Mentre Patrizia dorme abbracciata a una gamba di Tommaso, nel loro piccolo divano a due posti, lasciando che la voce musicata dalla tv si confonda con i suoi pensieri,
Vanessa, nel suo letto di ospedale, sta facendo scivolare lentamente le sue dita dalla mano del marito che sta facendo suo il male della moglie.
Mentre Emma e Loredana, davanti a sconosciuti urlanti, si stanno giocando ai dadi i sogni di ragazzine,
Sabino, seduto sulla sdraio della cucina a quadrettoni blu e gialli, con una gamba distesa sulla sedia e la pelle di una mela addormentata su un tovagliolo di carta, si sta dondolando tra un sogno e una canzone.
Mentre Lina, sdraiata su un fianco, con ancora tra le dita qualche parola crociata che cerca di liberarsi dagli schemi imposti, si fa proteggere dal suo piumone che ancora per qualche giorno resiterà alla coperta di pile,
Giuseppe sta russando, con i suoi occhi nocciola tagliati all'ingiù ben chiusi, che di vita difficile ne hanno vista tanta, tenendo sveglio Bruno, che è talmente alto che occupa la diagonale del materasso, ma che è talmente bimbo che si fa fare la guardia da un pupazzetto di stoffa.
Mentre Silvia che veglia su di loro, si sta chiedendo se sarà l'ennesimo uomo che le farà spegnere il sorriso,
Cesare sta ancora ascoltando il rumore delle monete che avidamente raccoglie dalle mani dei clienti.
Mentre Prittino avvolto nell sua coperta zebrata, sta sognando una ciotola piena di gelato allo zabaione, e magari anche una fetta di prosciutto, di quello buono,
Pedro padrone del divani, anche sta sognando lo stesso, ma forse con quattro o cinque frette.
Mentre il fumo di una sigaretta baciata da due labbra che già si conoscono, scappa tra le fessure di una ruvida persiana,
la notte, profumata dai primi boccioli di fiori, racchiude nel suo blu scuro i sogni, le paure, i dubbi e le certezze.
Visualizzazione post con etichetta vocabolario. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vocabolario. Mostra tutti i post
martedì, marzo 30, 2010
sabato, luglio 25, 2009
Conta fino a 10. Anzi no 100. Anzi no 100000000000, la prossima volta
Poi capita che sta cosa della sindrome ti fa compiere atti che si chiamano "meglio rimpianti che rimorsi".
E poi ti giustifichi dicendo "beh colpa della sindrome, io non centro niente".
Come se un'entità soprannaturale si fosse impossessata delle tue idee e delle tue dita, e avesse digitato tutto al posto tuo.
E quando sarà tutto finito, per fortuna le parole scritte e i pensieri scivoleranno via dentro al water. Si dentro al water l'ho pensato e l'ho scritto. Ecco.
Mi tocca.
Format C:
hem, C sta per Cervello:)
Ma mi sa anche per Cuore.
E poi ti giustifichi dicendo "beh colpa della sindrome, io non centro niente".
Come se un'entità soprannaturale si fosse impossessata delle tue idee e delle tue dita, e avesse digitato tutto al posto tuo.
E quando sarà tutto finito, per fortuna le parole scritte e i pensieri scivoleranno via dentro al water. Si dentro al water l'ho pensato e l'ho scritto. Ecco.
Mi tocca.
Format C:
hem, C sta per Cervello:)
Ma mi sa anche per Cuore.
archiviamolo
post dedicato,
sfoghi,
traumi,
vocabolario
venerdì, luglio 24, 2009
Conta fino a 10. Anzi no, 100.

Semplicemente. Non è difficile.
Sono giorni in cui non tollera niente.
Nemmeno questo é difficile.
Sono giorni, durante i quali, le parole che più di tutte fanno venire gli aghi sulla pelle e i brividi dietro al collo sono: "Ma cos'hai?"
"Che cos'hoooo????? Che-cos'-ho-o-o?
Ho che vorrei che nessuno mi rompesse i coglioni con domande del cazzo tipo questa, ad esempio.
E se ti dico "Non ho niente", fidati.
Ho che mi sta da fastidio che la tastiera balli sotto le mie dita perchè una volta che ero arrabbiata l'ho sbattuta sul tavolo e l'ho rotta.
