martedì, febbraio 26, 2008

Una favola cattiva

Quando ero piccola avevo paura del buio.
In realtà ce l'ho ancora adesso, ma meno. Ora ho paura anche di altre cose. Cose più da grandi.
Mi ricordo che la cosa che mi terrorizzava di più era addormentarmi nel mio lettino e risvegliarmi in un posto buio che non conoscevo. Una volta feci un sogno così: mi trovavo in un posto semi buio, immobilizzata e non mi usciva la voce per gridare.
Per un certo periodo mi papà mi mise pure una lucina di quelle notturne, ovviamente fai da te, non dell'Ikea.

Non parlo mai di attualità sul blog perchè non credo di esserne capace. Ma la storia dei due fratellini di Gravina mi ha lasciato un buco nel cuore.
Ieri sono rimasta a casa. Ho guardato la tv. SanRemo. Mi è sembrato assurdo eppure è stato così. Mentre guardavo le canzoni d'amore, nella mia testa sentivo le voci di quei bambini. Di tutti e tre, pure quella del bambino caduto nel pozzo. Sentivo l'eco rimbombare e risalire dalla terra. Riflettori da entrambe le parti.
Dicono che siano loro quelli trovati in fondo al pozzo. E allora io prego che siano stati uccisi prima. In qualunque modo. Ma che siano stati uccisi. E poi buttati morti.
Ma non può essere possibile che due bambini siano finiti vivi là dentro. Perchè a un bambino non può succedere una cosa tanto orribile. A un bambino non dovrebbe succedere niente che ha a che fare con l'orrore. Credo che sia una vicenda che non può avere spiegazioni. E' come cercare di capire il perchè della vita e dell'esistenza umana.
Ho appena letto sul sito dell'Ansa che presumibilmente erano vivi.
Forse sceglierò di non sentire telegiornali e di non leggere i giornali.
Come si fa a spiegare a un bambino questa cosa? Cosa gli dici? Prova a dirgli che non deve avere paura del buio, adesso.
Mi viene da pensare solo che quel bambino non sia finito per caso lì.
Spero che i giornalisti, questa volta, abbiano l'intelligenza e la decenza di fare un pò di silenzio.
Perchè è lo stesso silenzio che hanno ascoltato quei bambini. Tutti e tre.
E forse dovremmo sentirlo pure noi.

Alessandria - Cap. 2 Campagna elettorale


Sto pensando a come riutilizzare quell'assurdo manifesto. penso alle facce degli inquilini al palazzo di fronte, la mattina.
Rialzati, Italia!
"Eccheccazzo.
Buongiorno anche a te, Silvio."
Un manifesto troppo grande per una città piccola. ci stiamo tutti e 100.000, li sopra.

venerdì, febbraio 22, 2008

Alessandria. Cap.1 - Il lavoro.

Rifletto sempre mentre lavo i piatti. Pensieri veloci.
Oggi pensavo al lavoro.
eh si. Alessandria nella sua monotonia è monotona anche nel lavoro.
Perche ad Alessandria le figure disponibili sono:
- segretaria
- impiegata
- commessa
- praticante avvocato
- rappresentante
- studente mantenuto
- call center
e, per i più fortunati
- figlio di medico
- figlio di imprenditore (le classifico professioni in quanto la paghetta mensile è pari ad uno stipendio dei precendenti)

Se tu hai ambizioni SCORDATELO.
Diciamo che il mio diploma da ragioniera calza a pennello.
Se tutto va bene ho uno stipendio di 900 euro al mese assicurato.
perchè cambiare? Ieri mia madre ha riassunto tutto alla perfezione: perchè Alessandria è una città di m***a.

martedì, febbraio 19, 2008

Post-icipato

Un computer portatile ha un bel po' di vantaggi. Ovviamente non mi riferisco al costo.
Per esempio puoi scrivere un post proprio mentre ti vengono in mente le cose, magari quando sei in treno che torni da un viaggio.
Non me ne volere Punzy, ma nonostante le lacune di Trenitalia, io adoro viaggiare in treno.
Il tun, tu-tutun-tutun mi culla da ormai un sacco di tempo. Ogni viaggio in treno, anche solo per salire a Torino, per me è un Viaggio. L'odore del treno, la calca, lo sbattere tra una poltrona e l'altra dell'omino dei panini. Una volta forse passavano fuori, al binario. E tu ti dovevi affacciare e urlare: “ Scusiiiiiiiii, un paninoooooooo (daiiii che parte il trenoooo)”.
Beh, ora siamo qui, sul Bologna – Torino, in ritorno da un piccolo week-end per la rrooomagnna. Ottimo cibo. Patty fa la maglia. La fa e la disfa, come Penelope. Magari aspetta che il belloccio a fianco a lei si giri.
La stazione di Bologna. Chi non c'è mai passato? Per andare in Puglia, per un MTV Day, per un incontro clandestino. Bologna è il collegamento tra il nord e il sud. Ogni volta che passo di li, è sempre un po' presto. Allora esco dalla stazione, giro a sinistra, imbocco i portici e prendo il caffè in uno dei bar che ci sono. E' come calpestare un prato più volte sullo stesso punto. Rivedo i miei passi precisi precisi di un anno, due, tre fa.
Solo che poi si torna sempre, su quel regionale delle 17.27 che ci mette tre ore giuste giuste. Soliti lamenti, solita tristezza. Solita promessa di partire presto. Dai, ancora 5 giorni..

