tempo per andare a vedere se l'ho già messo su, lo pubblico. Se così fosse chisedo scusa per la mia smemorataggine. Forse non è nemmeno finito...

Io non sono una che usa tanto profumo. Quelle sono cose da femmina.
Tipo quando entro nelle profumerie non riesco a resistere tantissimo.
L'unico profumo che mi piace è il muschio bianco. Ma non tutti i muschio bianco sono buoni. E poi il muschio bianco costa poco:)
Invece c'è un altro profumo che mi sballa completamente: è il profumo delle chiese. Non so perchè mi piace così tanto, ma quell'odore misto a vecchio e incenso lo annuserei tutto il giorno. Mi ricordo che quando andavo in chiesa, da piccola, mi sedevo davanti nella speranza che il prete prendesse quel coso e cospargesse tutti i banchi della prima fila di incenso. Ma non lo faceva sempre e quindi me ne andavo via delusa. Mi piaceva talmente tanto che quando metteva l'incenso col cucchiaio dicevo “carica, carica”.
Quando mi sono accorta che nella mia cantina c'era un odore simile, dicevo a mia mamma di mandarmi sempre in cantina, e appena aprivo la porta davo un annusata fortissima. A volte mi soffermavo di più guardando negli scaffali le conserve e i barattoli di pomodori secchi e peperoncini piccanti, solo per annusare un po'.
Poi c'è un altro profumo che invece mi è rimasto dentro la testa. Più che un profumo è un odore. Uno di quegli odori che ti porti dietro per sempre e non sai perchè. E' il profumo della hall dell'albergo dove dormivamo quando andavamo in gita in settimana bianca. Anzi solo della zona dove c'era l'ascensore. Non so spiegarlo quest'odore, tipo come si fa per i vini, che poi per me quella è una cosa troppo soggettiva. Però a volte mi capita di sentirlo in giro e allora rivedo la bacheca dove c'era lo zaino che poi avevo vinto giocando a tombola; rivedo l'ascensore rosso con i tastoni arancioni tutti consumati e risento il profumo che arrivava dalla sala da pranzo e quello di legno misto a neve del portone d'ingresso. Sento anche i rumori degli scarponi che la gente si portava in stanza anche non si poteva. E se stringo ancora un po' gli occhi, sento anche le pareti bianche ruvide pitturate a buccia d'arancio.

A volte sento i profumi della Sicilia. Anzi solo della colazione che facevamo nella veranda della casa al mare. L'odore del latte con lo zucchero nelle ciotole di plastica, che faceva un casino quando mescolavi. (eravamo sempre tanti cugini e per fare prima si usava tutto monouso).

Quando sento quei profumi però, divento malinconica, e allora vado in cerca di odori che mi riportino subito alla realtà.

Tenera ingenuità

Mamma: "Dobbiamo mandare una mail a tua cugina che le devo dare la ricetta dei biscotti.
Poi mi dici cosa ti costa, che ti do si soldi..."
Patty: "-----"

Patty: "Mamma come si fa la frittata di zucchine?"
Mamma: "-----"

mercoledì, gennaio 21, 2009

L'acqua cheta


Vorrei disegnare quello che sento adesso. Ma non sono capace, quindi lo descrivo.

Vedo un bambino sulla riva di un fiume. Un bambino cicciotello con una maglietta a righe bianche e rosse e i pantaloncini corti, calzini bianchi e scarponcini neri; i capelli castano chiaro un po' spettinati, la carnagione chiara pure quella, e tante lentiggini sulle guance e sul naso.
E' in piedi e guarda l'acqua.
Sembra ferma. Sembra un lago, anzi no il mare. Guarda l'acqua e pensa a quanto deve essere forte. L'acqua dico. Si perchè se l'acqua tiene su una nave di quelle grandi,grandissime, deve essere davvero forte. E' un bambino non conosce le leggi della fisica ancora... Lui pure vorrebbe essere forte come l'acqua.

