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giovedì, giugno 02, 2011
martedì, maggio 03, 2011
Cambio di stagione.

Mi piace perché mi ricorda che sono disordinata.
Da quando c'è Azzu, in casa mi sento portata a essere ordinata per fare bella figura.
Non è che mi riesca perfetto però sono migliorata molto.
In realtà sta cosa di mettere in ordine un pò ce l'ho sempre avuta.
Quando ero a casa con mamma e papà la cosa che mi piaceva mettere un sacco in ordine erano i mobiletti del bagno. A volte mi piazzavo lì e ci stavo tipo due ore che quando poi qualcuno doveva andare in bagno sbuffavo. Altre volte mi rompevo e mettevo un pò in ordine poi il resto lo rimettevo tutto incasinto per fare prima.
Oppure riordinavo anche le due ceste con le scatolette delle medicine. Le sistemavo come un meridionale sistemerebbe le valigie nel bagagliaio prima di partire per il mese di ferie.
In effetti io forse sono un pò meridionale.
Tipo, ieri ho sistemato la dispensa di casa.
La dispensa non è nient'altro che una mezza libreria billy dell'ikea che avevo a casa vecchia più un altro quarto di billy, messe vicine. Ho scoperto che il tempo passa molto in fretta con lo scatolame. Ho scoperto che il 2010 è passato da un pò. E ho scoperto che la libreria billy, travestita da dispensa, farebbe sentire male anche il signor ikea.
E' che a me fondamentalmente piace mettere in ordine. Per questo vorrei lavorare al Self. Che quando vado lì e vedo che non ci sono le cose in ordine mi viene da sistemarle.
Poi però quando vengo in camera da letto e vedo che ci sono i vestiti che ho tolto dalla valigia esattamente come erano impilati lì dentro, che ora sono appoggiati sopra la cassettiera, con sopra altri vestiti, con sopra altri vestiti, ecc, ecco questa torre instabile mi fa sentire bene.
Io voglio che Azzu pensi che sono ordinata, ma non sono tanto capace a fare finta di esserlo.
Cioè a volte lo sono di più con la sua roba.
Tipo che gli ho ordinato i calzini e le mutande per colore. Ovviamente tutto stirato.
Mentre il mio cassetto, mi vergogno ad aprirlo.
Ora però ho deciso che me ne fotto, che é un periodo che sono pigra e svogliata, che farò e dirò quello che penso.
Che se ne può andare a cagare chi mi rompe.
Che non ho voglia di sentrimi dire cosa devo fare. Come e quando.
Perchè prima di fare ordine, ho bisogno di disordinare tutto.
domenica, maggio 23, 2010
martedì, marzo 16, 2010
Special Guest
Gli occhi della tigre
Oggi sono triste. E dire che è stata una bella giornata. Una di quelle giornate che le inizi già bene. Scendi dal letto con il sorriso. appena sei in piedi non hai neanche più sonno. Ti vesti e vai al lavoro di buonumore. Sali in macchina, accendi la radio e parte subito la tua canzone preferita. I semafori sono tutti verdi e c'è anche poco traffico. Anche al lavoro va tutto bene. Sei attivo. produci, senza sforzo. In un attimo arriva l'ora della pausa e non sei neanche stanco. Al pomeriggio continui a lavorare con profitto. Non ti viene neppure la classica botta di sonno post-pranzo. e quando finisci di lavorare c'è ancora il sole. E' grasso e arancione. Ma scalda. Eppure... Eppure i combattimenti nella striscia di Gaza continuano. Eppure gli americani si ostinano a rimanere, con i loro soldati, in Iraq e in Afghanistan. Eppure i nostri politici si calunniano a vicenda, promettendoci mari e monti a spese loro, ma intanto continuano a non pagare le tasse e a girare con le auto blu. eppure c'è sempre qualcuno che uccide qualcun altro perchè non è in grado di rispettarne le scelte. O le idee. O la vita. Oggi, uscito dal lavoro, ho visto una signora. Anziana, capelli ricci bianchissimi e occhiali spessi. Camminava, anzi zoppicava faticosamente, reggendosi ad un bastone. Un bel bastone scuro. Doveva attraversare la strada, ma era in difficoltà. Le ho chiesto se aveva bisogno di aiuto. L'ho chiesto gentilmente, con premura. Da persona educata. Lei, l'anziana signora, mi ha scacciato in malo modo. Agitandomi il bastone davanti al naso. Minacciandomi a parole. Fissandomi, per intimorirmi, con gli occhi della tigre. Implorandomi, implicitamente, di non farle del male. Io ho chiesto scusa e l'ho lasciata sulle strisce pedonali, ad affrontare la traversata. Sono tornato a casa. Negli occhi, la tristezza, lo sgomento e l'incredulità per questo mondo. questo mondo che ci siamo affannati a creare e ad amare. questo mondo che ora, senza scrupoli, ci divertiamo a distruggere.
