Ecco vorrei scappare.
Fare un fagottino di vestiti come facevo da piccola quando per gioco prendevo il lenzuolino rosa del mio lettino, lo riempivo con qualche vestito e un pelouches e poi lo legavo al bastone appendiabiti, quello di metallo, un pò storto con le estremità nere. L'altro, quello con le estremità bianche, si prestava bene a microfono perchè aveva una punta fatta come i microfoni dei cantanti.
Vorrei fare un fagottino e mettere dentro pritt, gattino, delle scatolette per il cibo, i bastoncini dell'eurospin per gatti, le mutande nere quelle di tezenis con l'elastichino che sono così comode, la mia collana di ghiande, i pantaloni militari presi a cogoleto, e poi che altro? Una foto, si una foto.
Vorrei che Azzu potesse guidare la mia vespa, così poi mi passerebbe a prendere e mettiamo il fagottino appoggiato sulla mia spalla e sotto al suo braccio, e io mi tengo stretta con le braccia alla sua pancia e con una guancia appoggiata alla schiena.
E non penserei più a niente, se non a guardare il panorama, al tramonto.
Si perchè partiremmo al tramonto.
Anzi no di notte.
Così guarderei le stelle e la luna.
Anzi niente luna, mi piacciono di più le stelle da sole.
Poi sentirei freddo, mi verrebbero i brividini.
E sentirei l'odore della strada che poco a poco si appicica alla mia pelle.
E' l'odore di quando vai in viaggio, di quando il vento ti si infila tra i capelli e ti lascia il profumo di tutto quello ha raccolto prima di arrivare a te.
Vorrei viaggiare tutta la notte e vedere l'alba in un'altra terra.
Una terra con il mare e le montagne insieme.
Una terra che profuma di terra.
Dove il profumo del cibo si mescola all'aria e ti fa respirare.
Dove tutte le utopie prendono forma.
Dove i sogni si avverano.
Dove finalmente tirerei il sospiro di sollievo.
Dove mi dimenticherei cosa sono le lacrime di tristezza.
Dove potrei sorridere e ridere, semplicemente.
mercoledì, marzo 30, 2011
Amici di penna.
Volevo dirti che mi manchi.
Tanto.
Ti penso spesso.
Immagino le letterine che una dopo l'altra compaiono sulla tua pagina bianca e compongono frasi che danno voce ai miei pensieri nascosti.
Quelli che celo ai miei pensieri pensierosi.
Quelli che conservo da tempo, per lasciarli andare solo su questo spazio.
Mi manchi blog.
Mi manchi perché per me scrivere é importante.
E' importante per me.
Perché io scrivo, non parlo.
Perché ho sempre scritto. Non parlato.
Come un pittore che comunica con un quadro.
O una sarta con un vestito.
O un architetto con un palazzo.
O un ingegnere con un ponte.
Solo che a me non mi pagano :)
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lunedì, marzo 14, 2011
Energia del vuoto.
Fisso il vuoto.
Lo fisso spesso in questo periodo.
E' così vuoto, il vuoto.
Poi sospiro.
Sospiro perché penso.
E penso che dovrei smettere di sospirare.
Poi respiro. Profondamente.
Butto fuori fumo di sigarette che non fumo più.
Vorrei, in effetti, una sigaretta.
Ma siccome non fumo più, mi mangio le unghie.
Unghie che comunque, cerco di far crescere.
Perchè sono cresciuta, e da grandi, le unghie non si mangiano più.
Poi mangio. Anzi, non mangio la carne.
E allora mangio che mi riempio la bocca.
Poi non mangio. Perché lo specchio mi riflette come non vorrei.
In effetti vorrei essere qualche centimentro più alta.
Vorrei essere in un'altra città, anche.
Dove c'è il sole.
Ma siccome qui non c'é mai, ho fatto le lampade.
Per sentire il caldo sulla pelle e immaginare di esserci, al sole.
Al sole, a dormire.
Ecco, poi dormo.
Ma dormo poco e male.
Faccio dormire poco e male.
E quel poco che dormo sogno sogni brutti.
Allora mi tocco la testa, al mattino, per dimenticarli subito.
Poi mi tocco i capelli.
Sono più corti i miei capelli.
Corti dietro e lunghi davanti.
Come li ho sempre voluti.
Corti che si asciugano presto.
Ma non é presto. E' tardi.
Allora sospiro di nuovo e guardo l'ora.
Non è mai ora. Non c'è mai tempo.
Ecco io vorrei del tempo.
Tempo per fissare il vuoto.
Per fissarlo e imparare a riempirlo.
Lo fisso spesso in questo periodo.
E' così vuoto, il vuoto.
Poi sospiro.
Sospiro perché penso.