Ora prende dei sassolini. E comincia a tirarli nell'acqua. Come fanno i bambini. Mi sono sempre chiesta che gioco è tirare i sassi nell'acqua. Io lo facevo sempre anche se secondo me era un gioco da maschi.
Ora vede un sasso grande. Grande e pesante. Lo prende e lo tira.

E tutta la superficie dell'acqua si increspa. Fa delle onde grandissime. Tutta la quiete che c'era poco prima cessa. Tante onde, tantissime onde, come le onde del terremoto. Che non le possiamo vedere, ma secondo me ce le immaginiamo tutti così.
E mentre l'acqua comincia a calmarsi il sasso scivola sul fondo, lentamente, lasciando dietro di se una scia, che nessuno vede al di fuori dell'acqua stessa.
Poi il sasso si posa. Nessuna corrente lo porterà via.
Oramai fa parte del suolo. Starà li tutti i giorni. Tanti giorni, mesi, anni. Nessuno lo vedrà, ma lui sempre lì. E comincerà lentamente a riempirsi di alghe, piccole alghe che giorno dopo giorno cresceranno e avvolgeranno tutto il sasso.
Ora sta lì, completamente avvolto, incollato al terreno.

L'unica cosa da sperare è che arrivi un'ondata di piena a portarlo via.

sabato, gennaio 17, 2009

Inventario

A casa mia sembra che ci viviamo in cinque, almeno.
Oggi mentre facevo la doccia ho contato: quattro bagnoschiuma diversi, tre shampoo, due balsami per i capelli, due balsami per il corpo, due pettini. A momenti non ci stavo nemmeno io. Si che la mia doccia è una doccia per nani, triangolare, come il bagno..
Poi ho trovato tre asciugamani per faccia, due per il bidet, e di solito ci sono appesi due accappatoi.
E questo è il bagno.
Se poi si va in cucina ci sono: almeno otto tazzine diverse appese (ma quelle sono per gli amici, sono tazzine personali, ognuno ha la sua), e altre 6 regalo per natale, e altre 6 che ho preso da casa vecchia; cinque tazze da the, tutte diverse, e per ora solo 4 tris di piatti tutti diversi (ma quelli è perchè io mi stufo facilmente delle cose).
I bicchieri? Bicchieri ne ho un sacco: 18 da acqua (sei li ho “presi” alla sagra delle sagre). Potrei non lavarli per venti giorni.
Ma il top l'ho raggiunto ieri sera quando mi sono accorta di avere circa 25 cucchiaini. Io non so come ci siano arrivati nel mio cassetto perché 6 me li ha lasciati la padrona di casa e 6 li ho comprati io, 4 di plastica che sembrano di metallo, ma gli altri, gli altri da dove arrivano???
A casa vecchia c'era la tendenza diversa, i cucchiaini sparivano sempre. Ogni mese dovevamo riassortirli. Come i bicchieri, ma quelli era perché mia mamma li rompeva sempre.
Mio papà all'inizio si arrabbiava, col passare del tempo invece ridevamo. E io ridevo tutte le volte che apparecchiando dovevo mettere 4 bicchieri diversi.
Quando spariva qualcosa di fragile sapevamo che era stata lei a romperlo, ma lei faceva come se l'avessero preso gli alieni, poi si portava le mani sul viso e cominciava a ridere. E quando capitava così come facevi ad arrabbiarti?
Però io sono sicura di vivere da sola in casa. Io e le piante grasse, che però si stanno suicidando una a una. Inizio a pensare che dovrei mandarle dallo psicologo...
Ho guardato sotto al letto, dentro gli armadi, nel mio mega sgabbuzzino, ma oltre a me davvero nessuno.
Quando ero piccola leggevo sempre la storia dei tre orsi e della bambina che entrava in casa loro.
Poi tornavano gli orsi (uno piccolo, uno medio e uno grande) e dicevano”Chi ha bevuto nella mia tazza?”,”Chi ha mangiato nel mio piatto?”, “Chi ha sta dormendo nel mio letto?”.
Poi non ricordo come finiva.
Mh.
Forse dovrei cercare degli orsi....

