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mercoledì, gennaio 05, 2011

Nuovo inizio.

Ogni tanto mi vengono gli inizi.
Forse dovrei appuntarli su dei pezzi di carta, ma sono troppo pigra per farlo.
E le mani ghiacciate certo non mi aiutano.
Forse dovrei bere anche meno caffè.
Mi vengono gli inizi perché quando guardo una cosa, mentre si riflettono le immagini sulle mie pupille, nella mia testa si forma l'inizio.
L'inizio di una descrizione.
Come la prima pagina di un libro.
Come la voce narrante di un film.
Mi vengono gli inizi, ma subito dopo le poche righe sospese nell'aria, si disperdono perchè la mia attenzione viene interrotta talvolta dalla signora di fianco a me che deve a tutti i costi proferire parole che non asolterò ma mi limiterò a far finta di ascoltare con il cenno del capo ; talvolta dallo squillo insistente del telefonino, che si farà ancora più pressante nel momento in cui continuerò a cercarlo mescolando nella borsa, il portafoglio, i fazzoletti di carta, lo specchietto, e altre cose che al tatto mi resteranno ignote; talvolta da un pensiero improvviso, come lo scoppio di una lampadina, che mi ricorda che mi sono dimenticata di qualcosa.
Mi piace quando mi vengono gli inizi perchè mi sembra di essere uno spettatore al cinema.

"Angela indossava dei pantaloncini corti, neri. Forse un pò troppo azzardati per la stagione invernale. E forse un pò troppo azzardati anche per le dimensioni delle sue cosce. Portava collant velati, anch'essi neri, almeno 15 denari.
Indossava tutto con estrema disinvoltura.
Gli stivali alti fino ginocchio, marrone chiaro, non davano l'idea di essere delle calzature confortevoli.
I suoi capelli lisci, mori, che arrivavano a metà schiena, coprivano parte del maglioncino in finta lana.
Quando Angela si è voltata la sua spalla destra è scesa di dieci centimetri. Poi un altro passo e giù di nuovo di dieci centimetri. Di solito mio papà mi diceva che quando una persona aveva una gamba più corta e magra dell'altra, da piccola poteva aver avuto la poliomelite .
Una volta avevo letto su "Gente" un articolo di una signora che aveva vissuto in un polmone d'acciaio per la poliomelite. Quasi tutta la vità sdraiata dentro un contenitore di acciaiaio. Solo la testa fuori e poteva vedere gli altri perchè sopra il viso le avevano messo uno specchietto.
"Allola, dopo tocca a signola, e poi a lagazzo fuoli da negozio, poi altla signola e poi tocca a te, gentile cliente".
Queste ultime due parole, scandite con ironica adulazione, mi fecero scoppiare a ridere.
Nel piccolo negozio l'odore di umidità era pungente.
Gli specchi grandi che coprivano una parete, sicuramente non erano stati puliti di recente.
Sulla destra, appoggiati per erra, gli arricciacapelli caldi.
I due giovani e esili lavoranti, in piedi, muovevano le loro mani e le braccia ininterrottamente.
In silenzio.
E ogni esigenza del cliente era tradotta dal ragazzo seduto alla cassa, dall'italiano a un incomprensibile cinese.
Nel giro di mezz'ora il negozio si era rimepito di signore. Donne di tutte le età, di tutti i colori della pelle e di tutte le lunghezze di capelli.
Sicuramente Angela avrebbe lavorato fino a tarda sera, anche l'ultimo giorno dell'anno..."

lunedì, maggio 17, 2010

Inspiro.


Il profumo dell'estate sa di asfalto bollente.
Sa di aria tiepida alle otto di sera.
Di fiori, di magnolia, di gelsomino, di tigli.
Sa di carne che si cuoce sulla griglia.
Sa di cocco.
di crema al cocco. di yogurt al cocco. di torta cioccolato e cocco.
Il profumo dell'estate sa di cielo celeste, di panni stesi al vento.
Sa di profumo di donne che si mettono il profumo estivo, quello più leggero.
Il profumo dell'estate sa di magliette stipate nelle scatole della roba estiva, le prime che ti metti, tutte stropicciate. Quelle che scavi tra le cose che non so se la butto perchè magari la metto ancora.
Il profumo dell'estate sa di pelle coccolata dal sole.
Sa di rumori di moto che si intrecciano come le scie degli aerei.
Il profumo dell'estate sa dei rumori dei piatti che all'ora di cena, dalle finestre aperte, si confondono tra il cinguettìo degli uccellini.