E penso che dovrei smettere di sospirare.
Poi respiro. Profondamente.
Butto fuori fumo di sigarette che non fumo più.
Vorrei, in effetti, una sigaretta.
Ma siccome non fumo più, mi mangio le unghie.
Unghie che comunque, cerco di far crescere.
Perchè sono cresciuta, e da grandi, le unghie non si mangiano più.
Poi mangio. Anzi, non mangio la carne.
E allora mangio che mi riempio la bocca.
Poi non mangio. Perché lo specchio mi riflette come non vorrei.
In effetti vorrei essere qualche centimentro più alta.
Vorrei essere in un'altra città, anche.
Dove c'è il sole.
Ma siccome qui non c'é mai, ho fatto le lampade.
Per sentire il caldo sulla pelle e immaginare di esserci, al sole.
Al sole, a dormire.
Ecco, poi dormo.
Ma dormo poco e male.
Faccio dormire poco e male.
E quel poco che dormo sogno sogni brutti.
Allora mi tocco la testa, al mattino, per dimenticarli subito.
Poi mi tocco i capelli.
Sono più corti i miei capelli.
Corti dietro e lunghi davanti.
Come li ho sempre voluti.
Corti che si asciugano presto.
Ma non é presto. E' tardi.
Allora sospiro di nuovo e guardo l'ora.
Non è mai ora. Non c'è mai tempo.
Ecco io vorrei del tempo.
Tempo per fissare il vuoto.
Per fissarlo e imparare a riempirlo.
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il favoloso mondo di Patti,
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lunedì, febbraio 28, 2011
Cavoli amari.
Sapevo che prima o poi sarebbe successo.
Non precisamente quando, ma ero in attesa.
Sapevo che la mia morbosa sensibilità sarebbe un giorno esplosa.
Diciamo che il periodo non è tanto azzeccato, ma certe cose non le puoi programmare.
Diciamo che ti poni delle domande e cerchi di darti delle risposte.
Del perchè ora, del perché a te, perché prima si e ora no.
Perchè non riesci a vedere le cose come le vedono gli altri.
Allora ripensi a quando avevi fatto il funerale alle formichine che tua sorella aveva calpestato, con tanto di pianto e pensiero alle loro famigliole.
Ripensi ai cani randagi della Sicilia, sotto il sole, che non ti puoi nemmeno avvicinare perchè nessuno gli ha mai insegnato l'affetto.
Ripensi ai pesci che nuotano liberi e felici e improvvisamente vengono catturati da ami taglienti o reti insidiose.
Pensi a quando muore la mamma o il papà cervo e i cuccioli rimangono orfani.
Agli agnelli che non diventeranno mai grandi.
Al maiale trascinato al macello. E così la mucca.
Al cavallo che punta gli zoccoli perché sa, in cuor suo, che é finita.
O alle galline, stipate in gabbie soffocanti, alle quali nel migliore dei casi viene tirato il collo.
Pensi che detesti i circhi, gli acquari, le gabbie, gli zoo.
Pensi che non vedi l'ora di avere una casa in campagna per lasciare correre Gattino e Pritt sui prati.
Pensi, pensi, pensi.
E il tuo stomaco si stringe forte.
Ora io non chiedo tanto.
Chiedo solo che mi non si rompano i maroni.
Che esiste il rispetto, magari non la condivisione, ma il rispetto si.
Che é una scelta che non fa male a nessuno.
Una MIA scelta.
E che ognuno è fatto a modo suo.
E questo é il MIO modo.
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sabato, febbraio 19, 2011
La ballerina del carillon.
Se avessi potuto scegliere una carriera, avrei scelto quella della ballerina di danza classica.
A me è sempre piaciuto ballare.
Ma tipo ascoltare la musica un pò malinconica e improvvisare i balletti di danza classica nella mia cameretta.
La porta chiusa e tutto il trasporto della musica che mi entrava nello stomaco e attraversandomi il petto arrivava alla testa.
La mia cameretta era un rettangolo e quindi si prestava bene alle piccole corse e ai balletti.
Chiudevo gli occhi e facevo finta di essere una brava ballerina tutta passione e tecnica.
Immaginavo di calzare delle splendide scarpette rosa un pò consumate con la punta in gesso e i nastri di raso stretti introrno alle caviglie. Immaginavo i miei collant rosa che mi fasciavano le gambe e si infilavano sotto il tutù. E poi lo chignon. Lo immaginavo alto, altissimo. Immaginavo anche il naso alla francese.
A volte usavo la cassettiera bianca coi pomelli dorati come sbarra appoggiando il piede tra il televisore e il videoregistratore.
