giovedì, ottobre 27, 2011
A volte ritornano.
Porto rancore, non dimentico, è vero.
Non dimentico nel bene e nel male.
Ma fondamentalmente sono una buona.
E ho un problema.
A volte faccio delle cose, compio delle azioni dettate dalla mia buona fede, ma senza pensare che potrebbero avere conseguenze non sempre meditate.
Tutto questo per dire che ho fatto una figura di merda colossale.
Cioè io ero partita con le buone intenzioni.
Una cosa alla "C'è posta per te".
Prologo.
Durante capodanno 2000, a Roma, conobbi un ragazzo.
Carlo di Teramo.
Avevo poco più di 18 anni.
Era stato un capodanno memorabile quello.
Primo perchè era capodanno 1999-2000.
Secondo perchè l'avevo festeggiato a Roma.
Terzo perchè ero con le amiche con cui da quel giorno non ci siamo più separate.
Quarto perchè avevo conosciuto Carlo di Teramo alla stazione Termini, mentre cercavamo di tornare in ostello che stava tipo alla periferia di Roma; erano le 3 di notte e fino alle 7 non sarebbero ripartite le metro.
Io stavo dormendo quando abbiamo conosciuto sto gruppetto di ragazzi. Non so come feci a conquistare Carlo di Teramo che aveva degli occhi verdissimi. O azzurrissimi. Vabbè dettagli.
Per farla breve, lo conquistai e poi per un giro strano di sms, lui mi scrisse che l'avevo colpito.
Io avevo subito pensato che si doveva essere confuso con qualche mia amica.
In effetti quel dubbio mi è sempre rimasto.
Ci siamo visti qualche volta a Bologna, poi come tutte le cose tardo adolescenziali, ci siamo scritti qualche mail, messaggi carini, mail carine, ecc.
Le ultime raccontavano che aveva conosciuto Lisa e stava in Germania.
Poi un giorno basta più.
Carlo inghiottito nel nulla.
Riuscii a sapere qualche notizia da un suo amico.
Provai ancora a mandare qualche mail a distanza di anni, e qualche sms. Ma niente.
Ci ero rimasta un bel pò male.
Epilogo.
Ieri mi è arrivata una mail di spam dalla sua mail.
D'impulso, vedendo altri indirizzi, inoltro risposta a tutti.
La mail diceva pressapoco: "ciao scusate il disturbo, bla bla, sono un "amica" di carlo, ci siamo conosciuti a roma nel 2000, bla bla qualcuno ha sue notizie? volevo solo sapere come sta. bla bla"
Le virgolette di amica ovviamente volevano intendere che amica non era propio il termine giusto visto che non ci eravamo più sentiti. Ma questo non l'ho spiegato troppo chiaramente.
Ecco.
Mi risponde Carlo.
Dopo tutti questi anni. Ero emozionatissima.
Mi dice che sta bene, ecc...e altre cose della sua vita.
Poi conclude:
"Divertente. Hai scritto ad un sacco di persone tra cui il mio futuro suocero; Bella trovata.. "
Ok ammetto di aver riso.
Ammetto che sto continuando a ridere.
Carlo, veramente, scusa :))
giovedì, giugno 02, 2011
lunedì, marzo 14, 2011
Energia del vuoto.
Lo fisso spesso in questo periodo.
E' così vuoto, il vuoto.
Poi sospiro.
Sospiro perché penso.
E penso che dovrei smettere di sospirare.
Poi respiro. Profondamente.
Butto fuori fumo di sigarette che non fumo più.
Vorrei, in effetti, una sigaretta.
Ma siccome non fumo più, mi mangio le unghie.
Unghie che comunque, cerco di far crescere.
Perchè sono cresciuta, e da grandi, le unghie non si mangiano più.
Poi mangio. Anzi, non mangio la carne.
E allora mangio che mi riempio la bocca.
Poi non mangio. Perché lo specchio mi riflette come non vorrei.
In effetti vorrei essere qualche centimentro più alta.
Vorrei essere in un'altra città, anche.
Dove c'è il sole.
Ma siccome qui non c'é mai, ho fatto le lampade.
