Chissà se sarò brava come la mia mamma.
Io non so che cosa vuol dire fare la mamma.
Ma so benissimo cosa vuol dire fare la figlia.
La figlia una mamma meridionale e casalinga. Una mamma a cui non piace litigare, premurosa e anche un pò apprensiva. Una mamma che perdona sempre tutto, che anche se si arrabbia poi dice "non bisogna essere cattivi, il male che fai poi ti torna indietro".
Una mamma che mi portava la colazione a letto tutte le mattine: latte appena tiepido con il nesquick. E poi mi veniva a svegliare di nuovo perché mi riaddormentavo con il bicchiere in mano.
Una mamma che mi fa l'orlo ai pantaloni all'ultimo minuto dieci minuti prima di uscire, anche se poi sa che deciderò di mettere la gonna.
Una mamma che tutte le volte che le dicevo "da oggi sono a dieta", faceva la parmigiana, le patatine fritte, la torta di mele, le lasagne e gli involtini. Una mamma che si compra le stoffe al mercato e si fa i tailleur con burda, che poi la cucina si riempiva di pezzetti di filo da imbastire che si appiccicavano ovunque. Una mamma che prende il caffè con la vicina di casa due volte al giorno.
Che se le dici "Mamma non vengo a pranzo" e all'ultimo minuto le dici "Anzi no vengo, ma siamo in tre" risponde "Eh però ora mangiamo quello che c'è" e poi ti ritrovi il pranzo di natale in tavola. Che quando esce di casa é sempre in ordine, con gli orecchini, un pò di rossetto, e la matita nera negli occhi.
La matita negli occhi che ho imparato a mettere anche io così, dentro la palpebra inferiore. Perchè quando ero piccola ammiravo incuriosita ed estasiata quel gesto per lei disinvolto.
Non lo so proprio cosa vuol dire fare la mamma.
Ora però, ecco...ora dovrò imparare.
Chissà se sarò capace di avere sempre le parole giuste a disposizione, se saprò consolare, incoraggiare, spronare, coccolare.
Se saprò essere paziente, fantasiosa, divertente.
Attenta e anche un pò finta tonta.
E chissà, chissà se il piccolo bambino che mi sta crescendo nella pancia, sarà orgoglioso di avermi come mamma, come io lo sono della mia.
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mercoledì, settembre 14, 2011
giovedì, giugno 02, 2011
martedì, maggio 03, 2011
Cambio di stagione.

Mi piace perché mi ricorda che sono disordinata.
Da quando c'è Azzu, in casa mi sento portata a essere ordinata per fare bella figura.
Non è che mi riesca perfetto però sono migliorata molto.
In realtà sta cosa di mettere in ordine un pò ce l'ho sempre avuta.
Quando ero a casa con mamma e papà la cosa che mi piaceva mettere un sacco in ordine erano i mobiletti del bagno. A volte mi piazzavo lì e ci stavo tipo due ore che quando poi qualcuno doveva andare in bagno sbuffavo. Altre volte mi rompevo e mettevo un pò in ordine poi il resto lo rimettevo tutto incasinto per fare prima.
Oppure riordinavo anche le due ceste con le scatolette delle medicine. Le sistemavo come un meridionale sistemerebbe le valigie nel bagagliaio prima di partire per il mese di ferie.
In effetti io forse sono un pò meridionale.
Tipo, ieri ho sistemato la dispensa di casa.
La dispensa non è nient'altro che una mezza libreria billy dell'ikea che avevo a casa vecchia più un altro quarto di billy, messe vicine. Ho scoperto che il tempo passa molto in fretta con lo scatolame. Ho scoperto che il 2010 è passato da un pò. E ho scoperto che la libreria billy, travestita da dispensa, farebbe sentire male anche il signor ikea.
E' che a me fondamentalmente piace mettere in ordine. Per questo vorrei lavorare al Self. Che quando vado lì e vedo che non ci sono le cose in ordine mi viene da sistemarle.
Poi però quando vengo in camera da letto e vedo che ci sono i vestiti che ho tolto dalla valigia esattamente come erano impilati lì dentro, che ora sono appoggiati sopra la cassettiera, con sopra altri vestiti, con sopra altri vestiti, ecc, ecco questa torre instabile mi fa sentire bene.
Io voglio che Azzu pensi che sono ordinata, ma non sono tanto capace a fare finta di esserlo.
Cioè a volte lo sono di più con la sua roba.
Tipo che gli ho ordinato i calzini e le mutande per colore. Ovviamente tutto stirato.
Mentre il mio cassetto, mi vergogno ad aprirlo.
Ora però ho deciso che me ne fotto, che é un periodo che sono pigra e svogliata, che farò e dirò quello che penso.
Che se ne può andare a cagare chi mi rompe.
Che non ho voglia di sentrimi dire cosa devo fare. Come e quando.
Perchè prima di fare ordine, ho bisogno di disordinare tutto.
lunedì, aprile 11, 2011
Pianto.
Improvvisamente ho deciso di curare le piante che ho in casa.
Ci sto mettendo tutto l'amore di cui dispongo.
Tutto é iniziato da una microfoglia di quelle piante a ciuffo che non so come si chiamano.
L'avevo presa in ufficio. Di quelle che fanno le foglie, con le foglie che poi le stacchi e le metti nell'acqua e fanno le radici.
In effetti sono spuntate delle radicine.
Così tra lo stupore del miracolo della vita, l'ho messa nella terra.
E poi è cresciuta una foglia, e Pritt ne ha morsicata subito mezza, ovviamente, che giuro io gli do da mangiare a questo gatto.
Ora é lì in mezzo ad altre 5, fiera di avercela fatta.
Poi é toccato alla pianta che mi ha regalato Azzu.