L'ho fatto per tanti anni. Usavo le cassette registrate di mia sorella, quelle compilation strappalacrime che avevano titoli tipo "amore per sempre" o "topo e topa" con le canzoni mozzate o registrate dalla radio.
Ho fatto anche la ginnastica ritmica e il saggio di fina anno con le grandi.
Ma questo per davvero.
Poi giorno un giorno ho smesso di diventare alta.
Ho smesso di indossare collant rosa. E i miei capelli sono rimasti sciolti sulle spalle.
E il mio sangue meridionale ha modellato il mio corpo.
Ma io, io non ho ancora smesso di sognare alla mia carriera da ballerina di danza classica.
Ora mentre cercavo di coltivare la mia passione per la scrittura, Gattino ha morsicato il filo del caricabatteria del pc, facendogli fare le scintille, e staccando la spina è saltata la connessione che in casa prende solo dalla parte di letto di azzu che ho confinato in sala a giocare ai videogiochi e poi Pritt ha iniziato a leccarsi il pazzo vicino a me e non è così che avrei voluto scrivere.
E questa cosa che non riesco più a scrivere quando voglio con i tempi miei, mi sta facendo tenere tutte le emozioni compresse che poi finisce che piango per le cagate. E la mia paura più grande è di non riuscire più a scrivere che è l'unica cosa che mi piace fare.
Così ho deciso che domani vado a cercare il portagioie con il carillon che mi aveva regalato l'amica di mamma e che, anche se la ballerina ha perso il tutù e forse un braccio, io l'ho conservato, perchè ero certa che prima o poi sarebbe tornato il momento di ascoltarlo.
Ascoltarlo e ricominciare a sognare.
mercoledì, febbraio 02, 2011
Il treno dei desideri.
Quando ero piccola mi piaceva viaggiare in treno.Di notte.
Per andare in Sicilia facevamo i viaggi in treno. Cuccetta. O vagone letto.
Non ho mai capito la differenza: so solo che uno aveva le lenzuola di stoffa; l'altro aveva le lenzuola di carta e puzzava di treno, un odore di ferro misto a immondizia estiva.
A me poco importava della qualità della biancheria da letto.
Perche mi piaceva davvero troppo dormire in treno, di notte.
Di solito partivamo nel tardo pomeriggio.
Le valigie non si contavano.
Io aspettavo con ansia l'ora di cena perchè sapevo che poco dopo saremmo andati tutti a dormire.
Mia mamma preparava la borsa frigo con dentro un milione di panini con le cotolette impanate. Poi c'erano i formaggini galbani. E un sacco di bottigliette ghiacciate di acqua. Perchè diceva "Non si sa mai"
Io ero felice anche se stavamo tutti stretti con i borsoni addosso. Anche se lo scompartimento si muoveva tutto e non potevi stare in piedi che perdevi l'equilibrio. Anche se c'era la puzza di ferro misto a immondizia estiva.
Facevamo un sacco di briciole con quei panini. Io più di tutti. Per non farle vedere le spingevo con il piede sotto il sedile.
Finito di mangiare cominciavo a dire"Tiriamo giù i letti? tiriamo giù i letti?"
E mia mamma si agitava che lei si agitava sempre quando viaggiavamo.
Volevo sempre dormire in alto.
Così mi mettevo nel mio stretto lettino con le lenzuola di carta o di stoffa.
Mamma faceva il cruciverba, mia sorella forse ascoltava la musica con il walk man, papà si addormentava subito e io, io pensavo.
Prima di coprirmi aspettavo il brivido di freddo perchè sul treno, dopo un pò che stai senza coperte senti il brivido di freddo. Per me, il brivido, era il momento più bello. Ogni tanto, ancora adesso, quando sono nel letto aspetto il brivido di freddo prima di coprirmi e così mi ricordo del treno e sono felice.
Mi piaceva dormire nel treno perchè mi sentivo protetta tra il dondolìo del vagone sui binari e quello scompartimento così piccolo.
Durante quelle notti mi venivano i pensieri più tristi, dolcemente tristi, malinconici: anche se avevo solo 10 anni ero già malinconica.
Poi aspettavo quando il treno si fermava nelle stazioni. Mi giravo al contrario, scostavo la tenda e guardavo dal finestrino la gente a tardissima ora che aspettava sulla banchina.
E mi immaginavo le loro storie.
Ogni tanto dal letto mi affacciavo di sotto e vedevo il viso di mamma che dormiva illuminato a intermittenza dalla luce dei lampioni o della luna. Oppure guardavo di sopra il braccio di mia sorella che penzolava. E sentivo il respiro forte di papà che si mescolava al rumore ritmato del treno.
Mi capita spesso prima di dormire di chiudere gli occhi e di dondolarmi qualche istante.
Mi piacerebbe un volta riaprirli e trovarmi nel treno, di notte.
