sabato, marzo 27, 2010

A che ora è la fine del mondo?

A me questa storia del 21 dicembre 2012 mi sta un pò facendo preoccupare.
Cerco di non pensarci, ma ogni tanto mi viene da farlo.
Soprattutto quando penso di accendere un mutuo per la casa:)

L'altra notte ho sognato il 21 dicembre 2012.
Mi avevano chiamato per fare il portiere in una partita di calcio casalinga.
Poi c'erano i rigori e mi sono seduta nel prato con delle altre ragazze.
A un certo punto arriva un biplano rosso, si avvicina tantissimo a noi, poi si alza nel cielo, accende una luce rossa e si risucchia una di quelle ragazze, che si mette a strillare.
Io mi alzo, mi giro e vedo Azzurro che corre verso di me gridando: scappiamo, presto, è la fine del mondo!
Allora corriamo sotto a un parcheggio e intanto tutta l'altra gente ha cominciato a cadere nel cielo..
Nel vuoto.
E io ho detto ad Azzurro :ma non ho la giacca, poi succede cha avrò freddo.
E così siamo passati dentro a un centro commerciale che ne volevo "prendere" una:) (leggi "rubare". e vabbè tanto era la fine del mondo)
Ma non ce n'erano.
Usciamo e incontraimo una coppia e gli diciamo: scappate presto che sta per succedere un casino, e mentre ci dicono: ma che cazzo dite?? volano nel vuoto e gridano aiuto.
Allora ci infiliamo in un locale dove nessuno sapeva niente e io vedo due miei compagni delle superiori Riccardo e Marco e gli dico piangendo: é un casino! Ma non faccio in tempo che volano contro il soffitto e pure io e Azzurro che però mi tira per un braccio e ci rifugiamo nel bagno e ci incastriamo contro il lavandino per non volare stringendoci forte, mentre io ho in mano della carne trita.

Ho aperto gli occhi alle 03.20.
Il povero Azzu si è dovuto sentire tutto il racconto.
Metre faceva: mhmh, mhmh, beh ora dormi dai.
Ero agitata.
Mai più gnocchi col pesto alla sera.

E comunque lunedì corro ad accendere il mutuo per il nostro castello:)))))

domenica, marzo 21, 2010

Mia madre.

Stasera ho sentito il profumo di mia mamma.
Mentre mi parlava, le ho annusato il braccio nudo.
Sa di mamma.
Ho respirato un pò di volte profondamente e chiuso gli occhi fortissimi cercando di imprimere nella mente il suo profumo, ma poi, quando si è spostata, se n'è andato insieme a lei.
E' che da quando ho letto la pagina del Libro Cuore sulla mamma, ora, ogni volta che la vedo , mi viene da commuovermi.
Anzi, di più quando non la vedo.

A me di mia mamma piace che è spensierata.
Fa la casalinga e così ha un sacco di tempo per stare dietro alla casa. E a chi ci sta dentro.
A me piace quando cuce che apre il tavolo della cucina e poi ci sono pezzi di fili da imbastire sparsi ovunque e qualche spillo sul pavimento. Si mette anche il metro giallo appoggiato al collo, come le sarte. E cerca i cartamodelli su Burda.
Mia mamma mi piace perchè quando esce con mio papà si veste sempre bene.
E' sempre elegante, tranne quando sta in casa che a volte si mette le le cose al rovescio perchè è sbadata o le fantasie che stonano, tipo maglia a quadri, gonna a fiori e ci fa ridere tutti.
Io metto la matita nera dentro agli occhi sotto, perchè l'ho imparato da lei.
Mia mamma mi fa ridere quando rompe le cose che cerca di nasconderle a mio papà che le dice:"Linaaa, dov'è finito il vaso che era sul tavolo?" e lei prima dice che non lo sa, poi si copre la faccia e inizia a ridere.
A volte le incolla con il super attack e poi fa finta di niente.
E pure mio papà quando se ne accorge, fa finta di niente.
Mia mamma fa il pane in casa e anni fa andava sempre dalla parrucchiera Angela.
Poi tornava a casa e si disfava i capelli e si lamentava. Ma poi, la volta dopo, tornava dalla parrucchiera Angela.

