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venerdì, ottobre 01, 2010

Star Trek.

Io e Fabrizio abbiamo sempre litigato.
Fin da quando ero piccola.
Non sopportavo il suo modo di fare arrogante e saccente.
Ma ancor di più non ho mai sopportato il suo stereo, che mitragliava musica a tutto volume e rimbombava nel salone e poi su per le scale e poi fino sotto le porte delle camere.
Litigavamo perchè io gli dicevo "Abbassa sta musicaaa" e lui "no!" e poi l'abbassava di un microgiro di manopola.
E andavamo avanti così, fino a che io mi stufavo, mi alzavo, e gli abbassavo io quella musica.
Forte della mi posizione di "figlia del capo".
Poi sono cresciuta e per un pò l'ho ignorato.
Non mi è mai stato molto simpatico.
E' che va in giro come se foss euscito da un film anni '70-80. Da Star Trek per l'esattezza.
Ha i polsi pieni di braccialettini tipo scooby doo o fatti con le perline, il giubbotto di jeans con il colletto di finta pecora, i jeans quelli con la vita alta. E poi le felpe sono quelle con lo smile ad esempio.
Poi la sua bicicletta è piena zeppa di quegli affarini di plastica che segnano la taglia nelle gruccette.

Un giorno, al mare, così, senza troppi preamboli mi si è avvicinato e mi fa: " Tieni, ho fatto questo braccialetto con le perline nere per te, come ti piaceva"
Ecco, le mie lacrime mi si sono annodate in gola.
E oggi, oggi mentre lo stavo acompagnando da una parte, lo vedevo che guardava in giro delle vetrine vuote.
Io gli faccio"oh ma che fai?"
E lui mi fa con la sua voce un pò farfugliata" Beh adesso che vi hanno mandati via dagli uffici, bisognerà trovare un ufficio nuovo, tipo questo va bene."
E io giù di nuovo a ricacciare ste lacrime inopportune.

Fabrizio, che hai un milione di cd da far invidia a un dj, che sai tutte i titoli delle canzoni degli anni 60-70-80-90, e che ti compri i giornali dei tatuaggi, anche se non te faràai mai uno, ecco Fabrizio, spiegalo tu a quei signori che non siamo solo teste da eliminare.
Né noi, tantomeno tu.

venerdì, settembre 24, 2010

Un sonno tira l'altro.

Sono in letargo.
Non so quanto durerà.
Può essere un giorno, due o tre. Un mese.
O magari solo qualche ora.
Per ora lo sono.
La piegazione è semplice.
Prima di tutto soffro di una stanchezza cronica che ogni volta che appoggio la testa, ma anche se non la appoggio, mi addormento.
Mi adddormento ogni qualvolta provo a fermare il mio corpo e la mia mente.
Collasso semplicemente. Perdo i sensi.
Mi lascio travolgere da quella sensazione di graduale assopimento.
Dalle palpebre che poco alla volta si uniscono in un delicato bacio e che dal loro amore fanno scivolare sulle mie guance qualche lacrima.
Dal respiro che si allontana dal ticchettìo dell'orologio e si fa simile al rumore lontano delle onde del mare.
Ai gesti, che diventano lenti, sconnessi e scoordinati.
E poco mi importa se sono in coda al supermercato, davanti a un pc, in macchina (come passeggero), davanti alla tv, mentre mi parla qualcuno.
Il sonno mi batte. Sempre.

Poi ho la testa che ogni tanto si inceppa.
E sono arrabbiata per tante cose.
E poi, semplicemente, sto affrontando finalmente il passaggio dall'adolescenza, all'età adulta.
E sta cosa mi sta portando via un sacco di energie.

Fortuna che Azzu al mattino mi prepara il latte con due cucchiai di Orzoro e i biscotti della Sicilia ricoperti di nutella.
Altrimenti proprio non saprei come farcela:)

martedì, giugno 22, 2010

Mezzo pieno, o mezzo vuoto.


Quando piango con gli occhiali, le lenti si riempiono di tanti piccoli puntini di acqua.
Non ho mai capito bene perchè visto che le mie lacrime, di solito sono dei goccioloni che si sdraiano delicatamente sulle guance.
Forse sono le ciglia lunghe che sbattono sui vetri.
Quano piango, lo sento dalla gola che sta per iniziare tutto, perchè le tonsille mi si annodano in gola.
E poi gli occhi si riempiono d'acqua e io spero che nonostante tutto non strabordino.
Ma alla fine mi fregano sempre.
E consumo la cartaigienica per soffiarmi il naso.
Che a volte mi si disfa tutta tra le dita.
Quando piango, la punta del mio naso diventa rossa e lucida, che sembro un clown.

Quando ho finito, faccio finta che sono stanca, con quegli occhi rossi, o che ho un pò di raffreddore. O magari che sono stata troppo tempo al pc.

