martedì, agosto 26, 2014

Addio piccolo grande Uomo.




Niente avviene per caso.
Il fatto che tu sia entrato nelle nostre vite in quel momento era un disegno ben studiato e progettato.
Sapevi anche quando te ne saresti andato, ma hai preferito non dircelo, perché il tuo lavoro qui sulla terra, doveva avere un compito preciso.
Le cose belle, si sa, purtroppo durano poco.
Ma tutto è durato abbastanza per insegnarci ad amare in modo puro, come solo tu sapevi fare.
Ci hai insegnato che si può avere un sorriso per tutti, nei momenti allegri, ma anche in quelli tristi, con gli affetti di una vita, ma anche con gli sconosciuti.
Per te un sorriso non si poteva, né doveva negare a nessuno.
Ce lo hai insegnato fino all’ultimo momento.  Ci hai regalato gioia fino all’ultimo istante.
Ora qualche lacrima cadrà, caro Giuseppe, ma ti promettiamo che cercheremo di farla scivolare sul nostro sorriso.

lunedì, agosto 04, 2014

E' l'ora dell'addio fratelli...


Mi manca scrivere. 
Mi manca scrivere pensieri lunghi.
Mi manca quel filo sottile che lega i miei pensieri alla punta delle mie dita. 
Come una marionetta.
Mi manca essere nostalgica. Versare qualche lacrima per il passato.
Mi manca avere i miei momenti di totale isolamento mentale. 
Momenti che nessuno può leggere. 
Se non chi non mi conosce.

Una signora mi ha detto "Non smettere di scrivere"
Non lo farò signora. 
Magari non qui.
Magari altrove.

Da quando è nato mio figlio è stato un punto e a capo.
E' cambiato tutto, ma non è cambiato niente. 
Quando mi guardo allo specchio vedo sempre gli stessi occhi che vedevo 15 anni fa.
Ai capelli bianchi non bado. 
Alle rughe di espressione un pò di più, ma basta guardarsi senza occhiali e la miopia funziona meglio di photoshop. 

Ora che sono mamma voglio lasciarti in eredità quello di più prezioso di cui dispongo.
L'unica certezza che ho sempre posseduto.
L'unico tesoro che custodisco gelosamente.

Ricordati che un albero cambia le foglie, mette i fiori, da i frutti.
Ma le radici, restano affondate nella terra.
E quelle non le vede nessuno.



"E' l'ora dell'addio, fratelli, è l'ora di partir,
il canto si fa triste, è ver, partire è un po' morir.

Ma noi ci rivedremo ancor, ci rivedremo un dì.
Arrivederci allor, fratelli, arrivederci, sì..."

martedì, febbraio 11, 2014

Oggi, piove.



Oggi piove.
E' la tua prima frase.
L'hai detta il 2 febbraio 2014.

Oggi, piove.
Stava piovendo davvero.
Qui piove sempre, in Alessandria.
In realtà oggi c'è il sole. Vorrei portarti sulle colline a respirare l'aria buona e a raccogliere foglie secche e legnetti. A salutare le persone che camminano nelle strade in salita dei paesi.
A far colorare le tue guance di rosso. E invece guardo dall'ufficio i riflessi del sole fermarsi sulla tenda bianca.

Oggi, piove.
Vorrei essere una di quelle mamme che annotano tutto su un diario.
I primi passi, il primo taglio di capelli, la prima volta che hai preso il cucchiaio, il primo sorriso, la prima cacca, la prima caduta, il primo giocattolo.
Io non sono così.
Ho pensato, tanto a te che te ne frega del giorno in cui lo hai fatto.
Anche se lo scrivo, non potrai mai capire, almeno per ora, che cosa prova una mamma nel sentire la prima frase pronunciata da suo figlio.
Scorgere nella tua voce il tentativo di sentirti un po' più grande.
Il coraggio di buttarti, di osare. Due parole di seguito. Guardandomi, sperando di trovare l'approvazione nel mio sguardo. La felicità trasformarsi in commozione e viceversa.

In realtà questo non lo potrai mai capire perchè non sarai mai una mamma.
Sei un maschio.
Il mio promogenito.
Il mio bambino.
Mio figlio.

lunedì, novembre 11, 2013

Il blocco dello scrittore.