Per sentire il caldo sulla pelle e immaginare di esserci, al sole.
Al sole, a dormire.
Ecco, poi dormo.
Ma dormo poco e male.
Faccio dormire poco e male.
E quel poco che dormo sogno sogni brutti.
Allora mi tocco la testa, al mattino, per dimenticarli subito.
Poi mi tocco i capelli.
Sono più corti i miei capelli.
Corti dietro e lunghi davanti.
Come li ho sempre voluti.
Corti che si asciugano presto.
Ma non é presto. E' tardi.
Allora sospiro di nuovo e guardo l'ora.
Non è mai ora. Non c'è mai tempo.
Ecco io vorrei del tempo.
Tempo per fissare il vuoto.
Per fissarlo e imparare a riempirlo.
sabato, febbraio 19, 2011
La ballerina del carillon.

Se avessi potuto scegliere una carriera, avrei scelto quella della ballerina di danza classica.
A me è sempre piaciuto ballare.
Ma tipo ascoltare la musica un pò malinconica e improvvisare i balletti di danza classica nella mia cameretta.
La porta chiusa e tutto il trasporto della musica che mi entrava nello stomaco e attraversandomi il petto arrivava alla testa.
La mia cameretta era un rettangolo e quindi si prestava bene alle piccole corse e ai balletti.
Chiudevo gli occhi e facevo finta di essere una brava ballerina tutta passione e tecnica.
Immaginavo di calzare delle splendide scarpette rosa un pò consumate con la punta in gesso e i nastri di raso stretti introrno alle caviglie. Immaginavo i miei collant rosa che mi fasciavano le gambe e si infilavano sotto il tutù. E poi lo chignon. Lo immaginavo alto, altissimo. Immaginavo anche il naso alla francese.
A volte usavo la cassettiera bianca coi pomelli dorati come sbarra appoggiando il piede tra il televisore e il videoregistratore.
L'ho fatto per tanti anni. Usavo le cassette registrate di mia sorella, quelle compilation strappalacrime che avevano titoli tipo "amore per sempre" o "topo e topa" con le canzoni mozzate o registrate dalla radio.
Ho fatto anche la ginnastica ritmica e il saggio di fina anno con le grandi.
Ma questo per davvero.
Poi giorno un giorno ho smesso di diventare alta.
Ho smesso di indossare collant rosa. E i miei capelli sono rimasti sciolti sulle spalle.
E il mio sangue meridionale ha modellato il mio corpo.
Ma io, io non ho ancora smesso di sognare alla mia carriera da ballerina di danza classica.
Ora mentre cercavo di coltivare la mia passione per la scrittura, Gattino ha morsicato il filo del caricabatteria del pc, facendogli fare le scintille, e staccando la spina è saltata la connessione che in casa prende solo dalla parte di letto di azzu che ho confinato in sala a giocare ai videogiochi e poi Pritt ha iniziato a leccarsi il pazzo vicino a me e non è così che avrei voluto scrivere.
E questa cosa che non riesco più a scrivere quando voglio con i tempi miei, mi sta facendo tenere tutte le emozioni compresse che poi finisce che piango per le cagate. E la mia paura più grande è di non riuscire più a scrivere che è l'unica cosa che mi piace fare.
Così ho deciso che domani vado a cercare il portagioie con il carillon che mi aveva regalato l'amica di mamma e che, anche se la ballerina ha perso il tutù e forse un braccio, io l'ho conservato, perchè ero certa che prima o poi sarebbe tornato il momento di ascoltarlo.
Ascoltarlo e ricominciare a sognare.
martedì, ottobre 26, 2010
Intrattenimento
Poi un giorno le mie barbie, a detta di mia mamma, sono rimaste vittime dell'allagamento della cantina...voleco ingaggiare un investigare segreto per portare a galla la verità.
Vorrei dire l'anno scorso ma il mio cuore aveva una sfoglia di tristezza.
Vorrei dire quello dei 21 ma avevo litigato con moroso (Ex) e 1 amica del cuore.
Forse quello della foto dei 5 anni e quelli con le 5 amiche.
Non ho ancora fatto i copricuscini con la stoffa dell'ikea.