In una casetta nel bosco abitavano tre orsi: papà orso, mamma orsa e orsetto.
La mattina gli orsi facevano colazione: papà orso beveva un tazza di latte grande, mamma orsa
beveva un tazza di latte media, orsetto beveva un tazza di latte piccola.
Dopo si lavavano i denti: papà orso usava uno spazzolino grande, mamma orsa usava uno
spazzolino medio, orsetto usava uno spazzolino piccolo.
Dopo colazione leggevano un libro dondolandosi sulla sedia: papà orso leggeva dondolandosi su
una sedia grande, mamma orsa leggeva dondolandosi su una sedia media, orsetto leggeva
dondolandosi su una sedia piccola.
La sera andavano a dormire: papà orso andava a dormire in un letto grande, mamma orsa
andava a dormire in un letto medio, orsetto andava a dormire in un letto piccolo.
Un giorno mamma orsa mette del latte caldo nelle tre tazze e dice: “Andiamo a fare una
passeggiata finché il latte non è freddo!” E i tre orsi escono a passeggiare nel bosco.
In questa storia c’è anche una bambina che si chiama Riccidoro: un giorno Riccidoro va nel bosco
e vede la casetta dei tre orsi. Riccidoro bussa alla porta: TOC; TOC. Non c’è nessuno! Riccidoro
entra. Uh! Che bella casetta!
Riccidoro ha fame, vede la tazza grande e beve un po’ di latte, ma è troppo caldo; vede la tazza
media e beve un altro po’ di latte, ma è troppo caldo; allora beve il latte della tazza piccola.
Riccidoro va in bagno: si lava i denti con lo spazzolino grande, ma è troppo lungo; si lava i denti
con lo spazzolino medio, ma è troppo lungo; allora si lava i denti con lo spazzolino piccolo.
Riccidorio è stanca: si siede sulla sedia grande, ma è troppo alta; si siede sulla sedia media ma è
troppo alta; allora si siede sulla sedia piccola.
Riccidoro ha sonno: prova il letto grande, ma è troppo duro; prova il letto medio ma è troppo duro;
allora va a dormire sul letto piccolo.
I tre orsi tornano dalla passeggiata nel bosco:
“Chi ha bevuto il mio latte!” dice papà orso.
“Chi ha bevuto il mio latte!” dice mamma orsa.
“Chi ha bevuto il mio latte!” dice orsetto.
I tre orsi vanno in bagno per lavarsi i denti:
“Chi si è lavato i denti con il mio spazzolino!” dice papà orso.
“Chi si è lavato i denti con il mio spazzolino!” dice mamma orsa.
“Chi si è lavato i denti con il mio spazzolino!” dice orsetto.
I tre orsi si siedono sulle loro sedie:
“Chi si è dondolato sulla mia sedia!” dice papà orso.
“Chi si è dondolato sulla mia sedia!” dice mamma orsa.
“Chi si è dondolato sulla mia sedia!” dice orsetto.
I tre orsi vanno a letto:
“Chi ha provato il mio letto!” dice papà orso.
“Chi ha provato il mio letto!” dice mamma orsa.
“Chi ha provato il mio letto!” dice orsetto.
Riccidoro salta giù dal letto e scappa via correndo.


Avviso

Si comunica che si provvederà a sistemare l'impaginazione quanto prima.
Si comunica che si cerca disperatamente qualcuno che mi aiuti:)

giovedì, gennaio 15, 2009

Pan per Focaccia. Anzi focaccina.