Sfogo2 - Pillole contro l'odio

Quanto mi piacerebbe certe volte agire di impulso.
Ma l'impulso quello serio, che non è scegliere un gusto di gelato diverso dal solito o rispondere male.
E' l'impulso che nasce dalla bocca dello stomaco e si propaga a tutti i nervi del corpo. Che ti stritola la pancia, l'attorciglia e la lascia contorta per il resto della giornata. Quello che pian piano inonda di veleno tutti i muscoli, e che sarebbe in grado di far diventare pietra tutto quello che guardi. L'impulso che scaturisce dalla rabbia, che ti farebbe dire le cose peggiori, quelle che sarebbero in grado di rovinare o per lo meno ferire, offendere, per poi godere dell'espressione stupita di chi hai di fronte. Lo stesso impulso che poi ti fa guardare allo specchio e ti fa vedere un pò giallina (anche se pensi che almeno quello può essere risolto con una bella lampada)
E invece non ci riesci e ti tieni tutto dentro, e ti avveleni. Come se un serpente si mordesse da solo. Il tuo cervello si ingarbuglia, le tue mani sbriciolerebbero i diamanti.
Automobilista che oggi hai intenzione di tagliarmi la strada, o di suonarmi il clacson al semaforo, ti consiglio di starmi lontano. Oggi.

lunedì, febbraio 18, 2008

I cinque sensi: l'olfatto

Io non sono una che usa tanto profumo. Quelle sono cose da femmina.
Tipo quando entro nelle profumerie non riesco a resistere tantissimo.
L'unico profumo che mi piace è il muschio bianco. Ma non tutti i muschio bianco sono buoni. E poi il muschio bianco costa poco:)
Invece c'è un altro profumo che mi sballa completamente: è il profumo delle chiese. Non so perchè mi piace così tanto, ma quell'odore misto a vecchio e incenso lo annuserei tutto il giorno. Mi ricordo che quando andavo in chiesa, da piccola, mi sedevo davanti nella speranza che il prete prendesse quel coso e cospargesse tutti i banchi della prima fila di incenso. Ma non lo faceva sempre e quindi me ne andavo via delusa. Mi piaceva talmente tanto che quando metteva l'incenso col cucchiaio dicevo “carica, carica”.
Quando mi sono accorta che nella mia cantina c'era un odore simile, dicevo a mia mamma di mandarmi sempre in cantina, e appena aprivo la porta davo un annusata fortissima. A volte mi soffermavo di più guardando negli scaffali le conserve e i barattoli di pomodori secchi e peperoncini piccanti, solo per annusare un po'.
Poi c'è un altro profumo che invece mi è rimasto dentro la testa. Più che un profumo è un odore. Uno di quegli odori che ti porti dietro per sempre e non sai perchè. E' il profumo della hall dell'albergo dove dormivamo quando andavamo in gita in settimana bianca. Anzi solo della zona dove c'era l'ascensore. Non so spiegarlo quest'odore, tipo come si fa per i vini, che poi per me quella è una cosa troppo soggettiva. Però a volte mi capita di sentirlo in giro e allora rivedo la bacheca dove c'era lo zaino che poi avevo vinto giocando a tombola; rivedo l'ascensore rosso con i tastoni arancioni tutti consumati e risento il profumo che arrivava dalla sala da pranzo e quello di legno misto a neve del portone d'ingresso. Sento anche i rumori degli scarponi che la gente si portava in stanza anche non si poteva. E se stringo ancora un po' gli occhi, sento anche le pareti bianche ruvide pitturate a buccia d'arancio.
Con l'olfatto ho un rapporto particolare. Forse perchè ho dovuto dare un ruolo importante e una motivazione al mio naso.
A volte sento i profumi della Sicilia. Anzi solo della colazione che facevamo nella veranda della casa al mare. L'odore del latte con lo zucchero nelle ciotole di plastica, che faceva un casino quando mescolavi. (eravamo sempre tanti cugini e per fare prima si usava tutto monouso).
Quando sento quei profumi però, divento malinconica, e allora vado in cerca di odori che mi riportino subito alla realtà.

