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giovedì, novembre 17, 2011

Orgoglio e pregiudizio.


Oggi il dottore ha detto che ho 2 chili di troppo.
Il mio orgoglio.
Colpito e affondato.

Allora dottore.
Premesso che la sua bilancia segna un chilo in più della mia e che l'ospedale potrebbe comprarvi delle bilance elettroniche.
Lei non sa che cosa vuole dire essere una donna meridionale incinta.
Beh non lo sapevo nemmeno io, ma ora lo so.
E so che se ti viene voglia di mangiare la pizza affogata nel gorgonzola, nessun'altra cosa da mangiare all'infuori della pizza strabordante di gorgonzola placherà la tua fame.
Soprattutto dottore, glielo spiega lei a mia mamma?
Che quando le ho comunicato la mia scelta vegetariana ha messo le bandiere a lutto fuori dal balcone e ha continuato a dirmi per giorni e giorni con il velo nero sulla testa: "Perchè mi stai facendo questo?"
Glielo spiega lei che cosa deve cucinare quando andiamo in pausa pranzo da lei?
Che quando l'altro giorno sono arrivata alle 13,00 aveva preparato:
la polenta con il gorgonozola, la salsiccia, il merluzzo, il purè di patate, i peperoncini piccanti, i pomodorini secchi, il pane fatto in casa, e la panna cotta con il caramello?
E la sua giustificazione è stata: "A me non piace vedere la tavola vuota".
Ecco dottore, io al mattino faccio la colazione perchè non sono una che beve solo il caffè con il dolcificante. Faccio la colazione con il latte con i biscotti come facevo da bambina. Perchè altrimenti non trovo nemmeno il tasto per accendere il computer quando arrivo in ufficio.
Non devo mangiare più i batticuore? Va bene, comprerò i cereali integrali della kellogg's.
Non devo mangiare la pasta? Va bene, mangerò un'insalatina condita con l'amuchina con un pò di fiocchi di latte.
Non devo mangiare la pizza con il gorgonzola? Va bene, mangerò il minestrone con una mela, come fra l'altro ho fatto stasera, che ora non mi resta che aspettare l'infermiera che passi a prendere la temperatura.
Non devo più mangiare il dolce a fine pasto mentre Azzurro si sbafa una coppà malù davanti ai miei occhi? Va bene, imparerò a soffrire in silenzio.
Ecco dottore, io sono certa però che gamberetto non apprezzerà. Gamberetto ha assaggiato tutte le cucine etniche e internazionali, dal panino falafel agli spaghetti di soia, dai nachos al gazpacho. Dalla focaccia siciliana ripiena di ricotta e cipolla a quella pugliese con i pomodorini.
E io sono sicura che ora ci rimarrà molto male.
E quando sarà un bambino vero, mi farà lo schizzinoso.
E poi e' colpa mia se ho i parenti meridionali che quando vengono a trovarci portano una valanga di biscotti alle mandorle fatti in casa? No dico, fatti in casa.
Praticamente cosa ho cambiato a fare casa per prendermi la cucina abitabile, se ora non la posso usare?
Dottore io glielo dico.
Io mangerò cose slavate e insipide, prive di grassi e zuccheri, rischiando di compromettere la mia salute mentale, ma la prossima volta, la bilancia, all'appuntamento la porto io.

martedì, novembre 15, 2011

Aggiornamento.

pantone 2995 :)
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martedì, maggio 31, 2011

Volevo i pantaloni.

Allora. Ho due problemi.

Promlema n. 1: i pantaloni.
Succede che praticamente, signor Zara, io non so che idea avete voi del fisico femminile.
Io non ho le misure 90-60-90, ma conservo le proporzioni di una tipica donna mediterranea.
Togli la moda che può essere discutibile o meno, perchè, signor Zara, a me, i pantaloni a sigaretta, non è che esaltano proprio i miei punti forza, però voglio dire posso scegliere di andare altrove a seguire le mie ideologie modaiole da no global, é che se io mi provo i vostri pantaloni, com'è che secondo voi, una, dovrebbe avere le gambe secche secche e la pancia immensa?
Com'è che a me va tutto ok, ma mi ballano 10 cm nel giro vita?
Togli che io ho i cuscinetti, ma, signor Zara voi fate cadere tutte le proporzioni che si rispettino di una donna.
Non capisco, davvero.
Io i pantaloni a sigaretta alla fine li ho comprati lo stesso, perchè un giorno andando in città mi sono accorta che sembravo uscita dagli anni 70, si che al solito me ne fotto, ma io un disagio così grande non lo provavo dai tempi in cui a scuola mi sceglievano per ultima nella squadra di pallavolo.
Ecco io pantaloni, dicevo, li ho comprati lo stesso, perchè volevo i jeans chiari, con una spesa accessibile, ma ora mi tocca contattare una sarta per farmi levare i 10 cm nei fianchi, e tra l'altro io pago pure quei 20 cm di gamba che poi mia mamma accorcerà.
E non è giusto, signor Zara, non è giusto.

