Ci sono delle cose, che quando le fai, ti sembra che facciano parte di te da sempre.
Tipo, a me piace aggiustare le cose.
Vabbè non sempre ci riesco ma chi se ne frega.
A volte quello che aggiusto sembra uno sgorbio, e poi ho fretta di finire quindi gli ultimi ritocchi li faccio veloci.
Però quando io trovo una cosa rotta mi prende una specie di frenesia che io sta cosa la devo aggiustare.
Una volta ho aggiustato una sedia della mia amica che aveva il sedile bucato dagli artigli di micia.
L'ho rifoderata usando la tovaglia di pastica a qudretti. Umh ora la sedia é mia:)
Poi ho quasi aggiustato una sdraio dei bagni che le stavo facendo la posta da un sacco.
Il mio progetto prevedeva di imbiancarla e di competarla con il telino della stoffa ikea già cucito, ma poi è arrivato l'inverno.
Ultimamente vado matta per il fili.
Da quando c'è gattino in questa casa, abbiamo detto addio a lampade, caricabatterie di cellulari, caricabatteria del pc, fili della radio, ecc.
Per ultima la Playstation che in realtà io avevo già sabotato staccando semplicemente una presa e imboscandola dietro il mobile della tv, ma poi ci ha pensato gattino tranciando il filo del video a dare il colpo di grazia.
Grazie gattino.
Solo che poi ci mancavano troppo le telecronache finte di Fabio Caressa e Beppe Bergomi...
E i "biup" "biup" "biup" dell'allestimento del campionato mondiale 1982.
Così ho preso il tagliapellicine e il nastro isolante nero.
Io mi ricordo che da piccola guardavo estasiata mio papà quando aggiustava tutto.
Quando intrecciava quei fili con la stessa abilità di un sarto.
La prima volta che ho aggiustato dei fili è stato quando ho sommato due cuffie per il walk man.
Il filo di una, le cuffie di un'altra.
Premere play e sentire la musica passare dalla cassetta attravarso il tuo esperimento e raggiungere le tue orecchie, me lo ricordo ancora adesso il sorriso che mi era venuto.
Stessa cosa per il mio caricabatteria del nokia, e per quello del pc ultimamente.
Così quando ho acceso la tv ed è appasrsa di nuovo la scritta Playstation, beh.
Un'arma a doppio taglio.
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domenica, luglio 24, 2011
venerdì, luglio 08, 2011
La finestra sul cortile

Volevo ringraziare il vigile che l'altra sera non mi ha fatto la multa dopo che ho lasciato la mia macchina nella strada della serata della pulizia strada, in quella strada. Grazie signor vigile, le sono davvero grata.
Cioè in realtà, quando la sera prima ho visto dal balcone, da un pò lontano, quella macchina parcheggiata da sola in tutta la via, ho espresso pena e disappunto per chi non ha ancora capito quando c'è pulizia strada.
Perchè io ho questo problema.
Io parcheggio la macchina, ma poi rimuovo il fatto.
Sempre.
Una volta sono andata da una mia amica in macchina e poi sono tornta a casa piedi, dimenticando la macchina per due giorni sotto casa sua.
Io passo le mattine girando per l'isolato con il braccio alzato, cliccando il portachiavi in continuazione, nella speranza di sentire il "tuc" di apertura porte dei miei 4 anni di finanziamento, fortunatamente estinto.
Una volta avevo lasciato un fiocco arancione sulla antenna, da un matrimonio, così la trovavo subito.
Poi quando mi sono accorta che aveva sopra due dita di smog, mi sono un pò vergognata e con sommo dispiacere l'ho dovuto tagliare.
L'altra mattina, al solito.
Esco di casa, vado sparata verso una macchina per scoprire che non è la mia e afflitta, iniziare a girare su e giù per la via.
A un certo punto un uomo con una camicia arancione che spingeva un passeggino vuoto mi fa:
"Signorina...scusi signorina..."
Pat: "Si?"
U.c.a. (uomo camicia arancione):"Signorina, la sua macchina è parcheggiata in Via xxx"
Pat, dopo incredulità mista a smarrimento:"Emh, ah, eh, eh, grazie..."
U.c.a. con occhi sgranati e tono di voce pacato:"Sa signorina, io conosco a memoria tutte le targhe di tutte le macchine del vicinato"
Pat: "Ah, hem, figo..."
U.c.a. :"Signorina in via xxx, poco dopo il numero civico 25"
Pat: "Signore ma posso citofonarle tutte le mattine??"
No vabbè questo non gliel'ho detto ma l'ho pensato.
Effettivamente la mia macchina, si trovava lì, e io ho pensato ora esce fuori Bob di twen peaks e mi uccide.
Ma mi sono subito ripresa dopo aver scoperto che la pirla che aveva lasciato la macchina nella strada delle pulizie ero io.
Io pensavo che fosse una leggenda quella del signore che sa le targhe a memoria, perchè mia mamma mi raccontava sempre che al suo paese, in Sicilia, c'era un uomo che sapeva a memoria tutte le targhe di tutti quelli del paese.
Per un attimo ho pensato che era una figata, perchè io sono malata delle targhe, tipo che io guardo le targhe strane tipo la più figa che ho trovato è stata CY363YC.
Ma poi, sapere di essere osservati, è una cosa veramente inquietante.
archiviamolo
pausa di riflessione,
post di un altro giorno,
storie,
traumi
venerdì, novembre 05, 2010
Matricole.
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Sono "corsa" in cucina, cioè ho fatto due lunghi passi dalla camera da letto alla cucina, pronta a gridare "Priiiiiii", quando la mole del gatto che è si è materializzato davanti ai miei occhi sul mobile della cucina, era decisamente troppo piccola.
Quella ruffiana di Gattino, che poc'anzi si stava struscicando contro la barba di Azzu, aveva delicatamente spostato il coperchio del pentolino che era sui fornelli, e si stava beatamente leccacciando la zampa, zuppa di sugo al tonno.
Ma nemeno Pritt s'è mai sognato di farmi un affronto del genere.
Forse era una prova di coraggio che Pritto le ha fatto fare.
Una sorta di roba da matricole, mi sa.
Adesso mi spiego i furti con scasso di Pritto dei giorni precedenti. Del tipo "Guarda e impara".
Ossia:
- n.2 fettine di carne per involtini comprate dal macellaio Cesare che ha la carne buonissima, sapientemente sottratti dal piattino piazzato nel frigo, in fase di scongelamento;
- n. 1 pezzo di pecorino toscano o romano vabbè tanto a Pritt che gli frega da dove arriva. Metà se l'è mangiato, sottraendolo dal scatola formaggi nel frigo;
- n. 1 pezzo di taleggio comprato per fare gnocchi di zucca al taleggio. La metà che è avanzata è finita nella sua pancia.
- n.1 fetta di torta che aveva fatto mio cugino e mia mamma mi ha infilato di straforo nel sacco della biancheria asciugata in asciugatrice nuova di pacca (santa mamma subito per questo tecnologico acquisto), e io mi sono dimenticata di ciò, quindi ho appoggiato tale borsa sul letto, e quel gatto-porcello ha trovato la torta e ha banchettato sul lettone.
- n.1 fetta di carne che avevo fatto cuocere per gatti, ed era a raffreddare sui fornelli, e io l'ho beccato con la carne sotto il tavolo e quando l'ho sgridato di tutta risposta si è messo a leccare il pavimento.
Gattino è stata sgridata a dovere, e la sua risposta, degna del maestro Pritto è stata, continuare a leccacciarsi la zampa...
E giuro :) che io la sicura dell'ikea l'ho sempre chiusa.
E' Pirtto che ha imparato ad aprirla:).....
E giuro :) che io la sicura dell'ikea l'ho sempre chiusa.
E' Pirtto che ha imparato ad aprirla:).....
lunedì, aprile 12, 2010
Il treno dell'amore.

Jody si è limonato tutte le ragazzine della città, classe 1981 e penso anche 1979, 1980, 1982, e forse anche 1983.
Io non l'ho limonato perchè ero un po' ingenua, da bambina.
E poi a me in realtà piaceva suo fratello che era più piccolo.
Jody pilotava la giostra dalla sua cabina e poi faceva gli occhi dolci a tutte le femmine che si appostavano sullo scalino di metallo per guardarlo. Poi ne sceglieva una, affidava il comando del treno a suo fratello, la portava sul retro della giostra, e lì la limonava, dove nessuno li poteva vedere.
La giostra dell'amore era una specie di trenino rotondo che girava fortissimo e per la forza centrifuga schiacciava le persone all'esterno. Poi a un certo punto veniva messo sopra una specie di telo e quello era il momento in cui dovevi limonare con il tuo morosino.
O chi per esso.
Di solito come colonna sonora, era gettonatissima Siria con "Non ci sto".
Io una volta sono stata invitata a fare un giro da un ragazzino che aveva una cicatrice in faccia. A me questo tipo non piaceva, ma la cicatrice in faccia si, e così ci sono andata.
Ma non abbiamo limonato perchè io non sapevo come si faceva.
Ovviamente ha pagato lui.
Beh, ieri e l'altro ieri con Azzurro siamo andati alle giostre. E oltre ad aver constatato che l'animazione è ferma agli anni '80, e essere andati sul treno della paura dove io avevo paura davvero e gridavo davvero, ma Azzu mica ci ha creduto; dopo aver vinto una katana a metà, nel senso che è la metà di una katana, ho provato a cercare Jody.
La giostra dell'amore c'era.
Ma di Jody nemmeno l'ombra.
Jody secondo me è uguale a com'era 15 anni fa.
Forse è vittima di un incantesimo e perciò rimarrà sempre giovane.
O forse, forse Jody non si è accontentato della sua colorata vita da vagabondo e ha semplicemente abbandonando la sua pulsantiera per fissare negli occhi la sua unica femmina...
