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giovedì, ottobre 22, 2009

Smiling

E così capita che entrando nel negozio in franchising dove probabilmente la commessa non vede l'ora che la lancetta dei minuti si appoggi alla tacchetta del 30 per sbattere tutti fuori e tornare a casa, lei ti saluta con un Ciao e tu avresti voglia di abbracciarla e baciarla perchè ha perfettamente capito che il tuo stato d'animo non è quello di una signora ma di una ragazzina.
Poi non ce la fai e glielo dici. La ringrazi. Magari però non la abbracci va.
Poi vedi un vestitino che fa il finto tonto tra alcuni maglioni e ritorni dalla commessa e ti fai convincere a comprarlo.
Poi esci e sorridi ai passanti che dopo una giornata di lavoro, respirano l'aria delle sette: quell'aria che sa già di cena, e di termosifoni accesi, che sa di coccole di qualche bimbo o grattini a un gatto, o passeggiatina al cane.
Poi cammini veloce verso casa che non senti nemmeno il primo freddo invernale che brucia sulle mani piene d graffi che ti fanno ricordare che c'è qualcuno a casa che aspetta impaziente che la sua ciotolina si riempia di ottima mousse di cuore e manzo. No stasera gamberetti, dai.
Poi sorridi ancora, alle bancarelle del mercato, alla nuova pavimentazione del centro, al tuo nuovo braccialetto, al ragazzo con l'ipod, alla mamma con il bambino e persino all'ausiliaria del traffico.
E lì ti accorgi che hai toccato il fondo. Il fondo del cielo però.
E prima di arrivare a casa vedi una panchina che sorregge due ragazze. E speri che una sia proprio quella che conosci e le rovesci tutto addosso, nonstante lei ti abbia detto che è triste per amore.
E sti cazziii, una volta ciascuno non fa male a nessuno, oh.

mercoledì, ottobre 21, 2009

Ludoteca


Vorrei ringraziare chi mi ha consigliato di fare le pallette di stagnola per fare giocare il gatto.
Mi dissero"uh vedrai come si divertirà!"
Vero.
Le pallette di stagnola, insieme a quelle di grezzo book, sono il suo gioco preferito.
Subito dopo seguono a parimerito un legnetto con un nastrino di raso rosso che oramai è diventato grezzo e succhiaticcio e insalivaticcio e il topino grigio dell'ikea opportunamente impiccato con uno spago.
Ma le pallette di stagnola, quelle non le mette dietro a niente.

Infatti ora in casa circolano 5 pallette di stagnola.
Quando non le vedo in giro vuol dire che le ha messe tutte sotto al divano.
L'altro giorno ne ho trovata una inzuppata d'acqua.
Ogni tanto dormono con noi.
Qualcuna giace nella lettiera.
Qualcuna sulle sedie.
Ogni tanto girano dentro le mie scarpe.
A volte fanno deposito sotto il letto. Insieme a pezzi di carta che mi sa che il mio gatto ha imparato ad aprire i mobili, se non mi spiego come si possano trovare i fogli in giro.

Le pallette raggiungono il culmine del loro utilizzo alle due di notte...

Intervallate da uno snack, da un grattino, da una cacchina.
Ma alle due pare che si animino di una forza misteriosa.
Forse ricevono i messaggi degli alieni.
Forse sono loro che provocano Pritt.
Infatti mica ho capito se devo sgridare loro o il gatto.

Oh cavoli. dimenticavo Coccolino.
Che in questo preciso momento è a cavallo nella ciotola delle crocchette.
Valli a capire sti maschi....

martedì, ottobre 20, 2009

Maledetta primavera


Comeee??!? Non è primaveraa??
Ma si che lo è.
Lo è eccome.
Io sento gli uccellini spelacchiati cinguettare, impazienti di sperimentare nuove traettorie.
Vedo le gemme spuntare timidamente sui i rami degli alberi, noncuranti del gelido freddo che ci sta regalando un'anteprima di questo ipertinente inverno.
Ammiro estasiata i fiorellini di campo che delicatamente colorano i mari verdi che rendono inconfondibile la mia pianura.
Che per quanto posso detestare, é pur sempre mia.
Respiro i profumi zuccherini che si intrecciano all'aroma della neve montata.
Spìo silenziosa le api che si rincorrono per raggiungere il nettare migliore.
Sento il sole che spremendo i suoi tiepidi raggi, tenta di sciogliere la spessa coltre di ghiaccio, invidia dell'Antartide, che fa da scudo a tutte le frecce scagliate da quel testardo di Cupido.
Continuo a usare, indisturbata, la giacchina di pelle marrone.
Ma per fortuna, non sono l'unica.