venerdì, febbraio 15, 2008

post del mattino

Stamattina guardavo delle coppette di gelato, quelle che una volta costavano 1500 lire, ma col gelato dentro. Le guardavo perchè erano veramente brutte. Tutte colorate forzatamente. Tutte tremendamente colorate. A volte penso che c'è qualcuno che come lavoro ha il compito di fare la grafica delle coppette. Allora da lì ho iniziato a pensare a tutti quegli oggetti che hanno delle "grafiche assurde". Tipo i pigiami. Perchè, mi chiedo, perchè i pigiami, soprattutto quelli da uomo, hanno quei colori indecenti? Bluette, bordeaux, grigiolino con quei rombi assurdi. Poveri uomini, sono sempre costretti a dormire mezzi nudi. Beh nemmeno quelli delle donne scherzano. A me fanno spaccare quelli che hanno i fiocchetti ovunque. O quelli con le scritte "Buonanotte". O con gli animali. Fortuna che adesso nella nostra città stanno nascendo come funghi i negozi che vendono intimo/pigiami. Certo te li fanno pagare perchè magari sono un pò più sexy. Altimenti ti attacchi e ti metti quelli con le fragole.
Poi la mia attenzione è passata agli ombrelloni. Quando da piccola andavo in spiaggia, c'erano certi ombrelloni. Noi avevamo sempre quelli più brutti. dico quelli perchè ne avevamo sempre due o tre. PErò certe fantasie. Infatti a volte pensavo, magari se faccio la grafica di ombrelloni faccio i soldi.
Anche certe tovaglie per pranzare. e anche per cenare vabbè. A casa mia ce n'è una con le righe verdi e una torta disegnata al centro. Ma disegnata come la potrei disegnare io che no so fare nemmeno un cerchio a mano libera e non ho la minima idea di cosa sia la prospettiva. E' la "tovaglia compleanni". A me fa venire l'ansia. Poi hanno inventato l'ikea e allora ci siamo salvati tutti. Anche se mia mamma è affezionatissima alla tovaglia compleanni. A volte la usiamo anche quando non è il compleanno di nessuno. E allora mi fa venire ancora di più l'ansia.

Stamattina guardavo le coppette. Erano proprio brutte.
E il marocco del bar m'è rimasto sullo stomaco.

lunedì, febbraio 11, 2008

cose da matti

Io credo che siamo tutti un pò matti. Non so come spiegare questo concetto. E' che ognuno di noi ha delle fissazioni e dei modi di fare che per gli altri sono considerati non normali, innaturali, e quindi "da matti". A me lo dicono spesso che sono matta, e forse finirò per crederci. Io dico solo che per l'esperienza di vita che ho accumulato fino ad ora ho sviluppato un certo tipo di comportamento. Ho le mie manie, i miei atteggiamenti poco chiari, che spesso vanno a cozzarsi con quelli di chi mi sta intorno. Ma non vuol dire che quello che faccio io è meno giusto di quello che fanno gli altri. Alla fine i matti, quelli "veri", ho sempre pensato che fossero persone che nel bene e spesso purtroppo nel male, fanno tutto quello che gli viene in mente, senza osservare le regole. Hanno le loro regole e rispettano solo quelle. Anzi infrangono pure quelle. A me ogni tanto viene voglia di fare così, ovviamente nel piccolo piccolo. Però se tipo vedo uno sconosciuto con l'etichetta che spunta dalla maglia non resisto e devo mettergliela a posto. Lo faccio sempre. Prima cerco di trattenermi, ma poi non resisto. Altre volte nel quotidiano, quando la gente mi parla, o interagisce con me, mi vengono in mente mille cose che vorrei fare o dire, come tante strade parallele che potrebbe prendere quella situazione se facessi o dicessi...qualche volta lo faccio, come spinta da una forza misteriosa, per vedere come va a finire.
Quando vivrò da sola, la prima cosa che farò in casa mia sarà una cosa da matti. Non so ancora cosa. Magari incollerò una sedia al soffitto. O forse, semplicemente metterò la biancheria intima in bagno, che trovo sia assolutamente comodissimo. Forse siamo troppo abituati a comportarci come ci si dovrebbe comportare, senza seguire quello che invece vorremmo davvero fare. Ma come si fa quando devi interagire con milioni di persone. Rischi di isolarti, di rimanere solo.
Questi concetti mi fanno uscire di testa.

Post bignami

Il lunedì non si dovrebbe chiamare lunedì.
Si dovrebbe chiamare post-domenica. Suonerebbe meglio: giovedì, venerdì, sabato, domenica, post-domenica, martedì, mercoledì...fff.

domenica, febbraio 10, 2008

Cose che capitano.

Onde evitare scocciature e per non fare pubblcità gratuite o simili, utilizzerò dei nomi puramente inventati per narrarvi quanto accadutomi.

