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mercoledì, novembre 09, 2011

Gravidanza isterica

Vorrei inviare una mail di protesta a chi ha inventato la frase
"Goditi le gioie della gravidanza".

Allora per me le gioie della gravidanza sono state che i primi tre mesi mi sono venute due tette da cinema e siccome ancora la pancia non ti spunta nessuno sa realmente perchè tu hai due tette così grosse e allora pensi, beh io intanto mi godo il momento.
Per il resto succede che:
-improvvisamente in qualunque momento della giornata ti viene la nausea e poi da vomitare. E non importa se stai aspettando l'autobus da mezz'ora e poi appena ti giri a vomitare in un cespuglio, l'autobus ti sfreccia dietro la schiena. Quando ti viene da vomitare, l'unica cosa che puoi fare é vomitare.
-improvvisamente la tua vescica diventa grossa come una confezione delle sorprese dell'ovetto kinder e ti devi fare una mappa di tutte le toilette dei negozi del centro
-improvvisamente ti viene voglia di mangiare tutto ciò che contiene aceto, che ti berresti tutta la boccia dell'aceto balsamico di modena che costa 40 euro che i tuoi hanno conservato con cura per tanto tempo e tu in effetti gliela finisci nel giro di tre giorni.
-improvvisamente inizi a consumare litri di acqua gasata ma quella con le bolle grosse come delle biglie e la brocca Brita può andare a farsi fottere.
-improvvisamente non puoi più mangiare una serie di cibi che guarda un pò vorresti mangiare solo quelli. Tipo: la pizza con rucola che non sai se è lavata bene, ricoperta di gorgonzola.
E nessuno ti ha avvisato, non è che dici vabbè faccio la festa di addio con la sagra del gorgonzola e mi ubriaco anche per l'ultima volta.
-improvvisamente tutto il guardaroba invernale non ti va più. E ti ritrovi al primo freddo ad andare in giro coi vestiti estivi e il cappotto. Perchè poi la roba premaman, ammettiamolo, fa cacare.
E poi che fa ti compri 40 vestiti che metterai per 4 mesi? No se non ti chiami Elisabetta Gregoraci. Tu ne compri 3, al massimo 4 e speri che nessuno si accorga di nulla.
-improvvisamente al lavoro, se non sei tra quelle """fortunate""" che stanno a casa in gravidanza a rischio dal giorno del concepimento (sottolineo il tono polemico), devi fare le stesse cose che facevi prima, solo che non hai più attenzione, perchè cominciano insinuarsi nella tua testa seghe mentali del tipo:"che esempio potrò essere io?" "sarò una brava mamma?"
Poi hai sonno, sempre sonno, se esci il sabato sera, ti addormenti alle 22 in macchina mentre il tuo moroso si sta mangiando un gelato, e russi anche, ma tu vorresti solo poter spegnere il mondo e dormire finchè il tuo corpo ne ha basta.
Per non parlare dei gatti.
Io non li mando via i miei gatti, come faccio a dire a Gattino "SCENDI DAL LETTOOOOO" che anche se mi mangia tutti i caricabatteria dei cellulari, quando dorme acciambellata tra i cuscini del lettone sembra un pelouchino della trudy.
Poi se prima facevi sogni strani, ora a Inception gli fai una pippa. Una vera grandissima pippa.
Poi piangi, piangi se ascolti alla radio Everithing I do perchè riaffiora alla tua memoria la prima delusione amorosa, di quando alla festa di carnevale Lui chiese a lei di ballare, che era vestita da banale principessa. Mentre io ero vestita da gatto nero, ironia della sorte. Avevo 14 anni.

Quindi quali sono le gioie della gravidanza? Che le calze premaman costano 12 euro la confezione? Che ti rompono tutti i maroni che non gli piacciono i nomi scelti? Che ti dicono di non fare sforzi in con-ti-nua-zio-ne?

Non sono un'insensibile, sono solo onesta :)

giovedì, aprile 14, 2011

Scripta manent.


Il mio errore, quando scrivo, é pensare che qualcuno mi legggerà.

Una volta non ci pensavo. Buttavo su queste pagine pensieri che dalla mia testa attraversavano le braccia e senza filtri, dalle mani, poi alle dita, passavano sulla tastiera e si materializzavano sul foglio bianco del blog.
Non pensavo che qualcuno avrebbe potuto mal intepretare, giudicare in maniera dura i miei pensieri, lamentarsi perché mi lamentavo troppo, dirmi che non scrivo più come una volta, farmi sentire in dovere di scrivere cose furbe, o interessanti, stando attenta a non offendere nessuno, a usare le parole e le frasi che poi magari sarebbero piaciute di più, a non dilungarmi troppo perché se no non hanno tempo per leggere, poi sei noiosa, o peggio che potevo essere presa in giro.
Pensavo solo che a me piaceva e scrivere. E lo facevo.
Lo facevo come quando si impara ad andare in bicicletta che poi quando impari non devi pensare più a come tenere l'equlibrio.
E poi mi serviva. Mi faceva sentire meglio. Vedere i miei pensieri depositati su un foglio, mi faceva stare più leggera. Come quando svuoti la borsa perché pesa due tonnellate e non sai come mai.
Quando scrivevo non pensavo che a scrivere. Non a stirare, lavare i piatti, fare il cambio di stagione, dove sono i gatti, cosa avrò mai detto, oh cavolo come è tardi.

E' che avrei bisogno di scrivere tutte le mie preoccupazioni.
Ma allo stesso tempo non voglio che nessuno le veda.
Avrei bisogno di lamentarmi. Si vaffanculo di lamentarmi.
Di far uscire ancora qualche lacrima da questi occhi come quelli di mamma.
Avrei bisogno di sentirmi meno sola, ma é che io non so tanto chiedere aiuto e poi non mi piace sentirmi dire cose che non mi piacciono.
Vorrei sapere cosa devo fare senza sentirmi in colpa maledizione.
Un pò di giorni fa ho trovato su google una spiegazione a certi miei comportamenti.
Ho scoperto di essere sensibile patologica. E questo é un problema.
Cioè sapevo che la mia sensibilità era anormale, ma ho imparato a conviverci comportandomi sempre che prima devono stare bene gli altri.
E' un meccanismo perverso, perché non ti fa mai dire di no quando qualcuno ti chiede esplicitamente o meno aiuto, anche se in quel momento vorresti gridare "ma cazzo per una volta puoi aiutare tu me??"
E invece ti blocchi. Sopprimi tutto in fondo al cuore, nella punta che sfiora lo stomaco.
E' brutto perché i tuoi bisogni, e i tuoi sogni, ecco quelli vanno a finire in fondo alla lista delle cose da fare.
Poi passa il tempo.
Guardi indietro e i tuoi sogni sono talmente lontani che nemmeno riesci più a leggerli.
Allora provi a guardare avanti.
E davanti vedi uno specchio.
Da piccola facevo quel gioco di mettere gli specchi in modo che facessero mille riflessioni.
Uh che bel gioco di parole.
Scrivevo che non me fregava di scrivere cazzate.
Di essere presa per scema, poco intelligente.