Problema n. 2: le scarpe.
Ecco io vorrei sapere, come facevamo prima senza scarpe con la cavigliera incorporata?
Come ci rimanevano attaccate ai piedi senza avere una fascia di perline o di gingillini che ci contornava le caviglie?
No perchè io ho il probelema che se avessi avuto le caviglie come Rossella Brescia a quest'ora certo non starei qui a lamentarmi davanti a un pc. Io ho le caviglie che se ci lego intorno un laccio, si crea un effetto ottico che sembra che mi hanno tagliato altri 10 cm di gamba. Che già madre Natura con me, a suo tempo, è stata tirchia quando distribuiva l'altezza.
Perchè dico io, signori produttori di scarpa, non fate più le scarpe normali?
Perchè, ad esempio, fate gli stivali solo per quelle che hanno i polpacci come Barbie?
Perchè avete inondato il mercato di scarpe che prima si trovavano solo dallo Zoccolaio di Milano?
Perchè fate le scarpe che se ci cammini dieci minuti ti vengono le ciocche fino alle ginocchia?
Perchè non studiate l'anatomia del piede? Perchè?

Io le ciabattine nere dell'anno scorso le ho distrutte, signori produttori di scarpe, e ora sono in crisi perché nei negozi non c'é una mazza. E se c'è una mazza ti costa che tu pensi: "Boh avrà le filigrane d'oro dentro... eppure sembra come quella nel negozio dei cinesi all'angolo, spe che guardo dove le hanno fatte...toh made in China"
Comincerò ad andare in giro scalza, che va tanto va di moda.
Che poi, ma chi é Adriana Karembeu??

mercoledì, marzo 30, 2011

Amici di penna.

Caro blog.

Volevo dirti che mi manchi.
Tanto.
Ti penso spesso.
Immagino le letterine che una dopo l'altra compaiono sulla tua pagina bianca e compongono frasi che danno voce ai miei pensieri nascosti.
Quelli che celo ai miei pensieri pensierosi.
Quelli che conservo da tempo, per lasciarli andare solo su questo spazio.
Mi manchi blog.
Mi manchi perché per me scrivere é importante.
E' importante per me.
Perché io scrivo, non parlo.
Perché ho sempre scritto. Non parlato.
Come un pittore che comunica con un quadro.
O una sarta con un vestito.
O un architetto con un palazzo.
O un ingegnere con un ponte.

Solo che a me non mi pagano :)

sabato, febbraio 19, 2011

La ballerina del carillon.


Se avessi potuto scegliere una carriera, avrei scelto quella della ballerina di danza classica.
A me è sempre piaciuto ballare.
Ma tipo ascoltare la musica un pò malinconica e improvvisare i balletti di danza classica nella mia cameretta.
La porta chiusa e tutto il trasporto della musica che mi entrava nello stomaco e attraversandomi il petto arrivava alla testa.
La mia cameretta era un rettangolo e quindi si prestava bene alle piccole corse e ai balletti.
Chiudevo gli occhi e facevo finta di essere una brava ballerina tutta passione e tecnica.
Immaginavo di calzare delle splendide scarpette rosa un pò consumate con la punta in gesso e i nastri di raso stretti introrno alle caviglie. Immaginavo i miei collant rosa che mi fasciavano le gambe e si infilavano sotto il tutù. E poi lo chignon. Lo immaginavo alto, altissimo. Immaginavo anche il naso alla francese.
A volte usavo la cassettiera bianca coi pomelli dorati come sbarra appoggiando il piede tra il televisore e il videoregistratore.
L'ho fatto per tanti anni. Usavo le cassette registrate di mia sorella, quelle compilation strappalacrime che avevano titoli tipo "amore per sempre" o "topo e topa" con le canzoni mozzate o registrate dalla radio.
Ho fatto anche la ginnastica ritmica e il saggio di fina anno con le grandi.
Ma questo per davvero.
Poi giorno un giorno ho smesso di diventare alta.
Ho smesso di indossare collant rosa. E i miei capelli sono rimasti sciolti sulle spalle.
E il mio sangue meridionale ha modellato il mio corpo.
Ma io, io non ho ancora smesso di sognare alla mia carriera da ballerina di danza classica.

Ora mentre cercavo di coltivare la mia passione per la scrittura, Gattino ha morsicato il filo del caricabatteria del pc, facendogli fare le scintille, e staccando la spina è saltata la connessione che in casa prende solo dalla parte di letto di azzu che ho confinato in sala a giocare ai videogiochi e poi Pritt ha iniziato a leccarsi il pazzo vicino a me e non è così che avrei voluto scrivere.
E questa cosa che non riesco più a scrivere quando voglio con i tempi miei, mi sta facendo tenere tutte le emozioni compresse che poi finisce che piango per le cagate. E la mia paura più grande è di non riuscire più a scrivere che è l'unica cosa che mi piace fare.

Così ho deciso che domani vado a cercare il portagioie con il carillon che mi aveva regalato l'amica di mamma e che, anche se la ballerina ha perso il tutù e forse un braccio, io l'ho conservato, perchè ero certa che prima o poi sarebbe tornato il momento di ascoltarlo.

