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domenica, dicembre 18, 2011

E=mc2


Sto ancora tremando dal nervoso.

Questa volta l'Etna ha eruttato.
Ha eruttato e rovesciato tutta la sua lava incandescente addosso a una stronzetta bionda cafona e ignorante.

Vedere buttare dal finestrino di una Lancia Y (sicuro regalo di papà ) con a bordo due pischelli imbranati e due ragazzine imbecilli, l'equivalente dell'immondizia prodotta da una cena da mc donald, ha provocato in me una reazione pari a una quella fusione nucleare incontrollata.
Non per la cena da mc donald.
Sarà che ho gli ormoni in rivolta, sarà che a causa delle coliche non posso mangiare cioccolato e latticini, sotto natale, e sottolineo, sotto natale, sarà che odio il natale, e odio vedere la gente che si affanna a comprare regali inutili, sta di fatto che questa volta ho deciso di non restare a guardare in silenzio. 
E così dopo aver sentito il mio sangue uscire dalle vene come la cocacola esplodeda una bottiglia sbattuta, sono scesa dalla macchina.
Sono scesa e sono andata a raccogliere l'ultimo bicchiere buttato fuori dal loro finestrino in segno si sfida.
Gliel'ho schiacciato sulla Lancia Y regalo di papà e ho aggiunto "Deve esservi caduto questo".
Quello che è accaduto dopo non lo ricordo bene perchè il nervoso mi ha accecata.
L'avrei appesa al muro quella stronzetta bionda che si faceva scudo con la portiera della macchina, se solo ci fosse stato un muro, mentre quel coglione del suo ragazzo rimaneva con la bocca spalancata.
Mi è dispiaciuto dirle che è peggio di un animale. Per l'animale.
Ma sentirmi dire che anche a casa sua fa così, e che lei, gli spazzini, li paga. Ecco, questo mi ha fatto pensare che alcuni ragazzini imbecilli di oggi, un futuro merdoso se lo meritano tutto.
I loro amici hanno avuto la decenza di stare zitti per lo meno, di abbassare lo sguardo.
E le è andata bene che non ho sentito il suo "ti tiro un calcio in faccia" perchè cara stronzetta bionda, il calcio te lo facevo mangiare per farti diventare più furba.
E' che noi bramiamo un mondo migliore e ce la prendiamo con il capo del governo di turno per le ingiustizie che subiamo. Perchè il mondo fa schifo, perchè non funziona niente. E tutte le cazzate che ci raccontiamo ogni giorno.
Io me la sono presa con lei se il mondo sta andando a rotoli.
Azzurro mi ha lasciata fare e io lo amo per questo. 

e ora non posso più scrivere perchè gattino e pritt sono riusciti a svitare una vavola di un tubo dell'acqua in cucina e si sta allagando tutto...

giovedì, novembre 17, 2011

Orgoglio e pregiudizio.


Oggi il dottore ha detto che ho 2 chili di troppo.
Il mio orgoglio.
Colpito e affondato.