Ieri pomeriggio ho avuto la malsana idea di andare a restituire il decoder di Spy, visto che il 31 gennaio mi hanno finalmente staccato l'abbonamento, e conoscendomi avrei rischiato di dimenticarmene e pagare poi i 150 euro di multa.
Ovviamente ce l'avevo in comodato d'uso ma, se quando te lo attivano ti mandano una squadra di montatori e tecnici a istallare parabola, decoder, pile nel telecomando, ecc.., al momento della disattivazione sono tutti cazzi tuoi.
Per disdire l'abbonamento ho dovuto fare una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno da inviare via fax e poi via posta e per conoscenza alla mia banca, solo 3 mesi prima.
A me sembrava una cosa semplice.
Ti mando una lettera, ti dico che non voglio più l'abbonamento, punto.
No. Mica si sono subito rassegnati quelli di Spy. Hanno iniziato a tempestarmi di telefonate chiendomi stupiti come mai avessi deciso ciò. Semplice, gli rispondevo sempre io, non ho il tempo di guardare la tv; a casa mia nessuno guarda la tv e la sera mia mamma preferisce "chi l'ha visto".
Vabbè a parte questo, ieri mi sono recata in un qualunque centro Spy, perchè i 45 centralinisti sottopagati mi avevano detto che sarebbe andato bene un qualunque centro Spy. In maniera molto logica, sono andata dove ho stipulato il contratto.
Arrivo nel negozio Iuroncs, nella zona dove si fanno i contratti.
2 sportelli, uno di telefonia, uno di Spy. L'omino vestito di Blu stava servendo una gentile Signorina, che qualche momento dopo si èrivelata un'autentica sfracellacoglioni.
Attendo. Mi appoggio al banco, mi sposto, mi siedo, mi rialzo. I minuti di attesa sono diventati 10. Arriva un altro cliente. Ci guardiamo. Io gli faccio capire che la signora non ha la minima intenzione di schiodarsi dal ragazzo che la serve. Anche se dopo capisco che è il ragazzo che serve che non ha intenzione di staccarsi dalla signorina.
La osservo. Scarpa a punta con tacco affilato che si muove in maniera provocante; collant nero, gonna corta gessata più lunga su un lato (era così il modello). Capello fresco di parrucchiere, frangia trucco vistoso.
Inizio a sbuffare e guardo l'omino blu sbuffando.
Poi inizio a pensare che forse questa femmina non è capace a leggersi le sue cazzo di istruzioni del telefono, un Tokia per intenderci, quello che ti oramai ti regalano al battesimo, perchè continua a fare domande.
I minuti son diventati 25.
Il nervoso inizia a impossessarsi del mio cervello. Il tipo si muove lentamente. Lo fa apposta cazzo.
30 minuti. Io devo solo restituire un fottuto decoder e un telecomando (al quale ovviamente ho levato le mie pile).
In coda siamo in tre. Ci guardiamo in maniera solidale. Penso di andare dal direttore a lamentarmi, se non fosse che pure lui s'è messo a far e il coglione con la tipa frangettata.
35 minuti. Si libera finalmnte.
La sua voce mi irrita. Respiro."Senta. Io devo ridarvi sto coso di Spy"
E lui con molta calma:"Questo non è il posto giusto, deve andare a Tortona"
"A TORTONAAAAAAAAAAAAAAAAAA"(n.d.r. Tortona è una città a 20 minuti da Alessandria)
"Si, mi dice lui, e guardi , l'indirizzo se lo deve far dare all'Assistenza Clienti la in fondo, ma non c'è coda come qui"
La tentazione di saltare dall'altra parte del bancone e scassargli un pugno sulla faccia è forte, se non fosse che il bancone è troppo alto.
E poi, Gran pezzo di cretino, qui la coda l'hai fatta venire te.
Sono senza parole.
E poi mi chiedono perchè non voglio rimanere abbonata.
-_-
Non mi stupirei se andando a Tortona mi chiedessero la scatola del decoder.

venerdì, febbraio 08, 2008

Paure


Quello che ho trovato su google sotto la voce "buio" :)))
Ieri sera sono andata a dormire con una mucca.
Non una mucca vera per intenderci. Una mucca di pelouches. L'ho trovata sul letto insieme al pupazzo azzurro delle olimpiadi, quello con la testa quadrata, che i miei si ostinano a non capire che deve rimanere sigillato nella scatola dei ricordi (belli o brutti che siano). Credo che li abbiano usati per far giocare il mio piccolo vicino di casa. Li ho trovati sul letto. Si guardavano. Quando ero piccina avevo tanti pelouches, e siccome non volevo sceglierne uno solo da tenere vicino a me durante la notte, per non fare rimanere male gli altri, li mettevo tutti in fondo al letto (tanto ero corta, ci stavamo tutti) e poi li coprivo con i fazzoletti di stoffa per non fargli prendere freddo. Al mattino li trovavo tutti mescolati e qualcuno svenuto per terra.
Così prima di andare a dormire ho messo la mucca vicino a me e il pupazzo che inizialmente volevo buttare a terra l'ho messo sul letto, ma fuori. Poi durante la notte è caduto per terra. A volte mi addormento con qualunque cosa sul letto: telecomandi, chiavi della macchina o di casa, foglietti, monetine...Tutto che poi durante la notte cade per terra facendo un baccano nero. E' che mi capita di essere talmente stanca e pigra e di avere talmente tanto spazio nel letto che lascio tutto lì.
L'altra notte invece ho dormito col cellulare in mano. Avevo una paura nera. Hem, mi duole ammetterlo ma io ho paura del buio e siccome ero sola a casa, dovevo trovare qualche escamotage per soppravvivere alla lunga notte. Così ho pensato che se fosse entrato qualcuno e se non fossi riuscita a chiamare la polizia, almeno gli avrei tirato la mia mattonella nera tecnologica in faccia. Poi mi passa, però subito subito no.
Stamattina l'ho cercata un pò, la mucca, ma non l'ho trovata. In realtà non ho trovato nemmeno il pupazzetto facciacubettodighiaccio.