Ascoltarlo e ricominciare a sognare.

giovedì, maggio 27, 2010

La verità ti fa male lo so.


Sono stanca.
Stanca, che sia tutto un'inculata.
Stanca, che ovunque vai, qualunque cosa fai, dietro, c'è sempre la fregatura.
Oramai non ci si può più fidare. Di nessuno.
Tutti parlano, tutti vogliono sapere, tutti hanno paura di restare indietro, di essere da meno, di avere qualcosa in meno.
E allora si frega, si froda, si imbroglia.
Oramai è ovunque. Come la peste.
Non so se sia come la peste, ma mi piaceva dire questa frase.
Ti fregano ovunque.
Non c'è più niente di reale. Di "è così" e poi è così davvero.
Firmi un foglio e ci sono le clausule invisibili, fanno le leggi per mettertelo comodo dietro.
Compri una maglia e dopo un giorno si buca.
Mangi una cosa, e dentro ci sono i prodotti chimici che ti fanno venire le malattie.
La carne è colorata, la frutta matura con le lampade, i fiori non profumano, il pane è secco, forse dovrei solo cambiare supermercato, ma non ho tempo di andare nelle botteghe. Sono tutte in zona a traffico limitato e non ho la bici perchè me l'hanno rubata, perchè l'ho lasciata senza lucchetto.
Che ingenua.

Dici una segreto, e la sanno tutti.
La volta che ho detto alla padrona di casa che non sapevo niente della forcina per capelli dentro la lavatrice, mi sono sentita un verme. Ancora ora mi sento male, infatti mi sono tagliata i capelli e ho smesso di usare le forcine.

La gente non è più capace di chiedere scusa.
Non è più gentile, educata.
Sei qualcuno, se hai qualcosa.
Ti dico così, ma in realtà è cosà, perchè così ti frego e sono più figo.
E se non freghi, sei uno scemo, un perdente, un coglione, uno sfigato.

Spesso divento triste perchè non c'è nessuno che dice più la verità.
Quella buona, non aggressiva. Quella ingenua. Quella che ti fa fidare.
Divento triste perchè guardo la gente che si frega e mi fa pena.
Una volta ho portato il computer a riparare, gli ho detto:"Guardi, non si accende più. Il fatto è che mi è volato dalle mani"
Era commosso perchè gli avevo detto la verità.

Sono stanca di tutte queste cose.
Ecco perchè ho sempre sonno, che tutti mi chiedono perchè ho sempre sonno, perchè sono stanca delle ingiustizie, delle cazzate, del non saper essere umili e soprattutto onesti.
Per questo.

Nel paese della bugia, la verità è una malattia.
(Gianni Rodari)

mercoledì, aprile 28, 2010

Chi non risica non rosica.

400 e passa pagine.
3 racconti per pagina.
Cercarmi, pensavo fosse un'impresa da connessione 56k.
Voglio credere che siano in ordine di preferenza.
Una lacrima ha scollinato la mia guancia e si è posata nell'angolo più alto del mio sorriso.

http://blusubianco.it/capitoli/leggi/1/sentirsi.aspx?p=2

Mi sa che mi tocca tradire il mio yogurt al biscotto e cerali.

mercoledì, marzo 17, 2010

7° comandamento: NON RUBARE

Il mio augurio, è che ti sia accorto troppo tardi che i freni erano rotti.
Sappi che se ti becco in giro, con le tue chiappe adagiate sul MIO sellino, ti scatafascio tutto la faccia.
Si. E' una minccia.

lunedì, dicembre 28, 2009

Constatazione amichevole.


Ricordo ancora quando avevo fatto il botto con la macchina di mia sorella.
Una punto grigio scuro con l'autoradio incorporata.
Le dita sulla manopola del volume, il mio sguardo che si alza, il piede che pesta il freno in fondo.
Botto inevitabile.
Poi il silenzio.
Un silenzio che sembrava di aver smarrito l'udito.
Lo stesso silenzio che riempie l'aria quando nevica.
Il fiato che manca, la saliva che si asciuga.
Come se il tempo si fosse preso una pausa.
Come se un alito di vento ghiacciato avesse paralizzato tutto.
Tranne quella stronza che è subito scesa dalla macchina starnazzando come un'oca.
Le sue piume avevano riempito la strada. Volevo raccoglierle e farmi un giacchino.
Quando mi sono svegliata dala pausa di riflessione, le mie pupille avevano eclissato il colore dei miei occhi.
Non capivo niente. Meno del solito.
"Un attimo. per favore, dammi un attimo. Non sono ancora nella realtà. Sono ancora ferma al botto. Sono rimasta incastrata nel botto. Nel rumore, intendo"
I botti si fa a fatica a dimenticarli.
Io me li ricordo tutti quelli che ho fatto.
Quelli che ho fatto con la macchina di mio papà poi...,...
Anzi più che il botto, mi ricordo il silenzio.
Il silenzio dopo il botto.

lunedì, novembre 30, 2009

Questione di principio.