Aveva i fiori. Aveva. Ora é da un anno che non capisco cosa fa. Cioè a me pare che cresca. L'unica cosa che so è che non devo lasciare l'acqua nel sottovaso che quando la vedo che straborda mi prende un colpo.
Poi ho preso l'edera. Perchè l'edera del vicino è sempre più verde. E rigogliosa. E io voglio il balcone come il suo pieno di edera ciondolante solo che il mio sarà più bello.
Poi un giorno, tra le cipolle dentro al cesto sopra il frigorifero, ne ho trovata una che voleva vivere e l'ho messa al caldo nella terra. E ora ha un ciuffo altissimo ma io non so cosa devo fare.
Continua a crescere e secondo me finirà come il fagiolo magico.
Poi è toccato alla menta. Ho messo due rametti in un bicchiere e non so come s'é riempita di radici.
La devo piantare ma non é facile avere il tempo di fare anche la contadina.
Ora mi sono evoluta e ho comprato i semi del basilico e li ho già piantati, ma siccome avevo fretta di vedere i risultati, non ho visto le fasi della luna e in realtà non so se ne ho messi troppi tutti vicini.
Ho vegliato su di solo per giorni. Stavo per perdere le speranze quando stasera...
Stasera stavo annaffiando la cipolla magica quando nel buio squarciato dalla luce del lampione nuovo che hanno messo davanti alla finestra della camera da letto che ora pare sempre giorno anche alle 3.00 di notte, ho visto dei sospetti puntini bianchi.
Allora ho preso di corsa la pila.
Mi sono quasi commossa.
Ci sono dei piccolissimi germogli che si stanno stropicciando gli occhi.
Io mi sono agitata perché ora non so cosa devo fare.
Ho cercato su google, ma non ho capito perché nei siti scrivono come se fossimo tutti agricoltori.
Un pò come quando ti scrivono "mondare le verdure" o "casseruola" o "fuoco lento".
Mi sono agitata perché ho paura di non essere all'altezza.
Perché ho paura che venga distrutto tutto quello che ho amorevolemente curato e costruito.
Perché ho paura, che ancora una volta, crollino le mie certezze.
Cavolo, non volevo divagare...
Ci sto mettendo tutto l'amore di cui dispongo.
Tutto é iniziato da una microfoglia di quelle piante a ciuffo che non so come si chiamano.
L'avevo presa in ufficio. Di quelle che fanno le foglie, con le foglie che poi le stacchi e le metti nell'acqua e fanno le radici.
In effetti sono spuntate delle radicine.
Così tra lo stupore del miracolo della vita, l'ho messa nella terra.
E poi è cresciuta una foglia, e Pritt ne ha morsicata subito mezza, ovviamente, che giuro io gli do da mangiare a questo gatto.
Ora é lì in mezzo ad altre 5, fiera di avercela fatta.
Poi é toccato alla pianta che mi ha regalato Azzu.
Aveva i fiori. Aveva. Ora é da un anno che non capisco cosa fa. Cioè a me pare che cresca. L'unica cosa che so è che non devo lasciare l'acqua nel sottovaso che quando la vedo che straborda mi prende un colpo.
Poi ho preso l'edera. Perchè l'edera del vicino è sempre più verde. E rigogliosa. E io voglio il balcone come il suo pieno di edera ciondolante solo che il mio sarà più bello.
Poi un giorno, tra le cipolle dentro al cesto sopra il frigorifero, ne ho trovata una che voleva vivere e l'ho messa al caldo nella terra. E ora ha un ciuffo altissimo ma io non so cosa devo fare.
Continua a crescere e secondo me finirà come il fagiolo magico.
Poi è toccato alla menta. Ho messo due rametti in un bicchiere e non so come s'é riempita di radici.
La devo piantare ma non é facile avere il tempo di fare anche la contadina.
Ora mi sono evoluta e ho comprato i semi del basilico e li ho già piantati, ma siccome avevo fretta di vedere i risultati, non ho visto le fasi della luna e in realtà non so se ne ho messi troppi tutti vicini.
Ho vegliato su di solo per giorni. Stavo per perdere le speranze quando stasera...
Stasera stavo annaffiando la cipolla magica quando nel buio squarciato dalla luce del lampione nuovo che hanno messo davanti alla finestra della camera da letto che ora pare sempre giorno anche alle 3.00 di notte, ho visto dei sospetti puntini bianchi.
Allora ho preso di corsa la pila.
Mi sono quasi commossa.
Ci sono dei piccolissimi germogli che si stanno stropicciando gli occhi.
Io mi sono agitata perché ora non so cosa devo fare.
Ho cercato su google, ma non ho capito perché nei siti scrivono come se fossimo tutti agricoltori.
Un pò come quando ti scrivono "mondare le verdure" o "casseruola" o "fuoco lento".
Mi sono agitata perché ho paura di non essere all'altezza.
Perché ho paura che venga distrutto tutto quello che ho amorevolemente curato e costruito.
Perché ho paura, che ancora una volta, crollino le mie certezze.
Cavolo, non volevo divagare...
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mercoledì, marzo 30, 2011
Amici di penna.

Volevo dirti che mi manchi.
Tanto.
Ti penso spesso.
Immagino le letterine che una dopo l'altra compaiono sulla tua pagina bianca e compongono frasi che danno voce ai miei pensieri nascosti.
Quelli che celo ai miei pensieri pensierosi.
Quelli che conservo da tempo, per lasciarli andare solo su questo spazio.
Mi manchi blog.
Mi manchi perché per me scrivere é importante.
E' importante per me.
Perché io scrivo, non parlo.
Perché ho sempre scritto. Non parlato.
Come un pittore che comunica con un quadro.