Non contenta, ho preso i miei anni e li ho divisi a metà.
Una metà la sto usando adesso.
E il mio stomaco s'è fatto un nodo savoia, che nonostante tutto fa passare quantità industriali di cibo.
Soprattutto se la smetto di andare a mangiare fuori, con la scusa di sperimentare i ristorantini della zona.
Soprattutto dopo aver comunicato a mia mamma la mia carenza di ferro.
Mamma meridionale, rammento.

Beh, al peggio, preparerò i fazzoletti per arginare il raffreddore...

mercoledì, ottobre 14, 2009

28 anni, o 14x2?


Oggi, un giorno come gli altri.
Vestita, da un giorno come gli altri.
Umore, da un giorno come gli altri.
Capelli, da un giorno come gli altri.
Gente in ufficio, da un giorno come gli altri.
Telefonate, da un giorno come gli altri.

Distrazione, la stessa di tutti i giorni.
Sonno, lo stesso di tutti i giorni.
Scazzo, lo stesso di tutti i giorni.
Male all'anca, lo stesso di tutti i giorni.
Umorismo idiota, lo stesso di tutti i giorni.

Vado al piano sopra, torno verso l'ufficio, spalanco la porta del cortile, attraverso il fumo di una sigaretta....
...le mie guance rosse, la salivazione a zero, le gambe tremano...

Ho chiesto a mio cognato se posso spostare la mia scrivania in cortile.
Prometto che non mi lamenterò nemmeno una volta del freddo.

martedì, ottobre 13, 2009

Free Climbing

Oggi me ne starò un pò appesa a quella sporgenza piccolina.
Ciondolante e gongolante, mi fermerò a guardare il panorama: le montagne ancora verdi, la danza delle aquile, il profumo della neve, il sole che si specchia sulle rocce.

A me piace arrampicare.
Una volta ero arrivatà un bel pò in alto in alto: mi sembrava quasi di vedere la cima.
Ma la roccia mi ha tradita, e mi ha fatto fare un volo che me lo ricordo ancora adesso: una culata pazzesca!
2 anni di riabilitazione.
Se mi capita di passare la mano sulla ferita, sento ancora il male.
A fatica, però, ho deciso di ricominciare.
Certo, dopo che fai un tonfo così, è veramente difficile fidarsi ancora della roccia.
Infatti sono caduta di nuovo, ma siccome per la paura mi ero assicurata con una corda, sono rimasta appesa alla parete per circa un anno.
Ultimamente invece, metto male le mani sugli appigli: sbaglio strada, vado avanti, torno indietro...
E così sto sempre piazzata alla stessa altezza.

E' che oggi non credevo mi sarebbe bastato un appiglio così scomodo e nascosto, per farmi ritornare il sorriso.
Durante le mie scalate ci sono passata davanti tante volte, ma non l'ho mai calcolato più di tanto perchè così appuntito e altezzoso, mi stava un bel pò antipatico.
Non l'avevo nemmeno visto, confuso tra gli altri appigli com'era.
Si è fatto notare lui, deduco solo per estrema vanità.
Mi ha sorpresa.

Si, oggi me ne starò aggrappata lì, godendomi questo cielo azzurro di metà ottobre, facendo specchiare, anche se inutilmente, il sole sui miei denti...

mercoledì, settembre 30, 2009

Non riesco più a scrivere.
Non riesco più a scrivere perchè ho la testa intasata di stronzate.
Non riesco più a scrivere perchè è un anno e passa che vivo da sola e non sono ancora definitivamente sistemata. Mi pare di avere la casa in discesa. Cade tutto.
In realtà dopo che sono passati mio cognato e Balza cadono meno cose. Ma ho ancora dei lavori da fare. Poi dopo che avrò finito, cercherò una casa da comprare. Però non ditelo a Balza:)
Non riesco più a scirvere perchè a casa non becco più la connessione del signor Speedstream che gentilemente mi lasciava la porta aperta.
Non riesco più a scrivere perchè da una settimana le mie mani sono piacevolemte impegnate a grattare le orecchie di Pritt.
Non riesco più a scrivere perchè ho talmente male alla sciatica che tutto mi innervosisce.
Che l'unica cosa che non vedo l'ora di fare è stare sdraiata.
Questo fottuto nervo sciatico di merda, oltre a svuotarmi il conto in banca, mi fa sentire come se qualcuno stesse tirando troppo una corda della chitarra.
Con la sensazione che debba rompersi da un momento all'altro.
E così sto ferma. Non riesco a fare un cavolo di niente.
Appena solo penso che devo andare a far tagliare una cazzo di mensola che è da 6 mesi che devo far tagliare, lui fa sentire la sua incessante presenza. Così mi fa passare la voglia.
Una lancia conficcata nel gluteo destro che arriva fino alla parte dentro del ginocchio.
Che non so come si chiama. Dove c'è la piega. Avanginocchio forse:)
Credo anche che sia collegato con i muscoli del sorriso.
Vorrei svegliarmi una mattina e non avere più male.
Come col piercing alla lingua che mi ero fatta.
Come col piercing al cuore che mi era stato fatto.
Una mattina mi sono svegliata e non faceva più male.
In entrambi i casi.

martedì, settembre 22, 2009

Riavvio.

