martedì, novembre 29, 2011

Appuntamento al buio.

Non ho dormito tutta la notte.
Sono stata a pancia in su perchè avevo le farfalle nello stomaco. Farfalle molto grandi. Ogni tanto davo i colpetti e loro mi rispondevano.
Non ho dormito tutta la notte perchè aspettavo che uno dei miei odiati telefoni squillasse. Ho messo la suoneria altissima perchè non potevo permettermi di perdere la chiamata. Altre volte lascio il vibracall perchè io odio il cellulare che squilla sempre. Soprattutto quando sei a pranzo, cena, sei in bagno, sotto la doccia, quando sei al telefono con un'altra persona, quando hai scritto un messaggio lungo un km e ti si cancella.
Poi alle 3,00 è arrivata la chiamata.
Parlavo sottovoce per abituarmi.
L'appuntamento era fissato per il giorno dopo intorno alle 11,00. Poteva essere alle 7,00 ma dopo la notte in bianco e la giornata di lavoro pesantissima che mi attendeva, non potevo presentarmi con le occhiaie. Non potevo proprio.

Ho fatto finta di niente per tutta la mattina.
Il telefono dell'ufficio non ha smesso di squillare un attimo, perfettamente alternato con i due cellulari. Poi la porta, un fax, non ho trovato dei fogli importanti, poi li ho trovati, tutto urgente, come sempre.
Ecco le 11,00.

Mentre camminavo nel lungo corridio asettico, tenevo stretto il mio nuovo piumino marrone, provando molto rimorso per le povere oche. Mi sento sempre in colpa ogni volta che ci penso. L'altro piumino si deve essere ristretto nel lavaggio, non capisco:)
Tenevo stretto il piumino e sentivo la salivazione andare via. Sentivo le occhiaie diventare due solchi incancellabili. Sentivo gli occhi farsi lucidi. Sempre più lucidi.
L'ascensore era occupato. Uno di quegli ascensori con le ante che qualcuno si dimentica sempre di chiudere.
Oramai pochi passi ci separavano.
Era impegnato. Non ho voluto sbirciare. Non volevo rovinarmi la sorpresa.
I miei occhi hanno ceduto per primi. Lacrime si accavallavavano ad altre lacrime.
Lui dormiva, non gli fregava niente e dormiva. Beato lui, ho pensato.
Avrei voluto far uscire tutti dalla stanza. Ma per un attimo non ho sentito nessuno. Non mi interessava di nessuno. Ho cercato qualche segno familiare e ho trovato subito il naso di mia sorella in miniatura.

Ora che sono diventata zia (ovviamente l'unica vera zia), devo chiamare i Pagliuca perché eliminino il bianco che mi é rimasto in testa dopo che abbiamo dato il bianco in casa :))))

giovedì, novembre 17, 2011

Orgoglio e pregiudizio.


Oggi il dottore ha detto che ho 2 chili di troppo.
Il mio orgoglio.
Colpito e affondato.