"Com'è difficile andar via
quando vuoi scendere
da un treno mentre va
E giri intorno alle parole
per dire ci sto male
ma non ti voglio più
odio le piccole bugie
che poi nascondono
le grandi verità
è meglio un pugno in pieno viso
che ci rimani steso
ma domani passerà
E un altro amore se ne va
con la sua piccola ferita
che un giorno si confonderà
tra le linee della vita
perchè l'amore a questa età
è proprio tutto o non è niente
ed io non mi accontenterò
e a volare a bassa quota non ci sto"
quando vuoi scendere
da un treno mentre va
E giri intorno alle parole
per dire ci sto male
ma non ti voglio più
odio le piccole bugie
che poi nascondono
le grandi verità
è meglio un pugno in pieno viso
che ci rimani steso
ma domani passerà
E un altro amore se ne va
con la sua piccola ferita
che un giorno si confonderà
tra le linee della vita
perchè l'amore a questa età
è proprio tutto o non è niente
ed io non mi accontenterò
e a volare a bassa quota non ci sto"
archiviamolo
dalle memorie di pat,
il favoloso mondo di Patti,
storie
martedì, ottobre 20, 2009
Maledetta primavera

Comeee??!? Non è primaveraa??
Ma si che lo è.
Lo è eccome.
Io sento gli uccellini spelacchiati cinguettare, impazienti di sperimentare nuove traettorie.
Vedo le gemme spuntare timidamente sui i rami degli alberi, noncuranti del gelido freddo che ci sta regalando un'anteprima di questo ipertinente inverno.
Ammiro estasiata i fiorellini di campo che delicatamente colorano i mari verdi che rendono inconfondibile la mia pianura.
Che per quanto posso detestare, é pur sempre mia.
Respiro i profumi zuccherini che si intrecciano all'aroma della neve montata.
Spìo silenziosa le api che si rincorrono per raggiungere il nettare migliore.
Sento il sole che spremendo i suoi tiepidi raggi, tenta di sciogliere la spessa coltre di ghiaccio, invidia dell'Antartide, che fa da scudo a tutte le frecce scagliate da quel testardo di Cupido.
Continuo a usare, indisturbata, la giacchina di pelle marrone.
Ma per fortuna, non sono l'unica.
Non contenta, ho preso i miei anni e li ho divisi a metà.
Una metà la sto usando adesso.
E il mio stomaco s'è fatto un nodo savoia, che nonostante tutto fa passare quantità industriali di cibo.
Soprattutto se la smetto di andare a mangiare fuori, con la scusa di sperimentare i ristorantini della zona.
Soprattutto dopo aver comunicato a mia mamma la mia carenza di ferro.
Mamma meridionale, rammento.
Beh, al peggio, preparerò i fazzoletti per arginare il raffreddore...
Ma si che lo è.
Lo è eccome.
Io sento gli uccellini spelacchiati cinguettare, impazienti di sperimentare nuove traettorie.
Vedo le gemme spuntare timidamente sui i rami degli alberi, noncuranti del gelido freddo che ci sta regalando un'anteprima di questo ipertinente inverno.
Ammiro estasiata i fiorellini di campo che delicatamente colorano i mari verdi che rendono inconfondibile la mia pianura.
Che per quanto posso detestare, é pur sempre mia.
Respiro i profumi zuccherini che si intrecciano all'aroma della neve montata.
Spìo silenziosa le api che si rincorrono per raggiungere il nettare migliore.
Sento il sole che spremendo i suoi tiepidi raggi, tenta di sciogliere la spessa coltre di ghiaccio, invidia dell'Antartide, che fa da scudo a tutte le frecce scagliate da quel testardo di Cupido.
Continuo a usare, indisturbata, la giacchina di pelle marrone.
Ma per fortuna, non sono l'unica.
Non contenta, ho preso i miei anni e li ho divisi a metà.
Una metà la sto usando adesso.
E il mio stomaco s'è fatto un nodo savoia, che nonostante tutto fa passare quantità industriali di cibo.
Soprattutto se la smetto di andare a mangiare fuori, con la scusa di sperimentare i ristorantini della zona.
Soprattutto dopo aver comunicato a mia mamma la mia carenza di ferro.
Mamma meridionale, rammento.
martedì, settembre 08, 2009
La vera storia di Cenerentola.
Ceneré per gli amici.
Rimase orfana di madre e il padre si risposò con una donna frustrata che pensava solo ai cazzi suoi e alle sue figlie brutte come due racchie.
Ceneré sgobbava dalla mattina alla sera, portava colazioni a letto, faceva il bucato, stirava, stendeva, con la differenza con non veniva pagata nemmeno in nero.
Siccome in casa non la cagava nessuno, cominciò a dare di testa e si mise a parlare con gli uccelletti che le cagavano sul davanzale la mattina.
Un giorno arrivò notizia che il principe del paese di fianco avrebbe fatto una mega festa.
E la matrigna, stronza, le diede talmente tanta roba da fare in casa che Ceneré ne avrebbe avuto per i prossimi cento anni.
Ma siccome Ceneré é una testa di cavolo, se ne frega e va lo stesso alla festa.
Lì incontra Azzurro. Azzu per gli amici.
Azzu s'era appena lasciato con Biancaneve perchè era imparanoiata con sta storia delle mele, e prima ancora aveva avuto una storia con la Bella Addormentata, ma era veramente troppo addormentata, e poi voleva Fiona per farsi delle storie, ma alla fine voleva anche Cenerentola e sti cazzi.
Lui la vede, ballano insieme, poi le dice "Ti lascio il mio numero" e guarda un pò?? si somma agli altri cretini che le lasciano il numero e si defilano.
Lei, che é già in ritardo, sempre in ritardo, tutta la vita in ritardo, andando via, perde una scarpetta.
Uno zoccoletto estivo di legno con la fascetta verde mela, n.37 comprato a 15,00 euro, l'affarone dell'estate.
Azzu la vede, ma la scansa con un piede.
Poi passa la direttrice del castello, la raccoglie, la mette in un sacchetto e la da al Cuoco del palazzo, che fra l'altro aveva già avuto un flirt intenso con Ceneré.
Però ora flirta con un'altra. E' che Ceneré lo aveva mandato via, perchè c'aveva la testa piena di stronzate. Anche ora in realtà ce le ha. Lui pure era incasinato. Troppo incasinato.
Ceneré é una che ne ha passate, ora non le viene tanto bene affezionarsi.
Poi è una che arriva in ritardo.
Ovunque, dovunque e comunque.
E stasera per consolarsi, si metterà i suoi zoccoli verdi e si mangerà le scatolette di tonno (che le ha lasciato il cuoco insieme alle scarpe).
Tonno che non digerisce nemmeno bene. Come i peperoni.
E come l'idea che lui, lui, ora cucini per un'altra.
Fine della storia.
Rimase orfana di madre e il padre si risposò con una donna frustrata che pensava solo ai cazzi suoi e alle sue figlie brutte come due racchie.
Ceneré sgobbava dalla mattina alla sera, portava colazioni a letto, faceva il bucato, stirava, stendeva, con la differenza con non veniva pagata nemmeno in nero.
Siccome in casa non la cagava nessuno, cominciò a dare di testa e si mise a parlare con gli uccelletti che le cagavano sul davanzale la mattina.
Un giorno arrivò notizia che il principe del paese di fianco avrebbe fatto una mega festa.
E la matrigna, stronza, le diede talmente tanta roba da fare in casa che Ceneré ne avrebbe avuto per i prossimi cento anni.
Ma siccome Ceneré é una testa di cavolo, se ne frega e va lo stesso alla festa.
Lì incontra Azzurro. Azzu per gli amici.
Azzu s'era appena lasciato con Biancaneve perchè era imparanoiata con sta storia delle mele, e prima ancora aveva avuto una storia con la Bella Addormentata, ma era veramente troppo addormentata, e poi voleva Fiona per farsi delle storie, ma alla fine voleva anche Cenerentola e sti cazzi.
Lui la vede, ballano insieme, poi le dice "Ti lascio il mio numero" e guarda un pò?? si somma agli altri cretini che le lasciano il numero e si defilano.
Lei, che é già in ritardo, sempre in ritardo, tutta la vita in ritardo, andando via, perde una scarpetta.
Uno zoccoletto estivo di legno con la fascetta verde mela, n.37 comprato a 15,00 euro, l'affarone dell'estate.
Azzu la vede, ma la scansa con un piede.
Poi passa la direttrice del castello, la raccoglie, la mette in un sacchetto e la da al Cuoco del palazzo, che fra l'altro aveva già avuto un flirt intenso con Ceneré.
Però ora flirta con un'altra. E' che Ceneré lo aveva mandato via, perchè c'aveva la testa piena di stronzate. Anche ora in realtà ce le ha. Lui pure era incasinato. Troppo incasinato.
Ceneré é una che ne ha passate, ora non le viene tanto bene affezionarsi.
Poi è una che arriva in ritardo.
Ovunque, dovunque e comunque.
E stasera per consolarsi, si metterà i suoi zoccoli verdi e si mangerà le scatolette di tonno (che le ha lasciato il cuoco insieme alle scarpe).
Tonno che non digerisce nemmeno bene. Come i peperoni.
E come l'idea che lui, lui, ora cucini per un'altra.
Fine della storia.
archiviamolo
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traumi,
vita da single
lunedì, settembre 07, 2009
Collocamento.
C'era una volta una A.
A stava su un cartello appeso alla porta di un bagno di un ufficio, stampata su un bel foglio bianco plastificato.
Aveva visto più sederi lei che un proctologo in tutta la sua carriera.
Il suo compito, insieme alle altre lettere, era quello di vigilare affinchè nessuno buttasse dentro il water roba che non fosse la cartaigienica.
"Ma come si fa a essere così incivili?!", urlava sempre quando beccava qualcuna che , con indifferenza, gettava dentro la tazza gli assorbenti o le salviette lavamani.
Appena le avevano dato il lavoro nuovo era tutta felice.
Aveva fatto però un periodo di prova sulla targa di una porta della prima elementare: l'unico problema è che doveva convivere con la campanella che a ogni ora le fracassava la testa con il suo suono.
Da 3 mesi invece aveva cambiato completamente genere.
Era un lavoro di squadra e siccome l'avevano promossa, se ne stava impettita tra la P e la R.
P e R che erano due consonanti molto affiatate, non erano molto cordiali con lei, soprattutto perchè da quando avevano spostato la Q, la loro migliore amica, avevano un atteggiamento un pò snob.
Ma lei se ne fregava perchè sapeva che tanto sarebbe stata sempre la prima.
A passava i suoi giorni a guardare gli incivili gettare nel water schifezze di ogni genere. Ogni tanto capitava qualcuno che si comportava bene, allora tirava un sospiro di sollievo.
Per non parlare poi della puzza che era costretta a sentire: questo mica glielo avevano detto quando aveva iniziato a lavorare.
Una volta arrivò uno che buttò una bottiglia di plastica e le venne talmente il nervoso che quasi stava per scendere a tirargli un pugno sulal testa.