Oggi sono triste. E dire che è stata una bella giornata. Una di quelle giornate che le inizi già bene. Scendi dal letto con il sorriso. appena sei in piedi non hai neanche più sonno. Ti vesti e vai al lavoro di buonumore. Sali in macchina, accendi la radio e parte subito la tua canzone preferita. I semafori sono tutti verdi e c'è anche poco traffico. Anche al lavoro va tutto bene. Sei attivo. produci, senza sforzo. In un attimo arriva l'ora della pausa e non sei neanche stanco. Al pomeriggio continui a lavorare con profitto. Non ti viene neppure la classica botta di sonno post-pranzo. e quando finisci di lavorare c'è ancora il sole. E' grasso e arancione. Ma scalda. Eppure... Eppure i combattimenti nella striscia di Gaza continuano. Eppure gli americani si ostinano a rimanere, con i loro soldati, in Iraq e in Afghanistan. Eppure i nostri politici si calunniano a vicenda, promettendoci mari e monti a spese loro, ma intanto continuano a non pagare le tasse e a girare con le auto blu. eppure c'è sempre qualcuno che uccide qualcun altro perchè non è in grado di rispettarne le scelte. O le idee. O la vita. Oggi, uscito dal lavoro, ho visto una signora. Anziana, capelli ricci bianchissimi e occhiali spessi. Camminava, anzi zoppicava faticosamente, reggendosi ad un bastone. Un bel bastone scuro. Doveva attraversare la strada, ma era in difficoltà. Le ho chiesto se aveva bisogno di aiuto. L'ho chiesto gentilmente, con premura. Da persona educata. Lei, l'anziana signora, mi ha scacciato in malo modo. Agitandomi il bastone davanti al naso. Minacciandomi a parole. Fissandomi, per intimorirmi, con gli occhi della tigre. Implorandomi, implicitamente, di non farle del male. Io ho chiesto scusa e l'ho lasciata sulle strisce pedonali, ad affrontare la traversata. Sono tornato a casa. Negli occhi, la tristezza, lo sgomento e l'incredulità per questo mondo. questo mondo che ci siamo affannati a creare e ad amare. questo mondo che ora, senza scrupoli, ci divertiamo a distruggere.
"Gli occhi della tigre" lo potete trovare qui :)
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giovedì, febbraio 18, 2010
Tra i due litiganti.
Il fatto è che Prittino é geloso di Azzurro.
E' talmente geloso che la sera, quando andiamo tutti a dormire, succede questo.
Azzurro si mette sotto le coperte per scaldare la mia parte di letto (eh si oh:)), poi arrrivo io, che sono sempre in ritardo, e poi comincia lo show di Prittino.
In sequenza capitano le seguenti cose:
1. Prittino comincia a scorrazzare per tutta casa inseguendo la sua pallina di stagnola, manco fosse all'autodromo di Monza. Sbatte contro tutto, fa le scivolate, si arrota nei tappeti e poi zompa sull letto con la pallina e noi dobbiamo tirargliela e lui la va a prendere e poi la riporta sul letto, e poi dobbiamo ritirargliela e lui la va riprendere e la riporta sul letto, e noi dobbiamo tirargliela..