Allora dottore.
Premesso che la sua bilancia segna un chilo in più della mia e che l'ospedale potrebbe comprarvi delle bilance elettroniche.
Lei non sa che cosa vuole dire essere una donna meridionale incinta.
Beh non lo sapevo nemmeno io, ma ora lo so.
E so che se ti viene voglia di mangiare la pizza affogata nel gorgonzola, nessun'altra cosa da mangiare all'infuori della pizza strabordante di gorgonzola placherà la tua fame.
Soprattutto dottore, glielo spiega lei a mia mamma?
Che quando le ho comunicato la mia scelta vegetariana ha messo le bandiere a lutto fuori dal balcone e ha continuato a dirmi per giorni e giorni con il velo nero sulla testa: "Perchè mi stai facendo questo?"
Glielo spiega lei che cosa deve cucinare quando andiamo in pausa pranzo da lei?
Che quando l'altro giorno sono arrivata alle 13,00 aveva preparato:
la polenta con il gorgonozola, la salsiccia, il merluzzo, il purè di patate, i peperoncini piccanti, i pomodorini secchi, il pane fatto in casa, e la panna cotta con il caramello?
E la sua giustificazione è stata: "A me non piace vedere la tavola vuota".
Ecco dottore, io al mattino faccio la colazione perchè non sono una che beve solo il caffè con il dolcificante. Faccio la colazione con il latte con i biscotti come facevo da bambina. Perchè altrimenti non trovo nemmeno il tasto per accendere il computer quando arrivo in ufficio.
Non devo mangiare più i batticuore? Va bene, comprerò i cereali integrali della kellogg's.
Non devo mangiare la pasta? Va bene, mangerò un'insalatina condita con l'amuchina con un pò di fiocchi di latte.
Non devo mangiare la pizza con il gorgonzola? Va bene, mangerò il minestrone con una mela, come fra l'altro ho fatto stasera, che ora non mi resta che aspettare l'infermiera che passi a prendere la temperatura.
Non devo più mangiare il dolce a fine pasto mentre Azzurro si sbafa una coppà malù davanti ai miei occhi? Va bene, imparerò a soffrire in silenzio.
Ecco dottore, io sono certa però che gamberetto non apprezzerà. Gamberetto ha assaggiato tutte le cucine etniche e internazionali, dal panino falafel agli spaghetti di soia, dai nachos al gazpacho. Dalla focaccia siciliana ripiena di ricotta e cipolla a quella pugliese con i pomodorini.
E io sono sicura che ora ci rimarrà molto male.
E quando sarà un bambino vero, mi farà lo schizzinoso.
E poi e' colpa mia se ho i parenti meridionali che quando vengono a trovarci portano una valanga di biscotti alle mandorle fatti in casa? No dico, fatti in casa.
Praticamente cosa ho cambiato a fare casa per prendermi la cucina abitabile, se ora non la posso usare?
Dottore io glielo dico.
Io mangerò cose slavate e insipide, prive di grassi e zuccheri, rischiando di compromettere la mia salute mentale, ma la prossima volta, la bilancia, all'appuntamento la porto io.

martedì, novembre 15, 2011

Aggiornamento.

pantone 2995 :)
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mercoledì, novembre 09, 2011

Gravidanza isterica

Vorrei inviare una mail di protesta a chi ha inventato la frase
"Goditi le gioie della gravidanza".

Allora per me le gioie della gravidanza sono state che i primi tre mesi mi sono venute due tette da cinema e siccome ancora la pancia non ti spunta nessuno sa realmente perchè tu hai due tette così grosse e allora pensi, beh io intanto mi godo il momento.
Per il resto succede che:
-improvvisamente in qualunque momento della giornata ti viene la nausea e poi da vomitare. E non importa se stai aspettando l'autobus da mezz'ora e poi appena ti giri a vomitare in un cespuglio, l'autobus ti sfreccia dietro la schiena. Quando ti viene da vomitare, l'unica cosa che puoi fare é vomitare.
-improvvisamente la tua vescica diventa grossa come una confezione delle sorprese dell'ovetto kinder e ti devi fare una mappa di tutte le toilette dei negozi del centro
-improvvisamente ti viene voglia di mangiare tutto ciò che contiene aceto, che ti berresti tutta la boccia dell'aceto balsamico di modena che costa 40 euro che i tuoi hanno conservato con cura per tanto tempo e tu in effetti gliela finisci nel giro di tre giorni.
-improvvisamente inizi a consumare litri di acqua gasata ma quella con le bolle grosse come delle biglie e la brocca Brita può andare a farsi fottere.
-improvvisamente non puoi più mangiare una serie di cibi che guarda un pò vorresti mangiare solo quelli. Tipo: la pizza con rucola che non sai se è lavata bene, ricoperta di gorgonzola.
E nessuno ti ha avvisato, non è che dici vabbè faccio la festa di addio con la sagra del gorgonzola e mi ubriaco anche per l'ultima volta.
-improvvisamente tutto il guardaroba invernale non ti va più. E ti ritrovi al primo freddo ad andare in giro coi vestiti estivi e il cappotto. Perchè poi la roba premaman, ammettiamolo, fa cacare.
E poi che fa ti compri 40 vestiti che metterai per 4 mesi? No se non ti chiami Elisabetta Gregoraci. Tu ne compri 3, al massimo 4 e speri che nessuno si accorga di nulla.
-improvvisamente al lavoro, se non sei tra quelle """fortunate""" che stanno a casa in gravidanza a rischio dal giorno del concepimento (sottolineo il tono polemico), devi fare le stesse cose che facevi prima, solo che non hai più attenzione, perchè cominciano insinuarsi nella tua testa seghe mentali del tipo:"che esempio potrò essere io?" "sarò una brava mamma?"
Poi hai sonno, sempre sonno, se esci il sabato sera, ti addormenti alle 22 in macchina mentre il tuo moroso si sta mangiando un gelato, e russi anche, ma tu vorresti solo poter spegnere il mondo e dormire finchè il tuo corpo ne ha basta.
Per non parlare dei gatti.
Io non li mando via i miei gatti, come faccio a dire a Gattino "SCENDI DAL LETTOOOOO" che anche se mi mangia tutti i caricabatteria dei cellulari, quando dorme acciambellata tra i cuscini del lettone sembra un pelouchino della trudy.
Poi se prima facevi sogni strani, ora a Inception gli fai una pippa. Una vera grandissima pippa.
Poi piangi, piangi se ascolti alla radio Everithing I do perchè riaffiora alla tua memoria la prima delusione amorosa, di quando alla festa di carnevale Lui chiese a lei di ballare, che era vestita da banale principessa. Mentre io ero vestita da gatto nero, ironia della sorte. Avevo 14 anni.

