Scrivere non è cosa da poco.
O meglio.
Scrivere bene.
Scrivere, lo sanno fare tutti.
Ma non tutti sanno provare piacere nel sentire l'inchiostro scorrere tra le dita.
Nell'ascoltare quella pallina, dosare la quantità giusta di inchiostro, e curvare e ricurvare e saltare sui puntini sulle i.
Non tutti sanno, che per scrivere, ci sono un quando e un dove.
E anche un come.
Non tutti sanno che se perdi quell'attimo, se te lo portano via, anche se cerchi di tenerlo nella tua testa, e le tue palpebre inziano a tremare, il tuo respiro a rallentare, e speri che nessuno butti le sue parole nell'aria intorno a te, ecco se perdi quell'attimo, poi probabilmente ti verrà da piangere.
Non tutti sanno che trattenere le lacrime, è difficile quasi quanto trattenere uno starnuto.
Non tutti sanno, ad esempio, che una virgola fa la differenza.
Ancor di più un punto.
Che a volte, prima di andare avanti, serve prendere fiato.
Non tutti sanno che la luce sbagliata, nella stanza sbagliata, non serve a niente.
Che la biro che lascia uscire l'inchiostro con fatica, è un pianoforte scordato tra le mani.
Che un tasto che non sprofonda sotto le tue dita, è una patatina lasciata troppo tempo all'aperto.
Scrivere bene è una carezza data sulla testa.
Una sigaretta fumata sul balcone, da sola, godendosi i rumori della notte.
Scrivere è la morfina nel paziente dolorante.
La prima masticata dei cicles ripieni.
Un sacco pieno di legumi secchi in cui affondare la mano.
Abitare vicino alla ferrovia.
La corsia dei detersivi per i panni, al supermercato.
Sfogliare l'enciclopedia medica degli anni 80.
Scrivere è farti leggere.
Perchè sai che qualcuno ti dirà che sei brava.
Ma a te sembrerà come per un elettricista avvitare una lampadina.
Senti solo che lo devi fare, per dare luce.
Scrivere è riconquistare quella bambina che sa sempre godere di un gelato fiordilatte e crema.
Scrivere, per me, è come respirare. Mi serve farlo, per vivere.
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lunedì, novembre 11, 2013
venerdì, dicembre 02, 2011
Top Chef - Solo dessert
Mini cheesecake
Cioé é cambiato che, come sempre, non so cosa succede nel mondo, in compenso ho scoperto Real Time.
Non mi piace tutto di quel canale. Tipo: schifo quelli che hanno un budget di € --1.200.000-- (UN MILIONE DUECENTO MILA EURO per comprarsi la casa (di indefiniti e infiniti metri quadrati) delle vacanze a Ibiza, quando io pago un affitto non commentabile per la casa della città e non ho nemmeno la pulizia scale compresa.
Comunque, visto che il ginecoloco mi ha smazzato il culo dicendo che non devo ingrassare, ho deciso di saziare almeno i miei occhi. Per ora.
Così, nel mio progetto di diventare casalinga, da grande, ho iniziato a tirare fuori gomitoli di lana e ricette.
I gomitoli di lana se li sono mangiati gattino e pritt...
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cambiamenti,
cinque sensi
lunedì, settembre 19, 2011
Prima Tv.

Oggi ho conosciuto un sentimento nuovo.
Spero di ricordamelo per sempre perchè mi ha lasciato tutto il giorno il sorriso e qualche lacrima ai lati degli occhi.
E' per questo che lo scrivo, perchè ho troppa paura di dimenticarlo.
Sentivo anche tremare le guance come quando stringi i denti e la bocca.
La mamma ti ha visto per la prima volta.
In televisione.
Sei comparso così all'improvviso che non c'è stato nemmeno il tempo di prepararsi.
Di darsi una sistemata ai capelli.
Il naso sembrava quello di papà, per fortuna.
Poi hai fatto un salto.
La dottoressa ha detto che eri il primo bambino bravo della mattinata che vedeva.
Io mi sono sentita come se mi avesse detto che avevi vinto la medaglia d'oro alle olimpiadi di Seoul.
Si vedeva tutto. Le dita si potevano contare. Io infatti le ho contate per sicurezza.
Anche le gambe e i piedi. Ce li avevi accavallati. E io ho riso perchè ho pensato che quello lo avevi preso sicuramente da me.
Poi il cuore.
E' stato come sentire il vento in tempesta.
Il silenzio prima e il silenzio dopo.
Oggi fa freddo. E' ancora estate ma sembra già autunno.
Io sono felice che sembri già autunno perchè in questo periodo c'è un'ora della giornata che mi piace davvero tanto.
Quando inizia a fare buio e le macchine accendono le luci. Anche le case accendono le luci delle cucine.
Nelle strade il rumori dei piatti messi sulla tavola si mescolano ai clacson di chi ha solo voglia di tornare a casa dopo una giornata di lavoro.
C'è profumo di terra bagnata, di foglie secche, e le scarpe aperte fanno gelare i piedi.
Oggi niente mi può scalfire.
Nemmeno sapere che non so che fine farà il mio lavoro.
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cambiamenti,
cinque sensi,
pausa di riflessione
martedì, maggio 10, 2011
mercoledì, marzo 30, 2011
"Tristezza, per favore vai via".
Ecco vorrei scappare.
Fare un fagottino di vestiti come facevo da piccola quando per gioco prendevo il lenzuolino rosa del mio lettino, lo riempivo con qualche vestito e un pelouches e poi lo legavo al bastone appendiabiti, quello di metallo, un pò storto con le estremità nere. L'altro, quello con le estremità bianche, si prestava bene a microfono perchè aveva una punta fatta come i microfoni dei cantanti.
Vorrei fare un fagottino e mettere dentro pritt, gattino, delle scatolette per il cibo, i bastoncini dell'eurospin per gatti, le mutande nere quelle di tezenis con l'elastichino che sono così comode, la mia collana di ghiande, i pantaloni militari presi a cogoleto, e poi che altro? Una foto, si una foto.
Vorrei che Azzu potesse guidare la mia vespa, così poi mi passerebbe a prendere e mettiamo il fagottino appoggiato sulla mia spalla e sotto al suo braccio, e io mi tengo stretta con le braccia alla sua pancia e con una guancia appoggiata alla schiena.
