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mercoledì, luglio 03, 2013

La casa di Bea.

La casa di Bea era in una traversa di una via del centro città.

Distava cinque minuti a piedi da casa mia, ma io riuscivo sempre ad arrivare in ritardo.
Aveva un campanello signorile. Non come il nostro di metallo grigio gracchiante.
Era di ottone giallo. Con i nomi scritti in corsivo.
Il piccolo portone di legno si apriva su un corridoio un pò buio e a destra, a ventaglio, c'era la scalinata di marmo per salire negli appartamenti, che a me ricordava quella di Via col Vento.
La cosa figa della casa di Bea era la doppia porta. 
Quelli del piano di sotto lasciavano sempre aperta la prima porta, così si vedeva la seconda porta di vetro opaco e io pensavo sempre "Ma non hanno paura dei ladri?"
A me piaceva da morire andare a casa sua perchè era una casa magica.
Dentro era antica. 
A destra c'era lo studio dove appunto studiava sua sorella...

La sorella di Bea ha una chioma di capelli riccissimi ed è molto raffinata. Io mi vergogno sempre un pò a salutarla perchè lei è più grande e studia su montagne di libri difficilissimi. In quello studio ci sono libri dappertutto. Sulla scrivania, sulla libreria, per terra. La sorella di Bea secondo me da grande farà la professoressa.
Poi c'è la sala. Ha due porte. Per terra c'è un tappeto un pò consumato che copre il pavimento di legno, che scricchiola quando ci cammini sopra. Lì la mamma di Bea riceve le sue amiche. A me piace la sala perchè anche quella sembra quella di Via Col Vento. Mi sembra anche che ci siano le tende verde scuro di velluto. Poi ci sono dei posaceneri sui braccioli che non cadono mai. Nella sala c'è il pianoforte a muro. Bea suona il pianoforte. Io ogni tanto quando arrivo troppo presto che c'é ancora la sua insegnate, mi incanto ad asoltarla.
Fa i solfeggi e poi suona una musica che fa un pò paura. Mi piace guardare le dita sottili che sanno perfettamente quello che fanno.
Ecco a questo punto inizia la magia perchè dopo la sala c'é un corridio lunghissimo con il pavimento fatto tutto di mosaico. La magia é che per terra, alcune mattonelle, sono d'oro!
Io e Bea ci divertiamo a cercarle e a segnarle con dei pezzetti di carta. Sono magiche perchè da una volta ll'altra cambiano posto. Davvero!

La prima stanza del corridio è la cucina, sulla destra.
Dentro c'è sempre la Tata con il grembiule. La Tata ha la voce un pò roca, ma dice sempre cose gentili e incoraggianti. Anche se ci sgrida quando non studiamo, lo fa con il sorriso. Non ci fa paura infatti, per questo noi la ascoltiamo sempre.
In messo alla cucina c'è il tavolo bianco e ci sono sempre le tazze per bere l'acqua. Ognuno ha la sua, con i segni zodiacali. Una volta ho provato a farlo pure a casa mia di lasciare le tazze per bere, ma non ha funzionato. Mia mamma ha detto:"Perchè prepari per la colazione?"
Poi c'è la dispensa. Io non sapevo cosa fosse la dispensa prima di vederla da Bea. Dentro ci sono le cose da mangiare.

Di fronte alla cucina c'è la camera dove c'è l'arpa della sorella di Bea. Adesso che ci penso bene. in effetti forse da grande farà l'insegnante di musica. Poi c'è un'altro pianoforte. Più grande. No forse un violino. Beh sicuramente c'è un'insegnante di musica dentro.
Dopo la cucina c'è la camera degli ospiti. Io una volta ho pensato "Chissà che ospiti ospitano in questa camera", Allora mi sono immaginata che essere ospite a casa di bea deve essere bello perchè ti danno pure gli asciugamani con la O di ospite. 
Di fronte la camera degli ospiti c'è la camera della mamma di Bea.

La mamma di Bea è una signora molto, molto raffinata. E' bionda, sempre in ordine e curata. Con gli orecchini. Ha l'accento di Roma. Io lo so perchè ho un sacco di cugini lì e parlano come lei.
Ogni tanto quando arrivo da Bea è dentro al letto che legge. Sembra una principessa.
Nella camera della mamma di Bea c'è la tv con il videoregistratore. Anche se ci sono delle pile di videocassette della kodak, noi guardiamo sempre, sedute per terra, Labirinth e I Goonies. 
Fanno un pò paura in effetti, ma con Bea, io non ho mai paura, anche se è più piccola di me. 
Sul pomello dell'armadio della camera da letto c'è attaccato un pupazzo di carta che abbiamo fatto a scuola. Il suo è più bello del mio, credo perchè ha gli occhi più grandi e le guance più rosse.

Poi dopo c'è il bagno.
Ecco io non ho mai visto un bagno così grande. Da noi per fare il bidet basta che ti sposti di lato. Da lei devi fare almeno dieci passi per raggiungere il bidet.  Poi c'è la vasca dove una volta abbiamo fatto il bagno insieme e a me è venuta una irritazione sulle gambe e il sedere e loro erano preoccupate ma io dicevo di non preoccuparsi che magari era perchè ero stata troppo a mollo.
Mi ricordo ancora il profumo del bagnoschiuma di quella volta...