Ieri sera.
Dopo non so quanti anni.
Forse da dopo che mi aveva lasciato il moroso dei 5 anni.
Quandi almeno 3 anni.

Finalmente, ieri sera, mi sono fermata.

Dopo cena, in casa, sdraiata sul divano, mi sono vista un cartone animato alla televisione.
Con un gatto sulla pancia.

Il mio gatto.
Il mio divano.
La mia casa.
La mia tv.
Le mie guance asciutte.

domenica, settembre 20, 2009

Volevo un gatto nero, nero, nero :)



Il mio gatto si deve essere ingoiato il mio telefono con il vibracall acceso perchè da quando è entrato in casa, non ha smesso un secondo di suonare.
Dovrò iniziare a non lasciare roba in giro, mi sa...
Ha già capito dove andare a sdraiarsi quando è sulla mia pancia...soliti maschi...
Ha fatto finta di fare il timido cinque minuti, poi si è impossessato del divano e si è messo a dormire.
Ora provo a mettergli il telecomando tra le zampe: se accende sulla partita, domani gli do le chiavi della macchina e gli dico di andare a lavarla.
Eh oh, adesso è lui l'uomo di casa...:)))))

Expedit o non Expedit.

"Vale, già che vai all'Ikea con il tuo moroso, prendi anche a me la libreria in offerta? Graziee"

Quando ci siamo conosciute eravamo una diciottenne e una sedicenne.
In ordine di età, io e lei; in ordine di testa, lei ed io.

A volte ti accorgi del tempo che è passato in circostanze del genere.
In frasi buttate in mezzo a una telefonata di un sabato pomeriggio di settembre.
Perchè vedi due vite diverse, in due case in affitto che non sono più quelle dei genitori.
In ordine di appartamento, da single io, in coppia lei; in ordine di disordine...ce la giochiamo.
La stessa libreria dell'Ikea a fare da collante.

Vale,... magari però domani vado io all'Ikea. A Genova.
Ma avremo le nostre librerie Expedit in offerta.

giovedì, settembre 17, 2009

Chi la dura, la vince?

Ci riprovo.
Non so cosa capiterà, ma voglio riprovarci.

E' che è successo tutto all'improvviso.
Alle nove di sera mi sono accorta che mi mancava il latte per fare il crème caramel quello vero.
Mi sono insultata per 5 minuti ma poi non ho potuto fare altro che assumermi le mie responsabilità.
Dopo aver sputato sangue sul nuovo centro commerciale, ho ceduto, e sono andata a comprare il latte lì, perchè per fortuna, sta aperto fino alle nove e mezza.
Gli sbuffi dei pantaloni della tuta che si bagnavano a ogni passo e i la testa infilzata con mollettine distribuite a caso tra i capelli...la giusta punizione per una dimenticanza che non mi sarei proprio dovuta concedere.
Ho superato le porte di vetro scorrevoli all'ingresso e sono salita sul tapis roulant senza guardare subito dopo quei poveri disperati come me, si aggiravano tra i corridoi luminosi e già puliti per il giorno dopo.

Un colpo di ginocchia alle sbarre basculanti del supermercato e d'improvviso, l'incontro.

Io giuro che non volevo, giuro che ero andata lì solo per il latte.
Lo giuro.
Giuro che il mio obiettivo era in fondo al corridoio, il secondo sulla sinistra, con l'unico scaffale che mi stava aspettando.
Ma l'incontro è stato davvero inevitabile.
Sono stata colta da timidezza, sconforto, agitazione, desiderio, tenerezza, incertezza.
Ho provato a fare un passo indietro, ma non ho saputo resistere e mi sono avvicinata.
Sono stata un pò a guardare dicendomi "No, no, no e no. non è il momento, lo sai anche tu."
Con un mezzo sorriso ingenuo ho alzato lo sguardo in giro in cerca di disapprovazione.
Il tatto questa volta l'ho lasciato da parte. Sarei stata decisaemente troppo invadente.
E intanto la frenesia parlava con la voglia di dare amore.
E l'amore, con la paura di darne troppo.
E la paura, con la testardaggine di volerci riprovare.