Quando sono andata a vivere da sola, durante la prima notte che ho trascorso a casa nuova ho trovato a darmi il benvenuto la tanto amata Pulizie Strade.
Ero già abituata a questo tormento perchè a casa vecchia sembrava il servizio di igiene e sanità pubblica, che va bene per carità, però tre volte alla settimana dovevi stare bene attento a uscire e rientrare dopo una certa ora pena il giro turistico del quartiere per circa un'ora, o 30 euro di multa. Io optavo sempre per la prima.
Con mia grande sorpresa notai però che gli abitanti del quartire Pista (in Alessandria i quartieri hanno nomi così: Pista, Orti, Cristo, Villaggio Europa, boh) avevano il privilegio di parcheggiare sui marciapiedi.
E così per sentirmi subito cittadina del quartiere nuovo decisi di fare pure io così. Era buio. Pesto.

Al mattino esco di casa per andare a lavorare e mi accorgo di aver parcheggiato davanti a mezza vetrina del negozio della panetteria. Entro con le orecchie basse e chiedo scusa, sa sono nuova, era la prima volta, non lo faccio piu'.
Sta stronza della panettiera mi dice con tono da zitella e con espressione da saccente che "saaaarà meglio che non lo faccia piu'".
Adesso, io sono terrona, sangue siculo-pugliese, e a e me proprio non ti ci rivolgi così. Perchè io minimo non vengo piu' a comprare nel tuo negozio, massimo prendo un cane solo per fargli lasciare la sua cacca sul tuo marciapiede.
Ma siccome sono Signora decido di fare finta di non aver subito tale affronto e di andare a comprare il pane qualche giorno dopo.
La panettiera nonostante la mia giovane età e la sua che magari è la stessa mia ma non sembra per niente, mi da del Lei. Io le do del Tu. Lei di nuovo del Lei. Io dico Ciao. Lei Buongiorno.
.....
.......
Passano i giorni. I mesi. Nevica. Grazie ai cumuli di neve ghiacciata, le strade si sono ristrette di circa un metro e i parcheggi sono notevolmente diminuiti. Di nuovo pulizia strade.
L'unico posto libero nell'arco di dieci km, il carico e scarico della panetteria. Tadadaaan.

Sorge il sole.
Dopo aver passato la notte in bianco, e aver rimesso tutto il ristorante cinese, compreso la spada che si prende coi punti (quanti sono avanti sti cinesi!), alle ore 7 mi presento in pigiama, con giaccone e scarponcini. Quella mattina stavo talmente male che avrebbere potuto portarmi via pure la macchina, non me sarebbe fregato nulla, ma avevo deciso di far risparmiare alla panettiera l'euro per la chiamata del carro attrezzi.
Passo davanti alla vetrina, lei stava lavorando.
Si ferma incrocia le braccia e mi fissa con astio.
Io sposto la coppola da un lato, accarezzo la lupara e butto davanti alla sua vetrina lo stuzzicadenti che tengo fra i denti...
Vabbè non ho fatto proprio così, ma il senso è stato quello.

Io sono gentile, ti ho chiesto scusa, non hai accettato Mo sono tutti cazzi tuoi.