Ma P e R la ripresero subito:"Non è compito tuo".
A cominciò a sentirsi un pò frustrata e inutile. Lei era diversa dalle altre A.
Una notte, mentre tutti dormivano e le luci non riflettevano sulla plastica del cartello, decise di scappare.
Chiamò la sua amica E e le disse: "Senti E ho bisogno di un favore: devi coprirmi per un pò. Ti devi mettere tra la P e la R al posto mio. Tanto non se accorgerà nessuno."
E che voleva molto bene ad A, si sacrificò e si piazzo zitta zitta tra P e R.
Così A scivolò piano piano sotto la plastica del cartello, usò la maniglia come trampolino, atterrò sul pulsante della vaschetta del water, e da lì balzò fuori dalla finestra.
Da quel giorno nessuno ebbe più sue notizie, ma girano voci che sia diventata la testimonial di un logo famoso e che si sia pure fidanzata.
Certo è, che di strada ne ha fatta...
A stava su un cartello appeso alla porta di un bagno di un ufficio, stampata su un bel foglio bianco plastificato.
Aveva visto più sederi lei che un proctologo in tutta la sua carriera.
Il suo compito, insieme alle altre lettere, era quello di vigilare affinchè nessuno buttasse dentro il water roba che non fosse la cartaigienica.
"Ma come si fa a essere così incivili?!", urlava sempre quando beccava qualcuna che , con indifferenza, gettava dentro la tazza gli assorbenti o le salviette lavamani.
Appena le avevano dato il lavoro nuovo era tutta felice.
Aveva fatto però un periodo di prova sulla targa di una porta della prima elementare: l'unico problema è che doveva convivere con la campanella che a ogni ora le fracassava la testa con il suo suono.
Da 3 mesi invece aveva cambiato completamente genere.
Era un lavoro di squadra e siccome l'avevano promossa, se ne stava impettita tra la P e la R.
P e R che erano due consonanti molto affiatate, non erano molto cordiali con lei, soprattutto perchè da quando avevano spostato la Q, la loro migliore amica, avevano un atteggiamento un pò snob.
Ma lei se ne fregava perchè sapeva che tanto sarebbe stata sempre la prima.
A passava i suoi giorni a guardare gli incivili gettare nel water schifezze di ogni genere. Ogni tanto capitava qualcuno che si comportava bene, allora tirava un sospiro di sollievo.
Per non parlare poi della puzza che era costretta a sentire: questo mica glielo avevano detto quando aveva iniziato a lavorare.
Una volta arrivò uno che buttò una bottiglia di plastica e le venne talmente il nervoso che quasi stava per scendere a tirargli un pugno sulal testa.
Ma P e R la ripresero subito:"Non è compito tuo".
A cominciò a sentirsi un pò frustrata e inutile. Lei era diversa dalle altre A.
Una notte, mentre tutti dormivano e le luci non riflettevano sulla plastica del cartello, decise di scappare.
Chiamò la sua amica E e le disse: "Senti E ho bisogno di un favore: devi coprirmi per un pò. Ti devi mettere tra la P e la R al posto mio. Tanto non se accorgerà nessuno."
E che voleva molto bene ad A, si sacrificò e si piazzo zitta zitta tra P e R.
Così A scivolò piano piano sotto la plastica del cartello, usò la maniglia come trampolino, atterrò sul pulsante della vaschetta del water, e da lì balzò fuori dalla finestra.
Da quel giorno nessuno ebbe più sue notizie, ma girano voci che sia diventata la testimonial di un logo famoso e che si sia pure fidanzata.
Certo è, che di strada ne ha fatta...


giovedì, agosto 06, 2009
Totovicino

Al matrimonio a cui sono andata domenica me lo avevano detto: "Le farfalle portano novità".
E mentre io riempivo il piatto dell'aperitivo di formaggi di ogni genere e miele, una piccola farfallina ha cominciato a girarmi intorno per poi posarsi sui miei capelli.
Hanno affittato l'appartamento al piano terra nel mio palazzo.
Io in realtà pensavo lo avessero venduto, visto che il cartello VENDESI era oramai diventato decorazione integrante del portone. E invece no, lo hanno affittato. Avere un cugino che fa l'agente imobiliare può tornare utile in certe circostanze.
Quindi da due giorni c'è grande movimento per il cortile e il portone sempre aperto mi riempie il cuore di gioia, visto che così non devo scendere per entrare con la vespa.
E tutti i condomini si inventano le scuse per scendere in cortile e sbriciare nella casa.
Io, per esempio, ho già buttato 5 volte l'immondizia: praticamente ho trasferito i miei bidoni in cortile.
La mia vicina ha svuotato la ciotola del gatto direttamente nell'organico. C'è chi stende in continuazione, chi porta il cane a fare la pipì, poi torna e riesce per fargli fare la cacca, chi porta i figli a scuola anche se non ci devono andare.
E tutti prima di risalire, diamo una sbirciatina dentro la casa misteriosa.
Si vedono delle camicie appese a un attaccapanni. E uno zaino buttato per terra.
In due giorni hanno riempito la casa di mobili dall'inconfodibile stile ikea.
Oggi rientrando a casa, ho trovato una mini riunione davanti al portone:.
C'erano:
un'equadoregna sui 30 vestita di rosso
un ragazzo sui 25 con i capelli scuri e gli occhi scuri
un signore sui 40 che non guarda mai in faccia.
...inutile dire su che numero ho puntato il mio gruzzolo...
E mentre io riempivo il piatto dell'aperitivo di formaggi di ogni genere e miele, una piccola farfallina ha cominciato a girarmi intorno per poi posarsi sui miei capelli.
Hanno affittato l'appartamento al piano terra nel mio palazzo.
Io in realtà pensavo lo avessero venduto, visto che il cartello VENDESI era oramai diventato decorazione integrante del portone. E invece no, lo hanno affittato. Avere un cugino che fa l'agente imobiliare può tornare utile in certe circostanze.
Quindi da due giorni c'è grande movimento per il cortile e il portone sempre aperto mi riempie il cuore di gioia, visto che così non devo scendere per entrare con la vespa.
E tutti i condomini si inventano le scuse per scendere in cortile e sbriciare nella casa.
Io, per esempio, ho già buttato 5 volte l'immondizia: praticamente ho trasferito i miei bidoni in cortile.
La mia vicina ha svuotato la ciotola del gatto direttamente nell'organico. C'è chi stende in continuazione, chi porta il cane a fare la pipì, poi torna e riesce per fargli fare la cacca, chi porta i figli a scuola anche se non ci devono andare.
E tutti prima di risalire, diamo una sbirciatina dentro la casa misteriosa.
Si vedono delle camicie appese a un attaccapanni. E uno zaino buttato per terra.
In due giorni hanno riempito la casa di mobili dall'inconfodibile stile ikea.
Oggi rientrando a casa, ho trovato una mini riunione davanti al portone:.
C'erano:
un'equadoregna sui 30 vestita di rosso
un ragazzo sui 25 con i capelli scuri e gli occhi scuri
un signore sui 40 che non guarda mai in faccia.
...inutile dire su che numero ho puntato il mio gruzzolo...
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mercoledì, agosto 05, 2009
Mi ricordo montagne verdi
Penso a una colazione sotto un portico, seduta su un dondolo. Un tavolino in ferro bianco, le sedie con il cuscino rosso e il profumo dell'erba misto a neve sporcato da quello di cacca di mucca. Fingo tutto affacciata al mio balcone, guardando le tapparelle chiuse del palazzo di fronte, sempre lo stesso blocco di cemento, con una tazzina verde di terra cotta grezza tra le mani, strabordante di caffè pessimo.
E il verde diventa il mio colore preferito.
Recupero una maglietta al ricordo di mela acerba, di quando avevo forse 16 anni, lisa e slabbrata. Verde pure questa.
Ogni foglia, ogni corteccia, ogni granello di terra umida, ogni strappo di cielo azzurro fra le nuvole, ogni pozzanghera, diventano piu' preziosi delle poche banconote che soffocano nel mio portafoglio. Soffocano perchè ci sono tutti gli scontrini che io mi ostino a non buttare mai.
Me ne frego dei capelli in ordine, dei vestiti in ordine, della casa in ordine.
Mi metto a piedi nudi in stazione in coda alla biglietteria, perchè le mie zoccole di legno con la fascetta verde e il tacco alto, mi fanno male.
E sentire il pavimento nudo sotto i piedi mi fa stare bene.
Penso a tutte le montagne del mondo. A quelle che una volta, agli scout, avevo ammirato seduta su una roccia, dopo che avevo appena finito di dire parolacce, perchè non volevo camminare in salita.
Mi ero sentita una stupida di fronte alla bellezza e alla semplicità di quel profilo che puntellava il cielo.
Penso alla signora con le guance rosse, che quando l'avevo vista nella sua cucina di petra e ghisa, avevo pensato:" cavolo, io mi sa che voglio questo"
Mi sembra di essere dentro il vagone di una metropolitana, tenuta su dalla folla. Etnie diverse, odori diversi, ognuno immerso nei propri sogni.
Tutti pronti ad aspettare l'apertura delle porte: qualcuno scenderà, qualcuno salirà, ma io sempre compressa tra le persone.
Troppo bassa per riuscire a leggere la mia fermata.
Solo la voglia di tirare il freno a mano, forzare le porte, e scendere dove voglio io.
Ma sicuro fermo il treno in galleria...
E il verde diventa il mio colore preferito.
Recupero una maglietta al ricordo di mela acerba, di quando avevo forse 16 anni, lisa e slabbrata. Verde pure questa.
Ogni foglia, ogni corteccia, ogni granello di terra umida, ogni strappo di cielo azzurro fra le nuvole, ogni pozzanghera, diventano piu' preziosi delle poche banconote che soffocano nel mio portafoglio. Soffocano perchè ci sono tutti gli scontrini che io mi ostino a non buttare mai.
Me ne frego dei capelli in ordine, dei vestiti in ordine, della casa in ordine.
Mi metto a piedi nudi in stazione in coda alla biglietteria, perchè le mie zoccole di legno con la fascetta verde e il tacco alto, mi fanno male.
E sentire il pavimento nudo sotto i piedi mi fa stare bene.
Penso a tutte le montagne del mondo. A quelle che una volta, agli scout, avevo ammirato seduta su una roccia, dopo che avevo appena finito di dire parolacce, perchè non volevo camminare in salita.