Quindi quali sono le gioie della gravidanza? Che le calze premaman costano 12 euro la confezione? Che ti rompono tutti i maroni che non gli piacciono i nomi scelti? Che ti dicono di non fare sforzi in con-ti-nua-zio-ne?

Non sono un'insensibile, sono solo onesta :)

giovedì, ottobre 27, 2011

A volte ritornano.

Io sono una buona.
Porto rancore, non dimentico, è vero.
Non dimentico nel bene e nel male.
Ma fondamentalmente sono una buona.
E ho un problema.
A volte faccio delle cose, compio delle azioni dettate dalla mia buona fede, ma senza pensare che potrebbero avere conseguenze non sempre meditate.
Tutto questo per dire che ho fatto una figura di merda colossale.
Cioè io ero partita con le buone intenzioni.
Una cosa alla "C'è posta per te".

Prologo.
Durante capodanno 2000, a Roma, conobbi un ragazzo.
Carlo di Teramo.
Avevo poco più di 18 anni.
Era stato un capodanno memorabile quello.
Primo perchè era capodanno 1999-2000.
Secondo perchè l'avevo festeggiato a Roma.
Terzo perchè ero con le amiche con cui da quel giorno non ci siamo più separate.
Quarto perchè avevo conosciuto Carlo di Teramo alla stazione Termini, mentre cercavamo di tornare in ostello che stava tipo alla periferia di Roma; erano le 3 di notte e fino alle 7 non sarebbero ripartite le metro.
Io stavo dormendo quando abbiamo conosciuto sto gruppetto di ragazzi. Non so come feci a conquistare Carlo di Teramo che aveva degli occhi verdissimi. O azzurrissimi. Vabbè dettagli.
Per farla breve, lo conquistai e poi per un giro strano di sms, lui mi scrisse che l'avevo colpito.
Io avevo subito pensato che si doveva essere confuso con qualche mia amica.
In effetti quel dubbio mi è sempre rimasto.
Ci siamo visti qualche volta a Bologna, poi come tutte le cose tardo adolescenziali, ci siamo scritti qualche mail, messaggi carini, mail carine, ecc.
Le ultime raccontavano che aveva conosciuto Lisa e stava in Germania.
Poi un giorno basta più.
Carlo inghiottito nel nulla.
Riuscii a sapere qualche notizia da un suo amico.
Provai ancora a mandare qualche mail a distanza di anni, e qualche sms. Ma niente.
Ci ero rimasta un bel pò male.

Epilogo.
Ieri mi è arrivata una mail di spam dalla sua mail.
D'impulso, vedendo altri indirizzi, inoltro risposta a tutti.
La mail diceva pressapoco: "ciao scusate il disturbo, bla bla, sono un "amica" di carlo, ci siamo conosciuti a roma nel 2000, bla bla qualcuno ha sue notizie? volevo solo sapere come sta. bla bla"
Le virgolette di amica ovviamente volevano intendere che amica non era propio il termine giusto visto che non ci eravamo più sentiti. Ma questo non l'ho spiegato troppo chiaramente.
Ecco.