Sono uscita dal supermercato anche con il latte.
E speriamo che sia la volta buona:))))





Piantine grasse. Supermercato Panorama. 0,99 € l'una.

lunedì, settembre 14, 2009

Silenzio stampa.

non parliamo del male all'anca e del male al nervo sciatico che mi stanno complicando gli spostamenti della giornata, che mi sento una lancia che mi attraversa il gluteo destro e si conficca nella caviglia.

non parliamo del tempo che pare di essere in autunno, anzi no, in inverno: quindi, che dite, sarà il caso di rivedere i solstizi e gli equinozi?

non parliamo di un messaggio arrivato stanotte, che ha avuto lo stesso effetto di un'otturazione saltata. e ora tocca prendere schermo e tastiera alla mano e farcire una bella mail perchè non credo che sarei gradita oltre frontiera. ma giuro che partirei ora.

non parliamo che mi sono svegliata alle due di notte perchè è piombato qualcosa sul pavimento e pensavo che ci fosse un ladro in casa.
che sentivo scricchiolare le mattonelle come se stesse camminando qualcuno e sentivo muovere la porta del bagno. e ho sollevato la testa, ma siccome sono un pò miope non vedevo un cazzo e non potevo prendere gli occhiali perchè ho pensato "se poi vede che sono sveglia mi uccide", allora ho fatto finta di dormire col cuore che si sentiva rimbombare in tutto il quartiere, e poi ho cercato il cell che tengo sempre sparso nel letto e ovviamente, no dico, ovviamente non l'ho trovato subito, ma poi quando l'ho trovato ho digitato 112, perchè i rumori continuavano e ho pensato: "ma perchè dobbiamo vivere in un mondo di merda che se uno vuole lasciare le persiane aperte, non può che gli entra la gente in casa" e allora a un certo punto ho preso un bastone e mi sono fatta coraggio e ho acceso la luce.
ma era solo il vento.

non parliamo del fatto che voglio un cane o un gatto e mi sono rotta di sentire "è un impegno".

che sto facendo la fame e non dimagrisco.

che volevo andare in pausa pranzo in palestra, ma c'è prima il lavoro.

non parliamo delle persone che non capiscono che se vuoi avere mie notizie, mi chiami, non mi mandi un sms per dirmi "eh non rispondi". e se non rispondo alla chiamata, vuol dire che non ho la reperibilità, che devo rispondere per forza.
magari in quel momento sono sul cesso, che dici?

non parliamo del fatto che odio chi mi conta i passi e spreca il tempo a monitorare la mia vita.

non parliamo del fatto che si entra senza chiedere permesso e si comincia a parlare non vedendo che magari ho già altro da fare, per esempio.



non parliamo del fatto che a me piacciono i succhi alla pesca e in ufficio ci sono solo quelli alla pera.

che stamattina volevo mettere le mutande nere e le avevo finite. e io odio le mutande bianche.

non parliamo che finisce sempre la cartaigienica quando vado al cesso io.
ah vero, vivo da sola :)))

venerdì, settembre 11, 2009

Futuro prossimo.


"Entro tre mesi incontrerai un uomo molto più grande di te, che ti prenderà di testa, che viaggia tanto per lavoro, e che ti metterà di fronte a una scelta difficile..."
Ero alla Festa delle Streghe. Agosto, mi pare.
Complice una sangria, non ho saputo resistere, e mi sono fatta fare le carte da un chiromante gay.

Un mese è passato.

Ieri ero nella sala d'aspetto della mia dottoressa, in coda.
Ero l'ultima. Erano le 17. 10 persone davanti.
Sarei uscita, andando bene, per le 21.
La tipa della reception ci ha pure cazziati perché facevamo troppo casino.
A un certo punto è arrivato un uomo.
Bell'aspetto.
Molto più grande di me.
Non ci siamo considerati fino a quando nella sala d'aspetto siamo rimasti in tre.
Lui, io e un signore calabrese di circa 50 anni, grassoccio, camionista, che mettendo l'h aspirata ogni tre parole, ha iniziato a spiegarci di come suo figlio, dopo otto anni di fidanzamento e uno di convivenza, gli abbia intasato i suoi 4 box auto con i mobili costosi della sua casa, comprati con i soldi del babbo.
Sono stata a sentire per un pò, mentre l'uomo più grande di me, ha ribattuto qualche considerazione del suo "amico". Il camionista calabro, mentre raccontava, intercalava ogni tre frasi con un "perchè lui lo sa, lui mi conosce". Ci teneva parecchio.
Sono riuscita a malapena a conferire un "No, io vivo sola, ma non mi servono i mobili"
Deducendo che le mie idee non si sarebbero mai sposate con le sue, sono uscita sul balcone, anche perchè qualcuno stava cucinando del pesce.
I miei tentativi di farmi offrire cena, ultimamente, stanno raggiundendo livelli umilianti:)
Ed ecco che mi raggiunge lui, l'uomo più grande.
"E così vivi da sola".
Abbiamo iniziato a parlare subito, come se ci conoscessimo da una vita.
Continuavamo a ridere, e a dire stronzate. Stesso senso dell'umorismo.
Ammetto che abbiamo sorriso pure delle affermazioni del calabro.
Le parole del chirogay mi rimbombavano in testa, e i miei occhi hanno iniziato a sbrilluccicare.
Mentre mi casca l'occhio su un anulare sinistro troppo luccicante mi fa:
"Eh se non mi fossi sposato presto, sarei andato a vivere pure io da solo"
In quel momento si è aperta una botola sul balcone.
L'ho visto scivolare e spiaccicarsi sul marciapiede.
Le signore che passavano sotto, con lo sguardo alzato e smarrito chidevano spiegazioni.
"No guardate, questo il chioagay questo proprio non me l'aveva preannunciato" ho gridato mentre mi allontanavo dal balcone per entrare dalla dottoressa...