Mi ero sentita una stupida di fronte alla bellezza e alla semplicità di quel profilo che puntellava il cielo.
Penso alla signora con le guance rosse, che quando l'avevo vista nella sua cucina di petra e ghisa, avevo pensato:" cavolo, io mi sa che voglio questo"
Mi sembra di essere dentro il vagone di una metropolitana, tenuta su dalla folla. Etnie diverse, odori diversi, ognuno immerso nei propri sogni.
Tutti pronti ad aspettare l'apertura delle porte: qualcuno scenderà, qualcuno salirà, ma io sempre compressa tra le persone.
Troppo bassa per riuscire a leggere la mia fermata.
Solo la voglia di tirare il freno a mano, forzare le porte, e scendere dove voglio io.
Ma sicuro fermo il treno in galleria...
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venerdì, luglio 17, 2009
Solo due righe

Per chi non mi conoscesse sono Vale, l'altra del blog. Quella che non c'è mai, quella che non ha tempo di mettere a posto l'header (hem..toccherebbe a me), quella che una volta scriveva e che ora la sua vita è cambiata un pochino.
Quella che carica Pat. Una sottospecie di Grillo parlante, ecco.
n.d.r. "carica" inteso che scasso le palle a pat ogni qualvolta esagera nei suoi viaggi, inteso nel senso più ampio del termine
Beh. torno qui dopo mesi. Non ci passo mai perchè Pat mi ha dato un calcione metaforico nel sedere e l'ha reso un pò più suo. Mi limiterò nel tempo a levare quel biscottino a mollo la sopra fatto però con tanto amor su paint o publisher.
Continuo a dilagare in altri discorsi ma patt: ora che dico publisher, ma ti ricordi che mi hai introdotto alla grafica proprio tu, quando abbiamo cosparso con publisher quella faccia di freccette? Dio che ridere:)
Vabbè dicevo. Patrizia mi fa un pò arrabbiare. Pat sa scrivere, è brava cavolo, a volte la invidio di invidia buona.
E poi è geniale anche se una grandissima perditempo del tipo che se ti dice " 5 minuti ed esco" e tu ti connetti dopo 10, la vedi su facebook, msn, yahoo mail. e io le dico "Patty." e le mi dice "arrivooo", sempre con 3 "O".
Patrizia dovrebbe fare qualcos'altro, l'impiegata non è il suo ruolo e credo lo abbiate capito.
Aiutiamo pat a diventare una scrittrice, anche l'aias ringrazierà:)
Non son brava a fare i finali, pat aiutami :)
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lunedì, luglio 06, 2009
Piove sempre sul bagnato.
Cavoli che figata, stasera ho giocato a fare la barista.
Rewind.
Al concerto di Laura non potevo che arrivare...in ritardo.
Mentre superavo la folla accalcata all'ingresso, con il mio biglietto omaggio tra le dita, mi sono sentita un pò in colpa. Ma è durato tutto il tempo di entrare nello stadio con il casco a braccetto davanti alla polizia che levava i tappi dalle bottiglie.
Posto prato, per fortuna.
Laura stava cantando le canzoni nuove.
E mentre lei cantava, io vagavo alla ricerca di volti familiari o qualcuno a cui dire "oh anche voi qui?"
Mi sono subito imbattuta nel tipo che vendeva le magliette di Laura. No le sue personali:)
A me capita che mi basta incrociare lo sguardo di un qualunque passante che questo comincia a parlare. Mi succede spessissimo. Soprattutto in coda al supermercato. Anche mentre guardo le vetrine. A volte senza nemmeno incrociare lo sguardo.
Dopo un pò che parlavamo gli ho detto "vado a prendere due birre e torno"
Però prima ho girato ancora un pò. Ero rimasta che stavo cercando i volti familiari. Ne ho trovati solo due. Due innamorati. Con la mantellina uguale che mi hanno fatto una tenerezza.
Le cose più curiose che ho visto sono state:
-un moroso che riprendeva la morosa col cellulare mentre lei cantava;
-un gruppo di uomini neri. Saranno stati una ventina. Così a colpo d'occhio, faceva effetto.
"ah si, la birra"
Arrivo al baracchino.
Le birre non si vendono. "Metti che decidevo di ubriacarmi e poi tirare il mio casco a Laura" ho detto al signore del baracchino. Ha riso. Mentre ordinavo due estathe e due wafer ha cominciato a piovere. Anzi no che dico, a diluviare. E' passato pure un tizio che diceva di chiamarsi Noè con al seguito una frotta di animali.
"mi fermo un attimo qui sotto la tettoia, signore del baracchino"
"ma no entra dentro"
"mh, ok"
Poi è arrivato il primo cliente:"Un caffè signorina"
"Ma veramente io...emh, certo!"
Poi il secondo ckliente, il terzo, il quarto e così via. Tutti bagnati, che mi dispiaceva un sacco. Io davo le bustine di zucchero, il cucchiaino, e prendevo i soldi e dicevo al signor Francesco del baracchino "caffè lungo" "caffè corto" "quanto è il kitkat?" "l'acqua la prendo io dal freezer"
Poi sono arrivati due ragazzi. Uno aveva freddo e così gli ho dato la mia giacca. Mi ha detto che mi offrirà una cena. Dopo un pò mi ha ridato la giacca e se n'è andato. Credo anche con la mia cena.
"caffè lungo signor Francesco..."
Poi i poliziotti. Gli ho offerto il mio Loacker alla Nocciola. Ecco, ora ricordatevi di me in futuro :)
Il signor Francesco e io abbiamo parlato per due ore. Non ho ascoltato proprio tutto tutto, lo ammetto, soprattutto quando "Marco se n'è andato e non ritorna più"
Ma so che gli piace la carne, che ha avuto un sacco di vespe, che ha la taverna e so del suo lavoro, A un tratto mi sono ricordata che dovevo portare il the al ragazzo delle magliette e sono corsa da lui.
Lo stadio era illuminato a giorno. Eppure era notte poco fa...
Una procesione di gente mi è passata davanti tutta bagnata,..poverini.
E per la seconda volta mi sono sentita a disagio.
Non c'era più gente, nel prato zuppo e soffice.
Cavoli che figata, stasera però ho giocato a fare la barista. Uh!?!?? E...e...Laura? LLLLauraaaaa?!?!?!?
"Laura non c'è. E' andata via. Laura non è più cosa mia..."
Secondo me è scappata con "Marco"....
Rewind.
Al concerto di Laura non potevo che arrivare...in ritardo.
Mentre superavo la folla accalcata all'ingresso, con il mio biglietto omaggio tra le dita, mi sono sentita un pò in colpa. Ma è durato tutto il tempo di entrare nello stadio con il casco a braccetto davanti alla polizia che levava i tappi dalle bottiglie.
Posto prato, per fortuna.
Laura stava cantando le canzoni nuove.
E mentre lei cantava, io vagavo alla ricerca di volti familiari o qualcuno a cui dire "oh anche voi qui?"
Mi sono subito imbattuta nel tipo che vendeva le magliette di Laura. No le sue personali:)
A me capita che mi basta incrociare lo sguardo di un qualunque passante che questo comincia a parlare. Mi succede spessissimo. Soprattutto in coda al supermercato. Anche mentre guardo le vetrine. A volte senza nemmeno incrociare lo sguardo.
Dopo un pò che parlavamo gli ho detto "vado a prendere due birre e torno"
Però prima ho girato ancora un pò. Ero rimasta che stavo cercando i volti familiari. Ne ho trovati solo due. Due innamorati. Con la mantellina uguale che mi hanno fatto una tenerezza.
Le cose più curiose che ho visto sono state:
-un moroso che riprendeva la morosa col cellulare mentre lei cantava;
-un gruppo di uomini neri. Saranno stati una ventina. Così a colpo d'occhio, faceva effetto.
"ah si, la birra"
Arrivo al baracchino.
Le birre non si vendono. "Metti che decidevo di ubriacarmi e poi tirare il mio casco a Laura" ho detto al signore del baracchino. Ha riso. Mentre ordinavo due estathe e due wafer ha cominciato a piovere. Anzi no che dico, a diluviare. E' passato pure un tizio che diceva di chiamarsi Noè con al seguito una frotta di animali.
"mi fermo un attimo qui sotto la tettoia, signore del baracchino"
"ma no entra dentro"
"mh, ok"
Poi è arrivato il primo cliente:"Un caffè signorina"
"Ma veramente io...emh, certo!"
Poi il secondo ckliente, il terzo, il quarto e così via. Tutti bagnati, che mi dispiaceva un sacco. Io davo le bustine di zucchero, il cucchiaino, e prendevo i soldi e dicevo al signor Francesco del baracchino "caffè lungo" "caffè corto" "quanto è il kitkat?" "l'acqua la prendo io dal freezer"
Poi sono arrivati due ragazzi. Uno aveva freddo e così gli ho dato la mia giacca. Mi ha detto che mi offrirà una cena. Dopo un pò mi ha ridato la giacca e se n'è andato. Credo anche con la mia cena.
"caffè lungo signor Francesco..."
Poi i poliziotti. Gli ho offerto il mio Loacker alla Nocciola. Ecco, ora ricordatevi di me in futuro :)
Il signor Francesco e io abbiamo parlato per due ore. Non ho ascoltato proprio tutto tutto, lo ammetto, soprattutto quando "Marco se n'è andato e non ritorna più"
Ma so che gli piace la carne, che ha avuto un sacco di vespe, che ha la taverna e so del suo lavoro, A un tratto mi sono ricordata che dovevo portare il the al ragazzo delle magliette e sono corsa da lui.
Lo stadio era illuminato a giorno. Eppure era notte poco fa...
Una procesione di gente mi è passata davanti tutta bagnata,..poverini.
E per la seconda volta mi sono sentita a disagio.
Non c'era più gente, nel prato zuppo e soffice.
Cavoli che figata, stasera però ho giocato a fare la barista. Uh!?!?? E...e...Laura? LLLLauraaaaa?!?!?!?
"Laura non c'è. E' andata via. Laura non è più cosa mia..."
Secondo me è scappata con "Marco"....
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il favoloso mondo di Patti,
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lunedì, giugno 29, 2009
Album di famiglia
Poi vai al lavoro, sei stanca, pensi che il tuo orario si allungherà fino alle 21, ti sei sparata le ore di ufficio e ora ti sei trasformata in assistente, ma fa uguale, il tuo lavoro è così, lo sai.