Forse sono scappati insieme. Magari per sfuggire alla scatola dei ricordi.

martedì, febbraio 05, 2008

Protesta

Si chiama "Sindrome pre-mestruale".
In realtà non so se esiste davvero o se è solo un modo che noi femmine utilizziamo per poterci lamentare e arrabbiarci più del solito. Io, comunque, per quando mi dispiaccia ammetterlo, ne soffro. Come le femmine vere. Succede che un minuto prima piangi, un minuto dopo ridi, che odi quello stronzo che ti ha suonato al semaforo, spaccheresti la faccia alla commessa che ti ha guardato male, poi piangi di nuovo, odi il mondo, vorresti che la tua tv prendesse fuoco quando trasmettono il grande fratello, poi ripiangi, poi ridi tantissimo, poi ti fa cagare come ti stanno i pantaloni e la gonna e la maglia, i capelli non ti piaccioni, rispondi male anche al panettiere che ti da il buongiorno, non accetti critiche e tutte le osservazioni le prendi come attacchi personali.
E se per caso decidi di intestardirti su qualcosa, è la fine.
Prendiamo oggi per esempio.
Ho deciso di fare l'università.
Un pò per finta e un pò per davvero.
Prima di tutto non ho il tempo da dedicare a questa ricerca e già sta cosa mi fa incazzare. So la facoltà che vorrei fare, ma nella mia città, inalessandria (qui si dice così, tutto attaccato), meglio che non lo scrivo se no provoco le ire di mezza popolazione. Comunque qui non c'è quella che voglio fare io, perchè non è giurisprudenza, né scienze politiche, né scienze mfn (già dato - 6 mesi, un esame, 28).
La trovo a Torino. Perfetto è a numero chiuso. E già mi incazzo perchè io lavoro e la farei lavorando. Voglio vivere da sola,perchè oltre a essere una femmina sono anche una donna, quindi dovrei lavorare, mantenermi e studiare. Tre cose che fanno a pugni tra di loro.
Adesso credo che mi fermerò perchè le lacrime della sindrome pre-mestruale bruciano più del sale sulle pellicine morsicate e ti fanno sentire stupida.
E oggi non mi va di sentirmi stupida.
Almeno per oggi:)

Bozza

Ieri ho scritto la mia prima pagina del Grezzo Book. Il Grezzo Book è un quaderno fatto coi fogli di carta da pacchi a quadretti rossi. Si scrive bene, solo che poi ero scomoda nel mio letto e così mi sono addormentata a pancia in giù, sul GrezzoBook. Non so se ci sarà un seguito. La mia camera è piena di quaderni iniziati e mai finiti. Ovviamente non vi dirò cosa ho scritto, perchè scrivere su un foglio è diverso che scrivere sul computer. Dico solo che ero seduta sul letto, stavo lavorando a maglia, guardando un programma inutile di politica, mentre sorseggiavo la tisana "Dolce notte", che, come al solito, mi ha tenuta con gli occhi sbarrati fino alle 02.00. Io non so perchè mi ostino a farmi le tisane o la camomilla che so che non mi fanno dormire. Così sono stata in compagnia dei miei pensieri fino a tardi.
Volevo fare un bilancio della mia vita, ma i miei pensieri spaziano troppo e sono passata dagli scout, all'arredamento della camera, ai muri tutt'ora bianchi senza quadri, al senso di soffocamento che mi provoca stare in casa, al fatto che è da 27 anni che affaciandomi alla finestra, (ma no facciamo 20 dai, alla fine avrò iniziato ad affacciarmi a 7 anni) vedo sempre lo stesso palazzo marrone e beige. Brutto. Un paio di giorni fa mi sono accorta che riesco a vedere anche uno scorcio di collina. Ero tutta felice, non ci avevo mai fatto caso.
Ma non basta a farmi apprezzare il posto in cui vivo.