O una sarta con un vestito.
O un architetto con un palazzo.
O un ingegnere con un ponte.
Solo che a me non mi pagano :)
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lunedì, febbraio 28, 2011
Cavoli amari.

Sapevo che prima o poi sarebbe successo.
Non precisamente quando, ma ero in attesa.
Sapevo che la mia morbosa sensibilità sarebbe un giorno esplosa.
Diciamo che il periodo non è tanto azzeccato, ma certe cose non le puoi programmare.
Diciamo che ti poni delle domande e cerchi di darti delle risposte.
Del perchè ora, del perché a te, perché prima si e ora no.
Perchè non riesci a vedere le cose come le vedono gli altri.
Allora ripensi a quando avevi fatto il funerale alle formichine che tua sorella aveva calpestato, con tanto di pianto e pensiero alle loro famigliole.
Ripensi ai cani randagi della Sicilia, sotto il sole, che non ti puoi nemmeno avvicinare perchè nessuno gli ha mai insegnato l'affetto.
Ripensi ai pesci che nuotano liberi e felici e improvvisamente vengono catturati da ami taglienti o reti insidiose.
Pensi a quando muore la mamma o il papà cervo e i cuccioli rimangono orfani.
Agli agnelli che non diventeranno mai grandi.
Al maiale trascinato al macello. E così la mucca.
Al cavallo che punta gli zoccoli perché sa, in cuor suo, che é finita.
O alle galline, stipate in gabbie soffocanti, alle quali nel migliore dei casi viene tirato il collo.
Pensi che detesti i circhi, gli acquari, le gabbie, gli zoo.
Pensi che non vedi l'ora di avere una casa in campagna per lasciare correre Gattino e Pritt sui prati.
Pensi, pensi, pensi.
E il tuo stomaco si stringe forte.
Ora io non chiedo tanto.
Chiedo solo che mi non si rompano i maroni.
Che esiste il rispetto, magari non la condivisione, ma il rispetto si.
Che é una scelta che non fa male a nessuno.
Una MIA scelta.
E che ognuno è fatto a modo suo.
E questo é il MIO modo.
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lunedì, gennaio 24, 2011
Io non ho paura?
Non riesco a scrivere perchè non ho tempo.
Tempo di sedermi, in silenzio, senza la fretta, senza distrazioni, lasciandomi cullare solo dai miei sensi.
E poi a volte ho paura di scrivere. Paura di offendere, di deludere, di essere giudicata.
Paura dei miei stessi pensieri. Paura di macchiare indelebilmente un foglio con le mie emozioni nascoste, seppur reali.
Le cose da scrivere ce le ho. Nella mia testa sono conficcati tanti pensieri più o meno belli.
Più o meno brutti.
E quando il cd ha cominciato a farsi leggere nel lettore e le parole sono uscite dalla televizsone, ecco che mi sono emozionata e ho pensato: "ma mi hanno rubato le parole dalla testa!"
E così le riscrivo pari a chi le ha incise su un foglio prima di me.
"Il problema è che abbiamo paura.
Basta guardarci.
Viviamo con l'incubo che da un momento all'altro tutto quello che abbiamo costruito possa distruggersi.
Con il terrore che il tram su cui siamo, possa deragliare.
Paura dei bianchi, dei neri, della polizia e dei carabinieri.
Con l'angoscia di perdere il lavoro.
Ma anche di diventare, calvi, grassi, gobbi, vecchi, ricchi.
Con la paura di perdere i treni, di non arrivare in orario agli appuntamenti.
Paura che scoppi una bomba, di rimanere invalidi, paura di perdere un braccio, un occhio, un dito, un dente, un figlio, un foglio.
Un foglio su cui avevamo scritto una cosa importantissima.
Paura dei terremoti, paura dei virus, paura di sbagliare, paura di dormire, paura di morire prima di aver fatto tutto quello che dovevamo fare.
Paura che nostro figlio diventi omosessuale, di diventare omosessuali noi stessi.
Paura del vicino di casa, paura delle malattie, paura di non sapere cosa dire, di avere le mutande sporche in un momento importante.
Paura delle donne, paura degli uomini, paura dei germi, dei ladri, dei topi e degli scarafaggi.
Paura di puzzare, di votare, di volare, paura della folla, di fallire, paura di cadere, di rubare, di cantare, della gente.
Paura degli altri."
Tempo di sedermi, in silenzio, senza la fretta, senza distrazioni, lasciandomi cullare solo dai miei sensi.
E poi a volte ho paura di scrivere. Paura di offendere, di deludere, di essere giudicata.
Paura dei miei stessi pensieri. Paura di macchiare indelebilmente un foglio con le mie emozioni nascoste, seppur reali.
Le cose da scrivere ce le ho. Nella mia testa sono conficcati tanti pensieri più o meno belli.
Più o meno brutti.
E quando il cd ha cominciato a farsi leggere nel lettore e le parole sono uscite dalla televizsone, ecco che mi sono emozionata e ho pensato: "ma mi hanno rubato le parole dalla testa!"
E così le riscrivo pari a chi le ha incise su un foglio prima di me.
"Il problema è che abbiamo paura.
Basta guardarci.
Viviamo con l'incubo che da un momento all'altro tutto quello che abbiamo costruito possa distruggersi.
Con il terrore che il tram su cui siamo, possa deragliare.
Paura dei bianchi, dei neri, della polizia e dei carabinieri.
Con l'angoscia di perdere il lavoro.
Ma anche di diventare, calvi, grassi, gobbi, vecchi, ricchi.
Con la paura di perdere i treni, di non arrivare in orario agli appuntamenti.
Paura che scoppi una bomba, di rimanere invalidi, paura di perdere un braccio, un occhio, un dito, un dente, un figlio, un foglio.