Si avvicina Luca(nome di fantasia).
Luca per farla semplice e breve è un pò matto.
E' bravissimo a lanciare la pallina o i suoi pupazzini da una mano all'altra facendoli passare dietro la schiena che come fa non lo so, io ci ho provato mille volte ma mica ci riesco.
E' molto alto per la sua età e se si mette a correre non lo prendi più. Corre spesso, per farci incazzare.
Mi spiazza sempre con le sue domande.
Una volta, dopo aver visto il nuovo moroso, ci ha guardati un pò e con la sua "r" moscia tipica di ste parti, mi fa :
" e questo chi è, eh, eh?? e l'altro, dov'è l'altro?".
Imbarazzo generico.
Un'altra volta, il giorno di Natale, che io già non lo reggo il Natale ed ero triste, dopo non avermi cagate per tutto il giorno, mi si avvicina e mi fa:
" e il tuo moroso S. dov'è?"
"Emh, volevo dirti che non stiamo piu' insieme, ma sono almeno tre anni, Luca"
"e l'altro, l'altro quello nuovo.?""
"stessa cosa"
"ah non ti amanoooo. e perchè non ti amano più?"
"Luca, ascolta, ma tu, a Natale, non hai un cazzo da fare che farmi ste domande?"
":)"
Oggi si avvicina.
"Le vuoi vedere le mie foto?
"Quante sono?"
"tre"
"hai solo quelle?"
"si"
"allora ok"
Ecco io adesso non starò a raccontare tutta la storia di Luca, perchè sono cose sue.
Ma tutta la sua vita, in tre foto.
Un bambino felice con dei regali di Natale. Luca da piccolo.
Una mamma e un papà abbracciati. Una famiglia, che ora è pesantemente disfatta.
Due bambini con le torte di compleanno davanti. Luca e il fratello che a detta sua "è sempre impegnato con la scuola per questo non viene mai a trovarmi"
Prima di riuscire a parlare di nuovo ci ho messo 5 minuti buoni :)
Poi le lancette dell'orologio hanno ricominciato a battere e Luca a lanciare i suoi pupazzetti da una mano all'altra, facendoli passare dietro la schiena...
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domenica, aprile 12, 2009
Guido e Clotilde
A me non piace la Pasqua.
E' una festa che mi lascia indifferente.
Io non festeggio le feste comandate coi parenti tutti da un sacco di anni. Ma poco mi importa.
Le passo coi ragazzi disabili. Sono loro la mia festa.
Quest'anno però la mia Pasqua è stata strana.
Dentro al mio cuore c'è il silenzio dei morti dell'Abruzzo, delle persone nelle tende, delle case crollate e il senso di colpa per non poter far niente.
Poi però ho pensato che non è vero che non posso fare niente.
Posso fare quello che ho sempre fatto ma con più consapevolezza, senza dare tutto per scontato. Mangiare, vestirmi, bere, passeggiare, fare una telefonata, una carezza, parlare con un amico, abbracciare mia mamma, prendere in giro mia sorella, comprare una maglietta, guardare il mare, guardare il cielo, il sole, anzi no quello no se no mi viene l'amicrania, giocare con i bimbi, coprirmi con una coperta, fare la doccia con il bagnoschiuma al muschio bianco, la colazione con la marmellata di fragole fatta in casa, mettere la mia collana preferita, quella con le perline, bere un succo alla pesca, ascoltare il rumore del vento, leggere un libro della biblioteca, mangiare un pezzo di cioccolato dell'uovo che nemmeno mi piace tantissimo in realtà.
La mia Pasqua quest'anno è stata strana due volte.
Sul davanzale della mia camera c'è un nido. (Non indaghiamo come mai:) )
La mia compagna di stanza ed io non ce ne siamo accorte subito. La prima sera ho spalancato la finestra per fare entrare l'aria di mare in camera e poi l'ho richiusa subito.
Mi sono spaventata. Pensavo fossero morti. Poi uno s'è mosso. Poi anche l'altro.
Allora ci siamo avvicinate e a me sono venute le lacrime di gioia ma non mi sono fatta vedere.
Sono due piccoli piccioni gialli. Hanno ancora gli occhi chiusi.
La mia l'ho chiamata Clotilde. Il suo Guido. Abbiamo deciso noi che sono una femmina e un maschio. Mi sono sentita un pò mamma. Volevo mettere il fiocco alla porta.
Poi dopo un pò è arrivata la vera mamma. Pensavo mi cilindrasse la faccia con il becco.
Ieri le ho dato i grissini sbriciolati da mangiare.
Mamma picciona stava scaldando i suoi pulcini. Spero non li abbia soffocati perchè ci era seduta sopra. Mi ha guardato dal vetro e allora io ho chiuso le tende perchè mi sembrava di disturbare.
I primi giorni volava via subito. Adesso mi guarda un pò prima di volare.
Forse stiamo facendo amicizia...
E' una festa che mi lascia indifferente.
Io non festeggio le feste comandate coi parenti tutti da un sacco di anni. Ma poco mi importa.
Le passo coi ragazzi disabili. Sono loro la mia festa.
Quest'anno però la mia Pasqua è stata strana.
Dentro al mio cuore c'è il silenzio dei morti dell'Abruzzo, delle persone nelle tende, delle case crollate e il senso di colpa per non poter far niente.
Poi però ho pensato che non è vero che non posso fare niente.
Posso fare quello che ho sempre fatto ma con più consapevolezza, senza dare tutto per scontato. Mangiare, vestirmi, bere, passeggiare, fare una telefonata, una carezza, parlare con un amico, abbracciare mia mamma, prendere in giro mia sorella, comprare una maglietta, guardare il mare, guardare il cielo, il sole, anzi no quello no se no mi viene l'amicrania, giocare con i bimbi, coprirmi con una coperta, fare la doccia con il bagnoschiuma al muschio bianco, la colazione con la marmellata di fragole fatta in casa, mettere la mia collana preferita, quella con le perline, bere un succo alla pesca, ascoltare il rumore del vento, leggere un libro della biblioteca, mangiare un pezzo di cioccolato dell'uovo che nemmeno mi piace tantissimo in realtà.
La mia Pasqua quest'anno è stata strana due volte.
Sul davanzale della mia camera c'è un nido. (Non indaghiamo come mai:) )
La mia compagna di stanza ed io non ce ne siamo accorte subito. La prima sera ho spalancato la finestra per fare entrare l'aria di mare in camera e poi l'ho richiusa subito.
Mi sono spaventata. Pensavo fossero morti. Poi uno s'è mosso. Poi anche l'altro.
Allora ci siamo avvicinate e a me sono venute le lacrime di gioia ma non mi sono fatta vedere.
Sono due piccoli piccioni gialli. Hanno ancora gli occhi chiusi.
La mia l'ho chiamata Clotilde. Il suo Guido. Abbiamo deciso noi che sono una femmina e un maschio. Mi sono sentita un pò mamma. Volevo mettere il fiocco alla porta.
Poi dopo un pò è arrivata la vera mamma. Pensavo mi cilindrasse la faccia con il becco.
Ieri le ho dato i grissini sbriciolati da mangiare.
Mamma picciona stava scaldando i suoi pulcini. Spero non li abbia soffocati perchè ci era seduta sopra. Mi ha guardato dal vetro e allora io ho chiuso le tende perchè mi sembrava di disturbare.
I primi giorni volava via subito. Adesso mi guarda un pò prima di volare.
Forse stiamo facendo amicizia...
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venerdì, marzo 06, 2009
Il granchio e la conchiglia

Le piaceva tuffarsi, correre dietro alle onde e poi scappare; le piaceva guardare i riflessi del sole e annusare l'acqua e percepire quell'odore di pescheria come quella di Via San Lorenzo.
"Già, come il santo delle stelle", pensava sempre.
Ogni tanto si sbagliava e se la beveva l'acqua. Solo che era un pò salata, allora la sputava.
E poi rideva. Rideva perchè nonostante sapesse che era salata e le faceva schifo, ogni tanto faceva finta di dimenticarsi e se la beveva di nuovo.
Poi amava andare sott'acqua tappandosi il naso con le dita.
E le piaceva stare a sentire il silenzio del mare.
E sentire tutto ovattato. Anzi non sentire nulla.
Stava con gli occhi aperti però, perchè voleva vedere tutto.
Come quando non portava gli occhiali che vedeva tutto sfuocato.
Qualche volta lo faceva di non mettersi gli occhiali. Le piaceva isolarsi dal mondo, così vedendo gli oggetti sfuocati, poteva dare alle cose il significato che voleva lei.
Poi le piaceva la schiuma che le sembrava quella della vasca che lei non aveva.
Perchè a casa sua si erano convertiti alla doccia. Una volta mise il piede sul tappo e aspettò che si riempisse tutta la vasca come la pubblicità della Saratoga. Ma lei non aveva il silicone e allagò il bagno, e furono cazzi.
Ma la cosa che amava di più del mare era la sabbia sotto l'acqua. Quella fine e morbidissima. Tipo quella della Sicilia del mar Ionio.
Di solito ci affondava le mani detro, la tirava su, e poi...
...poi la lanciava.
Oppure affondava le mani, la tirava su e si faceva lo scrub.
Oppure affondava le mani, la tirava su e la guardava.
Certe volte stringeva il pugno forte perchè non voleva farla scivolare via. Stringeva il pugno fortissimo da farsi male alle mani.
Poi riapriva piano piano le dita e lei, ancora zuppa d'acqua rotolava via.
Un giorno come tanti altri, affondò la mano sotto la sabbia del mare, tiro su una manciata grandissima gigante e poi sentì pungere fortissimo la mano.
Aveva raccolto un granchio.
Gli tirò tutte le parolacce del mondo.
Che male faceva quel morso. Un morso profondo.
Una pizzicata dolorante. Le vennero le lacrime, ma non pianse.
Perchè il granchio era creatura del mare.
Per un pò non mise piu' piede in acqua.
Si guardava la mano e ogni volta che la guardava si ricordava il male.
Anzi aveva deciso che non ci sarebbe piu' andata al mare. Maledetto mare.
Poi la ferita si chiuse, arrivò di nuovo il sole e si dimenticò della promessa fatta e tornò al mare.
Ci si ributtò ma non prese subito la sabbia.
Rimase un pò li a fare il morto a galla, facendosi cullare da tutte le onde.
A un certo punto arrivò a riva (fece il morto per almeno dieci minuti).
E la sua mano andò contro la sabbia.
