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venerdì, luglio 08, 2011

La finestra sul cortile


Volevo ringraziare il vigile che l'altra sera non mi ha fatto la multa dopo che ho lasciato la mia macchina nella strada della serata della pulizia strada, in quella strada. Grazie signor vigile, le sono davvero grata.
Cioè in realtà, quando la sera prima ho visto dal balcone, da un pò lontano, quella macchina parcheggiata da sola in tutta la via, ho espresso pena e disappunto per chi non ha ancora capito quando c'è pulizia strada.
Perchè io ho questo problema.
Io parcheggio la macchina, ma poi rimuovo il fatto.
Sempre.
Una volta sono andata da una mia amica in macchina e poi sono tornta a casa piedi, dimenticando la macchina per due giorni sotto casa sua.
Io passo le mattine girando per l'isolato con il braccio alzato, cliccando il portachiavi in continuazione, nella speranza di sentire il "tuc" di apertura porte dei miei 4 anni di finanziamento, fortunatamente estinto.
Una volta avevo lasciato un fiocco arancione sulla antenna, da un matrimonio, così la trovavo subito.
Poi quando mi sono accorta che aveva sopra due dita di smog, mi sono un pò vergognata e con sommo dispiacere l'ho dovuto tagliare.

L'altra mattina, al solito.
Esco di casa, vado sparata verso una macchina per scoprire che non è la mia e afflitta, iniziare a girare su e giù per la via.
A un certo punto un uomo con una camicia arancione che spingeva un passeggino vuoto mi fa:
"Signorina...scusi signorina..."
Pat: "Si?"
U.c.a. (uomo camicia arancione):"Signorina, la sua macchina è parcheggiata in Via xxx"
Pat, dopo incredulità mista a smarrimento:"Emh, ah, eh, eh, grazie..."
U.c.a. con occhi sgranati e tono di voce pacato:"Sa signorina, io conosco a memoria tutte le targhe di tutte le macchine del vicinato"
Pat: "Ah, hem, figo..."
U.c.a. :"Signorina in via xxx, poco dopo il numero civico 25"
Pat: "Signore ma posso citofonarle tutte le mattine??"
No vabbè questo non gliel'ho detto ma l'ho pensato.
Effettivamente la mia macchina, si trovava lì, e io ho pensato ora esce fuori Bob di twen peaks e mi uccide.
Ma mi sono subito ripresa dopo aver scoperto che la pirla che aveva lasciato la macchina nella strada delle pulizie ero io.

Io pensavo che fosse una leggenda quella del signore che sa le targhe a memoria, perchè mia mamma mi raccontava sempre che al suo paese, in Sicilia, c'era un uomo che sapeva a memoria tutte le targhe di tutti quelli del paese.
Per un attimo ho pensato che era una figata, perchè io sono malata delle targhe, tipo che io guardo le targhe strane tipo la più figa che ho trovato è stata CY363YC.

Ma poi, sapere di essere osservati, è una cosa veramente inquietante.

martedì, dicembre 22, 2009

per spiegare.

uh mamma. manco di originalità. ecco il posto dell'anno scorso. non vorrei mettere di cattivo umore. prometto che sarò positiva:)

++++
ecco.:)

giovedì, gennaio 01, 2009

Natale con i tuoi...