Sono preoccupata perchè non so cosa devo fare.
Non sono capace a fare qualcosa. Qualcosa per me.
Ma no perché me lo impediscono. Perché sono io che non sono emotivamente capace.

Mi sono anche resa conto, così all'improvviso, per una stupidaggine casuale trovata su internet, un'altra, di quante lacrime inutili ho versato, e di quanta rabbia inutile ho sprecato.
Di quanto il mondo sia andato avanti, mentre io stavo con il fermo immagine.
Vaffanculo anche per questo. Per non averlo capito prima.
Ora che l'ho capito mi sento come se riuscissi sempre a finire il "Campo minato"

Vabbè visto che ora ho troppo sonno per risolvere sta roba, mi mangerò un cucchiaio di nutella, che sicuramente non risolve ma aiuta.
Buonanotte.

lunedì, marzo 14, 2011

Energia del vuoto.


Fisso il vuoto.
Lo fisso spesso in questo periodo.
E' così vuoto, il vuoto.
Poi sospiro.
Sospiro perché penso.
E penso che dovrei smettere di sospirare.
Poi respiro. Profondamente.
Butto fuori fumo di sigarette che non fumo più.
Vorrei, in effetti, una sigaretta.
Ma siccome non fumo più, mi mangio le unghie.
Unghie che comunque, cerco di far crescere.
Perchè sono cresciuta, e da grandi, le unghie non si mangiano più.
Poi mangio. Anzi, non mangio la carne.
E allora mangio che mi riempio la bocca.
Poi non mangio. Perché lo specchio mi riflette come non vorrei.
In effetti vorrei essere qualche centimentro più alta.
Vorrei essere in un'altra città, anche.
Dove c'è il sole.
Ma siccome qui non c'é mai, ho fatto le lampade.
Per sentire il caldo sulla pelle e immaginare di esserci, al sole.
Al sole, a dormire.
Ecco, poi dormo.
Ma dormo poco e male.
Faccio dormire poco e male.
E quel poco che dormo sogno sogni brutti.
Allora mi tocco la testa, al mattino, per dimenticarli subito.
Poi mi tocco i capelli.
Sono più corti i miei capelli.
Corti dietro e lunghi davanti.
Come li ho sempre voluti.
Corti che si asciugano presto.
Ma non é presto. E' tardi.
Allora sospiro di nuovo e guardo l'ora.
Non è mai ora. Non c'è mai tempo.
Ecco io vorrei del tempo.
Tempo per fissare il vuoto.
Per fissarlo e imparare a riempirlo.

lunedì, gennaio 24, 2011

Io non ho paura?

Non riesco a scrivere perchè non ho tempo.
Tempo di sedermi, in silenzio, senza la fretta, senza distrazioni, lasciandomi cullare solo dai miei sensi.
E poi a volte ho paura di scrivere. Paura di offendere, di deludere, di essere giudicata.
Paura dei miei stessi pensieri. Paura di macchiare indelebilmente un foglio con le mie emozioni nascoste, seppur reali.
Le cose da scrivere ce le ho. Nella mia testa sono conficcati tanti pensieri più o meno belli.
Più o meno brutti.
E quando il cd ha cominciato a farsi leggere nel lettore e le parole sono uscite dalla televizsone, ecco che mi sono emozionata e ho pensato: "ma mi hanno rubato le parole dalla testa!"
E così le riscrivo pari a chi le ha incise su un foglio prima di me.


"Il problema è che abbiamo paura.
Basta guardarci.
Viviamo con l'incubo che da un momento all'altro tutto quello che abbiamo costruito possa distruggersi.
Con il terrore che il tram su cui siamo, possa deragliare.

Paura dei bianchi, dei neri, della polizia e dei carabinieri.
Con l'angoscia di perdere il lavoro.
Ma anche di diventare, calvi, grassi, gobbi, vecchi, ricchi.
Con la paura di perdere i treni, di non arrivare in orario agli appuntamenti.
Paura che scoppi una bomba, di rimanere invalidi, paura di perdere un braccio, un occhio, un dito, un dente, un figlio, un foglio.
Un foglio su cui avevamo scritto una cosa importantissima.
Paura dei terremoti, paura dei virus, paura di sbagliare, paura di dormire, paura di morire prima di aver fatto tutto quello che dovevamo fare.
Paura che nostro figlio diventi omosessuale, di diventare omosessuali noi stessi.
Paura del vicino di casa, paura delle malattie, paura di non sapere cosa dire, di avere le mutande sporche in un momento importante.
Paura delle donne, paura degli uomini, paura dei germi, dei ladri, dei topi e degli scarafaggi.
Paura di puzzare, di votare, di volare, paura della folla, di fallire, paura di cadere, di rubare, di cantare, della gente.
Paura degli altri."

venerdì, settembre 24, 2010

Un sonno tira l'altro.

Sono in letargo.
Non so quanto durerà.
Può essere un giorno, due o tre. Un mese.
O magari solo qualche ora.
Per ora lo sono.
La piegazione è semplice.
Prima di tutto soffro di una stanchezza cronica che ogni volta che appoggio la testa, ma anche se non la appoggio, mi addormento.
Mi adddormento ogni qualvolta provo a fermare il mio corpo e la mia mente.
Collasso semplicemente. Perdo i sensi.
Mi lascio travolgere da quella sensazione di graduale assopimento.
Dalle palpebre che poco alla volta si uniscono in un delicato bacio e che dal loro amore fanno scivolare sulle mie guance qualche lacrima.
Dal respiro che si allontana dal ticchettìo dell'orologio e si fa simile al rumore lontano delle onde del mare.
Ai gesti, che diventano lenti, sconnessi e scoordinati.
E poco mi importa se sono in coda al supermercato, davanti a un pc, in macchina (come passeggero), davanti alla tv, mentre mi parla qualcuno.
Il sonno mi batte. Sempre.