giovedì, gennaio 31, 2008

De gustibus

Mia mamma mi diceva di non toccarmi la testa appena sveglia se volevo ricordare i sogni. Di solito cerco di ricordarmi perchè sogno un sacco, ma al mattino appena sveglia, non riesco a ricordarmi tutte ste cose. Quindi la prima cosa che faccio è toccarmi la testa.
Ieri stavo pranzando a casa dei miei (inizio ad abituarmi a dire così), quando a un certo punto, al pronunciare di una parola da parte di mio papà, ho avuto un momento di isolamento spaziale e sono stata proiettata dentro al sogno della notte prima. Vedevo la mia casa in bianco e nero, anche mio papà che in quel momento mi stava parlando, e io, invece, dentro al mio sogno a colori. E' stato allora, che con gli occhi socchiusi e una mano sulla testa, il mio sorriso è diventato uno dei sorrisi più grandi che io abbia mai fatto.
Ero a un concerto. Anzi, il Concerto, ma questo l'ho realizzato dopo. Ho dei flash, ma ricordo perfettamente le emozioni provate. Un corridoio lunghissimo e in fondo il palcoscenico rosso scuro. C'erano tante ragazze. Poi sono salita sul palco. Il cantante mi ha teso la mano e con lo sguardo sono risalita, dalla mano al braccio...alla spalla...al collo e finalmente il volto.
Ero emozionatissima e senza parole. Lui mi ha abbracciata, proprio come fanno i cantanti con i fan e mi teneva lì vicino a lui. Era alto, con le spalle larghe. Sento ancora il suo abbraccio forte. Poi ha iniziato a cantare insieme a un altro cantante biondo che però non ricordo chi era perchè la bellezza del mio cantante oscurava tutto. Avrei voluto dirgli un sacco di cose, ma lui doveva cantare, giustamente. Nel sogno però non sentivo le canzoni, solo la voce. E' una cosa strana ma è così. Alla fine era un sogno. Mi ha pure chiesto una pastiglia per il mal di testa, che stava male poverino.
Poi l'invidia delle ragazze rimaste sotto. Si chiedevano come mai io potessi stare lì. Dicevano che non era giusto, con la stessa cattiveria che avevano le mie compagne di scuola quando io prendevo i voti più alti dei loro. E io stavo lì fiera, abbracciata al Mio cantante. E ho anche pensato "Fanculo oche di mmerda" con la stessa cattiveria con cui lo dicevo sottovoce alle mie compagne. Ma forse non l'ho solo pensato. Devo averlo detto.
Non ricordo com'è finito il sogno.
Quando ho riaperto gli occhi ero ancora a tavola. E con me, il mio sorriso perchè sentivo ancora le sue braccia sulle mie spalle.
Poi un sospiro e il ritorno violento alla realtà con un boccone di broccoli.

domenica, gennaio 27, 2008

Passavo di qui

Passavo di qui per salutare. E' un pò che non scrivo, vuoi la mancanza di tempo, vuoi che non ho nulla da dire..in realtà non scrivo soprattutto per non andare fuoritema. per lasciare al blog quell'aria fanciullesca e frivola di pensieri passati per caso nella testa e volati via un secondo dopo.
Sento la necessità di fare un piccolo bilancio. Torno a gennaio dell'anno scorso dalla cronologia. Si parla spesso di infanzia in questo blog, io mi sono un pò stufata. Ci sono tantissime cose belle da vivere da grandi. L'anno scorso ero ancora una ragazza alle prese con un mondo nuovo, dovevo riporre i libri. Piena di ambizioni, straparlavo. Era anche l'entusiasmo della novità.
Ora navigo un pò di meno, vagheggio e mi lamento sempre (ed è un buon segno). Sono incazzata con la politica e ricatto di andarmene. So un pò di più cosa voglio diventare. Un solo proposito per l'anno nuovo, tanto non li rispetto mai. Non diventerò l'artista che speravo un anno fa, ma non mi frega neanche. Ho undici uscite del corso di fumetto da studiare.. Ho una nuova occasione ed ora penso solo a quella. L'insicurezza mi rassicura, l'idea di avere una vita già stabilita mi destabilizza. Continuo a scoprire quanto sia grande il mondo e quante cose ci siano da fare.
Che sia la volta buona?

