venerdì, giugno 03, 2011

Controcorrente.


Non so.
E' che a volte mi pare di essere strana.
Che poi magari sono più normale di quanto posso pensare.
Però, a volte, mi sembra che la mia testa produca pensieri che nemmeno so come ci sono arrivata a pensare certe cose.
A volte mi pare di essere strana perché vorrei comportarmi in certi modi che però se poi mi ci dovessi comportare realmente, non so quanto potrei sembrare normale.
Che poi potrei fottermene e farlo, ma poi penso, se lo faccio, la gente comincerà a pensare che sono matta magari, e a isolarmi.
Io non so se me ne frega che la gente mi isoli.
Cioè un pò si, ma fondamentalmente se la gente dovesse isolarmi, o sono persone che non hanno capito niente di me, o magari il mio modo di fare potrebbe metterli troppo a disagio, e allora sti cavoli.
Il fatto é che devo solo capire quanto mi importa che la gente possa isolarmi.
Ma soprattutto quanto mi importa comportarmi come mi sento dentro.
Cioè quando sento quell'impulso che non arriva dalla testa, ma dal cuore e dallo stomaco mescolati insieme. Come il tappo dello spumante.
Quello che mi fa dire che se mi comporto così, sono io e solo io che decido, fregandomene di tutti.
Ultimamente questo desiderio sta diventando incontrollabile.
Sento che mi sono rotta di farmi condizionare.
Ma mi sento come il leone del mago di Oz.
Ogni tanto anche un pò come l'uomo di latta, ma quello solo perché non faccio sport.
Tipo io mi sento spesso nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Ma non solo perché puntualmente sbaglio gli orari e posti degli appuntamenti, é proprio che se mi concentro mi vedo in altre parti del mondo, in altre vite, in altre epoche,
A volte mi vedo nel far west, altre volte nella casa della prateria, a volte mi vedo in america in una di quelle case con la scala antincendio con il rumore di un ambulanza americana di sottofondo, ma tutte le volte mi vedo chiaramente scalza, o trasandata con i capelli scombinati, i pantaloni da no global.

Va' a capire...

giovedì, giugno 02, 2011

martedì, maggio 31, 2011

Volevo i pantaloni.

Allora. Ho due problemi.

Promlema n. 1: i pantaloni.
Succede che praticamente, signor Zara, io non so che idea avete voi del fisico femminile.
Io non ho le misure 90-60-90, ma conservo le proporzioni di una tipica donna mediterranea.
Togli la moda che può essere discutibile o meno, perchè, signor Zara, a me, i pantaloni a sigaretta, non è che esaltano proprio i miei punti forza, però voglio dire posso scegliere di andare altrove a seguire le mie ideologie modaiole da no global, é che se io mi provo i vostri pantaloni, com'è che secondo voi, una, dovrebbe avere le gambe secche secche e la pancia immensa?
Com'è che a me va tutto ok, ma mi ballano 10 cm nel giro vita?
Togli che io ho i cuscinetti, ma, signor Zara voi fate cadere tutte le proporzioni che si rispettino di una donna.
Non capisco, davvero.
Io i pantaloni a sigaretta alla fine li ho comprati lo stesso, perchè un giorno andando in città mi sono accorta che sembravo uscita dagli anni 70, si che al solito me ne fotto, ma io un disagio così grande non lo provavo dai tempi in cui a scuola mi sceglievano per ultima nella squadra di pallavolo.
Ecco io pantaloni, dicevo, li ho comprati lo stesso, perchè volevo i jeans chiari, con una spesa accessibile, ma ora mi tocca contattare una sarta per farmi levare i 10 cm nei fianchi, e tra l'altro io pago pure quei 20 cm di gamba che poi mia mamma accorcerà.
E non è giusto, signor Zara, non è giusto.

Problema n. 2: le scarpe.
Ecco io vorrei sapere, come facevamo prima senza scarpe con la cavigliera incorporata?
Come ci rimanevano attaccate ai piedi senza avere una fascia di perline o di gingillini che ci contornava le caviglie?
No perchè io ho il probelema che se avessi avuto le caviglie come Rossella Brescia a quest'ora certo non starei qui a lamentarmi davanti a un pc. Io ho le caviglie che se ci lego intorno un laccio, si crea un effetto ottico che sembra che mi hanno tagliato altri 10 cm di gamba. Che già madre Natura con me, a suo tempo, è stata tirchia quando distribuiva l'altezza.
Perchè dico io, signori produttori di scarpa, non fate più le scarpe normali?
Perchè, ad esempio, fate gli stivali solo per quelle che hanno i polpacci come Barbie?
Perchè avete inondato il mercato di scarpe che prima si trovavano solo dallo Zoccolaio di Milano?
Perchè fate le scarpe che se ci cammini dieci minuti ti vengono le ciocche fino alle ginocchia?
Perchè non studiate l'anatomia del piede? Perchè?