Allora dottore.
Premesso che la sua bilancia segna un chilo in più della mia e che l'ospedale potrebbe comprarvi delle bilance elettroniche.
Lei non sa che cosa vuole dire essere una donna meridionale incinta.
Beh non lo sapevo nemmeno io, ma ora lo so.
E so che se ti viene voglia di mangiare la pizza affogata nel gorgonzola, nessun'altra cosa da mangiare all'infuori della pizza strabordante di gorgonzola placherà la tua fame.
Soprattutto dottore, glielo spiega lei a mia mamma?
Che quando le ho comunicato la mia scelta vegetariana ha messo le bandiere a lutto fuori dal balcone e ha continuato a dirmi per giorni e giorni con il velo nero sulla testa: "Perchè mi stai facendo questo?"
Glielo spiega lei che cosa deve cucinare quando andiamo in pausa pranzo da lei?
Che quando l'altro giorno sono arrivata alle 13,00 aveva preparato:
la polenta con il gorgonozola, la salsiccia, il merluzzo, il purè di patate, i peperoncini piccanti, i pomodorini secchi, il pane fatto in casa, e la panna cotta con il caramello?
E la sua giustificazione è stata: "A me non piace vedere la tavola vuota".
Ecco dottore, io al mattino faccio la colazione perchè non sono una che beve solo il caffè con il dolcificante. Faccio la colazione con il latte con i biscotti come facevo da bambina. Perchè altrimenti non trovo nemmeno il tasto per accendere il computer quando arrivo in ufficio.
Non devo mangiare più i batticuore? Va bene, comprerò i cereali integrali della kellogg's.
Non devo mangiare la pasta? Va bene, mangerò un'insalatina condita con l'amuchina con un pò di fiocchi di latte.
Non devo mangiare la pizza con il gorgonzola? Va bene, mangerò il minestrone con una mela, come fra l'altro ho fatto stasera, che ora non mi resta che aspettare l'infermiera che passi a prendere la temperatura.
Non devo più mangiare il dolce a fine pasto mentre Azzurro si sbafa una coppà malù davanti ai miei occhi? Va bene, imparerò a soffrire in silenzio.
Ecco dottore, io sono certa però che gamberetto non apprezzerà. Gamberetto ha assaggiato tutte le cucine etniche e internazionali, dal panino falafel agli spaghetti di soia, dai nachos al gazpacho. Dalla focaccia siciliana ripiena di ricotta e cipolla a quella pugliese con i pomodorini.
E io sono sicura che ora ci rimarrà molto male.
E quando sarà un bambino vero, mi farà lo schizzinoso.
E poi e' colpa mia se ho i parenti meridionali che quando vengono a trovarci portano una valanga di biscotti alle mandorle fatti in casa? No dico, fatti in casa.
Praticamente cosa ho cambiato a fare casa per prendermi la cucina abitabile, se ora non la posso usare?
Dottore io glielo dico.
Io mangerò cose slavate e insipide, prive di grassi e zuccheri, rischiando di compromettere la mia salute mentale, ma la prossima volta, la bilancia, all'appuntamento la porto io.

mercoledì, novembre 09, 2011

Gravidanza isterica

Vorrei inviare una mail di protesta a chi ha inventato la frase
"Goditi le gioie della gravidanza".

Allora per me le gioie della gravidanza sono state che i primi tre mesi mi sono venute due tette da cinema e siccome ancora la pancia non ti spunta nessuno sa realmente perchè tu hai due tette così grosse e allora pensi, beh io intanto mi godo il momento.
Per il resto succede che:
-improvvisamente in qualunque momento della giornata ti viene la nausea e poi da vomitare. E non importa se stai aspettando l'autobus da mezz'ora e poi appena ti giri a vomitare in un cespuglio, l'autobus ti sfreccia dietro la schiena. Quando ti viene da vomitare, l'unica cosa che puoi fare é vomitare.
-improvvisamente la tua vescica diventa grossa come una confezione delle sorprese dell'ovetto kinder e ti devi fare una mappa di tutte le toilette dei negozi del centro
-improvvisamente ti viene voglia di mangiare tutto ciò che contiene aceto, che ti berresti tutta la boccia dell'aceto balsamico di modena che costa 40 euro che i tuoi hanno conservato con cura per tanto tempo e tu in effetti gliela finisci nel giro di tre giorni.
-improvvisamente inizi a consumare litri di acqua gasata ma quella con le bolle grosse come delle biglie e la brocca Brita può andare a farsi fottere.
-improvvisamente non puoi più mangiare una serie di cibi che guarda un pò vorresti mangiare solo quelli. Tipo: la pizza con rucola che non sai se è lavata bene, ricoperta di gorgonzola.
E nessuno ti ha avvisato, non è che dici vabbè faccio la festa di addio con la sagra del gorgonzola e mi ubriaco anche per l'ultima volta.
-improvvisamente tutto il guardaroba invernale non ti va più. E ti ritrovi al primo freddo ad andare in giro coi vestiti estivi e il cappotto. Perchè poi la roba premaman, ammettiamolo, fa cacare.
E poi che fa ti compri 40 vestiti che metterai per 4 mesi? No se non ti chiami Elisabetta Gregoraci. Tu ne compri 3, al massimo 4 e speri che nessuno si accorga di nulla.
-improvvisamente al lavoro, se non sei tra quelle """fortunate""" che stanno a casa in gravidanza a rischio dal giorno del concepimento (sottolineo il tono polemico), devi fare le stesse cose che facevi prima, solo che non hai più attenzione, perchè cominciano insinuarsi nella tua testa seghe mentali del tipo:"che esempio potrò essere io?" "sarò una brava mamma?"
Poi hai sonno, sempre sonno, se esci il sabato sera, ti addormenti alle 22 in macchina mentre il tuo moroso si sta mangiando un gelato, e russi anche, ma tu vorresti solo poter spegnere il mondo e dormire finchè il tuo corpo ne ha basta.
Per non parlare dei gatti.
Io non li mando via i miei gatti, come faccio a dire a Gattino "SCENDI DAL LETTOOOOO" che anche se mi mangia tutti i caricabatteria dei cellulari, quando dorme acciambellata tra i cuscini del lettone sembra un pelouchino della trudy.
Poi se prima facevi sogni strani, ora a Inception gli fai una pippa. Una vera grandissima pippa.
Poi piangi, piangi se ascolti alla radio Everithing I do perchè riaffiora alla tua memoria la prima delusione amorosa, di quando alla festa di carnevale Lui chiese a lei di ballare, che era vestita da banale principessa. Mentre io ero vestita da gatto nero, ironia della sorte. Avevo 14 anni.