E non penserei più a niente, se non a guardare il panorama, al tramonto.
Si perchè partiremmo al tramonto.
Anzi no di notte.
Così guarderei le stelle e la luna.
Anzi niente luna, mi piacciono di più le stelle da sole.
Poi sentirei freddo, mi verrebbero i brividini.
E sentirei l'odore della strada che poco a poco si appicica alla mia pelle.
E' l'odore di quando vai in viaggio, di quando il vento ti si infila tra i capelli e ti lascia il profumo di tutto quello ha raccolto prima di arrivare a te.
Vorrei viaggiare tutta la notte e vedere l'alba in un'altra terra.
Una terra con il mare e le montagne insieme.
Una terra che profuma di terra.
Dove il profumo del cibo si mescola all'aria e ti fa respirare.
Dove tutte le utopie prendono forma.
Dove i sogni si avverano.
Dove finalmente tirerei il sospiro di sollievo.
Dove mi dimenticherei cosa sono le lacrime di tristezza.
Dove potrei sorridere e ridere, semplicemente.
Fare un fagottino di vestiti come facevo da piccola quando per gioco prendevo il lenzuolino rosa del mio lettino, lo riempivo con qualche vestito e un pelouches e poi lo legavo al bastone appendiabiti, quello di metallo, un pò storto con le estremità nere. L'altro, quello con le estremità bianche, si prestava bene a microfono perchè aveva una punta fatta come i microfoni dei cantanti.
Vorrei fare un fagottino e mettere dentro pritt, gattino, delle scatolette per il cibo, i bastoncini dell'eurospin per gatti, le mutande nere quelle di tezenis con l'elastichino che sono così comode, la mia collana di ghiande, i pantaloni militari presi a cogoleto, e poi che altro? Una foto, si una foto.
Vorrei che Azzu potesse guidare la mia vespa, così poi mi passerebbe a prendere e mettiamo il fagottino appoggiato sulla mia spalla e sotto al suo braccio, e io mi tengo stretta con le braccia alla sua pancia e con una guancia appoggiata alla schiena.
E non penserei più a niente, se non a guardare il panorama, al tramonto.
Si perchè partiremmo al tramonto.
Anzi no di notte.
Così guarderei le stelle e la luna.
Anzi niente luna, mi piacciono di più le stelle da sole.
Poi sentirei freddo, mi verrebbero i brividini.
E sentirei l'odore della strada che poco a poco si appicica alla mia pelle.
E' l'odore di quando vai in viaggio, di quando il vento ti si infila tra i capelli e ti lascia il profumo di tutto quello ha raccolto prima di arrivare a te.
Vorrei viaggiare tutta la notte e vedere l'alba in un'altra terra.
Una terra con il mare e le montagne insieme.
Una terra che profuma di terra.
Dove il profumo del cibo si mescola all'aria e ti fa respirare.
Dove tutte le utopie prendono forma.
Dove i sogni si avverano.
Dove finalmente tirerei il sospiro di sollievo.
Dove mi dimenticherei cosa sono le lacrime di tristezza.
Dove potrei sorridere e ridere, semplicemente.
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mercoledì, febbraio 02, 2011
Il treno dei desideri.


Di notte.
Per andare in Sicilia facevamo i viaggi in treno. Cuccetta. O vagone letto.
Non ho mai capito la differenza: so solo che uno aveva le lenzuola di stoffa; l'altro aveva le lenzuola di carta e puzzava di treno, un odore di ferro misto a immondizia estiva.
A me poco importava della qualità della biancheria da letto.
Perche mi piaceva davvero troppo dormire in treno, di notte.
Di solito partivamo nel tardo pomeriggio.
Le valigie non si contavano.
Io aspettavo con ansia l'ora di cena perchè sapevo che poco dopo saremmo andati tutti a dormire.
Mia mamma preparava la borsa frigo con dentro un milione di panini con le cotolette impanate. Poi c'erano i formaggini galbani. E un sacco di bottigliette ghiacciate di acqua. Perchè diceva "Non si sa mai"
Io ero felice anche se stavamo tutti stretti con i borsoni addosso. Anche se lo scompartimento si muoveva tutto e non potevi stare in piedi che perdevi l'equilibrio. Anche se c'era la puzza di ferro misto a immondizia estiva.
Facevamo un sacco di briciole con quei panini. Io più di tutti. Per non farle vedere le spingevo con il piede sotto il sedile.
Finito di mangiare cominciavo a dire"Tiriamo giù i letti? tiriamo giù i letti?"
E mia mamma si agitava che lei si agitava sempre quando viaggiavamo.
Volevo sempre dormire in alto.
Così mi mettevo nel mio stretto lettino con le lenzuola di carta o di stoffa.
Mamma faceva il cruciverba, mia sorella forse ascoltava la musica con il walk man, papà si addormentava subito e io, io pensavo.
Prima di coprirmi aspettavo il brivido di freddo perchè sul treno, dopo un pò che stai senza coperte senti il brivido di freddo. Per me, il brivido, era il momento più bello. Ogni tanto, ancora adesso, quando sono nel letto aspetto il brivido di freddo prima di coprirmi e così mi ricordo del treno e sono felice.
Mi piaceva dormire nel treno perchè mi sentivo protetta tra il dondolìo del vagone sui binari e quello scompartimento così piccolo.
Durante quelle notti mi venivano i pensieri più tristi, dolcemente tristi, malinconici: anche se avevo solo 10 anni ero già malinconica.
Poi aspettavo quando il treno si fermava nelle stazioni. Mi giravo al contrario, scostavo la tenda e guardavo dal finestrino la gente a tardissima ora che aspettava sulla banchina.
E mi immaginavo le loro storie.
Ogni tanto dal letto mi affacciavo di sotto e vedevo il viso di mamma che dormiva illuminato a intermittenza dalla luce dei lampioni o della luna. Oppure guardavo di sopra il braccio di mia sorella che penzolava. E sentivo il respiro forte di papà che si mescolava al rumore ritmato del treno.
Mi capita spesso prima di dormire di chiudere gli occhi e di dondolarmi qualche istante.
Mi piacerebbe un volta riaprirli e trovarmi nel treno, di notte.