Poi ho la testa che ogni tanto si inceppa.
E sono arrabbiata per tante cose.
E poi, semplicemente, sto affrontando finalmente il passaggio dall'adolescenza, all'età adulta.
E sta cosa mi sta portando via un sacco di energie.

Fortuna che Azzu al mattino mi prepara il latte con due cucchiai di Orzoro e i biscotti della Sicilia ricoperti di nutella.
Altrimenti proprio non saprei come farcela:)

mercoledì, settembre 15, 2010

Con-testo.


Oggi per protesta ho disattivato il mio account su facebook.
Deciderò in seguito se cancellare tutto.
Ho pure trovato la procedura e di questo sono felice.

Protesto per tante cose oggi.
Protesto per la gente che non si fa i cazzi suoi.
Perchè tutti hanno sempre da dire l'utlima parola.
Per chi dispensa consigli senza sapere la storia di una persona.
Per chi vuole sapere la storia di una persona per poi dispensare consigli.
Protesto per quella tipa che oggi alla camera di commercio era vestita di marca dalla testa ai piedi. E aveva pure delle scarpe viola orrende, tipo mocassini scamosciati.
Protesto per i lavori in giacca e cravatta. E per quelli in cui l'abito deve fare il monaco.
Protesto perchè le finestre di casa continuano a scrostarsi.
Protesto perchè nel mio dizionario non esiste più la parola "urgente".
Perchè mi dimentico sempre di comprare la Nutella al supermercato.
Perchè quando fai la coda e per sbagli passi avanti a qualcuno, si agitano tutti.
Perchè in Italia non siamo capaci a fare le code.
Perchè i miei capelli maledizione ci mettono un sacco a crescere.
Protesto perchè non ho mai il tempo di farmi i cazzacci miei.

E invece devo sempre fare prima il dovere.

Fanculo.
Oggi voglio fare prima il piacere.

mercoledì, settembre 08, 2010

Sindrome di Dory.



Io sono una a cui piace ricordare.
In realtà però, non mi ricordo mai una mazza.
Tipo le date, gli impegni, gli appuntamenti dal dentista, dall'estetista, le cose da fare, da comprare, sono tutte appuntate in Santo Post-It che puntualmente non ricordo dove appiccico.
Ho provato con le agende, ma tanto non mi ricordo di leggerle, tantomeno dove le metto.
Ho provato coi promemoria nel cell, ma poi dopo che pigio Ok, il sistema mnemonico del mio cervello disattiva la funzione ricorda appuntamento fra 5 minuti.
E' per questo che io conservo un sacco di cose.
Perchè ho la fobia di dimenticare tutto.
Perchè a ogni pezzetto di cianfrusaglia ci pinzo un ricordo.
Ed ecco che dall'armadio che devo regolamente mettere in ordine, ma che non ha mai voglia di cominciare a fare sto lavoro igrato, spuntano delle reliquie che sanno di cantina e di anni 80-90.
Un portachiavi, la forchettina delle patatine fritte della stazione, la scimmia del mc donald, un paciocchino, il libretto di giustificazione delle superiori dove falsificavo la firma di mamma da esperta contraffatrice.
Io mi agito quando qualcuno mi dice "ti ricordi quella volta che abbiamo fatto questo e c'erano tizio e caio e poi è successo così. dai cavolo come fai a non ricordare" e io proprio non so di cosa sta parlando.
Io non so come fanno certe persone a ricordare tutti gli episodi della loro vita. E pure della mia.
Tipo ogni tanto dico ad Azzu: "Quando abbiamo comprato questa cosa? e lui mi dice "Il giorno tale che poi siamo andati di qui e abbiamo anche comprato l'altra cosa e poi siamo andati a cena dai miei".
Ma come cavolo fa, mi domando.

E allora penso a quando sarò una vecchina.
E cercherò di ricordare le cose che mi sono capitate.
E magari aprirò una di quelle scatole.
E prendendo questi piccoli rifuti in mano, riderò di alcuni ricordi e magari verserò delle piccole lacrime per altri.
Pensando che la mia vita, che si confonde a quelle di altre milioni di persone, sarà comunque una storia unica.
La mia storia.

venerdì, agosto 06, 2010

Torpore.

E' come se il mio tempo si fosse fermato.
Io continuo a muovermi negli spazi, ma loro restano fermi. Congelati.
Persino l'orologio di casa segna le 11,45 da giorni, anche se le lancette dei secondi continuano a ricordarmi che il tempo scorre. Con il loro martellare secco.

Complice, questo agosto cittadino.
Sembra domenica tutti i giorni.
E' che non riesco più a trovare la passione per le cose che faccio.
Che facevo.
Da un pò di tempo seguo solo il libretto delle istruzioni.
Il mio sguardo non trapassa più distrattamente gli oggetti, le persone e la mia fervida fantasia è stata imprigionata dalla razionalità lavorativa.
Non stampo nemmeno più le etichette dei faldoni, colorate e allegre.
Ora uso carta bianca e Verdana. Mi piace il nome.

Il massimo che sono riuscita a fare è stato spostare il tavolo della sala.
Sto svuotando l'armadio perchè ci sono dei vestiti che mi mettevo, poi mi guardavo allo specchio e non mi sentivo io. Cioè ero io, ma 4 anni fa. o 3. o anche solo 1.
Questa volta mi sono smarrita da sola.
Sapevo che prima o poi sarebbe successo.

giovedì, marzo 04, 2010

Mi ricordo montagne verdi.