Un foglio su cui avevamo scritto una cosa importantissima.
Paura dei terremoti, paura dei virus, paura di sbagliare, paura di dormire, paura di morire prima di aver fatto tutto quello che dovevamo fare.
Paura che nostro figlio diventi omosessuale, di diventare omosessuali noi stessi.
Paura del vicino di casa, paura delle malattie, paura di non sapere cosa dire, di avere le mutande sporche in un momento importante.
Paura delle donne, paura degli uomini, paura dei germi, dei ladri, dei topi e degli scarafaggi.
Paura di puzzare, di votare, di volare, paura della folla, di fallire, paura di cadere, di rubare, di cantare, della gente.
Paura degli altri."
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seghe mentali,
sensations
lunedì, gennaio 17, 2011
Effetto Lucifero.

"Ho provato ad essere un'altra
Ho provato ad essere cattiva
Ho provato ad essere così, come nei film
Ho provato ad essere un'età
Che no, non si scrive, si pensa
...
Ho provato cose che in realtà
Non è conveniente raccontare
Ma che devo farci, son così, proprio naif"
Ho provato ad essere cattiva
Ho provato ad essere così, come nei film
Ho provato ad essere un'età
Che no, non si scrive, si pensa
...
Ho provato cose che in realtà
Non è conveniente raccontare
Ma che devo farci, son così, proprio naif"
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venerdì, dicembre 24, 2010
giovedì, novembre 25, 2010
giovedì, ottobre 28, 2010
Fuori Tema.
Sono andata fuori tema.
Ultimamente esco tanto dalle righe del mio buonismo.
Mi sono levata le caccolette dagli occhi e ho cominciato a vedere oltre.
A mio malincuore.
Ero arrabbiata.
Che dico, incazzata nera.
Ma non dovevo dire perchè.
Dovevo dire come.
E così siccome mi lamento che si impicciano tutti troppo, ho fatto esattamente questo.
Impicciare troppo.
Vado a rispolverare il vocabolario dei sinonimi e contrari.
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mercoledì, ottobre 06, 2010
Plagio.
Siccome in sto periodo ho tante lettere per la testa ma non riesco a combinarle in frasi logiche e la mia perseveranza mancante e costante distrazione non mi permottono di portare a termine niente, ho deciso di fare quello che ha fatto Azzu copiando pari passo.
D'altronde io sono sempre stata una fan dei questionari.
Quando a casa arrivava il questionario tipo del censimento, io mi battevo per compilarlo. Riunivo tutta la famiglia e poi facevo le domande. E mi divertivo un sacco. E nessuno capiva perchè.
Quindi.
Le tre cose più inutili che ho visto.
1.L'affettaverdure regolabile che ho comprato a 10 euro al mercato di Arenzano. Eh oh, non resisto ai rappresentanti che parlano col microfono e dicono "gente non potete non averlo"
Comunque oltre a smacciullarmi le verdure, l'unica cose che sono riuscita ad affettare sono state le mie dita.
Però ho scoperto il cerotto spray.
2. Gli umidificatori da termosifone. Boh l'acqua che ci metto dentro non evapora mai.
3. L'orologio. Anche se mi sveglio un' ora prima dell'appuntamento, riesco a sbagliare ora. E possibilmente anche giorno.
Le tre cose più belle che ho visto
1. La prima frittata di Azzu. Fatta solo per me. Io mi sono pure commossa.
2. Le montagne una volta che ero agli scout seduta in cima a un'altra montagna.
3. Le lacrime di gioia di una sposa che stava per sposare il suo unico fidanzato.
Le tre cose più brutte che ho visto
1. La cacca di gattino che gli è rimasta attaccata al sedere con un filo che che poi correva per tutta casa.
2. Il vomito di Pritt, ieri sera, contro il muro.
3. Il piccione che ho visto morire un paio di giorni fa per strada.
D'altronde io sono sempre stata una fan dei questionari.
Quando a casa arrivava il questionario tipo del censimento, io mi battevo per compilarlo. Riunivo tutta la famiglia e poi facevo le domande. E mi divertivo un sacco. E nessuno capiva perchè.
Quindi.
Le tre cose più inutili che ho visto.
1.L'affettaverdure regolabile che ho comprato a 10 euro al mercato di Arenzano. Eh oh, non resisto ai rappresentanti che parlano col microfono e dicono "gente non potete non averlo"
Comunque oltre a smacciullarmi le verdure, l'unica cose che sono riuscita ad affettare sono state le mie dita.
Però ho scoperto il cerotto spray.
2. Gli umidificatori da termosifone. Boh l'acqua che ci metto dentro non evapora mai.
3. L'orologio. Anche se mi sveglio un' ora prima dell'appuntamento, riesco a sbagliare ora. E possibilmente anche giorno.
Le tre cose più belle che ho visto
1. La prima frittata di Azzu. Fatta solo per me. Io mi sono pure commossa.
2. Le montagne una volta che ero agli scout seduta in cima a un'altra montagna.
3. Le lacrime di gioia di una sposa che stava per sposare il suo unico fidanzato.
Le tre cose più brutte che ho visto
1. La cacca di gattino che gli è rimasta attaccata al sedere con un filo che che poi correva per tutta casa.
2. Il vomito di Pritt, ieri sera, contro il muro.
3. Il piccione che ho visto morire un paio di giorni fa per strada.
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lunedì, settembre 27, 2010
Sindrome da deficit di attenzione

La predominanza di sintomi di distrazione/disattenzione può includere:
- l' essere facilmente distratti, perdere i dettagli, dimenticare le cose, e spesso passare da un'attività all'altra
- l'avere difficoltà a concentrarsi su una cosa
- l'essere annoiato con un compito, dopo pochi minuti, a meno che facendo qualcosa di divertente
- l'avere difficoltà a focalizzare l'attenzione sulla organizzazione e completamento di un compito o nell'imparare qualcosa di nuovo
- l'avere difficoltà a completare o svolgere compiti a casa, spesso perdendo le cose (per esempio, matite, giocattoli, compiti) necessarie per completare le attività
- non sembra ascoltare quando gli si parla
- sognare ad occhi aperti, facilmente andare in confusione e muoversi lentamente
- l'avere difficoltà di elaborazione delle informazioni con la stessa rapidità e precisione degli altri
- difficoltà a seguire le istruzioni
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venerdì, settembre 24, 2010
Un sonno tira l'altro.