martedì, settembre 08, 2009

La vera storia di Cenerentola.

C'era una volta una principessa che si chiamava Cenerentola.
Ceneré per gli amici.

Rimase orfana di madre e il padre si risposò con una donna frustrata che pensava solo ai cazzi suoi e alle sue figlie brutte come due racchie.
Ceneré sgobbava dalla mattina alla sera, portava colazioni a letto, faceva il bucato, stirava, stendeva, con la differenza con non veniva pagata nemmeno in nero.
Siccome in casa non la cagava nessuno, cominciò a dare di testa e si mise a parlare con gli uccelletti che le cagavano sul davanzale la mattina.
Un giorno arrivò notizia che il principe del paese di fianco avrebbe fatto una mega festa.
E la matrigna, stronza, le diede talmente tanta roba da fare in casa che Ceneré ne avrebbe avuto per i prossimi cento anni.
Ma siccome Ceneré é una testa di cavolo, se ne frega e va lo stesso alla festa.
Lì incontra Azzurro. Azzu per gli amici.
Azzu s'era appena lasciato con Biancaneve perchè era imparanoiata con sta storia delle mele, e prima ancora aveva avuto una storia con la Bella Addormentata, ma era veramente troppo addormentata, e poi voleva Fiona per farsi delle storie, ma alla fine voleva anche Cenerentola e sti cazzi.
Lui la vede, ballano insieme, poi le dice "Ti lascio il mio numero" e guarda un pò?? si somma agli altri cretini che le lasciano il numero e si defilano.
Lei, che é già in ritardo, sempre in ritardo, tutta la vita in ritardo, andando via, perde una scarpetta.
Uno zoccoletto estivo di legno con la fascetta verde mela, n.37 comprato a 15,00 euro, l'affarone dell'estate.
Azzu la vede, ma la scansa con un piede.
Poi passa la direttrice del castello, la raccoglie, la mette in un sacchetto e la da al Cuoco del palazzo, che fra l'altro aveva già avuto un flirt intenso con Ceneré.
Però ora flirta con un'altra. E' che Ceneré lo aveva mandato via, perchè c'aveva la testa piena di stronzate. Anche ora in realtà ce le ha. Lui pure era incasinato. Troppo incasinato.
Ceneré é una che ne ha passate, ora non le viene tanto bene affezionarsi.
Poi è una che arriva in ritardo.
Ovunque, dovunque e comunque.

E stasera per consolarsi, si metterà i suoi zoccoli verdi e si mangerà le scatolette di tonno (che le ha lasciato il cuoco insieme alle scarpe).
Tonno che non digerisce nemmeno bene. Come i peperoni.

E come l'idea che lui, lui, ora cucini per un'altra.
Fine della storia.

lunedì, settembre 07, 2009

Viaggio nel tempo

Ci sono degli oggetti che quando li tocchi scatenano i poteri, come nei film, e ti portano a spasso nel tempo.
Oggi è arrivato un carico di giocattoli in ufficio.
Poi un giorno spiegherò come mai capitano ste cose nel mio ufficio.
La tentazione è stata forte. Sono andata a sbirciare.
Ma che dico sbirciare, ho tirato fuori tutto.
Qualcuno deve aver svuotato una cesta di giochi di una bambina nata negli anni '80.
Il primo gioco che ho tirato fuori mi ha fatto venire le lacrime.
Gira la moda.
Ho aperto la scatola. Il gioco era intatto. Pure coi gessetti. Quelli blu che servivano per fare i calchi. Appena ho preso in mano la ruota, una scossa.