Da: Muffin Woman Pat
Inviato: sabato 28 novembre 2009 11.55
A: info@paglieri.com
Oggetto: Quesito Bagnischiuma VS Bagnischiumi

Cara Paglieri,
avrei un quesito da porvi, perché altirmenti finisce che litigo con il mio morosino.
Lui sostiene che il plurale di Bagnoschiuma sia Bagnischiumi.
Adesso, ho cercato di fargli capire che la parola Schiumi non esiste, ma non ne vuole sapere.
Abbiamo anche cercato su google, ma non si rassegna.
Siccome siamo di Alessandria, ho pensato di rivolgermi alla più famosa ditta esistente che produce Bagnoschiuma o Bagnischiuma (Come dico io), Bagnischiumi (come sostiene lui).
Potete per cortesia, illuminarci su questo dubbio?
grazie e scusate se vi abbiamo fatto perdere tempo.
Con affetto, affezionatissimi,
Muffin pat e Azzurro

Gentilissimi Muffin Pat e Azzurro

innanzitutto vi ringraziamo per l’interesse dimostrato nei confronti di Paglieri Profumi e di averci posto questo curioso quesito.

La parola “bagnoschiuma” è una parola composta da “bagno” e “schiuma”. La formazione del plurale dei composti sostantivo+sostantivo nella lingua italiana, nella maggior parte dei casi, viene creata rendendo plurale la testa semantica della parola composta, in questo caso “bagno”. Per questo motivo, secondo la nostra opinione, la forma plurale più corretta è bagnischiuma anche se comunque è di uso comune utilizzare il composto al singolare anche identificare il plurale.

L’occasione ci è gradita per porgervi i nostri più

Cordiali Saluti

Servizio Consumatori Paglieri Profumi S.p.A.

lunedì, novembre 16, 2009

Academy Awards

Io amo le cose semplici.
Come il pane fatto in casa.

In queste due righe tutta la rabbia che implode dentro al mio stomaco, quando qualcuno complica le cose più del necessario.

Detesto chi si perde in chiacchere.
Chi di un problema ne fa una catastrofe.
Un'inondazione. Uno Tzunami. Un terremoto del 12° della scala Mercalli.
Non sopporto chi perde il tempo arrabbiandosi.
Chi inscena drammi e fa uscire le vene dal collo.
Chi alza la voce per farsi sentire, in modo che i riflettori si spostino su di lui.
Perchè è così difficile brillare di luce propria.
Odio chi spreca i minuti, le ore e i giorni, a pensare a quanto il problema sia un problema, grande, insormontabile, senza magari provare a guardare la soluzione più semplice.
Quella che magari ti fa uscire anche un sorriso.

Ma no perchè.
Mettiamoci un bel dolby-sorround ai problemi! Che adesso ci sono pure le promozioni di Natale.
Un bello schermo da 3 milioni di pollici preso da Mediaworld.
Compriamoci gli occhialini 3D, anzi no, che dico, 4D.
E le poltrone che vibrano!
Così possiamo goderci lo spettacolo, e magari aspettarci un meritato Oscar.

Oscar come miglior spettatore.

giovedì, novembre 12, 2009

Nodo in gola.

C'è una cosa che mi fa venire la pelle d'oca al pari di un'unghiata su una lavagna di scuola.
Anzi no al pari di una forchetta raschiata sui denti.
O dell'odore dei carciofi.
Una cosa che quando te la trovi davanti, oramai è troppo tardi, perchè tutte le tue certezze crollano nel momento esatto in cui la situazione è diventata irrecuperabile.
I dubbi ti assalgono, mentre terrorizzata e con il naso arricciato ti rassegni dinnanzi al fatto compiuto.

Quando al bar mi danno il succo alla PERA al posto di quello alla PESCA.

Adesso io voglio dire.
Io sono un fan del succo alla pesca. Lo amo.
Da piccola il mio sogno era quello di fare il bagno in una piscina di succo di frutta alla pesca.
Lo è anche ora in realtà.
Avvolta in quella cremosità e freschezza tutta arancione brillante, nuotare e bere, e bere e nuotare e poi ancora nuotare e bere ettolitri di succo, semplicemente spalancando la bocca.
Di solito quando lo ordino, lo finisco ancora prima che il cameriere se ne sia andato via.
Di solito. Siccome a volte mi pare brutto, lo sorseggio, e per non farlo finire prima mi faccio aggiungere un cubetto di ghiaccio che se poi me ne mettono 3, tocca che li butto.
Se ti dico Uno è Uno. Comunque.
Per me gli altri frutti potrebbero essere scampati dal frullamento.
Potrebbero starsene beati dentro le ceste al centro del tavolo della cucina.
Quando oggi mi sono trovata sul bancone del bar il bicchiere con un succo giallo pallidino smorticcio, ancora prima che potessi accorgermi dell'errore, i dubbi mi hanno divorata.
"Cazzo ma io avevo detto Pescaaaaaa?!?"
La barista mi ha sorriso perchè per lei era tutto ok.
Il mio stomaco si è chiuso e persino il succo si è sentito a disagio sotto il mio sguardo pieno di astio.
Quando mia mamma si sbagliava e prendeva solo i succhi alla pera, la accusavo di volere bene solo a mia sorella.
Sentire quei microgranelli festeggiare tra le mie papille, mi fa venire i brividi nella mascella.
Le mie tosille si compattano, il tubo digerente mi si stringe a imbuto, lo stomaco si rovescia come un calzino.
Non va giù cavolo, non va giù.
Mi si pianta nella gola come l'antibiotico che prendevo da piccola.