Mi risponde Carlo.
Dopo tutti questi anni. Ero emozionatissima.
Mi dice che sta bene, ecc...e altre cose della sua vita.
Poi conclude:
"Divertente. Hai scritto ad un sacco di persone tra cui il mio futuro suocero; Bella trovata.. "

Ok ammetto di aver riso.
Ammetto che sto continuando a ridere.
Carlo, veramente, scusa :))

mercoledì, settembre 21, 2011

Ombre cinesi.

lunedì, settembre 19, 2011

Prima Tv.


Oggi ho conosciuto un sentimento nuovo.
Spero di ricordamelo per sempre perchè mi ha lasciato tutto il giorno il sorriso e qualche lacrima ai lati degli occhi.
E' per questo che lo scrivo, perchè ho troppa paura di dimenticarlo.
Sentivo anche tremare le guance come quando stringi i denti e la bocca.

La mamma ti ha visto per la prima volta.
In televisione.
Sei comparso così all'improvviso che non c'è stato nemmeno il tempo di prepararsi.
Di darsi una sistemata ai capelli.
Il naso sembrava quello di papà, per fortuna.
Poi hai fatto un salto.
La dottoressa ha detto che eri il primo bambino bravo della mattinata che vedeva.
Io mi sono sentita come se mi avesse detto che avevi vinto la medaglia d'oro alle olimpiadi di Seoul.
Si vedeva tutto. Le dita si potevano contare. Io infatti le ho contate per sicurezza.
Anche le gambe e i piedi. Ce li avevi accavallati. E io ho riso perchè ho pensato che quello lo avevi preso sicuramente da me.
Poi il cuore.
E' stato come sentire il vento in tempesta.
Il silenzio prima e il silenzio dopo.

Oggi fa freddo. E' ancora estate ma sembra già autunno.
Io sono felice che sembri già autunno perchè in questo periodo c'è un'ora della giornata che mi piace davvero tanto.
Quando inizia a fare buio e le macchine accendono le luci. Anche le case accendono le luci delle cucine.
Nelle strade il rumori dei piatti messi sulla tavola si mescolano ai clacson di chi ha solo voglia di tornare a casa dopo una giornata di lavoro.
C'è profumo di terra bagnata, di foglie secche, e le scarpe aperte fanno gelare i piedi.

Oggi niente mi può scalfire.
Nemmeno sapere che non so che fine farà il mio lavoro.

sabato, settembre 17, 2011

mercoledì, settembre 14, 2011

More than words.

Chissà se sarò brava come la mia mamma.
Io non so che cosa vuol dire fare la mamma.
Ma so benissimo cosa vuol dire fare la figlia.
La figlia una mamma meridionale e casalinga. Una mamma a cui non piace litigare, premurosa e anche un pò apprensiva. Una mamma che perdona sempre tutto, che anche se si arrabbia poi dice "non bisogna essere cattivi, il male che fai poi ti torna indietro".
Una mamma che mi portava la colazione a letto tutte le mattine: latte appena tiepido con il nesquick. E poi mi veniva a svegliare di nuovo perché mi riaddormentavo con il bicchiere in mano.
Una mamma che mi fa l'orlo ai pantaloni all'ultimo minuto dieci minuti prima di uscire, anche se poi sa che deciderò di mettere la gonna.
Una mamma che tutte le volte che le dicevo "da oggi sono a dieta", faceva la parmigiana, le patatine fritte, la torta di mele, le lasagne e gli involtini. Una mamma che si compra le stoffe al mercato e si fa i tailleur con burda, che poi la cucina si riempiva di pezzetti di filo da imbastire che si appiccicavano ovunque. Una mamma che prende il caffè con la vicina di casa due volte al giorno.
Che se le dici "Mamma non vengo a pranzo" e all'ultimo minuto le dici "Anzi no vengo, ma siamo in tre" risponde "Eh però ora mangiamo quello che c'è" e poi ti ritrovi il pranzo di natale in tavola. Che quando esce di casa é sempre in ordine, con gli orecchini, un pò di rossetto, e la matita nera negli occhi.
La matita negli occhi che ho imparato a mettere anche io così, dentro la palpebra inferiore. Perchè quando ero piccola ammiravo incuriosita ed estasiata quel gesto per lei disinvolto.
Non lo so proprio cosa vuol dire fare la mamma.