La ritirò subito. Le vennero gli occhi lucidi, di nuovo.
Poi sorrise, affondò la mano con tutta la forza che aveva, tirò su una mega manciata di sabbia.
E quando la riaprì, con grande sorpresa, tra tutti i granelli trovò una conchiglia.
A lei piacevano molto le conchiglie.
Era una conchiglia bianca, bellissima. Con tutte le ondine.
Avrebbe voluto tenerla tutta per lei, magari bucarla e fare una collana.
La guardò, se la mise sul petto per fare le prove.
Poi appoggiò la mano a filo d'acqua e lentamente la fece scivolare, guardandola piano piano appoggiarsi sul fondo del mare, proprio vicino a un'altra conchiglia.
Pensò: "Non è con me che deve stare. La conchiglia, come quello stronzo del granchio, è pure lei creatura del mare"
Ma tentennò, lei la voleva, la voleva davvero tatnto. Ricaccio la mano nell'acqua, ma arrivò un'onda e scombinò il fondo. Rimase un attimo smarrita, le ritornarono gli occhi lucidi, ma dalla riva tuonò una voce:
"Tesoro cosa ne dici di uscire dall'acqua, che hai le labbra violaaa???"
Era sua mamma con l'asciugamano da spiaggia tra le mani.
"Mammaaaa, cavolo, ma ti ricordi ogni tanto che ho 28 anniiii???"
"Già, come il santo delle stelle", pensava sempre.
Ogni tanto si sbagliava e se la beveva l'acqua. Solo che era un pò salata, allora la sputava.
E poi rideva. Rideva perchè nonostante sapesse che era salata e le faceva schifo, ogni tanto faceva finta di dimenticarsi e se la beveva di nuovo.
Poi amava andare sott'acqua tappandosi il naso con le dita.
E le piaceva stare a sentire il silenzio del mare.
E sentire tutto ovattato. Anzi non sentire nulla.
Stava con gli occhi aperti però, perchè voleva vedere tutto.
Come quando non portava gli occhiali che vedeva tutto sfuocato.
Qualche volta lo faceva di non mettersi gli occhiali. Le piaceva isolarsi dal mondo, così vedendo gli oggetti sfuocati, poteva dare alle cose il significato che voleva lei.
Poi le piaceva la schiuma che le sembrava quella della vasca che lei non aveva.
Perchè a casa sua si erano convertiti alla doccia. Una volta mise il piede sul tappo e aspettò che si riempisse tutta la vasca come la pubblicità della Saratoga. Ma lei non aveva il silicone e allagò il bagno, e furono cazzi.
Ma la cosa che amava di più del mare era la sabbia sotto l'acqua. Quella fine e morbidissima. Tipo quella della Sicilia del mar Ionio.
Di solito ci affondava le mani detro, la tirava su, e poi...
...poi la lanciava.
Oppure affondava le mani, la tirava su e si faceva lo scrub.
Oppure affondava le mani, la tirava su e la guardava.
Certe volte stringeva il pugno forte perchè non voleva farla scivolare via. Stringeva il pugno fortissimo da farsi male alle mani.
Poi riapriva piano piano le dita e lei, ancora zuppa d'acqua rotolava via.
Un giorno come tanti altri, affondò la mano sotto la sabbia del mare, tiro su una manciata grandissima gigante e poi sentì pungere fortissimo la mano.
Aveva raccolto un granchio.
Gli tirò tutte le parolacce del mondo.
Che male faceva quel morso. Un morso profondo.
Una pizzicata dolorante. Le vennero le lacrime, ma non pianse.
Perchè il granchio era creatura del mare.
Per un pò non mise piu' piede in acqua.
Si guardava la mano e ogni volta che la guardava si ricordava il male.
Anzi aveva deciso che non ci sarebbe piu' andata al mare. Maledetto mare.
Poi la ferita si chiuse, arrivò di nuovo il sole e si dimenticò della promessa fatta e tornò al mare.
Ci si ributtò ma non prese subito la sabbia.
Rimase un pò li a fare il morto a galla, facendosi cullare da tutte le onde.
A un certo punto arrivò a riva (fece il morto per almeno dieci minuti).
E la sua mano andò contro la sabbia.
La ritirò subito. Le vennero gli occhi lucidi, di nuovo.
Poi sorrise, affondò la mano con tutta la forza che aveva, tirò su una mega manciata di sabbia.
E quando la riaprì, con grande sorpresa, tra tutti i granelli trovò una conchiglia.
A lei piacevano molto le conchiglie.
Era una conchiglia bianca, bellissima. Con tutte le ondine.
Avrebbe voluto tenerla tutta per lei, magari bucarla e fare una collana.
La guardò, se la mise sul petto per fare le prove.
Poi appoggiò la mano a filo d'acqua e lentamente la fece scivolare, guardandola piano piano appoggiarsi sul fondo del mare, proprio vicino a un'altra conchiglia.
Pensò: "Non è con me che deve stare. La conchiglia, come quello stronzo del granchio, è pure lei creatura del mare"
Ma tentennò, lei la voleva, la voleva davvero tatnto. Ricaccio la mano nell'acqua, ma arrivò un'onda e scombinò il fondo. Rimase un attimo smarrita, le ritornarono gli occhi lucidi, ma dalla riva tuonò una voce:
"Tesoro cosa ne dici di uscire dall'acqua, che hai le labbra violaaa???"
Era sua mamma con l'asciugamano da spiaggia tra le mani.
"Mammaaaa, cavolo, ma ti ricordi ogni tanto che ho 28 anniiii???"
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giovedì, gennaio 01, 2009
Natale con i tuoi...
Vorrei raccontare di oggi, del pranzo di Natale in famiglia.
Di quando mia mamma mi ha telefonato alle sette per sapere se ero sveglia e di sbrigarmi ad arrivare a casa sua che dovevo apparecchiare la tavola.
Di quando ho aperto la porta di casa e una vampata di profumi di cibo, misto a fritto e misto a melanzane alla parmigiana ( a casa mia sono un must) mi ha investita che a momenti manco mi faceva entrare.
Vorrei raccontare di quando mentre apparecchiavo ho rotto un bicchiere, del telefono di casa che continuava a squillare per gli auguri di parenti meridionali, dell’arrivo di tutti parenti come in Mamma ho perso l’aereo: lo zio che ti stringe fortissimo e ti tira il pizzico sulle guance e ti dice “eh oramai sei una signorina”, la zia che ti lascia il rossetto sulle guance, quella che ha la voce alta, il cugino che con lo sguardo esprime solidarietà, quello piccolo che già strilla, quello che invece si lancia sotto l’albero e cerca il suo regalo, la cuginetta che vuole vedere la tua cameretta, i capotti in camera dei tuoi, mio papà col grembiule da cucina che con il piede aggiusta il tappeto,…
Vorrei raccontare della festa in casa come credo l’abbiano passata quelli del palazzo di fronte, che io guardavo dalla finestra con un po’ di invidia, con lo spumante e il panettone, e il pandoro perché tanto a qualcuno il panettone non piace…
Vorrei raccontare dei regali, del canovaccio con le presine, del bagnoschiuma di Bottega verde, del dopobarba, dei giochi per i bambini, ma io volevo l’astronave dei lego, delle tazzine giocattolo da caffè.
Vorrei raccontare del momento in cui i grandi fanno i grandi e i piccoli vanno in cameretta a giocare.
E invece non lo racconto. Forse avrei potuto farlo 20 anni fa.
Posso raccontare invece della colazione in un tavolone da 20, lavali, aiutali a vestirli con i vestiti piu’ belli, lavati, vestiti, sbrigati che la messa inizia alle 11, ma l’anno scorso non era alle 11,30?
Io di solito sto fuori, vado al bar con chi proprio non ne vuole sapere di stare li dentro. Dove alcune persone quando ci vedono arrivare si spostano incazzate e schifate. E io penso meno male che è Natale. ggi volevo tirare un pugno a una. Che m’è salito il sangue nel cervello.
Vado al bar, marocco e focaccia per due o tre.
Poi il pranzo, sempre nel tavolo da 20, mamma e papà li vedo da lontano. E non ci sono zii nel mio tavolo che raccontano barzellette, ne cugine coi morosi, ne bambini che strillano. Si lo so che i bambini non strillano solo. C’è mia sorella però al tavolo. E ora anche suo marito. A volte siamo talmente indaffarati che ci dimentichiamo di farci gli auguri.
Ma a me manco viene da fare gli auguri.
Ma sono felice lo stesso. Malinconicamente felice.
Per me Natale è un giorno come gli altri. Speciale, ma come gli altri.
Per me tutti i giorni dell’anno sono speciali. Diversamente speciali. Come i miei ragazzi.
A volte penso che vorrei una Natale come avrei voluto raccontarlo.
Ma se ci penso mi sento egoista.
E’difficile spiegare.
Sono le emozioni comandate, i regali comandati, che poi tu me l’hai fatto, io no e mi sento una merda. Ma non mi viene tanto da farli perché è Natale. Io il regalo te lo faccio quando ne ho voglia.
Di quando mia mamma mi ha telefonato alle sette per sapere se ero sveglia e di sbrigarmi ad arrivare a casa sua che dovevo apparecchiare la tavola.
Di quando ho aperto la porta di casa e una vampata di profumi di cibo, misto a fritto e misto a melanzane alla parmigiana ( a casa mia sono un must) mi ha investita che a momenti manco mi faceva entrare.
Vorrei raccontare di quando mentre apparecchiavo ho rotto un bicchiere, del telefono di casa che continuava a squillare per gli auguri di parenti meridionali, dell’arrivo di tutti parenti come in Mamma ho perso l’aereo: lo zio che ti stringe fortissimo e ti tira il pizzico sulle guance e ti dice “eh oramai sei una signorina”, la zia che ti lascia il rossetto sulle guance, quella che ha la voce alta, il cugino che con lo sguardo esprime solidarietà, quello piccolo che già strilla, quello che invece si lancia sotto l’albero e cerca il suo regalo, la cuginetta che vuole vedere la tua cameretta, i capotti in camera dei tuoi, mio papà col grembiule da cucina che con il piede aggiusta il tappeto,…
Vorrei raccontare della festa in casa come credo l’abbiano passata quelli del palazzo di fronte, che io guardavo dalla finestra con un po’ di invidia, con lo spumante e il panettone, e il pandoro perché tanto a qualcuno il panettone non piace…
Vorrei raccontare dei regali, del canovaccio con le presine, del bagnoschiuma di Bottega verde, del dopobarba, dei giochi per i bambini, ma io volevo l’astronave dei lego, delle tazzine giocattolo da caffè.