Per sentire il rumore dei binari, vedere la gente sulla banchina che aspetta, sentire l'odore di ferro misto a immondizia estiva. E fare i pensieri malinconici di una bambina di 10 anni.
Quando si dice, la felicità nelle piccole cose...
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cinque sensi,
dalle memorie di pat,
sensations
lunedì, gennaio 24, 2011
Io non ho paura?
Non riesco a scrivere perchè non ho tempo.
Tempo di sedermi, in silenzio, senza la fretta, senza distrazioni, lasciandomi cullare solo dai miei sensi.
E poi a volte ho paura di scrivere. Paura di offendere, di deludere, di essere giudicata.
Paura dei miei stessi pensieri. Paura di macchiare indelebilmente un foglio con le mie emozioni nascoste, seppur reali.
Le cose da scrivere ce le ho. Nella mia testa sono conficcati tanti pensieri più o meno belli.
Più o meno brutti.
E quando il cd ha cominciato a farsi leggere nel lettore e le parole sono uscite dalla televizsone, ecco che mi sono emozionata e ho pensato: "ma mi hanno rubato le parole dalla testa!"
E così le riscrivo pari a chi le ha incise su un foglio prima di me.
"Il problema è che abbiamo paura.
Basta guardarci.
Viviamo con l'incubo che da un momento all'altro tutto quello che abbiamo costruito possa distruggersi.
Con il terrore che il tram su cui siamo, possa deragliare.
Paura dei bianchi, dei neri, della polizia e dei carabinieri.
Con l'angoscia di perdere il lavoro.
Ma anche di diventare, calvi, grassi, gobbi, vecchi, ricchi.
Con la paura di perdere i treni, di non arrivare in orario agli appuntamenti.
Paura che scoppi una bomba, di rimanere invalidi, paura di perdere un braccio, un occhio, un dito, un dente, un figlio, un foglio.
Un foglio su cui avevamo scritto una cosa importantissima.
Paura dei terremoti, paura dei virus, paura di sbagliare, paura di dormire, paura di morire prima di aver fatto tutto quello che dovevamo fare.
Paura che nostro figlio diventi omosessuale, di diventare omosessuali noi stessi.
Paura del vicino di casa, paura delle malattie, paura di non sapere cosa dire, di avere le mutande sporche in un momento importante.
Paura delle donne, paura degli uomini, paura dei germi, dei ladri, dei topi e degli scarafaggi.
Paura di puzzare, di votare, di volare, paura della folla, di fallire, paura di cadere, di rubare, di cantare, della gente.
Paura degli altri."
Tempo di sedermi, in silenzio, senza la fretta, senza distrazioni, lasciandomi cullare solo dai miei sensi.
E poi a volte ho paura di scrivere. Paura di offendere, di deludere, di essere giudicata.
Paura dei miei stessi pensieri. Paura di macchiare indelebilmente un foglio con le mie emozioni nascoste, seppur reali.
Le cose da scrivere ce le ho. Nella mia testa sono conficcati tanti pensieri più o meno belli.
Più o meno brutti.
E quando il cd ha cominciato a farsi leggere nel lettore e le parole sono uscite dalla televizsone, ecco che mi sono emozionata e ho pensato: "ma mi hanno rubato le parole dalla testa!"
E così le riscrivo pari a chi le ha incise su un foglio prima di me.
"Il problema è che abbiamo paura.
Basta guardarci.
Viviamo con l'incubo che da un momento all'altro tutto quello che abbiamo costruito possa distruggersi.
Con il terrore che il tram su cui siamo, possa deragliare.
Paura dei bianchi, dei neri, della polizia e dei carabinieri.
Con l'angoscia di perdere il lavoro.
Ma anche di diventare, calvi, grassi, gobbi, vecchi, ricchi.
Con la paura di perdere i treni, di non arrivare in orario agli appuntamenti.
Paura che scoppi una bomba, di rimanere invalidi, paura di perdere un braccio, un occhio, un dito, un dente, un figlio, un foglio.
Un foglio su cui avevamo scritto una cosa importantissima.
Paura dei terremoti, paura dei virus, paura di sbagliare, paura di dormire, paura di morire prima di aver fatto tutto quello che dovevamo fare.
Paura che nostro figlio diventi omosessuale, di diventare omosessuali noi stessi.
Paura del vicino di casa, paura delle malattie, paura di non sapere cosa dire, di avere le mutande sporche in un momento importante.
Paura delle donne, paura degli uomini, paura dei germi, dei ladri, dei topi e degli scarafaggi.
Paura di puzzare, di votare, di volare, paura della folla, di fallire, paura di cadere, di rubare, di cantare, della gente.
Paura degli altri."