Ora però, ecco...ora dovrò imparare.
Chissà se sarò capace di avere sempre le parole giuste a disposizione, se saprò consolare, incoraggiare, spronare, coccolare.
Se saprò essere paziente, fantasiosa, divertente.
Attenta e anche un pò finta tonta.

E chissà, chissà se il piccolo bambino che mi sta crescendo nella pancia, sarà orgoglioso di avermi come mamma, come io lo sono della mia.

lunedì, settembre 05, 2011

Controtempo.

Un giorno avrò un computer fisso a casa.
In un angolo silenzioso.
Silenzioso e buio.
Poi avrò del tempo, di quel tempo senza il ticchettìo dell'orologio.
Poi avrò una tisana appoggiata vicino alla tastiera.
Dentro a una tazza bianca perfettamente cilindrica, che lascerà sul tavolo infinite stampe di cerchi, una sopra l'altra. Una dentro l'altra.
E poi non ci saranno telefoni che reclameranno attenzione, citofoni che gracchieranno, campanelli che strilleranno, voci che mi chiameranno.
Forse solo un suono a rompere il silenzio.
Ma questa è un'altra storia che devo ancora comporre.

domenica, luglio 24, 2011

Il filo di Arianna

Ci sono delle cose, che quando le fai, ti sembra che facciano parte di te da sempre.

Tipo, a me piace aggiustare le cose.
Vabbè non sempre ci riesco ma chi se ne frega.
A volte quello che aggiusto sembra uno sgorbio, e poi ho fretta di finire quindi gli ultimi ritocchi li faccio veloci.
Però quando io trovo una cosa rotta mi prende una specie di frenesia che io sta cosa la devo aggiustare.
Una volta ho aggiustato una sedia della mia amica che aveva il sedile bucato dagli artigli di micia.
L'ho rifoderata usando la tovaglia di pastica a qudretti. Umh ora la sedia é mia:)
Poi ho quasi aggiustato una sdraio dei bagni che le stavo facendo la posta da un sacco.
Il mio progetto prevedeva di imbiancarla e di competarla con il telino della stoffa ikea già cucito, ma poi è arrivato l'inverno.
Ultimamente vado matta per il fili.
Da quando c'è gattino in questa casa, abbiamo detto addio a lampade, caricabatterie di cellulari, caricabatteria del pc, fili della radio, ecc.
Per ultima la Playstation che in realtà io avevo già sabotato staccando semplicemente una presa e imboscandola dietro il mobile della tv, ma poi ci ha pensato gattino tranciando il filo del video a dare il colpo di grazia.
Grazie gattino.
Solo che poi ci mancavano troppo le telecronache finte di Fabio Caressa e Beppe Bergomi...
E i "biup" "biup" "biup" dell'allestimento del campionato mondiale 1982.
Così ho preso il tagliapellicine e il nastro isolante nero.
Io mi ricordo che da piccola guardavo estasiata mio papà quando aggiustava tutto.
Quando intrecciava quei fili con la stessa abilità di un sarto.
La prima volta che ho aggiustato dei fili è stato quando ho sommato due cuffie per il walk man.
Il filo di una, le cuffie di un'altra.
Premere play e sentire la musica passare dalla cassetta attravarso il tuo esperimento e raggiungere le tue orecchie, me lo ricordo ancora adesso il sorriso che mi era venuto.
Stessa cosa per il mio caricabatteria del nokia, e per quello del pc ultimamente.

Così quando ho acceso la tv ed è appasrsa di nuovo la scritta Playstation, beh.
Un'arma a doppio taglio.

venerdì, luglio 22, 2011

Album di famiglia.

Before...


...during...


...and After.

lunedì, luglio 18, 2011

http://isegretidellacasta.blogspot.com/

Abbasso i ragazzini che passano davanti al mio ufficio, con lo zaino sulle spalle, pronti per andare in picina. Abbasso.

giovedì, luglio 14, 2011

"Non preoccuparti del futuro.
Oppure preoccupati ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un'equazione algebrica"

mercoledì, luglio 13, 2011

Il brucomela.