Vorrei raccontare del momento in cui i grandi fanno i grandi e i piccoli vanno in cameretta a giocare.
E invece non lo racconto. Forse avrei potuto farlo 20 anni fa.
Posso raccontare invece della colazione in un tavolone da 20, lavali, aiutali a vestirli con i vestiti piu’ belli, lavati, vestiti, sbrigati che la messa inizia alle 11, ma l’anno scorso non era alle 11,30?
Io di solito sto fuori, vado al bar con chi proprio non ne vuole sapere di stare li dentro. Dove alcune persone quando ci vedono arrivare si spostano incazzate e schifate. E io penso meno male che è Natale. ggi volevo tirare un pugno a una. Che m’è salito il sangue nel cervello.
Vado al bar, marocco e focaccia per due o tre.
Poi il pranzo, sempre nel tavolo da 20, mamma e papà li vedo da lontano. E non ci sono zii nel mio tavolo che raccontano barzellette, ne cugine coi morosi, ne bambini che strillano. Si lo so che i bambini non strillano solo. C’è mia sorella però al tavolo. E ora anche suo marito. A volte siamo talmente indaffarati che ci dimentichiamo di farci gli auguri.
Ma a me manco viene da fare gli auguri.
Ma sono felice lo stesso. Malinconicamente felice.
Per me Natale è un giorno come gli altri. Speciale, ma come gli altri.
Per me tutti i giorni dell’anno sono speciali. Diversamente speciali. Come i miei ragazzi.
A volte penso che vorrei una Natale come avrei voluto raccontarlo.
Ma se ci penso mi sento egoista.
E’difficile spiegare.
Sono le emozioni comandate, i regali comandati, che poi tu me l’hai fatto, io no e mi sento una merda. Ma non mi viene tanto da farli perché è Natale. Io il regalo te lo faccio quando ne ho voglia.
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domenica, novembre 30, 2008
meno venticique al venticinque
C'era un momento del Natale che temevo sempre quando ero bambina.
Quando arrivava mio papà e mi diceva "Domani facciamo l'albero e il presepe"
Io il domani, avevo sempre qualcosa di importante da fare che puntualmente ero costretta a rimandare.
Il solito albero conservato in un sacco nero dell'immondizia; le solite palline ormai scolorite dal tempo; la solita punta con tre luci con l'ultima rotta; la capanna che aveva oltrepassato tutte le norme di sicurezza; le pecore che non non capisco perchè ogni anno diminuscono; le solite luci sul balcone che tutti gli anni si fa a gara coi vicini per chi le mette prima e chi ne mette di piu'. C'è una mia vicina che le accende a settembre.
Una sola volta abbiamo preso l'albero vero ma poi abbiamo trovato aghi di pino sparsi per casa per il resto dell'anno.
Il fatto è che che io non avevo mai possibilità di scelta: se mettevo i re magi a destra, no mettili a sinistra; se facevo il lago con la carta stagnola, no il lago quest'anno non lo mettiamo; se sistemavo le percore a gregge, no vanno sparse. E come ogni anno finivamo per litigare. Io me ne andavo e tornavo a cose fatte.
Una volta prima di fare il presepe, ho avuto la brillante idea di lavare tutti i personaggi del presepe che avevano addosso la neve dell'anno prima. Ho pensato che se lo facevo con le barbie potevo farlo pure con loro. Ho scatenato l'inferno.
A me il presepe e l'albero mi fanno tristezza. Quando rientravo a casa e li trovavo accesi nel buio, una volta su due mi venivano le lacrime.
Nel mio presepe ci sono le statuine classiche: la pastorella, quello che porta la legna, il fornaio, quello con la pecora sulle spalle, il pescivendolo, quello che arrota i coltelli, quelli che fanno le frittelle, le pecore, bambi, dei mufloni, una giraffa, i pulcini tutti attaccati, gesù bambino attaccato alla capanna col cotone sopra (io però glielo spostavo un pò che se no non respirava) e poi due angeli. Uno era l'arcangelo gabriele, l'altro non so ma siccome dispiaceva lasciarlo da solo nella scatola, appendevamo pure quello.
Poi c'era un personaggio che a me faceva una paura folle.
Era l'ubriaco.
Ma non era quello che mi faceva paura. E' che non aveva la faccia: si vedeva il gesso sotto, grigio. E mio papà lo doveva mettere per forza, ma girato di schiena. Io ogni tanto andavo a guardarlo perchè pensavo, boh magari gesù gli fa il miracolo e gli fa rispuntare la faccia.
E invece niente.
Quest'anno è il mio primo Natale a casa mia.
Non credo che farò il presepe, perchè primo costano troppo e poi conoscendomi rimarrebbe in pianta stabile per tutto l'anno.
Farò l'albero. Finto. Coi legni secchi. Così mi evito la sofferenza di vederlo morire giorno dopo giorno.
E poi attaccherò le tendine di stelle che ho comprato due anni fa all'Ikea.
Erano in svendita...
Io il domani, avevo sempre qualcosa di importante da fare che puntualmente ero costretta a rimandare.
Il solito albero conservato in un sacco nero dell'immondizia; le solite palline ormai scolorite dal tempo; la solita punta con tre luci con l'ultima rotta; la capanna che aveva oltrepassato tutte le norme di sicurezza; le pecore che non non capisco perchè ogni anno diminuscono; le solite luci sul balcone che tutti gli anni si fa a gara coi vicini per chi le mette prima e chi ne mette di piu'. C'è una mia vicina che le accende a settembre.
Una sola volta abbiamo preso l'albero vero ma poi abbiamo trovato aghi di pino sparsi per casa per il resto dell'anno.
Il fatto è che che io non avevo mai possibilità di scelta: se mettevo i re magi a destra, no mettili a sinistra; se facevo il lago con la carta stagnola, no il lago quest'anno non lo mettiamo; se sistemavo le percore a gregge, no vanno sparse. E come ogni anno finivamo per litigare. Io me ne andavo e tornavo a cose fatte.
Una volta prima di fare il presepe, ho avuto la brillante idea di lavare tutti i personaggi del presepe che avevano addosso la neve dell'anno prima. Ho pensato che se lo facevo con le barbie potevo farlo pure con loro. Ho scatenato l'inferno.
A me il presepe e l'albero mi fanno tristezza. Quando rientravo a casa e li trovavo accesi nel buio, una volta su due mi venivano le lacrime.
Nel mio presepe ci sono le statuine classiche: la pastorella, quello che porta la legna, il fornaio, quello con la pecora sulle spalle, il pescivendolo, quello che arrota i coltelli, quelli che fanno le frittelle, le pecore, bambi, dei mufloni, una giraffa, i pulcini tutti attaccati, gesù bambino attaccato alla capanna col cotone sopra (io però glielo spostavo un pò che se no non respirava) e poi due angeli. Uno era l'arcangelo gabriele, l'altro non so ma siccome dispiaceva lasciarlo da solo nella scatola, appendevamo pure quello.
Poi c'era un personaggio che a me faceva una paura folle.
Era l'ubriaco.
Ma non era quello che mi faceva paura. E' che non aveva la faccia: si vedeva il gesso sotto, grigio. E mio papà lo doveva mettere per forza, ma girato di schiena. Io ogni tanto andavo a guardarlo perchè pensavo, boh magari gesù gli fa il miracolo e gli fa rispuntare la faccia.
E invece niente.
Quest'anno è il mio primo Natale a casa mia.
Non credo che farò il presepe, perchè primo costano troppo e poi conoscendomi rimarrebbe in pianta stabile per tutto l'anno.
Farò l'albero. Finto. Coi legni secchi. Così mi evito la sofferenza di vederlo morire giorno dopo giorno.
E poi attaccherò le tendine di stelle che ho comprato due anni fa all'Ikea.
Erano in svendita...
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dalle memorie di pat,
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sabato, novembre 29, 2008
Ogni scarrafone è bell' a mamm' soja
L'altra sera ho ricevuto visite.
Non lo aspettavo in realtà, è arrivato tardi; però alla fine siamo stati insieme fino alle tre e mezza di notte.
Quando l'ho visto entrare gli ho detto stupita “e te, che cosaaa ci fai qui?”
Lui non mi ha risposto. Credo si sia un po' vergognato, infatti si è subito nascosto.
Gli ho detto che non era ora di giocare a nascondino. Ma lui, niente.
Avevo sonno, ma non potevo lasciarlo da solo. Dai che maleducata..
Gli ho detto “guarda che se non esci, io giuro che ti vengo a prendere, e poi sono tutti cavoli tuoi”
E lui muto.
Penso che abbia capito subito che non sono mai stata brava a nascondino perchè si è preso gioco di me.
Ho acceso tutte le luci e ho messo a soqquadro la cucina.
Ho iniziato anche ad avere paura e quando uno ha paura qualche lacrima gli esce.
E così scoraggiata e afflitta ho chiesto aiuto per telefono..
“Come si fa a catturare un fottuto, stronzo, scarafaggio di merda?”
Ero in stato confusionale, avevo raggiunto il delirio. Avevo persino i brividi.
Ho acceso una candela sotto al lavandino, volevo avvelenare del cibo con la candeggina e costruirgli una trappola; ho battuto la scopa contro ogni mobile. Niente, lo stronzo c'era, ma non si vedeva.
E' in queste situazioni che ti accorgi a che serve un uomo in casa:)
E ti accorgi pure quante cose servono in casa. E a me serviva il Baygon, che ovviamente non avevo.
Assecondando il mio delirio, ho deciso di blindare la cucina. Ho fabbricato una specie di sportellino per cani con del cartone e dello scotch.
A quel punto, forse, preso dalla pena, si è fatto vedere, ma ormai era troppo tardi. Avevo gli occhi iniettati di sangue. Mi si è accorciato il respiro e spray per spray...gli ho spruzzato addosso mezza bomboletta di deodorante al muschio bianco.
Era stordito, confuso e sicuramente profumato. Ho approfittato e l'ho colpito. Una, due, cinque volte. Poi come i nei film ho fatto cadere l'arma del delitto, la scopa, e sono scappata. Quando mi sono ripresa ho raccolto i resti e l'ho buttato.
Ero un po' indecisa se organico o indifferenziato in effetti.