Vorrei raccontare di oggi, del pranzo di Natale in famiglia.
Di quando mia mamma mi ha telefonato alle sette per sapere se ero sveglia e di sbrigarmi ad arrivare a casa sua che dovevo apparecchiare la tavola.
Di quando ho aperto la porta di casa e una vampata di profumi di cibo, misto a fritto e misto a melanzane alla parmigiana ( a casa mia sono un must) mi ha investita che a momenti manco mi faceva entrare.
Vorrei raccontare di quando mentre apparecchiavo ho rotto un bicchiere, del telefono di casa che continuava a squillare per gli auguri di parenti meridionali, dell’arrivo di tutti parenti come in Mamma ho perso l’aereo: lo zio che ti stringe fortissimo e ti tira il pizzico sulle guance e ti dice “eh oramai sei una signorina”, la zia che ti lascia il rossetto sulle guance, quella che ha la voce alta, il cugino che con lo sguardo esprime solidarietà, quello piccolo che già strilla, quello che invece si lancia sotto l’albero e cerca il suo regalo, la cuginetta che vuole vedere la tua cameretta, i capotti in camera dei tuoi, mio papà col grembiule da cucina che con il piede aggiusta il tappeto,…
Vorrei raccontare della festa in casa come credo l’abbiano passata quelli del palazzo di fronte, che io guardavo dalla finestra con un po’ di invidia, con lo spumante e il panettone, e il pandoro perché tanto a qualcuno il panettone non piace…
Vorrei raccontare dei regali, del canovaccio con le presine, del bagnoschiuma di Bottega verde, del dopobarba, dei giochi per i bambini, ma io volevo l’astronave dei lego, delle tazzine giocattolo da caffè.
Vorrei raccontare del momento in cui i grandi fanno i grandi e i piccoli vanno in cameretta a giocare.

E invece non lo racconto. Forse avrei potuto farlo 20 anni fa.
Posso raccontare invece della colazione in un tavolone da 20, lavali, aiutali a vestirli con i vestiti piu’ belli, lavati, vestiti, sbrigati che la messa inizia alle 11, ma l’anno scorso non era alle 11,30?
Io di solito sto fuori, vado al bar con chi proprio non ne vuole sapere di stare li dentro. Dove alcune persone quando ci vedono arrivare si spostano incazzate e schifate. E io penso meno male che è Natale. ggi volevo tirare un pugno a una. Che m’è salito il sangue nel cervello.
Vado al bar, marocco e focaccia per due o tre.
Poi il pranzo, sempre nel tavolo da 20, mamma e papà li vedo da lontano. E non ci sono zii nel mio tavolo che raccontano barzellette, ne cugine coi morosi, ne bambini che strillano. Si lo so che i bambini non strillano solo. C’è mia sorella però al tavolo. E ora anche suo marito. A volte siamo talmente indaffarati che ci dimentichiamo di farci gli auguri.
Ma a me manco viene da fare gli auguri.
Ma sono felice lo stesso. Malinconicamente felice.
Per me Natale è un giorno come gli altri. Speciale, ma come gli altri.
Per me tutti i giorni dell’anno sono speciali. Diversamente speciali. Come i miei ragazzi.
A volte penso che vorrei una Natale come avrei voluto raccontarlo.
Ma se ci penso mi sento egoista.
E’difficile spiegare.
Sono le emozioni comandate, i regali comandati, che poi tu me l’hai fatto, io no e mi sento una merda. Ma non mi viene tanto da farli perché è Natale. Io il regalo te lo faccio quando ne ho voglia.

martedì, agosto 18, 2009

Chiedimi se sono felice.