Io le ciabattine nere dell'anno scorso le ho distrutte, signori produttori di scarpe, e ora sono in crisi perché nei negozi non c'é una mazza. E se c'è una mazza ti costa che tu pensi: "Boh avrà le filigrane d'oro dentro... eppure sembra come quella nel negozio dei cinesi all'angolo, spe che guardo dove le hanno fatte...toh made in China"
Comincerò ad andare in giro scalza, che va tanto va di moda.
Che poi, ma chi é Adriana Karembeu??

giovedì, maggio 26, 2011

Basta un poco di zucchero.


Io vorrei che Tata Lucia venisse a vivere qui.
Non per altro, ma Tata Lucia mi calma.
Quando faccio zapping e la vedo in tv, non posso fare altro che smettere di fare tutto quello che sto facendo e restare incantata ad ascolarla.
Come se improvvisamente dalla tv vaporizzassero sostanze oppiacee.
Quasi faccio le fusa quando vedo Tata Lucia.
Passa tutto appena la sento parlare.
Il nervoso, la rabbia, il mal di stomaco, il digrignare i denti, gli occhi lucidi, i pensieri.
Io ascolto i consigli di Tata Lucia anche se non mi servono proprio ora.
Ecco io vorrei delle cassette con la voce di Tata Lucia da ascoltare durante il giorno, durante la notte o prima di andare a dormire.
Poi quando arrriva la pubblicità riprendo i sensi. Ricompare la casa, ricompaiono i mobili, il divano con il copridivano a righe rosse, ricompare Pritt che cerca da mangiare, ricompare Gattino che cerca Pritt, e mi accorgo che l'unica cosa che può placare l'assenza di Tata Lucia sono i grissini inzuppati nella nutella.
Io vorrei Tata Lucia, quando son in macchina che mando a fare in culo tutti, che mi dicesse" Eh no, se tu fai cosììì il tuo nervoso, non ti fa essere lucida per gustare le gioie del trafficoo"
Io vorrei Tata Lucia, in ufficio quando squilla il cordless ottocento volte che mi dicesse" non ti innervosire, prova invece a pensare che chi ti chiama ha bisogno"
Io vorrei Tata Lucia che quando mi insozzo le dita per prendere il grissino che si è spezzato dentro il barattolo dela nutella che poi con le dita insozzo i tasti del pc, mi dicesse"Perchè non prendi un cucchiainoo per prendere la nutella in fondo al barattolo"
I vorrei Tata Lucia che, quando mi schiumano i pensieri in testa dagli occhi e dalla bocca, mi dicesse"perchè non ti prendi un periodo di pausa? Tu hai bisogno di riposarti, te lo meriti"
Io vorrei Tata Lucia che adesso mi dicesse:" ecco ora vai a farti un bel bango caldo con tanta schiuma nella vasca che immaginerai di avere al posto della micro doccia, poi ti metti la camicia da notte e io vengo a raccontari una bella favola della buonanotte.
Quella dove vissero tutti felici e contenti.

Se facessero gli adesivi di Tata Lucia io ne prenderei uno da attaccare in macchina.

martedì, maggio 24, 2011

44 gatti.