Scrivere non è cosa da poco.
O meglio.
Scrivere bene.
Scrivere, lo sanno fare tutti.
Ma non tutti sanno provare piacere nel sentire l'inchiostro scorrere tra le dita.
Nell'ascoltare quella pallina, dosare la quantità giusta di inchiostro, e curvare e ricurvare e saltare sui puntini sulle i.
Non tutti sanno, che per scrivere, ci sono un quando e un dove.
E anche un come.
Non tutti sanno che se perdi quell'attimo, se te lo portano via, anche se cerchi di tenerlo nella tua testa, e le tue palpebre inziano a tremare, il tuo respiro a rallentare, e speri che nessuno butti le sue parole nell'aria intorno a te, ecco se perdi quell'attimo, poi probabilmente ti verrà da piangere.
Non tutti sanno che trattenere le lacrime, è difficile quasi quanto trattenere uno starnuto.

Non tutti sanno, ad esempio, che una virgola fa la differenza.
Ancor di più un punto.
Che a volte, prima di andare avanti, serve prendere fiato.
Non tutti sanno che la luce sbagliata, nella stanza sbagliata, non serve a niente.
Che la biro che lascia uscire l'inchiostro con fatica, è un pianoforte scordato tra le mani.
Che  un tasto che non sprofonda sotto le tue dita, è una patatina lasciata troppo tempo all'aperto.

Scrivere bene è una carezza data sulla testa.
Una sigaretta fumata sul balcone, da sola, godendosi i rumori della notte.
Scrivere è la morfina nel paziente dolorante.
La prima masticata dei cicles ripieni.
Un sacco pieno di legumi secchi in cui affondare la mano.
Abitare vicino alla ferrovia.
La corsia dei detersivi per i panni, al supermercato.
Sfogliare l'enciclopedia medica degli anni 80.

Scrivere è farti leggere.
Perchè sai che qualcuno ti dirà che sei brava.
Ma a te sembrerà come per un elettricista avvitare una lampadina.
Senti solo che lo devi fare, per dare luce.

Scrivere è riconquistare quella bambina che sa sempre godere di un gelato fiordilatte e crema.

Scrivere, per me, è come respirare. Mi serve farlo, per vivere.

mercoledì, luglio 03, 2013

La casa di Bea.

La casa di Bea era in una traversa di una via del centro città.

Distava cinque minuti a piedi da casa mia, ma io riuscivo sempre ad arrivare in ritardo.
Aveva un campanello signorile. Non come il nostro di metallo grigio gracchiante.
Era di ottone giallo. Con i nomi scritti in corsivo.
Il piccolo portone di legno si apriva su un corridoio un pò buio e a destra, a ventaglio, c'era la scalinata di marmo per salire negli appartamenti, che a me ricordava quella di Via col Vento.
La cosa figa della casa di Bea era la doppia porta. 
Quelli del piano di sotto lasciavano sempre aperta la prima porta, così si vedeva la seconda porta di vetro opaco e io pensavo sempre "Ma non hanno paura dei ladri?"
A me piaceva da morire andare a casa sua perchè era una casa magica.
Dentro era antica. 
A destra c'era lo studio dove appunto studiava sua sorella...

La sorella di Bea ha una chioma di capelli riccissimi ed è molto raffinata. Io mi vergogno sempre un pò a salutarla perchè lei è più grande e studia su montagne di libri difficilissimi. In quello studio ci sono libri dappertutto. Sulla scrivania, sulla libreria, per terra. La sorella di Bea secondo me da grande farà la professoressa.
Poi c'è la sala. Ha due porte. Per terra c'è un tappeto un pò consumato che copre il pavimento di legno, che scricchiola quando ci cammini sopra. Lì la mamma di Bea riceve le sue amiche. A me piace la sala perchè anche quella sembra quella di Via Col Vento. Mi sembra anche che ci siano le tende verde scuro di velluto. Poi ci sono dei posaceneri sui braccioli che non cadono mai. Nella sala c'è il pianoforte a muro. Bea suona il pianoforte. Io ogni tanto quando arrivo troppo presto che c'é ancora la sua insegnate, mi incanto ad asoltarla.
Fa i solfeggi e poi suona una musica che fa un pò paura. Mi piace guardare le dita sottili che sanno perfettamente quello che fanno.
Ecco a questo punto inizia la magia perchè dopo la sala c'é un corridio lunghissimo con il pavimento fatto tutto di mosaico. La magia é che per terra, alcune mattonelle, sono d'oro!
Io e Bea ci divertiamo a cercarle e a segnarle con dei pezzetti di carta. Sono magiche perchè da una volta ll'altra cambiano posto. Davvero!