Quindi quali sono le gioie della gravidanza? Che le calze premaman costano 12 euro la confezione? Che ti rompono tutti i maroni che non gli piacciono i nomi scelti? Che ti dicono di non fare sforzi in con-ti-nua-zio-ne?

Non sono un'insensibile, sono solo onesta :)

lunedì, luglio 18, 2011

Abbasso i ragazzini che passano davanti al mio ufficio, con lo zaino sulle spalle, pronti per andare in picina. Abbasso.

giovedì, luglio 14, 2011

"Non preoccuparti del futuro.
Oppure preoccupati ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un'equazione algebrica"

mercoledì, luglio 13, 2011

Il brucomela.


C'era una volta un verme.
Che viveva dentro una mela.
In realtà lui era nato con la mela. Forse era nel seme della mela che poi si è divisa in mela e verme.
Lui e la mela erano infatti una cosa unica.
Da piccolo non si allontanava mai troppo dai semini gialli che se tagli la mela in orizzontale fanno una stella. Stava lì buono buono perché tutti gli dicevano che non poteva permettersi il lusso di andarsene in giro così libero per la sua mela. Lui non sapeva chi erano sti tutti ma gli dava retta perchè pensava che avessero ragione, visto che erano tutti.
Ogni tanto si sentiva strano a stare lì a fare il verme, perchè lui verme non ci si sentiva.
Lui sapeva che c'erano in giro dei vermi che a un certo punto gli spuntavano delle grosse vele colorate sul dorso e se ne andavano dove cavolo volevano. Lui inviadiava quei vermi.
Tutti gli dicevano "Sta bravo che sei fortunato a stare dentro alla mela, così non ti succede niente"
Intanto il verme cresceva e diventava sempre più triste di fare il verme.
Stava lì e non capiva che senso aveva stare lì dentro.
Lui non voleva fare solo il verme. Si sentiva con le mani legate, anche se non sapeva cosa fossero le mani.
Intanto continuava a crescere e tutti a dirgli "Che bravo verme che sei, come sei fortunato a stare lì in quella mela luccicante"
E più passava il tempo più diventava lungo e più diventava lungo più si iniziava ad attorcigliare.
Con il passare del tempo era talmente ingarbugliato che oramai non si capiva più dove iniziava e dove finiva.
Lui voleva uscire ma aveva troppa paura. Non sapeva cosa lo aspettava fuori.
Solo che a stare lì dentro gli stava venendo l'esaurimento.
Piangeva spesso. E voleva gridare. Poi gli veniva il batticuore, il mal di stomaco, l'agitazione.
Poi passava il tempo a dormire.
Non sapeva più come fare.

Si sentiva diverso dagli altri vermi delle mele.
Avrebbe voluto chiudere gli occhi, e svegliarsi con un bel paio di vele sulla schiena.
Ma tutte le volte, erano solo sogni.

Fine della storia.

martedì, maggio 31, 2011

Volevo i pantaloni.

Allora. Ho due problemi.