Mia mamma vuole tornare in Sicilia.
Non lo dice perchè pensa di farci rimanere male, ma lei, è un pezzo di Sicilia.
Per lei tutte le cose da mangiare sono più buone in Sicilia.
Anche l'aria. Anche la terra. Il sole. E soprattutto, le persone.
Le piace Montalbano, e se la invitano le sue amiche, si inventa le scuse pur di non uscire e stare a casa a guardarlo.
Quando bussavano alla porta i testimoni di geova diceva sempre: "Eh, non posso. Ho le bambine con la febbre".
L'ha sempre detto, anche quando io e mia sorella avevamo 20 anni.
Secondo me lo dice anche adesso che non siamo più in casa.

Una volta, da piccola, l'ho fatta piangere perchè volevo delle scarpe che avevano tutti che costavano tantissimo e siccome non poteva comprarmele, le ho detto una cosa cattiva.
Troppo cattiva, che dopo ho pianto tanto pure io.

Da quel giorno, non ho mai più voluto le cose che hanno tutti.

mercoledì, marzo 17, 2010

7° comandamento: NON RUBARE

Il mio augurio, è che ti sia accorto troppo tardi che i freni erano rotti.
Sappi che se ti becco in giro, con le tue chiappe adagiate sul MIO sellino, ti scatafascio tutto la faccia.
Si. E' una minccia.

martedì, marzo 16, 2010

Special Guest #2

E' che a me piace mangiare.
Voglio dire.
Sono arrivato in questa casa dove nel frigorifero non mancano mai i pomodorini secchi e i peperoncini piccanti.
Dove le mie ciotole straboccavano di crocchette croccantissime. Ora un pò meno perché sono forse un po' a dieta.
Dove vengono lasciate incustodite torte tortosissime. Una volta mi hanno gridato:" Lupiiiin ti dove chiamare, non Pritt!!!!!"
Anche il gorgonzola l'hanno lasciato incustodito. E le fette di salame.
Mi piace così tanto mangiare che ho subito imparato ad aprire il frigorifero e a servirmi da solo:))
Mi piace così tanto mangiare che per me i pacchi delle merendine sono una bella sfida. Che vinco sempre. Senza televoto.

Ora sono un pò ammalato.
E' bello essere coccolato quando sei un pò ammalato.
Praticamente ho mangiato talmente tanto che sono venuti a trovarmi degli ospiti.
A casa questi ospiti fanno un pò schifo a tutti, così mi hanno portato in gita dal dottore.
Il mio dottore è forte. Mi fa sempre i complimenti.
C'è solo un problema. Stasera non so dove dormire perchè le mie ceste (eh oh, ho due ceste, e allora??) sono sul balcone e le mie copertine sono finite in un cerchio che le fa girare con la schiuma.
Ma io me ne frego, appena quei due dormono mi infilo sotto il piumone morbidoso.
Io nella cesta con la coperta verde non ci dormo. Non è la mia coperta. Uff.

Special Guest

Gli occhi della tigre

Oggi sono triste. E dire che è stata una bella giornata. Una di quelle giornate che le inizi già bene. Scendi dal letto con il sorriso. appena sei in piedi non hai neanche più sonno. Ti vesti e vai al lavoro di buonumore. Sali in macchina, accendi la radio e parte subito la tua canzone preferita. I semafori sono tutti verdi e c'è anche poco traffico. Anche al lavoro va tutto bene. Sei attivo. produci, senza sforzo. In un attimo arriva l'ora della pausa e non sei neanche stanco. Al pomeriggio continui a lavorare con profitto. Non ti viene neppure la classica botta di sonno post-pranzo. e quando finisci di lavorare c'è ancora il sole. E' grasso e arancione. Ma scalda. Eppure... Eppure i combattimenti nella striscia di Gaza continuano. Eppure gli americani si ostinano a rimanere, con i loro soldati, in Iraq e in Afghanistan. Eppure i nostri politici si calunniano a vicenda, promettendoci mari e monti a spese loro, ma intanto continuano a non pagare le tasse e a girare con le auto blu. eppure c'è sempre qualcuno che uccide qualcun altro perchè non è in grado di rispettarne le scelte. O le idee. O la vita. Oggi, uscito dal lavoro, ho visto una signora. Anziana, capelli ricci bianchissimi e occhiali spessi. Camminava, anzi zoppicava faticosamente, reggendosi ad un bastone. Un bel bastone scuro. Doveva attraversare la strada, ma era in difficoltà. Le ho chiesto se aveva bisogno di aiuto. L'ho chiesto gentilmente, con premura. Da persona educata. Lei, l'anziana signora, mi ha scacciato in malo modo. Agitandomi il bastone davanti al naso. Minacciandomi a parole. Fissandomi, per intimorirmi, con gli occhi della tigre. Implorandomi, implicitamente, di non farle del male. Io ho chiesto scusa e l'ho lasciata sulle strisce pedonali, ad affrontare la traversata. Sono tornato a casa. Negli occhi, la tristezza, lo sgomento e l'incredulità per questo mondo. questo mondo che ci siamo affannati a creare e ad amare. questo mondo che ora, senza scrupoli, ci divertiamo a distruggere.