Vorrei vivere nella casa nella prateria.
Anzi "Là sui monti con Annette, dove il cielo è sempre blu".
Lo diceva pure la canzone "Là con Dany e con Lussien, vieni vieni anche tu".
Adesso capisco perchè ad Heidi è venuta la depressione quando l'hanno portata a Francoforte.
Mi piacerebbe davvero vedere Prittino che zampetta tra l'erba, che fa gli agguati alle farfalle, e dopo due secondi esausto, si butta tra i fili verdi, cercando di mangiarne qualcuno.
Mi piacerebbe svegliarmi la mattina, aprire la porta di legno, e stirarmi, riempiendo i miei polmoni di montagna, di corteccia, di fiori, di api, di nuvole e di sole.
Mi piacerebbe fare colazione su un enorme e pesante tavolone di legno grezzo, con pane fatto in casa e marmellata di more di montagna. Quelle vere. E una scodella di ceramica piena di latte fresco.
Mi piacerebbe sentire il pavimento di legno che scricchiola sotto i piedi, mentre mi alzo per mettere la ciotola nel lavandino di pietra.
Mi piacerebbe mettere addosso due vestiti a caso e entrare nel mondo a piedi nudi.
E al posto dei palazzi, montagne.
Al posto delle macchine, mucche o cavalli.
Al posto dell'asfalto, terra marrone umida.
Al posto dei clacson, il cinguettìo.
Al posto del grigio pesante sulla testa, le nuvole bianche.
Al posto di un tavolo pieno di fogli, un pezzo di legno da modellare.
E anche un pezzo di formaggio va, che con tutta st'aria di montagna m'è venuta pure fame :)

martedì, agosto 18, 2009

Chiedimi se sono felice.

Quando ero piccola dicevo sempre che da grande avrei il medico, in Africa.
Oggi non ho una laurea in medicina, anche se ho fatto il corso di primo soccorso con la Croce Rossa, e quindi dubito che potrei partire.
Una volta mi ero scaricata tutti i campi di lavoro in Africa da internet. Mi ero pure stampata la cartina, e avevo cercato di imparare un po' la geografia dell'Africa.
Un mio ex morosino di quando ero piccola, uno di quelli che quando ti ci fidanzi ti fanno fare 5 gradini con un salto solo, mi diceva che la mia specialità era cambiare discorso.
In effetti adesso sto tergirversando a me stessa quello che sento.
Sto temporeggiando le mie seghe mentali.
Le seghe mentali che vengono fuori quando mi trovo a piedi nudi, sdraiata sui sedili zozzi che pungono di un treno senza aria condizionata, con i miei pantaloni di cotone leggero di un colore indefinito, con l'elastico in fondo che mi fanno sembrare aladino, ma chi se ne fotte, il bracciale dorato di georgie e i capelli mossi dall'aria che entra di prepotenza dal finestrino.
A me piacerebbe sentirmi libera.
In teoria, io lo sono già. O meglio, lo sono più di molte altre persone.
Ma non lo sono completamente o molto semplicemente, come vorrei.
Ogni tanto faccio delle piccole cavolate che mi danno la breve illusione di sentirmi libera: tipo mangiare sul davanzale della finestra; mettere l'etichetta della maglia di uno sconosciuto a posto; sdraiarmi sul pavimento della sala e guardare il soffitto; mettermi la crema nivea soft seduta sul pavimento del bagno; far cadere le cose per terra.
Ecco, far cadere le cose per terra, mi fa sentire estremamente libera.
A volte quando sono nei negozi dove ci sono bicchieri, immagino di prenderne uno e guardando la commessa, aprire la mano e lasciarlo precipitare sul pavimento, gustandomi tutti gli attimi che passano tra il bicchiere intero e i frantumi sul pavimento. Poi glielo pagherei, ma vorrei troppo farlo.
Perché un conto è quando ti scivola, un conto è quando sei tu che decidi.
Mi sento libera quando esco di casa e non lo devo dire a nessuno.
Quando decido una cosa e poi ne faccio una opposta.
Quando scelgo i film da block buster, quelli che guardo da sola, ovviamente.
Invece non mi sento libera quando voglio andare da qualche parte e non posso.
E' che molto spesso devi dare troppe spiegazioni e io odio dare le spiegazioni. Di norma non le chiedo, voglio dire non sono una che ti fa mille domande. E vorrei che nemmeno gli altri me le facessero. Io mi stanco a dare le spiegazioni, ma fisicamente. Come salire le scale.
E odio anche quelli che ti analizzano le scelte.
Fatti i cazzi tuoi, no? Te l'ho chiesto? Anzi, magari chiedimi se sono felice!
Vorrei potermi sentire libera di dire: ecco, da domani vado a vivere in Sicilia.
Da domani il palazzo grigio che di solito mi da il buongiorno con tutte le persone musone, sarà barattato con la signora Pippa che mi porterà i peperoni arrostuti o i fichi appena raccolti, e il mare che si vede da lontano. "Oggi è calmo, mi sembra"
Da domani, il cappuccino diventerà una granita.
Da domani, ci sarà il profumo del pane appena sfornato che mi farà capire che è ora di alzarmi.
Da domani, farò un lavoro semplice che mi farà sporcare le mani e il viso quando mi asciugherò il sudore dalla fronte.
Comunque era un esempio, tanto per dire.
Adesso basta perché ho fame e voglio mangiare. Adesso.

"A noi che siamo gente di pianura
Navigatori esperti di citta'
Il mare ci fa sempre un po paura
Per quella idea di troppa liberta'...

Gente di mare che se ne va
Dove gli pare, dove non sa
Noi prigionieri in queste citta'
Viviamo sempre di oggi e di ieri
Inchiodati alla realta'...
E la gente di mare va.. "

mercoledì, agosto 05, 2009

Mi ricordo montagne verdi

E mi trovo a cercare in continuazione il contatto con la natura.
Penso a una colazione sotto un portico, seduta su un dondolo. Un tavolino in ferro bianco, le sedie con il cuscino rosso e il profumo dell'erba misto a neve sporcato da quello di cacca di mucca. Fingo tutto affacciata al mio balcone, guardando le tapparelle chiuse del palazzo di fronte, sempre lo stesso blocco di cemento, con una tazzina verde di terra cotta grezza tra le mani, strabordante di caffè pessimo.
E il verde diventa il mio colore preferito.
Recupero una maglietta al ricordo di mela acerba, di quando avevo forse 16 anni, lisa e slabbrata. Verde pure questa.
Ogni foglia, ogni corteccia, ogni granello di terra umida, ogni strappo di cielo azzurro fra le nuvole, ogni pozzanghera, diventano piu' preziosi delle poche banconote che soffocano nel mio portafoglio. Soffocano perchè ci sono tutti gli scontrini che io mi ostino a non buttare mai.
Me ne frego dei capelli in ordine, dei vestiti in ordine, della casa in ordine.
Mi metto a piedi nudi in stazione in coda alla biglietteria, perchè le mie zoccole di legno con la fascetta verde e il tacco alto, mi fanno male.
E sentire il pavimento nudo sotto i piedi mi fa stare bene.
Penso a tutte le montagne del mondo. A quelle che una volta, agli scout, avevo ammirato seduta su una roccia, dopo che avevo appena finito di dire parolacce, perchè non volevo camminare in salita.
Mi ero sentita una stupida di fronte alla bellezza e alla semplicità di quel profilo che puntellava il cielo.
Penso alla signora con le guance rosse, che quando l'avevo vista nella sua cucina di petra e ghisa, avevo pensato:" cavolo, io mi sa che voglio questo"