Per sentire il rumore dei binari, vedere la gente sulla banchina che aspetta, sentire l'odore di ferro misto a immondizia estiva. E fare i pensieri malinconici di una bambina di 10 anni.
Quando si dice, la felicità nelle piccole cose...
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dalle memorie di pat,
sensations
mercoledì, gennaio 05, 2011
Nuovo inizio.
Forse dovrei appuntarli su dei pezzi di carta, ma sono troppo pigra per farlo.
E le mani ghiacciate certo non mi aiutano.
Forse dovrei bere anche meno caffè.
Mi vengono gli inizi perché quando guardo una cosa, mentre si riflettono le immagini sulle mie pupille, nella mia testa si forma l'inizio.
L'inizio di una descrizione.
Come la prima pagina di un libro.
Come la voce narrante di un film.
Mi vengono gli inizi, ma subito dopo le poche righe sospese nell'aria, si disperdono perchè la mia attenzione viene interrotta talvolta dalla signora di fianco a me che deve a tutti i costi proferire parole che non asolterò ma mi limiterò a far finta di ascoltare con il cenno del capo ; talvolta dallo squillo insistente del telefonino, che si farà ancora più pressante nel momento in cui continuerò a cercarlo mescolando nella borsa, il portafoglio, i fazzoletti di carta, lo specchietto, e altre cose che al tatto mi resteranno ignote; talvolta da un pensiero improvviso, come lo scoppio di una lampadina, che mi ricorda che mi sono dimenticata di qualcosa.
Mi piace quando mi vengono gli inizi perchè mi sembra di essere uno spettatore al cinema.
"Angela indossava dei pantaloncini corti, neri. Forse un pò troppo azzardati per la stagione invernale. E forse un pò troppo azzardati anche per le dimensioni delle sue cosce. Portava collant velati, anch'essi neri, almeno 15 denari.
Indossava tutto con estrema disinvoltura.
Gli stivali alti fino ginocchio, marrone chiaro, non davano l'idea di essere delle calzature confortevoli.
I suoi capelli lisci, mori, che arrivavano a metà schiena, coprivano parte del maglioncino in finta lana.
Quando Angela si è voltata la sua spalla destra è scesa di dieci centimetri. Poi un altro passo e giù di nuovo di dieci centimetri. Di solito mio papà mi diceva che quando una persona aveva una gamba più corta e magra dell'altra, da piccola poteva aver avuto la poliomelite .
Una volta avevo letto su "Gente" un articolo di una signora che aveva vissuto in un polmone d'acciaio per la poliomelite. Quasi tutta la vità sdraiata dentro un contenitore di acciaiaio. Solo la testa fuori e poteva vedere gli altri perchè sopra il viso le avevano messo uno specchietto.
"Allola, dopo tocca a signola, e poi a lagazzo fuoli da negozio, poi altla signola e poi tocca a te, gentile cliente".
Queste ultime due parole, scandite con ironica adulazione, mi fecero scoppiare a ridere.
Nel piccolo negozio l'odore di umidità era pungente.
Gli specchi grandi che coprivano una parete, sicuramente non erano stati puliti di recente.
Sulla destra, appoggiati per erra, gli arricciacapelli caldi.
I due giovani e esili lavoranti, in piedi, muovevano le loro mani e le braccia ininterrottamente.
In silenzio.
E ogni esigenza del cliente era tradotta dal ragazzo seduto alla cassa, dall'italiano a un incomprensibile cinese.
Nel giro di mezz'ora il negozio si era rimepito di signore. Donne di tutte le età, di tutti i colori della pelle e di tutte le lunghezze di capelli.
Sicuramente Angela avrebbe lavorato fino a tarda sera, anche l'ultimo giorno dell'anno..."
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cinque sensi,
dalle memorie di pat,
panoramiche,
per dire.
sabato, agosto 14, 2010
Vicini e lontani.

Le voci dei vicini.
La mia vicina di destra era Gianna.
Quella di sinistra, Liliana.
Gianna la sentivo di solito al mattino, durante il pranzo e quando facevo i compiti.
E' di queste parti, e dice "nè?". Di solito parlava con il gatto Tiam, che poi però è morto, e allora dopo ha preso il cane Luky, che ogni volta che lei e mia mamma aprono le porte a tempo, si infila in casa di mia mamma, che siccome è meridionale, gli da un biscottto da mangiare e non capisce che gli fa male.
Mia mamma e Gianna prendono il caffè insieme due volte al giorno, da quando abitano lì.
Al mattino e dopo pranzo. Si bussano dal muro.
Ogni tanto mia mamma mi diceva:"bussa a Gianna!" ma io non ero capace a bussare come lei e infatti se bussavo io, Gianna non arrivava mai.
Mi piaceva anche ascoltare Gianna che lavava i piatti, mentre io studiavo con la testa appoggiata sul tavolo della cucina.
Liliana invece, la sentivo nel tardo pomeriggio e la sera quando andavo a dormire.
Lei ogni tanto gridava al figlio di mettere a posto la cameretta.
Oppure mi piaceva quando avevano gente dopo cena (che il più delle volte erano i miei).
Mi piaceva addormentarmi con le voci, le risate, e la voce della tv.
O svegliarmi al mattino con il rumore dell'aspirapolvere di Liliana.
Anche a Liliana mia mamma bussava per chiamarla.
Era il segnale che doveva uscire sul balcone. Poi a volte si prestavano lo zucchero, il caffè, le uova.
Qui a casa nuova i vicini non si sentono.
Stamattina, nel sonno del sabato, misto al temporale, ho sentito delle voci lontane.
Di vicini, mi pare, di mamma e bambini.
Ho teso l'orecchio senza capire cosa dicevano, e mi sono riavvolta nel lenzuolo (Azzurro e Pritt permettendo..)
Ho sospirato
E sorriso.
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cinque sensi,
dalle memorie di pat,
sensations
domenica, maggio 23, 2010
lunedì, maggio 17, 2010
Inspiro.

Il profumo dell'estate sa di asfalto bollente.
Sa di aria tiepida alle otto di sera.
Di fiori, di magnolia, di gelsomino, di tigli.
Sa di carne che si cuoce sulla griglia.
Sa di cocco.
di crema al cocco. di yogurt al cocco. di torta cioccolato e cocco.