"Gli occhi della tigre" lo potete trovare qui :)

venerdì, marzo 12, 2010

Deformazione professionale

Io non ci posso fare niente se ogni tanto, il mio cervello, chiude le porte al resto del mondo.
Se soffre, a tratti, di attacchi di autismo.
Se si avvolge in un baco e rimane appeso, ciondolante, al resto del corpo.
Se i miei occhi perdono luce, strizzano le pupille e fanno tremolare un pò la palpebra inferiore sinistra, fissando l'interesse su dettagli per tutti insifignicanti.
Se le parole che escono dalla bocca di chi (mi)sta parlando, prendono forma come quelle del Brucaliffo e mi passano affianco dissolvendosi nell'aria.
Non ci posso fare niente se nella mia testa si forma un set cinematografico, dentro al quale io dirigo le scene, le battute da dire, i personaggi, i vestiti, le location, il prologo, la rivisitazione...
Non ci posso fare niente se le mie orecchie vengono attratte da quel rumore di fondo che sembra proprio quel rumore che mi ricorda di quando..
Non ci posso fare niente se il mio mondo fantastico subentra prepotentemente in quello reale, se la mia concentrazione ha la stessa efficienza di Trenitalia.
Se a un certo punto la mia attenzione è travolta proprio da quella formichina che sul pavimento trasporta una briciola con tanta fatica, e chissa quando arriverà a casa dai suoi piccoli formichini come saranno felici di vederlo, che poi, come comunicano le formiche? Forse la mamma aspetta il marito con il grembiule da cucina...e se invece qualcuno la schiaccia? Loro lo aspetteranno fino a sera. Devo fare attenzione che nessuno la pesti, ora faccio finta di niente e mi sposto così la proteggo..

"PATRIZIA, MA MI STAI ASCOLTANDO???"

"...certo, ...certo"

"Non essendo l’attenzione deliberatamente diretta, ella è rapita tumultiariamente or dall’una or dall’altra idea, e si formano quindi successioni di idee mostruosissime. Ciò tanto è vero che ogni qual volta l’attenzione non è diretta dall’anima avvertitamente, noi proviamo le stesse stravaganze anche mentre siam desti; e sogniamo per così dire con gli occhi aperti. Quante volte in quei momenti, che chiamiamo di distrazione, non ci troviamo in mezzo a idee disparatissime, senza saper nemmeno talvolta trovarne il filo, o tornando indietro scoprir le tracce per cui vi siamo arrivati?"[Soave 1801a : 150]

http://w3.uniroma1.it/cogfil/distrazione.html

giovedì, marzo 11, 2010

Viaggi.

Ecco com'è la nostra vita.
Come una bolla di sapone.
Quando meno te l'aspetti....puk!

Ciao Rosi.
Ciao Vittorio.

venerdì, marzo 05, 2010



Per la mia amica Minu, ma anche per tutti gli altri.

giovedì, marzo 04, 2010

Mi ricordo montagne verdi.