Quando ero piccola dicevo sempre che da grande avrei il medico, in Africa.
Oggi non ho una laurea in medicina, anche se ho fatto il corso di primo soccorso con la Croce Rossa, e quindi dubito che potrei partire.
Una volta mi ero scaricata tutti i campi di lavoro in Africa da internet. Mi ero pure stampata la cartina, e avevo cercato di imparare un po' la geografia dell'Africa.
Un mio ex morosino di quando ero piccola, uno di quelli che quando ti ci fidanzi ti fanno fare 5 gradini con un salto solo, mi diceva che la mia specialità era cambiare discorso.
In effetti adesso sto tergirversando a me stessa quello che sento.
Sto temporeggiando le mie seghe mentali.
Le seghe mentali che vengono fuori quando mi trovo a piedi nudi, sdraiata sui sedili zozzi che pungono di un treno senza aria condizionata, con i miei pantaloni di cotone leggero di un colore indefinito, con l'elastico in fondo che mi fanno sembrare aladino, ma chi se ne fotte, il bracciale dorato di georgie e i capelli mossi dall'aria che entra di prepotenza dal finestrino.
A me piacerebbe sentirmi libera.
In teoria, io lo sono già. O meglio, lo sono più di molte altre persone.
Ma non lo sono completamente o molto semplicemente, come vorrei.
Ogni tanto faccio delle piccole cavolate che mi danno la breve illusione di sentirmi libera: tipo mangiare sul davanzale della finestra; mettere l'etichetta della maglia di uno sconosciuto a posto; sdraiarmi sul pavimento della sala e guardare il soffitto; mettermi la crema nivea soft seduta sul pavimento del bagno; far cadere le cose per terra.
Ecco, far cadere le cose per terra, mi fa sentire estremamente libera.
A volte quando sono nei negozi dove ci sono bicchieri, immagino di prenderne uno e guardando la commessa, aprire la mano e lasciarlo precipitare sul pavimento, gustandomi tutti gli attimi che passano tra il bicchiere intero e i frantumi sul pavimento. Poi glielo pagherei, ma vorrei troppo farlo.
Perché un conto è quando ti scivola, un conto è quando sei tu che decidi.
Mi sento libera quando esco di casa e non lo devo dire a nessuno.
Quando decido una cosa e poi ne faccio una opposta.
Quando scelgo i film da block buster, quelli che guardo da sola, ovviamente.
Invece non mi sento libera quando voglio andare da qualche parte e non posso.
E' che molto spesso devi dare troppe spiegazioni e io odio dare le spiegazioni. Di norma non le chiedo, voglio dire non sono una che ti fa mille domande. E vorrei che nemmeno gli altri me le facessero. Io mi stanco a dare le spiegazioni, ma fisicamente. Come salire le scale.
E odio anche quelli che ti analizzano le scelte.
Fatti i cazzi tuoi, no? Te l'ho chiesto? Anzi, magari chiedimi se sono felice!
Vorrei potermi sentire libera di dire: ecco, da domani vado a vivere in Sicilia.
Da domani il palazzo grigio che di solito mi da il buongiorno con tutte le persone musone, sarà barattato con la signora Pippa che mi porterà i peperoni arrostuti o i fichi appena raccolti, e il mare che si vede da lontano. "Oggi è calmo, mi sembra"
Da domani, il cappuccino diventerà una granita.
Da domani, ci sarà il profumo del pane appena sfornato che mi farà capire che è ora di alzarmi.
Da domani, farò un lavoro semplice che mi farà sporcare le mani e il viso quando mi asciugherò il sudore dalla fronte.
Comunque era un esempio, tanto per dire.
Adesso basta perché ho fame e voglio mangiare. Adesso.

"A noi che siamo gente di pianura
Navigatori esperti di citta'
Il mare ci fa sempre un po paura
Per quella idea di troppa liberta'...

Gente di mare che se ne va
Dove gli pare, dove non sa
Noi prigionieri in queste citta'
Viviamo sempre di oggi e di ieri
Inchiodati alla realta'...
E la gente di mare va.. "

giovedì, luglio 09, 2009

Essere o non essere?

Questo è un post interattivo. Dovete seguire le istruzioni perchè è dotato di colonna sonora. Ci sono due video. Denominati Video 1 e video 2.
quando ci sarà scritto Play Video 1 premere Play.
Poi ci sarà scritto Stop Video 1.
Poi Play video 2.
Buona audio lettura:))

Play Video 1


Ieri mattina mi sono svegliata con la convinzione di essere la più strafika del mondo.
Non so come sia potuto accadere, ma credo si chiamino "giornate Si".
Il mio specchio mi stava simpatico e persino la magliettina di MS con metà paiette smarrite chissà dove, comprata a 4,99 e i jeans di quelli che siccome mi sono rotta il cazzo di farmi fare l'orlo "finto" da mia mamma perchè le case produttrici di jeans non pensano che nel mondo esistono anche le persone basse, io ci ho messo un cordino nell'orlo, e li ho fatti diventare jeans con lo sbuffo, e ora ho tutti i pantaloni così,
dicevo,
persino questi "straccetti" hanno contribuito a farmi sentire bella.
No, che dico bella, proprio strafika.