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seghe mentali,
sensations
lunedì, gennaio 17, 2011
Effetto Lucifero.
"Ho provato ad essere un'altra
Ho provato ad essere cattiva
Ho provato ad essere così, come nei film
Ho provato ad essere un'età
Che no, non si scrive, si pensa
...
Ho provato cose che in realtà
Non è conveniente raccontare
Ma che devo farci, son così, proprio naif"
Ho provato ad essere cattiva
Ho provato ad essere così, come nei film
Ho provato ad essere un'età
Che no, non si scrive, si pensa
...
Ho provato cose che in realtà
Non è conveniente raccontare
Ma che devo farci, son così, proprio naif"
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tempi stretti,
traumi
martedì, gennaio 11, 2011
Did you know today is 11.1.11?
Adesso che sono grande,
posso fare quello che voglio?
posso fare quello che voglio?
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cambiamenti,
pausa di riflessione,
post-it
mercoledì, gennaio 05, 2011
Nuovo inizio.
Forse dovrei appuntarli su dei pezzi di carta, ma sono troppo pigra per farlo.
E le mani ghiacciate certo non mi aiutano.
Forse dovrei bere anche meno caffè.
Mi vengono gli inizi perché quando guardo una cosa, mentre si riflettono le immagini sulle mie pupille, nella mia testa si forma l'inizio.
L'inizio di una descrizione.
Come la prima pagina di un libro.
Come la voce narrante di un film.
Mi vengono gli inizi, ma subito dopo le poche righe sospese nell'aria, si disperdono perchè la mia attenzione viene interrotta talvolta dalla signora di fianco a me che deve a tutti i costi proferire parole che non asolterò ma mi limiterò a far finta di ascoltare con il cenno del capo ; talvolta dallo squillo insistente del telefonino, che si farà ancora più pressante nel momento in cui continuerò a cercarlo mescolando nella borsa, il portafoglio, i fazzoletti di carta, lo specchietto, e altre cose che al tatto mi resteranno ignote; talvolta da un pensiero improvviso, come lo scoppio di una lampadina, che mi ricorda che mi sono dimenticata di qualcosa.
Mi piace quando mi vengono gli inizi perchè mi sembra di essere uno spettatore al cinema.
"Angela indossava dei pantaloncini corti, neri. Forse un pò troppo azzardati per la stagione invernale. E forse un pò troppo azzardati anche per le dimensioni delle sue cosce. Portava collant velati, anch'essi neri, almeno 15 denari.
Indossava tutto con estrema disinvoltura.
Gli stivali alti fino ginocchio, marrone chiaro, non davano l'idea di essere delle calzature confortevoli.
I suoi capelli lisci, mori, che arrivavano a metà schiena, coprivano parte del maglioncino in finta lana.
Quando Angela si è voltata la sua spalla destra è scesa di dieci centimetri. Poi un altro passo e giù di nuovo di dieci centimetri. Di solito mio papà mi diceva che quando una persona aveva una gamba più corta e magra dell'altra, da piccola poteva aver avuto la poliomelite .
Una volta avevo letto su "Gente" un articolo di una signora che aveva vissuto in un polmone d'acciaio per la poliomelite. Quasi tutta la vità sdraiata dentro un contenitore di acciaiaio. Solo la testa fuori e poteva vedere gli altri perchè sopra il viso le avevano messo uno specchietto.
"Allola, dopo tocca a signola, e poi a lagazzo fuoli da negozio, poi altla signola e poi tocca a te, gentile cliente".
Queste ultime due parole, scandite con ironica adulazione, mi fecero scoppiare a ridere.
Nel piccolo negozio l'odore di umidità era pungente.
Gli specchi grandi che coprivano una parete, sicuramente non erano stati puliti di recente.
Sulla destra, appoggiati per erra, gli arricciacapelli caldi.
I due giovani e esili lavoranti, in piedi, muovevano le loro mani e le braccia ininterrottamente.
In silenzio.
E ogni esigenza del cliente era tradotta dal ragazzo seduto alla cassa, dall'italiano a un incomprensibile cinese.
Nel giro di mezz'ora il negozio si era rimepito di signore. Donne di tutte le età, di tutti i colori della pelle e di tutte le lunghezze di capelli.
Sicuramente Angela avrebbe lavorato fino a tarda sera, anche l'ultimo giorno dell'anno..."
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cinque sensi,
dalle memorie di pat,
panoramiche,
per dire.
venerdì, dicembre 24, 2010
mercoledì, dicembre 15, 2010
Lacrime dalla Luna
Congelate da spolverate di neve e soffi di gelo, si riescono a sciogliere solo tra le mura domestiche.
Come ieri.