2. Prittino azzanna il topo dell'Ikea e lo porta a dormire sul letto. Noi lo buttiamo giù, perchè dopo che l'ha sbavusciato tutto, che schifo. E lui si offende.
3. Allora Prittino inizia a giocare con la ciotola dell'acqua in cucina e solo il rumore che fa quando la trascina, ti fa venire i nervi tesi, perchè da lì a poco la ribalterà con una zampata.
4. Prittino sale sui fornelli con un balzo e un tonfo da 5 kg, perchè cerca da mangiare per finta, in realtà sa già che uno di noi si alzerà.
5. Prittino va a cercare l'oro nella sabbietta della lettiera.
A questo punto, mentre io e Azzurro stiamo per dirci Buonanotte, Prittino si mette dal lato mio del letto e fa lo sguardo da gattino della pubblicità della Barilla. Che io non resisto e gli dico "Dai , sali" e non ho nemmeno finito di dire "Dai" che lui è già arrotolato sul mio fianco, da bravo micino.
E' a questo punto che io devo fare attenzione a non farmi beccare da Azzurro che accarezzo Prittino, e da Prittino che accarezzo Azzurro. Perchè se no, cominciano a sbuffare.
Allora mi muovo tutta piano e mi viene da ridere.
Poi Prittino comincia ad assumere tutte le posizioni e si corica sulla mia faccia col suo culone, poi sul mio braccio, poi mi mangia i capelli, poi con la zampettona mi gira il viso verso di lui, poi mi punta un'unghietta sulla spalla, poi si corica sul petto e questa cosa va avanti circa fino al mattino.
Tipo ora che io scrivo e Azzurro sta leggendo sul divano vicino a me, Prittino, dopo averci pietosamente fatto notare che nessuno se lo filava, con un miagolio da gattino abbandonato sotto a un portone, sta cercando di sollevare la ciotola del cibo per scovare l'ultima crocchetta.
Ma quello, fortunamente (...), è perchè ha fame.
Cosa che non capita mai, a Prittino.
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venerdì, dicembre 25, 2009
arte povera.
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martedì, novembre 24, 2009
The Muffin Woman Pat Show
Ne sono certa.
Azzu è sicuramente una proiezione di Pritt.
Stanotte li guardavo dormire. Uno alla mia sinistra, l'altro alla mia destra.
Entrambi nella stessa posizione.
Penso che sia una sorta di incantesimo.
Prima l'arrivo di Pritt, che in principio doveva essere un gatto persiano e chiamarsi Serse.
(Piccole reminescenze delle scuole medie. Epica. "Dal mito alla Storia" Editore Paravia. Bacchielli-Verra.)
Poi è arrivato un gatto nero.
Pritt, perchè mi sta appiccicato. Sempre.
E se dico sempre, dico sempre.
Forse è venuto a studiare la situazione, a capire in che razza di pasticcio poteva cacciarsi.
Un mese esatto dopo, l'arrivo di Azzurro. Un normale venerdì sera di ottobre.
Azzu, come tutti i Principi Azzurri, mi ha chiesto di sposarlo subito.
Io gli ho risposto:
"No guarda tesoro, prima di procedere in questa relazione devo sapere alcune cose fondamentali di te. Tipo: mangi il formaggio?"
Se mi avesse risposto di No, l'avrei cestinato. Giuro.
Quando trovo Azzurro con Prittino in braccio, ecco, lì mi blocco e li guardo. Li studio. Cerco di capire se esistono davvero.
Pritt esiste perchè mi sta facendo fuori la dispensa: infatti ora è diventato Prittone.
Azzurro no.
Non può esistere.
Ogni tanto guardo se vedo delle telecamere intorno a me. Io lo so che ci sono.