Sono quei giorni in cui credi che niente e nessuno potrà fermarti; in cui pensi che i tuoi capelli sono perfetti, la tua pelle è luminosissima, i tuoi movimenti lasciano scie di fascino nell'aria.
Parli con tutti, ridi con tutti, attacchi bottone anche con i marciapiedi, con le macchine, con i semafori. Sai che c'è il sole dietro alle nuvole e ti basta.
E quando vai al bar a prendere il marocco chiaro, il tuo sorriso si specchia persino nel cucchiano sporco di schiuma di latte appoggiato al piattino. Parli e ridi pure con il barista. Le battute ti escono come se fossero state scritte per una puntata di Zelig.
Poi però succede qualcosa.
Qualcosa che non ti aspetti.
Qualcosa che tramuta il tuo sorriso contagioso in un sorriso di circostanza.
Stop Video 1.
Play video 2.
Tutti si girano e non capisci perchè.
Tutti applaudono e non capisci perchè.
Ci sono pure i rulli di tamburo.


Fa il suo ingresso...la strafika da copertina.

Tacco 12, possibilmente da 450 euro.
Pantalone attillato taglia 0-12,sicuramente scippato alla nipote 14enne, rigorosamente bianco e un pò trasparente, corto alla caviglia.
Toppino sbrilluccicoso che le tue 4 paiette nere attaccate alla maglietta per miracolo, cadono per la vergogna.
Abbronzatura da piscina coltivata in solarium e muscolatura da abbonamento in palestra annuale con finanziamento.
Capello biondo scintillante, che la Pantene o la L'Oreal pagherebbero per avere una testimonial così.
E poi lui:
l'inconfondibile occhialone scuro.
Quello che avvolge tutta la faccia, che crea l'alone di mistero, sotto il quale sai che ci sarà un trucco da estetista, ma che su di te certamente farebbe effetto "oh chissà quella che occhiaie ha sotto quegli schermi al plasma da 90 pollici"
Altro che "scie di fascino nell'aria". Le sue movenze provocano una tromba d'aria.

La guardi.
Ti guardi.
La guardi.
Potresti anche uscire senza pagare che non se ne accorgerebbe nessuno.
Ingoi l'ultimo sorso di marocco chiaro, la riguardi e prima di andare via ti rivolgi al barista:
"Mhpf. Non c'è posto per due in questo bar. Buona giornata tesoro:)"

martedì, giugno 23, 2009

Block-Notes

"Vorrei sentire il rumore del vento, ma senza avere la mia casa addosso."

Stasera avrei dovuto stirare.
Così sono andata da BlockBuster a prendere un film.
Uno dei vantaggi di essere single e vivere sola è che puoi scegliere i film che vuoi senza nessuno che ti dica che hai dei gusti di merda :)
Tre film:
-uno da ridere
-uno "impossibile che tu non l'abbia mai visto"
-uno per arrotondare il prezzo della promozione.
Ogni volta riesco a farmi inculare dei soldi con ste storie delle promozioni e delle offerte. In sostanza ho detto alla cassiera di addebitarmi già 10 euro per il ritardo nella riconsegna dei film.
Il mio dvd senza telecomando ha deciso che l'unico film che potevo vedere era quello della promozione, quello impegnativo. Nel trasloco ho perso il telecomando del lettore dvd. Io non perdo mai niente, strano...
E' una situazione drammatica. Ne dovrei comprare uno universale. Anche per aprire la casa e la macchina se ci fosse. O potrei chiedere al mio ex moroso se mi può dare il suo, visto che gli avevo regalato il lettore dvd come il mio. (19,90 appena avevano aperto Mediaworld)
Sono certa che lui ne avrà uno di ultima generazione e che il mio non lo usa più.
Mi adopererò per questo.
Di solito capisco che mi piace il film che sto guardando perchè sto seduta sulla sedia. Ora, non consideriamo che da due giorni sono senza divano...sto comunque seduta sulla sedia.
A casa vecchia mi capitava anche di guardare i film in piedi appoggiata all'armadio bianco della mia cameretta. Stavo immobile, quasi in apnea, come se avessi paura di disturbare gli attori. A un metro dalla tv.
Ma perchè sono miope.
Morale: domani passerò la pausa pranzo a stirare.