Poi il corso animatori ebbe la meglio. Fanculo.
Rimpiazzato poi da Max Pezzali.
Lo rimbalzo solo a Effe.:)
mercoledì, settembre 08, 2010
Sindrome di Dory.
Io sono una a cui piace ricordare.
In realtà però, non mi ricordo mai una mazza.
Tipo le date, gli impegni, gli appuntamenti dal dentista, dall'estetista, le cose da fare, da comprare, sono tutte appuntate in Santo Post-It che puntualmente non ricordo dove appiccico.
Ho provato con le agende, ma tanto non mi ricordo di leggerle, tantomeno dove le metto.
Ho provato coi promemoria nel cell, ma poi dopo che pigio Ok, il sistema mnemonico del mio cervello disattiva la funzione ricorda appuntamento fra 5 minuti.
E' per questo che io conservo un sacco di cose.
Perchè ho la fobia di dimenticare tutto.
Perchè a ogni pezzetto di cianfrusaglia ci pinzo un ricordo.
Ed ecco che dall'armadio che devo regolamente mettere in ordine, ma che non ha mai voglia di cominciare a fare sto lavoro igrato, spuntano delle reliquie che sanno di cantina e di anni 80-90.
Un portachiavi, la forchettina delle patatine fritte della stazione, la scimmia del mc donald, un paciocchino, il libretto di giustificazione delle superiori dove falsificavo la firma di mamma da esperta contraffatrice.
Io mi agito quando qualcuno mi dice "ti ricordi quella volta che abbiamo fatto questo e c'erano tizio e caio e poi è successo così. dai cavolo come fai a non ricordare" e io proprio non so di cosa sta parlando.
Io non so come fanno certe persone a ricordare tutti gli episodi della loro vita. E pure della mia.
Tipo ogni tanto dico ad Azzu: "Quando abbiamo comprato questa cosa? e lui mi dice "Il giorno tale che poi siamo andati di qui e abbiamo anche comprato l'altra cosa e poi siamo andati a cena dai miei".
Ma come cavolo fa, mi domando.
E allora penso a quando sarò una vecchina.
E cercherò di ricordare le cose che mi sono capitate.
E magari aprirò una di quelle scatole.
E prendendo questi piccoli rifuti in mano, riderò di alcuni ricordi e magari verserò delle piccole lacrime per altri.
Pensando che la mia vita, che si confonde a quelle di altre milioni di persone, sarà comunque una storia unica.
La mia storia.
lunedì, aprile 12, 2010
Il treno dell'amore.

Jody si è limonato tutte le ragazzine della città, classe 1981 e penso anche 1979, 1980, 1982, e forse anche 1983.
Io non l'ho limonato perchè ero un po' ingenua, da bambina.
E poi a me in realtà piaceva suo fratello che era più piccolo.
Jody pilotava la giostra dalla sua cabina e poi faceva gli occhi dolci a tutte le femmine che si appostavano sullo scalino di metallo per guardarlo. Poi ne sceglieva una, affidava il comando del treno a suo fratello, la portava sul retro della giostra, e lì la limonava, dove nessuno li poteva vedere.
La giostra dell'amore era una specie di trenino rotondo che girava fortissimo e per la forza centrifuga schiacciava le persone all'esterno. Poi a un certo punto veniva messo sopra una specie di telo e quello era il momento in cui dovevi limonare con il tuo morosino.
O chi per esso.
Di solito come colonna sonora, era gettonatissima Siria con "Non ci sto".
Io una volta sono stata invitata a fare un giro da un ragazzino che aveva una cicatrice in faccia. A me questo tipo non piaceva, ma la cicatrice in faccia si, e così ci sono andata.
Ma non abbiamo limonato perchè io non sapevo come si faceva.
Ovviamente ha pagato lui.
Beh, ieri e l'altro ieri con Azzurro siamo andati alle giostre. E oltre ad aver constatato che l'animazione è ferma agli anni '80, e essere andati sul treno della paura dove io avevo paura davvero e gridavo davvero, ma Azzu mica ci ha creduto; dopo aver vinto una katana a metà, nel senso che è la metà di una katana, ho provato a cercare Jody.