Ho che se quando c'è pulizia strade nella mia via, parcheggiano tutti sul marciapiede, al mattino non puoi chiudermi la macchina, soprattutto se hai a disposizione tutta la via, e pare che mi fai i dispetti che la prossima volta ti incido sulla portiera in News Times Roman, grassetto, corsivo, "stronzo".
Se preferisci ti faccio l'Arial però.
Ho che ho male a un'anca da un anno e mezzo e pare che i medici ti dicono cosa potrebbe essere solo se gli paghi una rata a testa di mutuo della barca.
Ho che siccome ho male all'anca non posso fare le cose che mi fanno stare bene tipo ballare salsa e giocare a calcetto.
Ho che ho sempre i minuti contati perchè sono una disorganizzata, disordinata, ritardataria, smemorata, distratta del cazzo. E questo provoca degli stravolgimenti improvvisi nelle mie giornate. Dicesi imprevisti, che però nella mia vita sono la norma e quindi "la norma" diventano imprevisti.
Ho che per favore non mi fare mille domande. Io non sono una persona curiosa e ODIO la gente curiosa, quella che non si fa i cazzi suoi solo perchè ha una vita talmente piatta che si deve impicciare delle tue cose per sollazzarsi un pò. E poi, pretende di fare l'opinionista della tua vita.
Ho che quando non avevamo i cellulari come facevamo? Ecco ma non ditelo a me, ditelo a chi non se lo ricorda.
Ho che improvvisamente ci sono dei rumori o delle voci che diventano gessetto sulla lavagna, o nel mio caso, forchetta sfregata tra i denti.
Ho che adesso sono calma, fra 2 secondi incazzata, fre 3 felice, fra 4 euforica, fra 5 piango, fra 6 ti mangio. E non è una filastrocca.
Ho che ieri ho dimenticato il numero del codice del bancomat. E si è risucchiatio la mia carta. Ma questo è solo l'inizio. Perchè poi sono uscite due volte di casa con la vespa. Ma senza casco.
Adesso tu, uomo, prova a pensare che sei seduto sul divano con birra e pizza e tre amici del cuore e stai guardando la finale di qualunqe sport di cui tu sei appassionato.
Non so tipo Italia-Francia ai mondiali.
Ora immagina che la tua donna cominci a tempestarti di domande di ogni genere. E poi ti chieda le coccole. E poi come sta vestita così. E poi se domenica andate a pranzo dai suoi. E poi che ha bollato la tua macchina. Con torto. E non ha fatto il CID. E poi se ti sei ricordato di pagare la bolletta. E il cane vuole giocare. E salta la luce. E non trovi il telecomando. E si rovescia la birra sulla playstation. E ti arriva un sms dall'ex morosa. E arriva l'amico logorroico che non si sa chi l'ha invitato.
E segna la Francia.
Ecco questo è solo un decimo di cosa può essere la sindrome premestruale.
Sono giorni in cui non tollera niente.
Nemmeno questo é difficile.
Sono giorni, durante i quali, le parole che più di tutte fanno venire gli aghi sulla pelle e i brividi dietro al collo sono: "Ma cos'hai?"
"Che cos'hoooo????? Che-cos'-ho-o-o?
Ho che vorrei che nessuno mi rompesse i coglioni con domande del cazzo tipo questa, ad esempio.
E se ti dico "Non ho niente", fidati.
Ho che mi sta da fastidio che la tastiera balli sotto le mie dita perchè una volta che ero arrabbiata l'ho sbattuta sul tavolo e l'ho rotta.
Ho che se quando c'è pulizia strade nella mia via, parcheggiano tutti sul marciapiede, al mattino non puoi chiudermi la macchina, soprattutto se hai a disposizione tutta la via, e pare che mi fai i dispetti che la prossima volta ti incido sulla portiera in News Times Roman, grassetto, corsivo, "stronzo".
Se preferisci ti faccio l'Arial però.
Ho che ho male a un'anca da un anno e mezzo e pare che i medici ti dicono cosa potrebbe essere solo se gli paghi una rata a testa di mutuo della barca.
Ho che siccome ho male all'anca non posso fare le cose che mi fanno stare bene tipo ballare salsa e giocare a calcetto.
Ho che ho sempre i minuti contati perchè sono una disorganizzata, disordinata, ritardataria, smemorata, distratta del cazzo. E questo provoca degli stravolgimenti improvvisi nelle mie giornate. Dicesi imprevisti, che però nella mia vita sono la norma e quindi "la norma" diventano imprevisti.