Ora è lì. Al centro della mia pancia. Non va ne giù, ne su.
Lo sento che si aggira nel mio stomaco.
Anzi no mi sta salendo sulla testa, con quei cazzo di microgranelli e quel giallo pallidino smorticcio di merda.

martedì, ottobre 06, 2009

Qui gatta ci cova...

Pritt.
Dimmi che non sei salito sul mobile della cucina.
Dimmi che non ci sei salito perchè hai visto il pacco delle merendine di sottomarca alla carota e mandorla perchè le Camille all'Esselunga porcamiseria non c'erano, che ho inavvertitamente dimenticato fuori dalla dispensa.
Dimmi che con un artiglio non hai aperto la confezione.
Dimmi che non hai preso una merendina, l'hai scartata e dopo aver cosparso tutto il pavimento della cucina di briciole, te la sei mangiata.
Tutta.
Compreso la carta coi merletti perchè non sono riuscita a trovarla.
Dimmi che non sei salito di nuovo sul mobile, hai preso la seconda merendina e hai fatto altrettanto, se non che forse eri sazio e l'hai lasciata mezza smangiucchiata.
Dimmi che poi non contento, hai preso la terza merendina e l'hai tutta morsicchiata con la plastica intorno facendo una poltiglia di merendina.
Dimmi che io non sono entrata in casa e ti ho coccolato 10 minuti sul lettone, scusandomi per averti lasciato in casa da solo, e ti ho sbaciucchiolato e sgrattucchilato il collo e le dietro le orecchie.
Dimmi che dopo non hai cominciato a miagolare, accusandomi di non averti ancora dato la tua scatoletta facendomi sentire in colpa per essere arrivata tardi.
Dimmi che non sono entrata in cucina per darti la tua scatoletta e sono rimasta pietrificata per dieci minuti, come quando mi avevano rubato la bicicletta per la prima volta.
Priiiiittt, dimmi che non è così.

Ma soprattutto, dimmi che quando io fra poco tornerò a casa, a te non sarà venuto un attacco di caghetta che io dovrò pazientemente ripulite...

domenica, settembre 20, 2009

Expedit o non Expedit.

"Vale, già che vai all'Ikea con il tuo moroso, prendi anche a me la libreria in offerta? Graziee"

Quando ci siamo conosciute eravamo una diciottenne e una sedicenne.
In ordine di età, io e lei; in ordine di testa, lei ed io.

A volte ti accorgi del tempo che è passato in circostanze del genere.
In frasi buttate in mezzo a una telefonata di un sabato pomeriggio di settembre.
Perchè vedi due vite diverse, in due case in affitto che non sono più quelle dei genitori.
In ordine di appartamento, da single io, in coppia lei; in ordine di disordine...ce la giochiamo.
La stessa libreria dell'Ikea a fare da collante.

Vale,... magari però domani vado io all'Ikea. A Genova.
Ma avremo le nostre librerie Expedit in offerta.

venerdì, luglio 24, 2009

Conta fino a 10. Anzi no, 100.

Ci sono dei giorni in cui una donna dovrebbe essere semplicemente lasciata in pace.
Semplicemente. Non è difficile.
Sono giorni in cui non tollera niente.
Nemmeno questo é difficile.

Sono giorni, durante i quali, le parole che più di tutte fanno venire gli aghi sulla pelle e i brividi dietro al collo sono: "Ma cos'hai?"
"Che cos'hoooo????? Che-cos'-ho-o-o?
Ho che vorrei che nessuno mi rompesse i coglioni con domande del cazzo tipo questa, ad esempio.
E se ti dico "Non ho niente", fidati.