Non so quanto durerà.
Può essere un giorno, due o tre. Un mese.
O magari solo qualche ora.
Per ora lo sono.
La piegazione è semplice.
Prima di tutto soffro di una stanchezza cronica che ogni volta che appoggio la testa, ma anche se non la appoggio, mi addormento.
Mi adddormento ogni qualvolta provo a fermare il mio corpo e la mia mente.
Collasso semplicemente. Perdo i sensi.
Mi lascio travolgere da quella sensazione di graduale assopimento.
Dalle palpebre che poco alla volta si uniscono in un delicato bacio e che dal loro amore fanno scivolare sulle mie guance qualche lacrima.
Dal respiro che si allontana dal ticchettìo dell'orologio e si fa simile al rumore lontano delle onde del mare.
Ai gesti, che diventano lenti, sconnessi e scoordinati.
E poco mi importa se sono in coda al supermercato, davanti a un pc, in macchina (come passeggero), davanti alla tv, mentre mi parla qualcuno.
Il sonno mi batte. Sempre.
Poi ho la testa che ogni tanto si inceppa.
E sono arrabbiata per tante cose.
E poi, semplicemente, sto affrontando finalmente il passaggio dall'adolescenza, all'età adulta.
E sta cosa mi sta portando via un sacco di energie.
Fortuna che Azzu al mattino mi prepara il latte con due cucchiai di Orzoro e i biscotti della Sicilia ricoperti di nutella.
Altrimenti proprio non saprei come farcela:)
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mercoledì, luglio 07, 2010
Occhio per Occhio.

Ecco, io ero una che da piccola, prima di andare a dormire, raccoglieva tutti i suoi pelouches, poi li metteva in fondo al lettino a partire dai più grossi, fino ad arrivare ai più piccini e poi li copriva con delle copertine fatte con i fazzoleti di stoffa.
E se di notte mi svegliavo e mi accorgevo che era caduto qualcuno dei pupazzi, mi alzavo e, nonstante avessi paura dei mostri che stavano sotto il letto, lo rimettevo a posto.
Da quando c'è Prittino, dicevo, la mia sensibilità è degenerata.
Se vedo un animale per strada il mio cuore si incrina e i miei occhi si mettono ad accento circonflesso.
Animale che va dal cane, al gatto, all'ape, alla mosca, alla formica, al moscerino.
Qui in Sicilia, ad esempio, è pieno di cani randagi.
Oggi ce n'era uno in strada sotto il sole delle due, e io volevo dire ad Azzu "Fermati che gli diamo da bere", ma poi ho pensato che magari poteva mordermi e allora ho visto il cane che si allontanava dallo specchietto con le sopracciglia ad accento circonflesso.
Ieri eravamo in una pizzeria sul mare, e c'era un cagnino che si aggirava fra i tavoli scodinzolando in cerca di cibo. Dopo averci fatto aspettare un casino per prendere l'ordinazione che io avevo una fame che poco ci mancava che mi mangiassi il tavolo, è uscito il padrone.
Il padrone del locale ha dato una sberla al cane.
Io volevo alzarmi e dare la stessa sberla al padrone e fare un casino e gridere in mezzo i tavoli.
Poi è arrivato un altro cane, e allora ho preso gli avanzi di bordo di pizza e glieli ho messi su una pietra, ovvimente con lo sguardo di sfida nei confronti del padrone. Poi prima che andasse via quell'oca della cameriera, le ho sfilato dal piatto altri pezzi di bordo e glieli ho portati al cane che aveva una paura di me, che mi veniva da piangere.
Poi una bambina gli ha gridato "vai viaaaa"
Io volevo gridare pure alla bambina, ma era ora di andare via e i miei occhi si sono velati di acqua.
Il problema è che questa cosa ora mi si sta infilando anche nel cibo, che l'altro giorno al matrimonio, mi è arrivato il filetto, e io mi sono immaginata il maiale che mi guardava, che poi era un vitello, ma è uguale.
E poi capita che mi aggiro tra i siti di vegetariani.
E penso che me ne fotterei di quello che potrebbe pensare la gente se mi imbarcassi in una scelta simile.
E penso che anche che quei fottuti stronzi che abbandonao gli animali, o solo poco li maltrattano, dovrebbero essere presi e lasciati cadere in mezzo alla giungla.
Occhio per occhio...
E se di notte mi svegliavo e mi accorgevo che era caduto qualcuno dei pupazzi, mi alzavo e, nonstante avessi paura dei mostri che stavano sotto il letto, lo rimettevo a posto.
Da quando c'è Prittino, dicevo, la mia sensibilità è degenerata.
Se vedo un animale per strada il mio cuore si incrina e i miei occhi si mettono ad accento circonflesso.
Animale che va dal cane, al gatto, all'ape, alla mosca, alla formica, al moscerino.
Qui in Sicilia, ad esempio, è pieno di cani randagi.