Vorrei vivere nella casa nella prateria.
Anzi "Là sui monti con Annette, dove il cielo è sempre blu".
Lo diceva pure la canzone "Là con Dany e con Lussien, vieni vieni anche tu".
Adesso capisco perchè ad Heidi è venuta la depressione quando l'hanno portata a Francoforte.
Mi piacerebbe davvero vedere Prittino che zampetta tra l'erba, che fa gli agguati alle farfalle, e dopo due secondi esausto, si butta tra i fili verdi, cercando di mangiarne qualcuno.
Mi piacerebbe svegliarmi la mattina, aprire la porta di legno, e stirarmi, riempiendo i miei polmoni di montagna, di corteccia, di fiori, di api, di nuvole e di sole.
Mi piacerebbe fare colazione su un enorme e pesante tavolone di legno grezzo, con pane fatto in casa e marmellata di more di montagna. Quelle vere. E una scodella di ceramica piena di latte fresco.
Mi piacerebbe sentire il pavimento di legno che scricchiola sotto i piedi, mentre mi alzo per mettere la ciotola nel lavandino di pietra.
Mi piacerebbe mettere addosso due vestiti a caso e entrare nel mondo a piedi nudi.
E al posto dei palazzi, montagne.
Al posto delle macchine, mucche o cavalli.
Al posto dell'asfalto, terra marrone umida.
Al posto dei clacson, il cinguettìo.
Al posto del grigio pesante sulla testa, le nuvole bianche.
Al posto di un tavolo pieno di fogli, un pezzo di legno da modellare.
E anche un pezzo di formaggio va, che con tutta st'aria di montagna m'è venuta pure fame :)

venerdì, febbraio 19, 2010

Aggiornamento

Stamattina Prittino si è inventato di iniziare a mordicchiarmi l'orecchio per farmi svegliare.
Ho riso tre ore.

giovedì, febbraio 18, 2010

Tra i due litiganti.

(Prittino all'ora della nanna)

Il fatto è che Prittino é geloso di Azzurro.
E' talmente geloso che la sera, quando andiamo tutti a dormire, succede questo.
Azzurro si mette sotto le coperte per scaldare la mia parte di letto (eh si oh:)), poi arrrivo io, che sono sempre in ritardo, e poi comincia lo show di Prittino.

In sequenza capitano le seguenti cose:

1. Prittino comincia a scorrazzare per tutta casa inseguendo la sua pallina di stagnola, manco fosse all'autodromo di Monza. Sbatte contro tutto, fa le scivolate, si arrota nei tappeti e poi zompa sull letto con la pallina e noi dobbiamo tirargliela e lui la va a prendere e poi la riporta sul letto, e poi dobbiamo ritirargliela e lui la va riprendere e la riporta sul letto, e noi dobbiamo tirargliela..

2. Prittino azzanna il topo dell'Ikea e lo porta a dormire sul letto. Noi lo buttiamo giù, perchè dopo che l'ha sbavusciato tutto, che schifo. E lui si offende.

3. Allora Prittino inizia a giocare con la ciotola dell'acqua in cucina e solo il rumore che fa quando la trascina, ti fa venire i nervi tesi, perchè da lì a poco la ribalterà con una zampata.

4. Prittino sale sui fornelli con un balzo e un tonfo da 5 kg, perchè cerca da mangiare per finta, in realtà sa già che uno di noi si alzerà.

5. Prittino va a cercare l'oro nella sabbietta della lettiera.

A questo punto, mentre io e Azzurro stiamo per dirci Buonanotte, Prittino si mette dal lato mio del letto e fa lo sguardo da gattino della pubblicità della Barilla. Che io non resisto e gli dico "Dai , sali" e non ho nemmeno finito di dire "Dai" che lui è già arrotolato sul mio fianco, da bravo micino.
E' a questo punto che io devo fare attenzione a non farmi beccare da Azzurro che accarezzo Prittino, e da Prittino che accarezzo Azzurro. Perchè se no, cominciano a sbuffare.
Allora mi muovo tutta piano e mi viene da ridere.
Poi Prittino comincia ad assumere tutte le posizioni e si corica sulla mia faccia col suo culone, poi sul mio braccio, poi mi mangia i capelli, poi con la zampettona mi gira il viso verso di lui, poi mi punta un'unghietta sulla spalla, poi si corica sul petto e questa cosa va avanti circa fino al mattino.