Oggi ho pianto perchè il mio lavoro ha fatto spazio sulla mia scrivania piena di fogli.
Ha fatto spazio e ha messo sul tavolo una storia.
La storia di un ragazzo della comunità.
A volte capita che il mio lavoro entri nella mia vita.
Anche che la mia vita entri nel mio lavoro.
A volte, che si confonde con Tutti i giorni.

Lui è come un gattino. Come un bimbo.
Io sul comodino ho la sua foto da piccolo.
A volte mi chiedo cosa possa aver pensato Azzurro, vedendola per la prima volta.

Ah ecco poi, quando piango mi strofino la fronte con con l'indice e medio attaccati.
Tipo come adesso.

Solo che adesso tocca che le lacrime le devo far uscire tutte stasera, perchè domani quando entrerà in sala operatoria ela mia mano e la sua si scioglieranno dalla stretta morsa della paura, che avrà lui e che avrò io, dovrò sfoggiare proprio il più lucente dei sorrisi.

Solo che questa volta, il bicchiere, riesco a vederlo semplicemente verde.

mercoledì, ottobre 14, 2009

28 anni, o 14x2?


Oggi, un giorno come gli altri.
Vestita, da un giorno come gli altri.
Umore, da un giorno come gli altri.
Capelli, da un giorno come gli altri.
Gente in ufficio, da un giorno come gli altri.
Telefonate, da un giorno come gli altri.

Distrazione, la stessa di tutti i giorni.
Sonno, lo stesso di tutti i giorni.
Scazzo, lo stesso di tutti i giorni.
Male all'anca, lo stesso di tutti i giorni.
Umorismo idiota, lo stesso di tutti i giorni.

Vado al piano sopra, torno verso l'ufficio, spalanco la porta del cortile, attraverso il fumo di una sigaretta....
...le mie guance rosse, la salivazione a zero, le gambe tremano...

Ho chiesto a mio cognato se posso spostare la mia scrivania in cortile.
Prometto che non mi lamenterò nemmeno una volta del freddo.

martedì, ottobre 13, 2009

Free Climbing

Oggi me ne starò un pò appesa a quella sporgenza piccolina.
Ciondolante e gongolante, mi fermerò a guardare il panorama: le montagne ancora verdi, la danza delle aquile, il profumo della neve, il sole che si specchia sulle rocce.

A me piace arrampicare.
Una volta ero arrivatà un bel pò in alto in alto: mi sembrava quasi di vedere la cima.
Ma la roccia mi ha tradita, e mi ha fatto fare un volo che me lo ricordo ancora adesso: una culata pazzesca!
2 anni di riabilitazione.
Se mi capita di passare la mano sulla ferita, sento ancora il male.
A fatica, però, ho deciso di ricominciare.
Certo, dopo che fai un tonfo così, è veramente difficile fidarsi ancora della roccia.
Infatti sono caduta di nuovo, ma siccome per la paura mi ero assicurata con una corda, sono rimasta appesa alla parete per circa un anno.
Ultimamente invece, metto male le mani sugli appigli: sbaglio strada, vado avanti, torno indietro...
E così sto sempre piazzata alla stessa altezza.

E' che oggi non credevo mi sarebbe bastato un appiglio così scomodo e nascosto, per farmi ritornare il sorriso.
Durante le mie scalate ci sono passata davanti tante volte, ma non l'ho mai calcolato più di tanto perchè così appuntito e altezzoso, mi stava un bel pò antipatico.
Non l'avevo nemmeno visto, confuso tra gli altri appigli com'era.
Si è fatto notare lui, deduco solo per estrema vanità.
Mi ha sorpresa.

Si, oggi me ne starò aggrappata lì, godendomi questo cielo azzurro di metà ottobre, facendo specchiare, anche se inutilmente, il sole sui miei denti...

lunedì, settembre 07, 2009

Collocamento.