Promlema n. 1: i pantaloni.
Succede che praticamente, signor Zara, io non so che idea avete voi del fisico femminile.
Io non ho le misure 90-60-90, ma conservo le proporzioni di una tipica donna mediterranea.
Togli la moda che può essere discutibile o meno, perchè, signor Zara, a me, i pantaloni a sigaretta, non è che esaltano proprio i miei punti forza, però voglio dire posso scegliere di andare altrove a seguire le mie ideologie modaiole da no global, é che se io mi provo i vostri pantaloni, com'è che secondo voi, una, dovrebbe avere le gambe secche secche e la pancia immensa?
Com'è che a me va tutto ok, ma mi ballano 10 cm nel giro vita?
Togli che io ho i cuscinetti, ma, signor Zara voi fate cadere tutte le proporzioni che si rispettino di una donna.
Non capisco, davvero.
Io i pantaloni a sigaretta alla fine li ho comprati lo stesso, perchè un giorno andando in città mi sono accorta che sembravo uscita dagli anni 70, si che al solito me ne fotto, ma io un disagio così grande non lo provavo dai tempi in cui a scuola mi sceglievano per ultima nella squadra di pallavolo.
Ecco io pantaloni, dicevo, li ho comprati lo stesso, perchè volevo i jeans chiari, con una spesa accessibile, ma ora mi tocca contattare una sarta per farmi levare i 10 cm nei fianchi, e tra l'altro io pago pure quei 20 cm di gamba che poi mia mamma accorcerà.
E non è giusto, signor Zara, non è giusto.

Problema n. 2: le scarpe.
Ecco io vorrei sapere, come facevamo prima senza scarpe con la cavigliera incorporata?
Come ci rimanevano attaccate ai piedi senza avere una fascia di perline o di gingillini che ci contornava le caviglie?
No perchè io ho il probelema che se avessi avuto le caviglie come Rossella Brescia a quest'ora certo non starei qui a lamentarmi davanti a un pc. Io ho le caviglie che se ci lego intorno un laccio, si crea un effetto ottico che sembra che mi hanno tagliato altri 10 cm di gamba. Che già madre Natura con me, a suo tempo, è stata tirchia quando distribuiva l'altezza.
Perchè dico io, signori produttori di scarpa, non fate più le scarpe normali?
Perchè, ad esempio, fate gli stivali solo per quelle che hanno i polpacci come Barbie?
Perchè avete inondato il mercato di scarpe che prima si trovavano solo dallo Zoccolaio di Milano?
Perchè fate le scarpe che se ci cammini dieci minuti ti vengono le ciocche fino alle ginocchia?
Perchè non studiate l'anatomia del piede? Perchè?

Io le ciabattine nere dell'anno scorso le ho distrutte, signori produttori di scarpe, e ora sono in crisi perché nei negozi non c'é una mazza. E se c'è una mazza ti costa che tu pensi: "Boh avrà le filigrane d'oro dentro... eppure sembra come quella nel negozio dei cinesi all'angolo, spe che guardo dove le hanno fatte...toh made in China"
Comincerò ad andare in giro scalza, che va tanto va di moda.
Che poi, ma chi é Adriana Karembeu??

giovedì, maggio 26, 2011

Basta un poco di zucchero.


Io vorrei che Tata Lucia venisse a vivere qui.
Non per altro, ma Tata Lucia mi calma.
Quando faccio zapping e la vedo in tv, non posso fare altro che smettere di fare tutto quello che sto facendo e restare incantata ad ascolarla.
Come se improvvisamente dalla tv vaporizzassero sostanze oppiacee.
Quasi faccio le fusa quando vedo Tata Lucia.
Passa tutto appena la sento parlare.
Il nervoso, la rabbia, il mal di stomaco, il digrignare i denti, gli occhi lucidi, i pensieri.
Io ascolto i consigli di Tata Lucia anche se non mi servono proprio ora.
Ecco io vorrei delle cassette con la voce di Tata Lucia da ascoltare durante il giorno, durante la notte o prima di andare a dormire.
Poi quando arrriva la pubblicità riprendo i sensi. Ricompare la casa, ricompaiono i mobili, il divano con il copridivano a righe rosse, ricompare Pritt che cerca da mangiare, ricompare Gattino che cerca Pritt, e mi accorgo che l'unica cosa che può placare l'assenza di Tata Lucia sono i grissini inzuppati nella nutella.
Io vorrei Tata Lucia, quando son in macchina che mando a fare in culo tutti, che mi dicesse" Eh no, se tu fai cosììì il tuo nervoso, non ti fa essere lucida per gustare le gioie del trafficoo"
Io vorrei Tata Lucia, in ufficio quando squilla il cordless ottocento volte che mi dicesse" non ti innervosire, prova invece a pensare che chi ti chiama ha bisogno"
Io vorrei Tata Lucia che quando mi insozzo le dita per prendere il grissino che si è spezzato dentro il barattolo dela nutella che poi con le dita insozzo i tasti del pc, mi dicesse"Perchè non prendi un cucchiainoo per prendere la nutella in fondo al barattolo"
I vorrei Tata Lucia che, quando mi schiumano i pensieri in testa dagli occhi e dalla bocca, mi dicesse"perchè non ti prendi un periodo di pausa? Tu hai bisogno di riposarti, te lo meriti"
Io vorrei Tata Lucia che adesso mi dicesse:" ecco ora vai a farti un bel bango caldo con tanta schiuma nella vasca che immaginerai di avere al posto della micro doccia, poi ti metti la camicia da notte e io vengo a raccontari una bella favola della buonanotte.
Quella dove vissero tutti felici e contenti.