Tra l'ultimo lembo di coperta di pile, prima di tuffarci nel piumone dell'inverno, il ricordo di mia nonna materna si è fatto largo tra i pensieri.
Qualche parola, ma più che altro qualche immagine.
Lei seduta in cucina, lei che perde la ragione lentamente, lei che ha il suo nipote preferito, lei che russa di notte e non mi fa dormire, lei che mette in ordine le sue buste di plastica gelosamente conservate in un cassetto.
Difficile comprendere il concetto della "non esistenza".
Difficile comprendere il concetto della "non esistenza".
E una lacrima esita, ma subito dopo scorre silenziosa dalla mia guancia, al naso di Azzurro, al cuscino.
Come se le mie emozioni arrossissero di fronte agli sconosciuti.
Come se le mie lacrime, ogni tanto, avessero bisogno di un pò di riservato silenzio.
"...nasce la mia canzone
come una tentazione
che seduto sul mio letto
golosamente aspetto
e vola un’ emozione
e sara’ canzone
che scivolando va
fuori dalla stanza..."
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dalle memorie di pat,
pausa di riflessione,
sensations
giovedì, novembre 25, 2010
mercoledì, novembre 17, 2010
martedì, novembre 16, 2010
Dolce celeste nostalgia.
La cucina di casa era una Salvarani. Mamma ha sempre osannato la Salvarani. Diceva che era indistruttibile. “Guarda, è sempre come nuova” diceva.
Era fatta di fòrmica marrone chiaro.
Le ante invece erano beige con finte venature marroncine. E la maniglia nera alla base.
Aveva i piedini neri e stava sollevata da terra di almeno 20 centimetri.
Nell' angolo continuo alla porta c’era il mobile che dentro aveva una cosa che girava e Mamma lì incastrava i contenitori della tapperware e le pentole dell’AMC. Pure quelle erano indistruttibili. Solo i pomelli si spaccavano, ma siccome erano garantite a vita bastava telefonare al tecnico e lui arrivava subito a casa con un pomello nuovo.
Il tavolo invece è stato prima quadrato, poi rettangolare, poi rotondo, poi di nuovo quadrato.
E’ che non bastava mai per le cose che cucinava Mamma. Ma soprattutto per le persone che si fermavano a pranzo.
Le sedie erano del colore della cucina con le gambe di metallo. Dopo l’ingresso in prima elementare, sotto ogni sedia, avevo scarabocchiato il nome di chi ci doveva stare seduto.
E ogni tanto controllavo che ognuno avesse la sua sedia.
Studiavo sempre in cucina da piccola, mentre Mamma lavava i piatti o si dedicava al suo passatempo preferito: cucire i vestiti con i cartamodelli di Burda.
Io stavo seduta dando le spalle alla porta con il viso rivolto verso la finestra. Spesso, siccome mi veniva sonno, appoggiavo la testa alla spalla sinistra e inclinavo il quaderno a destra e quando Mamma mi vedeva mi sgridava: “Tirati su, dai” diceva.
Già allora non ero molto costante e così studiavo a intermittenza con una concentrazione svagata. E’ che lei faceva sempre un sacco di cose più interessanti…
Mamma era brava a lavare i piatti: riempiva il lavello di schiuma. Poi metteva dentro i bicchieri. Poi le posate. Poi i piatti. E per finire le pentole. Lavava sempre tutto senza guanti. “Con i guanti non si sente se sono puliti” diceva.
Ogni tanto le scivolava un Duralex e faceva il botto per terra. E’ per questo che abbiamo sempre avuto i servizi di bicchieri tutti diversi uno dall’altro.
Alle quattordici arrivava sempre Gianna, la vicina, per bere il caffè.
Macchiato con un po’ di latte freddo e il dolcificante, Gianna.
Macchiato con con lo zucchero, Mamma.
Come fanno tutt’ora.
A me concedevano una tazzina di latte con un goccio di caffè.
A me concedevano una tazzina di latte con un goccio di caffè.
Vicino alla casa della strega Genoveffa c'è un prato incantato: girasoli, genziane e ginestre sono sempre fioriti. Gigi il gatto ammira un geranio gigantesco, ma Genoveffa lo scorge e mette alcune gocce di una pozione magica in un bel gelato. Gigi lo lecca e si trasforma in una giraffa. Disperato grida : " Aiuto! Aiuto"
Cerchia Gi e Ge e inventa un finale per la storia.
Altre volte preparava la cena. La maggior parte delle cose che cucinava contenevano sugo rosso di pomodoro. O cose impanate. Quando faceva le torte mi faceva assaggiare l’impasto crudo perché le dicevo se doveva aggiungere zucchero. Alla fine, come premio, mi lasciava il contenitore vuoto con gli sbavi di impasto che io finivo di pulire prima con il cucchiaino, poi con le dita.