venerdì, gennaio 25, 2008

Capricci

Rivoglio il mio divano di velluto blu scuro, di quelli morbidi, che se lo accarezzi in un senso, diventa blu chiaro, e se lo accarezzi nell'altro diventa blu scuro.
Rivoglio il pane con la nutella e il succo di frutta alla pesca dell'A&O come merenda (eh oh, non esisteva ancora il Lidl..) e tutte le briciole tra le pieghe delle gambe.
Rivoglio Bim Bum Bam alle quattro del pomeriggio e i cartoni che mi facevano piangere.
Rivoglio fare i compiti in cucina con mamma che lava i piatti e con il profumo del detersivo al limone che mi fa pizzicare il naso.
Rivoglio le mie barbie con i vestiti fatti con i pezzi di stoffa cuciti da mia mamma e la casa fatta con i libroni dell'enciclpedia usati come pareti.
Rivoglio le feste di compleanno, dove per i regali spendevi al massimo 10.000 lire e il regalo te lo comprava la mamma, e la festa si faceva a casa, con la torta fatta in casa e i bigliettini scritti a mano dal festeggiato.
Rivoglio giocare a rialzo, a sardina, al lupomangiafrutta, a 1,2,3 stella, a l'orologio di milano fa tictac, a gavettoni, a ce l'hai.
Rivoglio i vestiti comprati all'Oviesse, anzi all'Upim.
Rivoglio "se non la smetti, non ti sto più amica"
Rivoglio "se fai la brava, ti faccio le trecce"
Rivoglio "specchio riflesso, buttati nel cesso" e "Chi fa la spia, non è figlio di Maria"
Rivoglio "Mamma io vado in piazza genova a giocare...prendo la bici"
Rivoglio i pattini a rotelle, quelli di metallo, che per allungarli dovevi avere il cacciavite e così ti usciva un pò la punta del piede"
Rivoglio mia sorella che mi insegnava a leggere e a scrivere prima del tempo e io le dicevo "dai fammi andare a giocare"
Rivoglio guardare il mago di Oz e avere paura dello spaventapasseri e dell'uomo di latta e della strega dell'Est e non capire perchè il leone chiedeva il coraggio.
Rivoglio la maestra dell'asilo che mi faceva giocare a memory e io perdevo sempre. Anche a domino. Anche a chi correva più veloce.
Rivoglio "Tra rose e fioooor, si videro arrivaaaar, Patrizia e Tizio si vanno a sposaaaar" "no dai , non è vero che mi piace Tiziooo"
Rivoglio sapere a memoria tutte le sigle dei caroni animati.
Rivoglio "pimperepettennusapimperepettepam".
Rivoglio il mio vicino di casa che mi chiamava dal balcone "Tataaaaaaaaaa" e che butta la scopa nel terrazzo al primo piano.
Rivoglio i cuscini sotto al sedere perchè se no non arrivo al tavolo(vabbè ogni tanto lo faccio pure adesso).
Rivoglio i pastelli a cera che ti lasciano le mani unte.
Rivoglio l'uovo sbattuto, il latte col nesquik, lo yo-yo motta, il soldino e il tegolino.
Rivoglio mia mamma che va dalla parrucchiera Angela e io devo andare con lei perchè a casa da sola non posso stare.
Rivoglio "che schifooo il minestroneee".
Rivoglio mio zio che tirava un pizzico sotto il collo in segno di affetto e mi faceva un male cane.
Rivoglio "non scendere dal marciapiede".
Rivoglio "mia figlia non ha potuto studiare per motivi di salute".
Rivoglio il cono gelato da 1500 lire e "se prendi il gelato oggi, non lo prendi stasera"

Rivoglio che la decisione più difficle da prendere sia "un pacchetto di figurine o l'estathe"?

E poi vorrei chiudere gli occhi forte, fortissimo...riaprirli e vedere di fronte a me Paolo Bonolis e Uan che leggono le letterine dei bambini come me, mentre io, seduta sul divano blu, mangio la mia merenda e le briciole del pane mi pungono le gambe che rimangono a penzoloni, perchè non arrivo a toccare a terra.

mercoledì, gennaio 23, 2008

mare, profumo di mare

La sento:)
Un pò lontana, ma inizio a percepirne la presenza.
Coi suoi colori caldi, con la sua spensieratezza, la sua voglia di fare festa tutte le sere, il cielo stellato, la via lattea che si vede proprio lì,...lì dove sto puntando il dito.
In queste giornate di sole, respiro a pieni polmoni un aria frizzante mista a smog e a qualche fiocco di neve. Vedo le bollicine scoppiettare nell'aria. Una, due, al massimo tre, ma ci sono.
Sento il sole che timidamente cerca di riscaldare la mia pelle. E allora tiro un pò giù la cerniera della giacca. Tocco l'aria e sfioro la salsedine. Eppure, non pensavo potesse arrivare così presto quest'anno.
Mi piace pensare che mancano "solo" 6 mesi:)
Sento il profumo della crema al cocco, il sapore del gelato, i capelli legati a coda di cavallo, la spallina del vestito che cade. E mi sembra anche di sentire in lontanza della musica allegra e un pò sdolcinata.
Di solito non mi piace aspettare. Invece questa volta è diverso.
La aspetto con ansia, e se ci penso un sorriso colora il mio volto ingrigito dall'inverno.

Or la squilla dà segno
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
su la piazzuola in frotta,
e qua e là saltando,
fanno un lieto romore;
e intanto riede alla sua parca mensa,
fischiando, il zappatore,
e seco pensa al dí del suo riposo.