Se facessero gli adesivi di Tata Lucia io ne prenderei uno da attaccare in macchina.

lunedì, maggio 23, 2011

Rosae


Sono stanca.
Talmente stanca che molte volte mi viene da vomitare, da quanto sono stanca.
Sono stanca che in questo periodo, la mia massima aspirazione, é tornare a casa in fretta e diventare parte integrante del letto.
Sono talmente stanca che di notte non dormo e faccio gli incubi che sono paralizzata e non mi esce la voce per gridare di paura e Azzu l'altra sera mi ha svegliata come nei film perchè mi lamentavo nel sonno e mi ha scrollata dicendomi:" Svegliati! svegliati!"
Nemmeno la tisana al tiglio con tre filtri nella tazza fa più effetto.
Sono stanca che al mattino per alzare la saracinesca dell'ufficio, aspetto che passi qualcuno e mi metto in espressione di pena così mi aiutano a sollevarla.
Sono stanca che sabato sono riuscita persino a prendere sonno sul sedile della 500 vecchia che per fortuna sono bassa e ci stavo tutta rannicchiata.
Sono stanca che oramai mando a fare in culo tutti. Che ho messo una pinza per bloccare il flusso della mia sensibilità spiccata e dico quello che penso. E a volte pazienza se ti ferisco, io sono piena di cerotti.
Sono stanca che delego i miei appuntamenti all'agenda del telefonino che poi suonano e mi sbaglio pure con l'agenda perchè non mi fido e pretendo di ricordarmi di più io.
Sono stanca che la mia cena stasera è stata zuppa di latte scaldato nel microonde e galletti mulino bianco che però devono rimanere un pò croccanti quindi li mangio con un cucchiaio gigante per non farli affondare.
Sono talmente stanca che certi giorni gli occhi mi si lucidano di lacrime, sbadiglio senza mano davanti alla bocca, non mi frega di comprarmi i vestiti dell'estate, non mi frega di comprarmi le scarpe dell'estate, non mi frega di fare gli abbinamenti di vestiti e di portare ancora i pantaloni larghi in fondo, di girare tra gli scaffali del supermercato, che faccio le domande e mi dimentico di ascoltare le risposte, e mi dimentico pure le domande, che perdo il filo, che ho rotto il mio cell, il cell del lavoro e spero di rompere anche il cordless del lavoro, perchè sono talmente stanca che mi cade tutto dalle mani.
Stanca che l'unica cosa a cui penso é quanto manca al venerdì.

venerdì, maggio 20, 2011

Santo Venerdì.

lunedì, aprile 11, 2011

Pianto.

Improvvisamente ho deciso di curare le piante che ho in casa.
Ci sto mettendo tutto l'amore di cui dispongo.
Tutto é iniziato da una microfoglia di quelle piante a ciuffo che non so come si chiamano.
L'avevo presa in ufficio. Di quelle che fanno le foglie, con le foglie che poi le stacchi e le metti nell'acqua e fanno le radici.
In effetti sono spuntate delle radicine.
Così tra lo stupore del miracolo della vita, l'ho messa nella terra.
E poi è cresciuta una foglia, e Pritt ne ha morsicata subito mezza, ovviamente, che giuro io gli do da mangiare a questo gatto.
Ora é lì in mezzo ad altre 5, fiera di avercela fatta.
Poi é toccato alla pianta che mi ha regalato Azzu.
Aveva i fiori. Aveva. Ora é da un anno che non capisco cosa fa. Cioè a me pare che cresca. L'unica cosa che so è che non devo lasciare l'acqua nel sottovaso che quando la vedo che straborda mi prende un colpo.
Poi ho preso l'edera. Perchè l'edera del vicino è sempre più verde. E rigogliosa. E io voglio il balcone come il suo pieno di edera ciondolante solo che il mio sarà più bello.
Poi un giorno, tra le cipolle dentro al cesto sopra il frigorifero, ne ho trovata una che voleva vivere e l'ho messa al caldo nella terra. E ora ha un ciuffo altissimo ma io non so cosa devo fare.
Continua a crescere e secondo me finirà come il fagiolo magico.
Poi è toccato alla menta. Ho messo due rametti in un bicchiere e non so come s'é riempita di radici.
La devo piantare ma non é facile avere il tempo di fare anche la contadina.