La giostra dell'amore c'era.
Ma di Jody nemmeno l'ombra.
Jody secondo me è uguale a com'era 15 anni fa.
Forse è vittima di un incantesimo e perciò rimarrà sempre giovane.
O forse, forse Jody non si è accontentato della sua colorata vita da vagabondo e ha semplicemente abbandonando la sua pulsantiera per fissare negli occhi la sua unica femmina...
quando vuoi scendere
da un treno mentre va
E giri intorno alle parole
per dire ci sto male
ma non ti voglio più
odio le piccole bugie
che poi nascondono
le grandi verità
è meglio un pugno in pieno viso
che ci rimani steso
ma domani passerà
E un altro amore se ne va
con la sua piccola ferita
che un giorno si confonderà
tra le linee della vita
perchè l'amore a questa età
è proprio tutto o non è niente
ed io non mi accontenterò
e a volare a bassa quota non ci sto"
venerdì, marzo 12, 2010
Deformazione professionale
Se soffre, a tratti, di attacchi di autismo.
Se si avvolge in un baco e rimane appeso, ciondolante, al resto del corpo.
Se i miei occhi perdono luce, strizzano le pupille e fanno tremolare un pò la palpebra inferiore sinistra, fissando l'interesse su dettagli per tutti insifignicanti.
Se le parole che escono dalla bocca di chi (mi)sta parlando, prendono forma come quelle del Brucaliffo e mi passano affianco dissolvendosi nell'aria.
Non ci posso fare niente se nella mia testa si forma un set cinematografico, dentro al quale io dirigo le scene, le battute da dire, i personaggi, i vestiti, le location, il prologo, la rivisitazione...
Non ci posso fare niente se le mie orecchie vengono attratte da quel rumore di fondo che sembra proprio quel rumore che mi ricorda di quando..
Non ci posso fare niente se il mio mondo fantastico subentra prepotentemente in quello reale, se la mia concentrazione ha la stessa efficienza di Trenitalia.
Se a un certo punto la mia attenzione è travolta proprio da quella formichina che sul pavimento trasporta una briciola con tanta fatica, e chissa quando arriverà a casa dai suoi piccoli formichini come saranno felici di vederlo, che poi, come comunicano le formiche? Forse la mamma aspetta il marito con il grembiule da cucina...e se invece qualcuno la schiaccia? Loro lo aspetteranno fino a sera. Devo fare attenzione che nessuno la pesti, ora faccio finta di niente e mi sposto così la proteggo..
"PATRIZIA, MA MI STAI ASCOLTANDO???"
"...certo, ...certo"
http://w3.uniroma1.it/cogfil/distrazione.html
giovedì, marzo 04, 2010
Mi ricordo montagne verdi.
Anzi "Là sui monti con Annette, dove il cielo è sempre blu".
Lo diceva pure la canzone "Là con Dany e con Lussien, vieni vieni anche tu".
Adesso capisco perchè ad Heidi è venuta la depressione quando l'hanno portata a Francoforte.
Mi piacerebbe davvero vedere Prittino che zampetta tra l'erba, che fa gli agguati alle farfalle, e dopo due secondi esausto, si butta tra i fili verdi, cercando di mangiarne qualcuno.
Mi piacerebbe svegliarmi la mattina, aprire la porta di legno, e stirarmi, riempiendo i miei polmoni di montagna, di corteccia, di fiori, di api, di nuvole e di sole.
Mi piacerebbe fare colazione su un enorme e pesante tavolone di legno grezzo, con pane fatto in casa e marmellata di more di montagna. Quelle vere. E una scodella di ceramica piena di latte fresco.
Mi piacerebbe sentire il pavimento di legno che scricchiola sotto i piedi, mentre mi alzo per mettere la ciotola nel lavandino di pietra.
Mi piacerebbe mettere addosso due vestiti a caso e entrare nel mondo a piedi nudi.
E al posto dei palazzi, montagne.
Al posto delle macchine, mucche o cavalli.
Al posto dell'asfalto, terra marrone umida.
Al posto dei clacson, il cinguettìo.
Al posto del grigio pesante sulla testa, le nuvole bianche.