Sono sdraiata a pancia in giù sul tappeto di casa. Quello marrone e panna con i disegni geometrici che facevano venire fuori le facce.
L'odore del tappeto me lo ricordo bene. Un misto di plastica e polvere credo.
Con il mio gessetto cerco di fare il calco che puntualmente mi viene doppio perchè quando finisci i foglietti in dotazione ti devi arrangiare, e quelli che ho io sono troppo sottili.
La mia preferita è quella con i capelli a caschetto. Maglia con gli sbuffi, gonna corta e scarpe da ginanstica. O anche quella con il vestito da sera lungo che le si vede la sottoveste.
Il massimo della trasgressione.
Le 19,30 circa.
Fuori è già buio.
Fuori fa freddo.
La luce gialla del lampadario però ci riscalda.
Mia sorella sul tappeto con me. La sua preferita è quella con il basco, credo.
Profumo di minestirna sulle nostre teste. Minestrina con il formaggino.
Dalla cucina la voce di qualche presentatore di quiz a premi, si fonde al rumore di piatti tirati fuori da sopra il lavandino e arriva fino alla nostra cameretta.
Suonano alla porta. E' papà che torna dal lavoro.
Mia mamma ci grida dalla cucina che è pronta la cena.

Lascio la presa.
Blocco la lacrima con il dito pieno di polvere.

Ho chiamato mia mamma.
Stasera ceno a casa.
Non la mia.

giovedì, settembre 03, 2009

Ritorno di fiamma

Questo è un post interattivo. Premi PLAY prima di iniziare la lettura



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Oggi mi sono trovata una lettera a casa.
Era Daniele. Daniele Ottier.
Mi ha scritto perchè vuole che ritorni con Sky.

"Gentile Patrizia,
tu e Sky avete vissuto tante emozioni insieme, poi hai scelto di non vederlo più per un pò.
(...)
Se SKY ti manca, chiama...
Riavrai tutto quello che ti eri perso in questi mesi. E molto di più"

A
parte che quasi mi stavo mettendo a piangere.
E non sto scherzando.
E' che certe parole, lette in determinati momenti della vita, arrivano come una multa inaspettata.
A parte questo.

Ora gli rispondo così:
"Gentile signor Daniele.
Noi non ci conosciamo e mi pare alquanto strano che si sia preso la briga di tenere la parte a Sky. Lei non sa nulla della nostra storia: non sa com'è iniziata, non sa perchè è finita, non sa cosa è successo durante.
Ok, io avrò le mie colpe perchè non ero mai in casa e probabilmente lui si sarà sentito solo. Ma evidentemente non era così interessante come si spacciava.
A me del Calcio non mi frega, le News le leggo su internet, lo Sport lo guardo al campetto di fronte casa, non ho bambini per fargli vedere Disney Channel, la Musica la ascolto alla radio e il Cinema vado al Cinema a vederlo. Appunto.
Coi pop-corn e il sistema audio che funziona.
Ammetto solo che mi manca l'aspetto faidateristico di lui. Sapere come sono costruiti i water o come vengono fatte le lenti a contatto. Sapere come funzionano i distributori di merendine piuttosto che com'è fatta una radio.
Infatti in casa ho da attaccare il porta bagnoschiuma nella doccia, la canalina dell'antenna tv, una 15ina tra quadri e quadretti, due mensole, un lampadario.
Le pare poco??
L'unico ricordo che mi ha lasciato sono i 39 euro che mi ciucciava tutti i mesi dal conto corrente.
Ecco.
Si faccia un bell' esame di coscienza e non si impicci più delle questioni mie.
Cordiali Saluti"

Mamma, perdonami.


Condannata a 3 mesi.
Assurdo. Folle. Pazzesco. Irreale. Illogico. Irrazionale. Irragionevole. Insensato. Inconcepibile. Impossibile. Inammisibile. Incoerente. Incongruente.

3 mesi di tessera palestra e corsi.

Non mi riconosco più.
Quest'estate invece di spendere gli stipendi invernali in souvenirs e gelati, mi sono infilata nei negozi di sport per uscirne con un paio di scarpine da ginnastica adidas rosa, da femmina, e un paio di pantaloni della tuta blu che non sono ancora come li voglio io, ma ci vanno molto vicini.
3 mesi di cyclette, di addominali, di stratching, di attrezzi, di sudore che scivola sulla schiena, di capelli spettinati, di corsa e di corsa e ahimè, di bonazzi in pantaloncini corti (eh oh, lasciatemelo dire). Che poi io odio l'ambiente delle palestre è un altro post.
3 mesi di insalata, di petto di pollo, di verdure, di bere l'acqua e andare a fare pipì ogni due minuti, di succo d'ananas, di cereali, di "no grazie", di "basta così".