C'era una volta una A.
A stava su un cartello appeso alla porta di un bagno di un ufficio, stampata su un bel foglio bianco plastificato.
Aveva visto più sederi lei che un proctologo in tutta la sua carriera.
Il suo compito, insieme alle altre lettere, era quello di vigilare affinchè nessuno buttasse dentro il water roba che non fosse la cartaigienica.
"Ma come si fa a essere così incivili?!", urlava sempre quando beccava qualcuna che , con indifferenza, gettava dentro la tazza gli assorbenti o le salviette lavamani.
Appena le avevano dato il lavoro nuovo era tutta felice.
Aveva fatto però un periodo di prova sulla targa di una porta della prima elementare: l'unico problema è che doveva convivere con la campanella che a ogni ora le fracassava la testa con il suo suono.
Da 3 mesi invece aveva cambiato completamente genere.
Era un lavoro di squadra e siccome l'avevano promossa, se ne stava impettita tra la P e la R.
P e R che erano due consonanti molto affiatate, non erano molto cordiali con lei, soprattutto perchè da quando avevano spostato la Q, la loro migliore amica, avevano un atteggiamento un pò snob.
Ma lei se ne fregava perchè sapeva che tanto sarebbe stata sempre la prima.
A passava i suoi giorni a guardare gli incivili gettare nel water schifezze di ogni genere. Ogni tanto capitava qualcuno che si comportava bene, allora tirava un sospiro di sollievo.
Per non parlare poi della puzza che era costretta a sentire: questo mica glielo avevano detto quando aveva iniziato a lavorare.
Una volta arrivò uno che buttò una bottiglia di plastica e le venne talmente il nervoso che quasi stava per scendere a tirargli un pugno sulal testa.
Ma P e R la ripresero subito:"Non è compito tuo".
A cominciò a sentirsi un pò frustrata e inutile. Lei era diversa dalle altre A.
Una notte, mentre tutti dormivano e le luci non riflettevano sulla plastica del cartello, decise di scappare.
Chiamò la sua amica E e le disse: "Senti E ho bisogno di un favore: devi coprirmi per un pò. Ti devi mettere tra la P e la R al posto mio. Tanto non se accorgerà nessuno."
E che voleva molto bene ad A, si sacrificò e si piazzo zitta zitta tra P e R.
Così A scivolò piano piano sotto la plastica del cartello, usò la maniglia come trampolino, atterrò sul pulsante della vaschetta del water, e da lì balzò fuori dalla finestra.
Da quel giorno nessuno ebbe più sue notizie, ma girano voci che sia diventata la testimonial di un logo famoso e che si sia pure fidanzata.
Certo è, che di strada ne ha fatta...




sabato, agosto 22, 2009

Ferie obbligate

Io e i miei pensieri abbiamo dei problemi.
Che ne so che hanno loro: scappano, corrono via, si pigliano a parole e poi si offendono.
E ognuno per conto proprio.
Io provo a fare pace con loro, ma a volte penso che sono grandi abbastanza da imparare a gestirsi da soli.
Sono dappertutto tranne dove devono stare. Qualcuno si squaglia al sole, qualcuno finisce tra le onde del mare, alcuni si mescolano all'olio solare, altri ancora vanno a perdersi tra i sassi della spiaggia.
Uno ieri è rimasto insieme allo zucchero e ai grani di caffè sul fondo della tazzina del bar dei bagni Pizzo. Un altro, il più frivolo, si è buttato tra le lettere SALVATAGGIO di una maglietta rossa. Poco ci mancava che facesse finta di annegare...
Addirittura ce n'è qualcuno che rimane a fare da segnalibro tra le pagine scritte da Calvino.
L'altro ieri ne ho visto uno attaccato alle pale del ventilatore che girava a velocità due.
Poi ci sono quelli pigri che al mattino restano sotto le lenzuola e sul cuscino. E quelli mi fanno venire il nervoso perchè io invece mi devo alzare presto.
Oggi ne ho trovato uno che faceva scarpetta dentro la teglia col sughetto del salmone al forno. Poi però è saltato in testa al cuoco che c'è un pò rimasto. Suo fratello invece s'è schiantato contro mia sorella. Correva sto sciocco. Io gliel'ho detto che non si corre tra i tavoli.
Ci sono persino quelli stronzi che chiudono gli occhi e fanno finta di essere invisibili.
Non lo so, non riesco a radunarli. Ogni tanto ci provo a bloccarli tra le pagine di un foglio, ma alla fine mi sa che hanno diritto anche loro a qualche giorno di ferie.
Per ora li assecondo tutti e li lascio perdere.
Tanto la strada di casa la sanno.

mercoledì, luglio 15, 2009

Esaminando

Stanotte ho fatto il famoso "sogno ricorrente".
Ho sognato L'esame di maturità.
Ogni tanto mi capita che faccio questo sogno angosciante.
Arrivo a scuola.
Tutte le volte però la scuola è un pò diversa, ma ci sono sempre delle scale.
Nel sogno di ieri in più c'erano le macchinette delle merendine.
Io non prendevo mai la merenda nelle macchinette, tipo i tronky o i duplo o addirittura i panini prima che li levassero per motivi igienici incomprensibili visto che venivano cambiati tutti i giorni ed erano chiusi ermeticamente.

Non prendevo mai la merenda alla macchinetta perchè a quella ci pensava sempre mia mamma.
Non mi faceva uscire di casa se non era sicura che avessi nel taschino basso dello zaino almeno 2 succhi di frutta e qualcosa da mangiare possibilmente fatto in casa. Se si accorgeva di essersi dimenticata, mi gridava dalla tromba delle scale o se oramai era troppo tardi me la faceva recapitare in classe dalla bidella...