Ora mi sono evoluta e ho comprato i semi del basilico e li ho già piantati, ma siccome avevo fretta di vedere i risultati, non ho visto le fasi della luna e in realtà non so se ne ho messi troppi tutti vicini.
Ho vegliato su di solo per giorni. Stavo per perdere le speranze quando stasera...
Stasera stavo annaffiando la cipolla magica quando nel buio squarciato dalla luce del lampione nuovo che hanno messo davanti alla finestra della camera da letto che ora pare sempre giorno anche alle 3.00 di notte, ho visto dei sospetti puntini bianchi.
Allora ho preso di corsa la pila.
Mi sono quasi commossa.
Ci sono dei piccolissimi germogli che si stanno stropicciando gli occhi.
Io mi sono agitata perché ora non so cosa devo fare.
Ho cercato su google, ma non ho capito perché nei siti scrivono come se fossimo tutti agricoltori.
Un pò come quando ti scrivono "mondare le verdure" o "casseruola" o "fuoco lento".

Mi sono agitata perché ho paura di non essere all'altezza.
Perché ho paura che venga distrutto tutto quello che ho amorevolemente curato e costruito.
Perché ho paura, che ancora una volta, crollino le mie certezze.
Cavolo, non volevo divagare...

mercoledì, marzo 30, 2011

"Tristezza, per favore vai via".

Ecco vorrei scappare.
Fare un fagottino di vestiti come facevo da piccola quando per gioco prendevo il lenzuolino rosa del mio lettino, lo riempivo con qualche vestito e un pelouches e poi lo legavo al bastone appendiabiti, quello di metallo, un pò storto con le estremità nere. L'altro, quello con le estremità bianche, si prestava bene a microfono perchè aveva una punta fatta come i microfoni dei cantanti.
Vorrei fare un fagottino e mettere dentro pritt, gattino, delle scatolette per il cibo, i bastoncini dell'eurospin per gatti, le mutande nere quelle di tezenis con l'elastichino che sono così comode, la mia collana di ghiande, i pantaloni militari presi a cogoleto, e poi che altro? Una foto, si una foto.
Vorrei che Azzu potesse guidare la mia vespa, così poi mi passerebbe a prendere e mettiamo il fagottino appoggiato sulla mia spalla e sotto al suo braccio, e io mi tengo stretta con le braccia alla sua pancia e con una guancia appoggiata alla schiena.
E non penserei più a niente, se non a guardare il panorama, al tramonto.
Si perchè partiremmo al tramonto.
Anzi no di notte.
Così guarderei le stelle e la luna.
Anzi niente luna, mi piacciono di più le stelle da sole.
Poi sentirei freddo, mi verrebbero i brividini.
E sentirei l'odore della strada che poco a poco si appicica alla mia pelle.
E' l'odore di quando vai in viaggio, di quando il vento ti si infila tra i capelli e ti lascia il profumo di tutto quello ha raccolto prima di arrivare a te.
Vorrei viaggiare tutta la notte e vedere l'alba in un'altra terra.
Una terra con il mare e le montagne insieme.
Una terra che profuma di terra.
Dove il profumo del cibo si mescola all'aria e ti fa respirare.
Dove tutte le utopie prendono forma.
Dove i sogni si avverano.
Dove finalmente tirerei il sospiro di sollievo.
Dove mi dimenticherei cosa sono le lacrime di tristezza.
Dove potrei sorridere e ridere, semplicemente.

Amici di penna.

Caro blog.

Volevo dirti che mi manchi.
Tanto.
Ti penso spesso.
Immagino le letterine che una dopo l'altra compaiono sulla tua pagina bianca e compongono frasi che danno voce ai miei pensieri nascosti.
Quelli che celo ai miei pensieri pensierosi.
Quelli che conservo da tempo, per lasciarli andare solo su questo spazio.
Mi manchi blog.
Mi manchi perché per me scrivere é importante.
E' importante per me.
Perché io scrivo, non parlo.
Perché ho sempre scritto. Non parlato.
Come un pittore che comunica con un quadro.
O una sarta con un vestito.
O un architetto con un palazzo.
O un ingegnere con un ponte.