giovedì, gennaio 28, 2010

Gianna di Nichelino

La casa di Gianna di Nichelino profumava di Domenica.
Si entrava.
A sinistra, non mi ricordo.
A destra, la sala.
Sempre a destra, più avanti, la camera di Stefano e Patrizia e sulla parete di fronte all'ingresso, una porta. E di fianco c'era appeso un quadro della madonna.
Nel senso che c'era proprio una Madonna disegnata, ma fatta con le lettere della macchina da scrivere: l'aveva fatta Stefano.
Una volta un mio compagno di ragioneria, mi aveva scritto TVB con tutte le letterine "t" per la T gigante, le letterine "v" per la V gigante, ecc.
Ma fare una Madonna, boh io non ho mai capito come ha abbia fatto.
Di Stefano mi ricordo la voce con l'accento Torinese.
Patrizia invece era la prima Patrizia che conoscevo oltre a me.
Da piccola pensavo che non sarebbe potuto esistere nessuno con il mio stesso nome.
Anche ora lo penso in realtà. Ci sono le Sare, le Valentine, le Elise, ma non le Patrizie.
A me piaceva la cucina della casa di Gianna di Nichelino perchè la luce di fuori entrava prepotente in tutta la stanza e poi aveva una roba fighissima che io invidiavo un sacco.
Ogni ora si sentiva il rumore del treno, perchè passava la ferrovia sotto la finestra.
A volte talmente forte, che i piatti tintinnavano mentre mangiavamo.
Quando passava il treno, io mi immaginavo tutte le persone sedute che andavano via un pò malinconiche, perchè viaggiare di Domenica all'ora di pranzo sul treno è malinconico.
E pensavo che per qualche frazione di secondo le nostre vite si sfioravano. Quasi potevano toccarsi. Come quando sei in treno e un'altro treno si ferma di fianco al tuo e guardi nello scompartimento. Altre vite, altre storie, pochi secondi e di nuovo ognuno per la sua storia.
Il marito di Gianna di Nichelino e Gianna di Nichelino erano due persone felici.
Mi ricordo che sorridevano sempre. Sorridevano con gli occhi.
La casa di Gianna di Nichelino era una casa dove quando entravi, la Domenica ti assaliva e ti teneva stretta fino alle tre del pomeriggio.

Cosa darei per sentire di nuovo il rumore del treno nella cucina della casa di Gianna di Nichelino...

giovedì, gennaio 07, 2010

Chi ha tempo, non aspetti tempo.

Io non porto l'orologio.
Non lo porto perché tanto non mi servirebbe a niente.
Non lo porto perchè io vivo in un altro meridiano. Forse anche due o tre.
Non lo porto perché tanto il mio tempo scorre come vuole lui.
Quando deve andare piano, va veloce e quando deve andare veloce va piano.
Non porto porto l'orologio perchè avere un'orologio non mi farebbe guadagnare il tempo che perdo. Dovrebbero creare un ufficio oggetti smarriti solo per il tempo che perdo io.
Non lo faccio apposta.
Mi scivola dalle mani.
Si infila sotto il divano, tra le palline di Pritt; nell'armadio arruffato, nei cassetti disordinati, nelle pentole da lavare. Si infila tra le sopracciglia, quelle da staccare con le pinzette.
Per non parlare del letto. Al mattino è tutto attorcigliato tra le lenzuola, che a volte lo metto pure a lavare in lavatrice.
Il mio tempo a volte scappa per strada. Cambia via improvvisamente, e alla fine finisce che si smarrisce.
Ultimamente ha trovato un alleato nel tempo di Azzurro.
Ma il peggio, il peggio è quando si perde nel vuoto.
Come le bolle di sapone. Comincia a vagare senza una meta nell'aria, va su, un pò a sinistra, poi rallenta, poi sale di colpa e infine scoppietta lavando tutto quello che trova a tiro.
Si ribella persino in casa, tant'è che i miei orologi fanno tutti l'ora che vogliono.
Una volta uno mi ha detto :"Vedrai che ti metto a posto io con sta storia del tempo".
L'ho fatto sparire perima del tempo:)
Non so nemmeno leggere l'ora a volte.
Dico un quarto alle sette e intendo un quarto alle otto.
Da noi si dice "un quarto alle", "non meno un quarto"
Come "In Alessandria" non "ad Alessandria"
Io vorrei averne di più di tempo.
Una volta avevo letto su un giornale della Banca del Tempo. Avevo gli occhi a cuore.
Ma poi ho scoperto che non era una roba dove tu andavi lì e dicevi :"Vorrei prelevare due ore e mezza. Anzi faccia tre.In un unico taglio"

Ecco, ci risiamo.
L'ho perso di nuovo.

lunedì, settembre 14, 2009

Silenzio stampa.

non parliamo del male all'anca e del male al nervo sciatico che mi stanno complicando gli spostamenti della giornata, che mi sento una lancia che mi attraversa il gluteo destro e si conficca nella caviglia.

non parliamo del tempo che pare di essere in autunno, anzi no, in inverno: quindi, che dite, sarà il caso di rivedere i solstizi e gli equinozi?

non parliamo di un messaggio arrivato stanotte, che ha avuto lo stesso effetto di un'otturazione saltata. e ora tocca prendere schermo e tastiera alla mano e farcire una bella mail perchè non credo che sarei gradita oltre frontiera. ma giuro che partirei ora.