Di fronta al bagno c'è la cameretta di Bea e di sua sorella.
Oddio cameretta è un pò riduttivo.
Ci sono due cose fighe lì dentro: il letto di Bea che è altissimo. Io avrei paura a dormire in un letto così alto. 
E poi c'è il poster di Freddy Mercury sopra il letto della sorella di Bea. So che è lui perchè c'è scritto sopra come si chiama.
Poi c'è Tippete, il coniglio di Bea. Ma è finto eh. 
Nella camera di Bea ci sono i mobili di legno scuro. 
C'è anche la sveglia verde acqua che quando suona è ora di andare a scuola. Fa: "Ti..titi...tititi..titititi. 
Bea non la sente mai.
Mia mamma mi fa andare un sacco di volte a dormire lì perché sa che mi piace da morire. Non mi ricordo quando è stata la prima volta, ma secondo me avevo 5 o 6 anni. 

La casa di Bea è quasi finita perchè poi ci sono solo altre tre porte.
In una ci sono delle cose che ogni volta cambiano posto. Lì ci sono giochi, dei vestiti e un passeggino giocattolo. Poi c'è il tirchitracks e il gameboy. 
Poi c'è il ripostiglio e un'altra camera con un bagno dove c'è la lavatrice.
Ma noi non ci andiamo mai. Roba da grandi.

Ora è proprio finita, putroppo.

Io spero che chi c'è dentro ora l'abbia lasciata così, se no ha rovinato la magia. 
E spero anche che, altre due amiche, possano passarci dentro un'infanzia, come quella che abbiamo passato io e Bea. 

martedì, novembre 16, 2010

Dolce celeste nostalgia.

La cucina di casa era una Salvarani.

Mamma ha sempre osannato la Salvarani. Diceva che era indistruttibile. “Guarda, è sempre come nuova” diceva.
Era fatta di fòrmica marrone chiaro.
Le ante invece erano beige con finte venature marroncine. E la maniglia nera alla base.
Aveva i piedini neri e stava sollevata da terra di almeno 20 centimetri.
Nell' angolo continuo alla porta c’era il mobile che dentro aveva una cosa che girava e Mamma lì incastrava i contenitori della tapperware e le pentole dell’AMC. Pure quelle erano indistruttibili. Solo i pomelli si spaccavano, ma siccome erano garantite a vita bastava telefonare al tecnico e lui arrivava subito a casa con un pomello nuovo.
Il tavolo invece è stato prima quadrato, poi rettangolare, poi rotondo, poi di nuovo quadrato.
E’ che non bastava mai per le cose che cucinava Mamma. Ma soprattutto per le persone che si fermavano a pranzo.
Le sedie erano del colore della cucina con le gambe di metallo. Dopo l’ingresso in prima elementare, sotto ogni sedia, avevo scarabocchiato il nome di chi ci doveva stare seduto.
E ogni tanto controllavo che ognuno avesse la sua sedia.

Studiavo sempre in cucina da piccola, mentre Mamma lavava i piatti o si dedicava al suo passatempo preferito: cucire i vestiti con i cartamodelli di Burda.
Io stavo seduta dando le spalle alla porta con il viso rivolto verso la finestra. Spesso, siccome mi veniva sonno, appoggiavo la testa alla spalla sinistra e inclinavo il quaderno a destra e quando Mamma mi vedeva mi sgridava: “Tirati su, dai” diceva.
Già allora non ero molto costante e così studiavo a intermittenza con una concentrazione svagata. E’ che lei faceva sempre un sacco di cose più interessanti…

Mamma era brava a lavare i piatti: riempiva il lavello di schiuma. Poi metteva dentro i bicchieri. Poi le posate. Poi i piatti. E per finire le pentole. Lavava sempre tutto senza guanti. “Con i guanti non si sente se sono puliti” diceva.
Ogni tanto le scivolava un Duralex e faceva il botto per terra. E’ per questo che abbiamo sempre avuto i servizi di bicchieri tutti diversi uno dall’altro.
Alle quattordici arrivava sempre Gianna, la vicina, per bere il caffè.
Macchiato con un po’ di latte freddo e il dolcificante, Gianna.
Macchiato con con lo zucchero, Mamma.
Come fanno tutt’ora.
A me concedevano una tazzina di latte con un goccio di caffè.

Vicino alla casa della strega Genoveffa c'è un prato incantato: girasoli, genziane e ginestre sono sempre fioriti. Gigi il gatto ammira un geranio gigantesco, ma Genoveffa lo scorge e mette alcune gocce di una pozione magica in un bel gelato. Gigi lo lecca e si trasforma in una giraffa. Disperato grida : " Aiuto! Aiuto"
Cerchia Gi e Ge e inventa un finale per la storia.

A volte svuotava un mobiletto e lo rimetteva tutto in ordine bene.
Altre volte preparava la cena. La maggior parte delle cose che cucinava contenevano sugo rosso di pomodoro. O cose impanate. Quando faceva le torte mi faceva assaggiare l’impasto crudo perché le dicevo se doveva aggiungere zucchero. Alla fine, come premio, mi lasciava il contenitore vuoto con gli sbavi di impasto che io finivo di pulire prima con il cucchiaino, poi con le dita.
Lo attendevo con ansia, facendo finta di niente.