Mi sembra di essere dentro il vagone di una metropolitana, tenuta su dalla folla. Etnie diverse, odori diversi, ognuno immerso nei propri sogni.
Tutti pronti ad aspettare l'apertura delle porte: qualcuno scenderà, qualcuno salirà, ma io sempre compressa tra le persone.
Troppo bassa per riuscire a leggere la mia fermata.
Solo la voglia di tirare il freno a mano, forzare le porte, e scendere dove voglio io.
Ma sicuro fermo il treno in galleria...

sabato, luglio 18, 2009

Sega mentale n.1

Io non ricordo cosa rispondevo quando da piccola mi chiedevano cosa avrei voluto fare da grande.
Sicuramente non la ballerina, visto che la mia mamma meridionale ha sempre osteggiato tutto ciò che poteva portare armonia e forza al mio fisico. Non per cattiveria, ma semplicemente perchè è una mamma meridionale. E non c'è da aggiungere altro.
Ho sempre avuto un debole per i deboli però.
Ero quella che quando si giocava ai giardinetti, andava a recuperare tutti i bambini che nessuno cagava. Non so se più per me o per loro.
Poi succede che fai le elementari, e le scuole medie.
E ancora non ci capisci un cazzo.
Mi ricordo solo che per il tema delle elementari mi avevano fatto i complimenti.
Avevo scritto della mia classe. L'avevo paragonata a un insalta mista. Che più verdure o condimenti ci sono (i compagni) più buona è l'insalata. E la mia classe-insalata era buonisima.
Alle medie invece, quando la prof faceva la parafrasi e la prosa, ogni volta, era un trip.
Alla fine della scuola media ci avevano fatto fare una specie di test di orientamento.
A me era uscito magistrali.
Però ricordo che quando mia mamma mi portava al Banco di Roma io sballavo.
C'erano pure le porte quelle che girano che se avevi qualcosa di metallo si bloccavano e andavano all'indietro.
Dicevo: Io voglio lavorare in banca, da grande.
Ero una di quelle che metteva sempre nel portafoglino le lire in ordine di valore e tutte girate dallo stesso lato.
E così ho scelto ragioneria. Perchè a 14 anni uno ha già le idee mooolto chiare.
All'inizio mi piaceva.
Soprattutto quando ci facevano usare i blocchetti di finti assegni o di cambiali.
Però capitava che mi impegnavo di più in Italiano.
Quando la prof ci dava da fare a casa i commenti ai capitoli dei Promessi Sposi, che io non facevo, arrivavo al mattino, elemosinavo tre quaderni dai miei compagni e facevo un impeccabile mix dei loro compiti.
E la prof non se ne accorgeva mai.
Una specie di copia e incolla manuale personalizzato e riadattato al mio stile:)
Poi la scuola mi ha un pò delusa. Sono finita in un'altra classe e altre cose.
Uscita da ragioneria giurai a me stessa che non avrei mai più messo naso sui libri a maggior ragione quelli con i numeri.

Ora faccio l'impiegata e ho a che fare con i conti spesso e volentieri.
Anche se il mio lavoro è motlo, molto vario.
Mi spiace che questo post sia lungo ma ho tante cose da dire.
E sto anche cercando di stringere.
Voglio dire:
il lavoro, fodamentalmente, che cos'è?

Non doverebbe essere la fine e contestualemente l'inizio di un percorso?
Magari tu sei un laureato in economia e commercio e poi ti trovi a lavorare al Mc Donald, con tutto il rispetto.
E se invece dopo che mi sono laureato o diplomato, cambio idea?
E chi lo dice che un laureato o diplomato è più bravo di me, che non lo sono, a fare i conti?
E' solo un modo per guadagnare dei soldi che poi ci serviranno per mantenere famiglia e figli e cazzate nostre? E che ne faccio delle mie aspirazioni? Le lascio da parte per gli hobby?
E non sarei più produttiva se potessi fare otto ore al giorno una cosa che so fare e che mi piace fare? E perchè quei lavori che nessuno vuole fare non ce li giriamo a turno?
Mi sono mica imbarcata in un discorso che non sono in grado di gestire?
E quanto durerà la soddisfazione che posso fare quello che voglio con i soldi che guadagno ?
Forse devo trovare una dimensione all'interno del mio lavoro? In generale dico.
Lavorare per vivere?
Vivere per lavorare?
Perchè non c'è più lavoro?
Perchè hanno fatto delle riforme del cavolo?
Io sto fuori da ste cose, non le conosco bene, maledizione vivo nel mio mondo.

E poi ci si mette di mezzo la voglia di vedere il mondo, il desiderio di conoscere che io non sono mai stata una curiosa fino a ieri. Ma saranno solo capricci? Sono solo fifona o razionale?
In questo periodo di crisi sei fortunato se ce l'hai un lavoro.
E zitto, perchè se tu osi simil-lamentarti del tuo lavoro, sei uno stronzo.
Perchè uno non può avere la possibilità di provare più percorsi?
Perchè a 14 anni, cazzo, ci fanno scegliere?
E' che io non ho nemmeno seguito i miei compagni.
Perchè agli scout mi avevano insegnato a seguire le mie inclinazioni.
Ok poi c'è l'uni.
Uno può cambiare.
Ma a parole è tutto, tutto così facile.
Il lavoro è una cosa che bene o male dovrai fare tutta la vita.8/9 ore al giorno. Se non di più.
Ho fatto una mini ricerca per cercare di capire(da Wikipedia):
L'etimologia del termine lavoro riporta al latino labor con il significato di fatica.
Lavorare significa occupare il tempo nel fare qualcosa, traendone un vantaggio generalmente economico (ma per me?!)
(...)Un'altra consuetudine, tipica di ambienti industriali, distingue il lavoro intellettuale, dove prevale la capacità mentale, dal lavoro fisico, dove prevale la capacità fisica.

