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martedì, luglio 22, 2008

15 anni

(ricordo a fatica la password del blog.)

Oggi sono felice.
Una partita a beach (e chissà perchè oggi la sabbia era meno nera) e un salto nel tempo.
ho iniziato ad avere il dubbio di quant anni potessi avere "hey, ho 15 anni, facciamo il tuffo all'indietro". Il tuffo all'indietro lo faccio ancora, ne vado fiera. Quello di testa porcavacca non mi è mai venuto bene ho sempre la tendenza a piegare un pò le gambe.

Mi ricordo di quelle estati che andavo via il 15 giugno e tornavo il 31 agosto. Se mai passavo per caso di qui, andavo in piscina. Anche il giorno prima dell'esame di terza media ricordo che andai in piscina. E li mi sentivo figa perchè non studiavo prima dell'esame.

Oggi ho fatto un tuffo prendendo la rincorsa da lontano. e poi mi sono seduta sul bordo, il sole era quasi tutto giù. Sono le ore più belle quando non c'è nessuno e hai tutta quell'acqua per te. e c'era anche fra, come una volta. (beh la piscina è la sua) Fra tutt'ora vive cosi.
In quei 5 minuti con le gambe raccolte ho sentito l'apparecchio (sopra sotto e sul palato) e si cantava "stella gemella" e "sei la più bella del mondo" (-sbagliata-..non c'è fiore mi regali tenerezza..). Non si sapeva cosa fosse il lavoro né le responsabilità. Nascondevi nell'astuccio dei biglietti con scritto "vuoi uscire con me?si o no (metti la crocetta)" anzi io ricevetti un invito al cinema scritto dall'amico del mio spasimante, perchè aveva la calligrafia più bella, sempre con risposte a crocette.

segue..

martedì, marzo 04, 2008

Il tritapane

Il rumore del tritapane.
Sembra un lamento. Mi ricordo che avevo cinque anni. Mia nonna tritava spesso il pane.
Mi trovavo più o meno come ora a disegnare. Il tritapane è ancora quello di allora, di quelle plastiche sul marroncino classiche degli anni '80. C'è un tubo marrone. Mi sono sempre chiesta come la plastica non venisse maciullata con il pane. Ad ogni spinta del tubo corrisponde un lamento. L'urlo del pane che si spezzetta.
Io scappavo e mi nascondevo sotto il tavolo. Non lo volevo sentire quel lamento.
Li mi sentivo al sicuro. Protetta da quelle gambe non più giovani ma forti.
Lei sorrideva.
Non l'ho mai vista perchè stavo sotto il tavolo ma so che sorrideva.
Quando la nonna sorrideva le si alzavano le guance, quelle guance pienotte e liscissime. E le rughe degli occhi si facevano ancora più profonde e gli occhi a mezzaluna.

“Ninin, vieni!” . e la paura passava.

Ora è buffo, sono nell'altra stanza e il pane piange ancora. Io non scappo più, ma dovremmo cambiarlo questo tritapane.
Ma un tritapane nuovo non lo fa più parlare, il pane.

venerdì, novembre 02, 2007

Il Gatto e la Volpe

Vale e Patty al lavoro ad Arenzano




"La figlia di Rosella fa la prima comunione" "E chi se ne frega" risposi io, quando mio papà mi disse che dovevamo farle il regalo.

Questo è il primo ricordo che ho della mia amica Valentina. Immaginata un pò cicciottella,
dentro un vestito rosa confetto, con gli occhiali spessi un dito, viziata e capricciosa.
Poi dopo un buco di una decina di anni, improvvisamente "la figlia di Rosella" mi si materializza davanti agli occhi, in quel di Arenzano: Alta più di me, magra, timida e silenziosa.
Un'occhiata dall'alto al basso e viceversa e l'idea di distruggerla.

Pensai che non sarebbe durata un'ora. Ho iniziato a farle l'elenco di tutto quello che avrebbe dovuto fare, esagerando anche un pò: "Sveglia alle 7, poi colazione, cambia i ragazzi(..), spiaggia, strada lunga, stress, ritorna, nervoso, pranzo, lava denti, riposino, di nuovo spiaggia, docce, cena, uscite(..)fatica, tanto sonno"

Non ricordo come era vestita, ne come aveva i capelli (oddio forse come ce li ha ora).