lunedì, gennaio 12, 2009

Il sorpasso


Oggi m'è capitata una roba bizzarra.
Stavo tornando al lavoro in macchina con mia sorella. Dopo aver mangiato a pranzo il risotto bianco e aver visto mangiare le mie tagliatelle al ragù e i carciofi che però solo l'odore mi fa stare male. Ecco adesso ci ho pensato e sto male.
Mi stavo per addormentare sul sedile quando per strada, una coppia. Erano bassi uguali, due bambini. Lui spingeva un passeggino azzurro. E aveva un sorriso da figlio maschio. Ci ho messo un pò a mettere a fuoco il suo viso. Ma quello perchè sono un pò miope.
Ho detto a mia sorella: "Porco cane ma quello non è il bambino che seguivamo ai centri estivi.?!?!?! No dico, non quello nel passeggino, il padre?"
E lei mi fa con tutto il tatto del mondo"Si. pensa. Lui, ha già una famiglia..."
Adesso, voglio dire, questo era il classico bambino dei centri estivi, teppista. Ma no teppista che rubava le carammelle gommose al bar, teppista che prendeva una spranga di ferro e sfasciava tutto il bancone se non lo fermavi in tempo. Teppista che se prendevano in giro suo fratello (perchè ogni bambino teppista dei centri estivi ha un fratello), prima picchiava il bambino che lo avevo preso in giro e poi picchiava il fratello che non s'era difeso. Teppista che se gli dicevano "Non mi hai fatto niente faccia di serpentee", lui gli rispondeva: "Tua mamma e tua sorella sono due p...". Che quando veniva il padre a prenderlo, arrivava con la camicia bianca e la catena al collo. d'oro.e tu pregavi che non toccasse a te dovergli dire che suo figlio aveva picchiato cinque bambini.
Che se gli dicevi "Marco, vuoi fare un disegno?" Lui ti rispondeva "Prendi il pennarello e ..." Che quando lo mettevano in castigo io soffrivo, e magari senza farmi vedere dagli altri animatori gli passavo vicino e gli facevo una carezza sulla testa. Era il bambino che tutti temevano. Che le mamme tutte le volte lo guardavano e dicevano: "Eh da grande farà una brutta fine."E a me veniva da rispondergli: "Sarà bello quel rincoglionito di tuo figlio che fa ancora li bagno con i braccioli, invece".
Ma gli altri animatori non me l'hanno mai permesso, non so perchè.

Quando lo seguivo io, io avevo 19 anni, lui 9. Ora io ne ho 28 lui 18.

Io l'ho solo sorpassato in macchina, lui m'ha sorpassato nelle tappe.

domenica, gennaio 11, 2009

Maledetto rebbio.

Te lo devo dire.
Sei stato fastidioso come una forchetta con un dente sollevato.

Io ho dovuto usarla per tutti questi anni, per mangiare, per nutrirmi. Ma tutte le volte che mettevo in bocca quella forchetta col cibo sopra e sentivo quel dente più alto rispetto agli altri, che quando passava sulle mia bocca mi sollevava le labbra, distruggendo l'armonia di tanta perfetta architettura, provavo un nervoso che quasi mi veniva voglia di smettere di mangiare.
Avrei voluto buttarla nell'immondizia, ma non ho mai potuto perché faceva parte del servizio “buono”, quello che regalano ai matrimoni, quello con i decori dorati, quello che riponi nel cassetto con la pezza morbida sopra per non farla rigare. Avrei preferito sostituirla con una forchetta di plastica. Da poterle spaccare i rebbi se mi avesse fatto incazzare.
E invece ho dovuto mangiare con questa forchetta, senza lamentarmi, senza poterla sostituire, in silenzio, ingoiando ogni boccone che anche la più' buona melanzana alla parmigiana, mangiata con lei, risultava come una sola nota stonata ascoltando una sinfonia di Beethoven.
Ho provato qualche volta a raddrizzare il suo dente storto, ma orami era storto, appunto.
Per vivere bisogna mangiare (poi non dirlo a un meridionale) e io così ho fatto. Ho mangiato. All'inizio mi era persino passata la fame. Ma lei era la mia forchetta, e io che sono orgogliosa, ho voluto usarla. Ho dovuto usarla.

Dicono che con l'anno nuovo si deve buttare qualcosa di vecchio.
Io spero di poterti buttare nell'immondizia. Forse questo vorrà dire dover buttare tutto il servizio da 24. Un servizio da 24 che è costato tanto sacrificio e che io per prima ho inaugurato.