Oggi sono stata al gattile.
La prima cosa che ho fatto è stata non riuscire a trattenere le lacrime vedendo Tato, il gatto malato di leucemia, che praticamente non ha il controllo del corpo dalla vescica in giù.
Con le zampine davanti trascinava tutto il corpicino magrolino.
Ho chiesto mille volta scusa al signore del gattile. Gli ho detto: "giuro, non sono pazza"
Ma poi di nuovo.
Mi ha fatto vedere Principessa, una gatta alla quale hanno amputato la zampa anteriore sinistra perchè è finita incastrata dentro una macchina vecchia e giù di nuovo lacrime.
Lui mi ha detto che non devo pensare che stanno male.
O meglio, adesso stanno sicuramente meglio di dove erano prima.
Poi ho visto i cucciolini che miagolvano un sacco. Ce n'era uno nero che mi ha ricordato Pritto circa 5 kg fa.
Poi i gattini ancora più minuscoli. Che miagolavano fortissimo e facevano un pò ridere.
Poi c'è un gatto che é stato aadottato due volte ma l'hanno portato sempre indietro perchè a casa degli altri non mangia, non beve.
Io mi sono chiesta come il signore del gattile riesca a ricordarsi di tutti i gatti ma poi ho pensato che sarà come a scuola. Voglio dire la maestra si deve ricordare di tutti gli alunni. Mica può dimenticarne qualcuno.
Era un pò che avevo questa idea, ma dato che ero certa che l'impatto avrebbe prodotto lacrime, ho esitato per tanto tempo.

Poi sono toranta a casa.
Pritto mi ha accolta strusciandosi su tutto il pavimento con il pancione all'aria.
Gattino ineguiva l'ennesima mosca.
Li ho guardati e mi stavano uscendo di nuovo le lacrime.
Dovrei bere meno acqua, mi sa.

Io ho sempre voluto un gatto, fin da piccola.
Lo farei dentro casa il gattile, se potessi.
Oppure potrei vivere dentro a un gattile, a seconda.
E' che quando guardo dentro gli occhi di un animale, penso che anche loro hanno un cuore, come me.
Hanno dei sentimenti, come me.
Sentono il dolore, come me.
Piangono, come me.
Sono felici per le piccole cose, come me.
Hanno bisogno di affetto, come me.
Di coccole, di cure, hanno bisogno di spazi ampi, di correre, di inseguirsi, di dare il latte ai cuccioli, di fare il capofamiglia.
Quando guardo un animale negli occhi penso, che chi li maltratta, chi li fa soffrire, chi li uccide, non meriterebbe Nessun tipo di pietà.

Pritto e Gattino, giocano.

lunedì, maggio 23, 2011

Rosae


Sono stanca.
Talmente stanca che molte volte mi viene da vomitare, da quanto sono stanca.
Sono stanca che in questo periodo, la mia massima aspirazione, é tornare a casa in fretta e diventare parte integrante del letto.
Sono talmente stanca che di notte non dormo e faccio gli incubi che sono paralizzata e non mi esce la voce per gridare di paura e Azzu l'altra sera mi ha svegliata come nei film perchè mi lamentavo nel sonno e mi ha scrollata dicendomi:" Svegliati! svegliati!"
Nemmeno la tisana al tiglio con tre filtri nella tazza fa più effetto.
Sono stanca che al mattino per alzare la saracinesca dell'ufficio, aspetto che passi qualcuno e mi metto in espressione di pena così mi aiutano a sollevarla.
Sono stanca che sabato sono riuscita persino a prendere sonno sul sedile della 500 vecchia che per fortuna sono bassa e ci stavo tutta rannicchiata.
Sono stanca che oramai mando a fare in culo tutti. Che ho messo una pinza per bloccare il flusso della mia sensibilità spiccata e dico quello che penso. E a volte pazienza se ti ferisco, io sono piena di cerotti.
Sono stanca che delego i miei appuntamenti all'agenda del telefonino che poi suonano e mi sbaglio pure con l'agenda perchè non mi fido e pretendo di ricordarmi di più io.
Sono stanca che la mia cena stasera è stata zuppa di latte scaldato nel microonde e galletti mulino bianco che però devono rimanere un pò croccanti quindi li mangio con un cucchiaio gigante per non farli affondare.
Sono talmente stanca che certi giorni gli occhi mi si lucidano di lacrime, sbadiglio senza mano davanti alla bocca, non mi frega di comprarmi i vestiti dell'estate, non mi frega di comprarmi le scarpe dell'estate, non mi frega di fare gli abbinamenti di vestiti e di portare ancora i pantaloni larghi in fondo, di girare tra gli scaffali del supermercato, che faccio le domande e mi dimentico di ascoltare le risposte, e mi dimentico pure le domande, che perdo il filo, che ho rotto il mio cell, il cell del lavoro e spero di rompere anche il cordless del lavoro, perchè sono talmente stanca che mi cade tutto dalle mani.
Stanca che l'unica cosa a cui penso é quanto manca al venerdì.