La prima stanza del corridio è la cucina, sulla destra.
Dentro c'è sempre la Tata con il grembiule. La Tata ha la voce un pò roca, ma dice sempre cose gentili e incoraggianti. Anche se ci sgrida quando non studiamo, lo fa con il sorriso. Non ci fa paura infatti, per questo noi la ascoltiamo sempre.
In messo alla cucina c'è il tavolo bianco e ci sono sempre le tazze per bere l'acqua. Ognuno ha la sua, con i segni zodiacali. Una volta ho provato a farlo pure a casa mia di lasciare le tazze per bere, ma non ha funzionato. Mia mamma ha detto:"Perchè prepari per la colazione?"
Poi c'è la dispensa. Io non sapevo cosa fosse la dispensa prima di vederla da Bea. Dentro ci sono le cose da mangiare.

Di fronte alla cucina c'è la camera dove c'è l'arpa della sorella di Bea. Adesso che ci penso bene. in effetti forse da grande farà l'insegnante di musica. Poi c'è un'altro pianoforte. Più grande. No forse un violino. Beh sicuramente c'è un'insegnante di musica dentro.
Dopo la cucina c'è la camera degli ospiti. Io una volta ho pensato "Chissà che ospiti ospitano in questa camera", Allora mi sono immaginata che essere ospite a casa di bea deve essere bello perchè ti danno pure gli asciugamani con la O di ospite. 
Di fronte la camera degli ospiti c'è la camera della mamma di Bea.

La mamma di Bea è una signora molto, molto raffinata. E' bionda, sempre in ordine e curata. Con gli orecchini. Ha l'accento di Roma. Io lo so perchè ho un sacco di cugini lì e parlano come lei.
Ogni tanto quando arrivo da Bea è dentro al letto che legge. Sembra una principessa.
Nella camera della mamma di Bea c'è la tv con il videoregistratore. Anche se ci sono delle pile di videocassette della kodak, noi guardiamo sempre, sedute per terra, Labirinth e I Goonies. 
Fanno un pò paura in effetti, ma con Bea, io non ho mai paura, anche se è più piccola di me. 
Sul pomello dell'armadio della camera da letto c'è attaccato un pupazzo di carta che abbiamo fatto a scuola. Il suo è più bello del mio, credo perchè ha gli occhi più grandi e le guance più rosse.

Poi dopo c'è il bagno.
Ecco io non ho mai visto un bagno così grande. Da noi per fare il bidet basta che ti sposti di lato. Da lei devi fare almeno dieci passi per raggiungere il bidet.  Poi c'è la vasca dove una volta abbiamo fatto il bagno insieme e a me è venuta una irritazione sulle gambe e il sedere e loro erano preoccupate ma io dicevo di non preoccuparsi che magari era perchè ero stata troppo a mollo.
Mi ricordo ancora il profumo del bagnoschiuma di quella volta...

Di fronta al bagno c'è la cameretta di Bea e di sua sorella.
Oddio cameretta è un pò riduttivo.
Ci sono due cose fighe lì dentro: il letto di Bea che è altissimo. Io avrei paura a dormire in un letto così alto. 
E poi c'è il poster di Freddy Mercury sopra il letto della sorella di Bea. So che è lui perchè c'è scritto sopra come si chiama.
Poi c'è Tippete, il coniglio di Bea. Ma è finto eh. 
Nella camera di Bea ci sono i mobili di legno scuro. 
C'è anche la sveglia verde acqua che quando suona è ora di andare a scuola. Fa: "Ti..titi...tititi..titititi. 
Bea non la sente mai.
Mia mamma mi fa andare un sacco di volte a dormire lì perché sa che mi piace da morire. Non mi ricordo quando è stata la prima volta, ma secondo me avevo 5 o 6 anni. 