Il Piemonte è una regione dell’Italia nord-occidentale con capoluogo Torino. Confina a ovest con la Valle d’Aosta, a nord con la Svizzera,...

Quando cuciva con Burda allungava il tavolo. La carta velina la comprava dal tabaccaio sotto i portici, vicino casa. La stoffa al mercato il lunedì mattina o dal Gobbo. Poi usava la macchina da cucire che faceva tremare tutto tavolo e il pavimento si riempiva di pezzetti filo bianco da imbastire. Annodava il grembiule dietro la schiena, avvolgeva il metro giallo intorno al collo e poi teneva gli spilli tra le labbra serrate. Quando finiva il lavoro si pavoneggiava:”Guarda che bella giacca che ha fatto la tua mamma” diceva.
Ogni tanto cuciva qualcosa anche a me, ma diceva che ero troppo pignola. Mamma mi ha sempre chiamata La principessa sul pisello. "Come farai a trovare un fidanzato!!" diceva.

L'addizione è un'operazione aritmetica che ha due numeri detti addendi a cui associa un terzo numero detto somma…

Spesso ci faceva compagnia la nonna, sua mamma.
Disegnava i fiori con un tratto tremolante, poi cantava con la voce tremolante, e poi faceva le calze a maglia. O i berretti. Perdeva i punti anche se aveva gli occhiali che le facevano gli occhi grandi grandi. Azzurri.

Poi, piano piano, il pomeriggio scivolava accompagnato dal ticchettio dell’orologio.
Il grigio del cielo lasciava spazio al blu della notte.
Era allora che Mamma accendeva la luce e tutta la stanza si colorava di ocra.
Il resto della casa rimaneva al buio, in silenzio, come per non disturbare.
Solo la lunga scia d’inchiostro sul mio quaderno e il ritmato scorrere del filo tra la sua stoffa.

giovedì, agosto 12, 2010

Lontani dal mondo.


Quando Pierpaolo ti incontrava per le vie della città, si fermava a salutarti. Sempre.
Non era uno che faceva finta di non vederti.
Alto più o meno come me.
Pizzetto soffice sul viso rotondo e paffuto come cicciobello.
Occhi celesti del cielo dopo il temporale.
La borsa a tracolla, i pantaloni sotto al ginocchio.
E le cuffie nelle orecchie che si toglieva con una mano sola.
....
Quel giorno io avevo detto a mia mamma che sarei andata a Levanto, dai frati, a fare un raduno spirituale. Ci ha creduto. Mio papà invece mi sa che ha fatto finta.
Io ci volevo andare davvero la concerto di Carmen Consoli. Ho dovuto mentire.
E prima di salire sul treno che avrebbe portato a me e la mia amica a Milano, abbiamo gridato alla sua mamma che la mia mamma non sapeva niente, e che avrebbe dovuto "coprirci". Lei ci ha gridato dietro, ma il rumore del treno ha coperto la sua voce.
Milano era una città da grandi.
Infatti Pierpaolo era grande e lì ci viveva.

Lo stesso pomeriggio, a casa di Pierpaolo, mentre lui era a lavorare, a me e alla mia amica è venuta fame.
Volevamo fare la merenda. Noi ragazzine delle scuole superiori.
Abbiamo trovato una scatola di biscotti del coinquilino di Pierpaolo.
Era chiusa, ma la fame quando di strizza lo stomaco, ti fa fare cose che poi quando ci ripensi ridi ancora oggi.
Abbiamo aperto quella scatola e cavoli se ne abbiamo mangiati di biscotti.

Io me lo ricordo ancora adesso il sapore di quei biscotti.
L'ho sentito anche in macchina, oggi, quando ho ascoltato le canzoni della musicassetta.

Pierpaolo ha telefonato mentre noi avevamo la bocca piena di pastafrolla e ci ha detto:" Vi porto a mangiare la pizza più grande che fanno a Milano"
Abbiamo cominciato a ridere con le lacrime agli occhi: con tutti quei biscotti nella pancia, la pizza non l'avremmo mai mangiata.
La scatola di biscotti è tornata sopra il mobile della cucina. Sembrava nuova.
Chissà se ci hanno mai scoperte.

Il giorno dopo, il concerto di Carmen Consoli.
Pierpaolo ce l'ha fatta incontrare che io mi sono pure commossa. Tremavo.
Poi ho fatto le foto, che però avevo messo male il rullino così non ne è venuta nemmeno una.
Io ero matta per Carmen Consoli.

Pierpaolo mi ha lasciato solo una musicassetta.
Di quelle che ti registravano con le canzoni preferite e il titolo. Lontani dal mondo.
Nella carta della custodia, la sua calligrafia dice:

"Senza la poesia,
senza la fantasia,
senza la capacità di sognare,
siamo solo degli uomini.
Con la fantasia e la poesia possiamo invece volare
o perlomeno sollevarci da terra,
quel tanto che basta,
per sentirci qualcosa di più.
1/7/1998. Con affetto. Pier"

venerdì, luglio 02, 2010

Il tempo della Mela.