non parliamo che mi sono svegliata alle due di notte perchè è piombato qualcosa sul pavimento e pensavo che ci fosse un ladro in casa.
che sentivo scricchiolare le mattonelle come se stesse camminando qualcuno e sentivo muovere la porta del bagno. e ho sollevato la testa, ma siccome sono un pò miope non vedevo un cazzo e non potevo prendere gli occhiali perchè ho pensato "se poi vede che sono sveglia mi uccide", allora ho fatto finta di dormire col cuore che si sentiva rimbombare in tutto il quartiere, e poi ho cercato il cell che tengo sempre sparso nel letto e ovviamente, no dico, ovviamente non l'ho trovato subito, ma poi quando l'ho trovato ho digitato 112, perchè i rumori continuavano e ho pensato: "ma perchè dobbiamo vivere in un mondo di merda che se uno vuole lasciare le persiane aperte, non può che gli entra la gente in casa" e allora a un certo punto ho preso un bastone e mi sono fatta coraggio e ho acceso la luce.
ma era solo il vento.

non parliamo del fatto che voglio un cane o un gatto e mi sono rotta di sentire "è un impegno".

che sto facendo la fame e non dimagrisco.

che volevo andare in pausa pranzo in palestra, ma c'è prima il lavoro.

non parliamo delle persone che non capiscono che se vuoi avere mie notizie, mi chiami, non mi mandi un sms per dirmi "eh non rispondi". e se non rispondo alla chiamata, vuol dire che non ho la reperibilità, che devo rispondere per forza.
magari in quel momento sono sul cesso, che dici?

non parliamo del fatto che odio chi mi conta i passi e spreca il tempo a monitorare la mia vita.

non parliamo del fatto che si entra senza chiedere permesso e si comincia a parlare non vedendo che magari ho già altro da fare, per esempio.



non parliamo del fatto che a me piacciono i succhi alla pesca e in ufficio ci sono solo quelli alla pera.

che stamattina volevo mettere le mutande nere e le avevo finite. e io odio le mutande bianche.

non parliamo che finisce sempre la cartaigienica quando vado al cesso io.
ah vero, vivo da sola :)))

giovedì, luglio 30, 2009

Disorganizzatrice di eventi

Vorrei avere solo la possibilità di premere il tasto Pause.
Quello del mio vecchio registratore.
Quello che aveva il tastone REC rosso. E nemmeno l'autoreverse.
Premere Pause e ascoltare il silenzio.
Godermelo tutto, questo silenzio.

Perchè vorrei avere il tempo di riorganizzare le idee, tempo per fare la manicure, per fare una maschera monouso rilassante, o il peeling, o lo scrub. Tempo per sistemarmi i capelli. Tempo per finire di leggere i circa 15 libri ho iniziato, ma uno più di tutti.
Tempo per fare il letto al mattino e per fare la colazione con pane burro e marmellata, seduta, ascoltando l'oroscopo di canale 5. Vorrei avere il tempo per stirare, per non lasciare che nel frigorifero gli alimenti facciano festini non autorizzati; tempo per stare al telefono e rispondere ai messaggi. Che giuro, io non è che li ignoro: li tengo tutti e magari rispondo anche dopo una settimana, che capisco che non abbia senso, ma meglio di così non riesco fare.
Vorrei avere il tempo per scegliere il dentifricio e per pulire gli occhiali, soprattutto.
Vorrei avere il tempo per eliminare i vestiti che non metto più, ma che siccome sono nell'armadio li metto ancora. Soprattutto quando non riesco ad avere il tempo per fare la lavatrice. Vorrei avere il tempo di imparare a memoria una canzone e il tempo di mettere in ordine le mie carte senza fare le pile disordinate che poi non trovo niente e perdo tutto.
Vorrei avere il tempo per fare il riposino pomeridiano. Per fare una torta. Per appendere i quadri che tanto poi li sposto.

Vorrei avere il tempo per guardarmi allo specchio, per scoprire magari che la figura dall'altra parte non corrisponde più alla ragazzina adolescente che invece, credo di essere.
Per fortuna che non il tempo:)

lunedì, luglio 20, 2009

Servizio consumatori #2

Io volevo solo ringraziare il signor Ferrero per aver inventato la Nutella.
Perchè sono convinta che sia la cosa da mangiare più buona al mondo.
Non è che ne consumi a quintali, soprattutto da quando vivo sola, perchè se poi la compro me la mangio e finisce che prendo 100 chili.
Però ogni tanto non resisto e la compro.
Magari un mini bicchierino.
E ne mangio un cucchiaino se mi capita di essere triste. O come dessert.
Un cucchiano solo. Ok lo ammetto, a volte due perchè è troppo buona.
Quando capita di essere un pochino giù di morale (eh oh, a volte capita) è l'UNICA cosa che mi porta il sorriso all'istante.