Ma ti giuro che non vedo l'ora di andare all'Ikea a comprare una forchetta nuova!

venerdì, gennaio 09, 2009

Primo soccorso

Ieri sera mi sono fatta male.
Anche se ho scoperto stamattina come.
Mi è caduto un trofeo a forma di microfono sul piede.
Me l'ha detto la mia amica che oggi mi ha fatto da scatola nera per la serata del 31.
Ma non è questo il punto.
Il punto è che oggi sono andata a cercare nella cassetta del pronto soccorso una pomata, una semplice pomata per le contusioni.
Io mi ricordo che qualche anno fa quando cercavo nelle ceste delle medicine una medicina la trovavo subito. Era facilissimo.
Il Lasonil per le botte, il Foille per le scottatture, il Fargan per le punture degli insetti, la Novalgina per il mal di testa, la Tachipirina se avevi la febbre, ma solo sopra i 38, il Maalox per il bruciore di stomaco...Avevano tutti la loro scatolina con grafica da medicinale, e te ci mettevi un secondo a curarti.
Adesso no. No, perchè ci sono I Farmaci Generici.
Io capisco che con un farmaco generico uno risparmia piu' del 50%, ma io che non sono farmacista mi sono trovata di fronte una serie di nomi incomprensibili, perchè adesso è il principio attivo che conta. Così io magari ho risparmiato 5 euro perchè ho preso il generico del foille però poi ne devo spendere altri 200 perchè quando mi sono ustionata con il vapore del ferro da stiro ci ho messo sopra il generico del voltaren.
Io vorrei chiedere alle casa farmaceutiche: non potete magari facilitarci chiamando le medicine generiche con dei nomi simili a quelle griffate?Non so tipo Lasopril? Oppure Goille? Novaltina, Tachiparina...
Perchè io non posso passare tutta la mattina a leggere i bugiardini che poi manco riesco a richiuderli e si gonfiano e non riesco più a mettere tutto dentro la

Stamattina volevo solo una pomata per le contusioni.
Alla fine ho deciso di mettere un cerotto sopra il livido...

lunedì, gennaio 05, 2009

Attendere prego.

Oggi ho riscoperto l'attesa.
L'ultima volta che ho atteso qualcosa è stato l'autobus dopo il lavoro. E' che mie ero ricordata troppo tardi che non ero andata a lavorare in macchina e se n'erano già andati tutti a casa.
Così ho atteso l'autobus 2 minuti, 5 minuti, 10, 15, 20 minuti. Poi l'autobus non è arrivato, io mi sono rotta le scatole e ho chiesto un passaggio a casa a una che uscita dall'ufficio.
Di solito non mi piace attendere. Faccio attendere, ma giuro che non lo faccio apposta. Mia cugina che abita nel mio stesso palazzo si ricorda ancora di quando mi aspettò per due ore dopo che al telefono le dissi “5 minuti e arrivo”.
Oggi mi sono accorta di quanto non sono piu' abituata ad aspettare.
Anche perchè tutto quello che facciamo oramai avviene in tempo reale. Notizie dal mondo in tempo reale, collegamenti via internet in tempo reale, facebook ti dice anche quante volte la gente va in bagno, o si soffia il naso, in tempo reale, il caffè istantaneo, i pop corn istantanei, la crema pronta, le foto, scatta e stampa subito, le videochiamate, che a me stanno pure un po' sulle balle, perchè se parto ci vediamo quando torno.
Invece l'attesa ti fa venire il mal di stomaco.
Ti fa guardare l'orologio, ti fa contare i giorni.
L'attesa di fa mangiare le unghie, fumare le sigarette per ammazzare il tempo.
Un po' come quando aspettavi una lettera per posta, quando ancora le poste funzionavano bene con i francobolli da 750 lire, e tutti i giorni tornando da scuola andavi a controllare nella buca delle lettere se era arrivato qualcosa per te.
Poi non era arrivato, ci rimanevi male e non vedevi l'ora che fosse il giorno dopo.
Il tempo dell'attesa non si può gestire.
E' un periodo che si deforma. Inizi a gustartela da metà. Subito non te ne accorgi, e poi quando sta per finire ti sembra passato un attimo.
E poi durante l'attesa ti rivivi il momento clou almeno 100 volte, cosa dirò come farò, cosa mi metterò e se poi va così, puoi cambiare le carte in tavola quante volte vuoi.
Puoi anche far finta di pensare ad altro, ma poi con la testa ritorni lì.
E non puoi fare altro che aspettare:)

giovedì, gennaio 01, 2009

Natale con i tuoi...