Mela si sposa.
Quando le mie amiche me lo hanno gridato per telefono, pensavo mi stessero facendo uno scherzo.
Ogni tanto me li fanno gli scherzi, perchè io credo a tutto quello che mi dicono.
Sono in buona fede.
Prima di crederci veramente, gliel'ho chiesto tre volte se era vero. Perchè loro erano a cena insieme, mentre io sono in Sicilia, e siccome sanno che non mi offendo a morte per niente quando fanno la cena che io non ci sono, ho pensato che mi stessero facendo uno scherzo.
Invece è vero.

Mela si sposa.

E quando ho capito che era vero, ho lacrimato. Anzi prima ho gridato, e poi ho lacrimato, tirando anche su dal naso il moccolo.

Mela fa parte di un gruppo di 6 amiche, me compresa.
Siamo amiche da 10 anni.
E' un'amicizia forte la nostra. Non ci sono mai stati litigi. Cerchiamo, nel bene e nel male, di dirci sempre le cose in faccia. Con educazione, tatto, e possibilmente nel momento giusto.
A volte ci consultiamo, poi prendiamo l'amica in questione e le diciamo cosa pensiamo.
Ci teniamo in contatto sfalsate, tipo amica 1 con amica 2, amica 2 con amica 3, amica 3 con amica 4, ecc..
E poi facciamo i pranzi e le cene insieme. Non tutti i giorni, ovvio.
E ci si resoconta tutto.
E ci sono 6 voci che si sovrappongono e si salta da un argomento all'altro con una velocità che alla fine non si capisce mai chi ha fatto cosa.
Si parla di cose da femmine, tipo il ginecologo, il ciclo, i vestiti, le cose zozze, ma si parla anche di cose serie, tipo, mhmh, beh di cose serie. E poi ci si prende in giro. A volte viene presa di mira una, e giù tutta la sera a dirle cose e a farle i cazziatoni.

Quando ci siamo conosciute avevamo dai 16 ai 18 anni circa.
E ora Mela si sposa.
Ieri parlavamo di Mtv day, e oggi di Addio al nubilato.
Ieri di Che palle domani non ho voglia di andare a scuola, oggi di che palle domani non ho voglia di andare a lavorare.
Ieri di Tizio mi piace, secondo te gli piacerò? oggi di Devo andare a casa a preparare la cena a tizio.
Ieri di Non ho voglia di studiare, oggi di Non ho voglia di stirare.

Ieri di Oh non ti ho risposto che non avevo soldi nel cell, oggi di Oh non ti ho risposto che non avevo soldi nel cell.

Beh, fortuna che alcune cose non sono cambiate per niente:)

martedì, giugno 22, 2010

Mezzo pieno, o mezzo vuoto.


Quando piango con gli occhiali, le lenti si riempiono di tanti piccoli puntini di acqua.
Non ho mai capito bene perchè visto che le mie lacrime, di solito sono dei goccioloni che si sdraiano delicatamente sulle guance.
Forse sono le ciglia lunghe che sbattono sui vetri.
Quano piango, lo sento dalla gola che sta per iniziare tutto, perchè le tonsille mi si annodano in gola.
E poi gli occhi si riempiono d'acqua e io spero che nonostante tutto non strabordino.
Ma alla fine mi fregano sempre.
E consumo la cartaigienica per soffiarmi il naso.
Che a volte mi si disfa tutta tra le dita.
Quando piango, la punta del mio naso diventa rossa e lucida, che sembro un clown.

Quando ho finito, faccio finta che sono stanca, con quegli occhi rossi, o che ho un pò di raffreddore. O magari che sono stata troppo tempo al pc.

Oggi ho pianto perchè il mio lavoro ha fatto spazio sulla mia scrivania piena di fogli.
Ha fatto spazio e ha messo sul tavolo una storia.
La storia di un ragazzo della comunità.
A volte capita che il mio lavoro entri nella mia vita.
Anche che la mia vita entri nel mio lavoro.
A volte, che si confonde con Tutti i giorni.

Lui è come un gattino. Come un bimbo.
Io sul comodino ho la sua foto da piccolo.
A volte mi chiedo cosa possa aver pensato Azzurro, vedendola per la prima volta.

Ah ecco poi, quando piango mi strofino la fronte con con l'indice e medio attaccati.
Tipo come adesso.

Solo che adesso tocca che le lacrime le devo far uscire tutte stasera, perchè domani quando entrerà in sala operatoria ela mia mano e la sua si scioglieranno dalla stretta morsa della paura, che avrà lui e che avrò io, dovrò sfoggiare proprio il più lucente dei sorrisi.

Solo che questa volta, il bicchiere, riesco a vederlo semplicemente verde.

domenica, marzo 21, 2010

Mia madre.

Stasera ho sentito il profumo di mia mamma.
Mentre mi parlava, le ho annusato il braccio nudo.
Sa di mamma.
Ho respirato un pò di volte profondamente e chiuso gli occhi fortissimi cercando di imprimere nella mente il suo profumo, ma poi, quando si è spostata, se n'è andato insieme a lei.
E' che da quando ho letto la pagina del Libro Cuore sulla mamma, ora, ogni volta che la vedo , mi viene da commuovermi.
Anzi, di più quando non la vedo.