Al posto di un tavolo pieno di fogli, un pezzo di legno da modellare.
E anche un pezzo di formaggio va, che con tutta st'aria di montagna m'è venuta pure fame :)
giovedì, febbraio 18, 2010
Tra i due litiganti.
Il fatto è che Prittino é geloso di Azzurro.
E' talmente geloso che la sera, quando andiamo tutti a dormire, succede questo.
Azzurro si mette sotto le coperte per scaldare la mia parte di letto (eh si oh:)), poi arrrivo io, che sono sempre in ritardo, e poi comincia lo show di Prittino.
In sequenza capitano le seguenti cose:
1. Prittino comincia a scorrazzare per tutta casa inseguendo la sua pallina di stagnola, manco fosse all'autodromo di Monza. Sbatte contro tutto, fa le scivolate, si arrota nei tappeti e poi zompa sull letto con la pallina e noi dobbiamo tirargliela e lui la va a prendere e poi la riporta sul letto, e poi dobbiamo ritirargliela e lui la va riprendere e la riporta sul letto, e noi dobbiamo tirargliela..
2. Prittino azzanna il topo dell'Ikea e lo porta a dormire sul letto. Noi lo buttiamo giù, perchè dopo che l'ha sbavusciato tutto, che schifo. E lui si offende.
3. Allora Prittino inizia a giocare con la ciotola dell'acqua in cucina e solo il rumore che fa quando la trascina, ti fa venire i nervi tesi, perchè da lì a poco la ribalterà con una zampata.
4. Prittino sale sui fornelli con un balzo e un tonfo da 5 kg, perchè cerca da mangiare per finta, in realtà sa già che uno di noi si alzerà.
5. Prittino va a cercare l'oro nella sabbietta della lettiera.
A questo punto, mentre io e Azzurro stiamo per dirci Buonanotte, Prittino si mette dal lato mio del letto e fa lo sguardo da gattino della pubblicità della Barilla. Che io non resisto e gli dico "Dai , sali" e non ho nemmeno finito di dire "Dai" che lui è già arrotolato sul mio fianco, da bravo micino.
E' a questo punto che io devo fare attenzione a non farmi beccare da Azzurro che accarezzo Prittino, e da Prittino che accarezzo Azzurro. Perchè se no, cominciano a sbuffare.
Allora mi muovo tutta piano e mi viene da ridere.
Poi Prittino comincia ad assumere tutte le posizioni e si corica sulla mia faccia col suo culone, poi sul mio braccio, poi mi mangia i capelli, poi con la zampettona mi gira il viso verso di lui, poi mi punta un'unghietta sulla spalla, poi si corica sul petto e questa cosa va avanti circa fino al mattino.
Tipo ora che io scrivo e Azzurro sta leggendo sul divano vicino a me, Prittino, dopo averci pietosamente fatto notare che nessuno se lo filava, con un miagolio da gattino abbandonato sotto a un portone, sta cercando di sollevare la ciotola del cibo per scovare l'ultima crocchetta.
Ma quello, fortunamente (...), è perchè ha fame.
Cosa che non capita mai, a Prittino.
giovedì, gennaio 07, 2010
Chi ha tempo, non aspetti tempo.

Non lo porto perché tanto non mi servirebbe a niente.
Non lo porto perchè io vivo in un altro meridiano. Forse anche due o tre.
Non lo porto perché tanto il mio tempo scorre come vuole lui.
Quando deve andare piano, va veloce e quando deve andare veloce va piano.
Non porto porto l'orologio perchè avere un'orologio non mi farebbe guadagnare il tempo che perdo. Dovrebbero creare un ufficio oggetti smarriti solo per il tempo che perdo io.
Non lo faccio apposta.
Mi scivola dalle mani.
Si infila sotto il divano, tra le palline di Pritt; nell'armadio arruffato, nei cassetti disordinati, nelle pentole da lavare. Si infila tra le sopracciglia, quelle da staccare con le pinzette.
Per non parlare del letto. Al mattino è tutto attorcigliato tra le lenzuola, che a volte lo metto pure a lavare in lavatrice.