Ho che per favore non mi fare mille domande. Io non sono una persona curiosa e ODIO la gente curiosa, quella che non si fa i cazzi suoi solo perchè ha una vita talmente piatta che si deve impicciare delle tue cose per sollazzarsi un pò. E poi, pretende di fare l'opinionista della tua vita.
Ho che quando non avevamo i cellulari come facevamo? Ecco ma non ditelo a me, ditelo a chi non se lo ricorda.
Ho che improvvisamente ci sono dei rumori o delle voci che diventano gessetto sulla lavagna, o nel mio caso, forchetta sfregata tra i denti.
Ho che adesso sono calma, fra 2 secondi incazzata, fre 3 felice, fra 4 euforica, fra 5 piango, fra 6 ti mangio. E non è una filastrocca.
Ho che ieri ho dimenticato il numero del codice del bancomat. E si è risucchiatio la mia carta. Ma questo è solo l'inizio. Perchè poi sono uscite due volte di casa con la vespa. Ma senza casco.
Adesso tu, uomo, prova a pensare che sei seduto sul divano con birra e pizza e tre amici del cuore e stai guardando la finale di qualunqe sport di cui tu sei appassionato.
Non so tipo Italia-Francia ai mondiali.
Ora immagina che la tua donna cominci a tempestarti di domande di ogni genere. E poi ti chieda le coccole. E poi come sta vestita così. E poi se domenica andate a pranzo dai suoi. E poi che ha bollato la tua macchina. Con torto. E non ha fatto il CID. E poi se ti sei ricordato di pagare la bolletta. E il cane vuole giocare. E salta la luce. E non trovi il telecomando. E si rovescia la birra sulla playstation. E ti arriva un sms dall'ex morosa. E arriva l'amico logorroico che non si sa chi l'ha invitato.
E segna la Francia.
Ecco questo è solo un decimo di cosa può essere la sindrome premestruale.
archiviamolo
porcamiseria,
sfoghi,
vocabolario
sabato, luglio 18, 2009
Sega mentale n.1

Sicuramente non la ballerina, visto che la mia mamma meridionale ha sempre osteggiato tutto ciò che poteva portare armonia e forza al mio fisico. Non per cattiveria, ma semplicemente perchè è una mamma meridionale. E non c'è da aggiungere altro.
Ho sempre avuto un debole per i deboli però.
Ero quella che quando si giocava ai giardinetti, andava a recuperare tutti i bambini che nessuno cagava. Non so se più per me o per loro.
Poi succede che fai le elementari, e le scuole medie.
E ancora non ci capisci un cazzo.
Mi ricordo solo che per il tema delle elementari mi avevano fatto i complimenti.
Avevo scritto della mia classe. L'avevo paragonata a un insalta mista. Che più verdure o condimenti ci sono (i compagni) più buona è l'insalata. E la mia classe-insalata era buonisima.
Alle medie invece, quando la prof faceva la parafrasi e la prosa, ogni volta, era un trip.
Alla fine della scuola media ci avevano fatto fare una specie di test di orientamento.
A me era uscito magistrali.
Però ricordo che quando mia mamma mi portava al Banco di Roma io sballavo.
C'erano pure le porte quelle che girano che se avevi qualcosa di metallo si bloccavano e andavano all'indietro.
Dicevo: Io voglio lavorare in banca, da grande.
Ero una di quelle che metteva sempre nel portafoglino le lire in ordine di valore e tutte girate dallo stesso lato.
E così ho scelto ragioneria. Perchè a 14 anni uno ha già le idee mooolto chiare.
All'inizio mi piaceva.
Soprattutto quando ci facevano usare i blocchetti di finti assegni o di cambiali.
Però capitava che mi impegnavo di più in Italiano.
Quando la prof ci dava da fare a casa i commenti ai capitoli dei Promessi Sposi, che io non facevo, arrivavo al mattino, elemosinavo tre quaderni dai miei compagni e facevo un impeccabile mix dei loro compiti.
E la prof non se ne accorgeva mai.
Una specie di copia e incolla manuale personalizzato e riadattato al mio stile:)
Poi la scuola mi ha un pò delusa. Sono finita in un'altra classe e altre cose.
Uscita da ragioneria giurai a me stessa che non avrei mai più messo naso sui libri a maggior ragione quelli con i numeri.