Ho tolto le ultime tracce, disinfestato, sigillato le persiane, in basso.
Ho tolto le ultime tracce, disinfestato, sigillato le persiane, in basso.
Ecco se magari la prosima volta mi mandi un sms prima di presentarti a casa mia senza avvertire, meglio.
P.S. si ringrazia per l'assistenza tecnico-spirituale il signor M. Balza:)
grazie per aver assecondato i miei deliri.
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venerdì, luglio 18, 2008
Tradimento
Ma dico: puoi essere così meschina da lasciarmi a piedi al McDonald all'una di notte? Ma ti ricordi dove abito?!! Ma cosa volevi dimostrarmi?!?
Io, che ti ho trattata da subito come un'amica, che ti ho accolta nella mia vita con entusiasmo, che ti ho sempre lodata, che ho parlato sempre bene di te...Ok, sei un pò bruttina, ma te l'ho sempre detto in faccia. Ma la bellezza non è tutto, lo dico sempre io. (non è vero:))
A quest'ora potevi essere in una discarica tutta smontata e arrugginita.
Effettivamente sei una femmina, e in quanto tale avrei dovuto aspettarmelo.
Avrei dovuto lasciarti lì, legata a un palo della luce, alla mercè di tutti.
E invece siccome sono buona, io, ti ho portata con me. A piedi. Per quasi 2 km. All'una e mezza di notte, ribadisco.
Non mi capacito del fatto che tu mi abbia potuto fare una cosa del genere.
Se avessi saputo al McDonald avrei almeno preso un CrispyMcBacon invece di un misero HappyMeal...
No che non ho smesso di volerti bene, scema. Anzi, forse forse la "sana" passeggiata che mi hai regalato mi è piaciuta. Mi hai dato la possibilità di prendermi una pausa dai miei pensieri turbolenti.
Certo, quando ti trovi all'una e mezza di notte su un viale trafficato, da sola, ecco quelle sono le situazioni in cui vorresti avere un morosino da chiamare in tono lagnante che accorra in tuo aiuto all'istante. Ma anche se avessi avuto un morosino non avrei potuto chiamarlo perchè ero pure senza credito nel cellulare. Giusto un sms. Ma sai che a me non piace diturbare.
E' bella la città di notte. A quell'ora ancora troppo rumorosa per poter gustare il silenzio delle strade deserte.
Un gruppo di ragazzi su una punto bianca che sgomma alla rotonda. -Sfigati.-
Un camionista che si prepara per andare a dormire.-Oddio adesso mi rapisce.-
Una pattuglia dei vigili urbani -"no, non sono rimasta a piedi, ho portato la mia Vespa a fare un giro a piedi"-__-'
I miei incontri.
Ma non ci conoscevamo tutti in questa città?? Ma dove eravate tutti?
Quando mi si è affiancata una macchina stavo per lanciarti contro di loro.
E invece era una voce amica:) "Patty?Dai sali in macchina che ti trainiamo fino a casa"
Ecco ora mi toccherà comprare il mio vicino affinchè ti metta a posto.
E ti toccherà riconquistare la mia fiducia.
Scema.
Io, che ti ho trattata da subito come un'amica, che ti ho accolta nella mia vita con entusiasmo, che ti ho sempre lodata, che ho parlato sempre bene di te...Ok, sei un pò bruttina, ma te l'ho sempre detto in faccia. Ma la bellezza non è tutto, lo dico sempre io. (non è vero:))
A quest'ora potevi essere in una discarica tutta smontata e arrugginita.
Effettivamente sei una femmina, e in quanto tale avrei dovuto aspettarmelo.
Avrei dovuto lasciarti lì, legata a un palo della luce, alla mercè di tutti.
E invece siccome sono buona, io, ti ho portata con me. A piedi. Per quasi 2 km. All'una e mezza di notte, ribadisco.
Non mi capacito del fatto che tu mi abbia potuto fare una cosa del genere.
Se avessi saputo al McDonald avrei almeno preso un CrispyMcBacon invece di un misero HappyMeal...
No che non ho smesso di volerti bene, scema. Anzi, forse forse la "sana" passeggiata che mi hai regalato mi è piaciuta. Mi hai dato la possibilità di prendermi una pausa dai miei pensieri turbolenti.
Certo, quando ti trovi all'una e mezza di notte su un viale trafficato, da sola, ecco quelle sono le situazioni in cui vorresti avere un morosino da chiamare in tono lagnante che accorra in tuo aiuto all'istante. Ma anche se avessi avuto un morosino non avrei potuto chiamarlo perchè ero pure senza credito nel cellulare. Giusto un sms. Ma sai che a me non piace diturbare.
E' bella la città di notte. A quell'ora ancora troppo rumorosa per poter gustare il silenzio delle strade deserte.
Un gruppo di ragazzi su una punto bianca che sgomma alla rotonda. -Sfigati.-
Un camionista che si prepara per andare a dormire.-Oddio adesso mi rapisce.-
Una pattuglia dei vigili urbani -"no, non sono rimasta a piedi, ho portato la mia Vespa a fare un giro a piedi"-__-'
I miei incontri.
Ma non ci conoscevamo tutti in questa città?? Ma dove eravate tutti?
Quando mi si è affiancata una macchina stavo per lanciarti contro di loro.
E invece era una voce amica:) "Patty?Dai sali in macchina che ti trainiamo fino a casa"
Ecco ora mi toccherà comprare il mio vicino affinchè ti metta a posto.
E ti toccherà riconquistare la mia fiducia.
Scema.
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venerdì, aprile 04, 2008
Sospiri
mai avute mai ne avrò
di domande ne ho quante ne vuoi
e tu, neanche tu mi fermerai
neanche tu ci riuscirai
io non sono
quel tipo di uomo e non lo sarò mai
Non so se la rotta é giusta o se
mi sono perduto ed é
troppo tardi
per tornare indietro così
meglio che io vada via
non pensarci, é colpa mia
questo mondo
non sarà mio
Non so, se é soltanto fantasia
o se é solo una follia
quella stella lontana laggiù
Però, io la seguo e anche se so
che non la raggiungerò
potrò dire , ci sono anch'io
Non é, stato facile perché
nessun' altro a parte me
ha creduto
però ora so
che tu vedi quel che vedo io
il tuo mondo é come il mio
e hai guardato
nell'uomo che sono e sarò
Ti potranno dire che
non può esistere
niente che non si tocca o si conta o si compra perché
chi é deserto non vuole che qualcosa fiorisca in te
E so
che non é una fantasia
Non é stata una follia
quella stella
la vedi anche tu
perciò
io la seguo ed adesso so
che io la raggiungerò
perché al mondo
ci sono anch'io
perché al mondo
ci sono anch'io
ci sono anch'io
ci sono anch'io
di domande ne ho quante ne vuoi
e tu, neanche tu mi fermerai
neanche tu ci riuscirai
io non sono
quel tipo di uomo e non lo sarò mai
Non so se la rotta é giusta o se
mi sono perduto ed é
troppo tardi
per tornare indietro così
meglio che io vada via
non pensarci, é colpa mia
questo mondo
non sarà mio
Non so, se é soltanto fantasia
o se é solo una follia
quella stella lontana laggiù
Però, io la seguo e anche se so
che non la raggiungerò
potrò dire , ci sono anch'io
Non é, stato facile perché
nessun' altro a parte me
ha creduto
però ora so
che tu vedi quel che vedo io
il tuo mondo é come il mio
e hai guardato
nell'uomo che sono e sarò
Ti potranno dire che
non può esistere
niente che non si tocca o si conta o si compra perché
chi é deserto non vuole che qualcosa fiorisca in te
E so
che non é una fantasia
Non é stata una follia
quella stella
la vedi anche tu
perciò
io la seguo ed adesso so
che io la raggiungerò
perché al mondo
ci sono anch'io
perché al mondo
ci sono anch'io
ci sono anch'io
ci sono anch'io
N.d.R. Eh oh, a me piace(cantante e canzone) :) e l'ho ascoltata con quel sole della foto di fianco.
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martedì, marzo 04, 2008
Il tritapane
Il rumore del tritapane.
Sembra un lamento. Mi ricordo che avevo cinque anni. Mia nonna tritava spesso il pane.
Mi trovavo più o meno come ora a disegnare. Il tritapane è ancora quello di allora, di quelle plastiche sul marroncino classiche degli anni '80. C'è un tubo marrone. Mi sono sempre chiesta come la plastica non venisse maciullata con il pane. Ad ogni spinta del tubo corrisponde un lamento. L'urlo del pane che si spezzetta.
Io scappavo e mi nascondevo sotto il tavolo. Non lo volevo sentire quel lamento.
Li mi sentivo al sicuro. Protetta da quelle gambe non più giovani ma forti.
Lei sorrideva.
Non l'ho mai vista perchè stavo sotto il tavolo ma so che sorrideva.
Quando la nonna sorrideva le si alzavano le guance, quelle guance pienotte e liscissime. E le rughe degli occhi si facevano ancora più profonde e gli occhi a mezzaluna.
“Ninin, vieni!” . e la paura passava.
Ora è buffo, sono nell'altra stanza e il pane piange ancora. Io non scappo più, ma dovremmo cambiarlo questo tritapane.
Ma un tritapane nuovo non lo fa più parlare, il pane.
Sembra un lamento. Mi ricordo che avevo cinque anni. Mia nonna tritava spesso il pane.
Mi trovavo più o meno come ora a disegnare. Il tritapane è ancora quello di allora, di quelle plastiche sul marroncino classiche degli anni '80. C'è un tubo marrone. Mi sono sempre chiesta come la plastica non venisse maciullata con il pane. Ad ogni spinta del tubo corrisponde un lamento. L'urlo del pane che si spezzetta.
Io scappavo e mi nascondevo sotto il tavolo. Non lo volevo sentire quel lamento.
Li mi sentivo al sicuro. Protetta da quelle gambe non più giovani ma forti.
Lei sorrideva.
Non l'ho mai vista perchè stavo sotto il tavolo ma so che sorrideva.
Quando la nonna sorrideva le si alzavano le guance, quelle guance pienotte e liscissime. E le rughe degli occhi si facevano ancora più profonde e gli occhi a mezzaluna.
“Ninin, vieni!” . e la paura passava.
Ora è buffo, sono nell'altra stanza e il pane piange ancora. Io non scappo più, ma dovremmo cambiarlo questo tritapane.
Ma un tritapane nuovo non lo fa più parlare, il pane.
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