Il profumo dell'estate sa di cielo celeste, di panni stesi al vento.
Sa di profumo di donne che si mettono il profumo estivo, quello più leggero.
Il profumo dell'estate sa di magliette stipate nelle scatole della roba estiva, le prime che ti metti, tutte stropicciate. Quelle che scavi tra le cose che non so se la butto perchè magari la metto ancora.
Il profumo dell'estate sa di pelle coccolata dal sole.
Sa di rumori di moto che si intrecciano come le scie degli aerei.
Il profumo dell'estate sa dei rumori dei piatti che all'ora di cena, dalle finestre aperte, si confondono tra il cinguettìo degli uccellini.
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cinque sensi,
panoramiche
domenica, marzo 21, 2010
Mia madre.

Mentre mi parlava, le ho annusato il braccio nudo.
Sa di mamma.
Ho respirato un pò di volte profondamente e chiuso gli occhi fortissimi cercando di imprimere nella mente il suo profumo, ma poi, quando si è spostata, se n'è andato insieme a lei.
E' che da quando ho letto la pagina del Libro Cuore sulla mamma, ora, ogni volta che la vedo , mi viene da commuovermi.
Anzi, di più quando non la vedo.
A me di mia mamma piace che è spensierata.
Fa la casalinga e così ha un sacco di tempo per stare dietro alla casa. E a chi ci sta dentro.
A me piace quando cuce che apre il tavolo della cucina e poi ci sono pezzi di fili da imbastire sparsi ovunque e qualche spillo sul pavimento. Si mette anche il metro giallo appoggiato al collo, come le sarte. E cerca i cartamodelli su Burda.
Mia mamma mi piace perchè quando esce con mio papà si veste sempre bene.
E' sempre elegante, tranne quando sta in casa che a volte si mette le le cose al rovescio perchè è sbadata o le fantasie che stonano, tipo maglia a quadri, gonna a fiori e ci fa ridere tutti.
Io metto la matita nera dentro agli occhi sotto, perchè l'ho imparato da lei.
Mia mamma mi fa ridere quando rompe le cose che cerca di nasconderle a mio papà che le dice:"Linaaa, dov'è finito il vaso che era sul tavolo?" e lei prima dice che non lo sa, poi si copre la faccia e inizia a ridere.
A volte le incolla con il super attack e poi fa finta di niente.
E pure mio papà quando se ne accorge, fa finta di niente.
Mia mamma fa il pane in casa e anni fa andava sempre dalla parrucchiera Angela.
Poi tornava a casa e si disfava i capelli e si lamentava. Ma poi, la volta dopo, tornava dalla parrucchiera Angela.
Mia mamma vuole tornare in Sicilia.
Non lo dice perchè pensa di farci rimanere male, ma lei, è un pezzo di Sicilia.
Per lei tutte le cose da mangiare sono più buone in Sicilia.
Anche l'aria. Anche la terra. Il sole. E soprattutto, le persone.
Le piace Montalbano, e se la invitano le sue amiche, si inventa le scuse pur di non uscire e stare a casa a guardarlo.
Quando bussavano alla porta i testimoni di geova diceva sempre: "Eh, non posso. Ho le bambine con la febbre".
L'ha sempre detto, anche quando io e mia sorella avevamo 20 anni.
Secondo me lo dice anche adesso che non siamo più in casa.
Una volta, da piccola, l'ho fatta piangere perchè volevo delle scarpe che avevano tutti che costavano tantissimo e siccome non poteva comprarmele, le ho detto una cosa cattiva.
Troppo cattiva, che dopo ho pianto tanto pure io.
Da quel giorno, non ho mai più voluto le cose che hanno tutti.
Sa di mamma.
Ho respirato un pò di volte profondamente e chiuso gli occhi fortissimi cercando di imprimere nella mente il suo profumo, ma poi, quando si è spostata, se n'è andato insieme a lei.
E' che da quando ho letto la pagina del Libro Cuore sulla mamma, ora, ogni volta che la vedo , mi viene da commuovermi.
Anzi, di più quando non la vedo.
A me di mia mamma piace che è spensierata.
Fa la casalinga e così ha un sacco di tempo per stare dietro alla casa. E a chi ci sta dentro.
A me piace quando cuce che apre il tavolo della cucina e poi ci sono pezzi di fili da imbastire sparsi ovunque e qualche spillo sul pavimento. Si mette anche il metro giallo appoggiato al collo, come le sarte. E cerca i cartamodelli su Burda.
Mia mamma mi piace perchè quando esce con mio papà si veste sempre bene.
E' sempre elegante, tranne quando sta in casa che a volte si mette le le cose al rovescio perchè è sbadata o le fantasie che stonano, tipo maglia a quadri, gonna a fiori e ci fa ridere tutti.
Io metto la matita nera dentro agli occhi sotto, perchè l'ho imparato da lei.
Mia mamma mi fa ridere quando rompe le cose che cerca di nasconderle a mio papà che le dice:"Linaaa, dov'è finito il vaso che era sul tavolo?" e lei prima dice che non lo sa, poi si copre la faccia e inizia a ridere.
A volte le incolla con il super attack e poi fa finta di niente.
E pure mio papà quando se ne accorge, fa finta di niente.
Mia mamma fa il pane in casa e anni fa andava sempre dalla parrucchiera Angela.
Poi tornava a casa e si disfava i capelli e si lamentava. Ma poi, la volta dopo, tornava dalla parrucchiera Angela.
Mia mamma vuole tornare in Sicilia.
Non lo dice perchè pensa di farci rimanere male, ma lei, è un pezzo di Sicilia.
Per lei tutte le cose da mangiare sono più buone in Sicilia.
Anche l'aria. Anche la terra. Il sole. E soprattutto, le persone.
Le piace Montalbano, e se la invitano le sue amiche, si inventa le scuse pur di non uscire e stare a casa a guardarlo.
Quando bussavano alla porta i testimoni di geova diceva sempre: "Eh, non posso. Ho le bambine con la febbre".
L'ha sempre detto, anche quando io e mia sorella avevamo 20 anni.
Secondo me lo dice anche adesso che non siamo più in casa.
Una volta, da piccola, l'ho fatta piangere perchè volevo delle scarpe che avevano tutti che costavano tantissimo e siccome non poteva comprarmele, le ho detto una cosa cattiva.