Ora faccio l'impiegata e ho a che fare con i conti spesso e volentieri.
Anche se il mio lavoro è motlo, molto vario.
Mi spiace che questo post sia lungo ma ho tante cose da dire.
E sto anche cercando di stringere.
Voglio dire:
il lavoro, fodamentalmente, che cos'è?
Non doverebbe essere la fine e contestualemente l'inizio di un percorso?
Magari tu sei un laureato in economia e commercio e poi ti trovi a lavorare al Mc Donald, con tutto il rispetto.
E se invece dopo che mi sono laureato o diplomato, cambio idea?
E chi lo dice che un laureato o diplomato è più bravo di me, che non lo sono, a fare i conti?
E' solo un modo per guadagnare dei soldi che poi ci serviranno per mantenere famiglia e figli e cazzate nostre? E che ne faccio delle mie aspirazioni? Le lascio da parte per gli hobby?
E non sarei più produttiva se potessi fare otto ore al giorno una cosa che so fare e che mi piace fare? E perchè quei lavori che nessuno vuole fare non ce li giriamo a turno?
Mi sono mica imbarcata in un discorso che non sono in grado di gestire?
E quanto durerà la soddisfazione che posso fare quello che voglio con i soldi che guadagno ?
Forse devo trovare una dimensione all'interno del mio lavoro? In generale dico.
Lavorare per vivere?
Vivere per lavorare?
Perchè non c'è più lavoro?
Perchè hanno fatto delle riforme del cavolo?
Io sto fuori da ste cose, non le conosco bene, maledizione vivo nel mio mondo.
E poi ci si mette di mezzo la voglia di vedere il mondo, il desiderio di conoscere che io non sono mai stata una curiosa fino a ieri. Ma saranno solo capricci? Sono solo fifona o razionale?
In questo periodo di crisi sei fortunato se ce l'hai un lavoro.
E zitto, perchè se tu osi simil-lamentarti del tuo lavoro, sei uno stronzo.
Perchè uno non può avere la possibilità di provare più percorsi?
Perchè a 14 anni, cazzo, ci fanno scegliere?
E' che io non ho nemmeno seguito i miei compagni.
Perchè agli scout mi avevano insegnato a seguire le mie inclinazioni.
Ok poi c'è l'uni.
Uno può cambiare.
Ma a parole è tutto, tutto così facile.
Il lavoro è una cosa che bene o male dovrai fare tutta la vita.8/9 ore al giorno. Se non di più.
Ho fatto una mini ricerca per cercare di capire(da Wikipedia):
L'etimologia del termine lavoro riporta al latino labor con il significato di fatica.
Lavorare significa occupare il tempo nel fare qualcosa, traendone un vantaggio generalmente economico (ma per me?!)
(...)Un'altra consuetudine, tipica di ambienti industriali, distingue il lavoro intellettuale, dove prevale la capacità mentale, dal lavoro fisico, dove prevale la capacità fisica.
Pocamiseria mentre stendevo mi sono venute mille domande e ora non me ricordo nemmeno una.
Forse bisogna capire in che scala di valori personali è il lavoro?
Però stai zitta cazzooo perchè tu, il lavoro, ce l'hai.
Infatti lo so. Tipo azienda familiare. Con pro e contro.
Ma questa è un'altra storia.
La mia.
Ho sempre avuto un debole per i deboli però.
Ero quella che quando si giocava ai giardinetti, andava a recuperare tutti i bambini che nessuno cagava. Non so se più per me o per loro.
Poi succede che fai le elementari, e le scuole medie.
E ancora non ci capisci un cazzo.
Mi ricordo solo che per il tema delle elementari mi avevano fatto i complimenti.
Avevo scritto della mia classe. L'avevo paragonata a un insalta mista. Che più verdure o condimenti ci sono (i compagni) più buona è l'insalata. E la mia classe-insalata era buonisima.
Alle medie invece, quando la prof faceva la parafrasi e la prosa, ogni volta, era un trip.
Alla fine della scuola media ci avevano fatto fare una specie di test di orientamento.
A me era uscito magistrali.
Però ricordo che quando mia mamma mi portava al Banco di Roma io sballavo.
C'erano pure le porte quelle che girano che se avevi qualcosa di metallo si bloccavano e andavano all'indietro.
Dicevo: Io voglio lavorare in banca, da grande.