Il mio tempo a volte scappa per strada. Cambia via improvvisamente, e alla fine finisce che si smarrisce.
Ultimamente ha trovato un alleato nel tempo di Azzurro.
Ma il peggio, il peggio è quando si perde nel vuoto.
Come le bolle di sapone. Comincia a vagare senza una meta nell'aria, va su, un pò a sinistra, poi rallenta, poi sale di colpa e infine scoppietta lavando tutto quello che trova a tiro.
Si ribella persino in casa, tant'è che i miei orologi fanno tutti l'ora che vogliono.
Una volta uno mi ha detto :"Vedrai che ti metto a posto io con sta storia del tempo".
L'ho fatto sparire perima del tempo:)
Non so nemmeno leggere l'ora a volte.
Dico un quarto alle sette e intendo un quarto alle otto.
Da noi si dice "un quarto alle", "non meno un quarto"
Come "In Alessandria" non "ad Alessandria"
Io vorrei averne di più di tempo.
Una volta avevo letto su un giornale della Banca del Tempo. Avevo gli occhi a cuore.
Ma poi ho scoperto che non era una roba dove tu andavi lì e dicevi :"Vorrei prelevare due ore e mezza. Anzi faccia tre.In un unico taglio"
Ecco, ci risiamo.
L'ho perso di nuovo.
domenica, dicembre 13, 2009
Interrogativi.
A volte mi chiedo se sono i miei sanitari a essere troppo piccoli, o se il mio gatto è troppo grasso...
lunedì, novembre 30, 2009
Questione di principio.
Da: Muffin Woman Pat
Inviato: sabato 28 novembre 2009 11.55
A: info@paglieri.com
Oggetto: Quesito Bagnischiuma VS Bagnischiumi
Cara Paglieri, |
Gentilissimi Muffin Pat e Azzurro
innanzitutto vi ringraziamo per l’interesse dimostrato nei confronti di Paglieri Profumi e di averci posto questo curioso quesito.
La parola “bagnoschiuma” è una parola composta da “bagno” e “schiuma”. La formazione del plurale dei composti sostantivo+sostantivo nella lingua italiana, nella maggior parte dei casi, viene creata rendendo plurale la testa semantica della parola composta, in questo caso “bagno”. Per questo motivo, secondo la nostra opinione, la forma plurale più corretta è bagnischiuma anche se comunque è di uso comune utilizzare il composto al singolare anche identificare il plurale.
L’occasione ci è gradita per porgervi i nostri più
Cordiali Saluti
Servizio Consumatori Paglieri Profumi S.p.A.
sabato, novembre 28, 2009
Tanto va il gatto al lardo che ci lascia lo zampino

Soprattutto quando torno a casa, entro in cucina e nel buio pesto dell'inverno, trovo una fioca luce a illuminare il pavimento arancione.
Guardo un pò intimorita, e i miei occhi cadono su una scatoletta di manzo fagiolini - Miglior gatto- lasciata a metà nel frigo, abbandonata per terra.
Vuota.
Il pezzetto di domopack che la chiudeva, fatto a brandelli.
Il piccolo gatto nero indagava con me.
Quando mi sono girata con la voce carica nelle corde vocali, si è accasciato a terra.
Ho pensato "porcamiseria, vuoi dire che ho lasciato aperto il frigorifero?"
Non può aver aperto il frigo da solo, Pritt.
Non può proprio.
Non può aver tirato giù dal ripiano la sua scatoletta di mangiare, distinugendola dal resto, e essersela scassata tutta.
Questa mattina ero sul divano con Azzurro.
A un certo punto vediamo rotolare una scatoletta di mangiare sul pavimento della sala.
E poi dietro indisturbato, Pritt.
Come se non ne sapesse nulla.
Come se quella scatoletta fosse piovuta dal cielo.
Sono entrata in cucina.
Il frigorifero aperto.
Ora, giuro che gli insegno a lavare i piatti.
Si ringrazia Azzurro per la gentile concessione della foto.
martedì, novembre 24, 2009
The Muffin Woman Pat Show
Azzu è sicuramente una proiezione di Pritt.
Stanotte li guardavo dormire. Uno alla mia sinistra, l'altro alla mia destra.