Troppo cattiva, che dopo ho pianto tanto pure io.
Da quel giorno, non ho mai più voluto le cose che hanno tutti.
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dalle memorie di pat,
di me,
famiglia del sud,
post dedicato
giovedì, marzo 04, 2010
Mi ricordo montagne verdi.
Anzi "Là sui monti con Annette, dove il cielo è sempre blu".
Lo diceva pure la canzone "Là con Dany e con Lussien, vieni vieni anche tu".
Adesso capisco perchè ad Heidi è venuta la depressione quando l'hanno portata a Francoforte.
Mi piacerebbe davvero vedere Prittino che zampetta tra l'erba, che fa gli agguati alle farfalle, e dopo due secondi esausto, si butta tra i fili verdi, cercando di mangiarne qualcuno.
Mi piacerebbe svegliarmi la mattina, aprire la porta di legno, e stirarmi, riempiendo i miei polmoni di montagna, di corteccia, di fiori, di api, di nuvole e di sole.
Mi piacerebbe fare colazione su un enorme e pesante tavolone di legno grezzo, con pane fatto in casa e marmellata di more di montagna. Quelle vere. E una scodella di ceramica piena di latte fresco.
Mi piacerebbe sentire il pavimento di legno che scricchiola sotto i piedi, mentre mi alzo per mettere la ciotola nel lavandino di pietra.
Mi piacerebbe mettere addosso due vestiti a caso e entrare nel mondo a piedi nudi.
E al posto dei palazzi, montagne.
Al posto delle macchine, mucche o cavalli.
Al posto dell'asfalto, terra marrone umida.
Al posto dei clacson, il cinguettìo.
Al posto del grigio pesante sulla testa, le nuvole bianche.
Al posto di un tavolo pieno di fogli, un pezzo di legno da modellare.
E anche un pezzo di formaggio va, che con tutta st'aria di montagna m'è venuta pure fame :)
giovedì, gennaio 28, 2010
Gianna di Nichelino
La casa di Gianna di Nichelino profumava di Domenica.
Si entrava.
A sinistra, non mi ricordo.
A destra, la sala.
Sempre a destra, più avanti, la camera di Stefano e Patrizia e sulla parete di fronte all'ingresso, una porta. E di fianco c'era appeso un quadro della madonna.
Nel senso che c'era proprio una Madonna disegnata, ma fatta con le lettere della macchina da scrivere: l'aveva fatta Stefano.
Una volta un mio compagno di ragioneria, mi aveva scritto TVB con tutte le letterine "t" per la T gigante, le letterine "v" per la V gigante, ecc.
Ma fare una Madonna, boh io non ho mai capito come ha abbia fatto.
Di Stefano mi ricordo la voce con l'accento Torinese.
Patrizia invece era la prima Patrizia che conoscevo oltre a me.
Da piccola pensavo che non sarebbe potuto esistere nessuno con il mio stesso nome.
Anche ora lo penso in realtà. Ci sono le Sare, le Valentine, le Elise, ma non le Patrizie.
A me piaceva la cucina della casa di Gianna di Nichelino perchè la luce di fuori entrava prepotente in tutta la stanza e poi aveva una roba fighissima che io invidiavo un sacco.
Ogni ora si sentiva il rumore del treno, perchè passava la ferrovia sotto la finestra.
A volte talmente forte, che i piatti tintinnavano mentre mangiavamo.
Quando passava il treno, io mi immaginavo tutte le persone sedute che andavano via un pò malinconiche, perchè viaggiare di Domenica all'ora di pranzo sul treno è malinconico.
E pensavo che per qualche frazione di secondo le nostre vite si sfioravano. Quasi potevano toccarsi. Come quando sei in treno e un'altro treno si ferma di fianco al tuo e guardi nello scompartimento. Altre vite, altre storie, pochi secondi e di nuovo ognuno per la sua storia.
Il marito di Gianna di Nichelino e Gianna di Nichelino erano due persone felici.
Mi ricordo che sorridevano sempre. Sorridevano con gli occhi.
La casa di Gianna di Nichelino era una casa dove quando entravi, la Domenica ti assaliva e ti teneva stretta fino alle tre del pomeriggio.
Cosa darei per sentire di nuovo il rumore del treno nella cucina della casa di Gianna di Nichelino...
Si entrava.
A sinistra, non mi ricordo.
A destra, la sala.
Sempre a destra, più avanti, la camera di Stefano e Patrizia e sulla parete di fronte all'ingresso, una porta. E di fianco c'era appeso un quadro della madonna.
Nel senso che c'era proprio una Madonna disegnata, ma fatta con le lettere della macchina da scrivere: l'aveva fatta Stefano.
Una volta un mio compagno di ragioneria, mi aveva scritto TVB con tutte le letterine "t" per la T gigante, le letterine "v" per la V gigante, ecc.
Ma fare una Madonna, boh io non ho mai capito come ha abbia fatto.
Di Stefano mi ricordo la voce con l'accento Torinese.
Patrizia invece era la prima Patrizia che conoscevo oltre a me.
Da piccola pensavo che non sarebbe potuto esistere nessuno con il mio stesso nome.
Anche ora lo penso in realtà. Ci sono le Sare, le Valentine, le Elise, ma non le Patrizie.
A me piaceva la cucina della casa di Gianna di Nichelino perchè la luce di fuori entrava prepotente in tutta la stanza e poi aveva una roba fighissima che io invidiavo un sacco.
Ogni ora si sentiva il rumore del treno, perchè passava la ferrovia sotto la finestra.
A volte talmente forte, che i piatti tintinnavano mentre mangiavamo.
Quando passava il treno, io mi immaginavo tutte le persone sedute che andavano via un pò malinconiche, perchè viaggiare di Domenica all'ora di pranzo sul treno è malinconico.
E pensavo che per qualche frazione di secondo le nostre vite si sfioravano. Quasi potevano toccarsi. Come quando sei in treno e un'altro treno si ferma di fianco al tuo e guardi nello scompartimento. Altre vite, altre storie, pochi secondi e di nuovo ognuno per la sua storia.
Il marito di Gianna di Nichelino e Gianna di Nichelino erano due persone felici.
Mi ricordo che sorridevano sempre. Sorridevano con gli occhi.