......

Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l'ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Garzoncello scherzoso,
cotesta età fiorita
è come un giorno d'allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo'; ma la tua festa
ch'anco tardi a venir non ti sia grave.

Il Sabato del Villaggio - G. Leopardi

lunedì, gennaio 21, 2008

minuti contati

ho cinque minuti per scrivere un post, mentre l-altra muffin controlla i suoi 456 indirizzi di posta elettronica. non avevo mai scritto un post a tempo. e soprattutto i simboli sulla tastiera sono un po' diversi.
dieci minuti di collegamento - un euro e non ho intenzione di lasciare minuti vuoti.
in irlanda piove sempre. e se non piove c-e- il vento. e se non c-e il vento piove. ma il vento quello serio, tipo la bora di trieste. in irlanda mangiano molto unto e fritto infatti posso vedere dentro il mio stomaco senza fare una radiografia. io c-ero gia' stata qui. le cse sono strane. scricchiolano tutte.
in ostello avevamo l-acqua a ore. dalle cinque del mattino e sera alle undici del mattino e sera. la signora padrona dell-ostello sembrava una protagonista di derrik. parlava un inglese tedeschizzato.e aveva i capelli sempre attaccati alla testa, che seguivano la posizione del cuscino. io non ho capito niente. non solo di quello che diceva lei. capivo solo se mi chiedevano come stavo. e salutavo :) e sorridevo.
la mia amica non mi faceva da interprete. mi diceva : "parla te". e io parlavo in italiano a tutti.
tipo: "devo pagare quel biscotto. non non lo voglio l-ho gia' preso. lo devo solo pagare. ha capito? non lo voglio mangiare se mi dice quant"e" per favore. cazzo valeee mi vuoi aiutare per favore?"
e- bello vedere posti nuovi, ma se non riesci a comunicare ti sembra di stare in una boccia di vetro.
come i pesci.
ho finito i minuti.
ah abbiamo vissuto per 4 giorni senza sapere mai che ora era. mangiavamo quando avevamo fame, dormivamo quando avevamo sonno. meraviglioso.
ho finito i minuti.

martedì, gennaio 15, 2008

Similitudini

Ma come fai a dimenticarti che tutti i lunedì sera c'è il tuo telefilm preferito? Stai a casa apposta per vederlo, non esci, non prendi impegni: hai tagliato fuori tutti gli sport, gli inviti, le conferenze (beh faceva figo dirlo), tutto. Poi a te che non piace guardare la tv, vuol dire veramente tanto avere un telefilm preferito. Non hai mai avuti tanti, preferiti. Uno o due, e cerchi di non perderti mai il tuo appuntamento fisso. Un giorno, un'ora. Non è difficile.
E invece, T-U-T-T-I i lunedì sera, verso le 22,30, tua mamma dall'altra stanza ti grida(hem a casa mia funziona che ci si grida dalle stanze):"Guarda che c'è Lost"
"Porcacc@!è_é "
E così inizi a guardarlo da metà, come sempre. Non capisci niente, ma è uguale, ci sono talmente tanti colpi di scena che ti piace lo stesso guardarlo. Tanto che passi tutto il tempo al telefono col tasto "Mute" attivato e cerchi di leggere il labiale. Peccato che loro parlano inglese, ma ti ricordi solo dopo mezz'ora, e quindi hai fatto nascere una storia d'amore tra due personaggi che in realtà si odiano o sono fratello e sorella:) beh oddio sarebbe normale.
Forse è lo stesso motivo per cui quando vai dal giornalaio gli dici:"Prendo questo...no no quest'altro..no no questo...no no ci ho ripensato..ma no vabbè meglio questo che costa meno" E poi fai cadere le monete di resto tra i giornali. E il Signor giornalaio ti darebbe fuoco, se non fosse che poi gli si brucia tutta l'edicola. E la stessa cosa ti succede quando vai in pizzeria, al supermercato, a comprare un vestito o un paio di stivali. Il bello è se li prendi a 100 km e poi ti accorgi che il numero è sbagliato. E devi ritornare li, a 100 km di distanza. E alla fine gli stivali ti sono costati 30 euro in più.
Forse è per lo stesso motivo per cui ti cadono le chiavi della macchina dalla tasca 7 volte nel giro di 3 minuti, o perchè ti dimentichi il copripiumino nell'asciugatrice per due giorni. O perchè sbagli sovente giorno e ora di un appuntamento e nell'agenda di tuo cognato inserisci appuntamenti inesistenti.
Forse è perchè so che fra 4 minuti inizia la mia detestata lezione di acquagym, e io ce ne metterò almeno 10 per cambiarmi.
Forse è perchè semplicemente sei Patty.
Ma non potresti anche essere Vale, è uguale :)

mercoledì, gennaio 09, 2008

Fine 2007