Pocamiseria mentre stendevo mi sono venute mille domande e ora non me ricordo nemmeno una.
Forse bisogna capire in che scala di valori personali è il lavoro?
Però stai zitta cazzooo perchè tu, il lavoro, ce l'hai.
Infatti lo so. Tipo azienda familiare. Con pro e contro.
Ma questa è un'altra storia.
La mia.

"le tue scelte sono scommesse, come quelle di chiunque altro"

Io mi faccio le seghe mentali.
Oramai è risaputo. Ma non mi vergogno a dirlo.
Vale mi aveva regalato pure un libro per smettere.
Io l'ho letto tutto e in effetti per un pò ho smesso. Ma poi ho ricominciato.
Faccio come con le sigarette. Ho smesso di fumare, ma una, magari dopo una bella cena me la faccio.
Questo è periodo pieno di seghe mentali.
Infatti mi dicono tutti "Ma cos'hai? Sei assente?"
E io mento e dico "Niente, niente...sono solo un pò...stanca"
Secondo me non ci crede, ma con un tacito accordo, facciamo finta che vada bene a tutti.
Quando mi faccio le seghe mentali, il mio corpo e la mia testa sono in due posti diversi.
Come quando parti con l'aereo e poi ti perdono le valigie.
Creo una storia parallela alla realtà.
Mi basta una frase o una parola o un oggetto che si attacca alla mia fantasia e boom, il mio cervello si distacca e comincia il suo viaggio in completa autonomia.

Credo di esseremi bruciata il cervello da piccola, per colpa del film La storia infinita.
Che se ora riguardo questa scena mi ricordo tutto.



Mi ricordo perfettamente, appena visto il film, di essermi detta:
"Tu non puoi assolutamente permettere che Fantàsia muoia".
Secondo me volevo solo fare colpo su Atreiu.
Di Atreiu però, nemmeno l'ombra...
In compenso, Fantàsia, grazie alle mie fantasticherie sarà diventata uno stato immenso con colonie sparse ovunque.
Da quel giorno non mi sono più fermata.

Ora ho una sega mentale di quelle giganti che mi gira nella testa.
Di quelle che pensavi di aver archiviato, invece eccola lì che riappare con gli arrangiamenti nuovi.
1^ classificata nella hit delle seghe mentali.
Di quelle che ti fanno prendere il marciapiede con la ruota dietro; che ti fanno fare avanti e indietro dieci volte per vedere se hai chiuso la macchina; che ti fa sbagliare strada e ti fa dire "ma dove cazzo sto andando?" ; che se guardi la tua casa in disordine ti dici "ecco il mio cervello"
Di quelle che ti fanno arricciare nervosamente i capelli con le dita mentre fissi il vuoto, proprio come facevi a scuola, quando il prof spiegava e tu eri altrove.
Di quelle che ti fanno interpretare tutto come se fosse un segno mandato dal cielo.
Anche quando non so, stai per mandare un sms e il telefono si spegne senza motivo.
Di quelle che ti fanno guardare gli anziani nelle case di riposo e un pò li fissi e un pò ti volti dall'altro lato e poi ti ritrovi a fissarli di nuovo.
Di quelle che vorresti prendere la macchina e andare, si ma dove? E poi sono in riserva fissa.
E non ho ancora pagato il bollo che mi se mi fermano non so cosa mi inventerò.

Il problema è che ora sento una roba che mi stringe lo stomaco.

E stavolta, sono sicura che non è la parmiggiana fatta da mia mamma...

mercoledì, luglio 15, 2009

Esaminando

Stanotte ho fatto il famoso "sogno ricorrente".
Ho sognato L'esame di maturità.
Ogni tanto mi capita che faccio questo sogno angosciante.
Arrivo a scuola.
Tutte le volte però la scuola è un pò diversa, ma ci sono sempre delle scale.
Nel sogno di ieri in più c'erano le macchinette delle merendine.
Io non prendevo mai la merenda nelle macchinette, tipo i tronky o i duplo o addirittura i panini prima che li levassero per motivi igienici incomprensibili visto che venivano cambiati tutti i giorni ed erano chiusi ermeticamente.

Non prendevo mai la merenda alla macchinetta perchè a quella ci pensava sempre mia mamma.
Non mi faceva uscire di casa se non era sicura che avessi nel taschino basso dello zaino almeno 2 succhi di frutta e qualcosa da mangiare possibilmente fatto in casa. Se si accorgeva di essersi dimenticata, mi gridava dalla tromba delle scale o se oramai era troppo tardi me la faceva recapitare in classe dalla bidella...

L'esame di maturità io l'ho odiato.
Mi è piaciuto solo fare il tema dove ho preso 14/15. Tema sui minori in difficoltà.
Il resto mi sarei alzata e avrei mandato a fare in culo tutti.
Soprattutto certe mie compagne che quando le avevo chiamate per chiedere aiuto per il compito di ragioneria avevano fatto finta di non sentire.
Una l'ho mandata a fare in culo davvero. Sta stronza secchiona di merda sfigata. Scusate. Ma io non porto rancore:)
Poi mi avevano comunicaro di essere la prima interrogata a metà tema, e andate a fare in culo pure voi che mi avete deconcentrata con sta storia della lettera dell'alfabeto che è uscita la A e il mio cognome inizia per D ma ero la prima lo stesso, che quando io scrivo nessuno mi deve distrarre e tutti mi guardavano e che cazzo c'avete da guardare? eh?

Nel sogno sapevo di non aver studiato, di non essere preparata.
Ma sapevo anche di avere già un diploma.
Sapevo anche che se non avessi dato questo esame di merda, non sarebbe cambiato niente.
A parte il fatto di non diventare ragioniera.
E ogni volta che me ne accorgo sto da Dio.

Invece nella realtà sono Rag.
Diplomata con il minimo dei voti più 4 punti forse per la simpatia.
Eppure ho sempre studiato, per 5 anni: non ho mai avuto asterischi.
Media del 7. O qualche 0,1 in meno.