Perchè Azzurro dice tutto quello che deve dire al momento giusto.
Fa tutto quello che deve fare al momento giusto.
Tipo Truman Show.
Azzurro è biondo con gli occhi verdi. E' bello, simpatico, intelligente, divertente, dolce, romantico e soprattutto stupido quanto basta.
Quanto basta per fare gli scemi al supermercato, ad esempio.
Oggi vado a vedere se il cielo è di cartone.
Perchè se no, tutto ciò, sarebbe assurdo.
Inaspettatamente e meravigliosamente assurdo.
Azzu è sicuramente una proiezione di Pritt.
Stanotte li guardavo dormire. Uno alla mia sinistra, l'altro alla mia destra.
Entrambi nella stessa posizione.
Penso che sia una sorta di incantesimo.
Prima l'arrivo di Pritt, che in principio doveva essere un gatto persiano e chiamarsi Serse.
(Piccole reminescenze delle scuole medie. Epica. "Dal mito alla Storia" Editore Paravia. Bacchielli-Verra.)
Poi è arrivato un gatto nero.
Pritt, perchè mi sta appiccicato. Sempre.
E se dico sempre, dico sempre.
Forse è venuto a studiare la situazione, a capire in che razza di pasticcio poteva cacciarsi.
Un mese esatto dopo, l'arrivo di Azzurro. Un normale venerdì sera di ottobre.
Azzu, come tutti i Principi Azzurri, mi ha chiesto di sposarlo subito.
Io gli ho risposto:
"No guarda tesoro, prima di procedere in questa relazione devo sapere alcune cose fondamentali di te. Tipo: mangi il formaggio?"
Se mi avesse risposto di No, l'avrei cestinato. Giuro.
Quando trovo Azzurro con Prittino in braccio, ecco, lì mi blocco e li guardo. Li studio. Cerco di capire se esistono davvero.
Pritt esiste perchè mi sta facendo fuori la dispensa: infatti ora è diventato Prittone.
Azzurro no.
Non può esistere.
Ogni tanto guardo se vedo delle telecamere intorno a me. Io lo so che ci sono.
Perchè Azzurro dice tutto quello che deve dire al momento giusto.
Fa tutto quello che deve fare al momento giusto.
Tipo Truman Show.
Azzurro è biondo con gli occhi verdi. E' bello, simpatico, intelligente, divertente, dolce, romantico e soprattutto stupido quanto basta.
Quanto basta per fare gli scemi al supermercato, ad esempio.
Oggi vado a vedere se il cielo è di cartone.
Perchè se no, tutto ciò, sarebbe assurdo.
Inaspettatamente e meravigliosamente assurdo.
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sabato, novembre 07, 2009
Quando meno te l'aspetti.

"Che cavolo vuole dire quando meno te l'aspetti?"
Mentre sei sotto la doccia?, dal benzianaio?, mentre stai facendo la ceretta?, mentre stai scegliendo un paio di scarpe?, mentre stai andando a buttare l'immondizia?
Io rispondevo sempre. "Eh, ma quando, meno, me l'aspetto?"
Io non la dirò mai, sta frase.
Nemmeno ai miei figli. Nemmeno ai figli dei miei figli.
E' vero, non me l'aspettavo.
Ma lo aspettavo.
Come si aspetta il treno che ti porterà a fare il viaggio della tua vita.
Quello che non dimenticherai mai.
Come si aspetta il proprio turno per mangiare lo zucchero filato o la crepe alla nutella.
Come si aspetta la torta di mele che uscirà dal forno, con il viso quasi spiaccicato sul vetro.
Che senti il profumo per la casa, e già ti immagini quando addenterai la prima fetta, ancora calda.
"Quando meno te l'aspetti come una bomba, che va dal cuore in testa e testa e cuore si sfonda..."
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domenica, novembre 01, 2009
lunedì, ottobre 26, 2009
Eclissi

Sta a vedere.
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