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martedì, maggio 03, 2011

Cambio di stagione.

Mi piace che nella camera da letto, da circa un mese, appoggiati per terra, ci siano gli scatoloni con dentro i vestiti estivi.
Mi piace perché mi ricorda che sono disordinata.
Da quando c'è Azzu, in casa mi sento portata a essere ordinata per fare bella figura.
Non è che mi riesca perfetto però sono migliorata molto.
In realtà sta cosa di mettere in ordine un pò ce l'ho sempre avuta.
Quando ero a casa con mamma e papà la cosa che mi piaceva mettere un sacco in ordine erano i mobiletti del bagno. A volte mi piazzavo lì e ci stavo tipo due ore che quando poi qualcuno doveva andare in bagno sbuffavo. Altre volte mi rompevo e mettevo un pò in ordine poi il resto lo rimettevo tutto incasinto per fare prima.
Oppure riordinavo anche le due ceste con le scatolette delle medicine. Le sistemavo come un meridionale sistemerebbe le valigie nel bagagliaio prima di partire per il mese di ferie.
In effetti io forse sono un pò meridionale.
Tipo, ieri ho sistemato la dispensa di casa.
La dispensa non è nient'altro che una mezza libreria billy dell'ikea che avevo a casa vecchia più un altro quarto di billy, messe vicine. Ho scoperto che il tempo passa molto in fretta con lo scatolame. Ho scoperto che il 2010 è passato da un pò. E ho scoperto che la libreria billy, travestita da dispensa, farebbe sentire male anche il signor ikea.
E' che a me fondamentalmente piace mettere in ordine. Per questo vorrei lavorare al Self. Che quando vado lì e vedo che non ci sono le cose in ordine mi viene da sistemarle.
Poi però quando vengo in camera da letto e vedo che ci sono i vestiti che ho tolto dalla valigia esattamente come erano impilati lì dentro, che ora sono appoggiati sopra la cassettiera, con sopra altri vestiti, con sopra altri vestiti, ecc, ecco questa torre instabile mi fa sentire bene.
Io voglio che Azzu pensi che sono ordinata, ma non sono tanto capace a fare finta di esserlo.
Cioè a volte lo sono di più con la sua roba.
Tipo che gli ho ordinato i calzini e le mutande per colore. Ovviamente tutto stirato.
Mentre il mio cassetto, mi vergogno ad aprirlo.
Ora però ho deciso che me ne fotto, che é un periodo che sono pigra e svogliata, che farò e dirò quello che penso.
Che se ne può andare a cagare chi mi rompe.
Che non ho voglia di sentrimi dire cosa devo fare. Come e quando.
Perchè prima di fare ordine, ho bisogno di disordinare tutto.

martedì, novembre 16, 2010

Dolce celeste nostalgia.

La cucina di casa era una Salvarani.

Mamma ha sempre osannato la Salvarani. Diceva che era indistruttibile. “Guarda, è sempre come nuova” diceva.
Era fatta di fòrmica marrone chiaro.
Le ante invece erano beige con finte venature marroncine. E la maniglia nera alla base.
Aveva i piedini neri e stava sollevata da terra di almeno 20 centimetri.
Nell' angolo continuo alla porta c’era il mobile che dentro aveva una cosa che girava e Mamma lì incastrava i contenitori della tapperware e le pentole dell’AMC. Pure quelle erano indistruttibili. Solo i pomelli si spaccavano, ma siccome erano garantite a vita bastava telefonare al tecnico e lui arrivava subito a casa con un pomello nuovo.
Il tavolo invece è stato prima quadrato, poi rettangolare, poi rotondo, poi di nuovo quadrato.
E’ che non bastava mai per le cose che cucinava Mamma. Ma soprattutto per le persone che si fermavano a pranzo.
Le sedie erano del colore della cucina con le gambe di metallo. Dopo l’ingresso in prima elementare, sotto ogni sedia, avevo scarabocchiato il nome di chi ci doveva stare seduto.
E ogni tanto controllavo che ognuno avesse la sua sedia.