Ho che mi sta da fastidio che la tastiera balli sotto le mie dita perchè una volta che ero arrabbiata l'ho sbattuta sul tavolo e l'ho rotta.
Ho che se quando c'è pulizia strade nella mia via, parcheggiano tutti sul marciapiede, al mattino non puoi chiudermi la macchina, soprattutto se hai a disposizione tutta la via, e pare che mi fai i dispetti che la prossima volta ti incido sulla portiera in News Times Roman, grassetto, corsivo, "stronzo".
Se preferisci ti faccio l'Arial però.
Ho che ho male a un'anca da un anno e mezzo e pare che i medici ti dicono cosa potrebbe essere solo se gli paghi una rata a testa di mutuo della barca.
Ho che siccome ho male all'anca non posso fare le cose che mi fanno stare bene tipo ballare salsa e giocare a calcetto.
Ho che ho sempre i minuti contati perchè sono una disorganizzata, disordinata, ritardataria, smemorata, distratta del cazzo. E questo provoca degli stravolgimenti improvvisi nelle mie giornate. Dicesi imprevisti, che però nella mia vita sono la norma e quindi "la norma" diventano imprevisti.
Ho che per favore non mi fare mille domande. Io non sono una persona curiosa e ODIO la gente curiosa, quella che non si fa i cazzi suoi solo perchè ha una vita talmente piatta che si deve impicciare delle tue cose per sollazzarsi un pò. E poi, pretende di fare l'opinionista della tua vita.
Ho che quando non avevamo i cellulari come facevamo? Ecco ma non ditelo a me, ditelo a chi non se lo ricorda.
Ho che improvvisamente ci sono dei rumori o delle voci che diventano gessetto sulla lavagna, o nel mio caso, forchetta sfregata tra i denti.
Ho che adesso sono calma, fra 2 secondi incazzata, fre 3 felice, fra 4 euforica, fra 5 piango, fra 6 ti mangio. E non è una filastrocca.
Ho che ieri ho dimenticato il numero del codice del bancomat. E si è risucchiatio la mia carta. Ma questo è solo l'inizio. Perchè poi sono uscite due volte di casa con la vespa. Ma senza casco.

Adesso tu, uomo, prova a pensare che sei seduto sul divano con birra e pizza e tre amici del cuore e stai guardando la finale di qualunqe sport di cui tu sei appassionato.
Non so tipo Italia-Francia ai mondiali.
Ora immagina che la tua donna cominci a tempestarti di domande di ogni genere. E poi ti chieda le coccole. E poi come sta vestita così. E poi se domenica andate a pranzo dai suoi. E poi che ha bollato la tua macchina. Con torto. E non ha fatto il CID. E poi se ti sei ricordato di pagare la bolletta. E il cane vuole giocare. E salta la luce. E non trovi il telecomando. E si rovescia la birra sulla playstation. E ti arriva un sms dall'ex morosa. E arriva l'amico logorroico che non si sa chi l'ha invitato.
E segna la Francia.

Ecco questo è solo un decimo di cosa può essere la sindrome premestruale.

mercoledì, giugno 24, 2009

donne al volante...

a volte l'istinto meridionale insito nel mio carattere esce fuori senza controllo.
tipo quando guido.
quando guido, sovente mi imbestialisco. soprattutto con le donne, con chi guida le macchine da fighetto o da pappone e con chi non mette le frecce.
oggi ero in giro in vespa per commissioni.
ok, stavo guidando a 15 all'ora.
ok, ero al centro della strada e facevo zig zag.
ok, avevo la testa completamente immersa nella nuvole, anzi forse pensavo io di essere una nuvola, perchè porcamiseria quando c'ho i pensieri che si picchiano nella testa, io gli do retta, cerco di dividerli, li metto in castigo, ma poi loro fanno i capricci, disobbediscono, si menano come i fratelli, che c'era pure quello più piccolo che mi diceva: "guardaaa non mi fanno giocareee" e ce n'era un altro ancora che io facevo finta di non vedere e che ha cominciato a picchiarmi nella testa da dentro urlandomi "è solo colpa tuaaa, hai fattto e disfatto tutto da sola" che in realtà questo scende sempre e va a chiudermi lo stomaco.
e meno male che avevo il casco, che così stavano un pò contenuti.

quindi, che cazzo mi suoniii??

o per lo meno, se suoni, prenditi la responsabilità delle conseguenze.
in un attimo m'è salito il sangue nel cervello, che ci voleva pure lui insieme ai pensieri. pure loro si sono spaventati.
ho rallentato ancora di più, mi sono girata e con lo sguardo immobile, l'ho fissata.
mi ha superata e io le ho gridato "bellaaaa vedi di stare calmaaa"
Lei ha rallentato, ha tirato giù il finestrino.
mi fa" non hai mica una macchina che stai in mezzo alla strada?!"

ero già pronta con tutto il casco, a sfracassarle quella bella faccina da donna incapace di stare al volante, che usa la macchina solo per andare a farsi le unghie o perchè ha paura di rovinare le sue cazzo di scarpe di luisvuitton che non so nemmeno come si scrive. di quelle donne che quando bocciano chiamano il marito, dicendo "eh mio marito mi ammazzerà" e magari chiediti come mai?
gesù cosa non le avrei gridato in quel preciso istante.

senti, per quel che mi riguarda la strada non è tua, quindi se hai fretta sono cazzi tuoi.
chi c'è davanti?? io.
quindi ti adegui al mio ritmo.
se non vuoi adeguarti al mio ritmo, problemi tuoi.

e poi, idiota che non sei altro, stavo cercando parcheggio.
ma soprattutto stavo cercando di capirci qualcosa.
e non fare la figa solo perchè sei protetta da 4 lamiere.
facile parlare da lì. scendi che ci affrontiamo da veri uomini.
si, anche se siamo donne.

guarda: li vedi i miei pensieri?
sono piu' importanti della tua cazzo di fretta.