Tipo ora che io scrivo e Azzurro sta leggendo sul divano vicino a me, Prittino, dopo averci pietosamente fatto notare che nessuno se lo filava, con un miagolio da gattino abbandonato sotto a un portone, sta cercando di sollevare la ciotola del cibo per scovare l'ultima crocchetta.
Ma quello, fortunamente (...), è perchè ha fame.

Cosa che non capita mai, a Prittino.

mercoledì, febbraio 17, 2010

mercoledì, febbraio 03, 2010

Un posto al sole


Oggi sono andata a mangiare dalla mia mamma.
La mia mamma non si rassegna all'idea che non vado più tutti i giorni a pranzo da lei e allora ogni volta cerca di comprarmi con frasi tipo: "ma come, avevo fatto la pizza" oppure "ma come, avevo fatto i ravioli ripieni di ricotta che ha portato tuo cugino dalla Sicilia" oppure "ma come avevo fatto la focaccia ripiena di ricotta e cipolla" oppure "ma come avevo fatto il merluzzo impanato con il sugo e le olive nere della Sicilia" ecc.
Mia mamma è convinta che o mangio da lei, altrimenti muoio di fame.
Oggi le ho detto: il merluzzo lo vorrei in bianco.
E lei per ripicca ha fatto il pane in casa caldo condito con olio, sale, origano, pomodorini secchi e caciocavallo. Già tagliato in comode porzioni a misura di boccone.
Eravamo lei ed io.
Mia mamma dopo pranzo fa il riposino pomeridiano e io per questo la invdio da morire.
Così oggi, dopo pranzo, constatato che avevo 30 minuti che mi avanzavano, sono andata nella mia cameretta.
E mi sono sdraiata nell'unico angolo di letto che quando c'è il sole che entra dalla finestra, si colora di giallo. Mi sono colorata pure io di giallo.
Sono diventata un tuttuno con il sole. Mi sentivo io stessa il sole. Ho cominciato a sorridere e sospirare, sospirare e sorridere. E fare le fusa.
A me basta poco per essere felice.
Tipo, un posto al sole.

sabato, gennaio 30, 2010

L'ultimo bacio

Io non me lo ricordo l'ultimo bacio.
Volgio dire, non l'ultimo ultimo.
L'ultimo in generale.
Mi ricordo il primo. O meglio, i primi.
Mi ricordo del bacio dato sotto il pino di piazza genova.
Era il primo. Il Primo dei primi.
Mi ricordo che poi il battito del mio cuore mi aveva tenuta sveglia per tutta la notte.
Mi ricordo che era estate.
E che gli aghi del pino che mi pungevano le dita dei piedini.

E tutto quello che sapevo sul bacio me l'avevano insegnato Cioè e il suo angolo della posta.
L'ultimo invece, quello non me lo ricordo.

Nemmeno se chiudo gli occhi. Possibilmente senza addormentarmi subito dopo.
Nemmeno se vado indietro come con le videocassette.
Forse non me lo ricordo perchè che brutto deve essere dare un bacio avendo la consapevolezza che è l'ultimo.
Come mangiare l'ultimo cucchiaio di Nutella.
Mi ricordo il bacio più bello, quello più brutto, quello da film, quello che se chiudo gli occhi vedo ancora la neve che cade fuori dalla finestra, quello che non vedo l'ora di raccontarlo alle amiche, quello che ma si tanto per, quello di ho visto una sella cadente, allora esprimi un desiderio, speriamo che mi baci; mi ricordo quello che sapeva di parmiggianoreggiano, quello che si vede che non hai letto Cioè te, quello che forse era meglio evitare, quello che
Persino quello che mi è rimasto piantato nella gola come la spina del pesce.
Ma l'ultimo, proprio no.

l'ultimo bacio mia dolce bambina,
brucia sul viso come gocce di limone,
eroico coraggio di un feroce addio

Ah, ecco perchè.