A me di mia mamma piace che è spensierata.
Fa la casalinga e così ha un sacco di tempo per stare dietro alla casa. E a chi ci sta dentro.
A me piace quando cuce che apre il tavolo della cucina e poi ci sono pezzi di fili da imbastire sparsi ovunque e qualche spillo sul pavimento. Si mette anche il metro giallo appoggiato al collo, come le sarte. E cerca i cartamodelli su Burda.
Mia mamma mi piace perchè quando esce con mio papà si veste sempre bene.
E' sempre elegante, tranne quando sta in casa che a volte si mette le le cose al rovescio perchè è sbadata o le fantasie che stonano, tipo maglia a quadri, gonna a fiori e ci fa ridere tutti.
Io metto la matita nera dentro agli occhi sotto, perchè l'ho imparato da lei.
Mia mamma mi fa ridere quando rompe le cose che cerca di nasconderle a mio papà che le dice:"Linaaa, dov'è finito il vaso che era sul tavolo?" e lei prima dice che non lo sa, poi si copre la faccia e inizia a ridere.
A volte le incolla con il super attack e poi fa finta di niente.
E pure mio papà quando se ne accorge, fa finta di niente.
Mia mamma fa il pane in casa e anni fa andava sempre dalla parrucchiera Angela.
Poi tornava a casa e si disfava i capelli e si lamentava. Ma poi, la volta dopo, tornava dalla parrucchiera Angela.

Mia mamma vuole tornare in Sicilia.
Non lo dice perchè pensa di farci rimanere male, ma lei, è un pezzo di Sicilia.
Per lei tutte le cose da mangiare sono più buone in Sicilia.
Anche l'aria. Anche la terra. Il sole. E soprattutto, le persone.
Le piace Montalbano, e se la invitano le sue amiche, si inventa le scuse pur di non uscire e stare a casa a guardarlo.
Quando bussavano alla porta i testimoni di geova diceva sempre: "Eh, non posso. Ho le bambine con la febbre".
L'ha sempre detto, anche quando io e mia sorella avevamo 20 anni.
Secondo me lo dice anche adesso che non siamo più in casa.

Una volta, da piccola, l'ho fatta piangere perchè volevo delle scarpe che avevano tutti che costavano tantissimo e siccome non poteva comprarmele, le ho detto una cosa cattiva.
Troppo cattiva, che dopo ho pianto tanto pure io.

Da quel giorno, non ho mai più voluto le cose che hanno tutti.

giovedì, marzo 11, 2010

Viaggi.

Ecco com'è la nostra vita.
Come una bolla di sapone.
Quando meno te l'aspetti....puk!

Ciao Rosi.
Ciao Vittorio.

venerdì, marzo 05, 2010



Per la mia amica Minu, ma anche per tutti gli altri.

lunedì, dicembre 28, 2009

Constatazione amichevole.


Ricordo ancora quando avevo fatto il botto con la macchina di mia sorella.
Una punto grigio scuro con l'autoradio incorporata.
Le dita sulla manopola del volume, il mio sguardo che si alza, il piede che pesta il freno in fondo.
Botto inevitabile.
Poi il silenzio.
Un silenzio che sembrava di aver smarrito l'udito.
Lo stesso silenzio che riempie l'aria quando nevica.
Il fiato che manca, la saliva che si asciuga.
Come se il tempo si fosse preso una pausa.
Come se un alito di vento ghiacciato avesse paralizzato tutto.
Tranne quella stronza che è subito scesa dalla macchina starnazzando come un'oca.
Le sue piume avevano riempito la strada. Volevo raccoglierle e farmi un giacchino.
Quando mi sono svegliata dala pausa di riflessione, le mie pupille avevano eclissato il colore dei miei occhi.
Non capivo niente. Meno del solito.
"Un attimo. per favore, dammi un attimo. Non sono ancora nella realtà. Sono ancora ferma al botto. Sono rimasta incastrata nel botto. Nel rumore, intendo"
I botti si fa a fatica a dimenticarli.
Io me li ricordo tutti quelli che ho fatto.
Quelli che ho fatto con la macchina di mio papà poi...,...
Anzi più che il botto, mi ricordo il silenzio.
Il silenzio dopo il botto.

lunedì, novembre 30, 2009

Questione di principio.



Da: Muffin Woman Pat
Inviato: sabato 28 novembre 2009 11.55
A: info@paglieri.com
Oggetto: Quesito Bagnischiuma VS Bagnischiumi

Cara Paglieri,
avrei un quesito da porvi, perché altirmenti finisce che litigo con il mio morosino.
Lui sostiene che il plurale di Bagnoschiuma sia Bagnischiumi.
Adesso, ho cercato di fargli capire che la parola Schiumi non esiste, ma non ne vuole sapere.
Abbiamo anche cercato su google, ma non si rassegna.
Siccome siamo di Alessandria, ho pensato di rivolgermi alla più famosa ditta esistente che produce Bagnoschiuma o Bagnischiuma (Come dico io), Bagnischiumi (come sostiene lui).
Potete per cortesia, illuminarci su questo dubbio?
grazie e scusate se vi abbiamo fatto perdere tempo.
Con affetto, affezionatissimi,
Muffin pat e Azzurro

Gentilissimi Muffin Pat e Azzurro

innanzitutto vi ringraziamo per l’interesse dimostrato nei confronti di Paglieri Profumi e di averci posto questo curioso quesito.