Non ricordo nemmeno cosa mi disse quando si presentò.
Dava le spalle alla finestra.
Ricordo però, che dopo la mia spiegazione, pensavo che non l'avrei più rivista.

La stessa sera i nostri vestiti erano già mescolati nell'unico simil-armadio che avevamo in comune.

Alla fine della vacanza, hem della colonia, avevamo una complicità che nemmeno dopo anni di duro allenamento si guadagna.


Oggi ci aggiorniamo come si aggiorna una pagina di posta elettronica.



Io la figlia di Di Donna non la conoscevo, nonostante facesse la mia stessa scuola. Vedendola per i corridoi immaginavo fosse lei, aveva qualcosa di vagamente familiare… Suo padre invece me lo ricordo bene, quando andavo alla fiera di San Giorgio mi dava sempre i biscotti. Non mi interessava conoscere le figlie. Mi bastavano i biscotti una volta l’anno.

Quando mi proposero il lavoretto estivo in colonia (con tanto di colloquio) mi dissero che se non avessi retto potevo tornare a casa.

Era il novantanove.

La colonia era bellissima. Ad attendermi non c’era nessuno, tanto per mettermi a mio agio. Le mie colleghe erano già arrivate e credo avessero deciso di ignorarmi. Reduci da una vacanza in famiglia come solo loro possono fare passarono il loro tempo a fare i balli del villaggio.
Patty racconta spesso di avermi cercato di spaventare dandomi un sacco di mansioni. In realtà mi disse solo: “lei è Michela, svuotale la valigia!”. “…ok…”.
E questo fu il nostro primo dialogo.
Penso mi avesse dipinto nel suo variopinto cervello come la spocchiosa ragazzina che va bene a scuola ed che fa ogni cosa alla perfezione. Ed è cosi, ma le feci credere il contrario.

La leggenda narra che bastò il tempo di finire la valigia di Michela per far sbocciare l’amore.

Non tornai a casa.
Ressi a fatica quei giorni. Con due ore di sonno ogni notte.

martedì, ottobre 09, 2007

2005

Mi sforzo. Penso. Strizzo gli occhi, scende una gocciolina lungo il viso (questa la frego ai cartoons).

Faccio fatica a ricordare cosa ho fatto nel 2005. Non so mi sembra un anno anonimo, ma l'ho vissuto?

Poi piano piano mi tornano alla mente le cose e penso. Noooooooo, maddai era il duemilaecinque?!?!?!?!
Dev'essere perche ho fatto poche cose, o troppe. Tipo oggi ho trovato nelle mail delle bozze del 2005, bozze abbastanza importanti, almeno per quanto riguarda il riaffiorare dei ricordi.
Se mi dite il 2001 "aah cavolo che anno il 2001". idem per il 2003. non cito gli anni pari perchè non li ho mai considerati troppo.
Chissà se capita a tutti.

Vacanza? mmh, doveva essere la vacanza in Sicilia, non eravamo in forma.
Ultimo anno a Torino. Già due anni... Cavolo, tutte quelle liti, come scordarle..
Altro?
mmh..hostess al concerto di Vasco. mmh..
No, nulla. Dev'essere stato un anno noioso, il 2005.

lunedì, agosto 20, 2007

dell'Estate che sta finendo e un Anno se ne va

Eccomi di ritorno.
Il mio primo giorno di lavoro è accompagnato da nuvole che parlano gocce e dal sussurro di qualche linea di febbre.
Ho deciso di non ascoltarli, ancora lunga è l'estate, ancora tante cose da fare mi aspettano.

Sono tornata sabato. Sfruttando la partenza intelligente.. Croazia-Italia 6 ore, anche per merito di JimmiPièPesantePasto. e poi sabato sera di corsa a Savona per trascorrere l'unica serata di agosto insieme all'altra parte del muffin.

Vacanza di iper-relax e casinò. e TV. purtroppo. Solo l'ultimo giorno scopro di non essermi fatta seghe mentali. La situazione era gravissima. Cosi ho deciso di appuntare le mie riflessioni su un quadernetto, seguito da una simpatica illustrazione evocativa. Vi riassumo velocemente i punti salienti:

- fondamentalmente non cambia mai niente;
- il segreto è vivere di TV e ozio;
- la scarsa produzione di seghe mentali mi rende insoddisfatta;
- ho riempito il nulla di niente.