giovedì, gennaio 28, 2010

Gianna di Nichelino

La casa di Gianna di Nichelino profumava di Domenica.
Si entrava.
A sinistra, non mi ricordo.
A destra, la sala.
Sempre a destra, più avanti, la camera di Stefano e Patrizia e sulla parete di fronte all'ingresso, una porta. E di fianco c'era appeso un quadro della madonna.
Nel senso che c'era proprio una Madonna disegnata, ma fatta con le lettere della macchina da scrivere: l'aveva fatta Stefano.
Una volta un mio compagno di ragioneria, mi aveva scritto TVB con tutte le letterine "t" per la T gigante, le letterine "v" per la V gigante, ecc.
Ma fare una Madonna, boh io non ho mai capito come ha abbia fatto.
Di Stefano mi ricordo la voce con l'accento Torinese.
Patrizia invece era la prima Patrizia che conoscevo oltre a me.
Da piccola pensavo che non sarebbe potuto esistere nessuno con il mio stesso nome.
Anche ora lo penso in realtà. Ci sono le Sare, le Valentine, le Elise, ma non le Patrizie.
A me piaceva la cucina della casa di Gianna di Nichelino perchè la luce di fuori entrava prepotente in tutta la stanza e poi aveva una roba fighissima che io invidiavo un sacco.
Ogni ora si sentiva il rumore del treno, perchè passava la ferrovia sotto la finestra.
A volte talmente forte, che i piatti tintinnavano mentre mangiavamo.
Quando passava il treno, io mi immaginavo tutte le persone sedute che andavano via un pò malinconiche, perchè viaggiare di Domenica all'ora di pranzo sul treno è malinconico.
E pensavo che per qualche frazione di secondo le nostre vite si sfioravano. Quasi potevano toccarsi. Come quando sei in treno e un'altro treno si ferma di fianco al tuo e guardi nello scompartimento. Altre vite, altre storie, pochi secondi e di nuovo ognuno per la sua storia.
Il marito di Gianna di Nichelino e Gianna di Nichelino erano due persone felici.
Mi ricordo che sorridevano sempre. Sorridevano con gli occhi.
La casa di Gianna di Nichelino era una casa dove quando entravi, la Domenica ti assaliva e ti teneva stretta fino alle tre del pomeriggio.

Cosa darei per sentire di nuovo il rumore del treno nella cucina della casa di Gianna di Nichelino...

martedì, gennaio 26, 2010

Mezze Maniche


Allora.
E' inverno.
Fa un freddo cane. Ci sono dai - 5 ai 3 gradi.
Nevica. Piove. Il cielo è grigio. Su.
Il gelo crepa persino le mani.
Fa un maledetto gelido ghiacciato freddo.

E noi, noi cosa facciamo??
Noi tagliamo le maniche alle maglie, ovvio.
A me della moda non frega una cippa di niente.

E' possibile che in tutto questo cacchio d'inverno nelle vetrine dei negozi sbuchino solo merde di maglia di similanasintetica80%acrilicoposticcio con le maniche CORTE?
Ma che me ne faccio io di una maglia senza maniche? Cosa ci metto sotto? Come faccio a scaldare quel pezzo che va dal gomito al polso? Cosa mi devo comprare? Dei manicotti?

Noi viviamo al nord fra l'altro.
Fa freddo qui.
Freddo.

Io pretendo di avere una maglia di lana, ma lana vera, con le maniche lunghe, di quelle che fanno lo sbuffo, possibilmente senza scritte, senza paiettes, senza fronzoli, catene, orsacchiotti, treccine, lacci, cinghie e porcherie simili e di una nuanche che non sembri strappata direttamente dall'arcobaleno.
E soprattutto pretendo di non pagarla 150 euro che poi la metto una volta e fa i pallini.
O si scuce.
Pretendo che quando laverò, posto che non avrò sbagliato il lavaggio, non mi si accorci di una taglia e non diventi small da bambino di due spessori più grossa.
Maledetta moda delle piccole città.

venerdì, gennaio 22, 2010

Il rigattiere.

Io non riesco a buttare via niente.