Oggi ce n'era uno in strada sotto il sole delle due, e io volevo dire ad Azzu "Fermati che gli diamo da bere", ma poi ho pensato che magari poteva mordermi e allora ho visto il cane che si allontanava dallo specchietto con le sopracciglia ad accento circonflesso.
Ieri eravamo in una pizzeria sul mare, e c'era un cagnino che si aggirava fra i tavoli scodinzolando in cerca di cibo. Dopo averci fatto aspettare un casino per prendere l'ordinazione che io avevo una fame che poco ci mancava che mi mangiassi il tavolo, è uscito il padrone.
Il padrone del locale ha dato una sberla al cane.
Io volevo alzarmi e dare la stessa sberla al padrone e fare un casino e gridere in mezzo i tavoli.
Poi è arrivato un altro cane, e allora ho preso gli avanzi di bordo di pizza e glieli ho messi su una pietra, ovvimente con lo sguardo di sfida nei confronti del padrone. Poi prima che andasse via quell'oca della cameriera, le ho sfilato dal piatto altri pezzi di bordo e glieli ho portati al cane che aveva una paura di me, che mi veniva da piangere.
Poi una bambina gli ha gridato "vai viaaaa"
Io volevo gridare pure alla bambina, ma era ora di andare via e i miei occhi si sono velati di acqua.
Il problema è che questa cosa ora mi si sta infilando anche nel cibo, che l'altro giorno al matrimonio, mi è arrivato il filetto, e io mi sono immaginata il maiale che mi guardava, che poi era un vitello, ma è uguale.
E poi capita che mi aggiro tra i siti di vegetariani.
E penso che me ne fotterei di quello che potrebbe pensare la gente se mi imbarcassi in una scelta simile.
E penso che anche che quei fottuti stronzi che abbandonao gli animali, o solo poco li maltrattano, dovrebbero essere presi e lasciati cadere in mezzo alla giungla.
Occhio per occhio...
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martedì, giugno 22, 2010
Mezzo pieno, o mezzo vuoto.

Quando piango con gli occhiali, le lenti si riempiono di tanti piccoli puntini di acqua.
Non ho mai capito bene perchè visto che le mie lacrime, di solito sono dei goccioloni che si sdraiano delicatamente sulle guance.
Forse sono le ciglia lunghe che sbattono sui vetri.
Quano piango, lo sento dalla gola che sta per iniziare tutto, perchè le tonsille mi si annodano in gola.
E poi gli occhi si riempiono d'acqua e io spero che nonostante tutto non strabordino.
Ma alla fine mi fregano sempre.
E consumo la cartaigienica per soffiarmi il naso.
Che a volte mi si disfa tutta tra le dita.
Quando piango, la punta del mio naso diventa rossa e lucida, che sembro un clown.
Quando ho finito, faccio finta che sono stanca, con quegli occhi rossi, o che ho un pò di raffreddore. O magari che sono stata troppo tempo al pc.
Oggi ho pianto perchè il mio lavoro ha fatto spazio sulla mia scrivania piena di fogli.
Ha fatto spazio e ha messo sul tavolo una storia.
La storia di un ragazzo della comunità.
A volte capita che il mio lavoro entri nella mia vita.
Anche che la mia vita entri nel mio lavoro.
A volte, che si confonde con Tutti i giorni.
Lui è come un gattino. Come un bimbo.
Io sul comodino ho la sua foto da piccolo.
A volte mi chiedo cosa possa aver pensato Azzurro, vedendola per la prima volta.
Ah ecco poi, quando piango mi strofino la fronte con con l'indice e medio attaccati.
Tipo come adesso.
Solo che adesso tocca che le lacrime le devo far uscire tutte stasera, perchè domani quando entrerà in sala operatoria ela mia mano e la sua si scioglieranno dalla stretta morsa della paura, che avrà lui e che avrò io, dovrò sfoggiare proprio il più lucente dei sorrisi.
Solo che questa volta, il bicchiere, riesco a vederlo semplicemente verde.
Non ho mai capito bene perchè visto che le mie lacrime, di solito sono dei goccioloni che si sdraiano delicatamente sulle guance.
Forse sono le ciglia lunghe che sbattono sui vetri.
Quano piango, lo sento dalla gola che sta per iniziare tutto, perchè le tonsille mi si annodano in gola.
E poi gli occhi si riempiono d'acqua e io spero che nonostante tutto non strabordino.
Ma alla fine mi fregano sempre.
E consumo la cartaigienica per soffiarmi il naso.
Che a volte mi si disfa tutta tra le dita.
Quando piango, la punta del mio naso diventa rossa e lucida, che sembro un clown.
Quando ho finito, faccio finta che sono stanca, con quegli occhi rossi, o che ho un pò di raffreddore. O magari che sono stata troppo tempo al pc.
Oggi ho pianto perchè il mio lavoro ha fatto spazio sulla mia scrivania piena di fogli.
Ha fatto spazio e ha messo sul tavolo una storia.
La storia di un ragazzo della comunità.
A volte capita che il mio lavoro entri nella mia vita.
Anche che la mia vita entri nel mio lavoro.
A volte, che si confonde con Tutti i giorni.
Lui è come un gattino. Come un bimbo.
Io sul comodino ho la sua foto da piccolo.
A volte mi chiedo cosa possa aver pensato Azzurro, vedendola per la prima volta.
Ah ecco poi, quando piango mi strofino la fronte con con l'indice e medio attaccati.
Tipo come adesso.
Solo che adesso tocca che le lacrime le devo far uscire tutte stasera, perchè domani quando entrerà in sala operatoria ela mia mano e la sua si scioglieranno dalla stretta morsa della paura, che avrà lui e che avrò io, dovrò sfoggiare proprio il più lucente dei sorrisi.