Solo che a me non mi pagano :)

lunedì, febbraio 28, 2011

Cavoli amari.


Sapevo che prima o poi sarebbe successo.
Non precisamente quando, ma ero in attesa.
Sapevo che la mia morbosa sensibilità sarebbe un giorno esplosa.
Diciamo che il periodo non è tanto azzeccato, ma certe cose non le puoi programmare.
Diciamo che ti poni delle domande e cerchi di darti delle risposte.
Del perchè ora, del perché a te, perché prima si e ora no.
Perchè non riesci a vedere le cose come le vedono gli altri.

Allora ripensi a quando avevi fatto il funerale alle formichine che tua sorella aveva calpestato, con tanto di pianto e pensiero alle loro famigliole.
Ripensi ai cani randagi della Sicilia, sotto il sole, che non ti puoi nemmeno avvicinare perchè nessuno gli ha mai insegnato l'affetto.
Ripensi ai pesci che nuotano liberi e felici e improvvisamente vengono catturati da ami taglienti o reti insidiose.
Pensi a quando muore la mamma o il papà cervo e i cuccioli rimangono orfani.
Agli agnelli che non diventeranno mai grandi.
Al maiale trascinato al macello. E così la mucca.
Al cavallo che punta gli zoccoli perché sa, in cuor suo, che é finita.
O alle galline, stipate in gabbie soffocanti, alle quali nel migliore dei casi viene tirato il collo.
Pensi che detesti i circhi, gli acquari, le gabbie, gli zoo.
Pensi che non vedi l'ora di avere una casa in campagna per lasciare correre Gattino e Pritt sui prati.
Pensi, pensi, pensi.
E il tuo stomaco si stringe forte.

Ora io non chiedo tanto.
Chiedo solo che mi non si rompano i maroni.
Che esiste il rispetto, magari non la condivisione, ma il rispetto si.
Che é una scelta che non fa male a nessuno.
Una MIA scelta.
E che ognuno è fatto a modo suo.
E questo é il MIO modo.

sabato, febbraio 19, 2011

La ballerina del carillon.


Se avessi potuto scegliere una carriera, avrei scelto quella della ballerina di danza classica.
A me è sempre piaciuto ballare.
Ma tipo ascoltare la musica un pò malinconica e improvvisare i balletti di danza classica nella mia cameretta.
La porta chiusa e tutto il trasporto della musica che mi entrava nello stomaco e attraversandomi il petto arrivava alla testa.
La mia cameretta era un rettangolo e quindi si prestava bene alle piccole corse e ai balletti.
Chiudevo gli occhi e facevo finta di essere una brava ballerina tutta passione e tecnica.
Immaginavo di calzare delle splendide scarpette rosa un pò consumate con la punta in gesso e i nastri di raso stretti introrno alle caviglie. Immaginavo i miei collant rosa che mi fasciavano le gambe e si infilavano sotto il tutù. E poi lo chignon. Lo immaginavo alto, altissimo. Immaginavo anche il naso alla francese.
A volte usavo la cassettiera bianca coi pomelli dorati come sbarra appoggiando il piede tra il televisore e il videoregistratore.
L'ho fatto per tanti anni. Usavo le cassette registrate di mia sorella, quelle compilation strappalacrime che avevano titoli tipo "amore per sempre" o "topo e topa" con le canzoni mozzate o registrate dalla radio.
Ho fatto anche la ginnastica ritmica e il saggio di fina anno con le grandi.
Ma questo per davvero.
Poi giorno un giorno ho smesso di diventare alta.
Ho smesso di indossare collant rosa. E i miei capelli sono rimasti sciolti sulle spalle.
E il mio sangue meridionale ha modellato il mio corpo.
Ma io, io non ho ancora smesso di sognare alla mia carriera da ballerina di danza classica.

Ora mentre cercavo di coltivare la mia passione per la scrittura, Gattino ha morsicato il filo del caricabatteria del pc, facendogli fare le scintille, e staccando la spina è saltata la connessione che in casa prende solo dalla parte di letto di azzu che ho confinato in sala a giocare ai videogiochi e poi Pritt ha iniziato a leccarsi il pazzo vicino a me e non è così che avrei voluto scrivere.
E questa cosa che non riesco più a scrivere quando voglio con i tempi miei, mi sta facendo tenere tutte le emozioni compresse che poi finisce che piango per le cagate. E la mia paura più grande è di non riuscire più a scrivere che è l'unica cosa che mi piace fare.