Non ci riesco perchè non mi ricordo niente del passato e quando prendo uno degli oggetti che non riesco a buttare, appena ci passo sopra le mani, entro in contatto diretto con il passato.
Come una magia.
A volte chiudo anche gli occhi quando li tocco, così mi vengono in mente pure i profumi, le voci, i rumori, i sapori, le sensazioni sulla pelle, magari anche le lacrime che ho versato o le risate che ho riso che preferisco alle lacrime.
Non riesco a buttare via niente perchè ho paura di dimenticare tutto.
Già adesso mi dicono spesso: "oh ma tiricordi di quella volta che.."
E io sempre "mhmh, veramente no..."
Quando mi vergogno a non ricordare invece dico "Ahh, ...si..."
Mi spremo pure la testa ma non esce niente.
A volte penso che si sono inventati tutto o che si sono sbagliati perchè è impossibile che non mi ricordi.
Non mi ricordo nemmeno le date o i periodi. Li confondo, li sovrappongo.
Ma anche quelli del giorno prima. Quando parlo dico sempre "oh l'altro ieri ho fatto..." e magari invece è una roba successa 6 giorni prima.
So solo che mi sono diplomata nel 2000 perchè è una cifra tonda.
Quando devo buttare una cosa, magari la butto, ma poi dopo due minuti vado a riprenderela nel sacco nero perchè mi dispiace.
Ho vestiti e scarpe che non metterò mai più, una lattina vuota di un'aranciata che non so se hanno mai messo in commericio ma l'avevo presa in un momento particolare, a Bologna: fogli di ritagli di giornale di cose che mi dovevo comprare e che penso ancora di comprare ma ho il dubbio che siano uscite dalla produzione. E poi altre cose.
Ho persino un pezzo di un attaccapanni della mia aula delle superiori.
L'ho tenuto perchè quando i miei compagni lo facevano cadere per terra nel silenzio delle spiegazioni, ridevamo tutti. E così ogni tanto, lo butto a terra pure io e rido.
Quando sto per buttare qualcosa penso "mhmh ma no magari poi mi serve"
Domani devo aprire la scatola con scritto "Cose di Patrizia - non buttare".

Ho fatto finta di non vederla in questi mesi.
L'ho spostata in tutte le stanze per temporeggiare. Mi mancano il bagno e il balcone.
Quella scatola è praticamente come il concentrato di pomodoro.
So che è un pensiero triste, ma io voglio essere seppellita con quella scatola.
Così quando sarò in paradiso passerò il tempo:)

mercoledì, gennaio 13, 2010

Monsters & Co.

Finalmente posso abbattere il mostro.
Il mostro è un mobile anni '50 -'60-'70-'80-'90 marrone cacca che impone la sua presenza nella sala di casa mia.
"casa mia"
E' uno di quei mobili che in tutte le case in affitto che ho visitato era sempre presente.
Uno di quei mobili che te entri in una casa con l'agente immobiliare e pensi "carinaaaa" poi ti giri e trovi questo orrore, piazzato lì chissà con quale gusto del padrone di casa, e ti chiedi, ma non era meglio lasciare la parete vuota?
No, il padrone di casa di solito recupera questo mobile da casa della nonna che gli dispiaceva buttarlo via e pensa che nella casa da affittare starebbe proprio bene, che io dico, ma mettiltelo a casa tua se ti piace tanto, no? E di regola è marrone cacca, con i vetri oscurati color chinotto, accostato sapientemente al mobile del Mercatone.
Al quale si aggiunono quadretti dei fiori secchi, o dei paesaggi di montagna con i colori anni '80.
Ma vai all'Ikea piuttosto e compra un armadietto Sgruppen o una mensola Svarta o la libreria Billy, quella ci sta ovunque. E le cornici Bubbla e Njittya.
O se no dammi i soldi che ci vado io all'Ikea:)
Io ho provato a mimetizzarlo comprendolo di foto, ma lui se le leva, le stacca e al mattino le trovo a terra, se nel frattempo non se le é succhiate il gatto.
La prima volta che ho provato a dire alla padrona di casa che volevo dargli fuoco, cioè se potevo smontarlo, avevo appena dipinto la parete dietro di giallo, no io, mio cognato, e lei è entrata e mi ha fatto "ooohh come ci sta beneeee il mobile su questa parete giallaaaa"
Io sono rimasta con la bocca aperta e sono riuscita a dire "ah, eh, beh, mh,coff coffo, beh....si "
Così ho ridipinto la parete dietro bianca, per farle cambiare idea, ma lei niente, nemmeno se n'è accorta. Mi sembrava di spezzarle il cuore al solo pensiero di accanirmi contro quella devastazione color marrone cacca.