Solo che questa volta, il bicchiere, riesco a vederlo semplicemente verde.
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martedì, maggio 18, 2010
Pregiudizi.

Bocca un po' aperta, mente altrove.
Da quando c'è Azzurro, se sto per andare addosso alle cose e alle persone lui mi tira per un braccio e mi dice: "Stai attentaaa!".
Ma l'altro giorno non ce l'ha fatta, non mi ha tirata in tempo.
E così ci siamo scontrate.
Io mi scontro sempre, spalle, schiene, gomiti, piedi, ma come me ne accorgo chiedo scusa, mi scusi, oh mamma scusi. E poi sorrido un po' mortificata.
Ma quella dell'altro giorno, quella, era della peggior specie.
Una stronza fotonica che quando le ho detto "scusi" si è voltata facendo in modo di graffiare l'aria con i suoi capelli spaghetto, cotti dal parrucchiere.
Si è voltata, è ha infilzato i miei occhi che mi hanno trapassato pure i 10 cm di eyeliner appoggiati sulla sua palpebra.
La sua bocca è rimasta chiusa: probabilmente s'è ingoiata delle parolacce.
Io pure l'ho fissata, e in un attimo, tutto il sangue che circolava nel mio corpo s'è scaraventato nelle mie pulille. Tutto l'orgoglio e l'onore dei miei avi siciliani e pugliesi m'ha squarciato il petto.
La stronza ha riportato i capelli a posto e se n'è andata senza proferire parola.
I nomi che le ho tirato (n.d.r. ma brutta stronza che non sei altro, vieni qui che ti do una testata che ti faccio rientrare il naso, fighetta di merda, ma guarda sta scema maleducata di m.) le sono rimbalzati tutte sulle spalle.
E a ogni passo che facevo per allontanarmi da lei, sentivo la rabbia che che cercava di scappare dai miei denti.
Poi ho lanciato un ultima occhiata al mio nemico e ho visto solo una scritta sui suoi piedi:
HOGAN.
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venerdì, maggio 07, 2010
Festa della mamma.
Quando, nel cuore della notte, mi sono svegliata con le lacrime vere, che le ho anche toccate, anche se avevo capito che era stato solo un sogno, le ho lasciate scorrere ancora un pò.
Sospirando anche.
A volte, di sera, ho paura ad addormentarmi perchè non voglio sognare.
I sogni che faccio sono sempre contorti, pieni di rabbia, spesso grido contro qualcuno.
Sono pieni di fatti (no drogati), di gente, di situazioni complicate e assurde.
Poi mi fanno paura perchè nel sogno non capisco che è sogno e quindi mi sembra vera realtà.
E quando mi sveglio ci metto un bel pò a riprendere i rapporti con la realtà.
Come quando si rimane impigliati con il vestito o la borsa nella maniglia della porta.
Una volta avevo sognato che mi ero svegliata da un sogno. E invece ero ancora nel sogno.
Ma questa notte; questa notte, era un sogno brutto.
Sa, lo dico: ho sognato che moriva la mia mamma.
Ma c'era ancora mia nonna viva. Sua mamma.
E così poi io da quel giorno avrei dovuto badare a lei.
Nel sogno abbracciavo mio padre.
L'ultima volta che ho abbracciato mio padre è stato
è stato..
è stato...
non lo so quando è stato.
Stamattina mi sono decisa e ho scritto un sms a mia mamma.Sospirando anche.
A volte, di sera, ho paura ad addormentarmi perchè non voglio sognare.
I sogni che faccio sono sempre contorti, pieni di rabbia, spesso grido contro qualcuno.
Sono pieni di fatti (no drogati), di gente, di situazioni complicate e assurde.
Poi mi fanno paura perchè nel sogno non capisco che è sogno e quindi mi sembra vera realtà.
E quando mi sveglio ci metto un bel pò a riprendere i rapporti con la realtà.
Come quando si rimane impigliati con il vestito o la borsa nella maniglia della porta.
Una volta avevo sognato che mi ero svegliata da un sogno. E invece ero ancora nel sogno.
Ma questa notte; questa notte, era un sogno brutto.
Sa, lo dico: ho sognato che moriva la mia mamma.
Ma c'era ancora mia nonna viva. Sua mamma.
E così poi io da quel giorno avrei dovuto badare a lei.
Nel sogno abbracciavo mio padre.
L'ultima volta che ho abbracciato mio padre è stato
è stato..
è stato...
non lo so quando è stato.
Che tanto oramai li sa leggere.
Le ho detto che le voglio bene.
Che non gliel'avevo mai detto.
Lei mi ha chiamato è mi ha detto che mi vuole bene più dell'universo.
"Con il suo grembiule può far diventare casa una capanna
E forse non c’è niente di speciale ma Lina è la mia mamma"
A. Bonomo - "Anna"
E forse non c’è niente di speciale ma Lina è la mia mamma"
A. Bonomo - "Anna"
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lunedì, aprile 26, 2010
La partita di pallone

A San Siro.
Io non ero mai stata allo stadio a vedere una partita di pallone.
Lo stadio è grandissimo. Ma la cosa più bella, dopo aver fatto un sacco di scale che io avevo già il fiatone alla prima rampa, è stata il verde smeraldo del campo.
Me lo immaginavo più grande il campo perchè alla televisione sembra gigante.
Allo stadio si è tutti amici. Praticamente quello che i maschi dicono quando guardano la partita a casa, lo dicono anche allo stadio però è più divertente perchè si sentono i peggio insulti.
Un'altra cosa divertente è che tutti svestono i panni di impiegati di banca, casalinghe, studenti, orafi, panettieri, meccanici, e mettono quelli dell'allenatore.
Quando è iniziata la partita ci sono rimasta un pò male perchè non c'era la telecronaca.