Entrambi nella stessa posizione.
Penso che sia una sorta di incantesimo.
Prima l'arrivo di Pritt, che in principio doveva essere un gatto persiano e chiamarsi Serse.
(Piccole reminescenze delle scuole medie. Epica. "Dal mito alla Storia" Editore Paravia. Bacchielli-Verra.)
Poi è arrivato un gatto nero.
Pritt, perchè mi sta appiccicato. Sempre.
E se dico sempre, dico sempre.
Forse è venuto a studiare la situazione, a capire in che razza di pasticcio poteva cacciarsi.
Un mese esatto dopo, l'arrivo di Azzurro. Un normale venerdì sera di ottobre.
Azzu, come tutti i Principi Azzurri, mi ha chiesto di sposarlo subito.
Io gli ho risposto:
"No guarda tesoro, prima di procedere in questa relazione devo sapere alcune cose fondamentali di te. Tipo: mangi il formaggio?"
Se mi avesse risposto di No, l'avrei cestinato. Giuro.
Quando trovo Azzurro con Prittino in braccio, ecco, lì mi blocco e li guardo. Li studio. Cerco di capire se esistono davvero.
Pritt esiste perchè mi sta facendo fuori la dispensa: infatti ora è diventato Prittone.
Azzurro no.
Non può esistere.
Ogni tanto guardo se vedo delle telecamere intorno a me. Io lo so che ci sono.
Perchè Azzurro dice tutto quello che deve dire al momento giusto.
Fa tutto quello che deve fare al momento giusto.
Tipo Truman Show.
Azzurro è biondo con gli occhi verdi. E' bello, simpatico, intelligente, divertente, dolce, romantico e soprattutto stupido quanto basta.
Quanto basta per fare gli scemi al supermercato, ad esempio.
Oggi vado a vedere se il cielo è di cartone.
Perchè se no, tutto ciò, sarebbe assurdo.
Inaspettatamente e meravigliosamente assurdo.
sabato, novembre 07, 2009
Quando meno te l'aspetti.

"Che cavolo vuole dire quando meno te l'aspetti?"
Mentre sei sotto la doccia?, dal benzianaio?, mentre stai facendo la ceretta?, mentre stai scegliendo un paio di scarpe?, mentre stai andando a buttare l'immondizia?
Io rispondevo sempre. "Eh, ma quando, meno, me l'aspetto?"
Io non la dirò mai, sta frase.
Nemmeno ai miei figli. Nemmeno ai figli dei miei figli.
E' vero, non me l'aspettavo.
Ma lo aspettavo.
Come si aspetta il treno che ti porterà a fare il viaggio della tua vita.
Quello che non dimenticherai mai.
Come si aspetta il proprio turno per mangiare lo zucchero filato o la crepe alla nutella.
Come si aspetta la torta di mele che uscirà dal forno, con il viso quasi spiaccicato sul vetro.
Che senti il profumo per la casa, e già ti immagini quando addenterai la prima fetta, ancora calda.
"Quando meno te l'aspetti come una bomba, che va dal cuore in testa e testa e cuore si sfonda..."
martedì, ottobre 20, 2009
Maledetta primavera

Ma si che lo è.
Lo è eccome.
Io sento gli uccellini spelacchiati cinguettare, impazienti di sperimentare nuove traettorie.
Vedo le gemme spuntare timidamente sui i rami degli alberi, noncuranti del gelido freddo che ci sta regalando un'anteprima di questo ipertinente inverno.
Ammiro estasiata i fiorellini di campo che delicatamente colorano i mari verdi che rendono inconfondibile la mia pianura.
Che per quanto posso detestare, é pur sempre mia.
Respiro i profumi zuccherini che si intrecciano all'aroma della neve montata.
Spìo silenziosa le api che si rincorrono per raggiungere il nettare migliore.
Sento il sole che spremendo i suoi tiepidi raggi, tenta di sciogliere la spessa coltre di ghiaccio, invidia dell'Antartide, che fa da scudo a tutte le frecce scagliate da quel testardo di Cupido.
Continuo a usare, indisturbata, la giacchina di pelle marrone.