E poi non sto a citare i panini con la Nutella.
O il toast con la Nutella che quello me lo faceva mia mamma per merenda, da piccola, mentre guardavo bim bum bam.
O i biscottoni siciliani che mio papà preparava in spiaggia con la Nutella, che io in realtà mi vergognavo, un pò, ma poi tutti i bambini venivano vicino al nostro ombrellone e mio papà faceva biscottoni con Nutella per tutti e allora mi sentivo una strafiga fortunata.
Comunque, ci terrei se faceste pervenire il mio messaggio al Signor Ferrero. O chi per esso.
Grazie signor Ferrero per aver inventato la Nutella.
E ora mi aspetta il dessert.
Vabbè dai, oggi mi concedo due cucchiaini...
-----------------
Gentile Muffin Woman Pat,

rispondiamo alla Sua e-mail e La ringraziamo.
I Suoi apprezzamenti nei nostri confronti confermano il nostro impegno volto a perseguire ed assicurare sempre più l’obiettivo della qualità dei nostri prodotti.
RingraziandoLa per aver portato a nostra conoscenza il Suo parere di consumatore, ci è gradita l'occasione per porgerLe cordiali saluti.

FERRERO S.p.A.
Servizio Consumatori

:)

giovedì, luglio 09, 2009

Essere o non essere?

Questo è un post interattivo. Dovete seguire le istruzioni perchè è dotato di colonna sonora. Ci sono due video. Denominati Video 1 e video 2.
quando ci sarà scritto Play Video 1 premere Play.
Poi ci sarà scritto Stop Video 1.
Poi Play video 2.
Buona audio lettura:))

Play Video 1


Ieri mattina mi sono svegliata con la convinzione di essere la più strafika del mondo.
Non so come sia potuto accadere, ma credo si chiamino "giornate Si".
Il mio specchio mi stava simpatico e persino la magliettina di MS con metà paiette smarrite chissà dove, comprata a 4,99 e i jeans di quelli che siccome mi sono rotta il cazzo di farmi fare l'orlo "finto" da mia mamma perchè le case produttrici di jeans non pensano che nel mondo esistono anche le persone basse, io ci ho messo un cordino nell'orlo, e li ho fatti diventare jeans con lo sbuffo, e ora ho tutti i pantaloni così,
dicevo,
persino questi "straccetti" hanno contribuito a farmi sentire bella.
No, che dico bella, proprio strafika.

Sono quei giorni in cui credi che niente e nessuno potrà fermarti; in cui pensi che i tuoi capelli sono perfetti, la tua pelle è luminosissima, i tuoi movimenti lasciano scie di fascino nell'aria.
Parli con tutti, ridi con tutti, attacchi bottone anche con i marciapiedi, con le macchine, con i semafori. Sai che c'è il sole dietro alle nuvole e ti basta.
E quando vai al bar a prendere il marocco chiaro, il tuo sorriso si specchia persino nel cucchiano sporco di schiuma di latte appoggiato al piattino. Parli e ridi pure con il barista. Le battute ti escono come se fossero state scritte per una puntata di Zelig.
Poi però succede qualcosa.
Qualcosa che non ti aspetti.
Qualcosa che tramuta il tuo sorriso contagioso in un sorriso di circostanza.
Stop Video 1.
Play video 2.
Tutti si girano e non capisci perchè.
Tutti applaudono e non capisci perchè.
Ci sono pure i rulli di tamburo.


Fa il suo ingresso...la strafika da copertina.

Tacco 12, possibilmente da 450 euro.
Pantalone attillato taglia 0-12,sicuramente scippato alla nipote 14enne, rigorosamente bianco e un pò trasparente, corto alla caviglia.
Toppino sbrilluccicoso che le tue 4 paiette nere attaccate alla maglietta per miracolo, cadono per la vergogna.
Abbronzatura da piscina coltivata in solarium e muscolatura da abbonamento in palestra annuale con finanziamento.
Capello biondo scintillante, che la Pantene o la L'Oreal pagherebbero per avere una testimonial così.
E poi lui:
l'inconfondibile occhialone scuro.
Quello che avvolge tutta la faccia, che crea l'alone di mistero, sotto il quale sai che ci sarà un trucco da estetista, ma che su di te certamente farebbe effetto "oh chissà quella che occhiaie ha sotto quegli schermi al plasma da 90 pollici"
Altro che "scie di fascino nell'aria". Le sue movenze provocano una tromba d'aria.

La guardi.
Ti guardi.
La guardi.
Potresti anche uscire senza pagare che non se ne accorgerebbe nessuno.
Ingoi l'ultimo sorso di marocco chiaro, la riguardi e prima di andare via ti rivolgi al barista:
"Mhpf. Non c'è posto per due in questo bar. Buona giornata tesoro:)"

martedì, luglio 07, 2009

Incubatrice.