C'era una volta un verme.
Che viveva dentro una mela.
In realtà lui era nato con la mela. Forse era nel seme della mela che poi si è divisa in mela e verme.
Lui e la mela erano infatti una cosa unica.
Da piccolo non si allontanava mai troppo dai semini gialli che se tagli la mela in orizzontale fanno una stella. Stava lì buono buono perché tutti gli dicevano che non poteva permettersi il lusso di andarsene in giro così libero per la sua mela. Lui non sapeva chi erano sti tutti ma gli dava retta perchè pensava che avessero ragione, visto che erano tutti.
Ogni tanto si sentiva strano a stare lì a fare il verme, perchè lui verme non ci si sentiva.
Lui sapeva che c'erano in giro dei vermi che a un certo punto gli spuntavano delle grosse vele colorate sul dorso e se ne andavano dove cavolo volevano. Lui inviadiava quei vermi.
Tutti gli dicevano "Sta bravo che sei fortunato a stare dentro alla mela, così non ti succede niente"
Intanto il verme cresceva e diventava sempre più triste di fare il verme.
Stava lì e non capiva che senso aveva stare lì dentro.
Lui non voleva fare solo il verme. Si sentiva con le mani legate, anche se non sapeva cosa fossero le mani.
Intanto continuava a crescere e tutti a dirgli "Che bravo verme che sei, come sei fortunato a stare lì in quella mela luccicante"
E più passava il tempo più diventava lungo e più diventava lungo più si iniziava ad attorcigliare.
Con il passare del tempo era talmente ingarbugliato che oramai non si capiva più dove iniziava e dove finiva.
Lui voleva uscire ma aveva troppa paura. Non sapeva cosa lo aspettava fuori.
Solo che a stare lì dentro gli stava venendo l'esaurimento.
Piangeva spesso. E voleva gridare. Poi gli veniva il batticuore, il mal di stomaco, l'agitazione.
Poi passava il tempo a dormire.
Non sapeva più come fare.

Si sentiva diverso dagli altri vermi delle mele.
Avrebbe voluto chiudere gli occhi, e svegliarsi con un bel paio di vele sulla schiena.
Ma tutte le volte, erano solo sogni.

Fine della storia.

venerdì, luglio 08, 2011

La finestra sul cortile


Volevo ringraziare il vigile che l'altra sera non mi ha fatto la multa dopo che ho lasciato la mia macchina nella strada della serata della pulizia strada, in quella strada. Grazie signor vigile, le sono davvero grata.
Cioè in realtà, quando la sera prima ho visto dal balcone, da un pò lontano, quella macchina parcheggiata da sola in tutta la via, ho espresso pena e disappunto per chi non ha ancora capito quando c'è pulizia strada.
Perchè io ho questo problema.
Io parcheggio la macchina, ma poi rimuovo il fatto.
Sempre.
Una volta sono andata da una mia amica in macchina e poi sono tornta a casa piedi, dimenticando la macchina per due giorni sotto casa sua.
Io passo le mattine girando per l'isolato con il braccio alzato, cliccando il portachiavi in continuazione, nella speranza di sentire il "tuc" di apertura porte dei miei 4 anni di finanziamento, fortunatamente estinto.
Una volta avevo lasciato un fiocco arancione sulla antenna, da un matrimonio, così la trovavo subito.
Poi quando mi sono accorta che aveva sopra due dita di smog, mi sono un pò vergognata e con sommo dispiacere l'ho dovuto tagliare.

L'altra mattina, al solito.
Esco di casa, vado sparata verso una macchina per scoprire che non è la mia e afflitta, iniziare a girare su e giù per la via.
A un certo punto un uomo con una camicia arancione che spingeva un passeggino vuoto mi fa:
"Signorina...scusi signorina..."
Pat: "Si?"
U.c.a. (uomo camicia arancione):"Signorina, la sua macchina è parcheggiata in Via xxx"
Pat, dopo incredulità mista a smarrimento:"Emh, ah, eh, eh, grazie..."
U.c.a. con occhi sgranati e tono di voce pacato:"Sa signorina, io conosco a memoria tutte le targhe di tutte le macchine del vicinato"
Pat: "Ah, hem, figo..."
U.c.a. :"Signorina in via xxx, poco dopo il numero civico 25"
Pat: "Signore ma posso citofonarle tutte le mattine??"
No vabbè questo non gliel'ho detto ma l'ho pensato.
Effettivamente la mia macchina, si trovava lì, e io ho pensato ora esce fuori Bob di twen peaks e mi uccide.
Ma mi sono subito ripresa dopo aver scoperto che la pirla che aveva lasciato la macchina nella strada delle pulizie ero io.