La casa di Gianna di Nichelino era una casa dove quando entravi, la Domenica ti assaliva e ti teneva stretta fino alle tre del pomeriggio.
Cosa darei per sentire di nuovo il rumore del treno nella cucina della casa di Gianna di Nichelino...
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cinque sensi,
dalle memorie di pat,
panoramiche,
sensations
venerdì, gennaio 22, 2010
Il rigattiere.

Non ci riesco perchè non mi ricordo niente del passato e quando prendo uno degli oggetti che non riesco a buttare, appena ci passo sopra le mani, entro in contatto diretto con il passato.
Come una magia.
A volte chiudo anche gli occhi quando li tocco, così mi vengono in mente pure i profumi, le voci, i rumori, i sapori, le sensazioni sulla pelle, magari anche le lacrime che ho versato o le risate che ho riso che preferisco alle lacrime.
Non riesco a buttare via niente perchè ho paura di dimenticare tutto.
Già adesso mi dicono spesso: "oh ma tiricordi di quella volta che.."
E io sempre "mhmh, veramente no..."
Quando mi vergogno a non ricordare invece dico "Ahh, ...si..."
Mi spremo pure la testa ma non esce niente.
A volte penso che si sono inventati tutto o che si sono sbagliati perchè è impossibile che non mi ricordi.
Non mi ricordo nemmeno le date o i periodi. Li confondo, li sovrappongo.
Ma anche quelli del giorno prima. Quando parlo dico sempre "oh l'altro ieri ho fatto..." e magari invece è una roba successa 6 giorni prima.
So solo che mi sono diplomata nel 2000 perchè è una cifra tonda.
Quando devo buttare una cosa, magari la butto, ma poi dopo due minuti vado a riprenderela nel sacco nero perchè mi dispiace.
Ho vestiti e scarpe che non metterò mai più, una lattina vuota di un'aranciata che non so se hanno mai messo in commericio ma l'avevo presa in un momento particolare, a Bologna: fogli di ritagli di giornale di cose che mi dovevo comprare e che penso ancora di comprare ma ho il dubbio che siano uscite dalla produzione. E poi altre cose.
Ho persino un pezzo di un attaccapanni della mia aula delle superiori.
L'ho tenuto perchè quando i miei compagni lo facevano cadere per terra nel silenzio delle spiegazioni, ridevamo tutti. E così ogni tanto, lo butto a terra pure io e rido.
Quando sto per buttare qualcosa penso "mhmh ma no magari poi mi serve"
Domani devo aprire la scatola con scritto "Cose di Patrizia - non buttare".
Ho fatto finta di non vederla in questi mesi.
L'ho spostata in tutte le stanze per temporeggiare. Mi mancano il bagno e il balcone.
Quella scatola è praticamente come il concentrato di pomodoro.
So che è un pensiero triste, ma io voglio essere seppellita con quella scatola.
Così quando sarò in paradiso passerò il tempo:)
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giovedì, novembre 12, 2009
Nodo in gola.

Anzi no al pari di una forchetta raschiata sui denti.
O dell'odore dei carciofi.
Una cosa che quando te la trovi davanti, oramai è troppo tardi, perchè tutte le tue certezze crollano nel momento esatto in cui la situazione è diventata irrecuperabile.
I dubbi ti assalgono, mentre terrorizzata e con il naso arricciato ti rassegni dinnanzi al fatto compiuto.
Quando al bar mi danno il succo alla PERA al posto di quello alla PESCA.
Adesso io voglio dire.
Io sono un fan del succo alla pesca. Lo amo.
Da piccola il mio sogno era quello di fare il bagno in una piscina di succo di frutta alla pesca.
Lo è anche ora in realtà.
Avvolta in quella cremosità e freschezza tutta arancione brillante, nuotare e bere, e bere e nuotare e poi ancora nuotare e bere ettolitri di succo, semplicemente spalancando la bocca.
Di solito quando lo ordino, lo finisco ancora prima che il cameriere se ne sia andato via.
Di solito. Siccome a volte mi pare brutto, lo sorseggio, e per non farlo finire prima mi faccio aggiungere un cubetto di ghiaccio che se poi me ne mettono 3, tocca che li butto.
Se ti dico Uno è Uno. Comunque.
Per me gli altri frutti potrebbero essere scampati dal frullamento.
Potrebbero starsene beati dentro le ceste al centro del tavolo della cucina.
Quando oggi mi sono trovata sul bancone del bar il bicchiere con un succo giallo pallidino smorticcio, ancora prima che potessi accorgermi dell'errore, i dubbi mi hanno divorata.
"Cazzo ma io avevo detto Pescaaaaaa?!?"
La barista mi ha sorriso perchè per lei era tutto ok.
Il mio stomaco si è chiuso e persino il succo si è sentito a disagio sotto il mio sguardo pieno di astio.
Quando mia mamma si sbagliava e prendeva solo i succhi alla pera, la accusavo di volere bene solo a mia sorella.
Sentire quei microgranelli festeggiare tra le mie papille, mi fa venire i brividi nella mascella.
Le mie tosille si compattano, il tubo digerente mi si stringe a imbuto, lo stomaco si rovescia come un calzino.
Non va giù cavolo, non va giù.
Mi si pianta nella gola come l'antibiotico che prendevo da piccola.
Ora è lì. Al centro della mia pancia. Non va ne giù, ne su.
Lo sento che si aggira nel mio stomaco.
Anzi no mi sta salendo sulla testa, con quei cazzo di microgranelli e quel giallo pallidino smorticcio di merda.
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sabato, novembre 07, 2009
Quando meno te l'aspetti.

"Che cavolo vuole dire quando meno te l'aspetti?"
Mentre sei sotto la doccia?, dal benzianaio?, mentre stai facendo la ceretta?, mentre stai scegliendo un paio di scarpe?, mentre stai andando a buttare l'immondizia?
Io rispondevo sempre. "Eh, ma quando, meno, me l'aspetto?"
Io non la dirò mai, sta frase.
Nemmeno ai miei figli. Nemmeno ai figli dei miei figli.
E' vero, non me l'aspettavo.
Ma lo aspettavo.
Come si aspetta il treno che ti porterà a fare il viaggio della tua vita.
Quello che non dimenticherai mai.