Nello scritto concludo ringraziando Mr. Bartezzaghi ma mi preme anche citare il sig. Ghilardi e il sig. G. Di Muro. (Che non è il meglio conosciuto "prof" anche se il dubbio che nel tempo libero produca parole crociate a schema libero rimane).

Per quanto riguarda gli enunciati riportati nell'elenco puntato non chiedete spiegazioni perchè non saprei darne. Accetto un concordo/non concordo a interpretazione personale.

Buon proseguimento d'estate!

venerdì, giugno 15, 2007

Settimana (d)istruttiva.



Finita la settimana. è stata una settimana particolare, iniziata con un colpo di scena poco piacevole, continuata con un influenza durata un giorno e finita con uno di quei sogni che ti influenzano tutta la giornata. Quelli di cui non ti raccapezzi, quelli che vorresti che finissero ma che continuassero tutta la mattina, che anche quado senti "Vallyyyyy alzati che devi prima passare dalle poste!!" li fai continuare e non sai come ma continuano indipendentemente dalla tua volontà. Un dormiveglia inconscio un "si, ora mi alzo" che ti fa trovare girata nel letto con la testa al posto dei piedi con un appiglio a quel cavolo di sogno dal quale non vorresti uscire. Forse perchè è proprio bello dormire.
E poi la realtà, forse. Perchè tu sei ancora dentro quel sogno, lo porti avanti, questa volta come piacerebbe a te. Ah, non era niente di particolare questo sogno. Ero in vacanza. Mi ricordo anche di aver sentito un dolore fortissimo al collo. In questo periodo il collo mi fa sempre male, non capisco se sia per colpa dell'aria condizionata (che ribadisco, fosse per me la Pinguinodelonghi fallirebbe), o per la postura scorretta davanti al pc.
Ieri, nel mio giorno di influenza, ho deciso che voglio fare la casalinga. la mattina un paio di pulizie e al pomeriggio solo tempo per me. Eh si, sono egoista. Tutti i miei buoni propositi di produzione multimediale sono sfumati davanti a 1984. Per questo ultimamente leggo poco. Se un libro mi piace, la mia curiosità è talmente forte che sono capace di stare oreedoreedore a leggere. Come ieri.
Inoltre stamattina mi è stato ricordato di non essere più una studentessa. Forse devo scriverlo da qualche parte. Cosi smetterò di pretendere la pausa estiva.

mercoledì, giugno 13, 2007

Dedicato a me.

Da bambina mi dicevano tutti "oh Valentina vestita di nuovo". Io mi scocciavo abbastanza. Come mi scocciavo quando mi chiedevano: "cos'hai in faccia? ooooh ti ha punto una zanzara?" V.: "No, è una cosa che ho dalla nascita".

Ergo, oggi mi dedico una poesia.


24. Valentin(a)


Oh! Valentin(a) vestito di nuovo,
come le brocche dei biancospini!
Solo, ai piedini provati dal rovo
porti la pelle de' tuoi piedini;
porti le scarpe che mamma ti fece,
che non mutasti mai da quel dì,
che non costarono un picciolo: in vece
costa il vestito che ti cucì.
Costa; ché mamma già tutto ci spese
quel tintinnante salvadanaio:
ora esso è vuoto; e cantò più d'un mese
per riempirlo, tutto il pollaio.
Pensa, a gennaio, che il fuoco del ciocco
non ti bastava, tremavi, ahimè!,
e le galline cantavano, Un cocco!
ecco ecco un cocco un cocco per te!

Poi, le galline chiocciarono, e venne
marzo, e tu, magro contadinello,
restasti a mezzo, così con le penne,
ma nudi i piedi, come un uccello:
come l'uccello venuto dal mare,
che tra il ciliegio salta, e non sa
ch'oltre il beccare, il cantare, l'amare,
ci sia qualch'altra felicità.

Giovann(a) Pascoli.

Ieri ho fatto compere. A parte le galline che cantano "cocco bello" è abbastanza vero.