Studiavo sempre in cucina da piccola, mentre Mamma lavava i piatti o si dedicava al suo passatempo preferito: cucire i vestiti con i cartamodelli di Burda.
Io stavo seduta dando le spalle alla porta con il viso rivolto verso la finestra. Spesso, siccome mi veniva sonno, appoggiavo la testa alla spalla sinistra e inclinavo il quaderno a destra e quando Mamma mi vedeva mi sgridava: “Tirati su, dai” diceva.
Già allora non ero molto costante e così studiavo a intermittenza con una concentrazione svagata. E’ che lei faceva sempre un sacco di cose più interessanti…

Mamma era brava a lavare i piatti: riempiva il lavello di schiuma. Poi metteva dentro i bicchieri. Poi le posate. Poi i piatti. E per finire le pentole. Lavava sempre tutto senza guanti. “Con i guanti non si sente se sono puliti” diceva.
Ogni tanto le scivolava un Duralex e faceva il botto per terra. E’ per questo che abbiamo sempre avuto i servizi di bicchieri tutti diversi uno dall’altro.
Alle quattordici arrivava sempre Gianna, la vicina, per bere il caffè.
Macchiato con un po’ di latte freddo e il dolcificante, Gianna.
Macchiato con con lo zucchero, Mamma.
Come fanno tutt’ora.
A me concedevano una tazzina di latte con un goccio di caffè.

Vicino alla casa della strega Genoveffa c'è un prato incantato: girasoli, genziane e ginestre sono sempre fioriti. Gigi il gatto ammira un geranio gigantesco, ma Genoveffa lo scorge e mette alcune gocce di una pozione magica in un bel gelato. Gigi lo lecca e si trasforma in una giraffa. Disperato grida : " Aiuto! Aiuto"
Cerchia Gi e Ge e inventa un finale per la storia.

A volte svuotava un mobiletto e lo rimetteva tutto in ordine bene.
Altre volte preparava la cena. La maggior parte delle cose che cucinava contenevano sugo rosso di pomodoro. O cose impanate. Quando faceva le torte mi faceva assaggiare l’impasto crudo perché le dicevo se doveva aggiungere zucchero. Alla fine, come premio, mi lasciava il contenitore vuoto con gli sbavi di impasto che io finivo di pulire prima con il cucchiaino, poi con le dita.
Lo attendevo con ansia, facendo finta di niente.

Il Piemonte è una regione dell’Italia nord-occidentale con capoluogo Torino. Confina a ovest con la Valle d’Aosta, a nord con la Svizzera,...

Quando cuciva con Burda allungava il tavolo. La carta velina la comprava dal tabaccaio sotto i portici, vicino casa. La stoffa al mercato il lunedì mattina o dal Gobbo. Poi usava la macchina da cucire che faceva tremare tutto tavolo e il pavimento si riempiva di pezzetti filo bianco da imbastire. Annodava il grembiule dietro la schiena, avvolgeva il metro giallo intorno al collo e poi teneva gli spilli tra le labbra serrate. Quando finiva il lavoro si pavoneggiava:”Guarda che bella giacca che ha fatto la tua mamma” diceva.
Ogni tanto cuciva qualcosa anche a me, ma diceva che ero troppo pignola. Mamma mi ha sempre chiamata La principessa sul pisello. "Come farai a trovare un fidanzato!!" diceva.

L'addizione è un'operazione aritmetica che ha due numeri detti addendi a cui associa un terzo numero detto somma…

Spesso ci faceva compagnia la nonna, sua mamma.
Disegnava i fiori con un tratto tremolante, poi cantava con la voce tremolante, e poi faceva le calze a maglia. O i berretti. Perdeva i punti anche se aveva gli occhiali che le facevano gli occhi grandi grandi. Azzurri.

Poi, piano piano, il pomeriggio scivolava accompagnato dal ticchettio dell’orologio.
Il grigio del cielo lasciava spazio al blu della notte.
Era allora che Mamma accendeva la luce e tutta la stanza si colorava di ocra.
Il resto della casa rimaneva al buio, in silenzio, come per non disturbare.
Solo la lunga scia d’inchiostro sul mio quaderno e il ritmato scorrere del filo tra la sua stoffa.

venerdì, novembre 05, 2010

Matricole.

Stamattina ho sentito un rumore di coperchio che cadeva.

Sono "corsa" in cucina, cioè ho fatto due lunghi passi dalla camera da letto alla cucina, pronta a gridare "Priiiiiii", quando la mole del gatto che è si è materializzato davanti ai miei occhi sul mobile della cucina, era decisamente troppo piccola.
Quella ruffiana di Gattino, che poc'anzi si stava struscicando contro la barba di Azzu, aveva delicatamente spostato il coperchio del pentolino che era sui fornelli, e si stava beatamente leccacciando la zampa, zuppa di sugo al tonno.
Ma nemeno Pritt s'è mai sognato di farmi un affronto del genere.