L'esame di maturità io l'ho odiato.
Mi è piaciuto solo fare il tema dove ho preso 14/15. Tema sui minori in difficoltà.
Il resto mi sarei alzata e avrei mandato a fare in culo tutti.
Soprattutto certe mie compagne che quando le avevo chiamate per chiedere aiuto per il compito di ragioneria avevano fatto finta di non sentire.
Una l'ho mandata a fare in culo davvero. Sta stronza secchiona di merda sfigata. Scusate. Ma io non porto rancore:)
Poi mi avevano comunicaro di essere la prima interrogata a metà tema, e andate a fare in culo pure voi che mi avete deconcentrata con sta storia della lettera dell'alfabeto che è uscita la A e il mio cognome inizia per D ma ero la prima lo stesso, che quando io scrivo nessuno mi deve distrarre e tutti mi guardavano e che cazzo c'avete da guardare? eh?

Nel sogno sapevo di non aver studiato, di non essere preparata.
Ma sapevo anche di avere già un diploma.
Sapevo anche che se non avessi dato questo esame di merda, non sarebbe cambiato niente.
A parte il fatto di non diventare ragioniera.
E ogni volta che me ne accorgo sto da Dio.

Invece nella realtà sono Rag.
Diplomata con il minimo dei voti più 4 punti forse per la simpatia.
Eppure ho sempre studiato, per 5 anni: non ho mai avuto asterischi.
Media del 7. O qualche 0,1 in meno.

Odio i numeri e i conti.
Odio le sottrazioni.
Non sono per niente brava nelle divisioni.
In compenso mi piace aggiungere ma soprattutto moliplicare i casini nella mia vita.
In quello sono un fenomeno.

Cavolo, i conti proprio non tornano...

giovedì, luglio 02, 2009

ChiFaDaSeFaPerTre

A Vale, Bep e Ric.
Che mi hanno insegnato il concetto di grafica.
Ma mai a usare Photoshop.
With Love :)

lunedì, giugno 29, 2009

Album di famiglia

Come quando si torna dalle ferie, e vai a trovare gli amici e temi già che ti diranno "vuoi vedere le foto?" e tu non sai se rispondere "si" o "no" perchè temi che ti scaricheranno sulla faccia i loro 1500 scatti. E allora cerchi almeno di entrare in possesso del mouse o della tastiera, così per lo meno deciderai tu la velocità con la quale dovrai rivivere le loro vacanze.

Poi vai al lavoro, sei stanca, pensi che il tuo orario si allungherà fino alle 21, ti sei sparata le ore di ufficio e ora ti sei trasformata in assistente, ma fa uguale, il tuo lavoro è così, lo sai.
Si avvicina Luca(nome di fantasia).
Luca per farla semplice e breve è un pò matto.
E' bravissimo a lanciare la pallina o i suoi pupazzini da una mano all'altra facendoli passare dietro la schiena che come fa non lo so, io ci ho provato mille volte ma mica ci riesco.
E' molto alto per la sua età e se si mette a correre non lo prendi più. Corre spesso, per farci incazzare.
Mi spiazza sempre con le sue domande.
Una volta, dopo aver visto il nuovo moroso, ci ha guardati un pò e con la sua "r" moscia tipica di ste parti, mi fa :
" e questo chi è, eh, eh?? e l'altro, dov'è l'altro?".
Imbarazzo generico.
Un'altra volta, il giorno di Natale, che io già non lo reggo il Natale ed ero triste, dopo non avermi cagate per tutto il giorno, mi si avvicina e mi fa:
" e il tuo moroso S. dov'è?"
"Emh, volevo dirti che non stiamo piu' insieme, ma sono almeno tre anni, Luca"
"e l'altro, l'altro quello nuovo.?""
"stessa cosa"
"ah non ti amanoooo. e perchè non ti amano più?"
"Luca, ascolta, ma tu, a Natale, non hai un cazzo da fare che farmi ste domande?"
":)"

Oggi si avvicina.
"Le vuoi vedere le mie foto?
"Quante sono?"
"tre"
"hai solo quelle?"
"si"
"allora ok"

Ecco io adesso non starò a raccontare tutta la storia di Luca, perchè sono cose sue.
Ma tutta la sua vita, in tre foto.
Un bambino felice con dei regali di Natale. Luca da piccolo.
Una mamma e un papà abbracciati. Una famiglia, che ora è pesantemente disfatta.
Due bambini con le torte di compleanno davanti. Luca e il fratello che a detta sua "è sempre impegnato con la scuola per questo non viene mai a trovarmi"

Prima di riuscire a parlare di nuovo ci ho messo 5 minuti buoni :)
Poi le lancette dell'orologio hanno ricominciato a battere e Luca a lanciare i suoi pupazzetti da una mano all'altra, facendoli passare dietro la schiena...