Ero una di quelle che metteva sempre nel portafoglino le lire in ordine di valore e tutte girate dallo stesso lato.
E così ho scelto ragioneria. Perchè a 14 anni uno ha già le idee mooolto chiare.
All'inizio mi piaceva.
Soprattutto quando ci facevano usare i blocchetti di finti assegni o di cambiali.
Però capitava che mi impegnavo di più in Italiano.
Quando la prof ci dava da fare a casa i commenti ai capitoli dei Promessi Sposi, che io non facevo, arrivavo al mattino, elemosinavo tre quaderni dai miei compagni e facevo un impeccabile mix dei loro compiti.
E la prof non se ne accorgeva mai.
Una specie di copia e incolla manuale personalizzato e riadattato al mio stile:)
Poi la scuola mi ha un pò delusa. Sono finita in un'altra classe e altre cose.
Uscita da ragioneria giurai a me stessa che non avrei mai più messo naso sui libri a maggior ragione quelli con i numeri.
Ora faccio l'impiegata e ho a che fare con i conti spesso e volentieri.
Anche se il mio lavoro è motlo, molto vario.
Mi spiace che questo post sia lungo ma ho tante cose da dire.
E sto anche cercando di stringere.
Voglio dire:
il lavoro, fodamentalmente, che cos'è?
Non doverebbe essere la fine e contestualemente l'inizio di un percorso?
Magari tu sei un laureato in economia e commercio e poi ti trovi a lavorare al Mc Donald, con tutto il rispetto.
E se invece dopo che mi sono laureato o diplomato, cambio idea?
E chi lo dice che un laureato o diplomato è più bravo di me, che non lo sono, a fare i conti?
E' solo un modo per guadagnare dei soldi che poi ci serviranno per mantenere famiglia e figli e cazzate nostre? E che ne faccio delle mie aspirazioni? Le lascio da parte per gli hobby?
E non sarei più produttiva se potessi fare otto ore al giorno una cosa che so fare e che mi piace fare? E perchè quei lavori che nessuno vuole fare non ce li giriamo a turno?
Mi sono mica imbarcata in un discorso che non sono in grado di gestire?
E quanto durerà la soddisfazione che posso fare quello che voglio con i soldi che guadagno ?
Forse devo trovare una dimensione all'interno del mio lavoro? In generale dico.
Lavorare per vivere?
Vivere per lavorare?
Perchè non c'è più lavoro?
Perchè hanno fatto delle riforme del cavolo?
Io sto fuori da ste cose, non le conosco bene, maledizione vivo nel mio mondo.
E poi ci si mette di mezzo la voglia di vedere il mondo, il desiderio di conoscere che io non sono mai stata una curiosa fino a ieri. Ma saranno solo capricci? Sono solo fifona o razionale?
In questo periodo di crisi sei fortunato se ce l'hai un lavoro.
E zitto, perchè se tu osi simil-lamentarti del tuo lavoro, sei uno stronzo.
Perchè uno non può avere la possibilità di provare più percorsi?
Perchè a 14 anni, cazzo, ci fanno scegliere?
E' che io non ho nemmeno seguito i miei compagni.
Perchè agli scout mi avevano insegnato a seguire le mie inclinazioni.
Ok poi c'è l'uni.
Uno può cambiare.
Ma a parole è tutto, tutto così facile.
Il lavoro è una cosa che bene o male dovrai fare tutta la vita.8/9 ore al giorno. Se non di più.
Ho fatto una mini ricerca per cercare di capire(da Wikipedia):
L'etimologia del termine lavoro riporta al latino labor con il significato di fatica.
Lavorare significa occupare il tempo nel fare qualcosa, traendone un vantaggio generalmente economico (ma per me?!)
(...)Un'altra consuetudine, tipica di ambienti industriali, distingue il lavoro intellettuale, dove prevale la capacità mentale, dal lavoro fisico, dove prevale la capacità fisica.
Pocamiseria mentre stendevo mi sono venute mille domande e ora non me ricordo nemmeno una.
Forse bisogna capire in che scala di valori personali è il lavoro?
Però stai zitta cazzooo perchè tu, il lavoro, ce l'hai.
Infatti lo so. Tipo azienda familiare. Con pro e contro.
Ma questa è un'altra storia.