Forse era una prova di coraggio che Pritto le ha fatto fare.
Una sorta di roba da matricole, mi sa.
Adesso mi spiego i furti con scasso di Pritto dei giorni precedenti. Del tipo "Guarda e impara".
Ossia:
  • n.2 fettine di carne per involtini comprate dal macellaio Cesare che ha la carne buonissima, sapientemente sottratti dal piattino piazzato nel frigo, in fase di scongelamento;
  • n. 1 pezzo di pecorino toscano o romano vabbè tanto a Pritt che gli frega da dove arriva. Metà se l'è mangiato, sottraendolo dal scatola formaggi nel frigo;
  • n. 1 pezzo di taleggio comprato per fare gnocchi di zucca al taleggio. La metà che è avanzata è finita nella sua pancia.
  • n.1 fetta di torta che aveva fatto mio cugino e mia mamma mi ha infilato di straforo nel sacco della biancheria asciugata in asciugatrice nuova di pacca (santa mamma subito per questo tecnologico acquisto), e io mi sono dimenticata di ciò, quindi ho appoggiato tale borsa sul letto, e quel gatto-porcello ha trovato la torta e ha banchettato sul lettone.
  • n.1 fetta di carne che avevo fatto cuocere per gatti, ed era a raffreddare sui fornelli, e io l'ho beccato con la carne sotto il tavolo e quando l'ho sgridato di tutta risposta si è messo a leccare il pavimento.
Gattino è stata sgridata a dovere, e la sua risposta, degna del maestro Pritto è stata, continuare a leccacciarsi la zampa...
E giuro :) che io la sicura dell'ikea l'ho sempre chiusa.
E' Pirtto che ha imparato ad aprirla:).....

martedì, settembre 07, 2010

Pillole di meridionalità.

Mammi Pat:"Vieni a mangiare a casa?"

Pat:"Si mammi, grazie però, siccome ho male alla pancia, mi puoi fare qualcosa di leggero?"

Mammi: "Si certo, ho appena tirato fuori dal forno le cipolle di Giarratana!!"

Pat: "Mamma. Le cipolle di Girratana non sono qualcosa di leggero."

Mammi:"Ma si che sono leggere, sono al forno, vedrai che ti faranno stare meglio..."

mercoledì, luglio 14, 2010

La Lupara.

Azzu ieri sera si è affettato un dito.
Aprendo il cancello del mio ufficio con le dita.
Anche se io gli avevo detto di non farlo, lui l'ha voluto fare lo stesso.
Il pronto soccorso ovviamente è stato d'obbligo perchè il cancello ha la ruggine. Probabilmente aveva già la ruggine quando l'hanno messo su negli anni '70.
Al pronto soccorso siamo arrivati alle 19,45.
Alle 22,00, giusto nel preciso momento in cui ho decido di andare in bagno dopo che me l'ero tenuta per due ore perchè continuavo a pensare "minimo se ora vado al bagno ci chiamano", ci chiamano.

Ecco.
Io sono una donna del sud.
Nel mio sangue c'è un miscuglio di cannoli alla ricotta e focaccia coi pomodorini.
Ci sono probabilmente, anche se minime e lontanissime, tracce di mafia e di sacra corona unita.
Io taccio, ma osservo.
Chiudo la boccca, ma i miei occhi seguono scrupolosi i gesti impercettibili.
Tutto questo per dire che io sono una femmina, che pure se so contenermi in maniera raffinata, la gelosia me l'ha data madre natura, insieme al dna.
La gelosia mi si insinua sotto la pelle, e me la solleva.
Mi fa serrare i denti, e mi fa respirare profondamente per riequilibrare la mia calma.
Mi fa tenere la testa alta, anzi no altissima.
E le spalle dritte, e le braccia conserte e le unghie infilzate nel braccio.

Insomma entriamo.
Ed ecco che subito la giovane Aiutodottoressa, ha prontamente inondato l'aria dell'ambulatorio di saccenza, arroganza, e sforzata simpatia.
Alle quali si è immediatemente sintonizzata l'altra Aiutodottoressa, bionda.
Azzu era contornato da tanta femminilità altezzosa, farcita di presunzione insolente, che io quasi pensavo che non fossimo in un ambulatorio medico, ma a una puntata di Uomini e Donne.
Pareva quasi che le Aiutodottoresse, fossero amiche di Azzu dai tempi dell'asilo.
E ridevano, scherzavano, battute su battute.
Poi la Aiutodottoressa quella che contava di più, ha proseguito nella sua calorosa presunzione, ovviamente non dimenticandosi di evidenziare vilmente il lavoro malfatto di fasciatura dell'altra Aiutodottoressa, che nel frattempo, ignara dei commenti della sua collega, era andata a prendere una garzina per finire la medicazione.

E tutto questo, minimamente non curanti della mia presenza.
Io e l'attaccapanni avevamo lo stessa presenza scenica.
Azzu ogni tanto mi guardava imbarazzato.
E la mia unica risposta è stata alzare il sopracciglio destro.
Devo chiedere a mia mamma dove conserviamo la Lupara...

mercoledì, giugno 16, 2010

martedì, maggio 18, 2010

Pregiudizi.