Abbasso il lunedì. Merda.

venerdì, maggio 20, 2011

Santo Venerdì.

giovedì, maggio 19, 2011

Ah, l'amore.

martedì, maggio 10, 2011

Impara l'arte.

Da quando ho scoperto il sito di giallozafferano, la mia vita é cambiata.

martedì, maggio 03, 2011

Cambio di stagione.

Mi piace che nella camera da letto, da circa un mese, appoggiati per terra, ci siano gli scatoloni con dentro i vestiti estivi.
Mi piace perché mi ricorda che sono disordinata.
Da quando c'è Azzu, in casa mi sento portata a essere ordinata per fare bella figura.
Non è che mi riesca perfetto però sono migliorata molto.
In realtà sta cosa di mettere in ordine un pò ce l'ho sempre avuta.
Quando ero a casa con mamma e papà la cosa che mi piaceva mettere un sacco in ordine erano i mobiletti del bagno. A volte mi piazzavo lì e ci stavo tipo due ore che quando poi qualcuno doveva andare in bagno sbuffavo. Altre volte mi rompevo e mettevo un pò in ordine poi il resto lo rimettevo tutto incasinto per fare prima.
Oppure riordinavo anche le due ceste con le scatolette delle medicine. Le sistemavo come un meridionale sistemerebbe le valigie nel bagagliaio prima di partire per il mese di ferie.
In effetti io forse sono un pò meridionale.
Tipo, ieri ho sistemato la dispensa di casa.
La dispensa non è nient'altro che una mezza libreria billy dell'ikea che avevo a casa vecchia più un altro quarto di billy, messe vicine. Ho scoperto che il tempo passa molto in fretta con lo scatolame. Ho scoperto che il 2010 è passato da un pò. E ho scoperto che la libreria billy, travestita da dispensa, farebbe sentire male anche il signor ikea.
E' che a me fondamentalmente piace mettere in ordine. Per questo vorrei lavorare al Self. Che quando vado lì e vedo che non ci sono le cose in ordine mi viene da sistemarle.
Poi però quando vengo in camera da letto e vedo che ci sono i vestiti che ho tolto dalla valigia esattamente come erano impilati lì dentro, che ora sono appoggiati sopra la cassettiera, con sopra altri vestiti, con sopra altri vestiti, ecc, ecco questa torre instabile mi fa sentire bene.
Io voglio che Azzu pensi che sono ordinata, ma non sono tanto capace a fare finta di esserlo.
Cioè a volte lo sono di più con la sua roba.
Tipo che gli ho ordinato i calzini e le mutande per colore. Ovviamente tutto stirato.
Mentre il mio cassetto, mi vergogno ad aprirlo.
Ora però ho deciso che me ne fotto, che é un periodo che sono pigra e svogliata, che farò e dirò quello che penso.
Che se ne può andare a cagare chi mi rompe.
Che non ho voglia di sentrimi dire cosa devo fare. Come e quando.
Perchè prima di fare ordine, ho bisogno di disordinare tutto.

domenica, maggio 01, 2011

Addormentarmi sul sole.

Oggi,
un vecchio gabbiano,
dice che crescerò.

giovedì, aprile 14, 2011

Scripta manent.


Il mio errore, quando scrivo, é pensare che qualcuno mi legggerà.

Una volta non ci pensavo. Buttavo su queste pagine pensieri che dalla mia testa attraversavano le braccia e senza filtri, dalle mani, poi alle dita, passavano sulla tastiera e si materializzavano sul foglio bianco del blog.
Non pensavo che qualcuno avrebbe potuto mal intepretare, giudicare in maniera dura i miei pensieri, lamentarsi perché mi lamentavo troppo, dirmi che non scrivo più come una volta, farmi sentire in dovere di scrivere cose furbe, o interessanti, stando attenta a non offendere nessuno, a usare le parole e le frasi che poi magari sarebbero piaciute di più, a non dilungarmi troppo perché se no non hanno tempo per leggere, poi sei noiosa, o peggio che potevo essere presa in giro.
Pensavo solo che a me piaceva e scrivere. E lo facevo.
Lo facevo come quando si impara ad andare in bicicletta che poi quando impari non devi pensare più a come tenere l'equlibrio.
E poi mi serviva. Mi faceva sentire meglio. Vedere i miei pensieri depositati su un foglio, mi faceva stare più leggera. Come quando svuoti la borsa perché pesa due tonnellate e non sai come mai.
Quando scrivevo non pensavo che a scrivere. Non a stirare, lavare i piatti, fare il cambio di stagione, dove sono i gatti, cosa avrò mai detto, oh cavolo come è tardi.