Io pensavo che fosse una leggenda quella del signore che sa le targhe a memoria, perchè mia mamma mi raccontava sempre che al suo paese, in Sicilia, c'era un uomo che sapeva a memoria tutte le targhe di tutti quelli del paese.
Per un attimo ho pensato che era una figata, perchè io sono malata delle targhe, tipo che io guardo le targhe strane tipo la più figa che ho trovato è stata CY363YC.

Ma poi, sapere di essere osservati, è una cosa veramente inquietante.

giovedì, luglio 07, 2011

Son(n)o


Da piccola pensavo che tutte le cose avessero un'anima.
E così mi ritrovavo a fare le cose più strane tipo che se buttavo nell'immondizia i chicci di riso avanzati nel piatto, facevo attenzione a toglierli tutti tutti, perchè pensavo che fossero tutti amici e che volessero stare insieme in una situazione così brutta.

Mi si chiudono gli occhi, ora non riesco a scrivere.
Mi si chiudono gli occhi, ma spero che tra le palpebre e pupille, non si insinui di nuovo un sogno agitato.

lunedì, giugno 13, 2011

Eh si.


"Ricordati bene" ha detto Tyler.
"Le persone che stai cercando di calpestare, sono quelle persone da cui dipendi tu. Noi siamo le persone che laviamo i tuoi vestiti e cuciniamo i tuoi pasti e te li serviamo a tavola. Noi ti facciamo il letto. Noi ti proteggiamo mentre dormi. Noi guidiamo le ambulanze. Noi smistiamo le tue telefonate. Noi siamo cuochi e tassisti e sappiamo tutto di te. Noi esaminiamo le tue richieste di indennizzo alle compagnie di assicurazione e gli addebiti sulla tua carta di credito. Noi controlliamo ogni spicchio della tua vita.
"Noi siamo i figli di mezzo della storia, cresciuti dalla televisione a credere che un giorno saremo milionari e divi del cinema e rock star, ma non andrà così. E stiamo or ora cominciando a capire questo fatto" ha detto Tyler.
"Perciò fa poco lo stronzo con noi"

Fight club

lunedì, giugno 06, 2011

Il gatto con gli stivali.

Ora Napoleone sarà nel paradiso dei gatti.

Io non se se ho fatto bene o meno a cominciare questa avventura.
So che l'altra notte ho sognato che sentivo miagolare in macchina e c'era un gattino piccolo sotto il sedile del passeggero.
Uno di quei gattini che sono arrivati da poco.
Uno di quelli che hanno abbandonato in una scatola di cartone insieme ai suoi sei fratellini.
Perché adesso é il periodo che nascono i gatti e ci sono persone che li fanno nascere e poi li abbandonano. Chi chiusi nei sacchetti di plastica, chi nei cartoni. Alcune persone invece li ammazzano direttamente così fanno prima. Perché effettivamente far sterilizzare una gatta, é una pratica contronatura. Però far nascere i cuccioli magari non solo una volta, e poi ammazzarli annegandoli, o soffocandoli, o buttandoli nell'immondizia, quella é natura.
Io vorrei che queste persone, ecco non lo dico cosa vorrei.
Penso che se dovessi vedere una persona fare una cosa del genere, potrei diventare violenta.
Violenta seriamente.

Io non lo so se ho fatto bene a cominciare questa avventura.
Perché io stasera ho ammazzato una forbice che era entrata in casa, ma poi ho chiesto scusa signora forbice, scusa davvero.
Mi sento strana in questi giorni. Non ho voglia di parlare con nessuno.
Non ho voglia di spiegare a nessuno.
Mi sono venuti in mente dei momenti di quando ero piccola.
E mi sento emotivamente bambina.

Ciao Napoleone.
Ora sei nel paradiso dei gatti e potrai mangiare tutte le crocchette che vuoi, e rincorrere i topi.
Poi però, lasciali andare.