Stasera ho ricevuto una lettera. Mi emoziona sempre vedere la busta bianca dallo spiraglio della cassetta della posta. Il rumore metallico dello sportello, le chiavi che ciondolano contro, la busta strappata con ansia usando il dito come taglia carte.
Non avrei voluto aprirla.
Brutte e inattese notizie.
Era Ale.
Alegas.
Mi comunicava che ho un debito nei suoi confronti. Fanculo a lui!
Il prossimo anno piuttosto che farmi "scaldare" da uno stronzo del genere mi trovo un moroso :)

Mi piacciono questi rumori:
grissino che si sbriciola tra i denti
stoviglie nel lavandino
busta di plastica dei grissini che non si chiude
manica della maglia che scorre sul block-notes mentre scrivo
nuova sirena dell'ambulanza (mi fa credere di essere a New York)
tasti del telefono quandi mandi un sms
finestra che sbatte
ticchettìo dell'orologio dell'ikea
saliva che viene ingoiata
respiro profondo
motorino
ossa che scricchiolano.

Tutto, nel silenzio della mia sala.

mercoledì, maggio 27, 2009

Rettifica a Spontaneità

Molti mi hanno chiesto di Giovanni :)
E' successo questo.
Il Giovanni che ho visto al bar non era Giovanni, bensì il fratello grande di Giovanni.
Infatti mi pareva... Voglio dire, anche io sono cambiata crescendo (oddio la statura e il numero di scarpe sono sempre quelli e forse anche il cervello. Però ho cambiato gli occhiali,4 o 5 volte, ho tagliato i capelli, fatti piu' chiari, piu' scuri e il mio corpo ha seguito il corso naturale delle origini meridionali), ma non mi sono trasformata in un'altra.
Praticamente ero sul balcone del piano terra con mia mamma e mentre la stavo convincendo a tornare a vivere in Sicilia che poi io sarei scesa per sempre con lei, mi fa :"Oh guarda, ma Giovanni è quellooo non il ragazzo che abbiamo visto al bar"
Ecco. Io sono lenta, e si sa. Arrivo in ritardo, e si sa. Non sono perspicace, e si sa.
Il tempo di voltarmi e riuscire a scorgere con la coda dell'occhio delle spalle quadrate montate su due gambe piuttosto muscolose, il tutto in credo non più di 165/170 cm di altezza, che Giovanni era già lontano.
Giovanni di spalle non è male.
Ha pure una bella camminata, da maschio, no coi piedi a papera, per fortuna.
Sono rimasta sul balcone per un bel pò.
E ogni volta che si apriva la porta dell'ufficio trattenevo il respiro e mi sporgevo un pò in avanti, come se potessi entrare nella stanza con la testa a sbiriciare.
Niente. Giovanni non è uscito.
Ora tocca aspettare luglio.

martedì, marzo 10, 2009

Anticipatamente


Ieri ero in macchina a fare le commissioni per l'ufficio, quando la mia attenzione è stata completamente catturata (stavo solo per schiantarmi contro le macchine parcheggiate:))da qualcosa che mi mancava tanto.
e tutto si è combinato perfettamente....

aaaaaannh, maledetta primavera...

giovedì, febbraio 05, 2009

La crisi del martedi' sera.

Stasera sono uscita.
Di solito non esco quasi mai di martedi' sera.
Perchè il giorno dopo si lavora.
Quindi le cose sono due: o tutta la gente che ho visto ieri sera domani non lavora, o io devo rivalutare la mia idea di settimana. Di martedì sera la crisi nei locali sembra che sia una cosa appartenente a un'altra epoca. Dicono che c'è, la crisi, c'è eccome, dicono. A scuola, nella vita lavorativa, adesso pure in quella sentimentale, c'è al supermercato, nei negozi, nelle vacanze, dal dottore, dal giornalaio, dall'estetista, in palestra...