Quando sono andata a sbattere con il mento contro la spalla di quella ragazza, stavo guardando per aria.
Bocca un po' aperta, mente altrove.
Da quando c'è Azzurro, se sto per andare addosso alle cose e alle persone lui mi tira per un braccio e mi dice: "Stai attentaaa!".
Ma l'altro giorno non ce l'ha fatta, non mi ha tirata in tempo.

E così ci siamo scontrate.

Io mi scontro sempre, spalle, schiene, gomiti, piedi, ma come me ne accorgo chiedo scusa, mi scusi, oh mamma scusi. E poi sorrido un po' mortificata.
Ma quella dell'altro giorno, quella, era della peggior specie.
Una stronza fotonica che quando le ho detto "scusi" si è voltata facendo in modo di graffiare l'aria con i suoi capelli spaghetto, cotti dal parrucchiere.
Si è voltata, è ha infilzato i miei occhi che mi hanno trapassato pure i 10 cm di eyeliner appoggiati sulla sua palpebra.
La sua bocca è rimasta chiusa: probabilmente s'è ingoiata delle parolacce.
Io pure l'ho fissata, e in un attimo, tutto il sangue che circolava nel mio corpo s'è scaraventato nelle mie pulille. Tutto l'orgoglio e l'onore dei miei avi siciliani e pugliesi m'ha squarciato il petto.
La stronza ha riportato i capelli a posto e se n'è andata senza proferire parola.
I nomi che le ho tirato (n.d.r. ma brutta stronza che non sei altro, vieni qui che ti do una testata che ti faccio rientrare il naso, fighetta di merda, ma guarda sta scema maleducata di m.) le sono rimbalzati tutte sulle spalle.
E a ogni passo che facevo per allontanarmi da lei, sentivo la rabbia che che cercava di scappare dai miei denti.
Poi ho lanciato un ultima occhiata al mio nemico e ho visto solo una scritta sui suoi piedi:
HOGAN.

martedì, maggio 11, 2010

Albero genealogico.



Play.


Ho trovato una foto di mia nonna.
I ricordi sono usciti dalla foto da soli.

Mia nonna si tingeva i capelli di nero. Diceva "che schifìio i capelli bianchi"
Mia nonna non ha mai portato la dentiera. Diceva "che schfìo sta cosa nt'a bocca"
Mia nonna portava solo i reggiseni che si era cucita lei, da più giovane. Erano tutti lisi dal sapone di marsiglia, ma lei usava solo quelli. Perchè nei reggiseni aveva cucito delle tasche dove conservava i soldi. Che poi dava a mio cugino.
Mia nonna aveva gli occhi azzurri. Io sapevo che aveva il mare di Sicilia, negli occhi.

Mia nonna portava sempre le scarpe con il tacco. E il suono dei tacchi era come le lancette dei secondi.
Voleva sempre uscire e quando venivano i miei amici a casa, lei, facendo finta di niente, si sedeva in mezzo a noi.
Non voleva che mi chiamassero patty. Diceva "chi'è sto patty. patty. patty."
Disegnava dei fiori con la mano tremante. Io me li ricordo i fiori, ogni tanto li ridisegno anche io.
Cantava le canzoni con la voce tremante pure quella, e le cantava sempre quando mia mamma la sgridava.
Perchè a volte faceva le cose che davano il nervoso. Tipo una volta l'abbiamo sorpresa a pitturare il portone di legno di casa in Sicilia. Con l'olio di oliva.
Oppure voleva che io e mia sorella ci sposassimo con i nostri cugini.
Mia nonna conservava tutti i sacchetti di plastica e di carta. Il suo cassetto ne era pieno. Anche nella federa del cuscino li trovavo ogni tanto. E se li nascondeva pure addosso.
Effettivamente anche io li conservo. Tutti. Ma no addosso.

Mia nonna, a un certo punto, voleva mangiare tutto con lo zucchero.
E vedeva sempre le formiche per terra.
E una volta l'ho trovata seduta sul letto che guardava il muro. E salutava le persone.
E mi ha detto "Saluta anche tu le persone".
Io le ho salutate.

Ora che le guardo le braccia, assomigliano proprio a quelle di mia mamma.
Eh si, anche alle mie.

domenica, marzo 21, 2010

Mia madre.

Stasera ho sentito il profumo di mia mamma.
Mentre mi parlava, le ho annusato il braccio nudo.
Sa di mamma.
Ho respirato un pò di volte profondamente e chiuso gli occhi fortissimi cercando di imprimere nella mente il suo profumo, ma poi, quando si è spostata, se n'è andato insieme a lei.
E' che da quando ho letto la pagina del Libro Cuore sulla mamma, ora, ogni volta che la vedo , mi viene da commuovermi.
Anzi, di più quando non la vedo.