Odio i numeri e i conti.
Odio le sottrazioni.
Non sono per niente brava nelle divisioni.
In compenso mi piace aggiungere ma soprattutto moliplicare i casini nella mia vita.
In quello sono un fenomeno.

Cavolo, i conti proprio non tornano...

domenica, giugno 21, 2009

Ritorno al futuro


Ultimamente faccio fatica a Tornare.
A Partire ci metto un attimo invece.
Prendo i vestiti dallo stendino e li caccio direttamente nel borsone, senza un criterio.
Magliette, maglioncini, pantaloni lunghi, corti, mutande sparse, il phon, caricabetterie, i tappi per le orecchie, ciabatte, scarpe col tacco che mai metterò.
Una volta ero piu' ordinata quando facevo la valigia. Facevo l'elenco su un foglio. Ora non me ne frega un cavolo. Caccio tutto dentro rigorosamente senza criterio anche a mezz'ora dalla partenza.

E vado via.

Mare montagna, grandi città, piccoli paesi, piccole città, grandi paesi.
Poco mi importa della destinazione. Parto, di corsa, e dimentico per qualche giorno le mie radici. Dimentico i fogli sulla scrivania dell'ufficio, dimentico il display, dimentico Emilio e il gatto di legno, dimentico la macchina da lavare, dimentico le mie lenzuolae e il mio water rotondo, dimentico il mio balcone senza fiori e il palazzo grigio di fronte.

Dimentico.

Apro delle parentesi e le chiudo.
Alcune quadre, alcune le migliori, graffe. Al più ci sono le rotonde.
Qualcuna vorrei prenderla contromano, ma poi mi ritirerebbero la patente.
Respiro aria che nella mia città non trovo nemmeno se attacco il ventilatore o il condizionatore.
Assaporo la pelle di persone che difficilmente rincontrerò.
Tocco umori diversi dal mio.
Vedo colori di una scala cromatica che non mi appartiene.
Ascolto voci che si fondono alle parole...qualcuna la sento, altre mi scivolano sulle orecchie e cadono sulle mie scarpe.

Poi arriva il momento di tornare.
E mi chiedo sempre piu' spesso se sia necessario tornare.
A volte vorrei vedere la macchina o il pullman o l'aereo partire senza di me.
Vorrei vederli sparire al'orizzonte.
Vorrei guardare un orizzonte diverso tutti i giorni.

Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone.
John Steinbeck

lunedì, giugno 15, 2009

mercoledì, aprile 22, 2009

Check-in non autorizzato

Cercavo proprio questa immagine.
Perchè è prorio così che mi girano i pensieri in questi giorni.
Ogni tanto cerco di afferrarne uno per vederlo da vicino, per cercare di capirlo, ma subito quello dietro si fa avanti e lo spinge via. Poi litigano, fanno a botte per chi è quello più importante... e finiscono per confondermi.
Così mi ritrovo a camminare con l'ombrello aperto anche se ha smesso di piovere da 10 minuti tra le facce perplesse dei passanti, o a prendere il caffè al bar e presentarmi alla casa per pagare con la tazzina vuota in mano, o ancora peggio, andare dal fisioterapista e quando oramai è troppo tardi, accorgermi di aver messo le mutande al contrario.
Imbarazzante?
No, ero troppo stanca per esserlo.
Abbiamo riso per fortuna.
Vorrei avere un districante per pensieri, come quello dei capelli. Mi piacerebbe averli piu' morbidi e setosi al tatto.
E invece sono lì che si ingarbugliano, si mescolano, fanno il minestrone, a pezzi e passato, e passano appunto dai piedini da comprare per il mobile del bagno al "vaso rotto e ora i cocci sono i miei", dai post-it e l'agenda del lavoro, ai corsi nuovi che vorrei fare e non mi serviranno a niente, dai viaggi scelti e obbligati, a devo attaccare quel quadro evitando di bucare tutto il muro; da Lord Wotton e le sue cazzo di teorie sulla giovinezza a cosa posso mangiare stasera, a radio Cuore e le sue cavolo di canzoni sentimentali che pare una frequenza sintonizzata con le tua testa.
Forse dovrei solo cambiare radio:)
Fra l'altro, tutti i miei pensieri fanno il check-in al banco della mia (in)coscienza, e ovviamente superano il peso massimo consentito.
Speriamo che prendano il volo presto...o magari che arrivi qualche Merlino capace di infilarli tutti in una valigia che come il mio borsone fuxia smarrito tempo fa, abbandonerò (in)volontariamente per la città:)


giovedì, marzo 19, 2009

Fa La Cosa Giusta

Vorrei sapere se sto facendo la cosa giusta.

Voglio dire, non c'è un modo per saperlo???
Che ne so, un ufficio reclami, un call-center da chiamare, un numero verde, un centro assistenza...
"Si pronto, mi scusi, volevo sapere se sto facendo la cosa giusta??"
"Un attimo le passo la Responsabile del reparto cose giuste"- Musica di attesa
Daiiii, non c'è un manuale di istruzioni???
Un vademecum in 10 punti???... anche solo 5,...2,...uno...un punto??? Un aforisma???

Ho trovato!
Un bel sito web. tipo
www.therightthing.com con chi siamo, cosa facciamo, le nostre proposte, con la sezione FAQ e la possibilità di parlare con l'esperto.
Forse dovrei andare in biblioteca e fare un ricerca seria.
Come si faceva un tempo, quando dovevi scartabellare tra mille pagine di libroni impolverati e scrivere, scrivere, scrivere, tutto rigorosamente a mano.

Oppure potrei chiedere a un Nonno...
Perchè non ho un nonno io??? Non l'ho mai avuto un Nonno. Ora andrei da lui e gli direi: "Nonno devi dirmi cosa devo fare, tu solo puoi saperlo"

Io ho solo una nonna, ma è lontana. Non sa nemmeno che vivo sola. Mi hanno detto di non dirglielo che è meglio. Io credo solo perchè se lo venisse a sapere, poi vorrebbe venire a vivere con me:)
Forse dovrei mangiare un bacio Perugina. E cercare la frase che sicuramente sarà:
Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce.
Eppure ci deve essere un modo.
Ecco, ecco! Devo cercare su google.
Ora metto una manciata di parole chiave e vedo che esce. Mhmh no direi che "la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili" non è la risposta che cercavo.