La parola “bagnoschiuma” è una parola composta da “bagno” e “schiuma”. La formazione del plurale dei composti sostantivo+sostantivo nella lingua italiana, nella maggior parte dei casi, viene creata rendendo plurale la testa semantica della parola composta, in questo caso “bagno”. Per questo motivo, secondo la nostra opinione, la forma plurale più corretta è bagnischiuma anche se comunque è di uso comune utilizzare il composto al singolare anche identificare il plurale.

L’occasione ci è gradita per porgervi i nostri più

Cordiali Saluti

Servizio Consumatori Paglieri Profumi S.p.A.

martedì, novembre 24, 2009

The Muffin Woman Pat Show

Azzurro non esiste.
Ne sono certa.
Azzu è sicuramente una proiezione di Pritt.

Stanotte li guardavo dormire. Uno alla mia sinistra, l'altro alla mia destra.
Entrambi nella stessa posizione.
Penso che sia una sorta di incantesimo.
Prima l'arrivo di Pritt, che in principio doveva essere un gatto persiano e chiamarsi Serse.
(Piccole reminescenze delle scuole medie. Epica. "Dal mito alla Storia" Editore Paravia. Bacchielli-Verra.)
Poi è arrivato un gatto nero.
Pritt, perchè mi sta appiccicato. Sempre.
E se dico sempre, dico sempre.
Forse è venuto a studiare la situazione, a capire in che razza di pasticcio poteva cacciarsi.

Un mese esatto dopo, l'arrivo di Azzurro. Un normale venerdì sera di ottobre.
Azzu, come tutti i Principi Azzurri, mi ha chiesto di sposarlo subito.
Io gli ho risposto:
"No guarda tesoro, prima di procedere in questa relazione devo sapere alcune cose fondamentali di te. Tipo: mangi il formaggio?"
Se mi avesse risposto di No, l'avrei cestinato. Giuro.

Quando trovo Azzurro con Prittino in braccio, ecco, lì mi blocco e li guardo. Li studio. Cerco di capire se esistono davvero.
Pritt esiste perchè mi sta facendo fuori la dispensa: infatti ora è diventato Prittone.
Azzurro no.
Non può esistere.
Ogni tanto guardo se vedo delle telecamere intorno a me. Io lo so che ci sono.
Perchè Azzurro dice tutto quello che deve dire al momento giusto.
Fa tutto quello che deve fare al momento giusto.
Tipo Truman Show.
Azzurro è biondo con gli occhi verdi. E' bello, simpatico, intelligente, divertente, dolce, romantico e soprattutto stupido quanto basta.
Quanto basta per fare gli scemi al supermercato, ad esempio.

Oggi vado a vedere se il cielo è di cartone.

Perchè se no, tutto ciò, sarebbe assurdo.
Inaspettatamente e meravigliosamente assurdo.

sabato, novembre 07, 2009

Quando meno te l'aspetti.

Quasi la odiavo sta frase che mi dicevano sempre.
"Che cavolo vuole dire quando meno te l'aspetti?"
Mentre sei sotto la doccia?, dal benzianaio?, mentre stai facendo la ceretta?, mentre stai scegliendo un paio di scarpe?, mentre stai andando a buttare l'immondizia?
Io rispondevo sempre. "Eh, ma quando, meno, me l'aspetto?"
Io non la dirò mai, sta frase.
Nemmeno ai miei figli. Nemmeno ai figli dei miei figli.
E' vero, non me l'aspettavo.
Ma lo aspettavo.
Come si aspetta il treno che ti porterà a fare il viaggio della tua vita.
Quello che non dimenticherai mai.
Come si aspetta il proprio turno per mangiare lo zucchero filato o la crepe alla nutella.
Come si aspetta la torta di mele che uscirà dal forno, con il viso quasi spiaccicato sul vetro.

Che senti il profumo per la casa, e già ti immagini quando addenterai la prima fetta, ancora calda.

"Quando meno te l'aspetti come una bomba, che va dal cuore in testa e testa e cuore si sfonda..."

martedì, ottobre 20, 2009

Maledetta primavera


Comeee??!? Non è primaveraa??
Ma si che lo è.
Lo è eccome.
Io sento gli uccellini spelacchiati cinguettare, impazienti di sperimentare nuove traettorie.
Vedo le gemme spuntare timidamente sui i rami degli alberi, noncuranti del gelido freddo che ci sta regalando un'anteprima di questo ipertinente inverno.
Ammiro estasiata i fiorellini di campo che delicatamente colorano i mari verdi che rendono inconfondibile la mia pianura.
Che per quanto posso detestare, é pur sempre mia.
Respiro i profumi zuccherini che si intrecciano all'aroma della neve montata.
Spìo silenziosa le api che si rincorrono per raggiungere il nettare migliore.
Sento il sole che spremendo i suoi tiepidi raggi, tenta di sciogliere la spessa coltre di ghiaccio, invidia dell'Antartide, che fa da scudo a tutte le frecce scagliate da quel testardo di Cupido.
Continuo a usare, indisturbata, la giacchina di pelle marrone.
Ma per fortuna, non sono l'unica.