La casa di Bea è quasi finita perchè poi ci sono solo altre tre porte.
In una ci sono delle cose che ogni volta cambiano posto. Lì ci sono giochi, dei vestiti e un passeggino giocattolo. Poi c'è il tirchitracks e il gameboy. 
Poi c'è il ripostiglio e un'altra camera con un bagno dove c'è la lavatrice.
Ma noi non ci andiamo mai. Roba da grandi.

Ora è proprio finita, putroppo.

Io spero che chi c'è dentro ora l'abbia lasciata così, se no ha rovinato la magia. 
E spero anche che, altre due amiche, possano passarci dentro un'infanzia, come quella che abbiamo passato io e Bea. 

domenica, giugno 30, 2013

Giordano Sella.

Quello che continuo a chiedermi, è se avessi davvero intenzioni di ucciderti.

"Il signore col cane, ve lo ricordate ?" dico a tutti, "quello che abitava vicino a me".

Sei sceso in cantina una mattina qualunque. Una mattina in cui tua moglie aveva preso servizio come al solito nell'ufficio Aziende dell'inps, al secondo piano. Dove io vado sempre per le pratiche della maternità. Quell'ufficio dove pure le piante sono tristi di essere lì.
Una mattina in cui tuo figlio era probabilmente andato a lavorare. Chissà se poi l'aveva trovato di nuovo il lavoro. Una fidanzata nuova si, l'aveva trovata. Io e lui ci salutiamo sempre con un certo imbarazzo, sai?
Quella mattina tua mamma ti aspettava a casa sua. E come tutte le mamme, quando non ti ha visto arrivare, si è preoccupata.
Ma tu quella mattina sei sceso in cantina e io non riesco a non pensare che la tua intenzione fosse davvero quella di ucciderti.
Non sei sceso in cantina. Sei andato a nasconderti in cantina. 

"Dicono sia stato un incidente" mi ha detto l'impiegata dell'Inps, la collega di tua moglie. 

Ho immaginato tua moglie scendere le scale un pò di fretta, magari poco preoccupata. Nessuno si spara in pieno giorno. 
Forse sei stata la prima persona che ho conosciuto quando sono andata a vivere nel palazzo giallo, quello con il grande balcone di pietra che fa angolo. 
E' stata la mia prima casa da single. E tu, insieme alla dottoressa con i gatti, e al vecchietto che la figlia lo veniva a trovare tutti i giorni e poi la salutava dalla finestra, e i signori con i bambini che non ho capito a che cosa giocavano per fare tutto il casino che facevano sopra la mia testa, siete stati i miei primi veri vicini di casa.
Quando la sera mi affacciavo dalla finestra della camera da letto, ti vedevo dall'alto, seduto sui gradini della vetrina dell'agenzia immobiliare. Parlavi sempre con il tuo cane e poi gli accarezzavi la testa. 

"Deve volergli davvero bene" pensavo sorridendo. 

Forse nemmeno l'amore per il tuo cane, quella mattina, ha saputo fermare la tua mano. 
Ti sei sparato con un fucile. Non deve essere facile impugnare un fucile, e decidere di essere tu la causa della tua fine. Voglio dire, devi essere bravo, un fucile è lungo, non è una pistola. Ora che guardi tutta la canna, magari fai in tempo a cambiare idea.

"Dai..il signore con il cane...quello con i baffi" insistevo.

In realtà quando ho letto il manifesto funebre ho pensato a un infarto.
Voglio dire, Giordano, 56 anni, prossimo alla pensione, una bella moglie, una bella casa, un cane, un figlio con una fidanzata simpatica, la croce verde.
Una sera ci eravamo incontrati a una sagra.
Avevi le guance dipinte di rosso. Alle sagre il vino va giù che è un piacere.
Ingenuamente avevo pensato che quando mi capita di bere, anche io lo faccio per dimenticare qualcosa. O per ricordarla meglio.
Non sapevo nemmeno che ti chiamassi Giordano.
Per me eri il signor Sella, il signore con il cane.

"E vabbè dai, non ci pensare" continuano a dirmi.