E invece ieri sera vi assicuro che non c'era. Sono andata in un locale in centro. Erano tutti felici, sorridenti, luccicanti, profumati. Bevevano tutti, seduti ai tavolini, si scherzava con gli amici, chi ballava, chi ci provava, chi sorrideva, chi mostrava le autoreggenti, chi guardava le autoreggenti, e chi non se ne accorgeva, c'era chi bisbigliava.
A me non pareva martedì, mi sembrava sabato, infatti quasi quasi domani non vado a lavorare e poi se mi chiederanno dirò: “eh ma non era sabato ieri?”
C'era il tributo ai Beatles. Tutti cantavano, tutti applaudivano, tutti schiacciati, tutti brillanti.
Credo che uscirò più spesso di martedì.
Per un attimo ho creduto di non essere nella mia città.
Ci ho anche un po' sperato a dire il vero.
Ho pensato, adesso esco di qui e non trovo piu' il solito corso.
Non so però se corso inteso come strada o còrso inteso come corso delle cose...

giovedì, gennaio 22, 2009

Sniff

Non so se questo post l'ho già pubblicato. L'ho trovato mentre vagava sul mio pc e siccome non ho tempo per andare a vedere se l'ho già messo su, lo pubblico. Se così fosse chisedo scusa per la mia smemorataggine. Forse non è nemmeno finito...

Io non sono una che usa tanto profumo. Quelle sono cose da femmina.
Tipo quando entro nelle profumerie non riesco a resistere tantissimo.
L'unico profumo che mi piace è il muschio bianco. Ma non tutti i muschio bianco sono buoni. E poi il muschio bianco costa poco:)
Invece c'è un altro profumo che mi sballa completamente: è il profumo delle chiese. Non so perchè mi piace così tanto, ma quell'odore misto a vecchio e incenso lo annuserei tutto il giorno. Mi ricordo che quando andavo in chiesa, da piccola, mi sedevo davanti nella speranza che il prete prendesse quel coso e cospargesse tutti i banchi della prima fila di incenso. Ma non lo faceva sempre e quindi me ne andavo via delusa. Mi piaceva talmente tanto che quando metteva l'incenso col cucchiaio dicevo “carica, carica”.
Quando mi sono accorta che nella mia cantina c'era un odore simile, dicevo a mia mamma di mandarmi sempre in cantina, e appena aprivo la porta davo un annusata fortissima. A volte mi soffermavo di più guardando negli scaffali le conserve e i barattoli di pomodori secchi e peperoncini piccanti, solo per annusare un po'.
Poi c'è un altro profumo che invece mi è rimasto dentro la testa. Più che un profumo è un odore. Uno di quegli odori che ti porti dietro per sempre e non sai perchè. E' il profumo della hall dell'albergo dove dormivamo quando andavamo in gita in settimana bianca. Anzi solo della zona dove c'era l'ascensore. Non so spiegarlo quest'odore, tipo come si fa per i vini, che poi per me quella è una cosa troppo soggettiva. Però a volte mi capita di sentirlo in giro e allora rivedo la bacheca dove c'era lo zaino che poi avevo vinto giocando a tombola; rivedo l'ascensore rosso con i tastoni arancioni tutti consumati e risento il profumo che arrivava dalla sala da pranzo e quello di legno misto a neve del portone d'ingresso. Sento anche i rumori degli scarponi che la gente si portava in stanza anche non si poteva. E se stringo ancora un po' gli occhi, sento anche le pareti bianche ruvide pitturate a buccia d'arancio.

A volte sento i profumi della Sicilia. Anzi solo della colazione che facevamo nella veranda della casa al mare. L'odore del latte con lo zucchero nelle ciotole di plastica, che faceva un casino quando mescolavi. (eravamo sempre tanti cugini e per fare prima si usava tutto monouso).