E' che avrei bisogno di scrivere tutte le mie preoccupazioni.
Ma allo stesso tempo non voglio che nessuno le veda.
Avrei bisogno di lamentarmi. Si vaffanculo di lamentarmi.
Di far uscire ancora qualche lacrima da questi occhi come quelli di mamma.
Avrei bisogno di sentirmi meno sola, ma é che io non so tanto chiedere aiuto e poi non mi piace sentirmi dire cose che non mi piacciono.
Vorrei sapere cosa devo fare senza sentirmi in colpa maledizione.
Un pò di giorni fa ho trovato su google una spiegazione a certi miei comportamenti.
Ho scoperto di essere sensibile patologica. E questo é un problema.
Cioè sapevo che la mia sensibilità era anormale, ma ho imparato a conviverci comportandomi sempre che prima devono stare bene gli altri.
E' un meccanismo perverso, perché non ti fa mai dire di no quando qualcuno ti chiede esplicitamente o meno aiuto, anche se in quel momento vorresti gridare "ma cazzo per una volta puoi aiutare tu me??"
E invece ti blocchi. Sopprimi tutto in fondo al cuore, nella punta che sfiora lo stomaco.
E' brutto perché i tuoi bisogni, e i tuoi sogni, ecco quelli vanno a finire in fondo alla lista delle cose da fare.
Poi passa il tempo.
Guardi indietro e i tuoi sogni sono talmente lontani che nemmeno riesci più a leggerli.
Allora provi a guardare avanti.
E davanti vedi uno specchio.
Da piccola facevo quel gioco di mettere gli specchi in modo che facessero mille riflessioni.
Uh che bel gioco di parole.
Scrivevo che non me fregava di scrivere cazzate.
Di essere presa per scema, poco intelligente.

Sono preoccupata perchè non so cosa devo fare.
Non sono capace a fare qualcosa. Qualcosa per me.
Ma no perché me lo impediscono. Perché sono io che non sono emotivamente capace.

Mi sono anche resa conto, così all'improvviso, per una stupidaggine casuale trovata su internet, un'altra, di quante lacrime inutili ho versato, e di quanta rabbia inutile ho sprecato.
Di quanto il mondo sia andato avanti, mentre io stavo con il fermo immagine.
Vaffanculo anche per questo. Per non averlo capito prima.
Ora che l'ho capito mi sento come se riuscissi sempre a finire il "Campo minato"

Vabbè visto che ora ho troppo sonno per risolvere sta roba, mi mangerò un cucchiaio di nutella, che sicuramente non risolve ma aiuta.
Buonanotte.

Ogni scarrafone.

Non ho saputo resistere.
Vedere quello scarafaggione nero cicciotto, agonizzante, girato a pancia all'aria, vicino agli scalini di pietra dell'ingresso di casa, mi ha stretto il cuore.
E così, dopo essere appena volata dalla bici, perchè mentre parlavo al telefono mi si è staccato il cestino che ho cercato di prendere con la mano appoggiata sul manubrio dal lato del freno funzionante e non so come mi sono ritrovata con bici, telefono, spesa, borsa del nuoto a terra, e io miracolosamente in piedi, preoccupandomi, ovviamente, che non mi avesse vista nessuno.
Dicevo. Dopo essere appena volata con la bici, ecco che uno scarafaggio aveva una situazione ben peggiore.
Io so di avere dei problemi seri di sensibilità, nel senso che io proprio non me la sono sentita di ignorarlo o peggio ancora ammazzarlo. Oddio forse avrei pituto eliminato ogni sofferenza, ma alla fine, come avrei potuto?
Così ho posato di nuovo tutto per terra, ho preso una foglia secca e l'ho rigirato pancia sotto.
Ha fatto due passetti, ma si vedeva che stava male.
Poi sono rientrata a casa.
Più tardi sono riscesa per buttare l'immondizia che per fortuna ci sono i bidoni nel cortile e per fortuna un piano di scale non é troppo deleterio per la mia pigrizia.
Lo scarafaggio era di nuovo a pancia all'aria. Ancora più agonizzante.
Forse qualcuno lo aveva un pò calpestato perché stava perdendo, mhmhmh, sangue??
Così ho provato a ri-rigirarlo. Si vedeva che stava per morire.
L'ho raccolto nella scatola che avevo in mano e ho iniziato a girare nel cortile in cerca di un posto degno di un ultimo respiro.
Ma poi mi é venuto in mente che fuori c'era uno di quegli scorci di natura nel cemento.
L'ho adagiato sull'erbetta.
E me ne sono tornata a casa, un pò triste.
Spero almeno che sia morto con l'illusione di essere tornato a casa, pure lui.