Ma ora come ora, è inevitabile.
Smontare per lasciare spazio alle novità.

martedì, gennaio 12, 2010

Non compleanno


11 gennaio1998 00,50
Oggi è il mio compleanno!
Beh non potevo non scrivere in questo giorno.
Compio 17 anni.
Che strano! Sono così pochi eppure mi sembrano già tantissimi. Si, tanti perchè io non vorrei diventare grande; forse perchè ho paura (...)
Il fatto è che non voglio andare avanti, per la paura di voler tornare indietro. Sempre (...)



Oggi è il mio compleanno.
Le mani unte di briciole di DIXI e la bocca piena di aria e formaggio.
Mio papà si dimentica sempre di farmi gli auguri.
Ho un paio di stivali da piogga nuovi.
Ho scoperto che me li hanno comprati nel negozio dove lavora l'attuale morosa del mio ex moroso. Ora spero che si metta a piovere per usare i miei nuovi stivali e entrare nel suo negozio alle 19,27 e imbrattarle tutto il pavmento. Io che non ce l'ho con lei, giuro;
io che non sono vendicativa, giuro.
Ho un sacco di post con due righe, mollati a metà.
Ho rotto il mio mini pc. Mi è caduto alle mani.
Mi cade tutto dalle mani. Tranne i 6 bicchieri colorati di vetro. Quelli no.
Sono in ritardo.
Perchè nel mobile anni 80 della casa in affitto sono riuscita a far convivere un panettone, la radio, rotta, varie passate di pomodori, gel per i capelli ricci che non userò mai, una cornice dell'ikea ancora impacchettata, chiodini per il muro, candele, riviste, cd, set manicure.
Fiuuu fortua che è finito, il giorno del mio compleanno.

giovedì, gennaio 07, 2010

Chi ha tempo, non aspetti tempo.

Io non porto l'orologio.
Non lo porto perché tanto non mi servirebbe a niente.
Non lo porto perchè io vivo in un altro meridiano. Forse anche due o tre.
Non lo porto perché tanto il mio tempo scorre come vuole lui.
Quando deve andare piano, va veloce e quando deve andare veloce va piano.
Non porto porto l'orologio perchè avere un'orologio non mi farebbe guadagnare il tempo che perdo. Dovrebbero creare un ufficio oggetti smarriti solo per il tempo che perdo io.
Non lo faccio apposta.
Mi scivola dalle mani.
Si infila sotto il divano, tra le palline di Pritt; nell'armadio arruffato, nei cassetti disordinati, nelle pentole da lavare. Si infila tra le sopracciglia, quelle da staccare con le pinzette.
Per non parlare del letto. Al mattino è tutto attorcigliato tra le lenzuola, che a volte lo metto pure a lavare in lavatrice.
Il mio tempo a volte scappa per strada. Cambia via improvvisamente, e alla fine finisce che si smarrisce.
Ultimamente ha trovato un alleato nel tempo di Azzurro.
Ma il peggio, il peggio è quando si perde nel vuoto.
Come le bolle di sapone. Comincia a vagare senza una meta nell'aria, va su, un pò a sinistra, poi rallenta, poi sale di colpa e infine scoppietta lavando tutto quello che trova a tiro.
Si ribella persino in casa, tant'è che i miei orologi fanno tutti l'ora che vogliono.
Una volta uno mi ha detto :"Vedrai che ti metto a posto io con sta storia del tempo".
L'ho fatto sparire perima del tempo:)
Non so nemmeno leggere l'ora a volte.
Dico un quarto alle sette e intendo un quarto alle otto.
Da noi si dice "un quarto alle", "non meno un quarto"
Come "In Alessandria" non "ad Alessandria"
Io vorrei averne di più di tempo.
Una volta avevo letto su un giornale della Banca del Tempo. Avevo gli occhi a cuore.
Ma poi ho scoperto che non era una roba dove tu andavi lì e dicevi :"Vorrei prelevare due ore e mezza. Anzi faccia tre.In un unico taglio"

Ecco, ci risiamo.
L'ho perso di nuovo.