per questa volta ti ho graziata, tesoro :)

lunedì, maggio 18, 2009

Spontaneità

Capita che ti trovi al bar con i tuoi e tua zia, la sorella di tua mamma.
Sei seduta a un tavolino, nel dehor, come diciamo qui al nord.
La differenza sta nel fatto che invece del classico marocco chiaro e cornetto, stai facendo colazione con una granita di mandorla e una spruzzatina di panna, e giusto per non farti mancare proprio nulla, anche una brioche di pasta gialla.
Sei lì, al sole. E' un lunedì mattina e sei in ferie.
Intanto fra un pucciata di brioche e l'altra si susseguono uno alla volta gli amici d'infanzia di tua mamma e tua zia. Parchegiano in tripla fila, scendono dalla macchina, salutano, si abbracciano...Turi, Pina, Rosaria, Salvo...
“Questa è mia figlia” “Piacere” e intanto continui a mangiare. E loro continuano a parlare.
A un certo punto arriva una signora. Saluta tutti.
E tua mamma: ”Lei è la signora che ha l'ufficio vicino casa? Ti ricordi? Quella che ha due figli maschiiii. Daii..."

Sospiri. Sul tuo viso appare un sorriso ingenuo, misto a sognante-malinconico.
Un'immagine.
Il piccolo Giovanni, il figlio della signora sulla porta dell'ufficio.

Da piccola passavo interminabili pomeriggi seduta sull'uscio di casa, in Sicilia, nella speranza che mettesse fuori il suo perfetto nasino. Cuocevo sotto il sole, ma per lui, questo e altro.
Giovanni era un bellissimo bambino coi capelli castani e gli occhi azzurri ,che il suo sguardo racchiudeva tutta il calore della terra in cui è nato. Uno di quei bambini agitati, che non stava mai fermo e aveva sempre i capelli appiccicati alla fronte dal sudore, e le guance rosse. Prendeva la biciclettina e faceva le impennate e poi sfrecciava davanti casa mia senza degnarmi di uno sguardo. Ma a me bastava sentire l'aria che spostava passando a tutta velocità.
Io lo amavo Giovanni...:)

Con la brioches sgocciolante di granita tra le dita e gli occhi a cuore, guardo la signora e le rispondo sospirando :
“Certo che mi ricordo. Io da piccola ero innamorata di suo figlio”
-Giura che dalla mia bocca non è una cosa del genere-Giura che non l'ho dettoooooo.

E invece si, l'ho detto.

Fin qui tutto normale.
Se non fosse che la signora si scosta e dietro di lei appare un ragazzo che non avevi minimamente calcolato.
“Ehm, questo mio figlio, vero?”
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martedì, maggio 05, 2009

Mille-e-una-volta.

Oggi m'è successa una cosa strana.
Mi sono mancate le lire.
Così improvvisamente.
Ero alla cassa del supermercato, durante la pausa pranzo e quando la cassiera mi ha detto: "2EuroE28centesimi" e ci ho messo mezz'ora a raccimolare tutti quei centesimini per arrivare a "e28" e liberarmi dei venti chili di moneta che mi stavano sfondando il portamonete, ecco, m'è venuta la nostalgia delle lire.
Ho persino sospirato.
Io odio l'Euro.
Odio l'Euro prima di tutto perchè da quando c'è mi sento abbondantemente presa per il culo. Non mi capacito del fatto che con quello che guadagnavo, in Lire, potevo comprarmi il doppio della roba.
Odio l'Euro perchè per dare il valore alle cose devo fare il rapporto con il mio stipendio. Prima se un paio di scarpe costava 45.000 sapevi che era giusto. Punto.
Se una maglia costava 80.000 era stracara. Punto.
L'Estathè costava 700 lire e se ci aggiungevi 500 lire di focaccia facevi merenda. Prova ora ad andare in panetteria e chiedere 0.25 cent di focaccia... Non ti fanno leccare nemmeno la teglia.
Ora devo fare "allora se costa 100 io prendo 1000 , vuol dire che me ne rimangono 900. Ok è caro.
(Ecco perchè ci metto tanto a comprare le cose:) )
Odio l'Euro perchè quando prendevi una milletta tre le mani ti sentivi ricco. Adesso quando ho un euro tra le mani, mi sento fortunata. Poi gli euro nelle macchinette del caffè non funzionano mai. E non ti danno il resto, maledetti ladri.
Quando tenevo le millette in mano mi piaceva sentirle tutte stropicciate e ogni tanto ci trovavi anche le scritte tipo "Laura ti amo" o le poesie. A me manca il faccione di Marco Polo. E quello della Montessori. E fare benzina con 10.000. O fartele bastare per il sabato sera.
Vorrei anche ufficialmente sapere a che cazzo ci servono le monete da 0,01- 0,02- 0,05 (corretto) cent se tanto non le prendete da nessuna parte a parte darci il resto coi prezzo 9,99 e prenderci per scemi.
Gli euro di carta sono terribili. Sono spessi e tutti lisci. Pare di avere tra le mani i soldi del Monopoli, con la differenza che con quelli ti compravi la casa in Parco della Vittoria o Viale dei Giardini, se eri ricco. Se no in Vicolo Corto. A me piacevano Bastioni Gran Sasso e Largo Augusto.
E la casella degli imprevisti.
Ma quella, m'è rimasta pure nella vita...