lunedì, aprile 11, 2011

Pianto.

Improvvisamente ho deciso di curare le piante che ho in casa.
Ci sto mettendo tutto l'amore di cui dispongo.
Tutto é iniziato da una microfoglia di quelle piante a ciuffo che non so come si chiamano.
L'avevo presa in ufficio. Di quelle che fanno le foglie, con le foglie che poi le stacchi e le metti nell'acqua e fanno le radici.
In effetti sono spuntate delle radicine.
Così tra lo stupore del miracolo della vita, l'ho messa nella terra.
E poi è cresciuta una foglia, e Pritt ne ha morsicata subito mezza, ovviamente, che giuro io gli do da mangiare a questo gatto.
Ora é lì in mezzo ad altre 5, fiera di avercela fatta.
Poi é toccato alla pianta che mi ha regalato Azzu.
Aveva i fiori. Aveva. Ora é da un anno che non capisco cosa fa. Cioè a me pare che cresca. L'unica cosa che so è che non devo lasciare l'acqua nel sottovaso che quando la vedo che straborda mi prende un colpo.
Poi ho preso l'edera. Perchè l'edera del vicino è sempre più verde. E rigogliosa. E io voglio il balcone come il suo pieno di edera ciondolante solo che il mio sarà più bello.
Poi un giorno, tra le cipolle dentro al cesto sopra il frigorifero, ne ho trovata una che voleva vivere e l'ho messa al caldo nella terra. E ora ha un ciuffo altissimo ma io non so cosa devo fare.
Continua a crescere e secondo me finirà come il fagiolo magico.
Poi è toccato alla menta. Ho messo due rametti in un bicchiere e non so come s'é riempita di radici.
La devo piantare ma non é facile avere il tempo di fare anche la contadina.

Ora mi sono evoluta e ho comprato i semi del basilico e li ho già piantati, ma siccome avevo fretta di vedere i risultati, non ho visto le fasi della luna e in realtà non so se ne ho messi troppi tutti vicini.
Ho vegliato su di solo per giorni. Stavo per perdere le speranze quando stasera...
Stasera stavo annaffiando la cipolla magica quando nel buio squarciato dalla luce del lampione nuovo che hanno messo davanti alla finestra della camera da letto che ora pare sempre giorno anche alle 3.00 di notte, ho visto dei sospetti puntini bianchi.
Allora ho preso di corsa la pila.
Mi sono quasi commossa.
Ci sono dei piccolissimi germogli che si stanno stropicciando gli occhi.
Io mi sono agitata perché ora non so cosa devo fare.
Ho cercato su google, ma non ho capito perché nei siti scrivono come se fossimo tutti agricoltori.
Un pò come quando ti scrivono "mondare le verdure" o "casseruola" o "fuoco lento".

Mi sono agitata perché ho paura di non essere all'altezza.
Perché ho paura che venga distrutto tutto quello che ho amorevolemente curato e costruito.
Perché ho paura, che ancora una volta, crollino le mie certezze.
Cavolo, non volevo divagare...

mercoledì, marzo 30, 2011

"Tristezza, per favore vai via".