A me di mia mamma piace che è spensierata.
Fa la casalinga e così ha un sacco di tempo per stare dietro alla casa. E a chi ci sta dentro.
A me piace quando cuce che apre il tavolo della cucina e poi ci sono pezzi di fili da imbastire sparsi ovunque e qualche spillo sul pavimento. Si mette anche il metro giallo appoggiato al collo, come le sarte. E cerca i cartamodelli su Burda.
Mia mamma mi piace perchè quando esce con mio papà si veste sempre bene.
E' sempre elegante, tranne quando sta in casa che a volte si mette le le cose al rovescio perchè è sbadata o le fantasie che stonano, tipo maglia a quadri, gonna a fiori e ci fa ridere tutti.
Io metto la matita nera dentro agli occhi sotto, perchè l'ho imparato da lei.
Mia mamma mi fa ridere quando rompe le cose che cerca di nasconderle a mio papà che le dice:"Linaaa, dov'è finito il vaso che era sul tavolo?" e lei prima dice che non lo sa, poi si copre la faccia e inizia a ridere.
A volte le incolla con il super attack e poi fa finta di niente.
E pure mio papà quando se ne accorge, fa finta di niente.
Mia mamma fa il pane in casa e anni fa andava sempre dalla parrucchiera Angela.
Poi tornava a casa e si disfava i capelli e si lamentava. Ma poi, la volta dopo, tornava dalla parrucchiera Angela.

Mia mamma vuole tornare in Sicilia.
Non lo dice perchè pensa di farci rimanere male, ma lei, è un pezzo di Sicilia.
Per lei tutte le cose da mangiare sono più buone in Sicilia.
Anche l'aria. Anche la terra. Il sole. E soprattutto, le persone.
Le piace Montalbano, e se la invitano le sue amiche, si inventa le scuse pur di non uscire e stare a casa a guardarlo.
Quando bussavano alla porta i testimoni di geova diceva sempre: "Eh, non posso. Ho le bambine con la febbre".
L'ha sempre detto, anche quando io e mia sorella avevamo 20 anni.
Secondo me lo dice anche adesso che non siamo più in casa.

Una volta, da piccola, l'ho fatta piangere perchè volevo delle scarpe che avevano tutti che costavano tantissimo e siccome non poteva comprarmele, le ho detto una cosa cattiva.
Troppo cattiva, che dopo ho pianto tanto pure io.

Da quel giorno, non ho mai più voluto le cose che hanno tutti.

mercoledì, marzo 17, 2010

7° comandamento: NON RUBARE

Il mio augurio, è che ti sia accorto troppo tardi che i freni erano rotti.
Sappi che se ti becco in giro, con le tue chiappe adagiate sul MIO sellino, ti scatafascio tutto la faccia.
Si. E' una minccia.

mercoledì, febbraio 03, 2010

Un posto al sole


Oggi sono andata a mangiare dalla mia mamma.
La mia mamma non si rassegna all'idea che non vado più tutti i giorni a pranzo da lei e allora ogni volta cerca di comprarmi con frasi tipo: "ma come, avevo fatto la pizza" oppure "ma come, avevo fatto i ravioli ripieni di ricotta che ha portato tuo cugino dalla Sicilia" oppure "ma come avevo fatto la focaccia ripiena di ricotta e cipolla" oppure "ma come avevo fatto il merluzzo impanato con il sugo e le olive nere della Sicilia" ecc.
Mia mamma è convinta che o mangio da lei, altrimenti muoio di fame.
Oggi le ho detto: il merluzzo lo vorrei in bianco.
E lei per ripicca ha fatto il pane in casa caldo condito con olio, sale, origano, pomodorini secchi e caciocavallo. Già tagliato in comode porzioni a misura di boccone.
Eravamo lei ed io.
Mia mamma dopo pranzo fa il riposino pomeridiano e io per questo la invdio da morire.
Così oggi, dopo pranzo, constatato che avevo 30 minuti che mi avanzavano, sono andata nella mia cameretta.
E mi sono sdraiata nell'unico angolo di letto che quando c'è il sole che entra dalla finestra, si colora di giallo. Mi sono colorata pure io di giallo.
Sono diventata un tuttuno con il sole. Mi sentivo io stessa il sole. Ho cominciato a sorridere e sospirare, sospirare e sorridere. E fare le fusa.
A me basta poco per essere felice.
Tipo, un posto al sole.

lunedì, settembre 07, 2009

Viaggio nel tempo

Ci sono degli oggetti che quando li tocchi scatenano i poteri, come nei film, e ti portano a spasso nel tempo.
Oggi è arrivato un carico di giocattoli in ufficio.
Poi un giorno spiegherò come mai capitano ste cose nel mio ufficio.
La tentazione è stata forte. Sono andata a sbirciare.
Ma che dico sbirciare, ho tirato fuori tutto.
Qualcuno deve aver svuotato una cesta di giochi di una bambina nata negli anni '80.
Il primo gioco che ho tirato fuori mi ha fatto venire le lacrime.
Gira la moda.
Ho aperto la scatola. Il gioco era intatto. Pure coi gessetti. Quelli blu che servivano per fare i calchi. Appena ho preso in mano la ruota, una scossa.