La mia.
archiviamolo
dalle memorie di pat,
seghe mentali,
vocabolario
giovedì, luglio 09, 2009
Essere o non essere?
Questo è un post interattivo. Dovete seguire le istruzioni perchè è dotato di colonna sonora. Ci sono due video. Denominati Video 1 e video 2.
quando ci sarà scritto Play Video 1 premere Play.
Poi ci sarà scritto Stop Video 1.
Poi Play video 2.
Buona audio lettura:))
Play Video 1
Ieri mattina mi sono svegliata con la convinzione di essere la più strafika del mondo.quando ci sarà scritto Play Video 1 premere Play.
Poi ci sarà scritto Stop Video 1.
Poi Play video 2.
Buona audio lettura:))
Play Video 1
Non so come sia potuto accadere, ma credo si chiamino "giornate Si".
Il mio specchio mi stava simpatico e persino la magliettina di MS con metà paiette smarrite chissà dove, comprata a 4,99 e i jeans di quelli che siccome mi sono rotta il cazzo di farmi fare l'orlo "finto" da mia mamma perchè le case produttrici di jeans non pensano che nel mondo esistono anche le persone basse, io ci ho messo un cordino nell'orlo, e li ho fatti diventare jeans con lo sbuffo, e ora ho tutti i pantaloni così,
dicevo,
persino questi "straccetti" hanno contribuito a farmi sentire bella.
No, che dico bella, proprio strafika.
Sono quei giorni in cui credi che niente e nessuno potrà fermarti; in cui pensi che i tuoi capelli sono perfetti, la tua pelle è luminosissima, i tuoi movimenti lasciano scie di fascino nell'aria.
Parli con tutti, ridi con tutti, attacchi bottone anche con i marciapiedi, con le macchine, con i semafori. Sai che c'è il sole dietro alle nuvole e ti basta.
E quando vai al bar a prendere il marocco chiaro, il tuo sorriso si specchia persino nel cucchiano sporco di schiuma di latte appoggiato al piattino. Parli e ridi pure con il barista. Le battute ti escono come se fossero state scritte per una puntata di Zelig.
Poi però succede qualcosa.
Qualcosa che non ti aspetti.
Qualcosa che tramuta il tuo sorriso contagioso in un sorriso di circostanza.
Stop Video 1.
Play video 2.
Tutti si girano e non capisci perchè.
Tutti applaudono e non capisci perchè.
Ci sono pure i rulli di tamburo.
Fa il suo ingresso...la strafika da copertina.
Tacco 12, possibilmente da 450 euro.
Pantalone attillato taglia 0-12,sicuramente scippato alla nipote 14enne, rigorosamente bianco e un pò trasparente, corto alla caviglia.
Toppino sbrilluccicoso che le tue 4 paiette nere attaccate alla maglietta per miracolo, cadono per la vergogna.
Abbronzatura da piscina coltivata in solarium e muscolatura da abbonamento in palestra annuale con finanziamento.
Capello biondo scintillante, che la Pantene o la L'Oreal pagherebbero per avere una testimonial così.
E poi lui:
l'inconfondibile occhialone scuro.
Quello che avvolge tutta la faccia, che crea l'alone di mistero, sotto il quale sai che ci sarà un trucco da estetista, ma che su di te certamente farebbe effetto "oh chissà quella che occhiaie ha sotto quegli schermi al plasma da 90 pollici"
Altro che "scie di fascino nell'aria". Le sue movenze provocano una tromba d'aria.
La guardi.
Ti guardi.
La guardi.
Potresti anche uscire senza pagare che non se ne accorgerebbe nessuno.
Ingoi l'ultimo sorso di marocco chiaro, la riguardi e prima di andare via ti rivolgi al barista:
"Mhpf. Non c'è posto per due in questo bar. Buona giornata tesoro:)"
archiviamolo
panoramiche,
post di un altro giorno,
vocabolario
martedì, luglio 07, 2009
Incubatrice.
Questa notte ho fatto un incubo.
Ho sognato che ero fidanzata.
Ma non è questo l'incubo.
L'incubo era il mio fidanzato.
Eravamo in un letto, il suo credo, ma non stavamo facendo cosacce.
Io stavo facendo finta di dormire perchè proprio non ne volevo sapere di stare a sentirlo. Non so cosa avesse da dirmi, ma nel sogno non mi fregava un cazzo a prescindere.