Lo attendevo con ansia, facendo finta di niente.
Il Piemonte è una regione dell’Italia nord-occidentale con capoluogo Torino. Confina a ovest con la Valle d’Aosta, a nord con la Svizzera,...
Quando cuciva con Burda allungava il tavolo. La carta velina la comprava dal tabaccaio sotto i portici, vicino casa. La stoffa al mercato il lunedì mattina o dal Gobbo. Poi usava la macchina da cucire che faceva tremare tutto tavolo e il pavimento si riempiva di pezzetti filo bianco da imbastire. Annodava il grembiule dietro la schiena, avvolgeva il metro giallo intorno al collo e poi teneva gli spilli tra le labbra serrate. Quando finiva il lavoro si pavoneggiava:”Guarda che bella giacca che ha fatto la tua mamma” diceva.
Ogni tanto cuciva qualcosa anche a me, ma diceva che ero troppo pignola. Mamma mi ha sempre chiamata La principessa sul pisello. "Come farai a trovare un fidanzato!!" diceva.
L'addizione è un'operazione aritmetica che ha due numeri detti addendi a cui associa un terzo numero detto somma…
Spesso ci faceva compagnia la nonna, sua mamma.
Disegnava i fiori con un tratto tremolante, poi cantava con la voce tremolante, e poi faceva le calze a maglia. O i berretti. Perdeva i punti anche se aveva gli occhiali che le facevano gli occhi grandi grandi. Azzurri.
Poi, piano piano, il pomeriggio scivolava accompagnato dal ticchettio dell’orologio.
Il grigio del cielo lasciava spazio al blu della notte.
Era allora che Mamma accendeva la luce e tutta la stanza si colorava di ocra.
Il resto della casa rimaneva al buio, in silenzio, come per non disturbare.
Solo la lunga scia d’inchiostro sul mio quaderno e il ritmato scorrere del filo tra la sua stoffa.
Solo la lunga scia d’inchiostro sul mio quaderno e il ritmato scorrere del filo tra la sua stoffa.
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dalle memorie di pat,
famiglia del sud,
post dedicato,
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giovedì, novembre 11, 2010
venerdì, novembre 05, 2010
Matricole.
Stamattina ho sentito un rumore di coperchio che cadeva.Sono "corsa" in cucina, cioè ho fatto due lunghi passi dalla camera da letto alla cucina, pronta a gridare "Priiiiiii", quando la mole del gatto che è si è materializzato davanti ai miei occhi sul mobile della cucina, era decisamente troppo piccola.
Quella ruffiana di Gattino, che poc'anzi si stava struscicando contro la barba di Azzu, aveva delicatamente spostato il coperchio del pentolino che era sui fornelli, e si stava beatamente leccacciando la zampa, zuppa di sugo al tonno.
Ma nemeno Pritt s'è mai sognato di farmi un affronto del genere.
Forse era una prova di coraggio che Pritto le ha fatto fare.
Una sorta di roba da matricole, mi sa.
Adesso mi spiego i furti con scasso di Pritto dei giorni precedenti. Del tipo "Guarda e impara".
Ossia:
- n.2 fettine di carne per involtini comprate dal macellaio Cesare che ha la carne buonissima, sapientemente sottratti dal piattino piazzato nel frigo, in fase di scongelamento;
- n. 1 pezzo di pecorino toscano o romano vabbè tanto a Pritt che gli frega da dove arriva. Metà se l'è mangiato, sottraendolo dal scatola formaggi nel frigo;
- n. 1 pezzo di taleggio comprato per fare gnocchi di zucca al taleggio. La metà che è avanzata è finita nella sua pancia.
- n.1 fetta di torta che aveva fatto mio cugino e mia mamma mi ha infilato di straforo nel sacco della biancheria asciugata in asciugatrice nuova di pacca (santa mamma subito per questo tecnologico acquisto), e io mi sono dimenticata di ciò, quindi ho appoggiato tale borsa sul letto, e quel gatto-porcello ha trovato la torta e ha banchettato sul lettone.
- n.1 fetta di carne che avevo fatto cuocere per gatti, ed era a raffreddare sui fornelli, e io l'ho beccato con la carne sotto il tavolo e quando l'ho sgridato di tutta risposta si è messo a leccare il pavimento.
Gattino è stata sgridata a dovere, e la sua risposta, degna del maestro Pritto è stata, continuare a leccacciarsi la zampa...
E giuro :) che io la sicura dell'ikea l'ho sempre chiusa.
E' Pirtto che ha imparato ad aprirla:).....
E giuro :) che io la sicura dell'ikea l'ho sempre chiusa.