Balza si è pure fatto togliere la patente per aiutarmi.
I patti erano che sarebbe passato a prendermi lui. Più che a prendermi, a trascinarmi per i capelli nel caso in cui avessi accampato scuse, o mi fossi barricata in casa, o avessi finto malanni, o avessi improvvisato sparizioni, pur di saltare l'ora di palestra.
Ora lo porto a casa io. Secondo me mi sta mentendo.
Lo fa per me, perchè così è meno doloroso. Questa è psicologia pura. Grazie Balza.
L'altra mattina sono andata a battere i pugni contro il portone della palestra perchè era ancora chiusa.

Vi prego, avvisate voi mia mamma. Potrebbe non riprendersi più da questo affronto.

mercoledì, settembre 02, 2009

Cenerentola

Ho perso una scarpa.
Devo chiamare la colonia del mare, sperando che l'armadietto che la contiene non sia già stato destinato a un'altra stanza. Perchè lì funziona che ogni volta che cambia il turno, spostano tutti i mobili, e quindi ora, la mia scarpa, potrebbe essere passata in un altro piano. O addirittura in un'altra ala della villa.
Immagino la faccia di chi troverà una scapra con il tacco n.37, aprendo lo sportellino di metallo.
Forse la stessa mia, di quando, disfando la borsa delle scarpe, me n'è avanzata una.
Ora è in mezzo alla sala, vicino al divano.
E' che non me la sento di infilarla nell'armadietto delle scarpe di casa, da sola.
Anche perchè me le vedo già le altre, che vedendola senza compagna, cominceranno a chiederle spiegazioni. Le prime saranno quelle con il tacco alto, che siccome non vengono mai usate, saranno un pò acide e stronze e la piglieranno in giro.
Quelle da ginnastica, le più buone, immagino che cercheranno di consolarla, dicendole sicuramente, che magari se va a correre con loro, possibile che si sentirà meno sola.
Ho pensato che potrebbe trovarsi a proprio agio con le ciabattine, loro sono così semplici, anche se un pò chiaccherone.
Ma alla fine, la sera, prima di andare a dormire, resterebbe sempre sola.
E così, per ora, la lascio in giro per casa.
Ci facciamo compagnia.
Sono sicura che stando da sola in giro per casa, si accorgerà che dopotutto non è così male.
Anche perchè io non gliel'ho detto, ma prevedo che farle riavere la sua destra, sarà quanto mai complicato...

lunedì, agosto 31, 2009

Per Babbo Natale - urgente


Caro Babbo Natale,
so che sei in ferie, ma ti devo disturbare per una questione importante.
Sai quanto io detesti il Natale e tutto cià che gli fa da contorno.
Perciò ho deciso che voglio riscuotere il mio regalo, adesso.
E sai anche quanto io arrivi sempre in ritardo su tutto...quindi, questa volta, ho deciso di prendere le cose giusto con un pò di anticipo rispetto agli altri.
Senti, volevo dirti che non voglio un regalo materiale.
In realtà avevo pensato all'home theatre (se così si scrive perchè sono rimasta un pò indietro con la tecnologia) + tv schermo piatto, ma per quello ci può forse pensare la mia famiglia, se chiedo di accorpare regalo di Natale, Compleanno, Onomastico e Pasqua.
Lo so che non guardo la tv, ma ho dovuto mettere il divano al suo posto e quindi mi rompo ad avere il filo dell'antenna che ciondola per casa.
E tanto i programmi che ci sono mi fanno cacare.

Vedi Babbo, io vorrei chiederti...
...ecco...
...se mi puoi levare 10 anni.

Ascolta, non è una questione di rughe o di capelli bianchi.
E nemmeno di mancata voglia di crescere e prendermi le responsabilità.
So che mi capisci.
E' che quando ti capita di non essere Valeria Golino, devi ricorrere ad altre fonti, e io ho pensato a te, anche perchè Dio è impegnato in cause più nobili, giustamente.
10 anni non sono molti, poi prometto che in qualche modo te li rendo.
Sono anche disposta a rifare la maturità. E anche a riprendere la patente.
Se vuoi posso anche aiutarti nella consegna dei regali di quest'anno.
Ho la macchina con il bagagliaio grande.
La benza la metto io.
Con affetto.

sabato, agosto 29, 2009

Notizie Ansa

Ci sono tre tipi di notizie.: le notizie belle, le notizie brutte e le notizie "Così"