Vorrei raccontare di oggi, del pranzo di Natale in famiglia.
Di quando mia mamma mi ha telefonato alle sette per sapere se ero sveglia e di sbrigarmi ad arrivare a casa sua che dovevo apparecchiare la tavola.
Di quando ho aperto la porta di casa e una vampata di profumi di cibo, misto a fritto e misto a melanzane alla parmigiana ( a casa mia sono un must) mi ha investita che a momenti manco mi faceva entrare.
Vorrei raccontare di quando mentre apparecchiavo ho rotto un bicchiere, del telefono di casa che continuava a squillare per gli auguri di parenti meridionali, dell’arrivo di tutti parenti come in Mamma ho perso l’aereo: lo zio che ti stringe fortissimo e ti tira il pizzico sulle guance e ti dice “eh oramai sei una signorina”, la zia che ti lascia il rossetto sulle guance, quella che ha la voce alta, il cugino che con lo sguardo esprime solidarietà, quello piccolo che già strilla, quello che invece si lancia sotto l’albero e cerca il suo regalo, la cuginetta che vuole vedere la tua cameretta, i capotti in camera dei tuoi, mio papà col grembiule da cucina che con il piede aggiusta il tappeto,…
Vorrei raccontare della festa in casa come credo l’abbiano passata quelli del palazzo di fronte, che io guardavo dalla finestra con un po’ di invidia, con lo spumante e il panettone, e il pandoro perché tanto a qualcuno il panettone non piace…
Vorrei raccontare dei regali, del canovaccio con le presine, del bagnoschiuma di Bottega verde, del dopobarba, dei giochi per i bambini, ma io volevo l’astronave dei lego, delle tazzine giocattolo da caffè.
Vorrei raccontare del momento in cui i grandi fanno i grandi e i piccoli vanno in cameretta a giocare.

E invece non lo racconto. Forse avrei potuto farlo 20 anni fa.
Posso raccontare invece della colazione in un tavolone da 20, lavali, aiutali a vestirli con i vestiti piu’ belli, lavati, vestiti, sbrigati che la messa inizia alle 11, ma l’anno scorso non era alle 11,30?
Io di solito sto fuori, vado al bar con chi proprio non ne vuole sapere di stare li dentro. Dove alcune persone quando ci vedono arrivare si spostano incazzate e schifate. E io penso meno male che è Natale. ggi volevo tirare un pugno a una. Che m’è salito il sangue nel cervello.
Vado al bar, marocco e focaccia per due o tre.
Poi il pranzo, sempre nel tavolo da 20, mamma e papà li vedo da lontano. E non ci sono zii nel mio tavolo che raccontano barzellette, ne cugine coi morosi, ne bambini che strillano. Si lo so che i bambini non strillano solo. C’è mia sorella però al tavolo. E ora anche suo marito. A volte siamo talmente indaffarati che ci dimentichiamo di farci gli auguri.
Ma a me manco viene da fare gli auguri.
Ma sono felice lo stesso. Malinconicamente felice.
Per me Natale è un giorno come gli altri. Speciale, ma come gli altri.
Per me tutti i giorni dell’anno sono speciali. Diversamente speciali. Come i miei ragazzi.
A volte penso che vorrei una Natale come avrei voluto raccontarlo.
Ma se ci penso mi sento egoista.
E’difficile spiegare.
Sono le emozioni comandate, i regali comandati, che poi tu me l’hai fatto, io no e mi sento una merda. Ma non mi viene tanto da farli perché è Natale. Io il regalo te lo faccio quando ne ho voglia.