Così ho deciso che domani vado a cercare il portagioie con il carillon che mi aveva regalato l'amica di mamma e che, anche se la ballerina ha perso il tutù e forse un braccio, io l'ho conservato, perchè ero certa che prima o poi sarebbe tornato il momento di ascoltarlo.

Ascoltarlo e ricominciare a sognare.

lunedì, gennaio 17, 2011

Effetto Lucifero.


"Ho provato ad essere un'altra
Ho provato ad essere cattiva
Ho provato ad essere così, come nei film
Ho provato ad essere un'età
Che no, non si scrive, si pensa
...
Ho provato cose che in realtà
Non è conveniente raccontare
Ma che devo farci, son così, proprio naif"

giovedì, novembre 25, 2010

IO NON CI STO.

Per firmare l'appello, andate qui.

giovedì, novembre 04, 2010

Fuori tema.

Sono andata fuori tema.
Ultimamente esco tanto dalle righe del mio buonismo.
Mi sono levata le caccolette dagli occhi e ho cominciato a vedere oltre.
A mio malincuore.

Ero arrabbiata.
Che dico, incazzata nera.

Ma non dovevo dire perchè.
Dovevo dire come.
E così siccome mi lamento che si impicciano tutti troppo, ho fatto esattamente questo.
Impicciare troppo.

Vado a rispolverare il vocabolario dei sinonimi e contrari.
E magari a cercare un diario segreto.

giovedì, ottobre 28, 2010

Fuori Tema.



Sono andata fuori tema.
Ultimamente esco tanto dalle righe del mio buonismo.
Mi sono levata le caccolette dagli occhi e ho cominciato a vedere oltre.
A mio malincuore.

Ero arrabbiata.
Che dico, incazzata nera.
Ma non dovevo dire perchè.
Dovevo dire come.
E così siccome mi lamento che si impicciano tutti troppo, ho fatto esattamente questo.
Impicciare troppo.

Vado a rispolverare il vocabolario dei sinonimi e contrari.

martedì, ottobre 12, 2010

Cambio rotta.

Ho messo in ordine i vestiti estivi per categoria in delle scatole ikea numerate da 1 a 5 e per ogni scatola c'è un foglietto con segnato quello che c'è dentro la scatola.
Negli armadi è tutto perfettamente sistemato sulle grucce scelte con cura.
I cassetti delle mutande e delle calze mimano il pantone.
La velina dell'eurospin gira su tutto il pavimento e a seguire le setole della scopa. E a seguire Gattino. E a seguire Prittone.
Ho anche messo a posto tutte quelle cartacce e pile di documenti impastati che era dieci anni almeno che giravano da un mobile all'altro, dalla cantina alla cameretta, all'ufficio, alla casa nuova, alla cantina e di nuovo alla casa.
Tutto quello che potevo ordinare in maniera maniacale, l'ho messo in ordine.

Nessuno direbbe mai che quando sono nervosa metto in ordine in maniera ossessiva.
L'ho sempre fatto in realtà. Fin da bambina.
Bastava farmi arrabbiare e svuotavo cassetti e armadio e cominciavo a ripiegare tutto, buttare il superfluo, pulire con prodotti disinfettanti. Anche se davo il meglio con i mobiletti del bagno. Quando mia mamma mi vedeve così frenetica, capiva, ed era felice.
Anche perchè, seppure distruttiva, ero utile.

E poi amo guardare il risultato. Ammiro estasiata.
Come buttare giù un bicchiere di the freddo con 40° all'ombra.
Come un'iniezione di morfina. Un bagno caldo dopo una giornata di merda.

Ho messo pure in ordine le unghie e i capelli.
Uso la lima e tronco l'entusiasmo dei bordi seghettati.
Uso la piastra e sedo le mie onde sregolate.

E ho buttatto.
Buttato tutto il buttabile. Scarpe, vestiti, carte, istruzioni, foto.
A volte sto male, tanto che i miei occhi, appena mi fermo, si gonfiano di impercettibili lacrime, confondibili fortunatamente con i primi freddi.
A volte, invece, ironizzo. Ironizzo talmente tanto che sento pure le risate regitrate.
Ma l'ironia non basta non basta più.
E viene spazzata dagli eventi inarrestabili, che, industurbati, se ne fregano se te speri ancora che il mondo, un giorno, possa invertire il senso della sua viziosa rotazione.