Come si aspetta il proprio turno per mangiare lo zucchero filato o la crepe alla nutella.
Come si aspetta la torta di mele che uscirà dal forno, con il viso quasi spiaccicato sul vetro.
Che senti il profumo per la casa, e già ti immagini quando addenterai la prima fetta, ancora calda.
"Quando meno te l'aspetti come una bomba, che va dal cuore in testa e testa e cuore si sfonda..."
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martedì, ottobre 20, 2009
Maledetta primavera

Comeee??!? Non è primaveraa??
Ma si che lo è.
Lo è eccome.
Io sento gli uccellini spelacchiati cinguettare, impazienti di sperimentare nuove traettorie.
Vedo le gemme spuntare timidamente sui i rami degli alberi, noncuranti del gelido freddo che ci sta regalando un'anteprima di questo ipertinente inverno.
Ammiro estasiata i fiorellini di campo che delicatamente colorano i mari verdi che rendono inconfondibile la mia pianura.
Che per quanto posso detestare, é pur sempre mia.
Respiro i profumi zuccherini che si intrecciano all'aroma della neve montata.
Spìo silenziosa le api che si rincorrono per raggiungere il nettare migliore.
Sento il sole che spremendo i suoi tiepidi raggi, tenta di sciogliere la spessa coltre di ghiaccio, invidia dell'Antartide, che fa da scudo a tutte le frecce scagliate da quel testardo di Cupido.
Continuo a usare, indisturbata, la giacchina di pelle marrone.
Ma per fortuna, non sono l'unica.
Non contenta, ho preso i miei anni e li ho divisi a metà.
Una metà la sto usando adesso.
E il mio stomaco s'è fatto un nodo savoia, che nonostante tutto fa passare quantità industriali di cibo.
Soprattutto se la smetto di andare a mangiare fuori, con la scusa di sperimentare i ristorantini della zona.
Soprattutto dopo aver comunicato a mia mamma la mia carenza di ferro.
Mamma meridionale, rammento.
Beh, al peggio, preparerò i fazzoletti per arginare il raffreddore...
Ma si che lo è.
Lo è eccome.
Io sento gli uccellini spelacchiati cinguettare, impazienti di sperimentare nuove traettorie.
Vedo le gemme spuntare timidamente sui i rami degli alberi, noncuranti del gelido freddo che ci sta regalando un'anteprima di questo ipertinente inverno.
Ammiro estasiata i fiorellini di campo che delicatamente colorano i mari verdi che rendono inconfondibile la mia pianura.
Che per quanto posso detestare, é pur sempre mia.
Respiro i profumi zuccherini che si intrecciano all'aroma della neve montata.
Spìo silenziosa le api che si rincorrono per raggiungere il nettare migliore.
Sento il sole che spremendo i suoi tiepidi raggi, tenta di sciogliere la spessa coltre di ghiaccio, invidia dell'Antartide, che fa da scudo a tutte le frecce scagliate da quel testardo di Cupido.
Continuo a usare, indisturbata, la giacchina di pelle marrone.
Ma per fortuna, non sono l'unica.
Non contenta, ho preso i miei anni e li ho divisi a metà.
Una metà la sto usando adesso.
E il mio stomaco s'è fatto un nodo savoia, che nonostante tutto fa passare quantità industriali di cibo.
Soprattutto se la smetto di andare a mangiare fuori, con la scusa di sperimentare i ristorantini della zona.
Soprattutto dopo aver comunicato a mia mamma la mia carenza di ferro.
Mamma meridionale, rammento.
martedì, ottobre 13, 2009
Free Climbing

Ciondolante e gongolante, mi fermerò a guardare il panorama: le montagne ancora verdi, la danza delle aquile, il profumo della neve, il sole che si specchia sulle rocce.
A me piace arrampicare.
Una volta ero arrivatà un bel pò in alto in alto: mi sembrava quasi di vedere la cima.
Ma la roccia mi ha tradita, e mi ha fatto fare un volo che me lo ricordo ancora adesso: una culata pazzesca!
2 anni di riabilitazione.
Se mi capita di passare la mano sulla ferita, sento ancora il male.
A fatica, però, ho deciso di ricominciare.
Certo, dopo che fai un tonfo così, è veramente difficile fidarsi ancora della roccia.
Infatti sono caduta di nuovo, ma siccome per la paura mi ero assicurata con una corda, sono rimasta appesa alla parete per circa un anno.
Ultimamente invece, metto male le mani sugli appigli: sbaglio strada, vado avanti, torno indietro...
E così sto sempre piazzata alla stessa altezza.
E' che oggi non credevo mi sarebbe bastato un appiglio così scomodo e nascosto, per farmi ritornare il sorriso.
Durante le mie scalate ci sono passata davanti tante volte, ma non l'ho mai calcolato più di tanto perchè così appuntito e altezzoso, mi stava un bel pò antipatico.
Non l'avevo nemmeno visto, confuso tra gli altri appigli com'era.
Si è fatto notare lui, deduco solo per estrema vanità.
Mi ha sorpresa.
Si, oggi me ne starò aggrappata lì, godendomi questo cielo azzurro di metà ottobre, facendo specchiare, anche se inutilmente, il sole sui miei denti...
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domenica, ottobre 11, 2009
Pranzo della domenica
il profumo dell'ammorbidente che rende soffice i miei pensieri
coltelli che combattono dentro a un piatto
il rombo di una moto che porta in giro il suo padrone
il profumo leggero della menta che deconcentra per un attimo
voci di dialetto siciliano mescolata alle risate rilassate di chi ha trascorso la giovinezza insieme
il freddo marmo che scalda i gomiti
il fumo di una sigaretta che danzando verso il cielo mi fa arricciare il naso
le posate che fanno il bagno nel lavello
il caffè che aspetta impaziente di uscire dalla tazzina
coltelli che combattono dentro a un piatto
il rombo di una moto che porta in giro il suo padrone
il profumo leggero della menta che deconcentra per un attimo
voci di dialetto siciliano mescolata alle risate rilassate di chi ha trascorso la giovinezza insieme
il freddo marmo che scalda i gomiti
il fumo di una sigaretta che danzando verso il cielo mi fa arricciare il naso
le posate che fanno il bagno nel lavello
il caffè che aspetta impaziente di uscire dalla tazzina
Con gli occhi chiusi,
affacciata alla finestra,
mi godo questo scorcio d'estate
dimenticato in una domenica di ottobre.
affacciata alla finestra,
mi godo questo scorcio d'estate
dimenticato in una domenica di ottobre.
archiviamolo
cinque sensi,
post-it,
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venerdì, ottobre 09, 2009
Punto G.