Non contenta, ho preso i miei anni e li ho divisi a metà.
Una metà la sto usando adesso.
E il mio stomaco s'è fatto un nodo savoia, che nonostante tutto fa passare quantità industriali di cibo.
Soprattutto se la smetto di andare a mangiare fuori, con la scusa di sperimentare i ristorantini della zona.
Soprattutto dopo aver comunicato a mia mamma la mia carenza di ferro.
Mamma meridionale, rammento.

Beh, al peggio, preparerò i fazzoletti per arginare il raffreddore...

domenica, settembre 20, 2009

Expedit o non Expedit.

"Vale, già che vai all'Ikea con il tuo moroso, prendi anche a me la libreria in offerta? Graziee"

Quando ci siamo conosciute eravamo una diciottenne e una sedicenne.
In ordine di età, io e lei; in ordine di testa, lei ed io.

A volte ti accorgi del tempo che è passato in circostanze del genere.
In frasi buttate in mezzo a una telefonata di un sabato pomeriggio di settembre.
Perchè vedi due vite diverse, in due case in affitto che non sono più quelle dei genitori.
In ordine di appartamento, da single io, in coppia lei; in ordine di disordine...ce la giochiamo.
La stessa libreria dell'Ikea a fare da collante.

Vale,... magari però domani vado io all'Ikea. A Genova.
Ma avremo le nostre librerie Expedit in offerta.

sabato, settembre 19, 2009

Aguzza la vista.



martedì, settembre 15, 2009

L'ultimo ballo.

Neanche fosse un mio amico.
O mio fratello, o un mio cugino, o mio zio.
Neanche fosse il mio vicino di casa.
Neanche fosse un collega di lavoro, o il mio panettiere di fiducia, o il postino che tutte le mattine ci consegna la posta.
Neanche fosse quello che abita nel palazzo di fronte, o quello che vedo tutte le mattina portare a spasso il cane.

Eppure, questa mattina, quando ho sentito dalla tv che era morto, una lacrima si è fatta strada sulla mia guancia e la mia gola si è stretta, tanto che non riuscivo più a mandare giù il mio Early Grey.
Temevo che sarebbe arrivato questo momento.
Temevo, ma ero pronta.

Grazie Johnny per averci fatto sognare la Storia d'Amore.
Grazie Sam per averci fatto piangere, poi sorridere e di nuovo piangere.
Grazie perchè tutte le volte che sentirò She's like the wind o Hungry Eyes, penserò che esiste l'amore romantico.
Quello fatto di sorrisi complici, di attese, di sguardi furtivi, di carezze rubate.
L'amore che ti fa sentire il cuore battere nella gola, che ti fa sentire la gelosia sulle labbra morsicate dai denti, l'amore che ti fa sospirare, che ti fa arrabbiare e subito perdonare. L'amore che ti fa guardare fuori dalla finestra la pioggia che sporca i vetri, mentre i tuoi sorrisi si specchiano e si frammentano nelle goccioline.
L'amore fatto di conquista.
L'amore che da due mani che si sfiorano, fa scatenare la passione.
Grazie.

lunedì, agosto 31, 2009

Per Babbo Natale - urgente


Caro Babbo Natale,
so che sei in ferie, ma ti devo disturbare per una questione importante.
Sai quanto io detesti il Natale e tutto cià che gli fa da contorno.
Perciò ho deciso che voglio riscuotere il mio regalo, adesso.
E sai anche quanto io arrivi sempre in ritardo su tutto...quindi, questa volta, ho deciso di prendere le cose giusto con un pò di anticipo rispetto agli altri.
Senti, volevo dirti che non voglio un regalo materiale.
In realtà avevo pensato all'home theatre (se così si scrive perchè sono rimasta un pò indietro con la tecnologia) + tv schermo piatto, ma per quello ci può forse pensare la mia famiglia, se chiedo di accorpare regalo di Natale, Compleanno, Onomastico e Pasqua.
Lo so che non guardo la tv, ma ho dovuto mettere il divano al suo posto e quindi mi rompo ad avere il filo dell'antenna che ciondola per casa.
E tanto i programmi che ci sono mi fanno cacare.

Vedi Babbo, io vorrei chiederti...
...ecco...
...se mi puoi levare 10 anni.