Sono sdraiata a pancia in giù sul tappeto di casa. Quello marrone e panna con i disegni geometrici che facevano venire fuori le facce.
L'odore del tappeto me lo ricordo bene. Un misto di plastica e polvere credo.
Con il mio gessetto cerco di fare il calco che puntualmente mi viene doppio perchè quando finisci i foglietti in dotazione ti devi arrangiare, e quelli che ho io sono troppo sottili.
La mia preferita è quella con i capelli a caschetto. Maglia con gli sbuffi, gonna corta e scarpe da ginanstica. O anche quella con il vestito da sera lungo che le si vede la sottoveste.
Il massimo della trasgressione.
Le 19,30 circa.
Fuori è già buio.
Fuori fa freddo.
La luce gialla del lampadario però ci riscalda.
Mia sorella sul tappeto con me. La sua preferita è quella con il basco, credo.
Profumo di minestirna sulle nostre teste. Minestrina con il formaggino.
Dalla cucina la voce di qualche presentatore di quiz a premi, si fonde al rumore di piatti tirati fuori da sopra il lavandino e arriva fino alla nostra cameretta.
Suonano alla porta. E' papà che torna dal lavoro.
Mia mamma ci grida dalla cucina che è pronta la cena.

Lascio la presa.
Blocco la lacrima con il dito pieno di polvere.

Ho chiamato mia mamma.
Stasera ceno a casa.
Non la mia.

martedì, agosto 18, 2009

Chiedimi se sono felice.

Quando ero piccola dicevo sempre che da grande avrei il medico, in Africa.
Oggi non ho una laurea in medicina, anche se ho fatto il corso di primo soccorso con la Croce Rossa, e quindi dubito che potrei partire.
Una volta mi ero scaricata tutti i campi di lavoro in Africa da internet. Mi ero pure stampata la cartina, e avevo cercato di imparare un po' la geografia dell'Africa.
Un mio ex morosino di quando ero piccola, uno di quelli che quando ti ci fidanzi ti fanno fare 5 gradini con un salto solo, mi diceva che la mia specialità era cambiare discorso.
In effetti adesso sto tergirversando a me stessa quello che sento.
Sto temporeggiando le mie seghe mentali.
Le seghe mentali che vengono fuori quando mi trovo a piedi nudi, sdraiata sui sedili zozzi che pungono di un treno senza aria condizionata, con i miei pantaloni di cotone leggero di un colore indefinito, con l'elastico in fondo che mi fanno sembrare aladino, ma chi se ne fotte, il bracciale dorato di georgie e i capelli mossi dall'aria che entra di prepotenza dal finestrino.
A me piacerebbe sentirmi libera.
In teoria, io lo sono già. O meglio, lo sono più di molte altre persone.
Ma non lo sono completamente o molto semplicemente, come vorrei.
Ogni tanto faccio delle piccole cavolate che mi danno la breve illusione di sentirmi libera: tipo mangiare sul davanzale della finestra; mettere l'etichetta della maglia di uno sconosciuto a posto; sdraiarmi sul pavimento della sala e guardare il soffitto; mettermi la crema nivea soft seduta sul pavimento del bagno; far cadere le cose per terra.
Ecco, far cadere le cose per terra, mi fa sentire estremamente libera.
A volte quando sono nei negozi dove ci sono bicchieri, immagino di prenderne uno e guardando la commessa, aprire la mano e lasciarlo precipitare sul pavimento, gustandomi tutti gli attimi che passano tra il bicchiere intero e i frantumi sul pavimento. Poi glielo pagherei, ma vorrei troppo farlo.
Perché un conto è quando ti scivola, un conto è quando sei tu che decidi.
Mi sento libera quando esco di casa e non lo devo dire a nessuno.
Quando decido una cosa e poi ne faccio una opposta.
Quando scelgo i film da block buster, quelli che guardo da sola, ovviamente.
Invece non mi sento libera quando voglio andare da qualche parte e non posso.
E' che molto spesso devi dare troppe spiegazioni e io odio dare le spiegazioni. Di norma non le chiedo, voglio dire non sono una che ti fa mille domande. E vorrei che nemmeno gli altri me le facessero. Io mi stanco a dare le spiegazioni, ma fisicamente. Come salire le scale.
E odio anche quelli che ti analizzano le scelte.
Fatti i cazzi tuoi, no? Te l'ho chiesto? Anzi, magari chiedimi se sono felice!
Vorrei potermi sentire libera di dire: ecco, da domani vado a vivere in Sicilia.
Da domani il palazzo grigio che di solito mi da il buongiorno con tutte le persone musone, sarà barattato con la signora Pippa che mi porterà i peperoni arrostuti o i fichi appena raccolti, e il mare che si vede da lontano. "Oggi è calmo, mi sembra"
Da domani, il cappuccino diventerà una granita.
Da domani, ci sarà il profumo del pane appena sfornato che mi farà capire che è ora di alzarmi.
Da domani, farò un lavoro semplice che mi farà sporcare le mani e il viso quando mi asciugherò il sudore dalla fronte.
Comunque era un esempio, tanto per dire.
Adesso basta perché ho fame e voglio mangiare. Adesso.