Ecco vorrei scappare.
Fare un fagottino di vestiti come facevo da piccola quando per gioco prendevo il lenzuolino rosa del mio lettino, lo riempivo con qualche vestito e un pelouches e poi lo legavo al bastone appendiabiti, quello di metallo, un pò storto con le estremità nere. L'altro, quello con le estremità bianche, si prestava bene a microfono perchè aveva una punta fatta come i microfoni dei cantanti.
Vorrei fare un fagottino e mettere dentro pritt, gattino, delle scatolette per il cibo, i bastoncini dell'eurospin per gatti, le mutande nere quelle di tezenis con l'elastichino che sono così comode, la mia collana di ghiande, i pantaloni militari presi a cogoleto, e poi che altro? Una foto, si una foto.
Vorrei che Azzu potesse guidare la mia vespa, così poi mi passerebbe a prendere e mettiamo il fagottino appoggiato sulla mia spalla e sotto al suo braccio, e io mi tengo stretta con le braccia alla sua pancia e con una guancia appoggiata alla schiena.
E non penserei più a niente, se non a guardare il panorama, al tramonto.
Si perchè partiremmo al tramonto.
Anzi no di notte.
Così guarderei le stelle e la luna.
Anzi niente luna, mi piacciono di più le stelle da sole.
Poi sentirei freddo, mi verrebbero i brividini.
E sentirei l'odore della strada che poco a poco si appicica alla mia pelle.
E' l'odore di quando vai in viaggio, di quando il vento ti si infila tra i capelli e ti lascia il profumo di tutto quello ha raccolto prima di arrivare a te.
Vorrei viaggiare tutta la notte e vedere l'alba in un'altra terra.
Una terra con il mare e le montagne insieme.
Una terra che profuma di terra.
Dove il profumo del cibo si mescola all'aria e ti fa respirare.
Dove tutte le utopie prendono forma.
Dove i sogni si avverano.
Dove finalmente tirerei il sospiro di sollievo.
Dove mi dimenticherei cosa sono le lacrime di tristezza.
Dove potrei sorridere e ridere, semplicemente.

Amici di penna.

Caro blog.

Volevo dirti che mi manchi.
Tanto.
Ti penso spesso.
Immagino le letterine che una dopo l'altra compaiono sulla tua pagina bianca e compongono frasi che danno voce ai miei pensieri nascosti.
Quelli che celo ai miei pensieri pensierosi.
Quelli che conservo da tempo, per lasciarli andare solo su questo spazio.
Mi manchi blog.
Mi manchi perché per me scrivere é importante.
E' importante per me.
Perché io scrivo, non parlo.
Perché ho sempre scritto. Non parlato.
Come un pittore che comunica con un quadro.
O una sarta con un vestito.
O un architetto con un palazzo.
O un ingegnere con un ponte.

Solo che a me non mi pagano :)

lunedì, marzo 14, 2011

Energia del vuoto.


Fisso il vuoto.
Lo fisso spesso in questo periodo.
E' così vuoto, il vuoto.
Poi sospiro.
Sospiro perché penso.
E penso che dovrei smettere di sospirare.
Poi respiro. Profondamente.
Butto fuori fumo di sigarette che non fumo più.
Vorrei, in effetti, una sigaretta.
Ma siccome non fumo più, mi mangio le unghie.
Unghie che comunque, cerco di far crescere.
Perchè sono cresciuta, e da grandi, le unghie non si mangiano più.
Poi mangio. Anzi, non mangio la carne.
E allora mangio che mi riempio la bocca.
Poi non mangio. Perché lo specchio mi riflette come non vorrei.
In effetti vorrei essere qualche centimentro più alta.
Vorrei essere in un'altra città, anche.
Dove c'è il sole.
Ma siccome qui non c'é mai, ho fatto le lampade.
Per sentire il caldo sulla pelle e immaginare di esserci, al sole.
Al sole, a dormire.
Ecco, poi dormo.
Ma dormo poco e male.
Faccio dormire poco e male.
E quel poco che dormo sogno sogni brutti.
Allora mi tocco la testa, al mattino, per dimenticarli subito.
Poi mi tocco i capelli.
Sono più corti i miei capelli.
Corti dietro e lunghi davanti.
Come li ho sempre voluti.
Corti che si asciugano presto.
Ma non é presto. E' tardi.
Allora sospiro di nuovo e guardo l'ora.
Non è mai ora. Non c'è mai tempo.
Ecco io vorrei del tempo.
Tempo per fissare il vuoto.
Per fissarlo e imparare a riempirlo.

lunedì, febbraio 28, 2011

Cavoli amari.


Sapevo che prima o poi sarebbe successo.
Non precisamente quando, ma ero in attesa.
Sapevo che la mia morbosa sensibilità sarebbe un giorno esplosa.
Diciamo che il periodo non è tanto azzeccato, ma certe cose non le puoi programmare.
Diciamo che ti poni delle domande e cerchi di darti delle risposte.
Del perchè ora, del perché a te, perché prima si e ora no.
Perchè non riesci a vedere le cose come le vedono gli altri.