Ascolta, non è una questione di rughe o di capelli bianchi.
E nemmeno di mancata voglia di crescere e prendermi le responsabilità.
So che mi capisci.
E' che quando ti capita di non essere Valeria Golino, devi ricorrere ad altre fonti, e io ho pensato a te, anche perchè Dio è impegnato in cause più nobili, giustamente.
10 anni non sono molti, poi prometto che in qualche modo te li rendo.
Sono anche disposta a rifare la maturità. E anche a riprendere la patente.
Se vuoi posso anche aiutarti nella consegna dei regali di quest'anno.
Ho la macchina con il bagagliaio grande.
La benza la metto io.
Con affetto.

lunedì, agosto 10, 2009

Dieta mediterranea

La preoccupazione più grande per Lina, è che i suoi figli mangino.
Per figli, Lei, non intende solo quelli naturali. Anche quelli acquisiti: gli amici o amiche delle figlie, i nipoti, i parenti in generale, i vicini di casa, i passanti, tutti quelli che si trovano alla Sua tavola, soprattutto se quella di casa.
La Sua frase più famosa è: "Mangiamo quello che c'è".
Il che significa che esci da casa Sua sempre con il primo bottone dei pantaloni slacciato.
Anche quando dice di avere il frigo vuoto, non so come, ma sul tavolo non c'è quasi più posto per piatti, bicchieri e posate. A Lina le puoi dire anche all'ultimo secondo che ha ospiti a pranzo o cena. C'è sempre cibo per tutti.
Ultimamente per tenerLa un pò a freno, mi tocca dirLe: "Mamma, se continui a farmi mangiare così, non troverò mai un fidanzato", ma Lei prontamente risponde: "Mangiare è uno dei piaceri della vita" o "Tu hai le ossa grosse, non è colpa mia"
E' da quando sono piccola che tenta di convinvermi di questa cosa.
Poco prima di partire mi ha mandato un messaggio al cellulare: "Portati da mangiare"
E in effetti avremmo potuto sfamare tutto il vagone del treno.
Oggi pomeriggio ha esordito dicendo :"Basta, da stasera tutti a dieta", perchè le rare volte che si sente in sovrappeso, tutti devono mangiare di meno.
Infatti per cena ha preparato l'inno alle proteine: carne in padella, uova alla cocque e formaggio.
Poi c'era l'insalata mista che io non so come mai ma la mia insalata non è mai buona come la sua.
E mentre si cenava, già si preoccupava per il mangiare del viaggio di ritorno: "Fai così: a pranzo vi prendete l'arancino sul traghetto, poi per la cena vi fate i panini o vi portate le focacce"
Mia Mamma non si rassegna al fatto che a me,g li arancini non piacciono, perchè ogni volta che traghettavamo per attraversare lo Stretto, la prima cosa che faceva una volta salita sulla nave, era comprare l'arancino, quasi come per pregustare i sapori della Sua terra. A me invece con l'odore del sale misto a ferro si chiudeva lo stomaco e così adesso mi si chiude appena vedo gli arancini. E' una delle poche cose che mangio poco volentieri insieme ai carciofi.
Anche per quelli, ogni volta, ci prova.
A proposito, Lina ovviamente ha un marito che sa cucinare. Papà.
Quindi, in quanto a dieta, non ho scampo.

sabato, agosto 01, 2009

Falling in love.

Mi sono innamorata :)

Ma no di un uoomooo. Assolutamente.
Cioè in realtà pure di quello, ma questa è un'altra storia.
Anche perchè forse, domani, avrò già cambiato idea.

Mi sono innamorata di una bicicletta e di una montagna.

Mi sono innamorata dello stare in equilibrio su due ruote. Di fare le curve senza buttare solo il culo in fuori e possibilmente buttandolo dalla parte giusta.
Mi sono innamorata dei sassi appuntiti che finiscono sotto le ruote, che sono come i tranelli di Indiana Jones. Si spostano e ti fanno scatafaciare per terra, se non stai attenta.
Del bosco, delle foglie, dei rami spezzati, delle buche della terra, del profumo delle foglie secche; delle mucche che se ne stanno lì a masticare fili d'erba, in pace. Perchè sei tu l'ospite.
Mi sono innamorata della gente della montagna che ti parla. Molto più di quella della città e del mare.
Mi sono innamorata delle braccia che traballano sul manubrio , dei piedi che sussultano sui pedali, del cuore che batte forte e del fiato corto. Della concentrazione che devi essere in grado di mantenere per trovare la strada.
Quella giusta.
Almeno questa volta non per te.
La stessa concetrazione che non ti permette di pensare ad altro, se non ai sassi, alle buche, alle gambe un pò piegate. Che se solo poco poco ti distrai, ti arrabatti per la discesa.

Mi sono innamorata della professionalità, dell'educazione, del rispetto, della competenza, della precisione, dell'abilità, e soprattutto della pazienza del mio maestro. E' figo avere un maestro tutto per te. Non come a scuola, che te lo devi dividere in 25.
S'è pure fatto male al posto mio. Perchè io mi sono distratta (che non mi succede mai , giuro...:)) e mi sono rovesciata per terra, e lui mi ha acchiappata al volo. E tu ti fidi. Ed era un bel pò che non provavo a fidarmi. Ciecamente.

Poi mi sono pure innamorata.
Di un sorriso disarmante che per caso, insieme ad altri sorrisi, è passato nel bosco.
Che quando vedi un sorriso così pensi.: " "
No, appunto, non puoi pensare, perchè sei estasiata.
Anzi, siccome ero a Oropa, ho voluto credere che forse il Signore aveva fatto scendere un angioletto.
Perché era pure biondo.
Ma poi ho visto che era in bici, col casco ecc, e allora ho pensato che forse, su in Paradiso ,ancora non ci girano in bici.
Fine dell'innamoramento.
Solo dell'angelo, intendo.