"A noi che siamo gente di pianura
Navigatori esperti di citta'
Il mare ci fa sempre un po paura
Per quella idea di troppa liberta'...

Gente di mare che se ne va
Dove gli pare, dove non sa
Noi prigionieri in queste citta'
Viviamo sempre di oggi e di ieri
Inchiodati alla realta'...
E la gente di mare va.. "

lunedì, agosto 10, 2009

Dieta mediterranea

La preoccupazione più grande per Lina, è che i suoi figli mangino.
Per figli, Lei, non intende solo quelli naturali. Anche quelli acquisiti: gli amici o amiche delle figlie, i nipoti, i parenti in generale, i vicini di casa, i passanti, tutti quelli che si trovano alla Sua tavola, soprattutto se quella di casa.
La Sua frase più famosa è: "Mangiamo quello che c'è".
Il che significa che esci da casa Sua sempre con il primo bottone dei pantaloni slacciato.
Anche quando dice di avere il frigo vuoto, non so come, ma sul tavolo non c'è quasi più posto per piatti, bicchieri e posate. A Lina le puoi dire anche all'ultimo secondo che ha ospiti a pranzo o cena. C'è sempre cibo per tutti.
Ultimamente per tenerLa un pò a freno, mi tocca dirLe: "Mamma, se continui a farmi mangiare così, non troverò mai un fidanzato", ma Lei prontamente risponde: "Mangiare è uno dei piaceri della vita" o "Tu hai le ossa grosse, non è colpa mia"
E' da quando sono piccola che tenta di convinvermi di questa cosa.
Poco prima di partire mi ha mandato un messaggio al cellulare: "Portati da mangiare"
E in effetti avremmo potuto sfamare tutto il vagone del treno.
Oggi pomeriggio ha esordito dicendo :"Basta, da stasera tutti a dieta", perchè le rare volte che si sente in sovrappeso, tutti devono mangiare di meno.
Infatti per cena ha preparato l'inno alle proteine: carne in padella, uova alla cocque e formaggio.
Poi c'era l'insalata mista che io non so come mai ma la mia insalata non è mai buona come la sua.
E mentre si cenava, già si preoccupava per il mangiare del viaggio di ritorno: "Fai così: a pranzo vi prendete l'arancino sul traghetto, poi per la cena vi fate i panini o vi portate le focacce"
Mia Mamma non si rassegna al fatto che a me,g li arancini non piacciono, perchè ogni volta che traghettavamo per attraversare lo Stretto, la prima cosa che faceva una volta salita sulla nave, era comprare l'arancino, quasi come per pregustare i sapori della Sua terra. A me invece con l'odore del sale misto a ferro si chiudeva lo stomaco e così adesso mi si chiude appena vedo gli arancini. E' una delle poche cose che mangio poco volentieri insieme ai carciofi.
Anche per quelli, ogni volta, ci prova.
A proposito, Lina ovviamente ha un marito che sa cucinare. Papà.
Quindi, in quanto a dieta, non ho scampo.

giovedì, maggio 21, 2009

Siculamente. 5

l'olfatto

mercoledì, maggio 20, 2009

Siculamente. 4

la vista.




"Questo è il mio mare,
Il mio mondo
Che sol di sogni vive.
È il più bel mare del mondo.."

lunedì, maggio 18, 2009

Siculamente. 3

l'udito
n.d.r. siccome non ricordo mai come tenere il cell per fare i video, dovreste girare la testa o lo schermo del pc:)))


sabato, maggio 16, 2009

Siculamente. - l'arrivo

Il gusto.




venerdì, maggio 08, 2009

A pranzo.