Le notizie "Così" sono quelle che ti fanno subito dire: "Ma, che cazzo ma l'hai detto a fare??"
Sono quelle che stridono, che ti fanno stare tutto il giorno con la bocca chiusa e lo sguardo oltre l'interlocutore.
E ogni tanto ti fanno alzare il sopracciglio sinistro in linea diretta con il cuore.
Quelle che ti fanno venire solo voglia di dormire; che trasformano la tua sete di abbronzatura su un lettino da spiaggia, in una inaspettata e tenera pennichella, con le voci degli altri in lontananza, che per fortuna, distraggono i pensieri.
Sono quelle che ti fanno coprire con un asciugamano di chissachi per sentirti al sicuro.
Sono notizie che se non le avessi sapute, sarebbe stato meglio, ma ora che le sai, stai un pò peggio.
Allora cominci a smontare il tuo film sentimental-drammatico e a montare una piccola commedia tragi-comica. Tagli la pellicola e la riincolli un pò più avanti. Butti le scene noiose e riguardi per l'ultima volta quelle da oscar.
Sono quelle notizie che tutti ti dicono: "Cosa'hai?" e tu devi ritornare alla realtà per rispondere sorridendo: "Niente, sono solo stanca".
Sono quelle notizie, che porcamiseria, "Ma davvero... chi stracazzo te l'ha chiesto?".
Che Brook Logan avrebbe avuto più tatto nel comunicartelo.
Che chissà perchè, ti immagini subito la coppia felice all'Ikea che progetta la cucina, mentre tu ti rigiri tra le mani il tazzone Ljuvlig lilla per la tisana, che poi lo rimetti nello scaffale e dici "Mavaffanculo".
Le notizie così, sono quelle che sono le 4 di notte e stai fingendo di non avere sonno per non dover fare i conti con i tuoi sogni: quelli infranti, quelli notturni, quelli che oramai non sai nemmeno più come si fanno. Perchè la realtà ti arriva sulla faccia come un gavettone di acqua gelata fatto col seccchiello che i bambini usano per fare i castelli di sabbia, appunto.

Poi però, per fortuna, ci sono le notizie "Cosà"
E sono quelle che ti fanno tornare il sorriso e lo sguardo un pò frizzante, che ti fanno ancora un pò adolescentemente sospirare e che ti fanno pensare:
"Eeh si...(sospiro), si vede che doveva andare prooooooprio Così!!"

lunedì, agosto 24, 2009

Quello che le donne non dicono.

Quando c'è una cosa che non mi piace fare, cerco il modo migliore per farla.

Ad esempio.
Non mi piace andare dalla pettinatrice.

I miei capelli crescono lenti. Sono pigri come me. Mentre a me sono cresciuti di 1 cm, la mia amica Francesca ha già cambiato 10 volte taglio e sta cosa mi manda sempre in bestia.
Poi come me li tagliano non mi va mai bene. Io dico sempre di si, che sono ok, ma poi esco, torno a casa e li rilavo. E tutte le volte mi accorgo che sono sempre troppo corti e li tiro più che posso con le mani. Ma loro stanno lì a guardarmi, poverini, che si sentono come tanti bambini smarriti che aspettano il turno per fare la doccia prima di entrare in piscina.
Poi non mi piace la piega, in generale. Mi pare una cosa troppo finta. Cioè che senso ha mettersi i capelli perfetti, che tanto non ci crede nessuno. I capelli sono belli scombinati, spettinati, con una ciocca ribelle. Un pò in ordine si, ma come una torta uscita dal forno con le bozze dove si formano loro.
Poi mi da fastidio quando la ragazza che ti lava i capelli ti parla.
Io vorrei che non mi parlasse.
E' che non ho molto da dire a una persona a cui non ho nemmeno il coraggio di dire che l'acqua è troppo fredda o troppo calda.
E poi la fatidica domanda: "Come li facciamo?"
Eh ma che ne so io, tanto come ti dico non li fai, quindi fai te che facciamo prima.

Però.
Però da Alexander-Hair stylist io mi farei pure fare i colpi di sole. Con la cuffietta.
Voglio dire.
Quando vai da lui, devi essere estremamente lucida, perchè uno che ti fa le domande sui capelli, con uno sguardo così, ti frega.

Uno come Alexander, vorresti che ti spuntasse un capello alla volta.

Ecco perchè ogni volta che vengo al mare, mi taglio i capelli.
Al diavolo che mi crescono lenti.
Al diavolo che mi fa la piega perfetta che poi io torno a casa e li rilavo.
Al diavolo che vorrei i capelli più corti dietro e più lunghi davanti e l'altra volta s'è sbagliato e me li ha fatti pari.
Al diavolo che la ragazza che mi lava i capelli mi parla.
Ti dico tutto quello che vuoi sapere.
Al diavolo la storia del cambiamento.
Anzi guarda, cambio anche dopo, se necessario...