Quando sento quei profumi però, divento malinconica, e allora vado in cerca di odori che mi riportino subito alla realtà.

venerdì, gennaio 09, 2009

Primo soccorso

Ieri sera mi sono fatta male.
Anche se ho scoperto stamattina come.
Mi è caduto un trofeo a forma di microfono sul piede.
Me l'ha detto la mia amica che oggi mi ha fatto da scatola nera per la serata del 31.
Ma non è questo il punto.
Il punto è che oggi sono andata a cercare nella cassetta del pronto soccorso una pomata, una semplice pomata per le contusioni.
Io mi ricordo che qualche anno fa quando cercavo nelle ceste delle medicine una medicina la trovavo subito. Era facilissimo.
Il Lasonil per le botte, il Foille per le scottatture, il Fargan per le punture degli insetti, la Novalgina per il mal di testa, la Tachipirina se avevi la febbre, ma solo sopra i 38, il Maalox per il bruciore di stomaco...Avevano tutti la loro scatolina con grafica da medicinale, e te ci mettevi un secondo a curarti.
Adesso no. No, perchè ci sono I Farmaci Generici.
Io capisco che con un farmaco generico uno risparmia piu' del 50%, ma io che non sono farmacista mi sono trovata di fronte una serie di nomi incomprensibili, perchè adesso è il principio attivo che conta. Così io magari ho risparmiato 5 euro perchè ho preso il generico del foille però poi ne devo spendere altri 200 perchè quando mi sono ustionata con il vapore del ferro da stiro ci ho messo sopra il generico del voltaren.
Io vorrei chiedere alle casa farmaceutiche: non potete magari facilitarci chiamando le medicine generiche con dei nomi simili a quelle griffate?Non so tipo Lasopril? Oppure Goille? Novaltina, Tachiparina...
Perchè io non posso passare tutta la mattina a leggere i bugiardini che poi manco riesco a richiuderli e si gonfiano e non riesco più a mettere tutto dentro la

Stamattina volevo solo una pomata per le contusioni.
Alla fine ho deciso di mettere un cerotto sopra il livido...

lunedì, gennaio 05, 2009

Attendere prego.

Oggi ho riscoperto l'attesa.
L'ultima volta che ho atteso qualcosa è stato l'autobus dopo il lavoro. E' che mie ero ricordata troppo tardi che non ero andata a lavorare in macchina e se n'erano già andati tutti a casa.
Così ho atteso l'autobus 2 minuti, 5 minuti, 10, 15, 20 minuti. Poi l'autobus non è arrivato, io mi sono rotta le scatole e ho chiesto un passaggio a casa a una che uscita dall'ufficio.
Di solito non mi piace attendere. Faccio attendere, ma giuro che non lo faccio apposta. Mia cugina che abita nel mio stesso palazzo si ricorda ancora di quando mi aspettò per due ore dopo che al telefono le dissi “5 minuti e arrivo”.
Oggi mi sono accorta di quanto non sono piu' abituata ad aspettare.
Anche perchè tutto quello che facciamo oramai avviene in tempo reale. Notizie dal mondo in tempo reale, collegamenti via internet in tempo reale, facebook ti dice anche quante volte la gente va in bagno, o si soffia il naso, in tempo reale, il caffè istantaneo, i pop corn istantanei, la crema pronta, le foto, scatta e stampa subito, le videochiamate, che a me stanno pure un po' sulle balle, perchè se parto ci vediamo quando torno.
Invece l'attesa ti fa venire il mal di stomaco.
Ti fa guardare l'orologio, ti fa contare i giorni.
L'attesa di fa mangiare le unghie, fumare le sigarette per ammazzare il tempo.
Un po' come quando aspettavi una lettera per posta, quando ancora le poste funzionavano bene con i francobolli da 750 lire, e tutti i giorni tornando da scuola andavi a controllare nella buca delle lettere se era arrivato qualcosa per te.
Poi non era arrivato, ci rimanevi male e non vedevi l'ora che fosse il giorno dopo.
Il tempo dell'attesa non si può gestire.
E' un periodo che si deforma. Inizi a gustartela da metà. Subito non te ne accorgi, e poi quando sta per finire ti sembra passato un attimo.
E poi durante l'attesa ti rivivi il momento clou almeno 100 volte, cosa dirò come farò, cosa mi metterò e se poi va così, puoi cambiare le carte in tavola quante volte vuoi.
Puoi anche far finta di pensare ad altro, ma poi con la testa ritorni lì.
E non puoi fare altro che aspettare:)