E' Pirtto che ha imparato ad aprirla:).....
giovedì, novembre 04, 2010
Fuori tema.
Sono andata fuori tema.
Ultimamente esco tanto dalle righe del mio buonismo.
Mi sono levata le caccolette dagli occhi e ho cominciato a vedere oltre.
A mio malincuore.
Ero arrabbiata.
Che dico, incazzata nera.
Ma non dovevo dire perchè.
Dovevo dire come.
E così siccome mi lamento che si impicciano tutti troppo, ho fatto esattamente questo.
Impicciare troppo.
Vado a rispolverare il vocabolario dei sinonimi e contrari.
E magari a cercare un diario segreto.
Ultimamente esco tanto dalle righe del mio buonismo.
Mi sono levata le caccolette dagli occhi e ho cominciato a vedere oltre.
A mio malincuore.
Ero arrabbiata.
Che dico, incazzata nera.
Ma non dovevo dire perchè.
Dovevo dire come.
E così siccome mi lamento che si impicciano tutti troppo, ho fatto esattamente questo.
Impicciare troppo.
Vado a rispolverare il vocabolario dei sinonimi e contrari.
E magari a cercare un diario segreto.
archiviamolo
cambiamenti,
sfoghi
giovedì, ottobre 28, 2010
Fuori Tema.
Sono andata fuori tema.
Ultimamente esco tanto dalle righe del mio buonismo.
Mi sono levata le caccolette dagli occhi e ho cominciato a vedere oltre.
A mio malincuore.
Ero arrabbiata.
Che dico, incazzata nera.
Ma non dovevo dire perchè.
Dovevo dire come.
E così siccome mi lamento che si impicciano tutti troppo, ho fatto esattamente questo.
Impicciare troppo.
Vado a rispolverare il vocabolario dei sinonimi e contrari.
archiviamolo
attribuibili ad eventi esterni,
cambiamenti,
sfoghi,
traumi
martedì, ottobre 26, 2010
Intrattenimento
Siccome mi piacciono i questionari ne faccio uno che mi ha girato Princesse.
Poi un giorno le mie barbie, a detta di mia mamma, sono rimaste vittime dell'allagamento della cantina...voleco ingaggiare un investigare segreto per portare a galla la verità.
1- quando da piccoli vi veniva chiesto cosa volevate fare da grandi, cosa rispondevate?
Il medico. no giuro non ho copiato da Princesse. Io volevo andare a salvare tutti i bambini in Africa davvero.
2- quali erano i vostri cartoni animati preferiti?
Tutti quelli in cui la protagonista veniva maltrattata: Georgie; Lovely Sara; Candy Candy; Mary e il giardino dei misteri; il sogno di Maya che solo sentire le sigla ho la pelle d'oca; Pollyanna..
3- quali erano i vostri giochi preferiti?
Barbie fior di pesca: pagherei per averne una. Aveva il vestito color pesca.Poi un giorno le mie barbie, a detta di mia mamma, sono rimaste vittime dell'allagamento della cantina...voleco ingaggiare un investigare segreto per portare a galla la verità.
4- qual è stato il vostro più bel compleanno e perchè?
Vorrei dire l'anno scorso ma il mio cuore aveva una sfoglia di tristezza.
Vorrei dire quello dei 21 ma avevo litigato con moroso (Ex) e 1 amica del cuore.
Forse quello della foto dei 5 anni e quelli con le 5 amiche.
Vorrei dire l'anno scorso ma il mio cuore aveva una sfoglia di tristezza.
Vorrei dire quello dei 21 ma avevo litigato con moroso (Ex) e 1 amica del cuore.
Forse quello della foto dei 5 anni e quelli con le 5 amiche.
5- quali sono le cose che volevate assolutamente fare e non avete ancora fatto?
Avrei voluto assolutamente fare L'università.
Non ho ancora fatto i copricuscini con la stoffa dell'ikea.
Non ho ancora fatto i copricuscini con la stoffa dell'ikea.
6- qual è stata la vostra prima passione sportiva o non?
Calcio. Io lo odio alla tv, ma non avevo mai saltato un allenamento.
Poi il corso animatori ebbe la meglio. Fanculo.
Poi il corso animatori ebbe la meglio. Fanculo.
7- qual è stato il vostro primo idolo musicale?
Mark Owen. Avevo il poster a grandezza naturale.
Rimpiazzato poi da Max Pezzali.
Rimpiazzato poi da Max Pezzali.
8- qual è stata la cosa più bella chiesta (ed eventualmente ricevuta) a Babbo Natale?
I pattini a rotelle da principessa. Quelli bianchi. Non me li ha mai portati.
Lo rimbalzo solo a Effe.:)
Lo rimbalzo solo a Effe.:)
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il favoloso mondo di Patti
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