Oggi ho visto l'uomo della mia vita.
G.
Era a passeggio con la donna della sua vita.
L'uomo della mia vita è l'uomo della mia vita perchè mi piace da quando avevo 13 anni.
L'avevo conosciuto perchè mia cugina doveva uscire con il morosino e ovviamente da sola non poteva uscire, allora mi aveva chiesto di andare con lei, e io le avevo detto:
"beh, dì al tuo morosino di portare qualcuno però, che io non vengo a fare la candela"
e il suo morosino s'era presentato con una palla di ciccia coi capelli a caschetto e le sopracciglia un pò unite che io avevo detto a labbra strette a mia cugina:
"ammazzaaaaa uno meglio no, eeeh??"
Appunto.
Poi un giorno è arrivato coi capelli tagliati e io mi sono innamorata.
Innamorata marcia.
Da quel giorno ho iniziato a imbrattare tutte le superfici scrivibili con:
"G. I love you" "G. ti amo" e a sospirare ogni volta che il suo profumo mi accarezzava l'olfatto.
Quando in terza media ho scoperto che le nostre aule erano di fronte, a parte avere un mancamento, ho obbligato i miei compagni a spaccare la maniglia della porta affinchè rimanesse potesse rimanere aperta perchè avevamo i banchi in linea d'aria di fronte.
Per lui ho scelto di fare la lezione aggiuntiva di grammatica che le nostre classi facevano insieme, anzichè quella di latino.
Che La Prof mi fece : "Ma perchè grammatica, quella la sai già. Fai latino"
e io:"mhmh no prof. io voglio diventare l'asso modiale della grammatica".
Quando dissi alle mie amiche "oh però G. non è male" ecco, ci si sono praticamente fidanzate tutte, tranne io.
In gita scolastica di terza media a Roma avevamo passato tre giorni sempre insieme.
Questa cosa non me la sono mai spiegata.
Mi aveva dato pure la sua maglietta militare da usare come pigiama.
Una volta mi ha dato un 6 di bellezza.
Io ho pianto tanto per G. Il mio cuscino la sa bene.
Io a G. ho scritto la mia prima lettera d'amore.
Ogni volta che incontro G. per strada a parte essere puntualmente impresentabile, il mio cuore si defibrilla da solo.
G. ha il sorriso più bello del mondo. Con la fossetta nel mento. Come Eric Forrester.
G. ha lo sguardo più bello del mondo, di quelli che quando ti parlano guardano un pò di lato.
G. anche se ora è notevolmente ingrassato, ha il fisico più bello del mondo.
G. ha la voce più bella del mondo. La bassa voce da citofono.
Adesso.
Io mi chiedo.
Con tutto il rispetto.
Ma di tutte le coppie che si sfasciano dopo anni e anni di fidanzamento, porcamiseria, proprio la sua deve rimanere integraaaa????
E lo so che tanto non cambierebbe niente, non c'è bisogno di infilare il dito nella piaga.
Da decubito.
G.
Era a passeggio con la donna della sua vita.
L'uomo della mia vita è l'uomo della mia vita perchè mi piace da quando avevo 13 anni.
L'avevo conosciuto perchè mia cugina doveva uscire con il morosino e ovviamente da sola non poteva uscire, allora mi aveva chiesto di andare con lei, e io le avevo detto:
"beh, dì al tuo morosino di portare qualcuno però, che io non vengo a fare la candela"
e il suo morosino s'era presentato con una palla di ciccia coi capelli a caschetto e le sopracciglia un pò unite che io avevo detto a labbra strette a mia cugina:
"ammazzaaaaa uno meglio no, eeeh??"
Appunto.
Poi un giorno è arrivato coi capelli tagliati e io mi sono innamorata.
Innamorata marcia.
Da quel giorno ho iniziato a imbrattare tutte le superfici scrivibili con:
"G. I love you" "G. ti amo" e a sospirare ogni volta che il suo profumo mi accarezzava l'olfatto.
Quando in terza media ho scoperto che le nostre aule erano di fronte, a parte avere un mancamento, ho obbligato i miei compagni a spaccare la maniglia della porta affinchè rimanesse potesse rimanere aperta perchè avevamo i banchi in linea d'aria di fronte.
Per lui ho scelto di fare la lezione aggiuntiva di grammatica che le nostre classi facevano insieme, anzichè quella di latino.
Che La Prof mi fece : "Ma perchè grammatica, quella la sai già. Fai latino"
e io:"mhmh no prof. io voglio diventare l'asso modiale della grammatica".
Quando dissi alle mie amiche "oh però G. non è male" ecco, ci si sono praticamente fidanzate tutte, tranne io.
In gita scolastica di terza media a Roma avevamo passato tre giorni sempre insieme.
Questa cosa non me la sono mai spiegata.
Mi aveva dato pure la sua maglietta militare da usare come pigiama.
Una volta mi ha dato un 6 di bellezza.
Io ho pianto tanto per G. Il mio cuscino la sa bene.
Io a G. ho scritto la mia prima lettera d'amore.
Ogni volta che incontro G. per strada a parte essere puntualmente impresentabile, il mio cuore si defibrilla da solo.
G. ha il sorriso più bello del mondo. Con la fossetta nel mento. Come Eric Forrester.
G. ha lo sguardo più bello del mondo, di quelli che quando ti parlano guardano un pò di lato.
G. anche se ora è notevolmente ingrassato, ha il fisico più bello del mondo.
G. ha la voce più bella del mondo. La bassa voce da citofono.
Adesso.
Io mi chiedo.
Con tutto il rispetto.
Ma di tutte le coppie che si sfasciano dopo anni e anni di fidanzamento, porcamiseria, proprio la sua deve rimanere integraaaa????
E lo so che tanto non cambierebbe niente, non c'è bisogno di infilare il dito nella piaga.
Da decubito.
archiviamolo
cinque sensi,
dalle memorie di pat,
di me,
love,
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