Giordano, volevo dirti che mi dispiace e mi piace immaginare, in un altra vita, il mio bambino sul balcone di pietra che fa angolo, che guarda con il naso all'insù il tuo cane e ti fa ciao ciao con la manina. 
A lui piacciono i bau, e sono sicura che a te, un giorno, sarebbe piaciuto avere un nipotino.

martedì, giugno 18, 2013

Al mio segnale scatenate l'inferno.

Io sono perfettamente integrata qui al nord.
Ho degli amici del nord, di genitori nordici, un lavoro del nord.
Ho persino un fidanzato che è per generazioni del nord. Nostro figlio porta un cognome che quando lo senti non puoi non dire "Questo è del nord"
Ho persino la "e" chiusa tipica e inconfondibile della mia città. A parte il resto dell'Italia che non capisce mai da dove arriviamo. Nel peggiore dei casi nemmeno sa dove si colloca la mia città natale appunto. 
C'è solo un problema. 
Tu forse non sai che nelle mie vene scorre dell'infuocato sangue meridionale e che il mio dna è la perfetta fusione tra un tarallo pugliese e una granita di mandorla siciliana.
Tu non puoi buttarmi addosso benzina, e pensare che io non prenda fuoco spontaneamente. 
Ti va solo bene che sono una persona estremamente educata e diplomatica. Ma ti va anche male che sono estremamente vendicativa e le ingiustizie, io, le vivo al pari di una fusione nucleare.  
E va bene che siamo nel 2013 e oramai si comunica solo con messaggi privati della responsabilità dell'interlocutore, che viene affidata a un tasto di invio o nel tuo caso a un pezzo di scotch.
Ascolta.
La porta al piano terreno sbatte perchè in questo palazzo di persone facoltose avete installato un minchia di semaforino per capire quando uno sale o scende dalla rampa del garage, che la sua manutenzione ci costerà quanto quella dell'Apollo 13, e nessuno è stato in grado di mettere invece un minchia di gommino sulla maniglia di ottone lucidato per non farla sbattere contro il muro. 
In questo palazzo fate a gara a chi ha il suv più grande, ma probabilmente se il vostro vicino dovesse morire in casa nemmeno ve ne accorgereste.
In questo palazzo stendete di notte di nascosto perchè avere i panni stesi di giorno fa troppo Napoli, ma non conoscete il profumo dell'ammorbidente che si confonde tra i raggi di sole.
In questo palazzo non salutate mai per primi il dirimpettaio, pardon, quello sconosciuto che abita sul pianerottolo, perchè siete dei maleducati, ricchi ma maleducati. E mia mamma prende il caffè da 35 anni con la vicina di casa tre volte al giorno. Che è meglio dell'antifurto meliconi.

Adesso partiamo dal presupposto che si, ho sbattuto la porta due volte perchè sono entrata con un passeggino e una triciclino appeso e non riuscivo a spingere perchè mi ero incastrata, tu, brutto codardo cafonazzo (che vuol dire cafone testa di cazzo) che non sei altro, che necessità avevi di gridarmi dalle scale senza nemmeno far vedere la tua bella faccia di merda?
Forse non ti è chiara una cosa. Io odio i maleducati. Sono la mia crociata n.1.
Ma soprattutto, piccolo particolare che forse hai sottovalutato, io abito sopra la tua testa.
Sai cosa vuol dire? Che in un palazzo, chi abita sopra l'altro ha sempre la meglio. Perchè io da domani, anzi da subito,io camminerò in casa solo a piedi nudi, sbattendo fastidiosamente ad ogni singolo passo il mio tallone a costo di farmi venire una tallonite.
Ma questo solo per avvisare.
Adesso, potrei scegliere la strada della diplomazia.
Ma no, questa volta mi sento di intraprendere la strada dell'Occhio per occhio.
Domani, il tuo cartello intimidatorio su cui hai scritto di non sbattere la porta, verrà goduriosamente stracciato e sostituito dal mio pezzo di carta al quale affiderò le mie responsabili e ironiche parole. 
Perchè solo l'ironia è sinonimo di intelligenza. 
Avere una grande macchina invece, no.
Indica solo un complesso di inferiorità.
E sai bene a cosa mi riferisco.