domenica, maggio 03, 2009

Phone- Il terrore corre sul filo del telefono

Sono seriamente preoccupata.
Questa mattina sono stata svegliata alle dieci del mattino da una chiamata anonima. Un numero privato. Che io non ho mai capito che differenza c'è tra il numero "privato" e "anonimo". Il mio era "privato", ma anonimo avrebbe reso di piu'.
Una voce femminile mi ha dato della "puttana" e mi ha detto altre cose che non ho capito.
Adesso.
Io stavo DORMENDO sotto un metro di piumone.
E' DOMENICA mattina.
E sono le DIECI.
Deduco di averla fatta davvero grossa.

Io non avevo mai ricevuto delle minacce telefoniche.
Come ci si comporta?
Questo vuol dire che ho dei nemici?? Devo avvertire la polizia? Devo sporgere denuncia? Devo scrivere le ultime volontà? (In tal caso sono pro donazione organi e staccare la spina). Devo guardarmi le spalle sempre ora? Questo vuol dire che ora mi arriverà la lettera scritta con i ritagli di giornale?
Il mio primo pensiero è stato la macchina. Ma non mi ricordo dove ho parcheggiato, quindi pensiero rimandato.
Tocca che mi faccio il bodyguard. Voglio le ronde sotto casa. Il servizio al tg5 con la musica da minaccia e la giornalista che intervista le mie amiche che ovviamente parleranno bene di me. Voglio le telecamere vicino al portone. Il telefono sottocontrollo. Voglio Jessica Flatcher, L'ispettore Derrick, Perry Mason, Colombo, Grissom, Rex, l'ispettore Gadget e quel figo del detective Conan da grande, in consulto speciale.
Ho fatto mente locale delle ultime 48 ore.
Sono arrivata a ieri pomeriggio, più in là non riesco ad andare:) Persone con cui ho parlato, posti in cui sono stata, gesti, sguardi, telefonate, messaggi, cose dette, cose fatte, luoghi visti.

Ho subito mandato due sms per tutelarmi. Mia sorella che ha riso un'ora e Vale che non ha risposto. Ora si che sono al sicuro...

A parte che secondo me, ragazzina, hai sbagliato numero, perchè io non ho fatto la scema con il moroso tantomeno con la morosa di nessuno.
E poi, piccola tamarra, volevo dirti che se minacci una terrona sono tutti cazzi tuoi.
Ti vorrei far presente, se non lo sapessi, che nelle mie vene scorre sangue siciliano misto pugliese. Io mi sveglio al mattino con l'odore della parmiggiana e dell'impepata di cozze non con la fragranza del caffè e del corissant alla crema. Se io vado a un matrimonio dei miei parenti cominciamo alle sette del mattino e finiamo alle sette del mattino. Di tre giorni dopo.
Io all'attacappanni di casa ho appeso la coppola mica il cappello di Baci&Abbracci.
Nel mio frigorifero, può mancare l'acqua, ma non i peperoncini ripieni e i pomodori secchi.
Io ho alle spalle uno stuolo di parenti che per difendermi farebbe carte false.
Mi basterebbe alzare il telefono, brutta vigliacca che non sei altro, e ti vedresti recapitare a casa una compilation di schiaffi che il Festivalbar a confronto ti sembrerebbe il 33 giri dello Zecchino d'oro.
E ho detto tutto.

mercoledì, aprile 01, 2009

Protesta.

Ci hanno cambiato il CAP.
Da 15100 a 15121.

Ora io mi domando: perchè???

Perchè siamo scesi di 21 posizioni?
Perchè ci sradicano la tradizione del 15100? Perchè.
Per me è una questione di estetica. A me il 15100 piace parecchio, gli voglio bene.
Come volevo bene al mio vecchio numero di telefono.
Mi è rimasto nel cuore. 442890. Anche perchè il ragazzo che mi piaceva da morire alle scuole medie aveva il mio stesso numero con una cifra diversa. E io lo interpretavo come segno del destino. Poi a me cambiarono il numero. Deve essere per questo che non mi ha piu' considerata. Ok, sarò onesta. Mai considerata..:)
Adesso io mi domando, quale utilità può avere cambiare due cifre a un CAP.
Ma non ci sono problemi piu' importanti a cui rivolgere l'attenzione?

No cambiamo 47 CAP. a che pro? Io devo saperlo.
Già la posta prima non arrivava, immagino adesso che fino a settembre ci saranno i cap combinati come nel passaggio dalla Lira all'Euro.
Perchè questa scelta? Cosa c'è in ballo. Chi ci guadagnerà in tutto questo?

E' come cambiare una lettera al nome dalla tua città.
O come quando hanno cambiato il nome alle Yogo Roll chiamandole Flauti.

Mi vedo costretta a scrivere alle Poste Italiane per avere spiegazioni, ovviamente con Ricevuta con Raccomandata di ritorno:)