Io ogni tanto mi distraevo perchè guardavo la gente. Quello davanti a noi, ad esempio, non vedeva l'ora di parlare con azzurro e il suo amico, e continuava a girarsi e io che me n'ero accorta a un certo punto ho detto ad azzurro: dai parlagli che non sta aspettando altro. E infatti è stato così.
Ho visto i giocatori della tv dal vivo anche se erano piccoli e non si vedevano in faccia.
A un certo punto, mentre c'era il riscaldamento, Azzurro mi fa: quello che ha il pallone è Milito, ma avevano tutti il pallone sui piedi e così mi sono confusa.
C'era pure Del Piero. E poi Buffon. Mi ricordo solo loro.
Quando c'è stato il goal hanno gridato tutti. Sembrava che stesse passando la metropolitana sotto gli spalti. Io sono rimasta seduta perchè ero felice per Azzurro, ma io non tifo niente.
Nella prima fila c'erano delle signore che potevano essere mia mamma e giuro che hanno fatto un casino che non ci potevo credere. Con le sciarpe al collo. E si strattonavano.
E' stato bello, davvero.
Però continuo a non capire perchè questi ragazzi, prendano tutti questi soldi.
Alla fine ha vinto la squadra di azzurro e io ero felice perchè se avesse perso non mi avrebbero più portata.
La prossima volta però me lo porto pure io il cucscino da casa da mettere sulla sedia.
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sabato, marzo 27, 2010
A che ora è la fine del mondo?
A me questa storia del 21 dicembre 2012 mi sta un pò facendo preoccupare.
Cerco di non pensarci, ma ogni tanto mi viene da farlo.
Soprattutto quando penso di accendere un mutuo per la casa:)
L'altra notte ho sognato il 21 dicembre 2012.
Mi avevano chiamato per fare il portiere in una partita di calcio casalinga.
Poi c'erano i rigori e mi sono seduta nel prato con delle altre ragazze.
A un certo punto arriva un biplano rosso, si avvicina tantissimo a noi, poi si alza nel cielo, accende una luce rossa e si risucchia una di quelle ragazze, che si mette a strillare.
Io mi alzo, mi giro e vedo Azzurro che corre verso di me gridando: scappiamo, presto, è la fine del mondo!
Allora corriamo sotto a un parcheggio e intanto tutta l'altra gente ha cominciato a cadere nel cielo..
Nel vuoto.
E io ho detto ad Azzurro :ma non ho la giacca, poi succede cha avrò freddo.
E così siamo passati dentro a un centro commerciale che ne volevo "prendere" una:) (leggi "rubare". e vabbè tanto era la fine del mondo)
Ma non ce n'erano.
Usciamo e incontraimo una coppia e gli diciamo: scappate presto che sta per succedere un casino, e mentre ci dicono: ma che cazzo dite?? volano nel vuoto e gridano aiuto.
Allora ci infiliamo in un locale dove nessuno sapeva niente e io vedo due miei compagni delle superiori Riccardo e Marco e gli dico piangendo: é un casino! Ma non faccio in tempo che volano contro il soffitto e pure io e Azzurro che però mi tira per un braccio e ci rifugiamo nel bagno e ci incastriamo contro il lavandino per non volare stringendoci forte, mentre io ho in mano della carne trita.
Ho aperto gli occhi alle 03.20.
Il povero Azzu si è dovuto sentire tutto il racconto.
Metre faceva: mhmh, mhmh, beh ora dormi dai.
Ero agitata.
Mai più gnocchi col pesto alla sera.
E comunque lunedì corro ad accendere il mutuo per il nostro castello:)))))
Cerco di non pensarci, ma ogni tanto mi viene da farlo.
Soprattutto quando penso di accendere un mutuo per la casa:)
L'altra notte ho sognato il 21 dicembre 2012.
Mi avevano chiamato per fare il portiere in una partita di calcio casalinga.
Poi c'erano i rigori e mi sono seduta nel prato con delle altre ragazze.
A un certo punto arriva un biplano rosso, si avvicina tantissimo a noi, poi si alza nel cielo, accende una luce rossa e si risucchia una di quelle ragazze, che si mette a strillare.
Io mi alzo, mi giro e vedo Azzurro che corre verso di me gridando: scappiamo, presto, è la fine del mondo!
Allora corriamo sotto a un parcheggio e intanto tutta l'altra gente ha cominciato a cadere nel cielo..
Nel vuoto.
E io ho detto ad Azzurro :ma non ho la giacca, poi succede cha avrò freddo.
E così siamo passati dentro a un centro commerciale che ne volevo "prendere" una:) (leggi "rubare". e vabbè tanto era la fine del mondo)
Ma non ce n'erano.
Usciamo e incontraimo una coppia e gli diciamo: scappate presto che sta per succedere un casino, e mentre ci dicono: ma che cazzo dite?? volano nel vuoto e gridano aiuto.
Allora ci infiliamo in un locale dove nessuno sapeva niente e io vedo due miei compagni delle superiori Riccardo e Marco e gli dico piangendo: é un casino! Ma non faccio in tempo che volano contro il soffitto e pure io e Azzurro che però mi tira per un braccio e ci rifugiamo nel bagno e ci incastriamo contro il lavandino per non volare stringendoci forte, mentre io ho in mano della carne trita.
Ho aperto gli occhi alle 03.20.
Il povero Azzu si è dovuto sentire tutto il racconto.
Metre faceva: mhmh, mhmh, beh ora dormi dai.
Ero agitata.
Mai più gnocchi col pesto alla sera.
E comunque lunedì corro ad accendere il mutuo per il nostro castello:)))))
archiviamolo
attribuibili ad eventi esterni,
delirio
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