Mentre lui guardava il soffitto io guardavo lui con gli occhi socchiusi e mi chiedevo come cavolo ci ero finita con uno così.
L'antitesi del mio uomo ideale.
Questo era biondo-rossiccio, coi capelli sparati in alto. Occhi chiari, azzurrigni (si si con la g, che è quell'azzurro insipido che se hai gli occhi azzurri e ce li hai così sei un pò sfigato :)), carnagione chiara, cicciottello, anzi no, ok, era proprio grasso, che io non ho niente contro i grassi, ma questo era talemnte grasso che mi dava il nervoso. E poi aveva la pelle piena di pustole rosse. Sulle braccia e sulle gambe.
Oddio, adesso che ci penso magari aveva il morbillo..
Sta di fatto che lui voleva parlare. Voleva sapere perchè non lo amavo.
E io nel sogno sapevo che era uno di quegli uomini di una pesantezza devastante, di quelli senza senso dell'umorismo, di quelli che pensano che donna=non autosufficiente, di quelli che quando ci sono 850° vogliono stare abbracciati e che mangiano solo pasta bianca.
Anche se io dormivo, cioè facevo finta ma lui non lo sapeva, mi parlava.
Non capiva perchè lo stavo lasciando.
A un certo punto è arrivata la madre. No dico la madre, a prendere le sue difese e a chiedere come mai il suo cucciolo stava male così. E mi guardava con aria di sufficienza. (...un deja-vu). Anzi no mi guardava come se fossi la strega cattiva di Hansel e Gretel. Mi sa che aveva paura che le mangiassi il figlio.
Lui aveva pure un odore che non mi piaceva. Non puzzava, ma aveva quell'odore di pelle che quando un odore di pelle non ti piace non c'è niente da fare. Puoi essere pure fico come Brad Pitt, ma non ce n'è. Vabbè forse per Brad, sarei capace di respirare con la bocca :)
Insomma la madre era pesante come lui e continuavano a parlare di sta cosa che io lo dovevo lasciare. E gridavano per farsi sentire.
Signore grazie che ieri ho sbagliato a puntare la sveglia ed è suonata alle 06:00 :)
Ho sognato che ero fidanzata.
Ma non è questo l'incubo.
L'incubo era il mio fidanzato.
Eravamo in un letto, il suo credo, ma non stavamo facendo cosacce.
Io stavo facendo finta di dormire perchè proprio non ne volevo sapere di stare a sentirlo. Non so cosa avesse da dirmi, ma nel sogno non mi fregava un cazzo a prescindere.
Mentre lui guardava il soffitto io guardavo lui con gli occhi socchiusi e mi chiedevo come cavolo ci ero finita con uno così.
L'antitesi del mio uomo ideale.
Questo era biondo-rossiccio, coi capelli sparati in alto. Occhi chiari, azzurrigni (si si con la g, che è quell'azzurro insipido che se hai gli occhi azzurri e ce li hai così sei un pò sfigato :)), carnagione chiara, cicciottello, anzi no, ok, era proprio grasso, che io non ho niente contro i grassi, ma questo era talemnte grasso che mi dava il nervoso. E poi aveva la pelle piena di pustole rosse. Sulle braccia e sulle gambe.
Oddio, adesso che ci penso magari aveva il morbillo..
Sta di fatto che lui voleva parlare. Voleva sapere perchè non lo amavo.
E io nel sogno sapevo che era uno di quegli uomini di una pesantezza devastante, di quelli senza senso dell'umorismo, di quelli che pensano che donna=non autosufficiente, di quelli che quando ci sono 850° vogliono stare abbracciati e che mangiano solo pasta bianca.
Anche se io dormivo, cioè facevo finta ma lui non lo sapeva, mi parlava.
Non capiva perchè lo stavo lasciando.
A un certo punto è arrivata la madre. No dico la madre, a prendere le sue difese e a chiedere come mai il suo cucciolo stava male così. E mi guardava con aria di sufficienza. (...un deja-vu). Anzi no mi guardava come se fossi la strega cattiva di Hansel e Gretel. Mi sa che aveva paura che le mangiassi il figlio.
Lui aveva pure un odore che non mi piaceva. Non puzzava, ma aveva quell'odore di pelle che quando un odore di pelle non ti piace non c'è niente da fare. Puoi essere pure fico come Brad Pitt, ma non ce n'è. Vabbè forse per Brad, sarei capace di respirare con la bocca :)
Insomma la madre era pesante come lui e continuavano a parlare di sta cosa che io lo dovevo lasciare. E gridavano per farsi sentire.