Ma per fortuna, non sono l'unica.
Non contenta, ho preso i miei anni e li ho divisi a metà.
Una metà la sto usando adesso.
E il mio stomaco s'è fatto un nodo savoia, che nonostante tutto fa passare quantità industriali di cibo.
Soprattutto se la smetto di andare a mangiare fuori, con la scusa di sperimentare i ristorantini della zona.
Soprattutto dopo aver comunicato a mia mamma la mia carenza di ferro.
Mamma meridionale, rammento.
lunedì, settembre 28, 2009
domenica, settembre 20, 2009
Volevo un gatto nero, nero, nero :)
Il mio gatto si deve essere ingoiato il mio telefono con il vibracall acceso perchè da quando è entrato in casa, non ha smesso un secondo di suonare.
Dovrò iniziare a non lasciare roba in giro, mi sa...
Ha già capito dove andare a sdraiarsi quando è sulla mia pancia...soliti maschi...
Ha fatto finta di fare il timido cinque minuti, poi si è impossessato del divano e si è messo a dormire.
Ora provo a mettergli il telecomando tra le zampe: se accende sulla partita, domani gli do le chiavi della macchina e gli dico di andare a lavarla.
Eh oh, adesso è lui l'uomo di casa...:)))))
venerdì, settembre 11, 2009
Futuro prossimo.

"Entro tre mesi incontrerai un uomo molto più grande di te, che ti prenderà di testa, che viaggia tanto per lavoro, e che ti metterà di fronte a una scelta difficile..."
Ero alla Festa delle Streghe. Agosto, mi pare.
Complice una sangria, non ho saputo resistere, e mi sono fatta fare le carte da un chiromante gay.
Un mese è passato.
Ieri ero nella sala d'aspetto della mia dottoressa, in coda.
Ero l'ultima. Erano le 17. 10 persone davanti.
Sarei uscita, andando bene, per le 21.
La tipa della reception ci ha pure cazziati perché facevamo troppo casino.
A un certo punto è arrivato un uomo.
Bell'aspetto.
Molto più grande di me.
Non ci siamo considerati fino a quando nella sala d'aspetto siamo rimasti in tre.
Lui, io e un signore calabrese di circa 50 anni, grassoccio, camionista, che mettendo l'h aspirata ogni tre parole, ha iniziato a spiegarci di come suo figlio, dopo otto anni di fidanzamento e uno di convivenza, gli abbia intasato i suoi 4 box auto con i mobili costosi della sua casa, comprati con i soldi del babbo.
Sono stata a sentire per un pò, mentre l'uomo più grande di me, ha ribattuto qualche considerazione del suo "amico". Il camionista calabro, mentre raccontava, intercalava ogni tre frasi con un "perchè lui lo sa, lui mi conosce". Ci teneva parecchio.
Sono riuscita a malapena a conferire un "No, io vivo sola, ma non mi servono i mobili"
Deducendo che le mie idee non si sarebbero mai sposate con le sue, sono uscita sul balcone, anche perchè qualcuno stava cucinando del pesce.
I miei tentativi di farmi offrire cena, ultimamente, stanno raggiundendo livelli umilianti:)
Ed ecco che mi raggiunge lui, l'uomo più grande.
"E così vivi da sola".
Abbiamo iniziato a parlare subito, come se ci conoscessimo da una vita.
Continuavamo a ridere, e a dire stronzate. Stesso senso dell'umorismo.
Ammetto che abbiamo sorriso pure delle affermazioni del calabro.
Le parole del chirogay mi rimbombavano in testa, e i miei occhi hanno iniziato a sbrilluccicare.
Mentre mi casca l'occhio su un anulare sinistro troppo luccicante mi fa:
"Eh se non mi fossi sposato presto, sarei andato a vivere pure io da solo"
In quel momento si è aperta una botola sul balcone.
L'ho visto scivolare e spiaccicarsi sul marciapiede.
Le signore che passavano sotto, con lo sguardo alzato e smarrito chidevano spiegazioni.
"No guardate, questo il chioagay questo proprio non me l'aveva preannunciato" ho gridato mentre mi allontanavo dal balcone per entrare dalla dottoressa...