Questa notte ho fatto un incubo.
Ho sognato che ero fidanzata.
Ma non è questo l'incubo.
L'incubo era il mio fidanzato.
Eravamo in un letto, il suo credo, ma non stavamo facendo cosacce.
Io stavo facendo finta di dormire perchè proprio non ne volevo sapere di stare a sentirlo. Non so cosa avesse da dirmi, ma nel sogno non mi fregava un cazzo a prescindere.
Mentre lui guardava il soffitto io guardavo lui con gli occhi socchiusi e mi chiedevo come cavolo ci ero finita con uno così.
L'antitesi del mio uomo ideale.
Questo era biondo-rossiccio, coi capelli sparati in alto. Occhi chiari, azzurrigni (si si con la g, che è quell'azzurro insipido che se hai gli occhi azzurri e ce li hai così sei un pò sfigato :)), carnagione chiara, cicciottello, anzi no, ok, era proprio grasso, che io non ho niente contro i grassi, ma questo era talemnte grasso che mi dava il nervoso. E poi aveva la pelle piena di pustole rosse. Sulle braccia e sulle gambe.
Oddio, adesso che ci penso magari aveva il morbillo..
Sta di fatto che lui voleva parlare. Voleva sapere perchè non lo amavo.
E io nel sogno sapevo che era uno di quegli uomini di una pesantezza devastante, di quelli senza senso dell'umorismo, di quelli che pensano che donna=non autosufficiente, di quelli che quando ci sono 850° vogliono stare abbracciati e che mangiano solo pasta bianca.
Anche se io dormivo, cioè facevo finta ma lui non lo sapeva, mi parlava.
Non capiva perchè lo stavo lasciando.
A un certo punto è arrivata la madre. No dico la madre, a prendere le sue difese e a chiedere come mai il suo cucciolo stava male così. E mi guardava con aria di sufficienza. (...un deja-vu). Anzi no mi guardava come se fossi la strega cattiva di Hansel e Gretel. Mi sa che aveva paura che le mangiassi il figlio.
Lui aveva pure un odore che non mi piaceva. Non puzzava, ma aveva quell'odore di pelle che quando un odore di pelle non ti piace non c'è niente da fare. Puoi essere pure fico come Brad Pitt, ma non ce n'è. Vabbè forse per Brad, sarei capace di respirare con la bocca :)
Insomma la madre era pesante come lui e continuavano a parlare di sta cosa che io lo dovevo lasciare. E gridavano per farsi sentire.

Signore grazie che ieri ho sbagliato a puntare la sveglia ed è suonata alle 06:00 :)

domenica, giugno 28, 2009

Toglietemi tutto, ma non la mia Vespa.

si ringraza Eli per la foto. E la pazienza. E l'uso del megafono.
E avere sempre Tutto al momento guisto.


Pianezza esiste.
Non che prima dubitassi. E' che me la immaginavo tipo L'isola che non c'è, dove Minù, l'imbrattatele e f&o, vivono avventure al limite tra fantasia e realtà.
Vedere il nome di un luogo, che ho sempre letto nel titolo di un blog, su un sacco di cartelli stradali, mi ha fatto effetto. Non so è come se ci fosse un cartello con scritto "Castello di Biancaneve" o "Casa dei sette nani"!
Io non sapevo che sarei finita a Pianezza una domenica di giugno.
Non mi ricordavo nemmeno che Minù fosse di un altro paese. Magari l'avrò letto un milione di volte, ma per me Pianezza...ecco, voglio dire Le donnette di Pianezza. Io ero lì, punto.
Superato il cartello, per me, tutte le donne erano Minù, soprattutto se avevano bambine al seguito. Avevamo anche pensato di girare per il paese con il megafono comprato a Torino gridando Minuuuuu, ma poi abbiamo pensato che non era il caso.
Poi una chiamata. Ed ecco che le idee e i racconti prendono pian piano forma.
Ora ho una voce dolce. E un nome.
in tempi di crisi economica, le emozioni che puoi ricevere da una chiamata inaspettata non hanno prezzo. Ma valore tantissimo.

Alessandria-Torino-Alessandria.
In vespa. In due.
Credo 200 km, più errori di strada, più giri turistici.
Sentire l'odore dell'erba appena tagliata, guardare i girasoli, essere colpiti da insetti e moscerini sulle braccia che sembrano proiettili, poi l'odore della benzina, l'olio sulle mani, il mal di schiena, la strada sconnessa, fare a gara.
Arrivare in piazza Unità d'Italia, guardando l'asfalto scorrere sotto le ruote.
Interrompere una cena di una "sconosciuta" famiglia per poter usare il bagno: entrare per mezz'ora nella quotidinità di una casa torinese ed essere accolte da sorrisi.
E poi due amici, che in realtà non si conoscono, ma siccome il mondo è piccolo alla fine si conoscono piu' o meno, e ti piace pensare che non sia un caso.
E il Pò.
E il sacco a pelo, e i pensieri della notte pian piano diventano respiri profondi e poi sogni.