Mamma: "Hai notizie di Tizio? Come sta?"
PAt: "Eh insomma...si sta curando."
Mamma: " Uh quanto mi dispiace"
PAt :" Ecco mamma, io lo dico sempre: uno deve vivere, adesso..."
Mamma: " Vuoi ancora della vedrura?"
PAt:" No grazie, devo mangiare meno...Vedi, io è per questo che faccio mille cose contemporaneamente, che mi piace stare in giro, incontrare gli amici, viaggiare, anche se viaggi del cavolo, uscire, ecc ecc. Insomma fare quello che mi fa stare bene..."
Mamma:" Vuoi ancora fragole?"
PAt: "No grazie, devo mangiare meno...Vedi mammi, a me non frega di avere mille soldi da parte, che cavolo!! ANche perchè, mi privo adesso di fare quello che mi va?? Poi arrivo a 60/70 anni, momento in cui mi potrei godere i soldi (grazie ai tempi pensionistici italiani) e poi magari non posso...MAmma, io sono per il Carpe Diem"
Mamma: "Vuoi la torta?"

PAt: "FAccio finta di non aver sentito...cAzzo faccio, mamma?? ne tengo mille da parte e poi?? TAnto, mamma, i soldi non me li porto in paradiso"

Mamma: "Ah, perchè, tu pensi di andare in paradiso??"

PAt: "....."

domenica, maggio 03, 2009

Phone- Il terrore corre sul filo del telefono

Sono seriamente preoccupata.
Questa mattina sono stata svegliata alle dieci del mattino da una chiamata anonima. Un numero privato. Che io non ho mai capito che differenza c'è tra il numero "privato" e "anonimo". Il mio era "privato", ma anonimo avrebbe reso di piu'.
Una voce femminile mi ha dato della "puttana" e mi ha detto altre cose che non ho capito.
Adesso.
Io stavo DORMENDO sotto un metro di piumone.
E' DOMENICA mattina.
E sono le DIECI.
Deduco di averla fatta davvero grossa.

Io non avevo mai ricevuto delle minacce telefoniche.
Come ci si comporta?
Questo vuol dire che ho dei nemici?? Devo avvertire la polizia? Devo sporgere denuncia? Devo scrivere le ultime volontà? (In tal caso sono pro donazione organi e staccare la spina). Devo guardarmi le spalle sempre ora? Questo vuol dire che ora mi arriverà la lettera scritta con i ritagli di giornale?
Il mio primo pensiero è stato la macchina. Ma non mi ricordo dove ho parcheggiato, quindi pensiero rimandato.
Tocca che mi faccio il bodyguard. Voglio le ronde sotto casa. Il servizio al tg5 con la musica da minaccia e la giornalista che intervista le mie amiche che ovviamente parleranno bene di me. Voglio le telecamere vicino al portone. Il telefono sottocontrollo. Voglio Jessica Flatcher, L'ispettore Derrick, Perry Mason, Colombo, Grissom, Rex, l'ispettore Gadget e quel figo del detective Conan da grande, in consulto speciale.
Ho fatto mente locale delle ultime 48 ore.
Sono arrivata a ieri pomeriggio, più in là non riesco ad andare:) Persone con cui ho parlato, posti in cui sono stata, gesti, sguardi, telefonate, messaggi, cose dette, cose fatte, luoghi visti.

Ho subito mandato due sms per tutelarmi. Mia sorella che ha riso un'ora e Vale che non ha risposto. Ora si che sono al sicuro...

A parte che secondo me, ragazzina, hai sbagliato numero, perchè io non ho fatto la scema con il moroso tantomeno con la morosa di nessuno.
E poi, piccola tamarra, volevo dirti che se minacci una terrona sono tutti cazzi tuoi.
Ti vorrei far presente, se non lo sapessi, che nelle mie vene scorre sangue siciliano misto pugliese. Io mi sveglio al mattino con l'odore della parmiggiana e dell'impepata di cozze non con la fragranza del caffè e del corissant alla crema. Se io vado a un matrimonio dei miei parenti cominciamo alle sette del mattino e finiamo alle sette del mattino. Di tre giorni dopo.
Io all'attacappanni di casa ho appeso la coppola mica il cappello di Baci&Abbracci.
Nel mio frigorifero, può mancare l'acqua, ma non i peperoncini ripieni e i pomodori secchi.
Io ho alle spalle uno stuolo di parenti che per difendermi farebbe carte false.
Mi basterebbe alzare il telefono, brutta vigliacca che non sei altro, e ti vedresti recapitare a casa una compilation di schiaffi che il Festivalbar a confronto ti sembrerebbe il 33 giri dello Zecchino d'oro.
E ho detto tutto.