No, le carte non me le faccio fare.
L'ho fatto solo una volta, per curiosità.
Mi avevano detto che sarebbe successo qualcosa a qualcuno della mia famiglia. Dopo due minuti mi chiama mia mamama e mi fa:
" Tuo padre ha avuto un incidente. No nel senso che ha fatto un botto con una sotto casa"

"Mamma cazzoooo. Non si dice incidente -_-"

mercoledì, marzo 18, 2009

Alla faccia di facebook.


Oggi uno sliding doors pazzesco.
Sono andata a fare le commissioni per l'ufficio.
Io amo fare le commissioni perchè sto all'aria aperta, anche se vuole dire impazzire col parcheggio.
Mi piace un pò meno quando piove, ma oggi c'era il sole e alla domanda "chi va a fare le commissioni" io avevo già il cappotto addosso e le chiavi della macchina in mano alle parole "chi v...".
Sono andata nel negozio dove lavora la mamma di Vale. La mamma di Vale non c'era. Le avevo pure portato dei fiorellini per arruffianarmela un pò. E volevo anche spettegolare sulle utlime decisioni della figlia. Ogni tanto quando vado dalla mamma di Vale ho paura che mi cazzi per la figlia. Dice che siamo uguali, che ci influenziamo. A volte cazzia me e basta invece. Io mi diverto quando ci cazzia in realtà. Dice che siamo con la testa per aria, ma giuro non è vero :)
Dovevo parlare con un tecnico che però sarebbe arrivato da lì a 10 minuti.
Ho pensato: vado a fare le altre commissioni e poi torno o lo aspetto? vado o resto? resto o vado? e se vado? e se resto?" e così per tre minuti.
Io non sono per niente una persona indecisa :)
Decido di restare.
Dopo due minuti entra una ragazza con in braccio un bambino di 1 anno e mezzo circa.
La guardo. Mi guarda. E le sorrido come il din don della porta che è suonato quando è entrata. Avevo fatto così con tutti i 3 clineti entrati prima.
"Ciaoo. Ma non mi riconosci?" mi dice.
A quel punto io avrei pagato per vedere le mie espressioni che sono mutate da
"cazzo stavo dormendo in piedi, risvegliati, vediamo di fare figure di merda nel non riconoscerla, ma chi può essere, minimo mi sta scambiando per mia sorella, no guarda che non sono lei, no, non ci credo è proprio la mia compagna di banco delle superiori che quanto l'ho cercataaaa...oddio ora ha un figlio cazzooo, un figliooooo". Quasi avevo le lacrime.
Non ho trattenuto l'entusiasmo. Continuavo ad abbracciarla. Sembravo una matta. Le ho rovesciato addosso tutti i miei ultimi 8 anni. in 5 concetti.
Le ho fatto mille domande a cui non le davo nemmeno il tempo di rispondere.
Le ho detto pure che me la sono sognata mille volte. Devo imparare a contenermi. Ma io sogno tanto, lei non lo sa. (stanotte ho sognato che facevo uno spettacolo teatrale e mi pagavano 400 euro per 5 minuti di comparsa, boh).

E se fossi andata a fare le commissioni?
Se fossi andata prima in Provincia e poi al negozio?

Se fossi arrivata dopo lei sarebbe entrata in un'altra parte di negozio.
E non ci saremmo viste.


Mi fa: "E tu, ti sarai sposataaa?"
Io: "Sono andata a vivere da sola.....mhmh....vale lo stesso???"

giovedì, marzo 12, 2009

Indovina chi viene a cena?

Come mi autoinvito a cena dai miei io, non lo sa fare nessuno.
Praticamente mi isedio in casa dei parents per fare la torta di mele, anche se loro ancora non sono rientrati, tipo verso le sette (quando ci si può fidare ancora dei vicini di casa che hanno le chiavi...).
Dopo di che inizio a fare la torta e poi sbuccio le patate bollite che sono messe li per fare il purè.
Poi mia mamma apparecchia e compaiono tre posti. Il tutto con una tale naturalezza che poi non posso rifiutare.

Stasera, durante la cena, ho lanciato una delle mie solite notizia bomba.
Funziona così io lancio, sento il fischio lunghissimo e poi...
...poi.
Poi non esplode niente.
Quello che dico io sono bombe inesplose.
Le vedo tutte sul pavimento a granellini della cucina, dove, quando ancora c'era mia nonna che però oramai non ci stava piu' con la testa, ci vedeva le formicole (come le chiamava lei) e io dovevo far finta di schiacciarle. A volte prendevo pure la scopa per spazzarle via per finta.
Le mie bombe inesplose sono tutte li.

Vado a giocare a calcio
Vorrei fare medicina
Ho un fidanzato
Non voglio più fare ragioneria
Mi sono iscritta a biologia
Faccio un corso di scrittura
Mi ha lasciata
Vado a vivere da sola
Faccio un altro corso di scrittura
Ho un nuovo fidanzato
Faccio il piercing alla lingua
L'ho lasciato
Vado a vivere da solaaaaa
Ci siamo rimessi insieme
Quest'estate vorrei andare in Africa
Vado davvero a vivere da solaaaaa
L'ho di nuovo lasciato
Ho fatto il piercing alla lingua
Faccio un corso di salsa e bachata
Stasera c'è l'esibizione di ballo
Ho trovato casa
Qualla stronza della padrona di casa mi ha dato pacco
Vado a giocare a calcetto
Faccio un tatuaggio
Ho trovato un'altra casa
Faccio un corso di falegnameria
Ho un nuovo moroso, no scherzavo
Mi dicono che paro bene
Voglio un gatto

Non credo di averle messe in un ordine esatto e non tutte sono state realizzate.
E comunque ne ho persa qualcuna.
Di solito quando apro bocca a tavola.....aaahh, adesso capisco perchè mia mamma mi fa mangiare così tanto...
Stasera l'ultima bomba.
Sono passati gli aerei sopra di noi. Il fischio, lunghissimo.
L'ho sentita cadere sulle mattonelle e rotolare per tutto il pavimento, fino ai miei piedi.
Poi il silenzio.
Le ho dato una spinta col piede ed è finita con le altre, nel mucchio.

La prossima volta provo con un "sono incinta ma non so chi è il padre"