E di nuovo vorresti non tornare.
Fra l'altro, arrivare a Torino è un attimo. Uscire, circa un'ora.
Soprattutto perchè i Torinesi non hanno ben Chiaro dove sia Chieri, visto che ci hanno mandato in venti direzioni diverse tra i vaffanculo degli automiblisti perchè intralciavamo il traffico e i vaffanculo nostri perchè continuvano a farci sbagliare.
Poi delle grida da una macchina. Un bambino o forse una donna.
Un uomo stava picchiando qualcuno nel sedile dietro con una violenza che io avevo visto solo nei film. Gli ha datto un sacco di pugni. Il tempo di capire che stava succedendo ed erano già lontani. E l'impotenza che ti travolge.
E il 113 che non risponde.

Ma di domenica, lavorano???

mercoledì, aprile 08, 2009

Mentre tutto scorre.

Ieri notte sono andata a dormire nel mio letto che indossa le sue lenzuola preferite.
Poi mi sono svegliata, doccia, colazione al bar con marocco chiaro e brioche olandesina perchè ero di fretta.
La mia vespa beige che fa le bizze e il mio cappottino cucito a mano da mamma, un pò di sole sul viso e ancora qualche ricordo di vento invernale sulle mani, mi sono recata in ufficio.
Qualche litigio, qualche incazzatura, qualche sorriso, il timore di vedere spuntare qualcuno dalla porta, la pausa caffè, il mio pc, il mio quadro francese, qualche altro sorriso, fogli sul tavolo, gente che entra, telefono che squilla.
Poi a pranzo a casa, la mia, in affitto, tutta in disordine come il mio solito stato mentale, ho appeso un quadro, ho bucato il muro, i piatti da lavare, una lavatrice da fare, la roba stesa sullo stendino.
Poi di corsa dall'amica che ha bisogno di parlare, il caffè insieme, la sigaretta sul balcone, "ti voglio bene", "oh ma ti ricordi?!", ognuna nel suo ufficio. Al pomeriggio giri di commissioni, una tendina nuova, il cesto per la biancheria in offerta, un'incazzatura, la pace, poi di nuovo a casa.
Le mie cose, i miei oggetti, i miei specchi, i miei vestiti, le mie scarpe, il mio piumone da lettino singolo adattato al letto matrimoniale, le mie pentole, i miei tappeti rossi, i miei fogli sparsi ovunque, i miei asciugamani, i miei ricordi, la radio antica, la macchina da scrivere, lettere d'amore, le bollette, gli estratti conto, esami medici, le scatole di pasta, il frigo vuoto, il casco della vespa, i libri.
Il cellulare che squilla.
Una cena dalle cugine. Storie amorose di tre generazioni che si sono intrecciate tra risate, sospiri, una pizza e la birra, lo zabaione. Si rideva si scherzava. Tre storie diverse, ma alla fine uguali. Ci si prendeva in giro, ognuna consigliava, ognuna non ascoltava, ognuna aveva gli occhi a cuore.
Poi mentre l'ultimo sorso di caffè andava giù, il silenzio.

"I ricordi di una vita, spazzati via in 15 secondi"
Una donna di ottant'anni. Salva.

Mentre tutto scorre, a qualcuno si è fermato il tempo.
Abbassi gli occhi, e tutto quello che hai davanti ti sembra troppo.
Ti senti in colpa.
Persino di bere un caffè, in una tazzina, con il piattino sotto.

mercoledì, marzo 11, 2009

La maratonda

Oggi sono andata all'ospedale a fare un'esame.
In questo momento, per l'esattezza, sono radioattiva.
In realtà non so bene cosa comporti, so solo che sono stata a casa mezza giornata.