Allora ripensi a quando avevi fatto il funerale alle formichine che tua sorella aveva calpestato, con tanto di pianto e pensiero alle loro famigliole.
Ripensi ai cani randagi della Sicilia, sotto il sole, che non ti puoi nemmeno avvicinare perchè nessuno gli ha mai insegnato l'affetto.
Ripensi ai pesci che nuotano liberi e felici e improvvisamente vengono catturati da ami taglienti o reti insidiose.
Pensi a quando muore la mamma o il papà cervo e i cuccioli rimangono orfani.
Agli agnelli che non diventeranno mai grandi.
Al maiale trascinato al macello. E così la mucca.
Al cavallo che punta gli zoccoli perché sa, in cuor suo, che é finita.
O alle galline, stipate in gabbie soffocanti, alle quali nel migliore dei casi viene tirato il collo.
Pensi che detesti i circhi, gli acquari, le gabbie, gli zoo.
Pensi che non vedi l'ora di avere una casa in campagna per lasciare correre Gattino e Pritt sui prati.
Pensi, pensi, pensi.
E il tuo stomaco si stringe forte.

Ora io non chiedo tanto.
Chiedo solo che mi non si rompano i maroni.
Che esiste il rispetto, magari non la condivisione, ma il rispetto si.
Che é una scelta che non fa male a nessuno.
Una MIA scelta.
E che ognuno è fatto a modo suo.
E questo é il MIO modo.

sabato, febbraio 19, 2011

La ballerina del carillon.


Se avessi potuto scegliere una carriera, avrei scelto quella della ballerina di danza classica.
A me è sempre piaciuto ballare.
Ma tipo ascoltare la musica un pò malinconica e improvvisare i balletti di danza classica nella mia cameretta.
La porta chiusa e tutto il trasporto della musica che mi entrava nello stomaco e attraversandomi il petto arrivava alla testa.
La mia cameretta era un rettangolo e quindi si prestava bene alle piccole corse e ai balletti.
Chiudevo gli occhi e facevo finta di essere una brava ballerina tutta passione e tecnica.
Immaginavo di calzare delle splendide scarpette rosa un pò consumate con la punta in gesso e i nastri di raso stretti introrno alle caviglie. Immaginavo i miei collant rosa che mi fasciavano le gambe e si infilavano sotto il tutù. E poi lo chignon. Lo immaginavo alto, altissimo. Immaginavo anche il naso alla francese.
A volte usavo la cassettiera bianca coi pomelli dorati come sbarra appoggiando il piede tra il televisore e il videoregistratore.
L'ho fatto per tanti anni. Usavo le cassette registrate di mia sorella, quelle compilation strappalacrime che avevano titoli tipo "amore per sempre" o "topo e topa" con le canzoni mozzate o registrate dalla radio.
Ho fatto anche la ginnastica ritmica e il saggio di fina anno con le grandi.
Ma questo per davvero.
Poi giorno un giorno ho smesso di diventare alta.
Ho smesso di indossare collant rosa. E i miei capelli sono rimasti sciolti sulle spalle.
E il mio sangue meridionale ha modellato il mio corpo.
Ma io, io non ho ancora smesso di sognare alla mia carriera da ballerina di danza classica.

Ora mentre cercavo di coltivare la mia passione per la scrittura, Gattino ha morsicato il filo del caricabatteria del pc, facendogli fare le scintille, e staccando la spina è saltata la connessione che in casa prende solo dalla parte di letto di azzu che ho confinato in sala a giocare ai videogiochi e poi Pritt ha iniziato a leccarsi il pazzo vicino a me e non è così che avrei voluto scrivere.
E questa cosa che non riesco più a scrivere quando voglio con i tempi miei, mi sta facendo tenere tutte le emozioni compresse che poi finisce che piango per le cagate. E la mia paura più grande è di non riuscire più a scrivere che è l'unica cosa che mi piace fare.

Così ho deciso che domani vado a cercare il portagioie con il carillon che mi aveva regalato l'amica di mamma e che, anche se la ballerina ha perso il tutù e forse un braccio, io l'ho conservato, perchè ero certa che prima o poi sarebbe tornato il momento di ascoltarlo.

Ascoltarlo e ricominciare a sognare.