Signore grazie che ieri ho sbagliato a puntare la sveglia ed è suonata alle 06:00 :)
archiviamolo
attribuibili ad eventi esterni,
il favoloso mondo di Patti,
panoramiche,
traumi,
vocabolario
sabato, aprile 25, 2009
Definizioni.

Non è non sapere una data storica, i motivi di un evento, le cause, i fatti.
Non è non non avere i voti alti a scuola, o non capire il teroema di pitagora o come si chiamano gli intergali.
Non è non sapere l'inglese o il francese o il tedesco o lo spagnolo e il russo e magari tutte contemporanemante.
Non è non sapere scrivere o parlare bene.
Non è non non avere la laurea magari conseguita in 25 anni perchè tanto pagava babbo.
Non è non essere sempre informato su tutti i fatti del mondo in tempo reale .
Non è non conoscere tutte le correnti filosofiche o pittoriche o letterarie.
L'ignoranza è mancanza di sensibilità ed educazione.
E non è nemmeno essere stupidi.
Perchè essere stupidi è di gran lunga superiore rispetto all'essere ignoranti.
archiviamolo
post-it,
vocabolario
giovedì, marzo 19, 2009
Fa La Cosa Giusta

Voglio dire, non c'è un modo per saperlo???
Che ne so, un ufficio reclami, un call-center da chiamare, un numero verde, un centro assistenza...
"Si pronto, mi scusi, volevo sapere se sto facendo la cosa giusta??"
"Un attimo le passo la Responsabile del reparto cose giuste"- Musica di attesa
Daiiii, non c'è un manuale di istruzioni???
Un vademecum in 10 punti???... anche solo 5,...2,...uno...un punto??? Un aforisma???
Ho trovato!
Un bel sito web. tipo www.therightthing.com con chi siamo, cosa facciamo, le nostre proposte, con la sezione FAQ e la possibilità di parlare con l'esperto.
Forse dovrei andare in biblioteca e fare un ricerca seria.
Come si faceva un tempo, quando dovevi scartabellare tra mille pagine di libroni impolverati e scrivere, scrivere, scrivere, tutto rigorosamente a mano.
Oppure potrei chiedere a un Nonno...
Perchè non ho un nonno io??? Non l'ho mai avuto un Nonno. Ora andrei da lui e gli direi: "Nonno devi dirmi cosa devo fare, tu solo puoi saperlo"
Io ho solo una nonna, ma è lontana. Non sa nemmeno che vivo sola. Mi hanno detto di non dirglielo che è meglio. Io credo solo perchè se lo venisse a sapere, poi vorrebbe venire a vivere con me:)
Forse dovrei mangiare un bacio Perugina. E cercare la frase che sicuramente sarà:
Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce.
Eppure ci deve essere un modo.
Ecco, ecco! Devo cercare su google.
Ora metto una manciata di parole chiave e vedo che esce. Mhmh no direi che "la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili" non è la risposta che cercavo.
No, le carte non me le faccio fare.
L'ho fatto solo una volta, per curiosità.
Mi avevano detto che sarebbe successo qualcosa a qualcuno della mia famiglia. Dopo due minuti mi chiama mia mamama e mi fa:
" Tuo padre ha avuto un incidente. No nel senso che ha fatto un botto con una sotto casa"
"Mamma cazzoooo. Non si dice incidente -_-"
archiviamolo
cambiamenti,
porcamiseria,
seghe mentali,
vocabolario
martedì, febbraio 03, 2009
CORAGGIO
Il coraggio (dal latino coraticum, aggettivo derivante da cor, cordis cuore) è la virtù umana, spesso indicata anche come fortitudo o fortezza, che fa' si che chi ne è dotato non si sbigottisca di fronte ai pericoli, affronti con serenità i rischi, non si abbatta per dolori fisici o morali e, più in generale, affronti a viso aperto la sofferenza, il pericolo, l'incertezza e l'intimidazione.
In linea di massima, si può distinguere un "coraggio fisico", di fronte al dolore fisico o alla minaccia della morte, da un "coraggio morale", di fronte alla vergogna e allo scandalo.
da Wikipedia-l'enciclopedia libera
Iscriviti a:
Post (Atom)