Stamattina sono stranamente arrivata all'ospedale in largo anticipo, per il foglio il ticket.
Faccio la coda. 22 numeri davanti. Aspetto e mangio una mela, mi lordo le mani, impiastriccio tuti i fogli fogli.
Guardo il tipo che dovrebbe assistere gli anziani al punto giallo (non so se è nazionale, comunque è il pagamento tipo bancomat del ticket) e penso "cavolo aiutami non vedi che sono in difficoltaaaà", ma lui si gratta il naso. Tocca a me, entro, sbaglio sportello e poi la signorina mi dice "manoooodevi andare in radiologiaaaa" "radiologia?" penso, "che cazzo centra"
Esco, cerco la radiologia (infatti non centrava un cazzo), consulto l'enorme tabellone con tutte lettere, numeri e colori. Primo corridoio lunghissimo. Nooo ho sbagliato corridoio, torno indietro, secondo corridoio, sbaglio colore, trovo un altro tabellone.
Ma non c'è la fondamentale indicazione "voi siete qui".
Respiro.
E comincio a parlare da sola.
Nel frattempo incrocio tanta gente, ci si guarda fissi negli occhi, Gente normale, gente seria, "gente molto diversa, di ogni colore". Tutti lì per un solo motivo.
Infermiere che ridono, dottoresse coi camici aperti.
Prendo un altro corridoio, un altro ancora, mi sono persa.
Passano un'infermiera e un infermiere che spingono un lettino.
"Scusi, prima che mi mettano il numero per la maratona, devo fare questo esame, dove trovo questo reparto??"
"Ci segua". Certo Dory, le dico sottovoce.
I due infermieri, il lettino ed io a spasso per l'ospedale. Ogni tanto controllavano se stavo al passo, si fermavano a parlare con altri medici e infermieri e io inglobata nei loro discorsi.
Mi sentivo una di famiglia.
A una curva mi salutano.
Due piani a piedi...
Arrivo al piano anche se in realtà ho fatto tre rampe, non ci capisco.
Spalanco una porta. Tutti si girano. Sorrido. Un casino di gente in coda. Non ho alternative, mi ci metto pure io.
E intando guardo la gente. Il mio passatempo preferito. studio le scarpe, le mani, come si muovono, il colore dei capelli, la voce.
A un certo punto spunta un'infermiera, bionda, capello corto, magra, taschino pieno di evidenziatori, di quelle che aggrediscono tutti, che se ne fottono, che fanno le splendde e grida il mio cognome.
Ma a me non fa paura. La guardi e alzo un dito.
Tutti si girano. Sorrido.
No cavolo, non sono raccomandata, sono solo in ritardo.
Strano...
Fortuna che non vivo in un posto grande.

venerdì, febbraio 20, 2009

Per l'Italia che piace


Ho pensato a un nuovo Reality.

Praticamente parteciperebbero 20 politici di un certo calibro.
Ogni politico, che dovrà superare comunque una dura prova di cultura generale (i provini saranno disponibili gratis per tutti), verrà dotato del seguente pacchetto:

1. appartamento di 90 mq in città di media grandezza, con rata del mutuo da pagare, zona periferica poco illuminata, mal servita dai mezzi pubblici, con traffico di spacciatori nella via di fronte
Composto da: cucina non abitabile, sala, 2 camere da letto, un bagno.
Piano terra, senza porta blindata, senza antifurto, senza sbarre alle finestre, con vicini pericolosi e aggressivi, ma con riscaldamento autonomo.

2. un nucleo familiare composto da:
-moglie casalinga senza patente, per la quale dovrà versare la quota dell'assicurazione;
-figlio di anni 16, rigorosamente bullo, con poca voglia di studiare, a cui piace fumare e bere.
-figlia di anni 14, in conflitto con i professori, molto sveglia a cui piace frequentare la discoteca e andarci in minigonna
- a scelta figlio di anni 4 giustamente ingenuo o figlio di anni 32 , studente universitario in ritardo con gli esami in cerca di un lavoretto anche part-time (possibilità di rinunciare a questa opzione pena la sottrazione di €150,00)
-un cane o gatto
-una suocera o suocero
-un parente in fin di vita

3. un' autovettura 5 porte di cui una mal funzionante, euro ZERO emissioni....di aria pulita, di seconda mano, ammaccata lato guida, con un fanale rotto, senza acqua nel tergicristallo

4. un lavoro di 40 ore settimanali organizzato su turni, presso catena di montaggio di azienza non nota, famosa per non avere i requisiti di sicurezza sul lavoro (possibilità di fare 20 ore di straord. settimanali)- contratto a progetto

Sarà concesso:

-n.1 viaggio in treno tratta Milano-Roma, Intercity 2^classe (se non lo sopprimono prima), compreso di ritardi, sovraffolamenti, malfunzionamenti della carrozza, scippi, e sporcizia varia.

- n.1 viaggio in aeromobile tratta Milano Malpensa- Roma Fiumicino con valigia finta (in caso di furti e/o smarrimenti il soggetto sarà così tutelato) piena di vestiti, compreso di ritardi, scioperi dei piloti, degli addetti di volo e degli addetti dell'aeroporto

Ai partecipanti verrà consengato un budget di € 1000,00 (euro mille/oo), corrispondenti alla retribuzione mesile che verrà accreditato su un c/c aperto appositamente presso banca in via di fallimento, indicativamente entro il 5 del mese successivo (a seconda della disponibilità di cassa)

Difficoltà: ****
Ogni tre mesi verrà estratta a sorte una carta dal mazzo Imprevisti
Esempio:
-visita specialistica da passare rivolgendosi alle varie aziende ospedaliere e rispettando i tempi di attesa
-rottura del motore della macchina
-multa per eccesso di velocità con utovelox truccato
-sostituzione occhiali ecc...

Scopo del gioco:
Riuscire a gestire un anno di vita familiare, lavorativa, sociale, con il budget a disposizione e far quadrare i conti (senza l'uso della calcolatrice), riuscendo a mettere da parte un minimo di 50 € al mese.

Vincitore:
al partecipante che si classificherà al primo posto verrà consegnato un bel calcio nel culo con stivale a punta di ferro.

Sarà assolutamente proibito l'uso di
-antidepressivi
-consulenza psicologica
-proteste
-raccolta firme
-certificato medico per malattia

Io, se me lo approvano,...quasi quasi mi faccio Sky...

(si ringrazia ASTOR per la consulenza (v. IMPREVISTI ad esempio), l'assitenza tecnica e la sempre pronta disponibilità e collaborazione a queste proposte:)

DIRITTI RISERVATI

lunedì, febbraio 16, 2009

Anteprima

"....respiriamo l'aria aspettando primaveraaaaaaa,
siamo come i fiori prima di vedere il sole a primaveraaaaaaaa..."

aaaaahnn (sospiroo...)

giovedì, febbraio 05, 2009

La crisi del martedi' sera.

Stasera sono uscita.
Di solito non esco quasi mai di martedi' sera.
Perchè il giorno dopo si lavora.
Quindi le cose sono due: o tutta la gente che ho visto ieri sera domani non lavora, o io devo rivalutare la mia idea di settimana. Di martedì sera la crisi nei locali sembra che sia una cosa appartenente a un'altra epoca. Dicono che c'è, la crisi, c'è eccome, dicono. A scuola, nella vita lavorativa, adesso pure in quella sentimentale, c'è al supermercato, nei negozi, nelle vacanze, dal dottore, dal giornalaio, dall'estetista, in palestra...

E invece ieri sera vi assicuro che non c'era. Sono andata in un locale in centro. Erano tutti felici, sorridenti, luccicanti, profumati. Bevevano tutti, seduti ai tavolini, si scherzava con gli amici, chi ballava, chi ci provava, chi sorrideva, chi mostrava le autoreggenti, chi guardava le autoreggenti, e chi non se ne accorgeva, c'era chi bisbigliava.
A me non pareva martedì, mi sembrava sabato, infatti quasi quasi domani non vado a lavorare e poi se mi chiederanno dirò: “eh ma non era sabato ieri?”
C'era il tributo ai Beatles. Tutti cantavano, tutti applaudivano, tutti schiacciati, tutti brillanti.
Credo che uscirò più spesso di martedì.
Per un attimo ho creduto di non essere nella mia città.
Ci ho anche un po' sperato a dire il vero.
Ho pensato, adesso esco di qui e non trovo piu' il solito corso.
Non so però se corso inteso come strada o còrso inteso come corso delle cose...

martedì, gennaio 27, 2009

Il giro del mondo in 80 click

Oggi mi sono fatta un viaggio.
In realtà dovevo solo arrivare ad Asti possibilmente senza perdermi.
E invece mi sono persa. Mi sono ritrovata in un'isoletta sperduta vicino all'Australia. Quest'isola è talmente piccola che manco si vede nel mare. Così mi sono avvicinata, avvicinata, avvicinata e scoperto che c'erano delle case che pensato: "Come cavolo fanno a starci tutte quelle case in un puntino nel mare??"
Ho iniziato a girare per le strade, giuro che non le avrei dato 100 lire. Quando poi ho visto le baracche sull'acqua, quelle che vedo sempre nell'agenzia di viaggi vicino casa vecchia e ogni volta mi fermo davanti alla vetrina, sospiro, e mi chiedo se esisterà davvero un posto così, ecco quando le ho viste davvero, mi sono quesi commossa.
Sono ritornata a Santorini, a Oia, anche se non ho visto il tramonto; sono andata in Sicilia, nella casa dove ho trascorso le vacanze per tanti anni. L'ho trovata perchè di fronte c'era un campo bruciato (??!), mamma come si sentiva l'odore di bruciato. Ho fatto un salto a Gaza, a New York, a Barcellona, Madrid, in Mongolia, in Egitto, nello Sri Lanka, poi a Shangai, sono andata a Sarajevo. Volevo passare anche da Roma, ma lì, lì si che ci sono stata un sacco di volte.
So che il mondo è grande, ma porcamiseria, così grande no.

Certe volte quando sto seduta sul mio divanetto scomodo, in un angolo, in silenzio, in quei momenti mi accorgo di essere piccolissima. Ma non solo di statura dico.
Come quando sono alle feste dei miei disabili, con l'orchestra per esempio, e loro che ballano, in quei momenti vedo una festa newyorkese, con i modelli, nei locali che vedo sempre a C.S.I. dove puntualmente muore qualcuno.

Io credo che non avrò mai abbastanza soldi per girare tutti sti posti.

Forse nemmeno per andare ad Asti, stasera :)))


mercoledì, maggio 21, 2008

Estratto di questo periodo

Mare di Acireale + mio atto di vandalismo Colazione siciliana: granita di mandorla macchiata pistacchio con brioche
Special Olympics - Toccata e fuga a Parigi :(

lunedì, marzo 03, 2008

Gita#1: Montecastello

A volte basta poco.
A 5 minuti da Alessandria.